220) Troppa Grazia

Il biglietto da acquistare per “Troppa grazia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Troppa Grazia” è Un film di Gianni Zanasi. Con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi. Commedia, 110′. Italia, Spagna, Grecia, 2018

Sinossi:

Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia, Rosa, da un amore passeggero; ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo; il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo, il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire un impero immobiliare. Ma su quel terreno incombe un problema che Lucia individua immediatamente, anche se non ne vede con chiarezza i contorni. Paolo invece le chiede di “chiudere un occhio”.

Recensione:

Troppa grazia… dover scrivere come il nuovo film di Gianni Zanasi sia sì una pellicola brillante, godibile e irriverente sulle contraddizioni e i limiti della nostra società, e anche abbastanza politically incorrect quando si tratta di fede, ma decisamente più adatto a un pubblico straniero che italiano.

La mia sensazione è stata confermata sentendo la calorosa accoglienza ricevuta dalla pellicola ieri, alla serata di chiusura della sezione Quinzaine a Cannes. Peccato, però, che questa uscirà nei cinema italiani, e per imporsi al botteghino di grazie ne servirà una bella grossa.

Troppa grazia… dover sottolineare come anche stavolta Zanasi e gli altri tre sceneggiatori, pur dando prova di creatività, non siano stati capaci di mettersi un freno l’un l’altro, finendo così per scrivere una sceneggiatura densa di spunti, personaggi e situazioni che però risultano solo abbozzati nella messa in scena.

Troppa grazia… tentare di costruire una commedia che riprende il genere indie americano, utilizzando però uno stile e un linguaggio decisamente nostrani. Il risultato è un film che risulta frizzante e coinvolgente solo a tratti. continua su

http://paroleacolori.com/troppa-grazia-gianni-zanasi/

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89) Io sono Tempesta

Il biglietto da acquistare per “Io sono Tempesta” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Io Sono Tempesta” è un film di Daniele Luchetti. Con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini. Commedia, 97′. Italia, 2018

Sinossi:

Il finanziere Numa Tempesta (Giallini) sta per avviare un grande progetto immobiliare in Kazakistan. Ma proprio al momento di chiudere le trattative con gli investitori internazionali i suoi avvocati lo informano che dovrà scontare una condanna per frode fiscale: non in carcere, che gli avvocati sono riusciti ad evitargli, ma prestando servizi sociali presso un centro di accoglienza. Passaporto e cellulare gli vengono ritirati da Angela (Danco), che gestisce il centro, e Numa è adibito a vari compiti di assistenza – compreso quello di tenere puliti i bagni comuni.

Recensione:

Un facoltoso quanto spregiudicato imprenditore italiano è condannato in via definitiva per frode fiscale. L’uomo ha davanti a sé due scelte: andare in carcere o scontare la pena svolgendo lavori socialmente utili.

Questa storia ti ricorda qualcosa, mio scaltro lettore? Ti fa tornare in mente un fatto di cronaca risalente magari al 2013? Ebbene sì, ci hai visto giusto! L’imprenditore in questione di nome faceva Silvio Berlusconi, e scontò la sua pena presso la struttura per anziani di Cesano Boscone.

Il film “Io sono Tempesta” ha avuto una gestazione complessa e articolata, come hanno ammesso gli stessi sceneggiatori in conferenza stampa.

L’idea di partenza era appunto quella di prendere spunto dal caso politico-giudiziario sopracitato per raccontare uno spaccato tragicomico del nostro Paese, che starà anche cambiando ma non riesce proprio a lasciarsi alle spalle i suoi atavici difetti.

Ma in fase di scrittura, Luchetti e gli altri si sono resi conto che sarebbe stato riduttivo e probabilmente banale descrivere solo la caduta dell’uomo politico. La pellicola ha subito così una svolta da favola buffa, con toni più grotteschi che dark.

Obiettivo: dimostrare come nella società di oggi – avida, egoista e asservita al dio denaro – sia più facile corrompere un uomo per bene che riabilitare un evasore.

Se l’idea era buona, non lo è altrettanto la realizzazione. “Io sono Tempesta” risulta infatti forzato e poco convincente, sia sul piano narrativo che su quello registico e interpretativo. continua su

http://paroleacolori.com/io-sono-tempesta-italia-cambia-ma-resta-legata-ai-suoi-difetti/

196) In Arte Nino

“In arte Nino” è un film di Luca Manfredi. Con Elio Germano, Miriam Leone, Stefano Fresi, Duccio Camerini, Anna Ferruzzo. Film tv, Biografico. Italia, 2016

Chi era Saturnino Manfredi? Immagino di scorgere sconcerto e sguardi vacui nei giovani lettori. Se invece dico Nino Manfredi? Ancora buio totale tra i meno attempati?

Gli appassionati di cinema di più lunga data saranno invece colti molto probabilmente da una botta di nostalgia, perché Manfredi è stato uno degli attori più talentuosi del panorama nostrano, e ancora oggi, a tredici anni dalla sua scomparsa (correva l’anno 2004), ne sentiamo, artisticamente parlando, la mancanza.

Luca Manfredi, figlio dell’attore, ha deciso di portare in tv una parte della vita del padre probabilmente poco nota al grande pubblico, quella che va dal 1939 al 1959, da quando trascorse tre anni in ospedale perché malato di tubercolosi fino a quando la partecipazione a “Canzonissima” gli aprì le porte del successo.

“In arte Nino” è un film che non vuole essere una celebrazione della carriera dell’attore, ma il racconto della vicenda di un ragazzo ciociaro che riuscì ad arrivare, con passione e impegno.

I genitori di Manfredi non erano ricchi. Il padre (Camerini), rigido e burbero maresciallo dei carabinieri, sognava per lui una carriera da avvocato; la madre (Ferruzzo), casalinga assai religiosa, era principalmente preoccupata per la sua salute.

Dopo aver passato tre anni in ospedale, Nino (Germano) si iscrisse a legge come voleva il padre, ma in seguito a un incontro casuale si convinse a fare un provino per entrare alla prestigiosa Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico.

A sorpresa Orazio Costa, direttore dell’Accademia, vede in lui carattere e potenziale e lo accetta nel corso. Il ragazzo si trova così diviso tra esami di giurisprudenza e corso di recitazione.

La prima parte del film è didascalica, lineare, fredda. Elio Germano appare piuttosto impacciato nel ruolo, come se sentisse il peso del personaggio, la sceneggiatura non brilla, la regia è semplice e priva di mordente. continua su

http://paroleacolori.com/in-arte-nino-elio-germano-protagonista-del-biopic/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

103) La Tenerezza

Il biglietto da acquistare per “La tenerezza” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gianni Amelio. Con Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi. Drammatico, 103. Italia 2017

Liberamente ispirato al romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone.

Ebenezer Scroog, protagonista di “Canto di Natale” di Charles Dickens, scorbutico, avido e misantropo, è un personaggio universalmente noto.

Chi più chi meno, tutti abbiamo in noi qualcuno dei suoi difetti – e magari qualcuno ce lo avrà anche fatto notare, prima o dopo. Ma quanti sarebbero capaci di cambiare il proprio carattere per amore, come fece lui dopo aver visto i fantasmi del Natale passato, presente e futuro?

“La tenerezza” di Gianni Amelio è una sorta di versione moderna e italiana – o più precisamente, napoletana – del racconto di Dickens.

In questo caso è l’anziano avvocato Lorenzo (Carpentieri) a vestire i panni di Scrooge.

Quando lo incontriamo per la prima volta, Lorenzo è ricoverato a causa di un infarto. A occuparti di lui la figlia Elena (Mezzogiorno), ma nonostante le premure della donna, lui non vede l’ora di essere dimesso per non sentirsi più braccato.

Lorenzo è stato un marito infedele, ha due figli verso i quali non mostra alcun tipo di legame affettivo, in campo lavorativo è stato un “parafangaro” della legge.

Oggi vedovo, vive in una grande casa da solo senza avere stimoli o prospettive di futuro. L’unica forma d’affetto la prova nei confronti del nipote, figlio di Elena, con cui ama passeggiare per Napoli.

La vita di Lorenzo subisce un inaspettato cambio di rotta quando, al piano di sopra, si trasferiscono Fabio (Germano), Michela (Ramazzotti) e i due figli.

Michela riesce, con semplicità e candore, ad aprirsi un varco nel muro che Lorenzo ha costruito intorno a sé, coinvolgendolo nelle dinamiche familiari e facendolo partecipe della vita dei suoi figli.

Lorenzo è catturato, incuriosito da questa famiglia che sembra essere uscita da uno spot del Mulino Bianco. In qualche modo, ritrova in loro l’amore e il calore che un tempo probabilmente erano presenti anche intorno a lui.

Così quando la sua nuova famiglia è protagonista di un tragico e inaspettato episodio di violenza domestica, il “cuore inverno” di Lorenzo torna a battere e a sanguinare, come solo quello di un padre può fare.

Gianni Amelio e Alberto Taraglio firmano una sceneggiatura che, a mio parere, invita soprattutto a non chiudersi dentro una torre d’avorio emotiva, a lasciare aperta la porta alla possibilità che l’amore e la sua forza dirompente tornino a farsi vive. continua su

http://paroleacolori.com/la-tenerezza-amelio-firma-un-canto-di-natale-all-italiana/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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70) Questione di Karma

Il biglietto da acquistare per “Questione di Karma” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Edoardo Falcone. Con Fabio De Luigi, Elio Germano, Stefania Sandrelli, Eros Pagni, Isabella Ragonese, Daniela Virgilio, Philippe Leroy. Commedia, 90’. 2017.

Quando si perde una persona cara la fede in una vita dopo la morte, per i cristiani, aiuta in molti casi ad alleviare il dolore.

I buddisti, invece, trovano conforto nella convinzione che l’anima del proprio caro estinto possa reincarnarsi in un altro corpo.

Difficile stabilire quale posizione sia più giusta o sensata, e non volendo in questa sede scatenare una guerra di religione, caro lettore, spostiamo l’oggetto della disputa su un terreno comune. Siamo mai davvero pronti a dire addio alle persone che amiamo?

E se la persona in questione fosse un padre, perduto da piccolo? Come insegna la psicologia, la figura paterna è fondamentale per la crescita emotiva e caratteriale di un figlio maschio, che senza questa rischia di non maturare mai.

Giacomo (De Luigi) è lo stravagante erede di una dinastia di industriali delle matite. La sua vita è stata segnata dal tragico suicidio del padre quando era molto piccolo e da adulto, più che interessarsi dell’azienda di famiglia, occupa il suo tempo studiando le religioni e filosofie orientali e l’idea della reincarnazione.

Quando si imbatte nel libro esoterico scritto da un professore francese (Leroy), in cui si afferma di poter rivelare in quale corpo è reincarnata l’anima di un defunto, Giacomo decide di incontrare lo studioso per scoprire dove è rinato il padre.

Il nome che gli viene dato è quello di Mario Pitagora (Germano), un uomo tutt’altro che religioso, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza Roma. Pressato dalle minacce di uno strozzino e ai ferri corti con la moglie (Virgilio), Mario decide di sfruttare il desiderio di Giacomo per saldare i propri debiti.

Dopo il successo dell’opera prima “Se Dio vuole”, Edoardo Falcone e il suo fidato coautore Marco Martani cercano, con “Questione di Karma”, di scrivere una seconda commedia dove coesistano tematiche profonde e sorrisi.

Purtroppo, a mio parere, stavolta la ciambella non è riuscita con il buco. Il film è fluido e convincente solo a tratti, nella seconda parte assai caotico e poco lineare. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-questione-di-karma/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

257) Bella e Perduta

perduta

Il biglietto d’acquistare per “Bella e Perduta” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempr

“Bella e Perduta” è un film del 2015 diretto da Pietro Marcello, scritto da Pietro Marcello, Maurizio Braucci, con :Sergio Vitolo, Tommaso Cestrone, Elio Germano, Gesuino Pittalis, Claudio Casadio.

Recensione a cura di Remì

Bella e perduta è un bel documentario, ma anche molto singolare.
La camera entra nei luoghi, quasi dentro le persone. Diventa addirittura l’occhio di un bufalo immergendoci in un realismo a 360°. Bella e perduta non è commedia, non è lieto fine. Non è dramma. E’ densità. E’ come un’immersione nel nocciolo della vita.
Ci troviamo di fronte a persone e non a personaggi, idiomi e dialetti e non lingua e dizione. Paesaggi vergini. Crudezza di vivere, insomma poesia.
C’è molta poesia nel documentario di PietroMarcello, una poesia dei poveri.
Nonostante non abbia una trama subito comprensibile e lineare il documentario si può dividere in due momenti.
La prima parte ci presenta Tommaso Cestrone, l’angelo di Carditello: il volontario che accudì la reggia di carditello come una sua creatura. Un posto che amava anche se non serviva più a nulla, anche se cadeva a pezzi. Lo amava forse proprio perchè condannato a morte. Ha subito intimidazioni, ha sofferto, faticato senza compenso. E’ morto lì.
Lascia come sua eredità solo un bufalo. Un maschio. Anche questo di nesssuna utilità perchè non dà latte. Anche questo amato.
Qui si apre la seconda parte. Si fa maggiormente spazio l’elemento fantastico quasi fiabesco di cui lo spettatore aveva avuto fin dai primi fotogrammi qualche indizio.
Il protagonista diventa l’erede di Tommaso Cestrone, il suo bufalo. Un erede in tutti i sensi. Eredita la nostalgia di qualcosa di bello e perduto (come la purezza del suo padrone) eredita per certi versi la sua vana morte.
Un bufalo rassegnato, pacificamente rassegnato ma che non rimane zitto. Parla dell’uomo, della vita senza accuse nè rancori. Lo fa con un quasi divino distacco come se gli fosse rivelata la saggezza di millenni.
Ad accompagnarci lungo tutto il percorso la singolare figura di Pulcinella mandato sulla terra da un posto non ben definito, con la missione di “dar voce al bufalo”e salvarlo dal macello ma anche impegnato in un suo proprio percorso personale che lo vedrà non più servo, oggetto delle volontà altrui ma soggetto libero che decide di disfarsi della propria maschera per incontrare autenticamente se stesso e poter quindi vivere e amare a viso scoperto.
Documentario ricco di allegorie e spunti di riflessione.Ottime scenografia e fotografia. Il linguaggio crudo e poetico sottolineano la caratteristica presenza simultanea di elementi fortemente contrastanti.
Forse tale complessità compromette l’immediatezza,la fluidità e la linearità della trama rendendo difficile assemblare i molti e differenti aspetti della storia. Il ritmo è, credo, volutamente monotono. Il tempo che il regista ci mostra, è un tempo espanso, dilatato. Calmo. Rassegnato e pacifico.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

 

The ticket to buy for “Beauty and the Lost” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) sempr
“Beautiful and the Lost” is a film of 2015 directed by Pietro Marcello, written by Pietro Marcello Maurizio Braucci, with: Sergio Vitolo, Thomas Cestrone, Elio Germano, Gesuino Pittalis, Claudio Casadio.
Review by Remi
Beautiful and lost is a good documentary, but also very unique.
The room entering most, almost inside people. Even becomes the eye of a buffalo immersing ourselves in a realistic 360 °. Beautiful and lost is not comedy, is not a happy ending. It is not drama. And ‘density. And ‘how to dive into the core of life.
We are in front of people and not to the characters, idioms and dialects and language and diction. Virgin landscapes. Rawness of life, in short poem.
There’s a lot of poetry in the documentary PietroMarcello, a poem of the poor.
Despite not having a plot immediately understandable and straightforward documentary can be divided into two parts.
The first part presents Thomas Cestrone, the angel Carditello a volunteer who nursed the palace of carditello as one of his creatures. A place he loved even though it was no longer anything, even if falling apart. Perhaps because she loved him sentenced to death. Suffered intimidation, suffered, struggled without compensation. And ‘who died there.
He leaves as his legacy only a buffalo. A male. Even this nesssuna of utility because it gives milk. This also loved.
This opens the second part. It makes more space element fantastic fairytale which the viewer had some clues from the first frames.
The protagonist becomes the heir of Thomas Cestrone, his buffalo. An heir in every sense. Inherit the nostalgia of something beautiful and lost (as the purity of his master) inherits some ways her death vain.
A buffalo resigned peacefully resigned but that does not remain silent. He speaks of man, of life without charges nor grudges. It does so with an almost divine detachment as if he had revealed the wisdom of millennia.
To accompany us along the way the singular figure of Pulcinella sent to earth from a place not well defined, with a mission to “give voice to the buffalo” and save it from the slaughterhouse but also engaged in his own personal journey that will see him no more a servant , subject to the will of others but free agent who decides to get rid of his mask to meet authentically himself and then be able to live and love with unveiled face.
Documentary full of allegories and food for riflessione.Ottime set design and photography. The crude language and emphasize the poetic feature simultaneous presence of strongly contrasting elements.
Perhaps this complexity affect the immediacy, fluidity and the linearity of the plot making it difficult to assemble the many different aspects of the story. The pace is, I believe, deliberately monotonous. The time that the director shows us, is a time expanded, dilated. Calm. Resigned and peaceful.

220) Alaska

german

Il biglietto d’acquistare per “Alaska” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Claudio Cupellini. Ccon Elio Germano, Astrid Begèes Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Marco D’Amore, Paolo Pierobon. Drammatico, 125′. 2015

Ci sono film di cui comprendi l’essenza al primo fotogramma. Per altri, invece, serve una seconda visione. Altri ancora sono talmente criptici che rinunci a trovare loro un significato, ma ne ammiri comunque la messa in scena, la fotografia oppure la recitazione.

E poi ci sono i film brutti, quelli sciatti e scritti in maniera contorta, tanto che, mentre li guardi, non puoi fare altro che controllare in maniera compulsiva l’orologio, sperando che finiscano il prima possibile.

“Alaska” di Claudio Cupellini rientra in quest’ultima categoria e dopo aver ascoltato anche la conferenza stampa con i protagonisti hai come la sensazione che tutti – regista, attori, personaggi – vivano proprio in un mondo diverso dal tuo.

Di cosa parla Alaska? Per il vostro inviato alla Festa del Cinema si tratta di una storia d’amore dai toni noir, con protagonisti Fausto (Germano) e Nadine (Frisbey), che s’incontrano per caso sul tetto di un grande hotel parigino e poi si inseguono, si amano e finiscono per dividersi nel giro di cinque anni.

Secondo gli sceneggiatori e l’attore Elio Germano, invece, il film racconta l’affannosa ricerca della felicità da parte dei personaggi, ricerca portata avanti contro tutto e tutti. Magari, un giorno, qualcuno ricorderà loro che un certo Gabriele Muccino sul tema ha già fatto un film piuttosto illuminante. Come ci auguriamo che Elio Germano, stimato e talentuoso attore, si renda conto, prima o dopo, di cosa significhi veramente la parola commedia, e magari ne faccia una (invece di sostenere che “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi e “Io e Napoleone” di Virzì ne siano degli esempi calzanti).

“Alaska” – forse il nome doveva mettermi in guardia in tal senso – gela sul nascere qualsiasi tentativo dello spettatore di provare empatia con i personaggi. Una storia d’amore che non decolla mai, rimanendo piatta e unidimensionale; due protagonisti che non arrivano mai ad avere una personalità o una struttura psicologica.

Gli autori hanno voluto rimarcare con orgoglio, in conferenza stampa, il fatto di aver scritto un testo inedito, diverso, teso a raccontare il desiderio di ogni uomo di migliorarsi e raggiungere i propri obiettivi. Di nuovo lo spettatore/inviato, ascoltando queste parole, è rimasto un po’ perplesso, perché per lui/me appariva chiaro che il fil rouge del film fosse invece la storia d’amore. continua su

http://paroleacolori.com/festa-del-cinema-di-roma-alaska/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Alaska” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

A film by Claudio Cupellini. Ccon Elio Germano, Astrid Begèes Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Marco D’Amore, Paolo Pierobon. Drama, 125 ‘. 2015

There are movies that you understand the essence of the first frame. For others, however, it needs a second viewing. Still others are so cryptic that waives find them a meaning, but still admire the staging, photography or acting.

And then there are bad movies, those slovenly and written in a twisted way, so that while you watch them, you can not do nothing but compulsively control the clock, hoping to end up as soon as possible.

“Alaska” by Claudio Cupellini falls into the latter category, and after having listened to the press conference with the players you have the feeling that everyone – director, actors, characters – just live in a world different from yours.

What’s it about Alaska? For your sent to the Film Festival is a love story-toned noir starring Fausto (Germano) and Nadine (Frisbey), who meet by chance on the roof of a big Parisian hotel and then chase, They love each other and end up split in five years.

According to the writers and the actor Elio Germano, however, the film tells the frantic pursuit of happiness by the people, research carried out against all odds. Maybe, one day, someone will remind them that a certain Gabriele Muccino on the subject has already done a movie quite enlightening. As we hope that Elio Germano, respected and talented actor, you realize, sooner or later, of what it is really the word comedy, and maybe we’ll do a (instead of maintaining that “The third wheel” by Giovanni Veronesi and “Napoleon and Me” Virzi they are the cases in point).

“Alaska” – perhaps the name was to warn me to do so – freezes the bud any attempt of the viewer to empathize with the characters. A love story that never took off, remaining flat and one-dimensional; two protagonists never get to have a personality or psychological structure.

The authors wanted to point with pride at the press conference, the fact that he had written an unpublished text, different, tended to tell the desire of every man to improve and reach their goals. Again the viewer / sent, hearing these words, it was a bit ‘confused, because for him / me it was clear that the underlying theme of the film was rather the love story. continues on

http://paroleacolori.com/festa-del-cinema-di-roma-alaska/