173) La vera storia di Olli Maki

Il biglietto da acquistare per “The happiest day in the life of Olli Mäki” -“La vera storia di Olli Maki” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Il giudizio di critici e addetti ai lavori è molto spesso in netto contrasto con quello che pensa lo spettatore medio. Questa affermazione è quanto mai vera quando si parla delle pellicole presentate – e magari premiate – ai festival cinematografici.

Recensire “The happiest day in the life of Olli Mäki” del regista finlandese Juho Kuosmanen, vincitore della sezione “Un Certain Regard” di Cannes è molto difficile, per me, essendo il mio pensiero estremamente diverso da quello della giuria che lo ha premiato.

Sebbene non abbia seguito molto questa sezione – articolata in ben 18 pellicole -, ho avuto modo di vedere “Captain Fantastic ” di Matt Ross (premiato come migliore regista), rimanendo piacevolmente colpito.

Ma bando alle ciance, torniamo al vincitore. Chi è mai questo Olli Mäki? Non è altro che il Rocky Balboa di Finlandia, che nel 1962 sfidò il campione del mondo di pugilato, lo statunitense Davey Moore.

Il film, girato in bianco e nero, è pensato per far seguire allo spettatore la dura preparazione fisica di Olli (Lahti) in vista della grande sfida. Una scelta narrativa ben precisa, che però convince poco, sia dal punto di vista del coinvolgimento che del ritmo.

È un Rocky senza pathos e passione, però, quello scandinavo, che ha in comune con l’eroe americano più l’amore per una donna che quello per la boxe. L’Adriana di Olli si chiama Raija (Oona) e mentre tutto il Paese conta su di lui per ottenere quell’importante successo sportivo internazionale, lui sogna solo di sposare l’amata. continua su

http://paroleacolori.com/festival-di-cannes-film-premiati-happiest-day-life-olli-maki/

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158) L’ultimo Sguardo

Il biglietto d’acquistare per “L’ultimo Sguardo” è : Neanche regalato

“L’ultimo sguardo” è un film del 2015 diretto da Sean Penn, scritto da Erin Dignam, con : Charlize Theron, Javier Bardem, Adèle Exarchopoulos, Jean Reno, Jared Harris, Denise Newman, Merritt Wever, Oscar Best, Zubin Cooper, Sebelethu Bonkolo.

http://paroleacolori.com/festival-del-cinema-di-cannes-quando-i-film-in-concorso-sono-una-delusione/

….

Quarta e ultima domanda: perché avete voluto tirare fuori “The Last Face” di Sean Penn dal limbo in cui stazionava da oltre un anno? Magari se era rimasto lì un motivo c’era. Stimo molto Penn, sia come attore che come autore; seguo Charlize Theron e Javier Bardem da anni. Sulla carta avevamo tre Premi Oscar per raccontare il dramma delle guerre silenziose, ignote al grande pubblico, che ogni giorno si combattono in Africa e l’importanza di associazioni come Medici senza frontiere nel dare sostegno ai civili, martoriati da fame e povertà.

Sean Penn è un artista impegnato e ciò nonostante ha messo in scena un film insulso e imbarazzante, a metà strada tra un melo e una posticcia ricostruzione degli orrori della guerra. Puntare sull’amore tra due bei medici volontari con le sembianze della Theron e di Bardem, strizzando quindi l’occhio al lato commerciale della vicenda, finisce per svilire l’aspetto più importante, ovvero quello umanitario e divulgativo.

“The Last Face” è un brutto film senz’anima, che porta quasi il pubblico a ridere piuttosto che a commuoversi. È un film costruito a tavolino, un vero disastro, meritevole più delle temute Pernacchie d’Or che di un Oscar.

Cari Direttore e Commissione, è lo spettatore il destinatario ultimo di un film e come tale va rispettato e tutelato. Con questi tre film non avete, a mio avviso, adempiuto a questo impegno. “Sieranevada”, “The Neon Demon” e “ The Last Face” sono inclassificabili e come tali da evitare come la peste, per il bene del portafoglio e non solo.

Dopo aver visto queste tre pellicole non posso non rivalutare l’amata “Corazzata Potemkin” e invitarvi a vedere quanto prima la saga di Fantozzi, per ammirare dei film, quelli sì, degni di Cannes.

Con stima,
Vittorio De Agrò

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

 

142) Sieranevada

Gentile Thierry Frémaux, direttore artistico del Festival di Cannes, e spettabile Commissione selezionatrice dei film in concorso,

ho deciso di scriverVi questa lettera aperta spinto da un forte sentimento d’amore per il cinema e dal rispetto che nutro per le vostre persone.

Siete stati molti cortesi ad accogliermi in questo importante Festival, dandomi la possibilità di confrontarmi con i colleghi giornalisti di tutto il mondo. Essere a Cannes è un’esperienza davvero straordinaria, unica, che porterò sempre nel cuore e, perché no, mi auguro di ripetere anche i prossimi anni.

So bene che siete dei fini conoscitori del mondo cinematografico e sicuramente non avrete bisogno di consigli in materia. E ciò nonostante mi permetto di scrivervi, per esprimere un punto di vista.

Sicuramente conoscerete la saga del ragionier Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio. Senza tirarla troppo per le lunghe, in un episodio della serie Fantozzi diventa critico cinematografico e per giudicare il celebre film “La corazza Potëmikn” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn usa una frase che noi italiani abbiamo poi fatto nostra, eleggendola a modo di dire: “È una cagata pazzesca”.

Ebbene, gentili Signori, questa frase mi sta risuonando nella mente dopo aver visto, in rapida successione, “Sieranevada” di Cristi Puiu, “The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn e “The Last Face” di Sean Penn. Sono tre film da voi ritenuti validi, meritevoli di partecipare al concorso. E questa scelta mi spinge a farvi delle domande.

La prima domanda: ma i film in questione li avete visti, dall’inizio alla fine, prima di selezionarli, oppure vi siete addormentati anche prima di metà? Siate onesti, perché se anche la risposta fosse la seconda non ci sarebbe niente di male – dal momento che sono stati tanti i colleghi, in sala, a cadere in un sonno profondo.

Secondo quesito: perché avete ritenuto che osservare la vita di una famiglia rumena per un’intera giornata, all’interno di un appartamento, potesse essere interessante? Quando ritmo e pathos narrativo sono pari a zero è difficile che qualcos’altro possa salvare un film. “Sieranevada” è stato sì applaudita dalla critica, ma ritenete che lo spettatore medio avrà la pazienza di sorbirsi quasi tre ore di quotidianità, se ha deciso di pagare per evadere per un po’ dalla sua? continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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313) Paterson

paterson

Il biglietto da acquistare per “Paterson” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio (con riserva); 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Jim Jarmusch. Con Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Jared Gilman. Drammatico. 2016.

Il poeta è uno spirito libero, creativo, sensibile e poliedrico, giusto? Sbagliato! E non lo dice il sottoscritto, bensì il regista Jim Jarsmsuh nel suo nuovo film “Paterson”, presentato in concorso al Festival di Cannes, proponendo al mondo una versione 2.0 del poeta.

Il messaggio risuona forte e chiaro: oggi si possono scrivere versi intensi e profondi anche non dedicando all’arte tutta l’esistenza, ma lavorando come autista di bus.

Paterson (Driver) vive in una piccola cittadina. La sua esistenza è scandita da rituali quotidiani monotoni, tra lavoro e vita privata. Eppure, nonostante le apparenze, l’uomo è dotato di un grande talento poetico e trova il tempo di isolarsi per mettere su carta i suoi sentimenti più sinceri e profondi.

Quella di Jarsmush è, se vogliamo, una sorta di versione cinematografica del “Cantico dei cantici” biblico, che manca però di incisività e profondità narrativa. continua su

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Roberto Sapienza presenta “Ninni , mio padre”

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298) E’ solo la la fine del mondo

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Il biglietto da acquistare per “” E’ solo la fine del mondo: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Xavier Dolan. Con Nathalie Bayne, Vincet Cassel, Marion Cotillard, Lea Seydoux, Gaspard Ulliel. Drammatico, 95′. 2016.

E venne il giorno di Xavier Dolan, 26enne canadese astro nascente della cinematografica mondiale, e del suo “Juste la fin du monde”.

Un’attesa talmente forte e diffusa che il vostro cronista ha dovuto farsi ben sette ore di coda, pur di riuscire a vedere il film, assistendo, tra l’altro, a scene di ordinaria follia tra i giornalisti, pronti a tutti pur di garantirsi un posto in sala.

Devo ammettere che la pazienza e lo sforzo sono stati ampiamente ripagati dalla pellicola, una delle più belle viste a questo Festival di Cannes. Opinione, la mia, non condivisa da tutti i critici – i commenti poco lusinghieri, infatti, non sono mancati.

Per ciò che mi riguarda, non avevo apprezzato fino in fondo “Mommy”, con cui Dolan si era aggiudicato il Premio della giuria nel 2014, mentre ho notato in questo film una maturazione artistica e concettuale notevole, che mi ha colpito.

Il regista canadese è stato bravo ad adattare per il grande schermo un testo teatrale, dando alla storia – di per se abbastanza semplice – un ampio respiro.

Louis (Ulliel), dopo essere mancato da casa per dodici anni, decide di tornare in seguito a un tragico sviluppo della sua esistenza.

Si parla di famiglia e di ricongiungimenti, ma non aspettatevi per questo un film melenso. Dolan preferisce dare al suo lavoro un taglio più autentico, mettendo in mostra il lato cinico e persino grottesco dell’essere umano.

Quattro brevi atti nel corso dei quali il protagonista si ritrova a confrontarsi con i suoi familiari, rimanendo spesso travolto dalla loro isterica incontinenza verbale. I silenzi di Louis e la parlantina fin troppo sciolta degli altri personaggi si controbilanciano in un equilibrio perfetto.

“Juste la fin du monde” è un film che colpisce e commuove nel suo flusso di parole e immagini poeticamente mescolate. continua su

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Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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249) Parola di Dio

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Il biglietto d’acquistare per “Parola di Dio” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio (Con riserva) 4) Ridotto 5) Sempre.

Parola Di Dio” è un film del 2016 scritto e diretto da Kirill Serebrennikov, con : Viktoriya Isakova, Yuliya Aug, Pyotr Skvortsov.

La religione, qualunque essa sia, può essere oggi lo strumento, la guida che permetta all’uomo di vivere una vita giusta, sana e moralmente ineccepibile? Leggendo le cronache quotidiane assistiamo a una degenerazione della fede e di come essa venga usata per compiere atti criminali, sanguinari e atroci. L’uomo si arroga il diritto di usare la parola di Dio stravolgendone l’essenza per i propri interessi. Il Corano e la Bibbia sono libri di pace e di preghiera, eppure troppi le brandiscono come fossero un’arma di propaganda.
Parola Di Dio/ Lo Studente, presentato allo scorso Festival di Cannes, è stato un grande successo di critica, diventando un caso cinematografico.
Alle ragazze non dovrebbe essere concesso di partecipare alle lezioni di nuoto in bikini. Insegnare educazione sessuale a scuola è sbagliato. L’evoluzionismo è una teoria non provata e dovrebbe essere affiancata al creazionismo. Sono queste e altre le osservazioni che il giovane Veniamin, in piena crisi mistica, muove a chi gli sta intorno, citando a memoria i passi più cruenti della Bibbia e tentando di imporre anche ai suoi compagni di scuola la sua ortodossia estrema. Veniamin usa le sacre scritture manipolando la stessa Preside, bigotta e conservatrice, e il corpo insegnante, immaginando che la società debba seguire i dettami di un Dio del vecchio Testamento, crudele, spietato e vendicativo. continua su

https://www.mygenerationweb.it/201610253425/articoli/palcoscenico/cinema/3425-parola-di-dio

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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248) La ragazza senza nome

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Il biglietto da acquistare per “La fille inconnue” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Luc e Jean-Pierre Dardenne. Con Adele Haenel, Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Fabrizio Rongione, Thomas Doret. Drammatico, 113’. 2016.

Dopo “I, Daniel Blake” di Ken Loach (qui la recensione) anche i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne portano al Festival di Cannes un film che racconta le storture del mondo della sanità, questa volta francese, “La fille inconnue”.

Rispetto alla pellicola di Loach, la prospettiva qui è quella della giovane dottoressa Jenny Davin (Haenel). Lo spettatore entra nella placida e un po’ monotona routine di una persona dedita completamente alla sua professione. Jenny, infatti, vive per i malati.

La sua vita cambia quando, una sera, non apre la porta dello studio a una paziente. La donna, una prostituta, viene poco dopo brutalmente uccisa e quando la polizia comunica la notizia a Jenny lei è travolta dai sensi di colpa.

Sentendosi responsabile della morte della sconosciuta, Jenny vuole scoprirne almeno il nome, per darle poi una dignitosa sepoltura. Il film affianca così, al versante più strettamente medical, una sorta di indagine stile “Signora in giallo”. Il doppio registro narrativo, purtroppo, non aiuta a dare una marcia in più sul piano del ritmo, che risulta davvero compassato. continua su

Festival del cinema di Cannes | In concorso | La fille inconnue

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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245) Capitan Fantastic

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Il biglietto da acquistare per “Captain Fantastic” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Matt Ross. Con Viggo Mortensen, Frank Langella, Steve Zahn, Kathryn Hahn, Missi Pyle. Drammatico, 120′. 2015.

Esiste un modello di famiglia migliore degli altri? E un sistema giusto ed efficace per educare i figli, formarli come futuri individui tenendoli però al riparo dalle brutture della vita?

Il regista Matt Ross ci propone la sua, di famiglia felice ideale, portando al Festival del cinema di Cannes “Captain Fantastic” e aggiudicandosi il premio per la miglior regia nella sezione “Un certain regard”.

Ben, alias Captain Fantastic (Mortensen), è il padre di sei ragazzi intelligenti e vivaci e ha deciso di farli vivere in una foresta, in simbiosi con la natura, limitando al massimo i contatti con la società. Nonostante questa scelta di vita quanto meno atipica i figli sembrano felici, uniti ed educati anche più dei coetanei.

La quiete familiare viene guastata dall’arrivo della notizia del suicidio della madre dei ragazzi, Leslie, rinchiusa in un ospedale psichiatrico in seguito a episodi di depressione e psicosi bipolare. continua su

Festival del cinema di Cannes | Film premiati | Captain Fantastic

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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202) L’effetto acquatico

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Il biglietto da acquistare per “L’effetto acquatico” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di Sólveig Anspach. Con Samir Guesmi, Florence Loiret-Caille, Philippe Rebbot, Michaël Bensoussan, Stéphane Soo-Mongo. Commedia, sentimentale, 85’. 2016.

Le favole moderne, per quanto sembrino rare e non sempre apprezzate dal pubblico dei cinefili, conservano comunque un loro intrinseco fascino. Quelle più belle da vivere e, quindi, anche da raccontare sembrano ancora le storie d’amore che iniziano con il fantomatico colpo di fulmine.

“L’effetto acquatico” di Sólveig Anspach, vincitore all’ultimo Festival di Cannes del premio come miglior film in lingua francese nella sezione Quizaine, è una commedia romantica, leggera, ambientata ai nostri giorni in Francia.

Protagonista della storia è Samir (Guesmi), simpatico e stralunato quarantenne di Montreuil che un giorno nota in un bar la grintosa Agathe (Loiret-Caille), innamorandosene al primo sguardo. Quando scopre che la donna è un’istruttrice di nuoto, nonostante sia già un ottimo nuotatore, Samir decide di iscriversi al corso per principianti tenuto della donna, così da poterla conoscere meglio.

Samir è buffo, goffo e allo stesso tempo tenero e gentile nel suo approcciarsi ad Agathe durante le lezioni in piscina e ben presto tra i due scocca la scintilla. Le cose sembrano andare per il meglio, ma un incidente costringe Samir a svelare la sua bugia provocando l’ira di Agathe che fugge in Islanda. Lo strampalato innamorato non si farà scoraggiare…

Un film fresco, brillante, sorretto da una sceneggiatura ben scritta, lineare, ironica, capace di regalare dei buoni spunti da commedia vecchio stile. La seconda parte è forse un pochino punto meno briosa sul piano del ritmo, ma lo spettatore segue comunque con curiosità le vicende. continua su

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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129) Bacalaureat

laurea

Il biglietto da acquistare per “Bacalaureat” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio (con riserva); 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Cristian Mungiu. Con Vlad Ivanov, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu, Adrian Titieni, Gheorghe Ifrim. Drammatico, 128′. 2016.

I figli “so’ piezz’ ‘e core”, e questo detto vale tanto se ci troviamo a Napoli che in Romania. Per lui (o lei) un genitore è disposto a qualunque azione – lecita o illecita che sia.

“Bacalaureat” del regista romeno Cristian Mungiu (già Palma d’oro nel 2007 con “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”) porta lo spettatore in uno sperduto paesino della Transilvania, dove il dottor Romeo (Tietini) è preso animo e corpo dalla missione di far sì che l’adorata figlia Eliza (Dragus) ottenga il massimo dei voti alla maturità per poter così accedere alla prestigiosa facoltà di psicologia di Cambridge.

Il destino, però, sembra cospirare contro il progetto: Eliza viene infatti aggredita da uno sconosciuto a pochi metri da scuola. Traumatizzata da ciò che è successo, la ragazza non è più sicura di riuscire a sostenere gli esami.

Il padre Romeo, che per lei vuole il meglio, non esita a usare tutte le sue amicizie per riuscire a corrompere insegnati ed esaminatori e permettere alla figlia di ottenere il diploma e poter così lasciare il paese…

Spinto dall’amore paterno, il medico non esita a mettere da parte onestà e integrità personale, accettando di scendere a patti con la burocrazia rumena, corrotta e squallida.

“Bacalaureat” è diviso in due micro-storie: nella prima Romeo cerca di ottenere aiuto per far sì che la figlia superi la Maturità brillantemente, nella seconda si batte invece affinché il criminale che ha assalito Eliza venga trovato e incriminato dalla polizia.

Cristian Mungiu è stato definito per il suo stile dai critici come il Dardenne rumeno. Il film è effettivamente costruito in maniera semplice, asciutta, realistica, senza fronzoli.

Nonostante questo, la pellicola risulta nel complesso fredda e priva di pathos, e lo spettatore fatica a entrare nel cuore della storia e immedesimarsi con i personaggi. continua su

Festival del cinema di Cannes | Film premiati | Bacalaureat

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket to buy for “bacalaureat” is: 1) Not even a present; 2) Tribute (subject); 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A film by Cristian Mungiu. Vlad Ivanov, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu, Adrian Titieni, Gheorghe Ifrim. Drama, 128 ‘. 2016.

The children “know ‘piezz’ ‘and core”, and this saying is as true if we are in Naples and in Romania. For him (or her) a parent is willing to any actions – legal or illegal it is.

“Bacalaureat” by Romanian director Cristian Mungiu (former Palme d’Or in 2007 with “4 Months, 3 Weeks and 2 Days”) takes the viewer on a remote village in Transylvania, where Dr. Romeo (Tietini) is taken body and soul by the mission to ensure that the beloved daughter Eliza (Dragus) get full marks to maturity so you can access to the prestigious faculty of Cambridge psychology.

Fate, however, seems to conspire against the project: Eliza is in fact attacked by a stranger a few meters from the school. Traumatized by what has happened, she is no longer sure she could take the exams.

Romeo’s father, who wants the best for her, do not hesitate to use all of his friends to be able to bribe teachers and examiners and allow his daughter to get a diploma and be able to leave the country …

Impelled by his father, the doctor does not hesitate to put aside honesty and personal integrity, agreeing to come to terms with the Romanian bureaucracy, corrupt and squalid.

“Bacalaureat” is divided into two micro-stories: the first Romeo tries to get help so that her daughter exceeds the Maturity brilliantly in the second instead advocates that the criminal who assaulted Eliza is found and prosecuted by the police.

Cristian Mungiu was defined by critics for its style as the Dardenne Romanian. The film is actually built in a simple, dry, realistic, no frills.

Despite this, the film appears in complex cold and devoid of pathos, and the viewer struggles to get into the heart of the story and identify with the characters. continues on

Festival del cinema di Cannes | Film premiati | Bacalaureat

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html