67) Ali D’Argento (Camilla Lackberg)

“Ali d’Argento” è un romanzo scritto da Camilla Lackberg e pubblicato il 4 giugno 2020 da Marsilio Editore.

Sinossi:
Grazie a un piano raffinato e crudele, Faye si è lasciata alle spalle il tradimento e le umiliazioni inflitte dall’ormai ex marito Jack e sembra aver ripreso in mano le redini della propria esistenza: è una donna autonoma, si è rifatta una vita all’estero, Jack è in prigione e la società da lei fondata, la Revenge, va a gonfie vele. Ma nuove sfide potrebbero incrinare la sua serenità così faticosamente conquistata. Sull’azienda e sul lancio del marchio Revenge negli Stati Uniti pesa una grave minaccia, tanto che Faye è costretta a rientrare a Stoccolma. Non può e non vuole rischiare di perdere tutto quello per cui ha tanto lottato. Questa volta, però, la determinazione non basta, e per risorgere dalle ceneri e riprendere il controllo della situazione ci vuole un piano ancora più diabolico. Così, con l’aiuto di un gruppo sceltissimo di donne, Faye torna a combattere per difendere ciò che è suo, e per proteggere se stessa e i propri cari.

Recensione:
“…La Gabbia dorata si fa leggere con facilità per merito di uno stile semplice, diretto, scorrevole, ma lontano dall’abituale qualità della Lackberg.
“La Gabbia dorata” sembra più un romanzo scritto per esigenze commerciali piuttosto che da un’urgenza creativa dell’autrice…”
È evidente che la signora Lackberg non abbia letto un anno fa la mia recensione su “La Gabbia Dorata”.
“errare humanum est, perseverare autem diabolicum “, cara Camilla, mi verrebbe da dirle.
Speravo di cuore che di non dover leggere altre storie su Faye, illudendomi che “La Gabbia Dorata” potesse essere annoverato come l’infelice quanto unico esperimento letterario.
Sfortunatamente “la vile pecunia” ha prevalso spingendo l’autrice svedese a scrivere un disastroso sequel.
Sono un sincero fan di Camila Lackberg. Ho letto tutti i suoi romanzi e sono davvero addolorato nel dover scrivere queste dure parole.
Ma “Ali d’argento” è un brutto quanto inutile romanzo.
“Ali d’Argento” è un sequel letterario di cui non si sentivamo alcun bisogno, sottoponendo lo sventurato lettore a leggere una storia insulsa, noiosa, ripetitiva e gratuitamente volgare in alcuni passaggi.
Colpisce negativamente come Camilla Lackberg abbia voluto “insistere” su questo filone di racconto, rischiando seriamente di compromettere la propria credibilità autoriale.
“Ali d’argento” non ha un vero intreccio narrativo, basandosi piuttosto su un’accozzaglia di situazioni e cliché sulla figura femminile e sul maschismo da far scattare le proteste femministe nelle piazze se a scriverle fosse stato un uomo.
“Ali D’argento” non emoziona, non ha una valenza sociale, non invita all’indipendenza femminile, né tanto meno libera la fantasia sessuale del lettore come fu nel caso della fortunata trilogia di E- L. James.
“Ali D’argento” sono 357 pagine di puro trash in cui personaggi appaiono sempre più grotteschi, inverosimili e desolanti da qualsiasi punto di vista.
“Ali D’argento”, a nostro modesto parere, è il punto più basso della carriera di Camilla Lackberg.
Il lettore rimane sgomento nel leggere una storia così illeggibile, irritante e fuori contesto storico.
Un finale aperto quanto sconclusionato fa addirittura pensare ad un possibile terzo romanzo della saga di Faye.
Alla sola idea non possiamo fare altro che sospirare e scrivere: Salvate Camilla Lackberg dalla sindrome di Tafazzi.