50) Elvis

“Elvis” è un un film di Baz Luhrmann. Con Tom Hanks, Austin Butler, Luke Bracey, Dacre Montgomery, Richard Roxburgh. Biopic. USA 2022

Sinossi

Nascita, crescita, apoteosi e inizio di declino di Elvis Aaron Presley, il mito di più generazioni, vengono raccontati e riletti dal punto di vista del suo manager di tutta una vita: il Colonnello Tom Parker. È lui che accompagna, con voce narrante e presenza in scena, la dirompente ascesa di un’icona assoluta della musica e del costume mentre si impegna, apertamente ma anche in segretezza, per condizionarne la vita con il fine di salvaguardare la propria.

Recensione:

Negli ultimi anni Hollywood si è buttato a capo fitto sui biopic delle leggende musicali – “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer e Dexter Fletcher del 2018 e “Rocketman“, sempre di Fletcher, del 2019 due recenti esempi riusciti del filone

Ma se raccontare la vita di un mito è complicato, figurarsi quella del Re! Baz Luhrmann ha deciso di cimentarsi nella sfida, portando sul grande schermo la parabola di Elvis Presly, dalla nascita all’apoteosi fino all’inizio del declino. Era una sfida complessa ed eccitante, e c’era grande attesa a Cannes.  continua su

47) La doppia vita di Madeleine Collins

Il biglietto d’ acquistare per “ La doppia vita di Madeleine Collins” è: Omaggio

“La doppia vita di Madeleine Collins” è un film del 2021 scritto e diretto da Antoine Barraud, con : : Virginie Efira, Quim Gutiérrez, Bruno Salomone, Jacqueline Bisset, Nadav Lapid.
Sinossi:
Judith conduce una frenetica doppia vita tra la Svizzera e la Francia. Da una parte c’è Abdel, con il quale ha una bambina, dall’altra Melvil, con il quale ha due figli più grandi. Un po’ alla volta però questo delicato equilibrio basato su bugie, segreti e continui andirivieni, comincia ad incrinarsi. Intrappolata, Judith decide di fuggire da tutto ma la situazione precipita e va fuori controllo.
Recensione:
Le bugie hanno le gambe corte dice un saggio proverbio.
Tutti mentono citando il cinico Dr House.
Potremmo aprire un infinito simposio morale /filosofico sulle diverse sfumature e tipologie di bugie e se siano giustificabili le bugie dette per un bene superiore.
C’è differenza di gravità se il bugiardo è un uomo o una donna?
Ed ancora se un uomo ha una doppia vita, figli, matrimoni è sovente un mascalzone. E se fosse invece una donna ad avere segreti inconfessabili ?
“Madeline Collins” di Antonie Barraud in concorso alle Giornate degli Autori prova a dare una risposta a questi controversi e delicati quesiti mettendo in scena un thriller psicologico dove la bellezza e personalità di Virgine Efira non sono però sufficienti a salvare da una complessiva mediocrità un progetto inadeguato alle aspettative artistiche di partenza.
Judith è moglie, madre, traduttrice affermata. E’ il prototipo della femminista e della donna realizzata. Peccato che Judith abbia deciso di “raddoppiare” questa perfezione , dividendosi contemporaneamente con due famiglie.
Judith ha pianificato tutto nei dettagli, muovendosi in agilità tra la Svizzera e Francia senza mostrare fatica, incertezza, dubbi.
Inizialmente ci si convince la sensazione che le due famiglie siano “ignare” della doppia vita di Judith, chiuse nelle rispettive botte costruite con bravura e furbizia dalla donna.
Lo spettatore è colpito dalla freddezza e capacità di mentire della donna, capace d’uscire da qualsiasi situazione od impasse.
Ci si interroga perché questa donna abbia scelto di correre il rischio di perdere tutto.
Virginie Efira è brava nel calarsi nei panni di Judith, una donna indecifrabile quanto dolce ed appassionata allo stesso tempo.
L’intreccio narrativo dopo un inizio promettente in cui suspense e colpi di scena si alternano magistralmente illudendoci di poter vedere un film originale e con una donna nelle inedite vesti di “mascalzone”, la storia si perde, inciampa nei suoi stessi segreti e non detti.
Un cortocircuito di bugie che si rivela decisamente insostenibile alla lunga sotto ogni aspetto, facendo “deragliare” la storia da thriller di genere ad melodramma familiare stiracchiato .
Efira nonostante l’impegno profuso non è in grado di tenere la “barra dritta” di un film in caduta libera, cedendo anche lei alla distanza.
Judith mente per amore, solitudine, generosità o financo per un sentimento di folle noia?
Lo spettatore alla fine del film trarrà le sue personali considerazioni, dicendo addio Judith ed augurando una vita più semplice a Madeleine Collins..

45) Il Fronte Interno

“Il Fronte Interno” è un film scritto e diretto da Guido Acampa, liberamente ispirato al romanzo ‘Santa Mira, fatti e curiosità dal fronte interno’ di Gabriele Frasca, con : Luigi Iacuzio, Betti Pedrazzi, Autilia Ranieri, Nello Mascia e Antonello Cossia.
Sinossi:
Il film racconta i fragili equilibri di una famiglia che vive in una remota località da dove decollano jet italiani diretti in Iraq, durante la cosiddetta ‘guerra al terrorismo’. Da Gaudì, introverso conduttore di cani a Dalia, ossessionata dalla guerra e preoccupata per le condizioni di un padre anziano. Da Damiano, che ha dedicato la vita alla passione politica e a tante battaglie puntualmente perse, a ‘Santa Mira’, che vive con distanza la partecipazione a una guerra che genera dubbi e paure, ‘Il fronte interno’ oscilla tra l’evoluzione di contrasti familiari mai risolti e un conflitto internazionale che vibra sulle loro teste.

Recensione:
Non è stato semplice per il sottoscritto “inquadrare” questa pellicola
Ed è altrettanto inutile girarci intorno non confessare che “Il Fronte Interno” di Guido Acampa si presta a diverse letture sul piano narrativo, simbolico oltre che stilistico.
Una scelta cinematografica che raramente coincide con i primi posti del Box Office
Il titolo stesso racchiude la volontà autoriale di raccontare le dinamiche, difficoltà e soprattutto fratture presenti all’interno di una famiglia che ha smesso di parlarsi.
La guerra al terrorismo , il rumore dei caccia americani sono utilizzati come pretesto drammaturgico per indagare, mostrare l’inquietudine e fragilità di una piccola comunità sospesa nel tempo e nello spazio.
Lo spettatore fatica nel comprendere se ciò che avviene sullo schermo sia reale o parte di un immaginario di un personaggio e/o collettivo, ciò nonostante rimane colpito da una particolare quanto affascinante modo di fare cinema del regista che si distacca meritoriamente dalla pigra creatività di molti suoi colleghi.
Guido Acampa rischia coraggiosamente nel realizzare un film che poteva cadere nell’ autoreferenzialità o bollata come “una supercazzola” in stile “Amici miei”-.
“Il Fronte Interno” si prende i suoi tempi, silenzi, simboli dimostrando d’avere come punti di riferimento registi di fama come Terence Malick e David Linch.
Lo spettatore non cerchi il senso di quella scena o il rigore della ragione, ma piuttosto si avvicini all’opera di Acampa avendo un’apertura mentale all’indecifrabile quanto sconfinato mondo interiore dell’uomo.
La psiche umana può rivelarsi un campo di battaglia, una guerra lunga da sostenere e vincere. Una famiglia rischia di perdersi dentro un fronte interno, se cessa di amarsi e sostenersi.
In conclusione “il fronte interno” è una visione magari non per tutti, forse piuttosto complessa e con un’ impostazione più teatrale che cinematografica, ma è un ‘opera prima che non ti lascia indifferente alla fine.

43) Generazione Low Cost

Il biglietto d’acquistare per “Generazione Low Cost” è : Omaggio (Con Riserva)

“Generazione Low Cost” è un film del 2021 diretto da : Julie LecoustreEmmanuel Marre, scritto da Julie LecoustreEmmanuel MarreMariette Desert, con : Adèle ExarchopoulosAlexandre Perrier (II)Mara TaquinJonathon Sawdon.

Sinossi:

Cassandre lavora come assistente di volo per una compagnia aerea low-cost. La sua vita è fatta di spostamenti continui tra località turistiche europee, estenuanti esercizi di vendita di profumi e bevande a bordo degli aerei, e feste in compagnia dei colleghi. Nei pochi momenti trascorsi a terra, la ragazza torna nell’appartamento che condivide a Lanzarote, alle Canarie. Tra la passione per Instagram e il vago sogno di lavorare per una compagnia di alto livello, Cassandre continua a vivere la sua routine finché un imprevisto non la mette di fronte alle sue origini e a un trauma che cerca di dimenticare.

Recensione:

La globalizzazione ha cambiato il mondo, stravolgendone abitudini, tradizioni,  ridotto  le distanze, ma allo stesso tempo ha  peggiorato le condizioni e diminuito di molto i diritti dei lavoratori.

Il consumismo sfrenato legato all’idea del successo” ora e subito” ha reso la nostra società fragile, egoista quanto legata all’effimero.

I trentenni d’oggi  vivono una vita precaria sia in campo professionale quanto superficiale sul piano personale ed emotivo.

L’assenza di certezze sul futuro e diritti  e garanzie lavorative ha reso un’intera generazione vuota ed instabile.

Alcuni li definiscono “i nuovi schiavi”, altri ancora come degli zombi che si agognano la vacuità veicolata dai social media.

Un simbolo di quest’epoca  globalizzata sono sicuramente i  voli “low cost”, con  la nascita di compagnie aeree che hanno e  consentono di viaggiare con prezzi economici .

Ma chi sono le hostess che quotidianamente volano su questi aerei?

Che vita fanno? Cosa sognano? Sono felici del proprio lavoro?

“Generazione Low Cost” del duo Julie LecoustreEmmanuel Marre, presentato in concorso alla Settimana della Critica del Festival di Cannes 2021 e alla 39esima edizione del Torino Film Festival, ci racconta  con uno stile asciutto, realistico la vita professionale e privata di Cassandre,  una giovane hostess di una compagnia aerea,  facendone trasparire  l’apatia ed il senso di vuoto che la avvolge.

“Generazione Low Cost” è stato girato come fosse un documentario,  seguendo spesso con la “camera a spalla” la protagonista e gli altri personaggi volendo trasmettere allo spettatore, un livello alto credibilità e naturalezza.

Siamo trascinati  dentro  un racconto in cui le difficoltà lavorative e precarietà emotiva si alternano e mescolano.

Cassandre è una bella ragazza, ma appare priva d’interessi se si esclude l’utilizzo quasi ossessivo di Instagram , che svolge  anche il compito  di creare le condizioni per fugaci incontri sessuali.

Cassandre non ha particolari ambizioni, se non quella di vivere il presente. Vorrebbe  essere assunta come  hostess della compagnia degli Emirati Arabi, ma non si sente professionalmente all’altezza.

“Generazione Low Cost” è un flusso di immagini, pensieri , parole  volutamente quasi monotoni e ripetitivi  al fine di dare un respiro estraniante ad una vita sulla carta frenetica e sempre in “volo”, ma nei fatti soffocante ed infelice.

Cassandre è bloccata , chiusa in sé stessa,  si relaziona come un autonoma con il mondo esterno. La causa di questo status lo scopriremo quando un  ingiusto provvedimento lavorativo, obbligherà la protagonista a fermarsi e ritornare a casa.

Adèle Exarchopoulos sfodera un’interpretazione davvero notevole, intensa, ricca di sfumature trovando il giusto equilibrio e mood nel calarsi in un personaggio  affascinate quanto indolente e respingente.

L’attrice francese  dimostra un’avvenuta maturità attoriale ed umana reggendo il peso di un film  non facile e non esente da limiti e criticità strutturali e narrative.

“Generazione Low Cost”  se da parte è un convincente ed acuto manifesto generazionale , dall’altra i due reggisi nel voler dare  un’ anima sociale alla Ken Loach ed un taglio introspettivo  sullo schermo,  ottengono invece  un’ inevitabile estraniamento da parte dello spettatore.

“Generazione Low Cost” poteva volare più alto , ma alla fine bisogna accontentarsi di un volo cinematografico volenteroso e purtroppo nient’altro.

42) Io e Lulu

Il biglietto d’acquistare per “Io e Lulu” è : di pomeriggio

“Io e Lulu” è un film del 2022 diretto da Reid Carolin, Channing Tatum, scritto da Reid Carolin, con :
Channing Tatum, Q’Orianka Kilcher, Jane Adams, Kevin Nash, Aqueela Zoll, Kameron Hood, Ronnie Gene Blevins, Cayden Boyd, Nicole LaLiberte, Skyler Joy, Amanda Booth, Darren Keilan, Patricia Isaac, Luke Forbes.
Sinossi:
Io e Lulù, film diretto da Channing Tatum e Reid Carolin, racconta la storia del soldato Briggs (Channing Tatum), che si vede costretto a fare un viaggio lungo la costa del Pacifico per portare Lulu, il cane compagno di missioni belliche del sergente Nogales, al funerale di quest’ultimo, deceduto a causa di un incidente d’auto. Dopo diverse spedizioni in guerra il cane ha sviluppato un carattere per nulla facile e imprevedibile alle reazioni.
Durante il viaggio che li porta alla celebrazione, il soldato e la cagna stringono un forte legame e Briggs finisce addirittura per affezionarsi a Lulu…
Recensione:
Sappiamo bene come “Il cane sia il miglior amico dell’uomo”.
Spesso il cane è più di un amico, diventando parte integrante della famiglia.
Molti di noi hanno avuto la fortuna d’aver avuto un cane , provando affetto, amicizia e condividendo d’esperienze con l’amico a quattro zampe.
Un cane capisce, anticipa le intenzioni, sentimenti del suo padrone e soprattutto lo protegge in qualunque circostanza.
Ma sappiamo bene anche come un cane possa svolgere anche importanti servizi d’aiuto, sostegno in situazioni pericolose /difficili.
Anche un animale come l’uomo può subire traumi, contraccolpi psicofisiche da una missione militare.
La simbiosi tra un cane ed il suo padrone può essere totale, unica , intensa.
“Io e Lulu” è la storia d’amicizia nata durante un road movie fisico oltre che simbolico intrapreso tra soldato di Briggs con il cane Lulu.
Un viaggio nato inizialmente dall’uomo per portare l’irrequieto cane al funerale del suo padrone , con lo scopo d’ottenere l’idoneità medica per nuove missioni, ma Briggs si scoprirà cambiato profondamente.
Abbiamo visto numerose pellicole raccontare , mostrare il legame tra l’uomo ed il cane, ed eravamo abbastanza preparati, per non dire piuttosto prevenuti alla visione, certi di conoscere già storia e sviluppi narrativi.
Ebbene “Io e Lulu” nonostante presenti un intreccio piuttosto lineare quanto prevedibile, si lascia vedere apprezzandone credibilità, naturalezza e sincerità dei sentimenti dei “due” protagonisti.
Channing Tatum si è buttato con grande slancio personale oltre che artistico in questo progetto volendo omaggiare il suo cane scomparso qualche anno fa.
Una partecipazione sentita e piena che lo spettatore percepisce durante tutto il film, ritrovandosi emotivamente partecipe delle avventure coppia.
Un film semplice ma mai banale, in cui si alterano in modo equilibrata il sorriso e commozione.
Lulu è una valida e convincente coprotagonista di scena, formando con Tatum una coppia davvero perfetta.
Entrambi sono reduci dall’orrore della guerra portandone dolorose cicatrici nell’anima e nel corpo
Questo viaggio si tramuterà in passaggio salvifico e consolatorio, rinnovando l’antica e bella amicizia tra l’uomo ed il cane.
“Io e Lulu” è un film consigliato per chi ama i cani e più generale per chiunque consideri un animale parte integrante della famiglia

38) Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Il biglietto d’acquistare per ” Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” è : Omaggio (Con Riserva)

“Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” è un film di Lee Daniels. Con Andra Day, Garrett Hedlund, Natasha Lyonne, Tyler James Williams, Tone Bell. Biopic, 130′. USA 2021

Sinossi:

Nella seconda metà degli anni ’30, Eleanora Fagan, nata a Philadelphia nel 1915 e più nota col nome di scena di Billie Holiday, ha già conquistato un ampio pubblico, senza differenze di classe né di colore, come al Café Society di New York, dove neri e bianchi siedono vicini. Lady Day è tenuta sotto stretta osservazione da Harry Anslinger, capo del Federal Bureau of Narcotics sotto cinque presidenti (da Hoover a Kennedy), che vede in “Strange Fruit”, canzone scritta da un comunista di origini russe, Abel Meeropol, un potente invito alla rivolta. Cantarla le può costare il ritiro della licenza per esibirsi nel circuito dei jazz club di New York.

Recensione :

Oggi capita spesso di vedere cantanti, attori e personaggi famosi vari mobilitarsi in prima persona, sfruttando la loro popolarità anche sui social, per sostenere cause sociali. C’è chi lo fa per convinzione, chi solo per farsi bello e avere un ritorno economico e/o commerciale.

Certo non è semplice metterci davvero la faccia, e, ieri come oggi, le conseguenze possono non essere piacevoli… Lo dimostra la storia della cantante jazz Eleanora Fagan, nome di scena Billie Holiday, che ho scoperto grazie al film “Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” di Lee Daniels.

La Holiday, nel 1937, era già una cantante famosa, talentuosa, amata dal pubblico. Allo stesso tempo lottava contro i propri demoni interiori e un passato di abusi e abbandono, facendo uso di alcol, oppio ed eroina. continua su

26) Un Altro Mondo

Il biglietto d’acquistare per “Un altro mondo” è : Omaggio

“Un Altro mondo” è un film del 2021 diretto da          Stéphane Brizé, scritto da   Stéphane Brizé e Olivier Gorce, con :  

Vincent Lindon, Sandrine Kiberlain, Anthony Bajon, Marie Drucker.

Sinossi:

Un dirigente d’azienda, sua moglie, la sua famiglia, nel momento in cui le scelte professionali dell’uomo sono sul punto di stravolgere la vita di tutti. Philippe Lemesle e la moglie si stanno per separare, il loro amore irrimediabilmente logorato dalle pressioni del lavoro. Dirigente di un grande gruppo industriale, l’uomo non sa più come soddisfare le richieste incoerenti dei suoi superiori: ieri volevano che fosse un manager, oggi vogliono un esecutore. Per Philippe è dunque arrivato il momento in cui deve decidere cosa fare della sua vita.

Recensione:

Può esistere una società in cui gli interessi economici, gli egoismi individuali, i dividendi degli azionisti e l’avidità dei capitani d’industria non siano sempre  prioritari e prevalenti su tutto ?

E’ ipotizzabile un altro modo di fare impresa  non scaricando sempre e comunque sui i lavoratori i costi di risanamento?

E’ pensabile un mondo in cui i dirigenti d’azienda rinuncino ai propri bonus e profitti per non dover licenziare i propri lavoratori.

E’ possibile coniugare, tenere insieme la sfera familiare con quella lavorativa senza far implodere una delle due od entrambi?

Una persona cinica quanto realistica  risponderebbe  negativamente sull’ utopia di un modello diverso da quello esistente in cui la legge di mercato  decide dove chiudere, quando aprire o peggio delocalizzare un’ azienda.

I lavoratori sono “un bene” sacrificabile al fine di garantire la competitività dell’azienda sul panorama internazionale

Un manager , un direttore di una filiale non può concedersi una crisi di coscienza, mostrare perplessità nei riguardi dei piani aziendali proponendo un piano alternativo.

Scrive lo stesso Brizè nella sua nota di regia:


“Philippe Lemesle si muove tra i vincenti della società, nell’ambiente dei dirigenti d’azienda, della meritocrazia…

 Come si può ammettere di provare dolore, di essersi perduti, quando si è parte dell’élite?

… In un mondo simile non si può – non si deve – essere deboli. In un mondo simile sembra che non si possa più godere del diritto di contestare ordini che vengono dall’alto e che in fretta devono essere imposti in basso. Il film narra la storia di un mondo silenziosamente diviso in due, di vite professionali e personali che naufragano, di un mondo in cui uomini e donne in cravatta e abiti troppo stretti combattono sempre di più per trovare un senso…”

Un altro mondo è il drammatico quanto angosciante travaglio personale e professionale vissuto contemporaneamente dal protagonista.

Philippe Lemesle è un ottimo dirigente d’azienda, un lavoratore  stimato ed apprezzato dai vertici americano

Ma la sua vita perfetta rischia di sbriciolarsi quando si ritrova a dover  affrontare un doloroso divorzio , un complesso passaggio di ristrutturazione aziendale (alias licenziamenti) e l’improvvisa malattia del figlio. 

Philippe cerca di “parare” tutti i colpi del Destino e dallo spietato mondo del mercato, ma nonostante gli sforzi compiuti tutto sembra muoversi all’opposto.

“Un Altro mondo” vive dell’intensa, essenziale, asciutta quanto potente performance di Vincent Landon giocata sui silenzi, sulle pause e su presenza carismatica dell’attore francese sulla scena.

Philippe  dopo aver vissuto, lavorato seguendo le rigide e spietate di una società capitalista, trova la forza  per prenderne le distanze rivendicando dignità ed umanità.

“Un altro mondo” presente un script lineare, semplice, forse un po’ retorico  nei toni e prevedibile nello sviluppo della contesa tra coscienza e lavoro.

Vincent Landon  è credibile, profondo nell’incarnare il cambio di prospettiva morale e professionale del personaggio.

Ma il talento ed esperienza di Landon non sono sufficienti per salvare il film da  un senso di freddezza stilistica e ritmo narrativo monocorde.

Philippe non  riuscendo  a modificare il modo di pensare ed agire dei propri capi, compie l’atto più rivoluzionario di questi tempi: rimanere coerenti con stessi.

Coerenza e rispetto sono valori e codici di comportamento che purtroppo appartengono ad un altro mondo di cui Philippe è un valido e raro rappresentante.

25) Full Time

Il biglietto d’acquistare per “Full Time” è : Di pomeriggio

“Full Time” è un film di Eric Gravel. Con Laure Calamy, Anne Suarez, Geneviève Mnich, Nolan Arizmendi, Sasha Lemaitre Cremaschi. Drammatico, 85′. Francia 2021

Sinossi:

Julie ha due figli, un ex marito che non paga in tempo gli alimenti e un lavoro molto al di sotto delle sue capacità, con il quale mantiene a stento la famiglia. Ogni giorno si sveglia prima dell’alba, affida i bambini a una vicina anziana che le ha già detto che non ce la fa a tenerli, e si butta nel traffico del lungo tragitto che la porta dai sobborghi di Parigi alla capitale francese. E poiché in Francia in quel momento è in corso un prolungato sciopero dei mezzi di trasporto arrivare in città diventa un’impresa rocambolesca, cui Julie si dedica con ogni stratagemma. Il management dell’albergo a cinque stelle presso cui è capocameriera però non accetta scuse, e minaccia ad ogni ritardo di privare la donna dell’unico lavoro che è riuscita ad ottenere, quando invece è qualificata per occuparsi di statistiche di marketing.

Recensione:

Se è vero che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a una drastica e preoccupante diminuzione di diritti e tutele dei lavoratori.

I giovani incontrano sempre maggiori difficoltà a trovare un “posto fisso”, il precariato è diventato uno stile di vita. Per le persone mature, invece, perdere il lavoro vuol dire spesso essere costrette a reinventarsi, magari in posizioni poco remunerative e faticose. E poi ci sono gli incidenti sul lavoro, tristemente all’ordine del giorno…

“Full time – Al cento per cento” di Eric Gravel, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia (dove ha ottenuto due premi, quello per la miglior attrice a Laura Calamy e quello per la miglior regia), racconta il dramma della precarietà e le difficoltà di una madre single lavoratrice. continua su https://www.paroleacolori.com/full-time-al-cento-per-cento-una-storia-di-riscatto-e-resilienza/

24) La Ballata dei Gusci Infranti

“La Ballata dei Gusci Infranti” è un film del 2022 diretto da Federica Biondi, scritto da Federica Biondi, David Miliozzi, Jonathan Arpetti, con :
Interpreti:
Simone Riccioni (David)
Barbara Enrichi
Samuele Sbrighi (Jacopo)
Giorgio Colangeli (Dante)
Lina Sastri (Alba)
Paola Lavini (Lucia)
Caterina Shulha (Elisabetta)
Miloud Mourad Benamara (Don Ghali)

Sinossi:
Siamo nel 2016 in una comunità ai piedi dei Monti Sibillini nel cuore dell’Italia dove vivono quattro famiglie irrimediabilmente legate ad un destino comune. Ale centro del racconto c’è Jacopo (Samuele Sbrighi), che vive in mezzo alla natura e la attraversa sempre a piedi, cita Dante e conosce tutti, pur restando ai margini. Si fa amico un giovane parroco africano (Miloud Mourad Benamara) appena arrivato a gestire una piccola parrocchia. Fra emarginati ci si intende e ognuno a modo suo sa accogliere le stranezze dell’altro.
Jacopo è il figlio di Alba (Lina Sastri) e Dante (Giorgio Colangeli), attrice lei e drammaturgo lui. Ritiratisi in una casa isolata sull’Appennino marchigiano, i due artisti dedicheranno alla comunità che li ha accolti ormai da anni il loro ultimo spettacolo, una rielaborazione del Paradiso di Dante Alighieri.
A pochi chilometri di distanza, proprio a ridosso dei Sibillini, c’è la fattoria di Lucia (Paola Lavini) che si ritrova all’improvviso a condurre l’azienda da sola, abbandonata dal marito, attratto da una vita più facile. Tenterà di aiutarla Jacopo, con cui Lucia baratta spesso del formaggio per un pugno di noci, e insieme, un po’ a casaccio, sapranno riorganizzare la fattoria.
In un borgo vicino, abitano David (Simone Riccioni) ed Elisabetta (Caterina Shulha) che vivono l’attesa del primogenito tra la paura del futuro e le prima sinistre scosse di terremoto. Nella tensione molteplice del momento, i ragazzi vedono infrangersi le fondamenta e le certezze del loro amore. E un giorno, all’improvviso, ogni desiderio di futuro, ogni progetto, ogni intenzione s’infrange contro l’orrore di un fortissimo terremoto. Un evento tragico che farà perdere a tutti qualcosa, spezzando la quotidianità e l’equilibrio della loro vita. Dalle macerie e dal dolore nascerà poi la forza e la capacità di andare avanti, di sopravvivere e ricominciare, che spingerà ancora di più i nostri protagonisti l’uno accanto all’altro.
Recensione:
Ci sono tragedie che rimangono indelebili nelle nostre menti, cuori, memoria.
Ci sono dolori che non passano.
Ci sono accadimenti che non possiamo dimenticare.
Quando le nostre case sono spazzate via da una calamità naturale come il terremoto, nulla è più come prima.
Dover abbandonare la propria casa, dover dire addio alle proprie cose, abitudini, sicurezze. E’ inevitabile che sconvolga qualsiasi esistenza.
Purtroppo i media sono costretti a seguire la tragedia più “fresca”, attuale mettendo in “secondo piano” quelle meno interessanti, ma ciò non rende meno traumatico e meno penoso per chi l’ha subite e continua a subirne le conseguenze.
“la ballata dei gusci infranti” è il racconto poetico, struggente , rievocativo del doloroso terremoto del 2016 che sconvolse il centro Italia e le Marche in particolare.
Federica Biondi ha unito con delicatezza e bravura quattro corti girati tra marzo ed ottobre del 2021 con lo scopo di ricordare la frattura emotiva, psicologica oltre che fisica che travolse quella comunità.
Un terremoto terribile quanto devastante che colpi uomini, donne e cose che sei anni dopo è ancora visibile con le macerie sui luoghi.
Quattro corti che parlano di vita, sacrifici, teatro e dell’ amore per una terra sofferente e piangente.
Quattro corti che ci portano indietro nel tempo, prima della calamità in cui si progettavano spettacoli teatrali, un nuovo prete venuto da lontano prendeva possesso del suo primo incarico, una allevatrice veniva lasciato dal proprio compagno e una giovane coppia che attende felice la nascita del primo figlio.
Come le lumache che hanno nel guscio, la certezza e sicurezza della casa, anche i protagonisti di queste 4 corti, si credono al sicuro e fiduciosi del futuro
Ma è sufficiente un attimo, che tutto cambi.
La loro vita è travolta, diventando, loro malgrado , novelli Dante costretti all’esilio.
I versi del Sommo Poeta pronunciati da Jacopo,“pazzo” del villaggio, rappresentano insieme il filo rosso narrativo ed esistenziale del film, trasmettendo insieme bellezza ed angoscia, paura e speranza, attesa e voglia di ricostruire.
“La Ballata dei gusci infranti” è una visione intensa, avvolgente , simbolica ed allo stesso tempo amara nel voler ricordare che ancora oggi ci sono persone che attendono di poter tornare nelle proprie case e di poter tornare alla normalità tante volte promessa ed agognata.

21) Una Vita in Fuga

Il biglietto d’acquistare per “Una vita in Fuga” è : neanche regalato (Con Riserva)

“Una Vita in Fuga” è un film del 2021 diretto da Sean Penn

Con Katheryn Winnick, Sean Penn, Josh Brolin, Miles Teller, Eddie Marsan, Norbert Leo Butz. Drammatico, 107′. USA 2021

Sinossi:

John Vogel è nato il giorno della bandiera (14 giugno) e sotto una cattiva stella. Truffatore ispirato, sogna un grande futuro per sé e la propria famiglia, soprattutto per Jennifer, la figlia maggiore e prediletta. Padre carismatico, quando non è altrove, promette una vita vissuta come un’avventura. Il resto del tempo accumula i debiti e i rischi di una vita oltre i confini della legalità. Egoista e bugiardo, lascia moglie e figli una notte d’estate voltandosi indietro solo una volta, per guardare la sua Jennifer che non smetterà mai di cercarlo come la polizia di inseguirlo.

Recensione:

Dopo quello di Nadav Lapid (ne ho parlato qui), ecco subito un altro “caso” scuotere il Festival di Cannes 2021, alimentando le polemiche dei critici e soprattutto i miei dubbi su quali siano i criteri adottati dal buon Frémaux nel selezionare i film per il concorso ufficiale.

Difficilmente riuscirò a svelare il mistero dei criteri, ma quello che posso affermare con certezza è che a Cannes devono avere un debole per Sean Penn – oppure un debito da salvare, chissà. Perché, artisticamente parlando, le sue ultime due presenze non si spiegano.

Nel 2016 “The Last Face” fu probabilmente il film più insulso della kermesse – all’epoca lo definii “un brutto film senz’anima” – che faceva quasi ridere il pubblico anche quando in scena c’era la sempre bellissima Charlize Theron completamente nuda. All’epoca delle riprese l’attrice e il regista stavano insieme, ma quando sbarcarono sulla Croisette erano già ai ferri corti – per la bruttezza del girato, malignò qualcuno.

Questa volta Sean Penn ha preferito concentrarsi su un rapporto padre-figlia, eppure sembra comunque aver perso il suo tocco magico. “Una vita in fuga” (Flag Day), ispirato a una storia vera, risulta inutile, noioso, prevedibile nello sviluppo.

L’idea era quella di raccontare il rapporto tra John Vogel, il più grande falsario americano, e la figlia Jennifer. E di consacrare anche, en passant, Dylan Penn nell’Olimpo dei grandi, come i celebri genitori (Sean e Robin Wright). Il risultato, invece, è che la ragazza ne esce con le ossa rotte, dopo essere stata praticamente buttata nel vuoto. Senza paracadute. continua su