14) Wildlife

Il biglietto da acquistare per “Wildlife” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Wildlife” è un film di Paul Dano. Con Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan, Ed Oxenbould, Bill Camp.
Drammatico, 104′. USA, 2018

Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Ford

Sinossi:

Montana, 1960. Jerry perde il lavoro e si lascia andare alla depressione. La moglie Jeanette e il figlio Joe provano a contribuire alle finanze di famiglia, ma Jerry decide comunque di partire per spegnere incendi nelle foreste circostanti. Dentro Jeanette scatta qualcosa.

Recensione:

La serenità familiare e l’amore tra i genitori sono considerati da ogni figlio adolescente come qualcosa di assodato e indiscutibile. Eppure basta pochissimo perché queste certezze si frantumino.

Arriva su Netflix “Wildlife”, opera prima da regista per l’attore americano Paul Dano (Litte Miss Sunshine, Il petroliere, Okja), che ha conquistato i critici e toccato le corde più intime del pubblico, nel 2018, quando ha aperto la Settimana della critica a Cannes, affrontando un tema sempre attuale come la crisi di una famiglia. continua su

177) Oggi faccio azzurro (Daria Bignardi)

“Oggi faccio azzurro” è un romanzo scritto da Daria Bignardi e pubblicato da Mondadori nel novembre 2020.

Sinossi:
«Mi chiamo Gabriele, come l’arcangelo» aveva detto, «ma qui in Germania è un nome da donna. Il tuo invece che razza di nome è?»
Galla si chiama così in onore dell’imperatrice Galla Placidia: «Darmi quel nome è stato uno dei pochi gesti coraggiosi di mia madre». Da quando è stata lasciata dal marito, improvvisamente e senza spiegazioni, passa le giornate sul divano a fissare la magnolia grandiflora del cortile, fantasticando di buttarsi dal balcone per sfuggire a un dolore insopportabile di cui si attribuisce ogni colpa. Esce di casa solo per vedere la psicanalista Anna Del Fante o per andare in carcere. «Da quando Doug mi ha lasciata sto bene solo dentro. Canto con altre dieci volontarie in un coro di detenuti tossicodipendenti. Anche io devo disintossicarmi.»
Durante il primo viaggio da sola, a Monaco di Baviera, entra per caso in un museo dove è allestita la mostra della pittrice tedesca Gabriele Münter. Galla, che da ragazza studiava arte, ricorda solo che la Münter era nel gruppo del Cavaliere Azzurro con Vasilij Kandinskij. Ma quel giorno le sue opere «così piene di colore e prive di gioia» la ipnotizzano.
Da quel momento la voce di Gabriele entra nella vita di Galla: la tormenta, la prende in giro e intanto le racconta la sua lunga storia d’amore con Kandinskij, così simile a quella di Galla con Doug.
Mentre il dialogo tra le due si fa sempre più animato, la strada di Galla incrocia quella di altri due pazienti di Anna Del Fante: Bianca, un’adolescente che non riesce più ad andare a scuola, e Nicola, seduttore compulsivo e vittima di attacchi di panico. Le imprevedibili conseguenze di questo incontro potrebbero cambiare le vite di tutti e tre.
Una storia irresistibile – a tratti comica e a tratti struggente – che mescola leggerezza e profondità, grazia e tenerezza, esplorando il nostro rapporto con il dolore, che è poi il nostro rapporto con noi stessi.
Recensione:
Inutile girarci intorno sono rimasto perplesso, seguendo, da tempo, con interesse e piacere l’attività di Daria Bignardi come autrice.
Ho valutato su questo blog mediamente positivamente gli ultimi suoi scritti.
Ma questa volta con “Oggi faccio azzurro”, ho avvertito netta la sensazione che la brava e poliedrica Bignardi si sia un po’ persa sul piano narrativo e creativo.
“Oggi faccio azzurro” è un romanzo strano, difficilmente catalogabile, dispersivo, caotico, evidenziando l’assenza di una chiara e decisa identità letteraria, missione autoriale.
“Oggi faccio azzurro” appare diviso tra un romanzo e/o diario di finzione, finendo così per risultare un ibrido poco comprensibile sebbene complessivamente ben scritto e fruibile nella lettura.
Che cosa voleva raccontarci l’autrice?
Che cosa voleva mostrarci?
Quali riflessioni voleva sollecitarci?
Sono queste alcune delle domande che mi sono posto durante la lettura, che sfortunatamente non hanno trovato adeguate risposte.
“Oggi faccio azzurro” mi ha vagamente ricordato due romanzi letti in momenti diversi, ma accomunati dal fatto che avessero come protagonisti uomini e donne molto depresse e tentate dal suicidio: “Non buttiamoci giù” di Nick Hornby e “Il primo giorno della mia vita “di Paolo Genovese.
Se volessi allargare il raggio al genere cinematografico potrei citare almeno un paio di titoli italiani in cui i personaggi alias pazienti si ritrovano costretti a fare amicizia dopo che il loro analista è morto o impossibilitato a curarli: “Ma che colpa abbiamo noi” di Carlo Verdone e “Confusi e Felici” di Massimiliano Bruno.
Daria Bignardi aggiunge il proprio tocco ad un intreccio piuttosto prevedibile inserendo l’elemento pittorico/storico con l’intento di dare un taglio più “fresco” alle fasi di un doloroso e sofferto divorzio vissuta dalla protagonista.
Il risultato finale è però piuttosto deludente, non riuscendo a sovvertire l’impasse narrativo, lasciando così il lettore emotivamente tiepido.
L’”escamotage” della voce della pittrice Gabriele Munter come controcanto alla protagonista o se preferite eccentrico Grillo Parlante si dimostra interessante solamente all’inizio, per poi divenire ripetitivo, ridondante e non decisivo per un incisivo quanto auspicabile salto di qualità della storia.
Dispiace scriverlo, da sincero fan della Bignardi, ma “Oggi faccio azzurro” è una piccola grande delusione rispetto ai precedenti lavori.
Una lettura garbata, lineare, citazionista che alla fine lascia poco del proprio passaggio nella mente e cuore del lettore.

71 ) Mancarsi – La Donna Di Scorta (Diego De Silva)

“Mancarsi” è un romanzo scritto da Diego De Silva e pubblicato nel gennaio 2013 da Einaudi

Sinossi:
Diego De Silva fa un passo a lato, si allontana dalle irresistibili vicende di Vincenzo Malinconico e ci regala una semplice storia d’amore. Semplice per modo di dire, perché la scommessa è tutta qui: nel nascondere la profondità in superficie, nel tratteggiare desideri e dolori, speranze e rovine, con poche parole essenziali, dritte e soprattutto vere. Perché, come diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto, solo i racconti scarni e le canzoni dicono la verità sull’amore: quanto fa male, quanto fa bene. Solo lì si cela l’assoluto. Cosi De Silva prende i suoi due personaggi e li osserva con pazienza, li pedina, chiedendoci di seguirlo – e di seguirli – senza fare domande. Irene vuole essere felice, e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morte di una donna che aveva smesso di amare da tempo. Anche lui, come Irene, è mosso da un’assoluta urgenza di felicità. Anche lui vuole un amore e sa esattamente come vuole che sia fatto. Sarebbero destinati a una grande storia, se solo s’incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi. Ma il caso vuole che ogni volta che Nicola arriva, Irene sia appena andata via. Se le vite di Nicola e Irene non s’incontrano fino alla fine, le loro teste invece s’incontrano nelle pagine di questo libro: i pensieri, le derive, il sentire si richiamano di continuo, sono ponti gettati verso il nulla o verso l’altro. Forse, verso l’attimo imprevisto in cui la felicità finalmente abbocca.

“La Donna di Scorta” è un romanzo scritto da Diego De Silva e pubblicato nel aprile 2014 da Einaudi.

Sinossi:
Un uomo sposato e una giovane single s’incrociano su un marciapiede in una mattina di pioggia. Subito s’innamorano. Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare una normale relazione fra amanti, s’invertono fin dall’inizio. Livio, antiquario radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere: Dorina non vuole prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente di più di quello che Livio è disposto a darle, sconvolgendo in questo modo l’assetto ordinato della vita di lui. Il romanzo mette a nudo un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende, non ha bisogno di sacrifici, riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell’altro trova la sua ragion d’essere.

Recensione Unica:
Ero curioso di leggere questi due romanzi di Diego De Silva, avendo percepito dalla lettura delle due  sole sinossi che in qualche modo fossero legati da un filo rosso narrativo.
Una sensazione confermata dopo averli letti entrambi.
Anche se scritti in momenti diversi De Silva ha realizzato una sorta di manifesto sull’infedeltà coniugale o se preferite una chiave di lettura “tollerabile per accettare il triangolo amoroso e/o vedere la perdita di un coniuge mal sopportato come il primo segno per rinnamorarsi una seconda volta.
“Mancarsi” e “La Donna di Scorta” vanno assolutamente letti uno dietro l’altro per cogliere il senso più profondo del messaggio amoroso messo in campo da Silva.
L’amore non può essere considerata una proprietà privata né una persona può reclamarne l’esclusività.
L’innamoramento secondo De Silva sfugge a qualsiasi regola, codice, imposizione travolgendo tutto e tutti.
Un uomo può amare contemporaneamente la propria moglie e la giovane amante, non trovando il coraggio né la forza di scegliere.
Un’indecisione deprecabile in linea generale, ma nella storia tra Livio e Dorina, vede quest’ultima stranamente non interessata a reclamare maggiore spazio, visibilità e tempo rispetto alla famiglia di Livio.
Livio ama Dorina, ma allo stesso tempo è irritato dalla natura pacifica e tranquilla dell’amante.
Livio vorrebbe vedere, sentire una Dorina nelle vesti dell’amante appassionata, arrabbiata, esigente.
Ma Dorina non gli concederà mai questo sazio.
La loro storia travolgente, intensa finirà con la modalità straordinariamente normale voluta da Dorina.
Invece Nicola è rimasto improvvisamente vedovo. Costretto a piangere una moglie che purtroppo non amava più.
Un lutto che se da una parte si è rivelato paradossalmente liberatorio, dall’altra ha obbligato il protagonista a guardarsi dentro e comprendere se sia ancora capace d’amare.
Irene invece ha detto basta ad un matrimonio che la rendeva ogni giorno più triste e vuota emotivamente.
Nicola e Irene sono soli per motivi diversi, ma entrambi cercano, vogliono una seconda chance d’amare ed essere amati.
Il Destino in versione romantica gli darà una mano, facendoli causalmente incontrare in un luogo caro ad entrambi.
“Mancarsi” rievoca nella struttura narrativa e soprattutto nel continuo sfiorarsi dei due protagonisti, il celebre quanto romantico film americano “Insonnia d’amore” di Nora Ephron con protagonisti i bravissimi Tom Hanks e Meg Ryan.
“Mancarsi” ci spinge a credere, sperare che la fine di un amore, di un matrimonio non debba per forza significare la fine di tutto, anzi.
Diego De Silva regala vivide e sincere emozioni al lettore tramite questi due scritti , facendoci riflettere sulla nostra intima e personale idea sull’amore di coppia.

207) 40 sono i Nuovi 20

Il biglietto d’acquistare per “40 sono i nuovi 20” è : Neanche Regalato (Con Riserva)

“40 sono i nuovi 20” è un film del 2017 scritto e diretto da Hallie Meyers-Shyer, con: Reese Witherspoon, Michael Sheen, Candice Bergen, Lake Bell, Nat Wolff, Pico Alexander.

Reduce da una sofferta separazione alla soglia dei quaranta, Alice , figlia di un importante regista hollywoodiano, ha scelto di ritornare nella casa paterna a Los Angeles con le due figlie .
Alice Kinney (Reese Witherspoon) si trova a quarant’anni a doversi reiventare una vita sentimentale e lavorativa.
Alicia, per tutto l’anno è una madre perfetta , ad eccezione nel giorno del suo compleanno, quando con le sue amiche si regala una notte di folli festeggiamenti . Durante la quale , la donna incontra in un locale il fascinoso Harry (Alexander) insieme ad altri due amici, aspiranti filmaker in cerca di un posto dove vivere. Quella che doveva essere solamente l’incontro di una notte, si trasforma per Alicia , su suggerimento della madre, nell’accogliere in casa i tre ragazzi dando vita a un’atipica comune.
Una “comune” edulcorata e buonista, dove l’aspetto romance e passionale rappresentato dalla breve storia tra Harry ed Alicia è drammaturgicamente marginale, in una storia di convivenza colorata e allegra tra diverse generazioni ed esigenze
Tuttavia la convivenza avrà per Alice risvolti inaspettati, soprattutto quando il suo ex marito Austen (Michael Sheen) si presenterà alla porta con la valigia, deciso a riconquistarla.
L’esordiente Hallie Meyers-Shyer firma e dirige una commedia garbata, semplice ed a tratti quasi divertente, ma risultando fin dalle prime scene banale , prevedibile e poco credibile a livello drammaturgico sia come intreccio che nella costruzione dei diversi personaggi.
“40 anni sono i nuovi 20 ” cerca vanamente di far convivere narrativamente il desiderio di riscatto di una donna di mezz’età e il tema di famiglia allargata, finendo per non essere né carne ne pesce. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-15/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

108) L’amore criminale

Il biglietto d’acquistare per “L’Amore Criminale” è: Omaggio

“L’ Amore Criminale” è un film del 2017 diretto da Denise Di Novi, scritto da David Leslie Johnson, con : Katherine Heigl, Rosario Dawson, Geoff Stults, Whitney Cummings, Cheryl Ladd, Robert Wisdom, Jayson Blair, Mitch Silpa, Simon Kassianides.

Quando un matrimonio finisce uno dei due coniugi subisce maggiormente il colpo dal punto di vista emotivo, psicologico ed infine economico.
La fine di un amore che si sperava potesse durare una vita, ha sempre delle conseguenze.
Chi crede e pensa che un divorzio di comune d’accordo sia possibile, quasi certamente è un single incallito.
Se poi una coppia ha avuto anche una figlia, i problemi diventano ancora più complessi e delicati, se uno dei ex coniugi, sogna di farsi una vita con una nuova compagna.
Nel caso della nostra storia Tessa Connover (Heigel) a stento riesce a gestire il recente divorzio, quando il suo ex marito David, si fidanza con Julia Banks(Dawson), portando quest’ultima a vivere nella casa che condivideva con Tessa e coinvolgendo anche loro figlia nella nuova storia d’amore. Nel tentativo di calarsi nel nuovo ruolo di moglie e matrigna, Julia crede di aver trovato finalmente l’uomo dei suoi sogni, quello che la potrà aiutare a gettarsi alle spalle un passato burrascoso con ex violento. Ma la gelosia di Tessa prende subito una svolta patologica e niente potrà fermarla nel trasformare i sogni di Julia in veri e propri incubi.
Nulla di nuovo ed originale emerge sul piano drammaturgico dalla sceneggiatura di “L’Amore Criminale”, portando avanti un canovaccio narrativo già visto e analizzato in precedenti pellicole del passato. Ci si poteva semmai aspettare dallo sceneggiatore una più profonda ed incisiva costruzione dei caratteri e soprattutto dei profili psicologici delle due protagoniste. Invece i personaggi di Tessa e Julia sono delineati in modo troppo superficiale e semplicistica senza dargli lo spessore necessario affinché potessero davvero bucare lo schermo e coinvolgere.
I due personaggi tendono a scivolare nei più classici e scontati cliché di donne in lotta per lo stesso uomo.
A colmare almeno in parte questi evidenti limiti strutturali e narrativi, ci provano le grintose e carismatiche interpretazioni di Rosario Dawson e soprattutto di Katherine Heigel, per la prima volta impegnata in ruolo negativo ed oscuro, assai lontana dai personaggi da commedia romantica di cui è stata protagonista prima in TV e poi al cinema.
Le due attrici si fronteggiano, litigano, si picchiano, contendendosi il centro della scena oltre che l’amore dello stesso uomo, dando alla pellicola un po’ di colore, vivacità ed intensità, altresì destinata ad essere prevedibile e noiosa.
“L’Amore Criminale” è un film senza lode e senza infamia, di taglio e respiro televisivo e con un stile registico semplice, pulito, ma privo di un quid creativo e artistico capace di far fare al film un salto di qualità.
Se sposarsi è una lucida follia, riuscire a mantenere un rapporto civile con il proprio ex è un’opzione psichiatrica quasi impossibile per una persona con il cuore a pezzi.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

38) Mamma o Papà?

albanese

Il biglietto da acquistare per “Mamma o Papà?” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Riccardo Milani. Con Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Luca Marino, Marianna Cogo, Alvise Marascalchi, Matilde Gioli, Anna Bonaiuto, Carlo Buccirosso, Stefania Rocca, Claudio Gioè. Commedia, 98′. 2016

I figli sono piezz’e core, per dirla come i napoletani, una benedizione del Signore, l’elemento fondamentale per far sì che una coppia diventi una famiglia.

Ma quando l’amore finisce e marito e moglie decidono di separarsi, è proprio intorno alla custodia dei figli che si scatenano le più aspre battaglie.

Chi ha detto però che la fine di una storia debba tradursi in drammi e rancori? Esistono anche coppie che decidono di concludere il loro percorso insieme in modo civile, di comune accordo.

È questo il caso di Valeria (Cortellesi), brillante ingegnere, e Nicola (Albanese), valente ginecologo, che dopo 15 anni di matrimonio e tre figli hanno deciso di porre fine alla loro unione. Forse i due si vogliono ancora bene, ma sono stanchi della solita e alienante routine e desiderano rifarsi una vita e dedicarsi al proprio lavoro.

Entrambi, infatti, hanno davanti belle prospettive professionali. Valeria potrebbe andare in Svezia a seguire un importante cantiere assegnatole dal suo misantropo e maschilista capo, l’ingegnere Bertelli (Buccirosso).

Nicola, dal canto suo, potrebbe finalmente coronare il sogno di fare il medico in Africa e magari intraprendere una nuova relazione con la bella e intraprendente infermiera Melania (Gioli)

Entrambi devono però superare un ostacolo, in questa corsa alla felicità… la presenza dei figli!

Gli sceneggiatori hanno firmato una versione italiana, antitetica della celebre pellicola di Robert Benton “Kramer contro Kramer”, che sulla carta ha l’obiettivo di sdoganare l’idea tradizionale di famiglia e il sopracitato tema de “i figli prima di tutto” continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-mamma-o-papa/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”