167) La Belva

Il biglietto da acquistare per “La Belva” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“La Belva” è un film di Ludovico Di Martino. Con Fabrizio Gifuni, Lino Musella, Monica Piseddu, Emanuele Linfatti, Andrea Pennacchi. Drammatico, 90′. Italia 2020

Sinossi:

Il Capitano dell’esercito Leonida Riva ha affrontato conflitti in Somalia, Iraq, Bosnia, Rwanda, Afghanistan, è stato catturato e torturato, e una volta tornato a casa è diventato un estraneo per la sua famiglia, imbottito di farmaci e infuriato col mondo. Il soprannome di Bestia gli si addice e solo Teresa, la sua bambina di sei anni, gli corre ancora incontro, mentre gli altri – compresi la moglie Angela e il figlio maggiore Matteo – se ne tengono a distanza. Ma quando Teresa scompare la Bestia entra in azione, e tutto ciò che ha imparato durante quelle missioni dalle quali non riesce più a staccarsi tornerà utile per cercarla.

Recensione:

Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato, un giorno, di vedere Fabrizio Gifuni mettere da parte la sua naturale eleganza per trasformarsi, per esigenze di copione, in un tostissimo e rabbioso ex capitano delle forze speciali.

Va dato merito al produttore Matteo Rovere e al regista Ludovico Di Martino di averci visto lungo sulle sue capacità fisiche oltre che recitative, affidandogli una rischiosa patata bollente: diventare il Rambo italiano, senza però cadere nella parodia del personaggio interpretato da Stallone. E non solo, ma anche trovare una sintesi vincente tra Rambo e il Bryan Millis della saga “Io vi troverò”.

Già, caro lettore, è inutile girarci intorno: “La Belva” è la riposta nostrana a questi due celebri franchise, che hanno conquistato milioni di fan in tutto il mondo. Basta leggere la sinossi del film, per capire come gli sceneggiatori abbiano attinto a piene mani da progetti già collaudati. continua su

115) Prima che la Notte

“Prima che la notte” è un film tv di Daniele Vicari. Con Fabrizio Gifuni, Lorenza Indovina, Dario Aita, David Coco, Selene Caramazza, Fabrizio Ferracane, Carlo Calderone.

Chi era Giuseppe Fava? Perché è così urgente che il pubblico televisivo e in modo particolare i giovani conoscano la storia di questo giornalista siciliano, ucciso dalla mafia locale il 5 gennaio 1984?

“Io ho un concetto etico del giornalismo: ritengo che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella siciliana rappresenti una forza essenziale. Un giornalismo fatto di verità impedisce la corruzione, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!”

Fava firmò questo editoriale dopo che il suo editore aveva provato a censurarlo, nel 1980. E le sue parole rendono l’idea della caratura morale e del modo di pensare di questo giornalista, scrittore, drammaturgo, uomo carismatico, affascinante, solare, ironico, amante della vita e delle donne.

Il film tv “Prima che la notte”, in onda su Rai 1 il 23 maggio, in occasione della giornata della legalità, inizia il suo racconto proprio a partire da quell’anno.

Giuseppe Fava (Gifuni), sebbene abbia ottenuto numerosi successi professionali a Roma, decide di tornare a Catania accettando la proposta di un facoltoso imprenditore di fondare e dirigere un nuovo giornale. Il ritorno a casa ha un carattere privato: l’uomo vuole infatti definire il rapporto con la moglie Linda (Indovina), nonostante il loro matrimonio sia, di fatto, finito da tempo.

Fava si getta con entusiasmo nella nuova avventura professionale, formando una redazione di giovani giornalisti – carusi – tra cui anche il figlio Claudio (Aita), e dando vita a un giornale alternativo, scomodo e coraggioso, che parlava della mattanza in corso nelle strade di Catania, del boss mafioso Nitto Santapaola, dei quattro Cavalieri del lavoro, ribattezzati dell’Apocalisse, collusi con la malavita. continua su

http://paroleacolori.com/prima-che-la-notte-su-rai-1-il-film-tv-sul-giornalista-siciliano-giuseppe-fava/

211) Dove non ho mai abitato

Il biglietto da acquistare per “Dove non ho mai abitato” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Dove non ho mai abitato” è un film di Paolo Franchi. Con Emmanuelle Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella Briganti. Drammatico, 97′. Italia, 2017

Sinossi:
Massimo (Gifuni) è il delfino e il “figlio putativo” di Manfredi (Brogi), celebre architetto della Torino bene. Francesca (Devos) è la figlia del luminare, anche lei architetto di talento, ma che con grande disappunto del padre ha deciso di abbandonare la professione e trasferirsi in Francia con suo marito. Quando Francesca torna a Torino per fargli visita, Manfredi le affida l’incarico di portare a termine la ristrutturazione di una magnifica villa alle porte della città, affiancando Massimo nell’impresa. Il celebre architetto non sa – o forse lo spera – che fra i due nascerà una forte attrazione, dovuta anche alle similitudini caratteriali.

Recensione:

Qual è il modo migliore di affrontare la vita, usare la testa o seguire il cuore? Bisogna scappare dalle emozioni come dalla Peste oppure abbracciarle? E avere una vita agiata, materialmente parlando, da adulti è sufficiente a dirsi soddisfatti e considerare avverati i sogni di gioventù?

Sono tutte domande che prima o dopo siamo portati a porci, ricalcando almeno in parte le orme del Sommo Poeta: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”.

La crisi esistenziale è un topos molto utilizzato in letteratura come al cinema, un tema che dà il là alla scrittura di storie incentrate sulla fragilità dell’uomo e sulle sue contraddizioni. Molto spesso, alla crisi esistenziale si accompagna anche quella sentimentale.

È quanto accade nel nuovo film di Paolo Franchi, “Dove non ho mai abitato”, opera coraggiosa e, temiamo, anche poco commerciale, che con il suo profuma d’antico e di nostalgico rievoca, per stile, linguaggio e messa in scena, un’altra epoca cinematografica.

Classica, elegante, struggente e malinconica, questa è una storia dove i sentimenti, i silenzi e gli sguardi dei due protagonisti dominano sulle parole e sui dialoghi, anche se questi sono costruiti con talento. continua su

http://paroleacolori.com/dove-non-ho-mai-abitato-quando-gli-sguardi-e-silenzi-veicolano-emozioni/

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