31) Physical 2 – 2 Stagione

Physical 2”è una serie TV composta da 10 episodi creata da Annie Weisman  , diretto da Craig Gillespie e  disponibile dal 3 giugno Apple TV+.

Cast:

Rose Byrne: Sheila Rubin

Rory Scovel: Danny Rubin

       Lou Taylor Pucci: Tyler

  • Paul Sparks: John Breem
  • Ian Gomez: Ernie

Sinossi

Sheila Rubin è una casalinga silenziosamente tormentata nella San Diego degli anni ’80. A porte chiuse, combatte demoni personali estremi e una voce interiore viziosa. Ma le cose cambiano quando scopre l’aerobica, innescando un viaggio verso l’emancipazione  e il successo.

Recensione:

Un anno dopo  Sheila Rubin è tornata più carica, determinata che mai nel raccontarci, condividere il proprio complesso, contradittorio mondo interiore e le sue sfide professionali.

Un anno dopo Rose Byrne è ancora più cattiva, instabile, buffa, nevrotica , spiazzante, adorabile.

Se la prima stagione di “Physical “ ci aveva conquistato puntando sull’effetto amarcord e su una scrittura originale, questa seconda stagione possiamo definirla, senza alcun dubbio, come la definitiva consacrazione attoriale della Byrne.

“Physical 2” certifica la  completa immedesimazione  tra l’attrice ed il personaggio di Sheila, portando la seconda a rompere la quarta parete entrando direttamente nelle case dello spettatore.

La Byrne ha compiuto  un lavoro  sorprendente  , innalzando l’asticella attoriale rispetto alla prima stagione, rimanendo sempre credibile, pungente e politicamente scorretta.

Abbiamo avuto il privilegio di vedere in anteprima tutti i dieci episodi della seconda stagione , ma volendo rispettare  i rigidi embarghi imposti da Apple + al fine di non svelare allo spettatore la ricca trama di questa seconda stagione, ci limiteremo ad alcune brevi considerazioni e riflessioni

Dopo un finale di stagione in cui Sheila sembrava pronta a voltare pagina  condividendo un eccitante quanto inaspettato momento di auto erotismo con l’imprenditore John Breem , nel primo episodio della seconda stagione vediamo un ‘elegante Sheila darsi forza davanti allo specchio di un bagno mentre è in corso una festa.

Una festa in cui è tra gli ospiti d’onore per il lancio del suo vhs di aerobica distribuito dall’azienda di famiglia Stahl/Grunner.

Alla festa  è presente anche  Danny ( Rory Scovel ) ancora amareggiato per il flop all’elezione locale .

Il matrimonio è ancora formalmente in piedi, ma la crisi e poi l’implosione della coppia appaiono imminenti nonostante  il tentativo di Bunny di cambiare dopo una sfuriata di Sheila.

Sheila è un vulcano pronto ad esplodere.

Anche in questa seconda stagione,  la voce interiore di Sheila svolge un ruolo da Grillo Parlante , ma  sarebbe più corretto inserirla nella storia nella duplice veste di “pars destruens e construens”

Sheila vorrebbe tenere insieme tutto, ma allo stesso tempo vorrebbe eliminare ogni ostacolo che si pone davanti ai suoi obiettivi di carriera.

Sheila manipola, mente, sfrutta amici , amanti e familiari sentendosi  allo stesso tempo in guerra con sé stessa e demoni interiori


Sheila è  stanca della sua vita privata, odia suo marito.

 La nascente  carriera professionale non sta procedendo come si augurava.

Anche se il pubblico è al corrente dei pensieri di Sheila tramite il dispositivo della voce fuori campo, rimane sempre spiazzato dai sui cambiamenti e giravolte esistenziali e sentimentali. 

 I commenti negativi rivolti a sè stessa e a tutti coloro che la circondano sono sprezzanti, duri, eppure  autentici, rabbiosi.

In questa seconda stagione , il ruolo di Sheila come donna si muove narrativamente oltre che simbolicamente  come un elastico dal ruolo di vittima del mondo maschile degli anni 80 a quello estremo di carnefice e  cinica opportunistica sulle altre donne ed utilizzando l’arma della seduzione con gli uomini.

Non esistono mezze  misure nel mondo di Sheila, ciò nonostante il pubblico  rimane affascinato e soprattutto solidale con la protagonista.

Il controllo è un fattore così dominante  per  Sheila oscilla tra il sentirsi disancorata e aggrapparsi agli schemi per temperare il caos che le ruota intorno. 

“Physical 2” amplia meritoriamente gli spazi agli altri personaggi del cast, dando loro voce e possibilità di dimostrare il proprio  talento.

Sono quasi tutte relazioni tossiche e/o di dipendenza, quelle che  Sheila vive con gli altri personaggi come ad esempio con l’imprenditore Bremer o l’amica Greta.

Altri ancora come Bunny e Tyler covano vendetta, dopo il tradimento  avvenuto nella prima stagione. 

Un altro elemento di novità di seconda stagione, è il focus sui genitori di Sheila e come questo legame abbia condizionata molto la psiche della donna. 

 La new entry  Murray Bartlett nei panni dello stallone di aerobica Vinnie Green ha aggiunto  un  ingrediente frizzante al team ed alla storia.

 Vinnie ha tutto ciò che Sheila vuole: spot pubblicitari, merchandising e follower.

 Mentre Sheila è bloccata a vendere copie del suo VHS in supermercati, grandi magazzini e fiere statali. 

“Physical 2” è ancora di più un  continuo  vortice d’emozioni, sensazioni, sogni, desideri incanalati nel cuore, anima e mente di questa donna sospesa tra lo status casalinga disperata e quella di spregiudicata imprenditrice di sé stessa.

Con Sheila Rubin si ama, si odia, si piange e soprattutto si suda e balla tanto pensando sempre quale  sarà  la mossa successiva di questa donna alla ricerca delle luci della ribalta negli Usa di Ronald Reagan.

8) I segni del cuore – Coda

Il biglietto d’acquistare per ” I Segni del cuore -Coda” è : Di pomeriggio (Con Riserva)

“I Segni del Cuore – Coda” è un film di Sian Heder. Con Emilia Jones, Marlee Matlin, Troy Kotsur, Daniel Durant, Eugenio Derbez. Drammatico, 111′. USA, Francia 2021

Sinossi:

Ruby, una ragazza diciassettenne, è l’unica persona udente di una famiglia di persone sorde. Ogni mattina, prima di andare in classe, dove viene ignorata e presa in giro dalle altre studentesse, aiuta i genitori e il fratello a gestire l’attività di pesca ed è lei il referente principale per contrattare la vendita del pesce. Al tempo stesso ha una grande passione per il canto ed entra nel coro della scuola diretto dal maestro Bernardo Villalobos che con lei è molto severo, la rimprovera spesso per i suoi ritardi ma riconosce che ha un grande talento e cerca così di prepararla per l’audizione a una prestigiosa scuola. Ruby si trova ora a un bivio: seguire i propri sogni o continuare ad aiutare la sua famiglia?

Recensione:

Nel 2015 rimasi piacevolmente colpito dal film francese “La famiglia Bélier”. Gli sceneggiatori avevano affrontato con intelligenza e ironia il tema della disabilità, inserendolo in una commedia familiare leggera ma credibile. La sceneggiatura era ben definita, lineare, inclusiva e allo stesso tempo spiazzante; il cast di assoluto valore.

A sette anni di distanza, negli States si è pensato di realizzare un remake, modificando poco o nulla sul piano narrativo rispetto all’originale – l’unica differenza è che lì la famiglia protagonista, composta da tre non udenti e una ragazza udente che quindi per tutta la vita era stata interprete e voce degli altri, si occupava di agricoltura, qui di pesca.

Come ben sapete i rifacimenti incontrano alquanto di rado il mio gradimento – perché non sono molti quelli che dimostrano di avere un loro perché e di non voler semplicemente cavalcare l’onda di un precedente successo. continua su

29) The Mosquito Coast

• “The Mosquito Coast” è una miniserie composta da 7 episodi disponibile dal 30 Aprile sulla piattaforma Apple + , diretta da Rupert Wyatt , scritta da Neil Cross e Tom Bissell , basato sull’omonimo romanzo di Paul Theroux
• Cast Artistico:
• Justin Theroux as Allie Fox
• Melissa George as Margot
• Logan Polish as Dina,
• Gabriel Bateman as Charlie
• Kimberly Elise as Jones
• James LeGros as Don Voorhees
• Ian Hart as Bill Lee
• Sinossi:
• Un uomo idealista, disgustato dalla corruzione della società, porta la sua famiglia in America Latina.
• Recensione:
Inizio questa mia recensione ammettendo pubblicamente di non aver mai letto il romanzo di Paul Theroux (1981) né tanto meno di aver visto l’adattamento cinematografico del 1986 di Peter Weir.
Un’ignoranza letteraria e cinematografica che non dovrebbe stupirvi, ma semmai rimarcare, ancora una volta, come la direttora Turilazzi continui nella sua missione impossibile di rieducazione culturale del sottoscritto.
Scevro da condizionamenti pregressi e/o pregiudizi mi sono approcciato con sincera neutralità e curiosità alla visione di tutti i sette episodi della miniserie cercando di capirne il senso e valore artistico.
Leggendo le recensioni, i giudizi sia sul romanzo che sul film , mi è apparso evidente come la miniserie Apple si sia rivelata ben lontana dall’idea e spirito originale immaginato dall’autore Paul Theroux.
“ The Mosquito Coast” ha rappresentato, incarnato il folle quanto testardo desiderio di ribellione, rifiuto radicale del protagonista Allie, , novello Don Chiosciotte, contro il modello capitalistico ed egoistico della società americana.
Una storia bizzarra, controversa, quanto potente che ha influenzato più di una generazione alla ricerca di modello alternativo di vita
“The Mosquito Coast” come miniserie però lascia nello spettatore un senso di incompiutezza narrativa, confusione strutturale ed approssimazione nella costruzione dei personaggi.
La prima stagione di “The Mosquito Coast” possiamo sintetizzarla come una caotica quanto spericolata fuga messa in atto dal bizzarro inventore Allie (Justin Theroux) trascinandosi dietro la sua famiglia decidendo di passare il confine messicano rischiando la morte in più di una circostanza tra sparatorie, inseguimenti o drammaticamente finendo disidratati attraversando lo sconfinato deserto
Allie e sua moglie Margot (la bellissima e brava Melissa George) nascondono un segreto, consapevoli che prima o poi questa ritirata vita nel sud della California si sarebbe conclusa.
Ciò nonostante, la fine della quiete familiare avviene in modo brusco e drammatico quando due agenti dell’Fbi hanno fatto partire un’imponente retata schierando uomini e mezzi come si dovessero arrestare pericolosi criminali.
Perché il governo vuole arrestare Allie e Margot? Quali segreti si portano dietro del loro passato. I due figli sono davvero loro?
Sono soltanto alcune delle numerose domande che lo spettatore inizia vanamente a porsi scontrandosi contro il “muro di gomma” degli sceneggiatori quasi felici nell’aver costruito una storia in cui il rimando delle risposte e l’opacità della verità appaiono i punti essenziali dello script.
Lo spettatore fatica a trovare una logicità narrativa e conseguenza creativa in un intreccio dove sono mescolati , tenuti insieme l’Fbi, una potente famiglia criminale messicana ed infine una misteriosa società.
Tutti accomunati dalla feroce volontà di far confessare ad Allie qualcosa del proprio passato.
Questo continuo rimandare, dire o non dire alla lunga appare fastidioso , irritate per lo spettatore illuso che prima o poi dovrà avere almeno qualche risposta e/o chiarimento.
La prima stagione di “The Mosquito Coast” risulta così come un lungo, prolisso quanto noioso prologo di quanto, probabilmente, sarà svelato nelle future stagioni.
Lo spettatore si impegna nella visione dei 7 episodi confidando di trovare risposte o quanto meno qualche passaggio chiarificatore od utile nel rendere plausibile una stagione tutta improntata alla fuga forsennata ed a tratti inverosimile.
Una scelta autoriale che consideriamo discutibile nella visione creativa quanto nella sostanza poiché rende quasi impossibile un pieno coinvolgimento emotivo con dei personaggi appena abbozzati e in particolar modo nel caso dei cattivi /inseguitori trattati alla stregua di figure caricaturali .
• “The Mosquito Coast” evita il completo fallimento artistico grazie alle toste e convincenti performance della già citata Melissa George e dei due giovani e bravi attori Logan Polish e Gabriel Bateman davvero credibili nel ruolo dei figli della coppia offrendo una diversa quanto suggestiva prospettiva su situazione tragicomica che mette in crisi le certezze dei due adolescenti.
• “The Mosquito Coast” è complessivamente deludente o se preferite negativamente indecifrabile rispetto alle grandi attese della viglia.
• Un prodotto ricco e curato sul piano scenografico ed ambientale non può bastare nell’evitare una bocciatura in altri campi.
• Fino a prova contraria, “The Mosquito Coast” è un occasione sprecata o nei migliori casi un potenziale mal sfruttato.

17) Calls

“Calls” è una serie ideata da Fede Álvarez. Con le voci di Rosario Dawson, Nick Jonas, Karen Gillian,
Jaeden Martell, Stephen Lang, Aubrey Plaza, Aaron Taylor-Johnson, Lily Collins, Riley Keough, Mark Duplass, Paul Hauser, Pedro Pascal. Misyert, thriller. USA. 2021

Sinossi:

Un susseguirsi di telefonate misteriose senza un collegamento apparente diventano sempre più surreali. Le conversazioni raccontano la storia di un gruppo di estranei le cui vite sono gettate nel caos con l’arrivo di un evento apocalittico.

Recensione:

Potrà sembrarvi strano, quasi paradossale, che in un’epoca caratterizzata dalla lotta senza quartiere tra i colossi dello streaming nel produrre serie costose, visivamente imponenti e ricche di effetti speciali si possa avere successo con uno show dove la parola è l’unica protagonista.

Eppure è quanto ha fatto Apple TV+ con “Calls” di Fede Álvarez, una miniserie in nove episodi giocata soltanto sul sonoro (che riprende una serie francese dallo stesso nome), con elementi visivi ridotti ai minimi termini, che costringe il pubblico a concentrarsi sui contenuti e sulle parole piuttosto che sulle immagini.

“Calls” evoca nello spettatore un suggestivo quanto emozionante paragone con gli storici programmi radiofonici del secolo scorso. E lo spiazza, perché è qualcosa di “datato” eppure innovativo, una storia dal respiro quasi kafkiano. continua su