24) Armageddon Time

Il biglietto da acquistare per “Armageddon time” è: Omaggio (con riserva).

“Armageddon Time” è un film del 2022 diretto da

Un film di James Gray. Con Anne Hathaway, Anthony Hopkins, Jeremy Strong, Domenick Lombardozzi, Tovah Feldshuh, Michael Banks Repeta, Jaylin Webb.
Drammatico, 114′. Brasile, USA 2022

Sinossi

All’alba degli anni ’80, con la presidenza Reagan che si avvicina assieme alle prospettive di fine del mondo, il piccolo Paul non ha altre preoccupazioni che tormentare il professore in classe e stringere amicizia con il ripetente dell’ultimo banco, Johnny. I due testano i limiti della disciplina nell’errata convinzione che la madre di Paul sia la preside della scuola, mentre la donna, assieme al marito Irving e ai nonni, è solo preoccupata per il futuro del figlio che sogna di diventare un artista famoso a dispetto dei desideri più convenzionali e rispettabili della famiglia.

Recensione:

Non è mai semplice parlare di sé e delle proprie origini in modo sincero e obiettivo, perché ognuno di noi viene segnato nel corso del tempo da incontri, avvenimenti ed eventi a loro modo unici e difficili da trasmettere agli altri per ciò che hanno significato.

Se poi questi “turning point” avvengono nel periodo dell’adolescenza… be’, è facile che assumano il valore di veri e propri terremoti esistenziali. Piccoli Armageddon.

James Gray, dopo essersi spinto nella giungla e tra le stelle con le sue ultime due pellicole, torna “alle origini”, al cinema che l’ha reso famoso. Il suo “Armageddon Time”, presentato in concorso al Festival di Cannes, è infatti una storia familiare ambientata nel quartiere newyorkese del Queens.

Online e sui giornali troverete tutta una serie di complesse letture politiche, culturali e simboliche sul significato di questo film. Al netto del tentativo degli illustri colleghi di nobilitare il tutto, mi chiedo: l’autoreferenzialità, se dichiarata apertamente, è qualcosa di cui vergognarsi? Da nascondere? continua

19)Holy Spider

“Holy Spider” è un film di Ali Abbasi. Con Mehdi Bajestani, Zahra Amir Ebrahimi, Arash Ashtiani, Forouzan Jamshidnejad. Thriller, 117′. Francia, Germania, Svezia, Danimarca 2022

Sinossi:

Siamo a Mashhad, seconda città più grande dell’Iran e importante sito religioso. Nel 2000, un serial killer locale inizia a prendere di mira le prostitute per strada, strangolandone diciassette dopo averle attirate una ad una a casa sua. La stampa lo chiama “il ragno”, e tra i giornalisti che coprono il caso c’è Rahimi, una donna che viene da Teheran e si mette sulle tracce dell’assassino. L’uomo si rivelerà essere Saeed Hanaei, ex-militare convinto che Dio gli abbia affidato la missione di liberare la città dalle donne indegne che vendono il proprio corpo.

Recensione:

“Holy spider” di Ali Abbasi arriva al cinema, dopo essere stato presentato con discreto successo nei Festival internazionali lo scorso anno – l’attrice protagonista, Zahra Amir Ebrahimi, si è aggiudicata la Palma d’oro a Cannes per la sua interpretazione.

La cinematografia occidentale è piena di film che hanno come protagonista un serial killer che sceglie le donne come vittime, ma spostate la storia in Iran e questa assumerà caratteristiche innovative e tinte problematiche inedite per il grande pubblico.

Nella Repubblica islamica d’Iran la donna è considerata giuridicamente inferiore all’uomo e il fanatismo religioso è utilizzato come giustificazione per ogni nefandezza. continua su

15) Argentina 1985

“Argentina 1985 “ è un film del 2022 diretto da Santiago Mitre , scritto da Mariano Llinás, Santiago Mitre, con : Ricardo Darín, Peter Lanzani, Gina Mastronicola, Norman Briski, Alejandra Flechner, Francisco Bertín, Claudio Da Passano, Santiago Armas Estevarena, Paula Ransenberg, Carlos Portaluppi, Alejo Garcia Pintos, Héctor Díaz.

Sinossi:

Argentina, 1985, film diretto da Santiago Mitre, vede una squadra di avvocati alle prese con un processo, che coinvolge i comandanti della dittatura militare argentina negli anni ’80. Il processo ha avuto inizio, dopo che i procuratori Julio Strassera e Luis Moreno Ocampo (Ricardo Darín e Peter Lanzani) hanno indagato sugli eventi accaduti sotto il regime. I due non si sono mai scoraggiati, nulla li ha fermati, neanche la massiccia presenza dei militati all’interno della loro instabile democrazia. Nonostante le diverse minacce pervenute a loro stessi e alle loro famiglie, Strassera e Moreno Ocampo hanno riunito una squadra legale e lottato affinché le vittime potessero avere giustizia.

Mentre vengono affrontate le terribili vicende che hanno portato i comandanti a essere accusati per crimini contro l’umanità, il tempo incalza e il processo volge a termine verso il suo esito finale.

Recensione:

Il biglietto d’acquistare per “Argentina 1985” è : ridotto

La Storia irrompe  nel concorso principale di Venezia 79 con tutta la sua forza,    drammaticità  e solennità ,  trasformando in un caso politico oltre che artistico il   passaggio di “Argentina 1985 “di Santiago Mitre.

La stampa internazionale si è innamorata del film argentino vaticinandogli  un sicuro podio  nella notte dei premi.

Il sottoscritto è decisamente meno fan, pur riconoscendo  buone chance di vittoria per Mitre.

Santiago Mitre si è preso la grande responsabilità di raccontare per la prima volta passaggio più delicato e difficile  della giovane democrazia argentina : il processo  celebrato  contro  i 9 comandanti responsabili di  7 anni di puro terrore subiti  dal popolo argentino

L’ Argentina ha vissuto un incubo  ad occhi aperti   dal 24 Marzo 1976 al 1982, portandosi dietro una scia di sangue, dolore e crimini contro l’umanità.

Quando nel 1983 la democrazia è tornata .a Buenos Aires, nessuno argentino poteva e voleva dimenticare quanto successo.

In ogni famiglia c’è stato un evento traumatico:

Un  figlio, un padre, un mamma , cugino rapito, torturato e poi scomparso nel nulla

Nessuna democrazia può ritenersi tale se non si è in grado di processare e condannare i crimini dei capi.

Nell’Argentina uscita dalla dittatura  si respirava da una parte il desiderio , necessita di giustizia invocata dall’opinione pubblica  trascinando i militari alle sbarra e dall’altra il neo governo socialiste del Presidente Alfonsino che si muoveva con prudenza, stretto tra due fuochi, consapevole che i nostalgici del regime non avrebbero accettato tranquillamente una “Norimberga” di stampo argentino.

“Argentina 1985”  pur rievocando  le diverse tappe del processo e così collocandosi in un preciso filone cinematografico alias “Processo alla storia”, va però evidenziato come la sceneggiatura e poi la messa in scena si distacchi  chiaramente da altri  film di genere.

Il processo di Norimberga o quello celebrato in Israele contro il gerarca nazista Adolf  Eichmann, sono stati definiti storici , necessari e soprattutto simbolici.

La determinazione dei vincitori del secondo conflitto mondiale e  poi degli ebrei  di consegnare la follia nazista al giudizio della Storia prima ancora che  alla sentenza di un giudice

Invece  fin dalle prime scene  emerge un sentimento diametralmente opposto magistralmente reso   dai personaggi  di Argentina 1985.

Si voleva dimostrare che la nuova Argentina fosse nelle condizioni di garantire un processo equo anche agli più efferati dei criminali.

 Giustizia e verità  erano invocate  dall’opinione pubblica e dai familiari delle vittime.

Dimostrare d’essere migliori ,non cedendo al facile istinto di vendetta.

Lo spettatore entra in questa storia processuale e di dolore collettivo percependo una  dignità e compostezza anche nei momenti più intesi e terribili come ad esempio le testimonianze dei sopravvissuti alle torture.

“Argentina 1985” ci mostra lo  snodo  decisivo ed unico di un Paese che scelse di guardare in faccia i propri demoni , anziché chiudere tutto in un comodo armadio.

 Julio Cesar  Strassera(Darin) è uomo delle istituzioni, un funzionario della giustizia si definisce lui stesso cosi.

È soprannominato il “loco”,  ha sofferto gli anni della dittatura , senza mai schierarsi.

Strassera ha accettato l’incarico nutrendo molti dubbi  che il governo socialista consenta realmente che questo processo venga celebrato.

Paradossalmente quanto inaspettatamente Strassera troverà aiuto e sostegno legale da un team di giovani avvocati ed invece incontrando  scetticismo e rifiuto dai suoi coetanei.

La preparazione del processo assume così un  aspetto simbolico oltre che

generazionale. 

Strassera con il suo giovane team incarna  un patto intergenerazionale,  uniti  nel  chiedere conto delle atrocità commesse dai militari

“Argentina 1985” è allo stesso tempo un legal movie, sulla memoria, sulla resistenza civile e democratica.

Mitre evita il  facile sensazionalismo e retorica sui fatti ,  misurando con intelligenza i momenti forti e significativi

Strassera chiude l’appassionante requisitoria   chiedendo giustizia e promettendo “nunca mas” in nome della giovane ed orgogliosa Repubblica Argentina.

Lo spettatore se lo ripeterà   convintamente alla fine apprezzando di vivere in un mondo ancora libero.

13)Decision to leave

“Decision to Leave” è un film di Park Chan-wook. Con Wei Tang, Go Kyung-pyo, Hae-il Park, Yong-woo Park, Lee Jung-hyun. Drammatico, 138′. Corea del Sud 2022

Sinossi:

Hae-joon è un detective infallibile e un marito insoddisfatto: quando si trova alle prese con un caso di suicidio, ritiene che si tratti in realtà di omicidio. Per questo indaga sulla moglie cinese della vittima, Seo-rae, ma se ne innamora all’istante. Attraverso una sottile rete di seduzione, Seo-rae sembra soggiogare Hae-joon, che però ha un’intuizione che potrebbe ribaltare il corso dell’indagine.

Recensione:

Parafrasando il titolo del film, “Decision to leave”, il vostro inviato è rimasto incollato alla sedia fino alla fine della proiezione, nonostante l’istinto di fuga.

Lo sapete: i film orientali sono la mia personale spina nel fianco cinematografica. Nonostante il doloroso forfait della collega Valeria Lotti, era però impensabile che la direttora li depennasse in toto dalla sua lista di Cannes 2022. Ed eccoci qui.

La mia recensione sul nuovo film di Park Chan-wook si basa sulle sensazioni provate e sulle riflessioni fatte qualche ora dopo l’anteprima. I fan del regista sudcoreano e in generale i puristi del cinema asiatico potrebbero avere qualcosa da ridire, ne sono consapevole.

Quest’anno il buon Frémaux pare si sia preso una cotta per i thriller/noir, selezionandone diversi per il programma. Dopo “Holy Spider”, ambientato in Iran, è il turno di “Decision to leave”, che almeno inizialmente trasmette la sensazione di una storia già vista. continua su

100) Le otto montagne

“Le otto montagne” è un film di Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch. Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi, Elena Lietti. Drammatico, 147′. Italia, Francia, Belgio 2022

Sinossi:

Pietro, bambino torinese, va in vacanza con la madre in un paesino della Valle d’Aosta dove abita un solo bambino suo coetaneo, Bruno. I due divengono presto amici a tal punto che i genitori di Pietro sono disposti ad ospitare Bruno per farlo studiare in città. Il padre però non è d’accordo e il bambino diventerà un ragazzo e un uomo che non lascerà mai la montagna. I due però continueranno ad incontrarsi e ristruttureranno insieme una baita prima che Pietro inizi poi a viaggiare nel mondo.

Recensione:

Poteva mancare, al mio sesto Festival di Cannes, almeno un film in concorso tratto da un romanzo best-seller di cui il sottoscritto non ha letto nemmeno una pagina? Domanda retorica! E quest’anno l’aggravante è che il romanzo in questione è stato scritto da un italiano, Paolo Cognetti, e si è pure aggiudicato il Premio strega…

“Le otto montagne” di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, lo premetto, non è particolarmente consigliato per due categorie di pubblico: per gli amanti del mare e per chi non sopporta i film in dialetto, specie se nordico.

La sceneggiatura – piuttosto lunga, dispersiva e ridondante – racchiude al suo interno più storie e possibili chiavi di lettura. continua su

96)Forever Young

Forver Young è un film di Valeria Bruni Tedeschi. Con Baptiste Carrion-Weiss, Alexia Chardard, Louis Garrel, Léna Garrel, Liv Henneguier. Titolo originale: Les Amandiers. Drammatico, 126′. Francia, Italia 2022

Sinossi

Parigi, 1986. È il momento delle audizioni per entrare nella prestigiosa scuola di recitazione del Théâtre des Amandiers, il cui direttore artistico era il carismatico Patrice Chéreau. Fra i pochi fortunati ammessi ci sono la bella Stella, concupita dal tenebroso e tormentato Etienne come dall’entusiasta Victor, Adèle la rossa e Frank che è già sposato e in attesa di un figlio, una ragazza incinta, un’altra gay, un cantante: tutti intorno ai vent’anni, tutti posseduti dal sacro fuoco della recitazione. È l’epoca dell’amore libero, ma lo spettro dell’Aids comincia già a farsi strada, e sarà destinato a porre fine alla gioiosa promiscuità cui i ragazzi sono abituati; così come le droghe facili taglieranno le gambe a chi fatica a gestire il proprio equilibrio interiore. Qualcuno ce la farà, nel teatro e nella vita, qualcun altro soccomberà alle pressioni di un mondo esterno in cambiamento.

Recensione:

Anche Valeria Bruni Tedeschi ha ceduto al richiamo della nostalgia e dei ricordi, tanto diffuso oggi nel mondo del cinema e della tv, decidendo di condividere col pubblico gli anni della sua formazione.

La prima parte del film è scandita dalle audizioni e dalle selezioni dei candidati, e ci fa conoscere i caratteri e le vite dei protagonisti, la bella Stella (Tereszkiewicz), il tormentato Etiennela rossa Adèle (Brethreau), e soprattutto le motivazioni che li hanno spinti a tentare questa non facile carriera.

In queste sequenze si avverte tutto l’entusiasmo, la gioia e la fiducia di questo manipolo di sognatori talentuosi che sudano sul palco, ascoltano gli insegnamenti dei professori e crescono giorno dopo giorno. continua su

95) Tori e Lokita

“Tori e Lokita” è un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Mbundu Joely, Pablo Schils, Marc Zinga, Claire Bodson, Baptiste Sornin. Drammatico, 80′. Francia 2022

Sinossi:

Lokita è una ragazza che, nell’arrivo in Europa, ha incontrato un bambino, Tori. I due sono diventati di fatto, pur provenendo l’una dal Camerun e l’altro dal Benin, fratello e sorella. Per la legge del Belgio però devono poterlo dimostrare e, non riuscendovi, il lato peggiore della vita è in loro attesa.

Recensione:

Sembra essere scritto nelle stelle di Cannes, che la musica italiana faccia da accompagnamento a film in odore di Palma d’oro. Nel 2019 Gianni Morandi trionfò insieme al coreano “Parasite”. Quest’anno potrebbe essere la volta di Angelo Branduardi con “Alla fiera dell’est”, abbinata al nuovo film dei fratelli Dardenne.

“Tori e Lokita” è una storia commovente, semplice ma potente, e non vorrei correre il rischio di sbilanciarmi troppo, ma se sabato dovesse aggiudicarsi qualche premio sarebbe più che meritato.

Dopo un paio di pellicole alquanto scialbe, i fratelli Dardenne sono tornati a pungere come ai vecchi tempi con una storia di “fratellanza di fatto” anche se non certificata da un legame di sangue. Una sceneggiatura essenziale, come nella migliore tradizione dei due registi, ma che col passare dei minuti cresce in forza e valenza simbolica. continua su

40) Raymond and Ray

Raymond and Ray è un film di Rodrigo García. Con Ewan McGregor, Ethan Hawke, Sophie Okonedo, Tom Bower, Maribel Verdú. Drammatico, 100′. USA 2022

Sinossi:

Raymond e Ray sono cresciuti all’ombra di un padre che non sapeva fare il padre. Le loro madri (diverse) sono solo alcune delle donne che Harris ha sposato e bistrattato. Adesso che è morto, i due fratelli non vedrebbero l’ora di lasciarselo definitivamente alle spalle, ma la sua ultima volontà è quella che partecipino al funerale e scavino loro stessi la sua tomba. È solo la prima delle sorprese che il vecchio genitore ha riservato loro, ma non tutto il male vien per nuocere.

Recensione:

La morte del proprio padre è generalmente un momento doloroso per un figlio, un momento travagliato, una sorta di rito di passaggio nel percorso verso la maturità.

Ma se il padre in questione in vita si fosse comportato da vero mostro, dimostrandosi violento, anaffettivo, spregevole un figlio avrebbe il diritto di non presenziare al funerale oppure di essere persino sollevato di fronte alla notizia della sua dipartita?

“Raymond & Ray” di Rodrigo García, presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma e disponibile dal 21 ottobre in streaming su AppleTV+, si candida con buone chance alla vittoria finale e, aggiungo io, anche per la prossima stagione dei premi. continua su

87) Gli Spiriti dell’Isola

“Gli Spiriti dell’Isola” è un film di Martin McDonagh. Con Colin Farrell, Brendan Gleeson, Kerry Condon, Barry Keoghan, Pat Shortt. Titolo originale: The Banshees of Inisherin. Drammatico. Irlanda, USA, Gran Bretagna 2022

Sinossi:

Irlanda, 1923. I migliori amici Pádraic e Colm s’incontrano da una vita alle due del pomeriggio per qualche pinta al pub e le solite chiacchiere. Un giorno, però, Colm non apre la porta di casa all’amico, e in seguito, costretto a fornire una spiegazione, afferma di averne abbastanza di lui e di non voler passare un minuto di più in sua compagnia. Devastato e incapace di accettare la cosa, Pádraic cerca l’aiuto della sorella e poi del parrocco perché parlino con Colm, ma quest’ultimo non solo non ritratta, ma minaccia il peggio se Pádraic non lo lascerà in pace. Mentre sul continente infuria la guerra civile, sull’immaginaria isola di Inisherin, che si è sempre considerata al riparo dal conflitto, l’allontanamento di due amici fraterni innesca ugualmente una serie di conseguenze e un’escalation di atrocità.

Recensione:

Nella vita, purtroppo (?), tutto ha una fine. E no, non mi riferisco alla fine ultima, quella che tutti dovremmo giocoforza incontrare, prima o dopo. Io parlo di quella imposta in modo irrazionale dagli uomini, “che a causa di un particolare mandano per aria sogni e grandi amori”, per dirla alla Povia.

La storia dell’umanità è infarcita di grandi amori, collaborazioni professionali e storiche amicizie finite improvvisamente, tra urla, rancori e litigi, senza un valido motivo. Perché se è vero che l’uomo è un animale sociale, al contempo è anche il solo capace di rivoltarsi contro chi ha definito, fino all’attimo prima, “amico”.

Adesso prendete tutte queste considerazioni di carattere generale e spostatele nell’Irlanda del 1923, sull’immaginaria isola di Inisherin, e avrete un’idea di cosa aspettarvi da “Gli spiriti dell’isola” di Martin McDonagh, presentato in concorso a Venezia. continua su

81) EO

“EO” è un film di Jerzy Skolimowski Con Sandra Drzymalska, Mateusz Kosciukiewicz, Tomasz Organek, Isabelle Huppert. Drammatico, 86′. Polonia, Italia 2022

Sinossi:

Eo (“ih-oh”) è il nome di un asino che fa coppia con l’acrobata Kasandra in un circo polacco. Con la ragazza, Eo ha un rapporto speciale, una comunicazione intima, che passa attraverso le carezze, il tono della voce, un accoppiamento delle teste e dello spirito. Ma il circo viene smantellato, piegato dai debiti e dalle proteste, e i due vengono separati. Eo inizia così un viaggio che lo porta in paesi e contesti diversi, fino in Italia, sempre secondo ai cavalli, belli e capricciosi, caricato di pesi, per lo più ignorato, a volte pestato, per cieca furia umana, in un’occasione salvato e in un’altra no.

Recensione:

Devo essere onesto: Cannes 2022 era partito bene, quanto a qualità e sensatezza delle pellicole proposte. Certo, non mi illudevo che il mio percorso sarebbe stato esente da intoppi, ma stavo iniziando a nutrite la speranza di riuscire, questa volta, a schivare gli “Spira Mirabilis” (qui la lettera aperta che ha dato il là alla definizione).