114) Scompartimento n 6

Il biglietto da acquistare per “Scompartimento n° 6” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

2Scompartimento n 6″ è un film di Juho Kuosmanen. Con Seidi Haarla, Yuriy Borisov, Yuliya Aug, Lidia Costina, Tomi Alatalo. Drammatico, 107′. Finlandia, Estonia, Germania, Russia 2021

Sinossi:

Laura è una ragazza finlandese che vive a Mosca, dove ha una relazione con la professoressa Irina e si gode di riflesso la sua vita glamour fatta di ricevimenti intellettuali e mondani nel grande appartamento. Irina spesso la delude, come quando decide di non partire con lei per un viaggio verso Murmansk per vedere i petroglifi. Ma Laura non si perde d’animo e parte lo stesso, tutta sola, per un lungo, epocale viaggio in treno attraverso la Russia. Prima di raggiungere Murmansk, avrà tempo di stringere un’amicizia con il suo compagno di cuccetta, Ljoha.

Recensione:

In questi anni funestati dalla pandemia, viaggiare è diventata una vera e propria incognita. Salire su un aereo, su un treno, su un autobus è una scommessa, perché il virus potrebbe essere in agguato… Eppure viaggiare è da sempre uno degli impulsi primari dell’uomo.

“Scompartimento n°6” di Juho Kuosmanen, presentato in concorso al Festival di Cannes dove si è aggiudicato il Gran Premio della giuria, porta lo spettatore indietro nel tempo agli anni ’80, quando esisteva ancora l’Urss e i viaggi in treno potevano durare giorni.

Laura è una studentessa finlandese che per amore della compagna Irina ha stravolto la propria esistenza, trasferendosi a Mosca e scegliendo di studiare archeologia. Laura pensa di aver trovato la sua anima gemella, con cui condividere tutto. Ad esempio una vacanza a Murmansk per ammirare alcuni reperti.

Al momento della partenza, però, Irina adduce impegni improrogabili e Laura sale sul treno da sola, delusa e confusa. Per di più si trova condividere lo scompartimento n°6 con un rude operaio sovietico di nome Ljoha. Nonostante i problemi iniziali e le differenze evidenti, i due compagni di viaggio iniziano a conoscersi meglio e ad ascoltarsi. Sarà l’inizio di un percorso che cambierà il loro punto di vista…continua su

112)Annette

Il biglietto d’acquistare per “Annette” è : Omaggio

“Annette” è un film di Leos Carax. Con Adam Driver, Marion Cotillard, Simon Helberg, Devyn McDowell, James Reade Venable. Drammatico, musical. Francia, USA 2021

Sinossi:

Los Angeles. Henry è uno stand-up comedian con uno spiccato senso dell’umorismo; Ann una cantante di fama internazionale. Sul palcoscenico sono la coppia perfetta: felici, pieni di salute e radiosi. La nascita della prima figlia, Annette, una bambina misteriosa con un destino eccezionale, cambierà la loro esistenza.

Recensione:

Forse sono solo un po’ arrugginito, e mi serve un attimo per rientrare in sintonia con “l’estetica cinematografica di Cannes” o, più prosaicamente, con le motivazioni di Frémaux e soci. Perché lo ammetto, anche questa volta, io la scelta di “Annette” di Leos Carax come film d’apertura per il Festival non l’ho capita.

Sono al mio primo giorno di kermesse, e alla prima visione, e già sono sommerso da imbarazzo e dubbi. Imbarazzo perché ho difficoltà a incasellare “Annette” in un genere.

Nonostante – e paradossalmente – la pellicola mescoli musical, melodramma, thriller, horror, grottesca satira sui media, ironica critica sulla gestione dei baby talenti, infatti, sembra come mancarle una chiara identità.

L’imbarazzo è anche legato alle scene di sesso in chiave musical con protagonisti Adam Driver e Marion Cotillard – ho preso atto oggi dell’esistenza di un nuovo filone di trash che qualcuno ama definire autoriale. I due attori risultano stonati, male assortiti, privi di alchimia. E il ruolo mortifica tristemente il talento della Cotillard, davvero scialba.

Sarei tentato di gridare allo “Spira mirabilis” di Cannes 2021, ma qualcosa mi blocca. E qui nascono i miei dubbi. Sono certo che molti colleghi loderanno chi l’originalità del progetto chi le doti recitative del poliedrico Adam Driver, ipotizzando per lui persino una Palma d’oro. continua su

106) Madres Paralelas

Il biglietto d’acquistare per “Madres Paralelas” è : Omaggio (Con Riserva)

“Madres Paralelas” è un film di Pedro Almodóvar. Con Penélope Cruz, Rossy De Palma, Aitana Sánchez-Gijón, Julieta Serrano, Milena Smit. Drammatico, 123′. Spagna 2021

Sinossi:

Janis e Ana condividono la stanza di ospedale nella quale stanno per partorire. Sono due donne single, entrambe in una gravidanza non attesa. Janis, di mezza età, non ha rimpianti e nelle ore che precedono il parto esulta di gioia. Ana invece è un’adolescente spaventata, contrita e traumatizzata. Janis tenta di rincuorarla mentre passeggiano tra le corsie dell’ospedale come delle sonnambule. Le poche parole che scambiano in queste ore creeranno un vincolo molto forte tra le due e il fato, nel fare il suo corso, complicherà in maniera clamorosa le vite di entrambe.

Recensione:

Prendi atto che anche in campo cinematografico sei diventato anziano quando (quasi) tutti applaudono al film d’apertura di uno dei più prestigiosi festival del cinema internazionali e tu invece resti impassibile e dubbioso su quanto visto.

Venezia 78 e Pedro Almodóvar con il suo “Madres paralelas” mandano in crisi esistenziale il vostro inviato già dal primo giorno. Non si tratta di un brutto film, sia chiaro, ma per me nel complesso è pasticciato, caotico, dispersivo, quasi inconcludente.

Il regista spagnolo mette decisamente troppa carne al fuoco dal punto di vista tematico – si spazia dalla maternità e gli scambi di neonato in culla alla guerra civile spagnola e alle fosse comuni dove vennero sepolti migliaia di dissidenti fino alla fluidità sessuale – , dando vita a una sceneggiatura a cui manca una chiara identità, una cornice, un punto d’arrivo.

Ognuno degli argomenti trattati avrebbe meritato, secondo me, un film assestante e il giusto approfondimento storico, morale ed esistenziale. “Madres paralelas”, invece, tira dritto per la sua strada senza soffermarsi, macinando omissioni, contraddizioni e buchi narrativi e trasmettendo la sensazione di tre storie unite tenute insieme da un capriccio autoriale piuttosto che da una visione armonica. continua su

105) France

“France” è un film di Bruno Dumont. Con Léa Seydoux, Blanche Gardin, Benjamin Biolay, Emanuele Arioli, Juliane Köhler. Commedia, 134′. Francia, Germania, Italia, Belgio 2021

Sinossi:

France de Meurs è una stella del giornalismo che brilla su un canale di informazione e nei reportage sul Medioriente. Priva di scrupoli e di qualsiasi valore deontologico, gestisce la sua famiglia come la sua équipe, con cinismo e je-m’en-foutisme. Ma un giorno tampona Baptiste, un povero diavolo che fa consegne a domicilio, e il suo piccolo circo mediatico collassa. La depressione è dietro l’angolo, il congedo pure. France ripiega su una clinica privata e progetta la redenzione davanti alle montagne svizzere e tra le braccia di un amante occasionale.

Recensione:

La critica internazionale e soprattutto quella francese si è divisa a suo tempo su “France” di Bruno Dumont, presentato in concorso al Festival di Cannes.

La prima ha gradito il film, che con sguardo provocatorio, dissacrante quanto ironico prende di mira la società francese e in modo particolare l’involuzione del giornalismo. La seconda, probabilmente punta sul vivo, lo ha definito retorico, irritante, un insulto. La verità, come molto spesso succede, sta nel mezzo. continua su

102) Nitram

“Nitram” è un film di Justin Kurzel. Con Essie Davis, Caleb Landry Jones, Anthony LaPaglia, Judy Davis, Annabel Marshall-Roth. Thriller, 110′. Australia 2021

Sinossi

Anni ’90. Nitram vive un’esistenza isolata e frustrante con la madre e il padre in una zona suburbana dell’Australia. Le cose sembrano cambiare quando conosce Helen, una solitaria ereditiera. Ma la fine tragica di questo rapporto porterà l’uomo a sprofondare in una spirale dagli esiti drammatici.

Recensione:

Ispirato al massacro di Port Arthur, in Tasmania, del 1996 che causò la morte di 35 persone e il ferimento di 23, “Nitram” è un dramma ricco di sfumature e ritmo che parte da lontano, della strage si vede infatti solo l’incipit.

Il protagonista di questa storia è un ragazzo (ispirato al pluriomicida Martin Bryant) che fin dalla prima scena ci appare con sguardo allucinato, perso nel suo mondo, intento a sparare felicemente botti vicino a una scuola.

I vecchi genitori, soprattutto la protettiva madre (una bravissima Judy Davis), hanno fanno di tutto per ereggere una barriera tra il figlio e il mondo esterno. Ma questo isolamento affettivo, sociale ed esistenziale, paradossalmente, non hanno fatto che amplificare il suo stato psicotico, curato in modo approssimativo. continua su

101) Benedetta

Il biglietto d’acquistare per “Benedetta” è : di pomeriggio

“Benedetta” è un film di Paul Verhoeven. Con Virginie Efira, Olivier Rabourdin, Daphne Patakia, Clotilde Courau, Louise Chevillotte. Biopic, drammatico, 126′. Francia, Paesi Bassi 2021

Sinossi:

Benedetta Carlini ha nove anni e una Madonna per bambola. Un intervento divino l’ha salvata alla nascita e promessa alla Vergine Maria. Entrata bambina nel convento di Pescia, che diventa il suo grande terreno di gioco, cresce in bellezza e “santità”. Perché Benedetta ha straordinarie qualità affabulatorie. Le sue visioni, i suoi sogni e le stigmate le valgono il biasimo della badessa e il sostegno popolare. Tra miracoli e comete, Benedetta “fa la volontà” di una figlia che salva dalle grinfie del padre predatore. Sorella intraprendente, Bartolomea alza la posta e la introduce al piacere. Intanto gli ecclesiastici locali provano a trarre profitto da questa mistica esaltata, perché se lo scandalo minaccia l’ordine prestabilito, sovente serve gli interessi della chiesa. Da copione, il Nunzio di turno deciderà di farne un falò. Ma le strade del signore, si sa, sono infinite.

Recensione:

Il vecchio leone olandese Paul Verhoeven non tradisce le attese dei fan e degli addetti ai lavori, provocando stupore, irritazione e pareri contrastanti con il suo controverso “Benedetta”, presentato in concorso a Cannes e adesso al London Film Festival.

Il regista ci ha abituati nel corso della sua carriera a prendere posizioni controcorrente, mettendo tutto e tutti in discussione. In questo caso, lo strale (creativo) è diretto contro la Chiesa Cattolica o meglio contro le sue istituzioni, già piuttosto corrotte e dissolute nel XVII secolo.

Nonostante “Benedetta” sia ispirato a fatti realmente accaduti, il taglio provocatorio, dissacrante e simbolico prevale sulla volontà di ricostruzione e racconto storico e culturale. La storia di Benedetta Carlini, monaca, mistica, esaltata, è un mezzo per raccontare i limiti e le contraddizioni della Chiesa dell’epoca, guidata ampiamente dal desiderio di ricchezza e potere.

Il film è una continua provocazione visiva e linguistica sui dogmi della fede cattolica, sulla figura di Gesù Cristo. Se le scene di sesso lesbo, spinte ed esplicite, colpiscono lo spettatore, quelle mistiche provocano un certo disagio. Sono scene di passione al limite della blasfemia che divideranno il pubblico, ma che hanno un’importante funzione narrativa. continua su

98) Red Rocket

Il Biglietto d’acquistare per “Red Rocket” è : Di pomeriggio (Con Riserva)

“Red Rocket” è un film di Sean Baker. Con Simon Rex, Suzanna Son, Bree Elrod, Ethan Darbone, Brenda Deiss, Judy Hill. Commedia, 128′. USA 2021

Sinossi:

Dopo anni di carriera da attore porno a Los Angeles, Mikey Saber abbandona tutto e fa ritorno nella sua città d’origine, Texas City, dove però non sembra essere il benvenuto. Rimasto senza una casa, senza soldi e senza lavoro, è costretto ad andare a vivere di nuovo insieme alla sua ex moglie e alla madre di lei. Per riuscire a pagarsi l’affitto, Mikey finisce per riprendere certe sue vecchie abitudini, ma l’incontro con Strawberry, la giovane cassiera di un negozio di ciambelle con la quale trova una intensa affinità, gli donerà la speranza in un nuovo inizio.

Recensione:

Un film dissacrante, ironico, divertente, gioioso ma anche capace di definire con precisione e intelligenza narrativa il contesto sociale e culturale in cui si muovono i personaggi: “Red Rocket” aveva ben figurato sulla Croisette in estate e adesso infiamma l’autunno londinese.

Sean Baker, già apprezzato a Cannes nel 2017 con “Un sogno chiamato Florida” (The Florida Project), si prende la scena con questa commedia ambientata in Texas a pochi mesi della sorprendente vittoria presidenziale di Donald Trump nel 2016.

Gli Stati Uniti stanno attraversando un momento decisivo della loro storia, e molti americani sono alla ricerca di un nuovo posto al sole. Mikey Saber (Rex) il suo sembra averlo perso, quando lo vediamo arrivare nella nativa Texas City malmenato, sporco e senza soldi, costretto a bussare alla porta di due donne che non sono proprio dalla sua parte: la ex moglie e la madre di lei. continua su

97) The French Dispatch

“The French Dispatch” è un film di Wes Anderson. Con Frances McDormand, Timothée Chalamet, Elisabeth Moss, Willem Dafoe, Léa Seydoux, Saoirse Ronan. Commedia, 108′. USA 2021

Sinossi:

Nella cittadina di Ennui-sur-Blasé ha sede la redazione francese del quotidiano “French Dispatch”, che tratta argomenti di vario tipo, dalla politica mondiale alla cronaca passando per arte, moda, cucina. Quando il direttore del giornale muore, i redattori decidono di pubblicare un numero commemorativo, che raccolga tutti gli articoli di successo che il French Dispatch ha pubblicato negli ultimi anni. Tra questi, quelli inerente il rapimento di uno chef, la condanna al carcere a vita di un artista per un duplice omicidio e un reportage sui moti studenteschi del ’68.

Recensione:

Dopo Nanni Moretti, anche Wes Anderson è stato colpito dalla “maledizione di Cannes”, scegliendo di posticipare di un anno l’uscita del suo film, “The French Dispatch”, per riuscire a partecipare al prestigioso festival (rimandato nel 2020).

La pazienza e il coraggio di osare sono doti rare quanto preziose nella vita, ma se vengono applicate con rigore nel mondo del cinema il rischio di farsi male è alto.

Quello di Anderson era probabilmente il film più atteso sulla Croisette, visto il cast stellare e il regista geniale e visionario. Se devo giudicare dalle reazioni post-proiezione (freddine) e dal silenzio dei colleghi, l’attesa è stata ampiamente disillusa.

Attenzione, caro lettore, con questo non voglio dire che “The French Dispatch” sia un brutto film. Semplicemente non è un film “alla Anderson”, piuttosto una sgambata artistica in quel di Cannes, un esercizio autoriale elegante, spassoso, ironico ma piuttosto ripetitivo e povero sul piano drammaturgico. continua su

96) Sundown

Il biglietto d’acquistare per “Sundown” è : Omaggio (Con Riserva)

“Sundown” è un film di Michel Franco. Con Tim Roth, Charlotte Gainsbourg, Iazua Larios, Henry Goodman, Albertine Kotting. Drammatico, 83′. Messico, Svezia, Francia 2021

Sinossi:

Alice e Neil Bennet, eredi di una fortuna milionaria, si trovano in vacanza ad Acapulco con i figli di lei, quando una tragica notizia richiama urgentemente la famiglia a Londra. Pur colpito dalla circostanza, Neil finge di aver dimenticato il passaporto e di non potersi dunque imbarcare con loro sul primo volo. Noleggia invece un taxi e si fa portare in una stanza d’albergo d’infimo ordine, ad un passo da una spiaggia presa d’assalto da locali e turisti. Sedutosi su una sedia di plastica, con i piedi nell’acqua e un secchio di birre a disposizione, Neil pare non voler fare altro che restarsene così per sempre.

Recensione:

Alla stragrande maggioranza degli over30 sarà capitato, almeno una volta nella vita, di pensare per un breve, esaltante momento di mollare tutto e tutti e ritirarsi a invecchiare su una bella spiaggia tropicale, sorseggiando birra. Poi il momento passa, e si torna coi piedi per terra.

Pensare di mollare da un giorno all’altro famiglia, figli e responsabilità, a maggior ragione se all’indomani della perdita di una persona cara, senza alcun dubbio o incertezza, appare una follia. Eppure è quanto succede in “Sundown” di Michel Franco, presentato in concorso a Venezia e adesso a Londra. Un film insensato eppure al contempo tremendamente struggente.

Fino a metà, l’intreccio ci appare criptico, inspiegabile, lento, esasperante. Si inizia con quella che sembra la cartolina della vacanza perfetta di una famiglia inglese. Un uomo e una donna, Alice e Neil Bennet, stanno trascorrendo del tempo coi figli, i giovani Colin e Alexa, in un esclusivo resort ad Acapulco.

Le giornate scorrono serene, sempre uguali, finché una telefonata annuncia alla donna che la madre sta per morire. La frettolosa e angosciante corsa all’aeroporto rompe l’idillio da Mulino Bianco. Al momento dell’imbarco, lui dice di aver dimenticato il passaporto in albergo. Li raggiungerà appena possibile, che loro vadano pure avanti.

Peccato che, una volta salito in taxi, si faccia lasciare al primo squallido albergo per poi passare le sue giornate in spiaggia, inventando scuse sempre più improbabili con la moglie rientrata a Londra. continua su

90) Quo vadis, Aida?

Il biglietto d’acquistare per “Quo vadis, Aida?” è : Sempre (Con Riserva)

“Quo vadis, Aida?” è un film di Jasmila Zbanic. Con Jasna Ðuricic, Izudin Bajrovic, Boris Ler, Dino Bajrovic, Boris Isakovic. Drammatico, 103′. Bosnia-Herzegovina, Austria, Romania, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia, Norvegia 2020

Sinossi:

Luglio 1995. Aida, bosniaca, insegna inglese e lavora come interprete in una base ONU nei giorni caldi che precedono l’occupazione di Srebrenica da parte dell’esercito serbo. Ma il sistema di protezione internazionale, gestito dalle gerarchie militari olandesi, si rivela sempre più fragile e inadeguato di fronte all’avanzata delle truppe di Mladic. La situazione dei rifugiati si fa sempre più drammatica e Aida si trova stretta tra due fuochi, in un disperato tentativo di salvare la propria famiglia e i propri concittadini da un grave pericolo.

Recensione:

La prima vera sorpresa, in positivo, della Mostra del cinema di Venezia 2020 arriva dalla Bosnia. “Quo vadis, Aida ?” di Jasmila Zbanic è un film drammatico e incalzante, mosso dall’urgenza di tramandare la storia piuttosto che da velleità artistiche (già questo, un punto a suo favore).

Siamo nel luglio 1995. Un’estate calda e insanguinata nella ex Jugoslavia, dove da quattro anni si sta combattendo una guerra feroce tra bosniaci e serbi (il conflitto si inserisce all’interno delle cosiddette “guerre jugoslave”, svoltesi tra il 1991 e il 2001 in seguito alla dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia).

L’11 luglio, mentre il resto del mondo è in vacanza, la città bosniaca di Srebrenica, dopo aver eroicamente resistito per anni all’assedio,  capitolò davanti alle unità guidate dal generale Ratko Mladić. Nei successivi dieci giorni, ottomila musulmani bosniaci, per la maggioranza ragazzi e uomini, vennero trucidati.

Il tutto in una zona che l’ONU aveva dichiarato protetta e che era, in teoria, sotto la tutela di un contingente di caschi blu olandesi… (Ho giocoforza ridotto ai minimi termini una vicenda drammatica, e complessa. Se siete interessati potete trovare numerosi approfondimenti online).

“Quo vadis, Aida?” racconta quei dieci giorni sciagurati attraverso la prospettiva di una donna bosniaca (Jasna Ðuricic), insegnante di inglese e interprete per l’Onu. Una donna che farà di tutto per mettere in salvo la propria famiglia e i propri concittadini.

Il film di Jasmila Zbanic è un thriller politico, una corsa contro il tempo, una dannazione, il racconto del disperato grido d’aiuto che l’Europa decise di non ascoltare, dimostrandosi il peggior di Ponzio Pilato continua su