34) E’ arrivata la felicità 2

“E’ arrivata  la Felicità” è una serie di Riccardo Milani, Francesco Vicario. Con Claudio Santamaria, Claudia Pandolfi, Lunetta Savino, Alessandro Roja, Edwige Fenech, Ninetto Davoli, Giulia Bevilacqua. Commedia romantica. 2015-in corso, Italia

È arrivata la felicità… No, caro lettore, non sono preda di visioni né sono stato colto da un improvviso attacco di ottimismo. Dopo due anni e mezzo d’attesa, è tornata ieri, 20 febbraio, su Rai 1 la serie tv con Claudio Santamaria e Claudia Pandolfi.

Chi vi scrive è stato probabilmente uno dei pochi a stroncare, a suo tempo, la prima stagione, scritta da Ivan Cotroneo e Monica Rametta, e diretta da Riccardo Milani e Francesco Vicario, giudicandola molto al di sotto delle aspettative. Ma come sempre, sono i dati Auditel e il pubblico a dettare legge – e palinsesto.

Perché abbiamo dovuto aspettare tre anni, per rivedere Orlando, Angelica e gli altri personaggi? È stata la stessa Tinni Andreatta, direttrice di Rai Fiction, in conferenza stampa a dare la risposta. “Questo tempo è servito per dare agli sceneggiatori modo di scrivere episodi (24 da 50’ ciascuno) efficaci e di qualità, e successivamente per realizzarli al meglio”.

L’idea di “È arrivata la felicità” era quella di mettere in scena una sorta di fiaba moderna, dove ogni personaggio, alla fine di un percorso emotivo ed esistenziale, riuscisse a trovare la sua dimensione e il suo posto nel mondo. Per gli sceneggiatori, questo pareva includere l’amore – perché alla fine della prima stagione quasi tutti erano felici e innamorati.

Nella seconda stagione si riparte proprio dal “e vissero felici e contenti”, per raccontare come sono andate le cose dopo due anni. Orlando (Santamaria) e Angelica (Pandolfi), si ameranno ancora, dopo la nascita del figlio e la convivenza con la famiglia allargata? Che a proposito, come se la starà cavando sotto un unico tetto?

Nunzia (Tabasco) e Pietro (Roja), nonostante sulla carta fossero una coppia improbabile, saranno riusciti a tenere viva la fiamma della passione e a durare? E Valeria (Bevilacqua) e la sua compagna Rita (De Cola)? Mamma Giovanna (Savino) avrà alla fine accettato pienamente il loro rapporto?

Tanti i possibili sviluppi che devono aver frullato nella testa degli sceneggiatori in fase di scrittura. Ma in realtà le novità sono dietro l’angolo. “La vera sfida è stata quella di voler inserire la tematica del cancro in una serie televisiva per famiglie – ha spiegato Cotroneo in conferenza stampa -, cercando di raccontare la malattia in modo autentico e realistico, ma trovando il giusto equilibrio tra dramma e commedia. Soprattutto volendo trasmettere il messaggio che la vita va avanti comunque, per chi è malato, per i famigliari e gli amici”.

Una sfida ambiziosa, ma che probabilmente dopo il successo della miniserie “La linea verticale” di Mattia Torre (qui la recensione su Parole a Colori) risulta meno d’impatto e originale per chi guarda, anche se sicuramente apprezzabile.

Nei primi due episodi di “È arrivata la felicità” tornano tutti i personaggi, a distanza di due anni. Ci si accorge sin da subito, però, che qualcosa è cambiato… Orlando e Angelica discutono continuamente, e si rimproverano a vicenda scarsa attenzione e scarso impegno nella gestione della nuova vita insieme. I due sembra diventati una coppia “normale”, usurata dalla convivenza e dai problemi. continua su

http://paroleacolori.com/e-arrivata-la-felicita-quando-e-vissero-felici-e-contenti-e-solo-linizio/

214) Brutti e Cattivi

Il biglietto da acquistare per “Brutti e cattivi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Brutti e Cattivi” è un film di Cosimo Gomez. Con Claudio Santamaria, Marco D’Amore, Sara Serraiocco, Simoncino Martucci, Narcisse Mame. Commedia, 87′. Italia, Belgio, Francia, 2017

Sinossi: Periferia di Roma. Un mendicante paraplegico soprannominato il Papero (Santamaria), con la complicità di sua moglie, una bellissima donna senza braccia detta la Ballerina (Seraiocco), del suo accompagnatore, un tossico rastaman detto il Merda (D’Amore) e di un nano rapper il cui nome d’arte è Plissé (Martucci), mette a segno una rapina nella banca dove il boss di un potente clan mafioso cinese nasconde i proventi delle sue attività illecite. Dopo il colpo però le cose si complicano.

Se la vulgata buonista impone di pensare che chi ha una disabilità fisica o psicologica non possa essere una cattiva persona, “Brutti e cattivi” di Cosimo Gomez sfata questo luogo comune, raccontando le avventure di una banda di rapinatori senza scrupoli, tutti disabili.

Quella che si dice una rivoluzione drammaturgica – oltre che sociologica – per il cinema italiano! Fino ad oggi il ruolo del cattivo era sempre toccato a personaggi guasti dentro ma fisicamente integri – se non addirittura fascinosi. Ma qui si cambia musica.

Partendo dal soggetto vincitore al Premio Solinas, Gomez riscrive con talento, creatività e originalità la commedia nera italiana. Il suo film è il nuovo modello da seguire per chi, in futuro, vorrà cimentarsi nel genere.

“Brutti e cattivi” è divertente, scorretto, dissacrante su alcuni temi storicamente tabù nel nostro Paese come la fede e la condotta privata di chi si professa cattolico.

Per quanto si tratti di una produzione italiana, per la spumeggiante sceneggiatura e la messa in scena di notevole livello stilistico e tecnico potrebbe essere inserita senza sfigurare nel genere indie a stelle e strisce. continua su

http://paroleacolori.com/brutti-e-cattivi-una-commedia-spregiudicata-e-nerissima/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

 

45) Lo chiamavano Jeeg Robot

jeg robot

Il biglietto d’acquistare per “Lo chiamavano Jeeg Robot” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Gabriele Mainetti. Con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Ilenia Pastorelli, Maurizio Tesei. Fantascienza, 112′. 2015

I film di supereroi sono quasi sempre ambientati negli Stati Uniti, come vuole mamma Marvel. I cartoni animati, invece, sono una cosa tutta giapponese (parliamo di manga e serie adattate per la tv). Fino a oggi queste erano due basi solide, in campo cinematografico.

Fino a oggi, dico, perché poi Gabriele Mainetti, con coraggio e ironia, ha deciso di mischiare le carte in tavola e presentarci la sua personale idea di storia di supereroe, ambientandola a Roma, più precisamente nel quartiere Tor Bellamonaca.

Lo spettatore è preparato fin da subito a vedere un film particolare (il titolo in questo gioca un ruolo non da poco), ma ciò che non si aspetta è di calarsi in una storia a metà strada tra la commedia e il noir, una storia che finisce per diventare una favola moderna.

Enzo Ceccotti (Santamaria) è uno sbandato, un ladruncolo senza futuro che vediamo, all’inizio della pellicola, scappare dalla polizia. Per cercare di mettersi in salvo Enzo decide di buttarsi nel Tevere, ma si sa, il fiume può essere pericoloso… Venuto a contatto in acqua con delle sostanze radioattive, l’uomo acquisisce una forza sovrumana. Dopo l’iniziale stupore, Enzo decide di sfruttare al massimo questa inaspettata capacità, per rapinare bancomat, comprarsi una Tv come si deve, film porno e yogurt.

Ma come ha spiegato bene la frase mantra dell’Uomo ragno, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ed Enzo, nonostante non voglia guai e sia senza amici, si trova a doversi occupare della bella Alessia (Pastorelli), fissata con il cartone animato giapponese “Jeeg Robot”. La ragazza, dopo aver perso il padre Sergio a causa di una rapina finita male, si aggrappa a Enzo, considerandolo una sorta di versione umana di Hiroshi Shiba, l’eroe protagonista del fumetto.

Che film eroico sarebbe, senza un villain che si rispetti? Nel nostro caso l’antagonista ha le sembianze del coatto e sanguinario Fabio (Marinelli), che stanco di fare solo rapine decide di allargare il suo giro e di iniziare a contrabbandare droga con l’aiuto della camorra.

Fabio è determinato a diventare famoso e a imporre la sua leadership e per questo non esista a sacrificare gli amici e a compiere stragi di innocenti. Solo Enzo è in grado di fermalo – non prima che anche Fabio sia entrato in contatto con le stesse sostanza radioattive e sia diventato a sua volta superdotato.

Un film originale, coraggioso, divertente, che si appoggia a una sceneggiatura essenziale ma efficace. Gli autori non puntano a costruire un intreccio sofisticato, semmai dimostrano che talvolta è la semplicità l’arma vincente.

La storia, ben strutturata, scorre fluida dall’inizio alla fine ed è capace di regalare perfetti tempi comici e, insieme, attraverso le scene d’azione, di evocare i film polizieschi italiani degli anni ’70.

I dialoghi sono freschi e costruiti con maestria. I personaggi e i loro caratteri sono ben delineati, risultando così credibili e godibili per il pubblico.

La regia di Gabriele Mainetti è asciutta, senza fronzoli e di taglio televisivo, eppure nel suo essere per certi versi elementare ti colpisce e riesce a trascinarti nel suo mondo e farti vivere quest’avventura con il sorriso.

Regia e sceneggiatura a parte, “Lo chiamavano Jeej Robot” deve molta della sua forza a un cast azzeccato e di grande talento. Claudio Santamaria si cala perfettamente nel ruolo dell’eroe per caso di stampo romano, ombroso e in parte pasticcione. continua su

Al cinema: Lo chiamavano Jeeg Robot

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “They Call Jeeg” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A film by Gabriele Mainetti. With Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Ilenia Pastorelli, Maurizio Tesei. Sci, 112 ‘. 2015

The films of superheroes are almost always ambientati in the United States, as a mother wants Marvel. The cartoons, however, have one thing all Japanese (talk about manga series and adapted for television). Until now, these were two solid bases, in the field of cinema.

Until now, I say, because then Gabriele Mainetti, with courage and humor, decided to shuffle the cards on the table and introduce his personal idea of ​​the superhero story, setting it in Rome, more precisely in the district Tor Bellamonaca.

The viewer is prepared immediately to see a particular movie (the title in this plays a role not recently), but that he does not expect you to dive into a story halfway between comedy and noir, a story that ends up as a modern fairy tale.

Enzo Ceccotti (Santamaria) is a drifter, a petty thief with no future that we see at the beginning of the film, run from the police. To try to reach safety Enzo decides to throw himself into the Tiber, but you know, the river can be dangerous … Come into contact with the radioactive substances into the water, the man acquires superhuman strength. After the initial amazement, Enzo decided to make the most of this unexpected capacity for robbing ATMs, buy a TV as they should, porn movies and yogurt.

But as he explained well the phrase mantra Spider Man, “with great power comes great responsibility”, and Enzo, despite not want trouble and has no friends, he is having to deal with the beautiful Alessia (Pastorelli), fixed with the carton Japanese animated “Jeeg”. The girl, after losing his father Sergio because of a robbery gone bad, clings to Enzo, considering it a kind of human version of Hiroshi Shiba, the hero protagonist of the comic.

That heroic film would, without a villain worthy of respect? In our case, the antagonist has the appearance of forced and bloody Fabio (Marinelli), who tired of just doing robberies decides to expand on his lap and started to smuggle drugs with the help of the Camorra.

Fabio is determined to become famous and to impose his leadership and for this there is no sacrifice to make friends and massacres of innocent people. Only Enzo is able to stop it – not before Fabio also came into contact with the same radioactive substance and has become in turn superdotato.

An original film, brave, funny, leaning to one essential script yet effective. The authors do not point to build a sophisticated plot, if anything, shows that sometimes simplicity is the trump card.

The story, well-structured, flowing smoothly from beginning to end and is capable of giving perfect comic timing and, together, through the action scenes, to evoke the Italian detective films of the ’70s.

The dialogue is fresh and made with skill. The characters and their characters are well defined, thus being credible and enjoyable for the audience.

Directed by Gabriele Mainetti is dry, with no frills and television cut, but in its being in some elementary verses hits you and manages to drag you into his world and make you live this adventure with a smile.

Director and screenplay aside, “They called Jeej Robot” owes much of its force to a spot on the cast and very talented. Claudio Santamaria goes down well in the hero’s role in the case of Roman-style, shady and partly bungler. continues on

Al cinema: Lo chiamavano Jeeg Robot

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

195) E’ arrivata la felicità

 

felicità
Quando saremo felici? Quando saremo in pace con noi stessi?
Mi dispiace, ma questo post non vi darà alcuna agognata risposta.
Non essendo nè un filosofo né un prete , ma bensì solo un teledipendente sull’orlo di una crisi di nervi.
Perché mi sento così? Semplice, ho appena finito di vedere  la prima puntata della nuova fiction Rai “è arrivata la felicità”.
Presentata dalla critica e dai media come qualcosa di nuovo e diverso potendo contare sulla scrittura di Ivan Cotroneo e la regia di Riccardo Milani.
E come spesso accade in questi casi la montagna ha partorito un topolino.
Un topolino triste e brutto che provoca solo fastidio e nausea.
È desolante dover constatare come i vertici Rai vivano una realtà tutta loro e non siano capaci di raccontare la quotidianità delle famiglie italiane senza cadere nel banale e retorico.
Pensare di costruire da una parte una commedia rassicurante e adatta per la tutta la famiglia e dall’altra cercare di strizzare l’occhio ai nuovi fermenti culturali e sociale del Paese diventando cerchiobottisti non è un bel biglietto da visita.
La Dc è scomparsa più di vent’anni fa, eppure questa fiction rievoca malamente il “talento” democristiano di voler soddisfare tutti.
Lo spettatore dopo aver sopportato un’insulsa sigla iniziale, conosce subito i due protagonisti della nostra storia Orlando(Santamaria) e Angelica(Pandolfi) che parlando direttamente in camera, apparentemente in luoghi diversi e distanti, ci raccontano gli eventi di come sono incontrati e innamorati. Il primo è un architetto, padre di due figli e soprattutto traumatizzato dal brusco addio della moglie( Caterina Murino) e in grave crisi esistenziale. Invece la seconda è una libraia, vedova e madre anch’essa di due figlie gemelle e in procinto di sposare il fidanzato perfetto .
Due persone diverse e soprattutto con idee opposte sul’Amore costrette a frequentarsi per motivi di lavoro. Lo spettatore prova a seguire le vicende dei due protagonisti e delle rispettive famiglie, anch’esse agli antipodi. Quella di Orlando progressista, invece conservatrice e bigotta quella di Angelica , costretta anche ad accettare l’altra figlia lesbo e incinta.
L’intreccio narrativo risulta caotico e poco funzionale a far entrare lo spettatore in empatia con i personaggi . Il ritmo è davvero compassato e poco incisivo. I dialoghi sono alquanto stereotipati risultando poco naturali e credibili.
La regia di Milani a differenza di altri lavori non brilla risultando sciatta e senza mordente.
La coppia Santamaria- Pandolfi non incendia finora gli animi e presi singolarmente sono apparsi ancora in fase di riscaldamento nel dare sostanza ai loro personaggi.
Da menzionare sono invece le performance di Lunetta Savino, madre bigotta e omofoba che da domani diventerà sicuramente icona gay e Simona Tabasco assai vivace nel ruolo dell’esuberante estetista napoletana.

Tra pochi giorni sbarcherà il colosso Netflix in Italia e molti pensano che sarà un terremoto televisivo e onestamente dopo stasera non possiamo augurarci che sia bello forte.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

When we are happy? When we are at peace with ourselves?
Sorry, but this post will not give you any answer coveted.
I am neither a philosopher nor a priest, but rather just a couch potato on the verge of a nervous breakdown.
Why do I feel this way? Simple, I just finished watching the first episode of the new Rai fiction “came the happiness.”
Submitted by the critics and the media as something new and different relying on writing Ivan Cotroneo and directed by Riccardo Milani.
And as often it happens in these cases, the mountain gave birth to a mouse.
A mouse sad and ugly that only causes discomfort and nausea.
It is distressing to note how the top Rai live a reality of their own and are not able to tell the daily of the Italian families without becoming banal and rhetorical.
They expect to build on the one hand a reassuring comedy and suitable for the whole family and the other trying to wink to the new social and cultural turmoil of the country becoming cerchiobottisti not a nice business card.
The DC has disappeared over twenty years ago, but this fiction evokes badly the “talent” Democrats want to satisfy everyone.
The spectator after enduring un’insulsa opening theme, knows immediately the two protagonists of our history Orlando (Santamaria) and Angelica (Pandolfi) that talking to your room, apparently in different places and distant, they tell events as they met and lovers. The first is an architect, father of two children and especially traumatized by the sudden farewell of his wife (Caterina Murino) and in grave existential crisis. Instead the second is a librarian, a widow and mother of twin daughters and also about to marry the perfect boyfriend.
Two different people and especially with opposing ideas sul’Amore forced dating for work. The viewer tries to follow the adventures of the two protagonists and their families, also poles apart. Orlando to progressive, however conservative and bigoted that of Angelica, also forced to accept the other and pregnant lesbian daughter.
The storyline is chaotic and impractical to let the viewer empathize with the characters. The pace is very staid and unremarkable. The dialogues are quite stereotyped resulting unnatural and credible.
Directed by Milani unlike other work does not shine resulting sloppy and no bite.
The couple Santamaria- Pandolfi not fire so far tempers and individually have appeared still warming up in giving substance to their characters.
Worth mentioning are the performances of Lunetta Savino, homophobic and bigoted mother that tomorrow will definitely become a gay icon and Simona Tabasco very vibrant role in the exuberant Neapolitan beautician.

In a few days the giant Netflix will land in Italy and many think it will be an earthquake television and honestly after tonight we can not hope that it is looking strong.

97. Il venditore di medicine

medicine

Il biglietto d’acquistare per “Il venditore di medicine” è: 1)Manco Regalato 2) Omaggio 3) Di Pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre

“Il venditore di medicine” è un film di Antonio Morabito, scritto da Antonio Morabito, Michele Pellegrini e Amedeo Pagani e prodotto da Amedeo Pagani per Classic Srl.(IT) e Peacock Film (CH) e distribuito da Cinecittà Luce.
Con: Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio, Roberto De Francesco, Ignazio Oliva, Giorgio Gobbi, Vincenzo Tanassi, Leonardo Nigro, Ippolito , Chiarella, Alessia Barela, Paolo De Vita, Pierpaolo Lovino.
Chi sceglie di fare il medico decide di mettere sé stesso e le proprie conoscenze al servizio del paziente e della vita.
Il giuramento di Ippocrate non è solo una formalità burocratica, ma un impegno d’Onore che ogni medico prende con la propria coscienza.
Quando nel 1968 Alberto Sordi con la consueta bravura e ferocia ironia mostrò i vizi e le debolezze del medico della mutua con il Dott Guido Tersilli, gli italiani risero amaro, ma risero.
Sordi anticipò come sarebbe cambiata la professione del medico e quali e quanti interessi economici avrebbe portato l’arrivo della mutua.
Era un film di denuncia travestito da commedia, ma ancora fa riflettere.
“Il venditore di medicine” è un pugno allo stomaco, racconta senza fronzoli il complesso e oscuro mondo che lega i medici alle case farmaceutiche.
Il film ci racconta la vita di Bruno(Santamaria) operatore farmaceutico di un importante azienda diviso tra lavoro e vita privata.
Fin da subito il clima del film è plumbeo, angosciante , ma cattura l’attenzione dello spettatore.
Assistiamo durante la prima scena a un riunione degli operatori riuniti dalla spietata e fredda direttrice di zona Giorgia(Ferrari) che sprona i suoi sottoposti a vendere i farmaci ai medici, nonostante un indagine in corso della magistratura su recente scandalo sulla sanità.
Bruno è un bravo operatore, privo di scrupoli, disilluso e disposto a tutto pur di far carriera.
Lo spettatore scopre il linguaggio degli operatori farmaceutici : “i topi”(gli uomini che si sottopongono per bisogno alla sperimentazione dei farmaci), “le sentinelle”(i farmacisti) “le regine”(i medici della mutua) “gli squali”(i primari degli ospedali).
Seguiamo Bruno nei suoi appuntamenti con i vari medici, quasi tutti ben felici di accettare “regalie” per diffondere medicine inutili e a volte dannosi , tranne qualche” mosca bianca” che ancora pensa al bene del paziente.
Il quadro è davvero impietoso e desolante. La figura del medico è spesso negativa.

Il protagonista, avuta la possibilità di carriera dal capo Giorgia di lavorare con uno “squalo” l’incorruttibile prof Maliverni(Travaglio), si troverà a compiere azioni discutibili per uscire dall’impasse lavorativa e anche personale con la moglie.
La sceneggiatura, seppure scarna e semplice, convince nell’intento di raccontare, denunziare e scuotere lo spettatore. Toglie un amaro e triste velo davanti agli occhi.
I dialoghi sono serrati e ben costruiti e rendono bene l’atmosfera di quel mondo.
La regia anche se risulta nel complesso di stampo televisivo, convince e riesce a dare un buon ritmo al film, perdendo solo nel finale un pò di brillantezza e incisività
Santamaria riesce con talento a dare intensità e profondità al suo personaggio oscuro e in lotta con la sua coscienza, emozionando comunque lo spettatore.
Asciutta ma di qualità la prestazione di Isabella Ferrari,sempre bella, che regala la figura di una manager spietata, ma a sua volta messa sotto torchio dai vertici.
Il resto del cast si dimostra all’altezza del compito dando ulteriore qualità alla storia
Marco Travaglio nel ruolo dello “squalo” supera la prova, risultando credibile.
Il finale è amaro e cupo, dove gli amari protagonisti sono cinismo e malinconia.
Dopo aver visto“Un venditore di medicine” lo spettatore vedrà con occhi diversi il suo medico di fiducia.

Vittorio De Agrò presenta “Essere Melvin”,la Notting Hill italiana
http://www.lulu.com/spotlight/melvin2