137) Ti Regalo le Stelle (JoJo Moyes)

“Ti regalo le stelle” è un romanzo scritto da JoJo Moyes e pubblicato nell’ottobre 2019 da Mondadori .

Sinossi:
1937. Quando Alice Wright decide impulsivamente di sposare il giovane americano Bennett van cleve, lasciandosi alle spalle la sua famiglia e una vita opprimente in Inghilterra, è convinta di iniziare una nuova esistenza piena di promesse e avventure nel lontano Kentucky. Presto però le sue rosee aspettative e i suoi sogni di ragazza si scontrano con una realtà molto diversa. Costretta a vivere sotto lo stesso tetto con un suocero invadente, il dispotico proprietario della miniera di carbone locale, Alice non riesce a instaurare un vero rapporto con il marito e le sue giornate diventano sempre più tristi e vuote. Così, quando scopre che in città si sta costituendo un piccolo gruppo di donne volontarie il cui compito è diffondere la lettura tra le persone disagiate che abitano nelle valli più lontane, lei decide con entusiasmo di farne parte. La leader di questa biblioteca ambulante a cavallo è margery o’hare, una donna volitiva, libera da pregiudizi, figlia di un noto fuorilegge, una donna autonoma e fiera che non ha mai chiesto niente a nessuno, tanto meno all’uomo che ama. Alice trova in lei una formidabile alleata, un’amica su cui può davvero contare, specie quando il suo matrimonio con Bennett inizia inevitabilmente a sgretolarsi. Altre donne si uniranno a loro e diventeranno note in tutta la contea come le bibliotecarie della wpa packhorse Library. Leali e coraggiose, cavalcheranno libere sotto grandi cieli aperti e attraverso foreste selvagge, affrontando pericoli di ogni genere e la disapprovazione dei loro concittadini per portare i libri a persone che non ne hanno mai visto uno, allargando i loro orizzonti e cambiando la loro vita per sempre. Ispirato a una storia vera, ti regalo le stelle è una dichiarazione d’amore per la lettura e i libri. Un romanzo indimenticabile, appassionato e romantico le cui pagine volano, coinvolge e commovente il lettore.
Recensione:
“Si ha sempre paura di ciò che non si conosce” sosteneva il saggio Osho
Noi ci permettiamo d’aggiungere che altresì l’ignoranza ed il pregiudizio sono gli alleati più preziosi per chi pensa di poter vivere e lucrare sulla pelle degli ultimi.
La cultura, l’aggiornamento, la presa di coscienza di sé e dei propri diritti rappresentano le basi di una società moderna , equa, giusta.
Chi si sforza nella diffusione della cultura esortando alla lettura per uscire dal buio dell’ignoranza viene visto dagli sfruttatori come una pericolosa minaccia.
Se poi questa minaccia assume sembianze femminili, ecco che questi gruppi di potere temono un duplice e preoccupante attacco allo status quo.
“Ti regalo le stelle” di Jo Jo Moyes è una storia di libertà. emancipazione e coraggio tutta al femminile in cui le nostre protagoniste affronteranno una dura quanto faticosa battaglia contro una società arretrata, conservatrice, maschilista e soprattutto diffidente alla novità.
Queste eroine o sarebbe più giusto definire Amazzoni della letteratura , cosi diverse tra loro, quante fermamente unite nell’improbo compito di realizzare una biblioteca itinerante cavalcando nel profondo e montuoso Kentucky non potranno non conquistare il lettore
Queste giovani donne sfidando le ottuse convenzioni che regolano la vita della comunità troveranno la forza per ribellarsi anche al loro angusto ed infelice destino cementando un reciproco e sincero legame di amicizia e d’affetto.
JoJo Moyes pur spiazzando le sue numerose fan con una storia ben diversa dai precedenti libri, riesce a mantenere sempre vivo l’interesse e l’attenzione con un stile appassionato, potente quanto fluido e funzionale.
“Ti regalo le stelle” regala emozioni e colpi di scena alternando dramma al romance financo spunti sociali e storici dentro uno script mai banale o scontato.
Un mix drammaturgico ben scritto e creativamente calibrato nell’evidenziare le doti umani e forti personalità di ogni personaggio.
“Ti regalo le stelle” è una lettura consigliata a chi ama i libri e soprattutto a chi ogni giorno lotta con le “armi” del sapere e dell’istruzione affinchè il mondo possa essere un luogo migliore.

241) Qualcosa di Nuovo

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Il biglietto da acquistare per “Qualcosa di nuovo” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Cristina Comencini. Con Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini, Eleonora Danco. Commedia, 93′. 2016

Tratto dallo spettacolo teatrale “La scena” di Cristina Comencini.

Lucia (Cortellesi) e Maria (Ramazzotti), amiche che più diverse non si può, si conoscono da sempre. Entrambe divorziate, Lucia ha chiuso con gli uomini, mentre Maria non riesce proprio a farne a meno, collezionando una serie di improbabili incontri occasionali e attirandosi le critiche dell’altra.

Una sera, Maria sembra incontrare e portare a letto finalmente un partner perfetto: bello, sensibile, appassionato, maturo. Peccato che il mattino porti con sé una dura verità: l’uomo in questione è un diciannovenne, Luca (Valdarnini), e la cosa crea equivoci, imbarazzi e quant’altro.

Lucia e Maria decidono allora di prendersi una bella vacanza da se stesse, indossando l’una gli abiti dell’altra. Luca, nonostante la giovane età, si rivela la persona giusta per iniziare una relazione sincera, appagante e costruttiva.

“Qualcosa di nuovo” è da una parte una commedia degli equivoci, dall’altra evoca il triangolo amoroso tanto caro a Truffaut, impostato però su toni leggeri e ironici volti a evidenziare soprattutto quanto sia difficile, oggi, trovare il partner giusto. continua su

Al cinema: Qualcosa di nuovo

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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31) Tempesta di neve e profumo di mandorle (Camilla Lackberg)

lackberg

“Tempesta di neve e profumo di mandorle” è una raccolta di racconti scritti nel 2007 da Camilla Lackberg e pubblicata nell’ottobre 2015 da Marsilio Editore.

Il talento di uno scrittore si evince spesso dalla capacità di emozionare il lettore con poche e incisive righe. Scrivere un racconto non è facile e in molti casi una loro raccolta non ha la fortuna commerciale di un romanzo.
Se però lo scrittore in questione si chiama Camilla Lackberg allora molti dei dubbi iniziali sono spazzati via. Questa raccolta di racconti sono probabilmente un’opera giovanile dell’autrice svedese, eppure si nota anche in questi scritti il suo talento e forza narrativa di tenere il lettore incollato alla lettura.
Quattro brevi racconti e il quinto che è più lungo, da cui prende il titolo della raccolta, sono accomunati da uno stile delicato, malinconico e cupo che però non rendono la lettura faticosa semmai agile, veloce e incalzante.
Cinque storie in cui l’autrice pennella con maestria le sfumature e contraddizioni dell’animo umano e di come una persona sottoposta a un’ingiustizia, violenza psicologica possa reagire anche in modo violento pur di ottenere di nuovo la liberta o una disperata felicità.
Se nel primo racconto “Sognando Elisabeth” il lettore è scosso e partecipe di come l’amore possa sfociare in un folle e tragico dramma. Invece nel secondo e, a mio avviso, più riuscito racconto “Il Caffè delle Vedove” il lettore condivide e sostiene la ribellione silenziosa e spietata delle donne costrette a subire, per anni, violenze e soprusi da parte dei rispettivi mariti. Leggendo questo testo non puoi che pensare che forse “troppi caffè possano davvero ucciderti”.
Camilla Lackberg, negli altri tre racconti quasi di carattere sociologico – introspettivo, ci mostra come anche nella civile Svezia sia presente il difficile problema del bullismo a scuola e di come la famiglia non sia per nulla modello di amore e sostegno bensì un luogo, dove invidia, gelosie e soprattutto avidità possano portare anche a compiere efferati omicidi.
Una raccolta di racconti che ha il pregio di leggersi in poco tempo e con interesse per merito di una struttura narrativa agile, di un ritmo efficace e avvolgente garantendo sempre un intenso e convincente pathos narrativo.
Camilla Lackberg si conferma una scrittrice dotata di una sensibilità acuta e profonda oltre che di talento capace di usare la propria creatività sempre in maniera diversa e originale.

“Mord och mandeldoft”” is a collection of short stories written in 2007 by Camilla Lackberg and published in October 2015 by Marsilio Editore.

The talent of a writer is often shown by the ability to excite the reader with a few incisive lines. Writing a story is not easy and in many cases their collection does not have the commercial success of a novel.
But if the writer in question is called Camilla Läckberg then many of the initial doubts are swept away. This collection of stories are probably an early work of Swedish author, but also you can see in these writings his talent and narrative power to keep the reader glued to read.
Four short stories and the fifth that is longer, from which it takes its title of the collection, are linked by a delicate style, melancholy and gloomy but do not make the rather laborious reading agile, fast and relentless.
Five stories in which the author skillfully sweep the nuances and contradictions of the human soul and how a person subjected to an injustice, psychological violence can also react in a violent way in order to get back the freedom or a desperate happiness.
If in the first account “Dreaming Elisabeth” the reader is shocked and participant of how love can lead to a mad and tragic drama. But in the second and, in my opinion, the most successful story “The Coffee of the Widows” the reader agrees with and supports the silent and ruthless rebellion of women forced to undergo, for years, violence and abuse by their husbands. Reading this text you can not but think that perhaps “too much coffee can really kill you.”
Camilla Läckberg, in the other three stories almost sociological – introspective, shows us how even in civil Sweden is present the difficult problem of bullying in school and the family is not at all the love and support model but a place where envy , jealousy and greed above all can also lead to accomplish heinous murders.
A collection of stories which has the merit to be read in a short time and with interest about an agile narrative structure, an effective pace and the charm guaranteeing an intense and compelling narrative pathos.
Camilla Läckberg confirms a writer with an acute and profound sensitivity as well as talented able to use their creativity in a different and always original.

242) February – Suffragette

febraury

Spesso i figli ambiscono a diventare più bravi, famosi e apprezzati dei propri genitori.
Questi ultimi, pur lasciandoli liberi di scegliere la propria strada, purché siano felici spesso li spingono a succedere loro nell’attività e a compiere gli stessi studi. Per questa ragione esistono tanti figli d’arte, ma raramente “il talento” è stato trasferito attraverso un passaggio genetico.
Fino a due settimane fa non sapevo chi fosse Osgood Perkins e, quando il direttore del Torino Film Festival, Emanuela Martini, nella conferenza stampa di presentazione della kermesse ha invitato ad assistere all’esordio alla regia di questo figlio d’arte, ho deciso di fidarmi. Sì, perché il caro Osgood non è altro che il figlio del celebre Anthony Perkins. Osgood, già sceneggiatore e attore, ha deciso di esordire alla regia con un film horror, probabilmente anche per rendere omaggio al padre.
Il problema è che, pur essendo un omaggio fatto di cuore, per il povero spettatore è stato un colpo quasi mortale. “February” è davvero un film brutto e insulso per cui si fa anche fatica a inserirlo in un preciso genere. Definirlo un horror sarebbe un’offesa ai veri Maestri del genere. Non si capisce cosa Perkins voglia raccontarci con questa storia in cui sono mescolati in maniera caotica diversi cliché dell’horror: due studentesse costrette a rimanere da sole in un college deserto, una misteriosa presenza maligna e l’esorcista.
Una struttura narrativa composta di due diversi livelli temporali (presente e passato) che convince poco, mostrando limiti e difetti sia a livello di trama che di regia. Una regia che cerca di strizzare l’occhio a David Lynch e al suo talento naturale e soprattutto alla capacità di costruire dei film immersi in un’atmosfera surreale e onirica accattivante e seducente. Sfortunatamente, il tentativo si rivela maldestro e goffo, al punto da far deragliare fin da subito il film facendolo diventare un prodotto assai difficile da digerire artisticamente. Lo spettatore in platea non prova paura, ansia, né viene coinvolto dal pathos o dall’atmosfera cupa e angosciante, bensì deve lottare per non addormentarsi profondamente, anche a causa di lentezza esasperante e di un ritmo pressoché assente.
Dispiace per il giovane Perkins ma, se il buongiorno si vede dal mattino, forse è il caso di concentrarsi esclusivamente sulla carriera di attore lasciando ad altri il compito di regia. “February” rientra nella categoria biglietto “neanche regalato”, senza se e senza ma, con la speranza che da lassù il buon Anthony non se la prenda troppo e non torni giù a farmi visita mentre sono sotto la doccia.

sufragette

Dopo l’orrore soporifero di Perkins, il vostro cronista si è spostato al Lingotto per assistere alla cerimonia d’inaugurazione del Festival e, subito dopo, alla “Premiere” nazionale del film inglese “Suffragette” di Sarah Gavron, inserito nella sezione “Festa Mobile.”
Torino si conferma una città sobria, riservata e non amante dell’eccesso e della volgarità e il suo festival del cinema rispecchia la sua anima ed essenza. La Cerimonia è iniziata con l’omaggio dell’orchestra sinfonica torinese alle vittime di Parigi, intonando la marsigliese. Successivamente, è salito sul palco il sindaco di Torino, Piero Fassino, per aprire ufficialmente il Festival in nome della città, affermando la vicinanza e solidarietà ai cugini francesi e sostenendo la necessità, dopo lunghe e sofferte riflessioni, di continuare con la kermesse perché la paura non deve né fermare la vita né condizionarla.
Dopo la musica e la politica, con l’arrivo sul palco della madrina, Chiara Francini, è stato il momento della bellezza. Anche se un po’ impacciata e poco naturale, l’attrice toscana ha presentato il programma del festival e, sforzandosi di essere una buona padrona di casa, invitando a farle compagnia il direttore del Festival Emanuela Martini. Non poteva mancare ovviamente il tributo al regista Orson Welles cui è dedicato il festival, a cento anni dalla sua nascita e a trenta dalla sua morte.
L’attore Giuseppe Battiston ha letto alcuni brevi passi di film di e con Orson welles per celebrare l’artista e raccontare l’uomo.
Dopo tante parole le luci si sono finalmente abbassate e lo spettatore ha fatto un passo indietro nella storia tornando al 1912, un secolo, come sappiamo bene, fatto di violenza, sangue e soprattutto di diritti negati. Ciò che i libri di storia raccontano poco e nulla come e quanto le donne abbiano dovuto lottare per aver riconosciuto i propri riconoscimenti civili, come ad esempio il diritto al voto.
Se vi dicessi che in un certo paese le donne non avevano diritto di voto, erano sottopagate e sfruttate al lavoro e non potevano esercitare alcuna forma di patria podestà sui figli, probabilmente pensereste con orrore a qualche nazione del terzo mondo.
Ebbene, cadreste in errore perché l’incivile paese di cui si parla è l’Inghilterra. Difficile da accettare, ma le donne inglesi furono costrette a una vera e propria resistenza civile per vedere riconosciuti i propri diritti. Il movimento delle “Suffragette” ha sostenuto una battaglia lunga e difficile nelle piazze e nei luoghi istituzionali.
Chi erano le Suffragette? Erano donne comuni, madri di famiglia, lavoratrici e soprattutto di diversa estrazione sociale, unite in questa missione di libertà.
Le Suffragette furono viste dalla polizia e dall’opinione pubblica per molto tempo come delle sovversive e quindi destinatarie di dure e violente rappresaglie da parte della polizia.
Arresti indiscriminati, interrogatori e detenzioni illegali, torture furono il prezzo che migliaia di donne inglesi pagarono per aver scelto di abbracciare il movimento civile.
Fu un movimento di massa e di opinione senza alcuna reclusione e impedimento sociale.
Un esempio in tal senso è rappresentato dalla protagonista della nostra storia Maud Watts (Carey Mulligan), umile donna, madre, moglie e sfruttata operaia in una lavanderia.
Maud non ha grilli per la testa. Si rompe la schiena in lavanderia fin da piccola, obbedendo alle regole, al padrone e al suo amato marito. Eppure un giorno Maud si ritrova ad assistere involontariamente a un’azione di protesta delle Suffragette ed è condotta in caserma.
Per la donna è ovviamente uno shock ma anche una presa d’atto di una condizione sociale e civile impossibile. Maud decide di sposare la causa delle Suffragette, anche a costo di perdere tutto: lavoro e famiglia. Maud non è un’eroina, bensì una donna qualsiasi che pretende di avere pari diritti dell’uomo. Il film è nel complesso ben girato, anche se ha un taglio per lo più televisivo. La sceneggiatura puntuale e storicamente curata ha il merito di raccontare in maniera semplice e diretta la condizione della donna dell’epoca e di come l’uomo la vedeva e considerava. Le due visioni della società si toccano e si scontrano attraverso le belle e toccanti scene tra la protagonista Maud e il commissario di polizia Steed (Brendan Glesson), mettendo in risalto come tra le leggi dei tribunali e i diritti naturali dell’uomo ci fosse un’enorme differenza. Il film può vantare una grande cura per le scene, una perfetta costruzione degli ambienti e accurati costumi. La struttura narrativa è però nel complesso poco agile e fruibile, rendendo il film lento e poco brillante sul piano del ritmo, pregiudicandone incisività e forza.
Carey Mulligan sfoggia un’interpretazione di livello, appassionata e intensa, ma non carismatica fino in fondo. Non possiede ancora quel quid per rendere il personaggio Maud memorabile. Sono evidenti le potenzialità com’è costante la crescita artistica dell’attrice.
Il resto del cast è di altrettanto valore e di solidità e forza artistica. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201511212782/articoli/palcoscenico/cinema/2782-anteprime-da-torino-film-festival-suffragette-e-february

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

Often the children aspire to become better, famous and appreciated their parents.
The latter, while leaving them free to choose their own way, as long as they are happy often push them to happen to them in the activity and to do the same studies. For this reason there are so many sons of art, but rarely “talent” was transferred through a passage genetic.
Until two weeks ago I did not know who he was and Osgood Perkins, when the director of the Turin Film Festival, Emanuela Martini, in the press conference to present the festival invited to attend directorial debut of this family tradition, I decided to trust. Yes, because the dear Osgood is none other than the son of the famous Anthony Perkins. Osgood, former screenwriter and actor, has decided to debut as a director with a horror movie, probably also to pay tribute to his father.
The problem is that, despite being a tribute made of heart, for the poor spectator was a near-fatal blow. “February” is really a bad film and silly so you also find it hard to put it in a specific genre. Call it a horror film would be an insult to the true masters of the genre. It is not clear what Perkins wants to tell this story in which they are mixed in a chaotic manner different horror cliché: two students forced to stay alone in a desert college, a mysterious evil presence and the exorcist.
A narrative structure composed of two different time levels (past and present) that convinces little, showing the limits and flaws both in terms of plot that director. A director who tries to wink to David Lynch and his natural talent and especially the ability to build the film immersed in a surreal and dreamlike captivating and seductive. Unfortunately, the attempt proves to be clumsy and awkward enough to derail the film right away making it a product very difficult to digest artistically. The spectator in the audience does not feel fear, anxiety, or gets caught by the pathos or the atmosphere gloomy and distressing, but has to struggle not to fall asleep deeply, partly because of an agonizingly slow pace and almost absent.
Sorry for the young Perkins but if the morning starts in the morning, maybe it’s time to focus solely on the acting career, leaving to others the task of directing. “February” falls into the category ticket “even given” without ifs and buts, with the hope that from there the good Anthony do not take it too much and do not come down to visit me while I’m in the shower.

After the horror of soporific Perkins, your reporter has moved to the Lingotto to attend the opening ceremony of the Festival, and soon after, the “Premiere” National English film “Suffragette” by Sarah Gavron, entered in the “Festival Mobile.”
Turin confirms a city sober, reserved and not a lover of excess and vulgarity and its film festival reflects its soul and essence. The ceremony began with a tribute to the victims of the symphony orchestra in Turin in Paris, singing the Marseillaise. Later, he took the stage, the mayor of Turin, Piero Fassino, to officially open the Festival in the name of the city, saying the closeness and solidarity to the French cousins ​​and supporting the need, after long and painful reflections, to continue with the festival because the Fear should not stop neither life nor to condition.
After the music and politics, with the arrival on stage of the godmother, Chiara Francini, was the moment of beauty. Although a little ‘awkward and unnatural, the actress Tuscan presented the program of the festival and, striving to be a good hostess, inviting her company Festival director Emanuela Martini. Obviously could not miss the tribute to director Orson Welles which is dedicated to the festival, a hundred years after his birth and thirty of his death.
The actor Giuseppe Battiston read some brief passages of movies and Orson welles to celebrate the artist and tell the man.
After so many words the lights finally dimmed and the audience has taken a step back in history going back to 1912, a century, as we know, the fact of violence, blood and especially of denied rights. What the history books tell little and nothing like and what women have had to fight to have recognized their civil awards, such as the right to vote.
If I told you that in a certain country women had no right to vote, were underpaid and exploited at work and could not engage in any form of parental authority over children, you’d probably think with horror in some third world nation.
Well, you would fall into error because the uncivilized country we are talking about is England. Hard to accept, but British women were forced to a real civil resistance to see their rights recognized. The movement of “Suffragettes” claimed a long and hard battle in the streets and institutional sites.
Who were the suffragettes? They were ordinary women, mothers of families, workers, and above all from different social backgrounds, united in this mission of freedom.
The suffragettes were seen by the police and the public for a long time as the subversive and then target of harsh and violent reprisals by the police.
Indiscriminate arrests, interrogations and detentions, torture was the price that they paid thousands of British women for choosing to embrace the civil movement.
It was a mass movement and opinion without any imprisonment and social impediment.
An example of this is the hero of our story Maud Watts (Carey Mulligan), a humble woman, mother, wife and exploited working in a laundry.
Maud has no shackles on my mind. It breaks his back in the laundry since childhood, obeying the rules, to master and to her beloved husband. Yet one day Maud finds himself inadvertently assist in a protest action of the Suffragette and be conducted in the barracks.
For the woman is obviously a shock but also an acknowledgment of a social and civil impossible. Maud decided to espouse the cause of the suffragettes, even at the cost of losing everything: work and family. Maud is not a hero, but an ordinary woman who claims to have equal rights. The film overall is well shot, although it has a cutting mostly television. The screenplay timely and historically accurate is the merit to tell in a simple and direct the status of women and the age of the man as he saw it and considered. The two visions of society meet and clash through the beautiful and touching scenes between the protagonist and Maud Police Commissioner Steed (Brendan Glesson), highlighting how between the laws of the courts and the natural rights of man there was a ‘ huge difference. The film boasts a great care for scenes, a perfect building environments and accurate costumes. The narrative structure, however, is generally not very agile and usable by making the film slow and lackluster in terms of rhythm, jeopardizing incisiveness and strength.
Carey Mulligan boasts an interpretation of level, passionate and intense, but not charismatic way down. It does not yet have that something to make the character memorable Maud. There are obvious potential as a constant artistic growth of the actress.
The rest of the cast is equally of value and solidity and artistic force. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

 

212) Eva non dorme -Mustang

Eva non dorme

Una nazione si riconosce nei santi, negli eroi e nei simboli. Un popolo ha bisogno di un Leader che possa trascinarlo con coraggio e ottimismo verso il futuro. In Sud America accade spesso che gli uomini politici fondino parte del loro potere sul culto della personalità e sul carisma. Raramente avviene per una donna ma, se questa donna è Evita Peròn, la prospettiva cambia del tutto. Per gli Argentini Evita Peròn è una santa, un’icona, una protettrice, la donna che incarnò i desideri e i sogni della povera gente, diventandone il megafono. Evita fu solo la “First Lady” del Presidente Peròn ma, nei fatti, era lei a comandare e influenzare l’azione di governo. Quando morì a soli trentatre anni per un cancro, un intero Paese si fermò per rendere omaggio alla sua “eroina”. Anche adesso Evita esercita fascino e influenza sulla popolazione e, quando i vertici militari decisero di rovesciare il governo peronista nel 1955, compresero che anche il solo corpo della donna potesse provocare disordini e così decisero di occultarlo. “Eva non dorme”, del regista Pablo Aguero con Gaèl Garcia Bernal, è un mal riuscito ibrido di generi tra lo spionistico e lo storico.
Costruito, da una parte, con uno stile cupo e angosciante, per rendere chiaro ed esplicito allo spettatore il grave e tragico momento storico dell’epoca e, dall’altra, esasperati i toni e le reazioni dei personaggi con il desiderio di raccontare la venerazione di un popolo, il film si impantana fin da subito in una palude narrativa difficile da superare per il pubblico.
La scelta di suddividere la storia in tre piccoli atti, come se fosse una tragedia, invece di aumentare il pathos e il ritmo, la rende assai lenta e macchinosa. Non convince la cornice in cui si muovono i personaggi, anch’essi messi in scena in una chiave tra l’onirico e il surreale poco aderente alla realtà.
È possibile fare cinema con gli strumenti del teatro, ma non con questi modesti risultati.
L’idea di raccontare come il corpo di Evita Peròn sia stato trafugato e nascosto in Vaticano per decenni è assolutamente interessante e intrigante, ma poi la messa in scena di una regia opaca e statica porta lo spettatore lentamente alla noia, non avendo più chiaro il vero filo rosso della storia.
Dispiace scriverlo, ma anche alla Festa del cinema di Roma ho visto un film non meritevole di essere guardato.

mustang
Da una donna forte argentina come Evita Peròn, nel pomeriggio mi sono spostato in Turchia per conoscere e apprezzare cinque piccole donne, sorelle che, a modo loro, combattano per rivendicare libertà e indipendenza. Sto parlando dell’interessante film “Mustang” della regista franco-turca Deniz Gamze Erguven che già a Cannes ha riscosso consensi di critica e pubblico, vincendo un premio e che la Francia ha candidato agli Oscar come miglior film francese, meritevole, a mio parere, di un biglietto “Ridotto”.
La Turchia è stata colpita, pochi giorni fa, da un tragico attentato oltre ad essere da tempo criticata dai media stranieri per il mancato rispetto dei diritti civili e politici. Ed è soprattutto la condizione della donna in Turchia ad essere molto critica, vittima di un tentativo di ridurla ad oggetto dell’uomo.
“Mustang” è un magnifico e amaro affresco della società turca che racconta quale sia il pensiero dominante.
Lo spettatore conosce fin dalla prima scena le belle e spensierate Lale, Nur, Ece, Selma e Sonay, ragazze semplici che studiano e amano trascorrere ore in compagnia degli amici, fare una passeggiata al mare e tanto altro, ma ciò che ai nostri occhi appare “normale”, in Turchia e, in particolare a Inèbolu, paesino a 600 km da Istanbul, può diventare motivo di censura.
Le cinque sorelle, orfane di entrambi i genitori, vengono di fatto recluse in casa dalla nonna e dallo zio, preoccupati che la condotta “indecorosa” delle nipoti possa portare vergogna alla famiglia.
Le ragazze vengono “istruite” per diventare delle vere donne turche e quindi adatte al matrimonio.
Non importa che siano appena adolescenti o che magari abbiano sogni o amori propri, è la famiglia a stabilire chi sposare e quando.
In rapida successione, Lale e Nur vengono date in moglie, non prima di aver verificato, con una visita ginecologica, che siano ancora vergini. Lo spettatore osserva queste scene e non può non provare empatia e compassione per le ragazze, costrette a subire questa violenza psicologica e morale. Una violenza che Ece, la terza sorella destinata al matrimonio, rifiuta preferendo compiere un atto estremo.
In un clima di terrore e imposizione, è la piccola Sonay a rappresentare la ribellione e la voglia di emanciparsi e rifiutare il futuro scritto da altri. “Mustang” è un pugno nello stomaco e, nello stesso tempo, fa sentire lo spettatore partecipe e arrabbiato di fronte a certi scenari. Il testo è ben scritto, diretto, duro, tanto da rieuscire a trasmettere emozioni e sensazioni chiare e precise. Forse sarebbe stato più opportuno asciugare maggiormente il testo. Dopo una buona partenza vivace, le autrici, per rendere chiaro il messaggio, allungano troppo il brodo, facendo perdere incisività e pathos alla storia. “Mustang” ha il pregio di un impianto narrativo semplice e funzionale con delle scene costruite in maniera teatrale ma, se da una parte coinvolge lo spettatore, dall’altra incorre nel rischio della staticità narrativa e di far perdere quota al lato emotivo. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510272729/articoli/palcoscenico/cinema/2729-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-mustang-ed-eva-non-dorme

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

A nation we recognize in the saints, in the heroes and symbols. A nation needs a leader who can drag it with courage and optimism towards the future. In South America it is common for politicians gray background: some of their power on the cult of personality and charisma. Rarely it happens to a woman, but if this woman is Evita Peron, the perspective changes completely. For Argentine Evita Peron is a saint, an icon, a patron, the woman who embodied the hopes and dreams of the poor, becoming the megaphone. Evita was only the “first lady” of President Peron but, in fact, she was in control and influence government action. When he died just thirty-three years for a cancer, a whole country stopped to pay tribute to his “heroine”. Even now Evita exerts fascination and influence on the population and, when military leaders decided to overthrow the Peronist government in 1955, they realized that the only woman’s body could cause unrest and so they decided to hide it. “Eva does not sleep”, director Pablo Aguero with Gael Garcia Bernal, is an unsuccessful hybrid of genres between the spy and the historian.
Built on the one hand, with a style dark and frightening, to make clear and explicit to the viewer the serious and tragic moment in history of the time and, on the other, exasperated tones and reactions of the characters with the desire to tell the veneration of a people, the film bogs down right away in a swamp narrative difficult to overcome for the public.
The decision to divide the story into three small acts, like it was a tragedy, instead of increasing pathos and pace, making it very slow and cumbersome. Does not convince the frame in which the characters move, also staged in a key between dream and surreal little relation to reality.
You can make movies with the tools of the theater, but not with these modest results.
The idea of ​​telling how the body of Evita Peron was stolen and hidden in the Vatican for decades is very interesting and intriguing, but then the staging of a directed dull and static takes the viewer slowly to boredom, not having clear real thread of history.
Sorry to write, but also to the Film Festival in Rome I saw a film worthy of being watched.
A strong woman as Argentine Evita Peron, in the afternoon I moved to Turkey to learn about and appreciate five small women, sisters, in their own way, fight for freedom and independence claim. I’m talking about the interesting film “Mustang” by French-Turkish Deniz Gamze Ergüven already in Cannes has received acclaim from critics and audiences, winning a prize and that France has nominated for an Oscar for best French film, worthy, in my opinion , a ticket “Reduced”.
Turkey has been hit, a few days ago, a tragic attack in addition to being long criticized foreign media for not respecting the civil and political rights. And it is especially the status of women in Turkey to be very critical, the victim of an attempt to reduce it to an object of man.
“Mustang” is a magnificent and bitter fresco of Turkish society that tells what the dominant thought.
The viewer knows from the very first scene of the beautiful and carefree Lale, Nur, Ece, Selma and Sonay, simple girls who study and love to spend hours in the company of friends, take a walk to the beach and much more, but what appears to our eyes “normal”, in Turkey, in particular in Inebolu, a village 600 km from Istanbul, may become a source of censorship.
The five sisters, orphans of both parents, are in fact recluse at home by his grandmother and uncle, concerned that the conduct “unbecoming” of grandchildren can bring shame to the family.
The girls are “educated” to become a real Turkish women and so good at marriage.
No matter that they are just teenagers or who may have dreams or their love, is the family to decide whom to marry and when.
In quick succession, Lale and Nur are given in marriage, not before checking with a gynecological examination, that they are still virgins. The viewer observes these scenes and can not but feel empathy and compassion for girls, forced to undergo psychological and moral violence. This violence Ece, the third sister destined for marriage, preferring to fulfill he rejects an extreme act.
In a climate of terror and imposition, it is the small Sonay to represent the rebellion and the desire to emancipate themselves and reject the future written by others. “Mustang” is a slap in the face and at the same time, makes the viewer feel participatory and angry when faced with certain scenarios. The text is well written, direct, hard, much to rieuscire to convey emotions and feelings clear and precise. Perhaps it would be better to dry more text. After a good start lively, the authors, to make clear the message, too lengthen the stock, losing sharpness and pathos to the story. “Mustang” has the advantage of a narrative simple and functional with scenes built in a theatrical manner but, on the one hand engages the viewer, the other incurs the risk of static and narrative to lose share to the emotional side.

191 ) Io e Lei

buy

Il biglietto d’acquistare per “Io e Lei” è :1)Neanche regalto 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

“Io e Lei” è un film del 2015 diretto da Maria Sole Tognazzi , scritto da Maria Sole Tognazzi, Ivan Cotroneo, Francesco Marciano, con :Margherita Buy, Sabrina Ferilli, Ennio Fantastichini, Alessia Barela,Fausto Maria Marciano

Convivere con qualcuno è complicato. Per una qualunque coppia vivere la quotidianità è spesso un percorso fatale.
Dividere gli spazi, condividere il bagno e vedersi al risveglio mattutino porta alla rottura anche la coppia più solida.
Ma è cosi per tutte le coppie?
Come vivono coppie gay l’usura del tempo?Nel nostro immaginario, abbastanza bigotto e tradizionalista, siamo tentati di rappresantare i gay e le loro vite come simbolo di trasgressione.Ebbene togliamo dal tavolo questi clicke.
Una coppia gay oggi come oggi è piu normale e tradizionilista rispetto a quelle tradizionaliste.
Come ad esempio la coppia formata da Federica (Buy) e Marina (Ferilli) insieme da cinque anni e noisamente innamorati.
La prima è una brillante e precisa archittetto, divorziata e con un figlio, la seconda ha un trascorso da attrice, possiede un fiorente ristorante ed è rustica nei modi.
Federica è pudica e non parlare della sua vita privata mentre Marina è orogliosamente gay.
Sono assai diverse eppure si sono trovate e innamorate.
Una coppia come tante quando litiga, discute davanti alla TV o fa la spesa o cucina.
Una normalità che però soffoca Federica al punto di farle rompere il quadro da Mulino Bianco iniziando una relazione con vecchio amico. Aprendo così la crisi con Marina.
“Io e Lei” è una commedia garbata e sincera sull’Amore dove lo spettatore osserva le dinamiche tipiche di una coppia dal punto di vista femminile senza mai cadere nel ridicolo o caricaturale.Un testo ben scritto, brillante e ironico con cui gli autori ci mostrano come i problemi di una coppia siano uguali per tutti e di come i sentimenti e le paure non abbiano età.I dialoghi sono ben costruiti, puliti e credibili.La regia della Tognazzi sebbene sia di taglio televisivo è di buona fattura rivelando una crescita artistica della regista .Brava nel dare un buon e costante ritmo alla storia e nel mettere in scena una storia semplice e diretta.
L’inedita coppia Buy-Ferilli convince per naturalezza e talento coniugando intensità e comicità in egual misura. Due ottime e profonde prove attoriali che vincono la scommessa di raccontare un amore lesbo senza mai cadere nel ridicolo. Unica pecca per la Ferili il volto quasi pietrificato dalla chirurgia estetica.
Il finale seppure prevedibile convince ed emoziona per la bravura delle interpreti.
Lo spettatore dopo aver visto questo film non potrà non avere conferma che l’ Amore vince sugli schemi e su qualsiasi bigotta tradizione.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “Me and You” is: 1) Even regalto 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Me and You” is a film of 2015 directed by Maria Sole Tognazzi, written by Maria Sole Tognazzi, Ivan Cotroneo, Francesco Marciano, with: Margherita Buy, Sabrina Ferilli, Ennio Fantastichini, Alessia Barela, Fausto Maria Marciano

Living with someone is difficult. For any couple living the everyday life is often a fatal path.
Divide spaces, sharing the bathroom and seeing the morning awakening leads to break even the couple more solid.
But it is so for all couples?
How they live gay couples the wear of time? In our imagination, quite bigoted and conservative, we are tempted to rappresantare gays and their lives as a symbol of trasgressione.Ebbene we remove from the table these clicke.
A gay couple nowadays is more normal and tradizionilista than traditionalist.
For example the couple formed by Federica (Buy) and Marina (Ferilli) together for five years and noisamente lovers.
The first is a brilliant and precise archittetto, divorced with a son, the second has a history as an actress, she has a thriving restaurant and rustic manner.
Federica is demure and not talk about her private life while Marina is orogliosamente gay.
They are very different and yet found themselves and love.
A normal couple when arguing, discussing in front of the TV or go shopping or cooking.
However, the situation stifles Federica to point them to break the framework of Mulino Bianco starting a relationship with an old friend. Thus paving the crisis with Marina.
“Me and You” is a polite and sincere comedy on love where the viewer observes the typical dynamics of a couple from the female point of view without ever falling into the ridiculous or caricaturale.Un well-written text, brilliant and ironic that the authors there show how the problems of a pair are the same for everyone and how the feelings and fears have not età.I dialogues are well built, clean and credibili.La direction of Tognazzi although cutting television is well made revealing artistic growth director .Brava in giving a good and consistent rhythm to the history and to stage a story simple and direct.
The unusual pair Buy-Ferilli convincing naturalness and talent combining intensity and comedy in equal measure. Two excellent and deep evidence actorial who win the bet to tell a lesbian love without ever falling into the ridiculous. The only flaw for Ferili face almost petrified by cosmetic surgery.
The final albeit predictable convinces and excites the skill of the performers.
The viewer after watching this movie will not confirm that the ‘Love wins on diagrams and any bigoted tradition.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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179) Tutte lo vogliono

tutte lo vogliono

Il biglietto d’acquistare per “Tutte lo vogliono” :1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

Tutte lo vogliono” è un film del 2015 diretto da Alessio Maria Federici, scritto da : Alessandra Di Pietro, Alessio Maria Federici, Valentina Gaddi, Maria Teresa Venditti, Michela Andreozzi. Con: Enrico Brignano, Vanessa Incontrada, Giulio Berruti, Ilaria Spada, Caterina Gramaglia, Andrea Perroni e Marta Zoboli.

Tutte lo vogliono… Tranquilli, cari amici lettori, il film non parla di me e della mia inesistente vita romantica e sessuale.

Cosa vogliono le donne italiane? Soldi, famiglia? Carriera? Figli? Forse, ma al giorno d’oggi preferiscono avere un sano e soddisfacente orgasmo. Già perché oggi le donne fingono soprattutto a letto e noi uomini ovviamente siamo ultimi a rendercene conto. Un problema che affligge,statistiche alla mano, il 44% delle donne italiane, costringendole a qualsiasi tipo di terapia o strumento per tornare a provare piacere.

Da questo dato interessante e per un certo verso sorprendente prende spunto il nuovo film di Alessio Maria Federici avendo l’ambizione di raccontare il sesso entrando dentro lo spogliatoio femminile.

Un’ambizione che però, ahimè, resta tale per una sceneggiatura che nonostante sia stata scritto da ben sei stimati professionisti risulta povera, banale e scontata.

Gli autori tentano di costruire una commedia “politicamente scorretta” abbinandoci l’elemento rosa inserendo la storia d’amore tra Orazio(Brignano) “shampista” di cani e video maker come hobby e Chiara( Incontrada) food designer, quest’ultima bella quanto anorgasmica e perfettina.

Una mix mal riuscita, che fatica a prendere ritmo e regalare veri momenti comici e magari qualche spunto riflessivo.

L’improbabile storia raccontata da Orazio al suo amico scimpazè Sebastiano ricorda un po’ il Gobbo di NotreDame da un parte e dall’altra il Cyrano de Bergerac basata però su una serie di equivoci alquanto improbabili e poco realistici.

Orazio, viene infatti scambiato da Chiara per un GPS ( Generoso Partner Sessuale), a cui chiedere aiuto per risolvere il suo spinoso problema affinchè possa vivere il suo sogno d’amore con il bel Raffaello(Berrutti), facendo così una serie di gag grottesche e stantie in cui i due protagonisti scoprono di avere un affinità elettiva inaspettata.

La regia è essenziale, semplice, molto televisiva e senza particolari guizzi e acuti degni di nota.

Enrico Brignano e Vanessa Incontrada di per sé forniscono delle perfomance nel complesso dignitose e apprezzabili nel dare ai rispettivi personaggi un po’ di credibilità e colore, ma sono penalizzati ancora una volta da dei dialoghi davvero poveri e vuoti che non permettono più di tanto voli pindarici artistici

La coppia, seppure visivamente non attraente, risulta divertente e godibile mostrando una discreta affinità… continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato  Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “All I want”: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

All they want “is a film of 2015 directed by Alessio Maria Federici, written by: Alessandra Di Pietro, Alessio Maria Federici, Gaddi Valentina, Maria Teresa Venditti, Michela Andreozzi. By: Henry Brignano, Vanessa Incontrada, Giulio Berruti, Ilaria Spada, Catherine Gramaglia, Andrea Perroni and Marta Zoboli.

All they want it … Do not worry, dear readers, the film is not about me and my nonexistent romantic and sexual life.

What do women want Italian? Money, family? Career? Children? Maybe, but nowadays they prefer to have a healthy and satisfying orgasm. Yes, because today women pretend to bed and we especially men obviously we are last to realize it. A problem afflicting statistics in hand, 44% of Italian women, forcing them to any kind of therapy or instrument to return to experience pleasure.

From this information interesting and surprising to some extent inspired the new film by Alessio Maria Federici having the ambition to tell the sex entering into the girls’ locker room.

Ambition but, alas, remains so for a script that even though it was written by six respected professionals is poor, trivial and obvious.

The authors try to build a comedy “politically incorrect” abbinandoci element rose by inserting the romance between Horace (Brignano) “shampista” of dogs and video makers as a hobby and Chiara (Incontrada) food designer, beautiful as it anorgasmic and prissy.

A mix botched, which is struggling to catch the rhythm and give real comic moments and maybe some ideas thoughtful.

The unlikely story told by Horace to his friend Sebastian scimpazè reminiscent ‘The Hunchback of Notre-Dame from a side of the Cyrano de Bergerac however based on a series of misunderstandings rather unlikely and unrealistic.

Horace, is in fact exchanged by Chiara to a GPS (Generoso Sexual Partners), to ask for help to solve the thorny problem for her to live her dream of love with the beautiful Raphael (Berrutti), making a series of grotesque gags and stale in which the two protagonists discover they have an affinity unexpected.

The direction is essential, simple, very special television and no flickering and acute noteworthy.

Enrico Brignano and Vanessa Incontrada in itself provide the performance overall decent and valuable in giving their characters a bit ‘credibility and color, but are penalized again by the dialogues really poor and gaps that do not allow much flights of fancy artistic

The couple, though not visually attractive, fun and enjoyable is showing a good affinity … read on

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162) Qualcosa di Buono

qualcosa di buono
Il biglietto d’acquistare per “Qualcosa di Buono” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre
“Qualcosa di Buono” è un film del 2014 diretto da George C. Wolfe, scritto da Shana Feste, Jordan Roberts, con: Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel,Stephanie Beatriz, Jason Ritter, Julian McMahon, Ali Larter, Frances Fisher, Marcia Gay Harden, Ernie Hudson, Loretta Devine.
Lo scorso anno cinematografico ha visto il trionfo agli Oscar di Julianne Moore per la sua toccante interpretazione di una paziente di Alzheimer nell’intenso “Still Alice”.
Se l’Azheimer ti corrode la mente svuotandoti di ogni ricordo fino a farti diventare un involucro vuoto, se possibile la S.L A è anche peggiore facendoti diventare un bambola di marmo incapace di compiere qualunque gesto senza un aiuto esterno
La Sla è una malattia rara neurodegenerativa che colpisce drammaticamente e indistintamente giovani e vecchi senz’ alcuna possibilità di guarigione.
Il malato di SLA si paralizza lentamente nei muscoli, nella voce, nei movimenti, nella respirazione costringendolo a una vita sofferta per sè e i suoi cari fino a che il suo cuore smette di funzionare.
Questa è la storia di Kate(Swank) bella donna di 35 anni, moglie felice e talentuosa pianista che sta vivendo una vita perfetta fino a quando la SLA non si presenta alla sua porta stravolgendone l’esistenza.
Nel giro di diciotto mesi dalla scoperta del primo sintomo lo spettatore osserva la “decadenza” fisica di Kate e l’essere costretta ad accettare l’aiuto dell’ apparente innamorato e devoto marito anche per lavarsi e truccarsi.
Kate è una donna orgogliosa, ama vestirsi bene e prendersi cura del proprio corpo e non accetta di dipendere da un’infermiera per ogni cosa desiderando di essere considerata ancora una donna a tutti i livelli. Così decide di assumere, tra lo stupore e irritazione dei parenti,la giovane studentessa Bec(Rossum) che nonostante non abbia alcuna qualifica medica o professionale si rivela fin da subito l’ideale spalla per Kate.
Le due donne ben presto si scoprono complementari e soprattutto amiche vincendole barriere sociali e culturali che le dividevano all’inizio costruendo così un rapporto sincero,intenso e solidale
Kate vede in Bec ciò che è stata e che non potrà più essere spronandola ad usare in meglio le sue potenzialità come cantautrice mentre Bec trova in Kate l’opportunità di riscattare una vita finora priva di stimoli e obiettivi e soprattutto di dimostrare a se stessa di valere qualcosa e di poter essere utile per qualcosa.
Un testo ben scritto, pulito e semplice che racconta si di dolore,malattia e nel finale di morte, ma che esalta il concetto di amicizia, condivisone e partecipazione tra due esseri umani e in particolare tra due donne e di come sia possibile che due mondi opposti e distanti possano trovarsi e ruotare in armonia sullo stesso emisfero . Un testo forse troppo preciso e puntuale nel descrivere visivamente la via crucis del paziente di SLA rimanendo però paradossalmente quasi asettico sul piano emotivo. Lo spettatore osserva,si turba, ma non scatta fino in fondo l’empatia con la protagonista riscontrando all’interno della sofferenza una versione più scenica che reale.
La regia anche se di taglio televisivo è di buon livello, attenta a curare i dettagli e nel raccontare con buon ritmo la storia d’amicizia tra le due donne e declinando con i giusti tempi la fase drammatica della vicenda mantenendo un discreto pathos narrativo magari con parte finale più stucchevole e densa di buonismo e soprattutto. Prevedibile.
Essendo un fan accanito di Hilary Swank fin dai tempi di Karate Kid non posso che essere felice di scrivere di perfomance di alto livello sia dal punto di livello recitativo, dopo le ultime opache perfomance, che per intensità emotiva mantenendo quasi sempre un profilo misurato senza mai eccedere in toni manieristici riuscendo a portare in scena il decoro e la dignità di una paziente di SLA.
Piacevole sorpresa cinematografica è stata la scoperta di Emmy Rossum, puntuale, precisa, intensa e talentuosa nell’affrontare il suo personaggio rendendola vivace,umana e reale nella sua poliedricità. La coppia Swank- Rossum funziona, si sostiene a vicenda sulla scena creando buone vibrazioni con il pubblico.
E’ difficile non essere partecipi e coinvolti nel tragico e inevitabile finale eppure lo spettatore non potrà pensare che possa essere “Qualcosa di Buono” avere un rapporto come le due le donne del film per rendere meno amara il passaggio di una malattia, aihmè ,mortale.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Something Good” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Something Good” is a film of 2014 directed by George C. Wolfe, written by Shana Feste, Jordan Roberts, with Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel, Stephanie Beatriz, Jason Ritter, Julian McMahon, Ali Larter, Frances Fisher , Marcia Gay Harden, Ernie Hudson, Loretta Devine.
Last year saw the film Oscar triumph of Julianne Moore for his touching interpretation of a patient’s disease in the intense “Still Alice”.
If you Azheimer svuotandoti corrodes the mind of every memory until you become an empty shell, if possible the SL is even worse making you become a doll marble unable to perform any act without outside help
ALS is a rare neurodegenerative disorder that dramatically affects young and old alike and senz ‘no chance of recovery.
The ALS sufferer will slowly paralyzes the muscles, voice, movement, breathing, forcing him to a painful life for himself and his family until his heart stops working.
This is the story of Kate (Swank) beautiful 35 year old woman, wife happy and talented pianist who is living a perfect life until the SLA does not show up at his door distorting existence.
Within eighteen months after the discovery of the first symptom the viewer observes the “decadence” of physical Kate and being forced to accept the help of ‘apparent love and devoted husband also to wash and wear makeup.
Kate is a proud woman, likes to dress well and take care of your body and does not accept to depend on a nurse for everything wishing to be considered even a woman at all levels. So he decides to take, to the surprise and irritation of the relatives, the young student Bec (Rossum) who despite not having any medical or professional qualification proves immediately the ideal shoulder for Kate.
The two women soon discover complementary and winning them friends especially social and cultural barriers that divided the beginning thus building a relationship sincere, intense and supportive
Kate sees Bec what was and what will no longer be spurring it to use in its maximum potential as a songwriter while Bec located in Kate the opportunity to redeem a life so far devoid of ideas and goals, and especially to prove to herself worth something and can be useful for something.
A well-written text, clean and simple that tells you of pain, disease and death in the final, but that enhances the concept of friendship, sharing and participation between two human beings and in particular between two women and how it is possible that two worlds opposites and far can be rotated and in harmony on the same hemisphere. A text may be too precise and accurate in describing visually for the suffering patient of ALS while remaining paradoxically almost aseptic emotionally. The viewer observes, is troubled, but it snaps to the bottom of empathy with the protagonist experiencing inside of suffering a more scenic than real.
Directed although cutting television is good, careful to handle the details and with good rhythm in telling the story of the friendship between the two women, and declining with the right timing phase of the dramatic story maintaining decent narrative pathos perhaps with the final most cloying and thick with doing good and above. Predictable.
Being an avid fan of Hilary Swank since the time of Karate Kid, I can only be happy to write high-level of performance both in terms of level recitative, after the last performance opaque, which emotional intensity for maintaining a profile almost always measured without err on the tones mannerist managing to stage decorum and dignity of a patient with ALS.
Pleasant surprise film was the discovery of Emmy Rossum, punctual, precise, intense and talented in dealing with her character making vibrant, human and real in its versatility. The couple Swank- Rossum works, it supports each other on the scene creating good vibes with the audience.
It ‘hard not to be involved and participate in the tragic and inevitable end but the viewer can not think that it can be “Something Good” to have a relationship as the two women in the film to make it less bitter the passing of a disease, Aihm, deadly .

125) Point of View

point of view

“Point of View” è uno spettacolo teatrale di Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini, regia di Claudia Genolini, con :Tommaso Arnaldi, Angela Favella,Claudia Genolini,Veronica Milaneschi,Giulia Ricciardi.

Pedro Almodovar aveva visto giusto , come ogni vero genio, quando nel 1988 raccontò con il film “Donne sul’orlo di una crisi di nervi” come e quanto le donne possano essere nevrotiche,umorali, dotate di una grande personalità e capaci di compiere qualunque gesto per amore.
Sì perché le donne oggi, sebbene impegnate quasi” h 24” sul fare carriera, sognano ancora il matrimonio in bianco e il principe azzurro .
L’amore è la forma più alta di nevrosi perché sfugge ad ogni forma di controllo e raziocino e spesso si finisce anche in terapia per smaltire una delusione d’amore.
“Point of View” ci mostra la vita di tre giovani donne Bianca(Milaneschi), Aurora(Genolini) e Simona(Favella) legate da una comune e forte amicizia e soprattutto accomunate da personalità eccentriche , piene di insicurezze e di modi di fare aggressivi.
Bianca, donna ordinata e scrupolosa ha appena ricevuto dal fidanzato Mtteo(Arnaldi) la famigerata proposta di matrimonio, gettandola nell’incertezza e nella paura da futuro insieme e così cerca aiuto e sostegno dalle sue care amiche, a loro volta entrambe bisognose di una guida sicura e quindi in cura da una strampalata psicologa (Ricciardi).
Aurora cambia ragazzo ogni sera, ha una vita disordinata e non riesce a costruire un rapporto stabile, Simona invece è da due anni l’amante di un uomo fidanzato ed è incapace di esprimere i propri sentimenti.
Questa sembra essere la storia di tre donne e delle loro nevrosi e paure, ma basta cambiare leggermente la prospettiva e vedere come in vero le loro vite ed esistenze siano ancora più legate se non intrecciate in cui sia difficile capire chi è vittima e chi carnefice delle proprie infelicità.
Una commedia sull’amore che ben presto diventa una farsa tragicomica in cui non si può non sorridere e nello stesso tempo riflettere di temi forti, attuali e impegnativi come il reato “di stalker” al femminile e del disturbo di “schizofrenia” affrontati in maniera leggera, semplice e pulita.
Veronica Milaneschi si conferma attrice poliedrica e di talento capace di tenere la scena con personalità e carisma dando credibilità al suo personaggio senza mai eccedere nei toni e nello stile.
Giulia Riccardi diverte e convince nel ruolo dell’eccentrica psicologa riuscendo con bravura a portare una figura professionale accentuandone i difetti senza però apparire mai eccessivamente grottesca.
Non conoscevo artisticamente il resto del cast, ma sono tutti meritevoli di un plauso per l’impegno e la passione mostrata nel costruire i loro personaggi riuscendo a dargli diverse sfumature psicologiche grazie all’ esperienza e abilità mostrate ieri sera in scena.
La regia di Genolini è nel complesso di buon valore dimostrandosi attenta nel dare i giusti tempi e ritmi alla storia e ispirata nel guidare gli attori in scena.
Forse l’intreccio narrativo appare più debole e magari frettoloso nel finale, ma risulta comunque riuscito ed intenso regalando al pubblico pathos e motivo per meditare su come l’amore possa diventare anche pericoloso e patologico.
In concorso questa settimana al Roma Fringe Festival.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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“Point of View” is a play of Thomas and Claudia Arnaldi Genolini, directed by Claudia Genolini, with: Thomas Arnaldi, Angela Favella, Claudia Genolini, Veronica Milaneschi, Giulia Ricciardi.

Pedro Almodovar was right, like every true genius, when told in 1988 with the film “Women sul’orlo of a Nervous Breakdown” how and how women can be neurotic, moody, with a great personality and able to perform any gesture to love.
Yes, because women today, although almost engaged “h 24” on a career, still dream of the white wedding and Prince Charming.
Love is the highest form of neurosis because it defies any form of control and raziocino and often end up in therapy to dispose of a broken heart.
“Point of View” shows us the lives of three young women White (Milaneschi), Aurora (Genolini) and Simona (Favella) linked by a common and strong friendship and above all united by eccentric personality, full of insecurities and of ways to make aggressive .
White, woman he ordered and scrupulous just received from boyfriend Mtteo (Arnaldi) the infamous proposal of marriage, throwing uncertainty and fear for the future together, and so seek help and support from his dear friends, in turn, both in need of a guide safe and then treated by a psychologist preposterous (Ricciardi).
Aurora boy changes every night, has a disordered life and fails to build a stable relationship, Simona instead is for two years the mistress of a man boyfriend and is unable to express their feelings.
This seems to be the story of three women and their neuroses and fears, but just slightly change the perspective and see how their lives and real lives are even more tied if not intertwined that it is difficult to understand who is the victim and who the perpetrator their unhappiness.
A comedy about love which soon becomes a farce in which one can not but smile at the same time to reflect strong themes, current and challenging as the crime “stalker” female and disorder “schizophrenia” addressed in a Lightweight, simple and clean.
Veronica Milaneschi confirms versatile and talented actress capable of taking the stage with charisma and personality giving credibility to his character never exceeded in tone and style.
Giulia Riccardi fun and convincing in the role of the eccentric psychologist succeeding with skill to bring a professional accentuating defects without ever appearing too grotesque.
I did not know artistically the rest of the cast, but they are all deserving of praise for the commitment and passion shown in building their characters being able to give various psychological nuances thanks to ‘experience and skill shown last night on stage.
Directed by Genolini is overall good value proving careful to give the right tempo and rhythm to the history and inspired in guiding the actors on stage.
Maybe the storyline appears weaker and perhaps hasty in the final, but still managed and intense pathos and giving the public reason to ponder how love can also become dangerous and pathological.
In competition this week at the Rome Fringe Festival.

121) Fak, Fek, Fik

 

fak fek fik 3Essere semplicemente “uno spettatore pagante” ti libera dai condizionamenti di appartenere alla casta dei giornalisti e al privè dei critici permettendoti di poter dire in libertà cosa pensi.
Ebbene, mai come in questo caso sono felice del mio status.
Non conosco Werner Schwab nè ho mai letto un rigo dei suoi testi e francamente di questa mia ignoranza non me vergogno.
A volte bisogna essere sgombri nella mente per approcciare meglio un adattamento e coglierne appieno l’essenza..
Ho cercato sul web notizie utili per poter scrivere una recensione “intelligente”, ma riflettendoci ho scelto di seguire la pancia.
Una pancia, aihme enorme, ma che mi spinge a dire che “Fak Fek fik” è uno spettacolo particolare, diverso e per certi versi coraggioso..

 

fak fek fik

Tre donne: Martina, Giovanna e Arianna si raccontano e raccontano il mondo femminile nella società attuale usando nello stesso tempo ironia, sarcasmo nell’esporre la ferocia , amara. cruda verità. Esistono diversi e different tipi di donna, chi è bigotta, chi è intraprendente, chi riservata, chi sognatrice, chi disillusa, chi vittima di violenza.
Tutte donne che comunque mostrano con coraggio e dignità il proprio volto, anima e anche corpo, spogliandosi letteralmente in scena di ogni forma di pudore e di ritrosia forti del loro grande orgoglio e della loro tenacia.
Martina è una donna legante,eterea e sorridente, Arianna invece è semplice, pulita, timida, infine Giovanna è focosa, dirompente, un vera forza della natura.
Tre diversi stili, personalità e sensibilità che eppure formano insieme una perfetta simbiosi di anime, cuore e sostanza. Tre attrici dotate di personalità forti, capaci di alternarsi sulla scena con ottima di scelta e dimostrando, nonostante la giovane età, talento e personalità scenica che in futuro non possono che migliorare. Il testo non è forse di facile comprensione e in alcuni momenti risulta autoreferenziale, ma soprattutto nella seconda parte non mancano gli spunti divertenti e coinvolgenti per merito di un ritmo narrativo crescente e con imprevisti colpi di scena.
La regia è attenta nel lasciare campo libero alle tre interpreti esaltando le doti artistiche e fisiche.
Le donne e il loro mondo fatto di pensieri, sentimenti e sogni possono apparire per lo più misteriosi per noi uomini, ma con questo spettacolo qualcosa è possibile saperne.
“Fak fek fik” è uno spettacolo teatrale di Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli e Dante Antonelli liberamente ispirato al testo “Le Presidentesse” di Werner Schwab, regia di Dante Antonelli, con :Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli. In scena questa settimana al Roma Fringe Festival.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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Be just “a spectator paying” frees you from the constraints of belonging to the caste of journalists and critics of the private room allowing you to be able to say what you think in freedom.
Well, never as in this case, I am happy with my status.
I know of Werner Schwab nor I never read a line of his lyrics and frankly of my ignorance I do not feel ashamed.
Sometimes you have to be mackerel in mind to approach better adapted and fully appreciate the essence ..
I searched on the web useful to write a review “intelligent”, but on reflection I have chosen to follow the belly.
A belly, Aihm huge, but that leads me to say that “Fak Fek fik” is a particular show, different and in some ways .. Three brave women: Martina, Giovanna and Arianna are told and tell the world of women in today’s society using at the same time irony, sarcasm in exposing the cruelty, bitter. hard truth. And there are several different types of woman, who is bigoted, who is enterprising, who reserved, who dreamer, who disillusioned, who the victim of violence.
All women who still show courage and dignity with his own face, body and soul also, literally stripping stage of any form of modesty and shyness of their strong and very proud of their tenacity.
Martina is a woman binder, ethereal and smiling, Arianna is rather simple, clean, modest, finally Giovanna is fiery, explosive, a true force of nature.
Three different styles, personalities and yet feeling that together form a perfect symbiosis of souls, heart and substance. Three actresses with strong personalities, capable of alternating on the scene with excellent choice and demonstrating, despite his youth, talent and stage personality that in the future can only get better. The text is not perhaps easy to understand and at times is self-referential, but especially in the second part there are plenty of ideas about fun and engaging to a growing narrative rhythm and with unexpected twists.
The director is careful to leave the field open to the three interpreters extolling the artistic skills and physical.
Women and their world of thoughts, feelings and dreams can appear mostly mysterious for us men, but with this show something you can learn.
“Fak fek fik” is a play of Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli and Dante Antonelli loosely based on the text “presidents” of Werner Schwab, directed by Dante Antonelli, with: Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli . On stage this week at the Rome Fringe Festival.