40) Raymond and Ray

Raymond and Ray è un film di Rodrigo García. Con Ewan McGregor, Ethan Hawke, Sophie Okonedo, Tom Bower, Maribel Verdú. Drammatico, 100′. USA 2022

Sinossi:

Raymond e Ray sono cresciuti all’ombra di un padre che non sapeva fare il padre. Le loro madri (diverse) sono solo alcune delle donne che Harris ha sposato e bistrattato. Adesso che è morto, i due fratelli non vedrebbero l’ora di lasciarselo definitivamente alle spalle, ma la sua ultima volontà è quella che partecipino al funerale e scavino loro stessi la sua tomba. È solo la prima delle sorprese che il vecchio genitore ha riservato loro, ma non tutto il male vien per nuocere.

Recensione:

La morte del proprio padre è generalmente un momento doloroso per un figlio, un momento travagliato, una sorta di rito di passaggio nel percorso verso la maturità.

Ma se il padre in questione in vita si fosse comportato da vero mostro, dimostrandosi violento, anaffettivo, spregevole un figlio avrebbe il diritto di non presenziare al funerale oppure di essere persino sollevato di fronte alla notizia della sua dipartita?

“Raymond & Ray” di Rodrigo García, presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma e disponibile dal 21 ottobre in streaming su AppleTV+, si candida con buone chance alla vittoria finale e, aggiungo io, anche per la prossima stagione dei premi. continua su

87) Gli Spiriti dell’Isola

“Gli Spiriti dell’Isola” è un film di Martin McDonagh. Con Colin Farrell, Brendan Gleeson, Kerry Condon, Barry Keoghan, Pat Shortt. Titolo originale: The Banshees of Inisherin. Drammatico. Irlanda, USA, Gran Bretagna 2022

Sinossi:

Irlanda, 1923. I migliori amici Pádraic e Colm s’incontrano da una vita alle due del pomeriggio per qualche pinta al pub e le solite chiacchiere. Un giorno, però, Colm non apre la porta di casa all’amico, e in seguito, costretto a fornire una spiegazione, afferma di averne abbastanza di lui e di non voler passare un minuto di più in sua compagnia. Devastato e incapace di accettare la cosa, Pádraic cerca l’aiuto della sorella e poi del parrocco perché parlino con Colm, ma quest’ultimo non solo non ritratta, ma minaccia il peggio se Pádraic non lo lascerà in pace. Mentre sul continente infuria la guerra civile, sull’immaginaria isola di Inisherin, che si è sempre considerata al riparo dal conflitto, l’allontanamento di due amici fraterni innesca ugualmente una serie di conseguenze e un’escalation di atrocità.

Recensione:

Nella vita, purtroppo (?), tutto ha una fine. E no, non mi riferisco alla fine ultima, quella che tutti dovremmo giocoforza incontrare, prima o dopo. Io parlo di quella imposta in modo irrazionale dagli uomini, “che a causa di un particolare mandano per aria sogni e grandi amori”, per dirla alla Povia.

La storia dell’umanità è infarcita di grandi amori, collaborazioni professionali e storiche amicizie finite improvvisamente, tra urla, rancori e litigi, senza un valido motivo. Perché se è vero che l’uomo è un animale sociale, al contempo è anche il solo capace di rivoltarsi contro chi ha definito, fino all’attimo prima, “amico”.

Adesso prendete tutte queste considerazioni di carattere generale e spostatele nell’Irlanda del 1923, sull’immaginaria isola di Inisherin, e avrete un’idea di cosa aspettarvi da “Gli spiriti dell’isola” di Martin McDonagh, presentato in concorso a Venezia. continua su

81) EO

“EO” è un film di Jerzy Skolimowski Con Sandra Drzymalska, Mateusz Kosciukiewicz, Tomasz Organek, Isabelle Huppert. Drammatico, 86′. Polonia, Italia 2022

Sinossi:

Eo (“ih-oh”) è il nome di un asino che fa coppia con l’acrobata Kasandra in un circo polacco. Con la ragazza, Eo ha un rapporto speciale, una comunicazione intima, che passa attraverso le carezze, il tono della voce, un accoppiamento delle teste e dello spirito. Ma il circo viene smantellato, piegato dai debiti e dalle proteste, e i due vengono separati. Eo inizia così un viaggio che lo porta in paesi e contesti diversi, fino in Italia, sempre secondo ai cavalli, belli e capricciosi, caricato di pesi, per lo più ignorato, a volte pestato, per cieca furia umana, in un’occasione salvato e in un’altra no.

Recensione:

Devo essere onesto: Cannes 2022 era partito bene, quanto a qualità e sensatezza delle pellicole proposte. Certo, non mi illudevo che il mio percorso sarebbe stato esente da intoppi, ma stavo iniziando a nutrite la speranza di riuscire, questa volta, a schivare gli “Spira Mirabilis” (qui la lettera aperta che ha dato il là alla definizione).

78) Close

Close è un film di Lukas Dhont. Con Léa Drucker, Émilie Dequenne, Kevin Janssens, Igor van Dessel, Marc Weiss, Eden Dambrine, Gustav De Waele. Drammatico, 105′. Belgio, Paesi Bassi, Francia 2022

Sinossi:

Due tredicenni, Leo e Rèmi, vivono la loro preadolescenza condividendo momenti di gioco e momenti di riflessione. Il loro ingresso nella scuola superiore fa sì che i nuovi compagni inizino a manifestare il sospetto che la loro sia non solo un’amicizia ma una relazione sentimentale. Questo finirà per creare una certa distanza che si risolverà in una situazione destinata a lasciare una traccia profonda.

Recensione:

L’esperienza quotidiana insegna: talvolta bastano una parola sbagliata, un gesto, un silenzio per distruggere un rapporto. Le amicizie sincere e profonde possono essere, erroneamente, scambiate per rapporti d’amore. In fondo l’amicizia è una forma d’amore, ma se l’equivoco diventa cattiveria, sfottò o derisione, magari in ambito scolastico, ecco che la situazione può sfuggire di mano. continua su

77) Bones and all

Bones and all è un film di Luca Guadagnino. Con Timothée Chalamet, Chloë Sevigny, Michael Stuhlbarg, Mark Rylance, Taylor Russell. Drammatico, horror, 130′. USA 2022

Sinossi:

Verso la metà degli anni 80, Maren vive con il padre in Virginia ed è un’adolescente come tante. La sua vera natura costringe però il padre ad abbandonarla e a lasciarla al suo destino. Rimasta sola, Maren parte alla ricerca della madre che non ha mai conosciuto e lungo il tragitto conosce persone come lei, vagabondi ed emarginati nella società americana dell’era Reagan, tra cui Lee, di poco più grande, sbandato e affascinante, con il quale Maren prosegue il suo viaggio. Stato dopo stato, dal Maryland al Nebraska, incontro dopo incontro, Maren e Lee trovano la propria strada, incerti e spaventati di fronte all’irrompere del desiderio che li guida.

Recensione:

È complicato esprimere un giudizio definitivo sull’ultimo film di Luca Guadagnino“Bones and all”, il primo girato negli Stati Unito, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. D’altra parte è una costante del cinema del regista palermitano: o lo si ama o lo si detesta!

In questi anni, i passaggi alla Biennale non sono sempre stati trionfali, per Guadagnino, vedi quanto successo con “Splash” e “Suspiria”, ma stavolta qualcosa sembra essere decisamente cambiato…

Per ciò che mi riguarda, dovrei farvi sapere se mi sono saziato, cinematograficamente parlando, o meno con questi pezzi d’amore, di solitudine e di ferocia assemblati in una storia on the road ambientata nell’America rurale di Ronald Regan, piuttosto lontana da quella che siamo abituati a vedere al cinema.

Dovrei prendere posizione, insomma, ma sebbene siano trascorse molte ore dall’anteprima stampa, non riesco a sciogliere le mie riserve. continua

38) Athena

“Athena” è un film di Romain Gavras. Con Dali Benssalah, Sami Slimane, Anthony Bajon, Ouassini Embarek, Alexis Manenti. Drammatico, 97′. Francia 2022

Sinossi:

Dopo la morte del fratello minore a causa di un presunto scontro con la polizia, Abdel viene richiamato a casa dalla prima linea e ritrova la sua famiglia devastata. Intrappolato tra il desiderio di vendetta del fratello minore Karim e gli affari criminali del fratello maggiore Moktar, cerca con fatica di calmare le tensioni sempre più aspre. Quando però la situazione degenera, Athena, la loro comunità, si trasforma in una fortezza sotto assedio, diventando così la scena di una tragedia per la famiglia e non solo…

Recensione:

Arriva su Netflix oggi, 23 settembre, “Athena” di Romain Gavras, presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia, 97 minuti senza un attimo di pausa, di silenzio o di respiro.

Esplosioni, grida, colpi di pistola sono il fil rouge di una sceneggiatura in cui le parole e i dialoghi sono davvero pochi e funzionali al caos rabbioso ed esistenziale magistralmente costruito e inseguito dal regista francese.

La rabbia per un omicidio ingiustificato e orribile romperà gli argini della pace precaria, trascinando il quartiere Athena in una guerra contro la polizia e sconvolgendo la vita dei tre fratelli protagonisti. continua su

71) Love Life

“Love Life” è Un film di Kôji Fukada. Con Fumino Kimura, Kento Nagayama, Atom Sunada.
Drammatico, 123′. Giappone 202

Sinossi:

Taeko vive felicemente con il giovane sposo Jiro e il piccolo Keita, nato da una relazione precedente. Tutto ciò che desidera è l’approvazione di suo suocero, che stenta ad arrivare. Un incidente domestico riscrive però improvvisamente la vita di Taeko e di chi le sta vicino e determina il ritorno del padre biologico di Keita, Park, di cui la donna non aveva notizie da anni.

Recensione:

Questa volta vorrei cominciare con un paio di domande (retoriche). Avevamo bisogno che il regista giapponese Kôji Fukada ci offrisse il suo punto di vista sull’elaborazione del lutto? Che ci proponesse la versione in salsa giapponese de “La stanza del figlio”?

Visto il risultato finale, la mia risposta è, chiaramente, no. Ma probabilmente il caro direttore Barbera sentiva il bisogno di arricchire il concorso della Mostra del cinema di Venezia con questa tematica…continua su

64) Crimes of the Future

Il biglietto d’acquistare per “Crimes of The Future” è : Di pomeriggio

“Crimes of the Future” è un film di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart, Scott Speedman, Welket Bungué. Fantascienza, 147′. USA 2022

Sinossi:

L’artista Saul Tenser e la sua assistente Caprice eseguono performance di asportazione di nuovi organi di natura tumorale dal corpo dello stesso Tenser. Quando i due decidono di registrare il brevetto dei nuovi organi generati nel corpo dell’artista, il loro percorso incrocia quello di una setta dedita a mangiare plastica, già nel mirino delle forze dell’ordine dell’unità Nuovo Vizio.

Recensione:

Sarebbe un “crimine giornalistico”, da parte mia, esprimere un giudizio secco e definitivo sul film di David Cronenberg “Crimes of the future”, presentato in concorso al Festival di Cannes e in uscita al cinema in questi giorni, basandomi sulla sola visione in lingua originale sottotitolata.

Perché bisogna dirlo: anche i colleghi madre lingua inglese hanno faticato a immergersi nel mondo costruito dal regista americano, dove il confine tra orrore e trash, iperboli e critica sociale è quanto meno sottile.

“Crimes of the future” è allo stesso tempo provocatorio, visionario, cupo, allarmante, divertente, esagerato nell’evidenziare le derive possibili (?) della scienza e della medicina, impiegate dall’uomo per fini estetici o edonistici.

Cronenberg immagina un futuro non troppo lontano in cui l’uomo ricava piacere trovandosi sotto i ferri. “La chirurgia è il nuovo sesso”, dice estasiata Timlin, responsabile del Centro Nazionale degli Organi.

Le operazioni chirurgiche sono diventate esibizioni d’arte; i chirurghi performer creativi. Il corpo umano viene considerato alla stregua di una tela su cui intervenire senza porsi limiti. continua su

52)Casablanca beats

“Casablanca Beats” è un film di Nabil Ayouch. Con Ismail Adouab, Nouhaila Arif, Samah Baricou, Abdelilah Basbousi, Anas Basbousi. Drammatico, 101′. Marocco, Francia 2021

Sinossi:

In un quartiere popolare di Casablanca arriva Anas, un ex rapper che ha ottenuto un incarico di insegnamento in una scuola ad indirizzo artistico che ha al vertice una direttrice piuttosto rigida. Anas non ha una casa e dorme in macchina ma in classe si presenta come un docente che non rinuncia a pretendere risultati dagli allievi, pronto anche a trattarli con durezza verbale quando gli presentano esibizioni di hip hop velleitarie.

Recensione:

Si può fare musica “alternativa” (che sia rap, hip hop o simili) in Tunisia? I rapper e i giovani che si cimentano possono parlare di tutto oppure ci sono ancora argomenti considerati tabù (come ad esempio la religione)?

“Casablanca beats” del regista Nabil Ayouch, presentato in concorso a Cannes 2021, getta luce sull’argomento, con una storia che è una via di mezzo tra “Saranno famosi” e “L’attimo fuggente”. continua su

14) Scompartimento 6 ( Rosa Liksom )

“Scompartimento n 6” è un romanzo scritto da Rosa Liksom e pubblicato da Iperborea il 24 Febbraio 2014
Sinossi:
Mosca, anni ’80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, due estranei si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall’inesauribile sete di vodka. Nell’intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, avvezzo al carcere, ma con l’irriducibile passione per la vita. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l’hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande nella terra che l’ha sedotta. È l’anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l’incontro tra due destini ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell’eterno sogno cechoviano “A Mosca! A Mosca!”.
Recensione:
All’ultimo Festival di Cannes, rimasi complessivamente tiepido alla trasposizione cinematografica di “Scompartimento 6” , mentre la maggioranza dei collegi critici applaudiva convintamente alla fine della proiezione.
Ovviamente non avendo letto il romanzo di Rosa Liksom, non possedevo gli elementi necessari per fare paragoni né per esprimere giudizi artistici definitivi.
Come ben sapete, cerco di colmare il prima possibile queste mie mancanze letterarie , leggendo il romanzo.
E generalmente la lettura dei romanzi mi apre un mondo, arricchendomi sul piano umano e creativo.
Stavolta dopo aver letto il romanzo di Rosa Liksom, mi sento obbligato a scusarmi con il regista finlandese Juho Kuosmanen per essere stato così tirato con il suo film,
La versione cinematografica va decisamente rivalutata, apprezzata sotto ogni aspetto.
Il regista ha compiuto un vero “miracolo “ narrativo e strutturale nel dare senso, verve, passione ad un romanzo prolisso, lento ed oltre modo ripetitivo.
dispiace per i numerosi fan dell’autrice Liksom, ma il romanzo, a nostro modesto pare, è un classico caso di bestseller letterario fondato sul nulla.
“Scompartimento 6” si è rivelata una lettura pesante, caotica , priva di mordente oltre che monocorde.
Se non fosse stato per il nostro spiccato senso del dovere misto al masochismo letterario saremmo saltati giù dalla Transiberiana molto prima della fine, annoiati e delusi da un racconto autoreferenziale ed inconcludente.