205) Il Presidente

Il biglietto da acquistare per “Il presidente” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Presidente” è un film di Santiago Mitre. Con Christian Slater, Elena Anaya, Ricardo Darín, Daniel Giménez Cacho, Paulina García. Drammatico, 114′. Argentina, Francia, Spagna 2017

Sinossi :

In un hotel isolato sulla cordigliera andina si tiene un vertice dei Capi di Stato latinoamericani destinato ad influenzare il futuro energetico di tutta l’area. Il presidente argentino Hernán Blanco raggiunge la riunione concentrato su una doppia problematica. Da un lato c’è il rischio che l’ex genero (la figlia è separata) faccia scoppiare uno scandalo su finanziamenti occulti alla sua parte politica. Dall’altro sono in atto grandi manovre a favore o contro l’ingresso degli Stati Uniti nell’accordo.

Recensione:

Sarebbe buona norma che un personaggio pubblico tenesse separata la vita privata dal lavoro. Perché se il personaggio in questione è un politico, il mescolamento dei due piani può avere ripercussioni sul futuro di un intero Paese.

“Il presidente” si potrebbe definire un thriller politico e familiare allo stesso tempo, una scelta drammaturgica voluta da Santiago Mitre e Marino Linas probabilmente per mettere in scena una versione argentina di “House of cards”, che alla lunga non risulta però del tutto riuscita.

Se infatti l’impianto narrativo inizialmente coinvolge lo spettatore, curioso di vedere come l’apparentemente timido Blanco sia capace di uscire dall’impasse familiare e politica, alla lunga il continuo alternarsi di privato e pubblico crea confusione e il focus della storia si perde.

La sfera politica è sicuramente quella più interessante, coinvolgente e ben costruita. Gli incontri tra i capi di stato evidenziano come, anche nei summit di alto livello, i veri accordi si realizzano nell’ombra e gli interessi economici, in molti casi anche privati, influenzano le scelte dei governanti. continua su

http://paroleacolori.com/il-presidente-mitre-e-le-declinazioni-della-politica/

162) La Bella e Le Bestie

Il biglietto da acquistare per “Beauty and the dog” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva)

“La Bella e le Bestie” è un film di Kaouther Ben Hania. Con Mariam Al Ferjani, Chanem Zrelli, Noomane, Mohamed Akkari, Chedly Arfaoui, Anissa Daoud, Mourad Charsalli. Drammatico, 104’. Tunisia, Francia, Svezia, Norvegia, Libano, Svizzera, 2017

Titolo originale: Aala Kaf Ifrit

La primavera araba, che tra il 2010 e il 2011 ha contribuito a spazzare via alcuni dei regimi oppressivi e antidemocratici del Nord Africa e del Medio Oriente, aveva generato grandi speranze tra i giovani, convinti di poter ottenere diritti civili e una libertà, anche di pensiero, fino a quel momento negata.

In Tunisia questo vento di libertà ha portato a uno storico cambio di governo.

Da osservatori esterni, a sei anni da quella stagione, ci chiediamo se le trasformazioni auspicate sul momento si siano verificate davvero, se la mentalità araba abbia davvero subito una svolta libertaria, anche per ciò che riguarda i diritti delle donne.

Una giovane tunisina gode oggi di maggior rispetto e considerazione rispetto al passato?

Una risposta, non politica o sociologica ma cinematografica, la fornisce la regista Kaounther Ben Hania in “Beauty and the dog”, ispirato a una storia vera, presentato in concorso nella sezione Un certain regard del Festival del cinema di Cannes.

Myriam (Al Ferjani), studentessa ventunenne, è felice di passare una serata in discoteca con le amiche. Bevendo un drink, si avvicina a un ragazzo con cui, da qualche minuto, sta scambiando sguardi d’interesse.

Myriam e Youssef, così si chiama il ragazzo, per chiacchierare senza il frastuono della musica, decidono di uscire dal locale per una passeggiata sulla spiaggia.

È l’inizio di una notte di passione, starete giustamente pensando voi. Nella scena successiva, invece, vediamo Myriam correre disperata, con Youssef che cerca di raggiungerla. Che cosa è successo tra loro? Perché lei è tanto sconvolta?

Veniamo poi a sapere che la studentessa è stata assalita e stuprata da tre poliziotti, senza che Youssef potesse fare nulla per impedirlo. Nonostante lui sia un estraneo, non esita a sostenere la ragazza, spingendola a recarsi in ospedale e denunciare quanto lo è successo. continua su

http://paroleacolori.com/beauty-and-the-dogs-una-giovane-lotta-contro-il-sistema-giudiziario-tunisino/

140) Toglimi un dubbio

Il biglietto da acquistare per “Just to be sure- Toglimi un Dubbio” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Toglimi un dubbio” è un film di Carine Tardieu. Con François Damiens, Cécile De France, Andrè Wilms, Guy Marchand, Alice de Lencquesaing. Commedia, 95′. Francia, Belgio, 2017

Sinossi:

Erwan Gourmelon, solido artificiere bretone, apprende, dopo un’analisi genetica per scongiurare una malattia ereditaria, di non essere il figlio di suo padre. Malgrado la tenerezza e l’amore profondo che lo legano all’uomo che lo ha allevato, Erwan decide di ritrovare il genitore biologico. Nella ricerca incontra Anna, veterinaria e donna determinata che lo corteggia e si lascia corteggiare. Ma Anna è figlia di Joseph, l’uomo che la sua investigatrice ha individuato come suo padre. In piena crisi identitaria, Erwan dovrà brillare la bomba della vita.

Recensione:

Se il ruolo e la rilevanza della figura materna per un bambino è riconosciuta a livello globale, quanto è importante il padre? Averne uno è necessario, oppure se ne può fare a meno? E in caso non sia presente fin dalla nascita nella vita del figlio, è giusto che poi questo voglia comunque conoscerlo?

Si tratta di tematiche delicate e complesse, quanto mai attuali, che provocano dibattito nell’opinione pubblica. Esistono diversi approcci per affrontarle, ma di rado lo si fa senza cadere nella polemica e senza pregiudizi.

Un esempio in tal senso è sicuramente “Toglimi un dubbio”, quinto film della regista Carine Tardieu, presentato nella sezione Quinzaine del Festival del cinema di Cannes 2017.

Lo spunto drammaturgico per raccontare il tema della paternità e più in generale della famiglia è decisamente originale e brillante. Erwan (Damiens), esperto artificiere bretone, è vedovo da tempo e ha una figlia, Juliette (de Lencquesaing), in dolce attesa di un bambino concepito con un uomo senza volto.

Preoccupato che il futuro nipote possa ereditare una malattia genetica del ramo paterno, l’uomo suggerisce alla figlia di sottoporsi a esami specifici per escludere questa possibilità. L’esame da esito negativo, ma dai risultati emerge che Bastien (Marchand), nonno di Juliette, non è il padre biologico di Erwan.

“Toglimi un dubbio” è una commedia garbata, delicata, profonda, capace di raccontare il rapporto padre-figlio con ironia, senza mai cadere nel retorico o nel melenso. La sceneggiatura è lineare, ben scritta, fluida, con dialoghi brillanti, efficaci e ben interpretati. continua su

http://paroleacolori.com/toglimi-un-dubbio-quando-i-legami-familiari-sono-un-campo-minato/

106) A Beautiful Day

“A beautiful Day” è un film di Lynne Ramsay. Con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman. Drammatico, 95’. USA, Francia, 2017

Sinossi:

Joe (Phoenix) è un veterano di guerra, sopravvissuto anche a molte altre battaglie. A casa lo aspetta solo la madre anziana a malata. In una New York desolata e piena di segreti, Joe fa il mercenario per chi vuole liberarsi di nemici pericolosi ma non ne ha l’abilità o il coraggio. Il suo ultimo incarico è quello di sottrarre Nina, la figlia preadolescente di un politico locale, a un giro di prostituzione minorile.

Recensione:

È arrivata, alla fine ma inevitabilmente, la madre di tutti gli incubi per chi scrive di cinema per lavoro o per semplice passione. Sto parlando di quel film talmente particolare, stravagante, assurdo ma allo stesso ipnotico e magnetico, magari per merito dell’interpretazione eccelsa del protagonista, che costringe l’articolista a porsi un dubbio lacerante: film cult o cagata pazzesca?

“A beautiful day” di Lynne Ramsay, presentato in concorso al Festival di Cannes 2017, rientra a pieno titoli nella categoria.

Dopo che l’ultima immagine è passata sullo schermo resti sulla poltroncina per lunghi minuti, riflettendo su ciò che hai visto e credi d’aver capito di una trama semplice, scarna, con pochi e asciutti dialoghi, ma dove al contempo ogni gesto e parola hanno una valenza simbolica, onirica, metaforica.

Non si tratta di un film per tutti, e probabilmente non diventerà nemmeno un blockbuster campione d’incassi al botteghino. Però è capace di catturare e quasi stordire lo spettatore, portandolo dentro una storia dove il confine tra sogno e realtà semplicemente non esiste.

Joaquin Phoenix regala una performance all’altezza del suo talento e della sua esperienza, confermando di essere un artista poliedrico e camaleontico e di possedere una fisicità e una sensibilità forti, indispensabili per rendere indimenticabile il personaggio di Joe. continua su

http://paroleacolori.com/a-beautiful-day-film-cult-o-catastrofe-incommensurabile/

105) Dopo La Guerra

“Dopo la Guerra” è un film di Annarita Zambrano. Con Barbora Bobulova, Giuseppe Battiston, Orfeo Orlando, Fabrizio Ferracane, Charlotte Cétaire. Drammatico, 100’. Francia 2017

Sinossi:

In seguito all’omicidio di un professore universitario in un agguato terrorista, Marco, ex-militante di estrema sinistra condannato all’ergastolo e rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterrand, è accusato dallo Stato italiano di essere uno dei cervelli dell’attentato e ne viene chiesta l’estradizione. Decide allora di non consegnarsi ma di trovare il modo di fuggire in America Latina con la figlia Viola adolescente. In Italia sua madre, la sorella e il cognato magistrato finiscono al centro dell’attenzione mediatica.

Recensione:

Auto sulla folla. Estremisti che si fanno esplodere a un concerto o sparano dentro un locale. Morti innocenti sulle strade. Autorità che parlano ai microfoni di innalzate misure di sicurezza, che però non sempre danno i risultati sperati.

La realtà del 2018 è questa, e uno degli elementi più sconcertanti è che a poco a poco ci sta diventando familiare, tanto da non sorprenderci più come le prime volte quando il Tg o i social ci riportano qualche notizia.

Ci stiamo abituando al nuovo clima di terrore che ci circonda, dove prendere un autobus, mangiare al ristorante, andare a un concerto sono azioni rischiose, che potrebbero trasformarci in bersagli.

L’Italia, rispetto ad altri paesi europei meno abituati a questo nuovo tipo di guerra, ha già vissuto in passato sulla propria pelle gli anni del terrorismo rosso e nero, piangendo vittime innocenti oltre che servitori dello Stato brutalmente uccisi perché colpevoli di adempiere al proprio dovere.

Le Brigate Rosse sono state sconfitte grazie all’impegno e alla collaborazione tra forze dell’ordine e politica, che non hanno avuto timore di usare in certi casi anche il pugno duro, ma molti degli uomini e delle donne che scelsero la lotta armata come mezzo per esprimere il proprio dissenso politico sono riusciti a evitare il carcere, rifugiandosi in Francia.

Poterono contare in questo senso sull’appoggio dell’allora Presidente Francois Mitterrand, che volle considerare i terroristi italiani come militanti politici, meritevoli di asilo e di protezione.

La dottrina Mitterrand, pur non essendo mai diventata una legge, è stata confermata e applicata fino al 2002, quando il presidente Sarkozy fece cadere questa “consuetudine normativa”, riaprendo una pagina dolorosa e complessa della nostra storia.

“Dopo la guerra” di Annarita Zambrano inizia con un vibrante dibattito tra un professore universitario e i suoi studenti. Costretto a lasciare l’aula per una contestazione, l’uomo viene brutalmente ucciso da due giovani, in un modo che ricorda da vicino il modus operandi delle Brigate Rosse.

Nel corso dell’indagine che segue all’omicidio, la magistratura italiana chiede l’estradizione dalla Francia di Marco (Battiston), un brigatista fuggito ormai da vent’anni. L’uomo non ha però nessuna intenzione di tornare in patria e trascina la figlia Viola (Cétaire) in un tentativo disperato di fuga per evitare l’arresto.

“Dopo la guerra” racconta una storia già vista, ma lo fa, almeno, introducendo due novità. La prima è la scelta di ampliare la prospettiva del racconto, includendo non solo Marco ma anche la sua famiglia d’origine, rimasta in Italia. La seconda è mostrare quanto il peso del passato dell’uomo condizioni il futuro di Viola, che si ritrova coinvolta, senza possibilità di esprimere il suo dissenso. continua su

http://paroleacolori.com/dopo-la-guerra-anche-gli-ex-brigatisti-hanno-anima-e-famiglia/

80) I Segreti di Wind River

Il biglietto da acquistare per “ I segreti di Wind River” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

” I Segreti di Wind River” è un film di Taylor Sheridan. Con Elizabeth Olsen, Jeremy Renner, Jon Bernthal, Gil Birmingham, Martin Sensmeier, Julia Jones. Thriller, 111’. USA, 2017

Sinossi:

Cory Lambert è un cacciatore di predatori nella riserva indiana di Wind River, perduta nell’immensità selvaggia del Wyoming. Sulle tracce di un leone di montagna che attacca il bestiame locale, trova il corpo abusato ed esanime di una giovane donna amerinda. Il crimine prolunga il dolore di Cory che ha perso tre anni prima una figlia in circostanze altrettanto brutali. Per fare chiarezza sul caso, l’FBI invia Jane Banner, una recluta di Las Vegas senza esperienza. Tosta e disposta ad imparare, Jane chiede a Cory di affiancarla nell’indagine. Fortemente legato alla comunità indiana, è l’uomo giusto per aiutarla.

Recensione:

La perdita di un figlio è probabilmente il dolore più atroce e devastante che un genitore possa provare. Se poi il figlio in questione viene brutalmente ucciso le cose diventano ancora peggiori.

Presentato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes e vincitore del premio per la miglior regia, “Wind river” di Taylor Sheridan è molto di più un crime movie, è un percorso accidentato, quello che i diversi personaggi devono compiere per vincere i propri demoni.

Lo spettatore si prepari a un viaggio interiore e profondo dentro anime ferite e cuori spezzati, scandito da contorni drammatici e disperati.

Taylor Sheridan, all’esordio come regista, non si limita a mescolare gli elementi chiave di thriller e dramma, ma firma una sceneggiatura potente, incisiva, toccante e profonda, legando in modo perfetto il paesaggio invernale al freddo interiore dei protagonisti.

“Wind River” ha un impianto narrativo solido, asciutto e incalzante. Dopo una partenza lenta e prevedibile, dove si introducono i protagonisti e si raccontare l’ambiente in cui si muoveranno, la storia decolla in modo prepotente e convincente, scavando con efficacia e abilità nella sfera più intima di ogni personaggio e creando una forte connessione con lo spettatore. continua su

http://paroleacolori.com/wind-river-thriller-e-dramma-nellesordio-alla-regia-di-taylor-sheridan/

226) Il Mio Godard

“Il mio Godard” è un film di Michel Hazanavicius. Con Stacy Martin, Bérénice Bejo, Louis Garrel, Grégory Gadebois, Micha Lescot. Titolo originale: Redoubtable. Biografico, 102’. Francia, 2017
Basato sul romanzo autobiografico “Un anno cruciale” di Anne Wiazemsky

Recensione:

È possibile giocare con un’icona del calibro di Jean-Luc Godard, umanizzarlo al punto da farlo apparire persino caricaturale raccontando la sua sfera più intima e gli slanci politici?

Un comunista, oltre che cinefilo duro e puro, risponderebbe con sdegno di no, tacciando di complotto borghese il tentativo filmico del regista premio Oscar Michel Hazanavicius.

I diversamente ignoranti che non hanno idea di chi sia Godard, o lo hanno a malapena sentito nominare, probabilmente invece si divertiranno molto a vedere “Formidabile” (traduzione dell’originale francese “Redoutable” che ha in sé una valenza più duplice).

Hazanavicius azzarda un’operazione rischiosa, destinata a far discutere, scegliendo la via del biopic sì, ma declinato in una chiave molto personale.

Il regista ha deciso infatti di accendere i riflettori sulla vita di Godard (Garrel) alla fine della lavorazione del discusso film “La Chinoise” in cui diresse una giovane attrice francese, Anne Wiazemsky (Martin), innamorandosene e sposandola nonostante i vent’anni di differenza. continua su

http://paroleacolori.com/il-mio-godard-un-ritratto-irriverente-e-provocatorio-del-regista-francese/