52)Casablanca beats

“Casablanca Beats” è un film di Nabil Ayouch. Con Ismail Adouab, Nouhaila Arif, Samah Baricou, Abdelilah Basbousi, Anas Basbousi. Drammatico, 101′. Marocco, Francia 2021

Sinossi:

In un quartiere popolare di Casablanca arriva Anas, un ex rapper che ha ottenuto un incarico di insegnamento in una scuola ad indirizzo artistico che ha al vertice una direttrice piuttosto rigida. Anas non ha una casa e dorme in macchina ma in classe si presenta come un docente che non rinuncia a pretendere risultati dagli allievi, pronto anche a trattarli con durezza verbale quando gli presentano esibizioni di hip hop velleitarie.

Recensione:

Si può fare musica “alternativa” (che sia rap, hip hop o simili) in Tunisia? I rapper e i giovani che si cimentano possono parlare di tutto oppure ci sono ancora argomenti considerati tabù (come ad esempio la religione)?

“Casablanca beats” del regista Nabil Ayouch, presentato in concorso a Cannes 2021, getta luce sull’argomento, con una storia che è una via di mezzo tra “Saranno famosi” e “L’attimo fuggente”. continua su

14) Scompartimento 6 ( Rosa Liksom )

“Scompartimento n 6” è un romanzo scritto da Rosa Liksom e pubblicato da Iperborea il 24 Febbraio 2014
Sinossi:
Mosca, anni ’80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, due estranei si trovano a condividere lo scompartimento: una taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall’inesauribile sete di vodka. Nell’intimità forzata del piccolo spazio la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, avvezzo al carcere, ma con l’irriducibile passione per la vita. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l’hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande nella terra che l’ha sedotta. È l’anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l’incontro tra due destini ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell’eterno sogno cechoviano “A Mosca! A Mosca!”.
Recensione:
All’ultimo Festival di Cannes, rimasi complessivamente tiepido alla trasposizione cinematografica di “Scompartimento 6” , mentre la maggioranza dei collegi critici applaudiva convintamente alla fine della proiezione.
Ovviamente non avendo letto il romanzo di Rosa Liksom, non possedevo gli elementi necessari per fare paragoni né per esprimere giudizi artistici definitivi.
Come ben sapete, cerco di colmare il prima possibile queste mie mancanze letterarie , leggendo il romanzo.
E generalmente la lettura dei romanzi mi apre un mondo, arricchendomi sul piano umano e creativo.
Stavolta dopo aver letto il romanzo di Rosa Liksom, mi sento obbligato a scusarmi con il regista finlandese Juho Kuosmanen per essere stato così tirato con il suo film,
La versione cinematografica va decisamente rivalutata, apprezzata sotto ogni aspetto.
Il regista ha compiuto un vero “miracolo “ narrativo e strutturale nel dare senso, verve, passione ad un romanzo prolisso, lento ed oltre modo ripetitivo.
dispiace per i numerosi fan dell’autrice Liksom, ma il romanzo, a nostro modesto pare, è un classico caso di bestseller letterario fondato sul nulla.
“Scompartimento 6” si è rivelata una lettura pesante, caotica , priva di mordente oltre che monocorde.
Se non fosse stato per il nostro spiccato senso del dovere misto al masochismo letterario saremmo saltati giù dalla Transiberiana molto prima della fine, annoiati e delusi da un racconto autoreferenziale ed inconcludente.

34) Finale a Sorpresa

Il biglietto d’acquistare per “Finale a Sorpresa” è : Ridotto

“Finale a Sorpresa” è un film di Mariano Cohn, Gastón Duprat. Con Penélope Cruz, Antonio Banderas, Oliver Martínez,
Irene Escolar, Melina Matthews, Manolo Solo. Titolo originale: Competencia oficial.
Commedia, 114′. Spagna 2021

Sinossi:

Alla ricerca di riconoscimento e prestigio sociale, un uomo d’affari miliardario decide di fare un film che lasci il segno. Per riuscirci, assume i migliori: un cast stellare formato dalla famosa regista Lola Cuevas e da due rinomati attori, entrambi di enorme talento, ma con un ego ancora più grande: Félix Rivero, attore hollywoodiano, e Iván Torres, illustre interprete del teatro radicale. Entrambi delle leggende, ma non proprio in buoni rapporti. Attraverso una serie di sfide sempre più eccentriche lanciate da Lola, Felix e Iván devono confrontarsi non solo l’un l’altro, ma anche con il loro lascito artistico.

Recensione

Finalmente spunta il sorriso e una buona dose d’ironia sul serioso e cupo volto di Venezia 78, grazie alla divertente quanto intelligente commedia spagnola “Finale a sorpresa” (Official competition), diretta da Mariano Cohn e Gastón Duprat.

Il film gioca con lo spettatore, portandolo “dietro le quinte” di una macchina produttiva, per mostrargli come nasce e soprattutto come si costruisce una pellicola – dalla scelta degli attori alle prove, spesso ridotte al lumicino dalla produzione per esigenze di budget e di tempo.

In tanti sognano di fare un film, ma solo pochi fortunati ci riescono, magari dopo aver lottato anni per trovare contributi statali o sponsor privati. In “Finale a sorpresa”, invece, i soldi non sono un problema, perché a volere il film ad ogni costo è don Humberto Suarez, ricco industriale e imprenditore intenzionato a lasciare il segno del suo passaggio su questa Terra.

Dopo aver pensato di finanziare un ponte, l’egocentrico ottantenne si convince a produrre un film, ma vuole il meglio: il romanzo di un premio Nobel, la regista più in auge del momento, l’eccentrica Lola Cueva (Cruz), gli interpreti più bravi, Félix Rivero (Banderas) e Ivàn Torres (Martínez), tra cui non scorre però buon sangue. continua su

32) Californie

Il biglietto d’acquistare per “Californie” è : Di pomeriggio (Con Riserva)

“Californie” è di Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman. Con Khadija Jaafari, Ikram Jaafari, Maria Amato. Drammatico, 81′. Italia 2021

Sinossi

Jamila è una ragazza marocchina che vive in una città portuale dell’Italia del Sud. A 9 anni ha sogni, modelli di riferimento e curiosità per la vita, ma le difficoltà e il senso di emarginazione che prova quando è con i suoi coetanei la induriscono e la rendono sempre più diffidente. Comincia allora ad idealizzare il suo Paese d’origine, dove dichiara di voler tornare, e lascia la scuola per andare a lavorare a tempo pieno nel negozio “Californie”, per poter diventare un giorno una brava parrucchiera.

Recensione:

Avevamo già avuto modo di apprezzare alla Festa del cinema di Roma nel 2018, con il film “Butterfly”, il talento e la creatività del duo registico formato da Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, capace di raccontare la realtà con uno stile semplice ma coinvolgente e toccante, mescolando documentario e finzione.

Il sodalizio artistico e la formula vincente si ripetono in “Californie”, presentato in concorso alle Giornate degli Autori. Un progetto girato nell’arco temporale di cinque anni, incentrato sul tema dell’integrazione giovanile nel Sud Italia.

Anche questa volta, il lavoro è ambizioso e meticoloso, vista la scelta di mostrare “in presa diretta”, nel corso del tempo, le trasformazioni fisiche e caratteriali e le scelte di vita compiute da Jamila (Jaafari). Il risultato è un’opera veramente immersiva, che solo raramente trasmette la sensazione di “artefatto” o premeditato.

La vita della giovane protagonista è scandita da diverse fasi. Nella prima, forse la più bella e positiva, la vediamo a nove anni allenarsi nella palestra di Torre del Greco, sognando di ripetere le gesta di Irma Testa (che appare in un breve cameo), seguita in modo paterno dallo stesso maestro di pugilato. continua su

26) Un Altro Mondo

Il biglietto d’acquistare per “Un altro mondo” è : Omaggio

“Un Altro mondo” è un film del 2021 diretto da          Stéphane Brizé, scritto da   Stéphane Brizé e Olivier Gorce, con :  

Vincent Lindon, Sandrine Kiberlain, Anthony Bajon, Marie Drucker.

Sinossi:

Un dirigente d’azienda, sua moglie, la sua famiglia, nel momento in cui le scelte professionali dell’uomo sono sul punto di stravolgere la vita di tutti. Philippe Lemesle e la moglie si stanno per separare, il loro amore irrimediabilmente logorato dalle pressioni del lavoro. Dirigente di un grande gruppo industriale, l’uomo non sa più come soddisfare le richieste incoerenti dei suoi superiori: ieri volevano che fosse un manager, oggi vogliono un esecutore. Per Philippe è dunque arrivato il momento in cui deve decidere cosa fare della sua vita.

Recensione:

Può esistere una società in cui gli interessi economici, gli egoismi individuali, i dividendi degli azionisti e l’avidità dei capitani d’industria non siano sempre  prioritari e prevalenti su tutto ?

E’ ipotizzabile un altro modo di fare impresa  non scaricando sempre e comunque sui i lavoratori i costi di risanamento?

E’ pensabile un mondo in cui i dirigenti d’azienda rinuncino ai propri bonus e profitti per non dover licenziare i propri lavoratori.

E’ possibile coniugare, tenere insieme la sfera familiare con quella lavorativa senza far implodere una delle due od entrambi?

Una persona cinica quanto realistica  risponderebbe  negativamente sull’ utopia di un modello diverso da quello esistente in cui la legge di mercato  decide dove chiudere, quando aprire o peggio delocalizzare un’ azienda.

I lavoratori sono “un bene” sacrificabile al fine di garantire la competitività dell’azienda sul panorama internazionale

Un manager , un direttore di una filiale non può concedersi una crisi di coscienza, mostrare perplessità nei riguardi dei piani aziendali proponendo un piano alternativo.

Scrive lo stesso Brizè nella sua nota di regia:


“Philippe Lemesle si muove tra i vincenti della società, nell’ambiente dei dirigenti d’azienda, della meritocrazia…

 Come si può ammettere di provare dolore, di essersi perduti, quando si è parte dell’élite?

… In un mondo simile non si può – non si deve – essere deboli. In un mondo simile sembra che non si possa più godere del diritto di contestare ordini che vengono dall’alto e che in fretta devono essere imposti in basso. Il film narra la storia di un mondo silenziosamente diviso in due, di vite professionali e personali che naufragano, di un mondo in cui uomini e donne in cravatta e abiti troppo stretti combattono sempre di più per trovare un senso…”

Un altro mondo è il drammatico quanto angosciante travaglio personale e professionale vissuto contemporaneamente dal protagonista.

Philippe Lemesle è un ottimo dirigente d’azienda, un lavoratore  stimato ed apprezzato dai vertici americano

Ma la sua vita perfetta rischia di sbriciolarsi quando si ritrova a dover  affrontare un doloroso divorzio , un complesso passaggio di ristrutturazione aziendale (alias licenziamenti) e l’improvvisa malattia del figlio. 

Philippe cerca di “parare” tutti i colpi del Destino e dallo spietato mondo del mercato, ma nonostante gli sforzi compiuti tutto sembra muoversi all’opposto.

“Un Altro mondo” vive dell’intensa, essenziale, asciutta quanto potente performance di Vincent Landon giocata sui silenzi, sulle pause e su presenza carismatica dell’attore francese sulla scena.

Philippe  dopo aver vissuto, lavorato seguendo le rigide e spietate di una società capitalista, trova la forza  per prenderne le distanze rivendicando dignità ed umanità.

“Un altro mondo” presente un script lineare, semplice, forse un po’ retorico  nei toni e prevedibile nello sviluppo della contesa tra coscienza e lavoro.

Vincent Landon  è credibile, profondo nell’incarnare il cambio di prospettiva morale e professionale del personaggio.

Ma il talento ed esperienza di Landon non sono sufficienti per salvare il film da  un senso di freddezza stilistica e ritmo narrativo monocorde.

Philippe non  riuscendo  a modificare il modo di pensare ed agire dei propri capi, compie l’atto più rivoluzionario di questi tempi: rimanere coerenti con stessi.

Coerenza e rispetto sono valori e codici di comportamento che purtroppo appartengono ad un altro mondo di cui Philippe è un valido e raro rappresentante.

21) Una Vita in Fuga

Il biglietto d’acquistare per “Una vita in Fuga” è : neanche regalato (Con Riserva)

“Una Vita in Fuga” è un film del 2021 diretto da Sean Penn

Con Katheryn Winnick, Sean Penn, Josh Brolin, Miles Teller, Eddie Marsan, Norbert Leo Butz. Drammatico, 107′. USA 2021

Sinossi:

John Vogel è nato il giorno della bandiera (14 giugno) e sotto una cattiva stella. Truffatore ispirato, sogna un grande futuro per sé e la propria famiglia, soprattutto per Jennifer, la figlia maggiore e prediletta. Padre carismatico, quando non è altrove, promette una vita vissuta come un’avventura. Il resto del tempo accumula i debiti e i rischi di una vita oltre i confini della legalità. Egoista e bugiardo, lascia moglie e figli una notte d’estate voltandosi indietro solo una volta, per guardare la sua Jennifer che non smetterà mai di cercarlo come la polizia di inseguirlo.

Recensione:

Dopo quello di Nadav Lapid (ne ho parlato qui), ecco subito un altro “caso” scuotere il Festival di Cannes 2021, alimentando le polemiche dei critici e soprattutto i miei dubbi su quali siano i criteri adottati dal buon Frémaux nel selezionare i film per il concorso ufficiale.

Difficilmente riuscirò a svelare il mistero dei criteri, ma quello che posso affermare con certezza è che a Cannes devono avere un debole per Sean Penn – oppure un debito da salvare, chissà. Perché, artisticamente parlando, le sue ultime due presenze non si spiegano.

Nel 2016 “The Last Face” fu probabilmente il film più insulso della kermesse – all’epoca lo definii “un brutto film senz’anima” – che faceva quasi ridere il pubblico anche quando in scena c’era la sempre bellissima Charlize Theron completamente nuda. All’epoca delle riprese l’attrice e il regista stavano insieme, ma quando sbarcarono sulla Croisette erano già ai ferri corti – per la bruttezza del girato, malignò qualcuno.

Questa volta Sean Penn ha preferito concentrarsi su un rapporto padre-figlia, eppure sembra comunque aver perso il suo tocco magico. “Una vita in fuga” (Flag Day), ispirato a una storia vera, risulta inutile, noioso, prevedibile nello sviluppo.

L’idea era quella di raccontare il rapporto tra John Vogel, il più grande falsario americano, e la figlia Jennifer. E di consacrare anche, en passant, Dylan Penn nell’Olimpo dei grandi, come i celebri genitori (Sean e Robin Wright). Il risultato, invece, è che la ragazza ne esce con le ossa rotte, dopo essere stata praticamente buttata nel vuoto. Senza paracadute. continua su

12) Voyage of Time

Il biglietto d’acquistare per “Voyage of Time” è : Omaggio (Con Riserva)

“Voyage of Time ” è unn film di Terrence Malick. Con Cate Blanchett, Brad Pitt. Documentario, 90′. USA, Germania 2016

Sinossi:

L’universo che si svela davanti ai vostri occhi, in un’esperienza per i sensi, la mente e l’anima. Così le note stampa presentano l’ultimo lavoro di Terrence Malick, co-prodotto da “National Geographic”, privo di dialoghi e affidato al commento intermittente di un testo, in originale interpretato da Cate Blanchett. Una costruzione fatta di musica e pure immagini in altissima definizione, sensazionali, trionfali: la Natura nel suo svolgersi, in un’esplosione continua, ipertrofica, di materia, fuoco, acqua, luce, vita. Un compendio della storia del pianeta Terra, dalla nascita delle stelle alla comparsa dell’uomo, passando dall’origine dei pianeti alla microbiologia, dalla formazione delle masse stellari alla lava che si stempera nell’acqua, fino a gole di roccia scolpite dal vento, fiumi, deserti, ghiacciai.

Recensione:

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo diretti? Sono le eterne domande che da secoli l’umanità si pone. E da secoli va avanti anche lo scontro tra fede e scienza, per dimostrare le rispettive teorie sulla genesi dell’universo e della nostra Terra.

Terrence Malick con il suo documentario “Voyage of time – Il cammino della vita”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2016, decide di sottoporre al pubblico la sua personale idea di genesi e nascita dell’uomo. continua su

4) E’ andato tutto bene

Il biglietto da acquistare per “È andato tutto bene” è: Di pomeriggio.

“E’ andato tutto bene” è

Un film di François Ozon. Con Sophie Marceau, André Dussollier, Géraldine Pailhas, Charlotte Rampling, Éric Caravaca. Drammatico, 113′. Francia 2022

Sinossi:

La vita di Emmanuèle Bernheim, scrittrice e sceneggiatrice francese, precipita con una telefonata. Il padre ha avuto un ictus e al suo risveglio chiede alla figlia di aiutarlo a morire. A sostenerla in quella missione impossibile ci sono Pascale, la sorella trascurata, e Serge, il compagno discreto. Debole e dipendente dalle sue ragazze, André è un uomo capriccioso ed egoista, incapace di comprendere il dolore che infligge alle figlie, mai amate come era necessario. Tra lucidità e terrore, Emmanuèle e Pascale navigano a vista nel dramma. Come rifiutare al proprio padre la sua ultima volontà? Ma come accettarla? Da bambina Emmanuèle ha sognato tante volte di ‘uccidere suo padre’, un genitore tossico e poco garbato, ma aiutarlo ‘a farla finita’ nella vita reale è un’altra cosa.

Recensione :

La “dolce morte” è un tema che divide l’opinione pubblica, dando il là a forti scontri tra laici e credenti. Nell’Unione europea al momento non esiste una giurisprudenza comune, così ogni Paese provvede da sé.

Ci sono condizioni che renderebbero l’eutanasia accettabile? Oppure il diritto alla salute deve venire prima di tutto, anche della dignità dell’individuo? Ed è giusto che una persona chieda la collaborazione dei propri cari, di fronte a una decisione di simile portata?

Se lo domanda Emmanuèle (Marceau), scrittrice e sceneggiatrice, quando il padre André, sopravvissuto a un brutto ictus, le chiede di aiutarlo a morire. Se è pensiero comune che nessun genitore dovrebbe sopravvivere a un figlio, quanto può essere straziante, per una figlia, organizzare il suicido assistito del padre? continua su

2) Un Eroe

Il Biglietto d’acquistare per “Un Eroe” è : Ridotto.

“Un Eroe” è un film di Asghar Farhadi. Con Sarina Farhadi, Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh, Fereshteh Sadre Orafaiy, Sahar Goldust. Drammatico, 127’. Francia 2021

Sinossi:

Rahim Soltani ha contratto un debito che non può onorare. Per questa ragione sconta da tre anni la pena in carcere. Separato dalla moglie, che gli ha lasciato la custodia del figlio, sogna un futuro con Farkhondeh, la nuova compagna che trova accidentalmente una borsa piena d’oro. Oro provvidenziale con cui “rimborsare” il suo creditore. Rahim pensa di venderlo ma poi decide di restituirlo con un annuncio. La legittima proprietaria si presenta, l’oro è reso e il detenuto promosso al rango di eroe virtuoso dall’amministrazione penitenziaria che decide di cavalcare la notizia, mettendo a tacere i recenti casi di suicidio in cella. Rahim diventa improvvisamente oggetto dell’attenzione dei media e del pubblico. Ma l’occasione di riabilitare il suo nome, estinguere il debito e avere una riduzione della pena, diventa al contrario il debutto di una reazione a catena dove ogni tentativo di Rahim di provare la sua buona fede gli si ritorcerà contro.

Recensione:

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. In una società dove onestà e senso civico sembrano contare sempre meno, in favore della mera apparenza e della reputazione sui social, chi può dire se esista ancora una persona davvero sincera?

Dopo due esperienze internazionali poco convincenti (“Il passato” e “Tutti lo sanno”, ndr), il regista premio Oscar Asghar Farhadi torna a girare un film nel suo paese, l’Iran. “Un eroe”, Gran Premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes, parla delle derive della società iraniana eppure racconta anche una storia dal carattere universale.

In un Paese dove chi non paga i propri debiti finisce in carcere, Rahim Soltani (Jadidi) viene elevato suo malgrado al rango di eroe per aver compiuto un gesto onesto (restituire al legittimo proprietario una borsa piena d’oro trovata per caso dalla compagna). Una volta uscito di prigione, però, sarà molto difficile se non impossibile, per lui, dimostrare la propria buona fede…

Lo spettatore segue con curiosità e un pizzico di divertimento l’evolversi della storia, una via di mezzo tra un intreccio kafiano e pirandelliano. Rahim non sembra altro che un disperato burattino, esaltato e poi affossato dalle autorità e dalla gente. Eroe per un giorno, povero diavolo per sempre continua su

1) Illusioni Perdute -Anno 2022

Il biglietto d’acquistare è : “Di pomeriggio ( Con Riserva)

“IIusioni Perdute” è un film di Xavier Giannoli. Con Cécile De France, Gérard Depardieu, Xavier Dolan, Jeanne Balibar,
Benjamin Voisin. Drammatico, 144′. Francia 2021

Sinossi:

Lucien Chardon è un giovane poeta sconosciuto nella Francia del XIX secolo. Nutre grandi speranze ed è deciso a forgiare il proprio destino. Abbandonata la tipografia di famiglia nella città natia, decide di tentare la sorte a Parigi sotto l’ala protettrice della sua mecenate. Lasciato presto a cavarsela da solo in questa meravigliosa città, il giovane scoprirà le macchinazioni in atto in un mondo che ubbidisce alla legge del profitto e della simulazione. Una commedia umana dove tutto può essere comprato o venduto, il successo letterario e la stampa, la politica e i sentimenti, la reputazione e l’anima.

Recensione:

Altra piacevole ventata d’ironia e freschezza, almeno a parere di chi vi scrive, abbattutasi su Venezia 78, grazie al convincente quanto cinico adattamento cinematografico del romanzo di Balzac “Illusioni perdute” (ovviamente mai letto).

Il film di Xavier Giannoli è caldamente sconsigliato a chi oggi si illude, crede o peggio ancora pretende di ingannare il lettore sostenendo l’autonomia, l’indipendenza e l’autorevolezza dei media – esclusi i presenti, ovviamente.

L’incipit è tipico del melodramma in costume (il protagonista Lucien Chardon, rimasto solo e squattrinato a Parigi sembra sul punto di commettere un insano gesto), e mi ha provocato un brivido lungo la schiena a cui è seguito il pensiero di fuggire a gambe levate dalla sala. continua su