19) La coscienza di Montalbano (Andrea Camilleri)

“La  coscienza di Montalbano” è una raccolta di racconti (non inediti) scritti da Andrea Camilleri e pubblicata nel Giugno 2022 da Sellerio.

Sinossi:

Per la prima volta riunite in unico volume sei indagini del commissario Montalbano.

Recensione:

La Sellerio riscatta  completamente la propria immagine letteraria dopo “la furbata marketing” di ripubblicare con una copertina diversa la raccolta di racconti “Natale in giallo” regalandoci un inaspettato quanto intenso “incontro” con il Maestro Andrea Camilleri.

“La coscienza di Montalbano”  è una raccolta di racconti  non inediti che la Sellerio ha  voluto “radunare” in una propria raccolta.

Un’operazione onesta, chiara  anche se  di carattere  commerciale.

La copertina  ha attirato la mia curiosità rivedendo insieme i nomi di  Camilleri e Montalbano.

Sei racconti  scritti dal Maestro in momenti diversi della sua attività creativa, ma accomunati dal filo rosso dell’ironia, acume e capacità unica di Camilleri  di raccontare e soprattutto evidenziare i pregi e  le contraddizioni dell’uomo.

Magari il fan più attento e di memoria lunga si sentirà comunque “irritato” da quest’operazione  di “cosmesi letteraria”, ma rispetto al passato,  questa raccolta è  riuscita nel compito di  coniugare l’effetto amarcord con la mission letteraria.

Personalmente non avevo mai letto due dei sei racconti : “La finestra sul cortile “ e “Il figlio del sindaco” .

Due racconti rivolti a due platee di lettori ben distinti.

“La finestra sul cortile” fu pubblicato a puntante sul mensile di quartiere “Il Nasone di Prati”, mentre “Il figlio del sindaco” era rivolto “in esclusiva” nel 2008 ai clienti di Unicredit Private Banking

Ho vissuto un ’emozione davvero unica nel poter leggere qualcosa di nuovo del Maestro.

Con “La finestra sul cortile”  il Maestro si è divertito a giocare con il genere thriller oltre che  omaggiare esplicitamente uno dei più celebri film firmati da Sir Alfred Hitchcock .

Ne è uscito cosi  fuori racconto che si pone drammaturgicamente e stilisticamente come un ibrido siculo-inglese avendo Roma come location.

Una scrittura briosa, ironica  capace d’alternare momenti di commedia ad altri di grande pathos da vero thriller.

“Il figlio del sindaco”  possiamo invece definirlo  come una sorta di “compendio” sul “modus operandi” del commissario Montalbano indaga sull’ omicidio di una giovane donna scoprendo come anche il presunto assassino  si sveli essere il perfetto capro espiatorio di una cinica quanto mostruosa decisione paterna.

I restanti quattro racconti pur essendo stati pubblicati dalla Sellerio in altre antologie , li ho riletti con piacere non avvertendo  mai la spiacevole sensazione  di trovarmi di fronte a qualcosa di “riciclato”.

“La coscienza di Montalbano” è una lettura piacevole, divertente ed allo stesso tempo intrigante e provocatoria .

Il lettore ha così l’occasione di rivedere un vecchio amico e di ri -leggere e/o riscoprire   un grande scrittore : Andrea Camilleri.

13) Una Settimana in giallo (Gimenèz Bartlett,Longo,Malvadi,Manzini,Piazzese,Recami,Robecchi,Savatteri,Simi, Stassi, Tanzini)

“Una settimana in giallo” è una raccolta di racconti scritti Gimenez -Bartlett,Longo, Malvadi,Manzini,Piazzese,Recami,Robecchi,Savatteri,Simi, Stassi,Tanzini e pubblicato nel novembre 2021 da Sellerio.

Sinossi:
La settimana dei nostri investigatori si divide tra misteri da risolvere e i problemi e le soddisfazioni della vita privata. Una doppia traccia, tra crimine e quotidianità, che contrassegna le storie di questa antologia gialla. I protagonisti in gran parte sono arcinoti, in molti casi dalle loro avventure sono state tratte delle serie televisive. C’è l’ispettrice Petra Delicado della polizia di Barcellona che vorrebbe per una volta occuparsi di «un delitto glamour», e finisce invece in una storia «deprimente e squallida». Al glamour ci pensa il trio di Alessandro Robecchi: Carlo Monterossi, Oscar Falcone e Agatina Cirrielli, i quali tempo una settimana devono riuscire a ripescare da dove è affondato l’erede ignoto di un multimilionario. Il flâneur dei piaceri e dei misteri di Palermo, il La Marca di Santo Piazzese, intenta una beffa per salvare un amico da una grottesca situazione mafiosa. Lo psicobibliologo Vince Corso è condotto, dal suo creatore Fabio Stassi, sulle tracce di una strage fantastica: sono scomparsi gli eroi dei grandi romanzi. Lamanna e Piccionello sono nati dalla penna di Gaetano Savatteri e vivono nella ridente Màkari, ai due «non va giù quando i salvatori degli ultimi dimenticano i penultimi». Dove va a finire Alice Martelli, vicequestore e compagna di Massimo del BarLume, per svelare un buffo omicidio? Nell’Orrido di Botri, in Garfagnana, lì dove nidifica l’aquila reale. Gelosia, avidità, elusività, inganno: sono categorie psicologiche in cui Dario Corbo, l’acuto e nevrotico ex giornalista di Giampaolo Simi, si muove per tirare le fila di un caso freddo. Nella Casa di Ringhiera, il palcoscenico degli equivoci inventato da Francesco Recami, una spirale infernale travolge i brutti sporchi e cattivi di quel condominio: le scommesse clandestine. Il vicequestore più famoso d’Italia, Rocco Schiavone, trova un cadavere sul Monte Bianco, frontiera franco-italiana: vorrebbe appiopparlo alla collega transalpina ma… In questa antologia compaiono anche per la prima volta, dopo l’esordio in romanzi, personaggi nuovi ben adatti a un brillante primo piano. Sono: Viola, la giornalista curiosa di Simona Tanzini, che nell’esplorazione di verità scabrose si aiuta con la facoltà non voluta di associare i colori alle persone; e Acanfora, il poliziotto soggetto delle trame di Andrej Longo: la sua indagine, su un assassinio da tinello, fende un’atmosfera che affianca ferocia e pietà, che un po’ ci ricorda Scerbanenco.
Recensione:
Dovrei essere arrabbiato, anzi indignato con la mia cara Sellerio.
Io, lettore cosi fedele dei suoi libri, sono stato vittima di cinica operazione di marketing acquistando una raccolta di romanzi “Natale in giallo” già letta e recensita nel 2017.
La nuova copertina mi ingannò con il decisivo supporto della mia preziosa libraria.
Sellerio non si fa! Non è da voi confondere il lettore per soldi!
Lo confesso ero nel mood di scrivere un post molto duro quanto critico , ma la rabbia e soprattutto la delusione sono fortunatamente sbollite leggendo la seconda raccolta , acquistata insieme alla copia fake.
“Una settimana in giallo” mi ha parzialmente risarcito del dolore letterario, offrendomi modo di passare le festività pasquali con un sorriso agrodolce.
In 7 giorni è stato creato il mondo, dice la Bibbia
In 7 giorni è garantita una dieta miracolosa
In 7 giorni gli autori della Sellerio invece hanno garantito la brillante soluzione del caso sia esso criminoso, amoroso, fantasioso o familiare.
“Una settimana in giallo” è una raccolta che spazia con leggerezza e creatività dal dramma alla commedia e ritorno non causando una caduta rovinosa del tono , ritmo e stile del racconto.
Ogni racconto è una micro storia scandita da giorni della settimana che ne rappresentano il timer temporale oltre che lo spunto narrativo.
Ogni lettore , inevitabilmente, amerà un racconto rispetto ad un altro, ma nessuno potrà dire che questa raccolta manchi verve, forza e profondità di spirito.
Personalmente mi hanno colpito nell’ordine : “Tutti vogliono essere belli” di Alicia Gimenez -Bartlett e “La Neve a Natale “ di Andrej Longo perché ci raccontano con gradualità ed intelligenza autoriale come la violenza e meschinità siano presenti all’interno di una famiglia e quanto sia ancora lunga la strada perché il maschilismo più becero venga sconfitto definitivamente dalla nostra civile ed aperta società.
Invece Gaetano Savatteri con “Per l’alto mare aperto” e Marco Malvadi con “Giovedì gnocchi” utilizzando la loro proverbiale ironia e leggerezza ci confermano invece quanto la singola vita umana possa valere poco o nulla se valutata da persone avide e spietate e che spesso anche la persona migliore in nome dell’amore è capace di mentire e financo ferire la propria amata.
Aleggia su tutti i racconti il ricordo, l’omaggio al Maestro Andrea Camilleri , ancora oggi un ‘assenza fortissima per noi lettori e per la Sellerio
Andrea Camilleri e le sue opere sono citati come filo rosso dell’intera racconta, diventandone l’anima ed il senso stesso del progetto.
“Una settimana in giallo” è una raccolta consigliata in qualsiasi momento dell’anno, ma visto che ci siamo adatta anche per una Pasquetta di riflessione e svago.

10) Il Commissario Montalbano -Il Metodo Catalanotti

“Il Metodo Catalanotti” è un film di Alberto Sironi, Luca Zingaretti. Con Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Antonia Truppo, Greta Scarano, Sonia Bergamasco. Commedia, drammatico, 117′. Italia 2021

Sinossi:

Il commissario e i suoi uomini sono chiamati a fare luce sull’omicidio di un uomo, ucciso con una coltellata al petto. Tutto parrebbe condurre al giro dell’usura, ma troppe cose non tornano. Per venire a capo della matassa di indizi e assicurare alla giustizia il colpevole, Salvo dovrà andare oltre le apparenze e indagare nelle pieghe della vita del defunto e nelle sue “ossessioni” per il teatro e l’arte tragica. Intanto l’arrivo di una nuova giovane collega, Anna, scuote profondamente Montalbano.

Recensione:

Quando, due anni fa, terminai la lettura di “Il metodo Catalanotti”, la mia prima esclamazione fu un secco: “Minchia, Maestro!”. Espressione colorita, lo so, ma legittima davanti a un finale inaspettato e sconvolgente. Perché voglio premetterlo, questa storia ha rappresentato un vero terremoto per i lettori.

Ho incominciato fin dal quel giorno a immaginare quali sarebbero state le decisioni della Rai e di Palomar riguardo agli attori che avrebbe composto il cast dell’inevitabile, futuro adattamento.

Poi il destino, nel giro di pochi mesi tra luglio e agosto del 2019, ci ha privati prima del maestro Camilleri, subito dopo del regista Alberto Sironi. Al terremoto letterario si è sommato lo shock emozionale per produzione e attori, portando a una lunga riflessione. continua su

108) Riccardino ( Andrea Camilleri)

“Riccardino” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato il 16 luglio 2020 da Sellerio Editore.

Sinossi:
L’ultima avventura del commissario Montalbano di Andrea Camilleri.
Anno 2005: Camilleri ha appena pubblicato La luna di carta. Sta lavorando alla successiva avventura della serie, ma in estate consegna a Elvira Sellerio un altro romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Si intitola Riccardino. L’accordo è che verrà pubblicato poi, un domani indefinito, si sa solo che sarà l’ultimo romanzo della saga Montalbano.
Anno 2016. Sono passati 11 anni durante i quali sono usciti 15 libri di Montalbano. Andrea Camilleri sente l’urgenza di riprendere quel romanzo, che è venuta l’ora di «sistemarlo». Nulla cambia nella trama ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Né muta il titolo che allora considerava provvisorio ma al quale ormai si è affezionato e che nel 2016 decide essere definitivo. Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari: La forma dell’acqua, Il giro di boa, Il ladro di merendine, L’altro capo del filo. Ma Riccardino segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo.
Ma come è nata l’idea, e soprattutto perché.
Racconta Andrea Camilleri in una vecchia intervista che a un certo punto si era posto il problema della «serialità» dei suoi romanzi, dilemma comune a molti scrittori di noir, che aveva risolto decidendo di fare invecchiare il suo commissario insieme al calendario, con tutti i mutamenti che ciò avrebbe comportato, del personaggio e dei tempi che man mano avrebbe vissuto. Ma poi, aggiunge, «mi sono pure posto un problema scaramantico». I suoi due amici scrittori di gialli, Izzo e Manuel Vázquez Montálban, che volevano liberarsi dei loro personaggi, alla fine erano morti prima di loro. Allora «mi sono fatto venire un’altra idea trovando in un certo senso la soluzione».
Ecco: la soluzione la scopriranno i suoi tantissimi affezionati lettori di questo Riccardino che pubblichiamo ricordando Andrea Camilleri con grande gratitudine.

Recensione:
L’uscita di “Riccardino” è stata vissuta dai fan del commissario Salvo Montalbano come fosse una finale mondiale con l’Italia in campo.
L’”ultima indagine del commissario più amato d’Italia è stata accompagnata per anni da rumors, leggende, aneddoti e false piste messe in giro dallo stesso divertito Maestro Camilleri.
L’attesa è stata spasmodica, la curiosità infinità mista al timore nel dover scoprire come Andrea Camilleri avesse deciso, anni prima, di mettere la parola fine al suo amato/odiato personaggio.
Già “l’odiato Montalbano, perché il personaggio televisivo aveva preso il sopravvento non solo sul Montalbano letterario, ma costretto “L’Autore” ad una faticosa convivenza creativa.
Quando nel giugno del 2018 uscì “Il Metodo Catalanotti”, probabilmente, sono stato uno dei pochi a difendere la “svolta” sentimentale “del commissario Montalbano.
Vedendo in questa svolta non soltanto delle potenzialità narrative, ma soprattutto avvertendo in Camilleri l’esigenza creativa di voler “sparigliare” rinnovando struttura e personaggi della saga.
Il finale aperto del romanzo, una vera rarità per Camilleri, mi aveva fatto credere, sperare che nei successivi romanzi il personaggio di Antonia sarebbe diventata centrale o quanto meno ci saremmo gustati un Montalbano alle prese con una relazione molto diversa quanto tosta rispetto a quella avuta con Livia.
Ebbene, le mie personale e modeste aspettative sono state nettamente disattese e le mie previsioni editoriali, narrative si sono rivelati decisamente errate.
“Riccardino” si è dimostrato un romanzo assestante rispetto ai 15 romanzi scritti successivamente dal Maestro.
“Riccardino” non presenta alcun collegamento diretto o quanto meno indiretto con il “Metodo Catalanotti””, lasciando così “incompiuta” la neo storia tra il commissario ed Antonia.
“Riccardino” può essere considerato, sul piano narrativo e stilistico, come una “tradizionale” indagine, se non fosse per il fatto che il lettore assiste a dei divertenti “intermezzi” telefonici e scritti tra il commissario e lo stesso Camilleri.
Intermezzi in cui possiamo apprezzare nuovamente il talento, ironia e soprattutto la formazione teatrale di Camilleri.
Il Montalbano letterario si lamenta come il personaggio televisivo gli abbia rovinato l’esistenza e carriera, mentre l’Autore rimprovera al primo di non seguire più le regole del giallo rendendogli così quasi impossibile poter scrivere una storia coerente e convincente.
Questa continua triangolazione tra Camilleri ed i due Montalbano rappresenta l’unica e rilevante novità di un romanzo che di per sé sarebbe stato privo di particolari guizzi creativi e stilistici.
Dispiace scriverlo ma “Riccardino” è una deludente conclusione di questa straordinaria cavalcata letteraria.
“Riccardino” stona con le scelte editoriali compiute dalla Sellerio dal 2005 fino al 2018 sul commissario Montalbano.
Paradossalmente, a mio modesto parere, avrebbe avuto più senso considerare “Il Metodo Catalanotti” come epilogo piuttosto che “Riccardino”.
È difficile d’accettare che il Maestro volesse davvero questo tipo di conclusione.
La “prematura” scomparsa di Camilleri inevitabilmente avrà stravolto i piani originali di rinnovamento della serie, provocando questi infelici risultati.
Salvo Montalbano meritava una diversa uscita di scena, degna della sua fama e storia.
Seguirò solo in parte l’idea di Camilleri: “Riccardino” scomparirà lentamente quanto inesorabilmente dalla mia memoria e cuore.
“Riccardino” non è mai esistito.
L’ultimo romanzo su Montalbano è ancora custodito dentro la cassaforte di Elvira Sellerio.

40) La Concessione del Telefono

“La Concessione del Telefono” è un film di Roan Johnson. Con Alessio Vassallo, Fabrizio Bentivoglio, Corrado Guzzanti, Thomas Trabacchi, Federica de Cola, Dajana Roncione. Drammatico, 135’. Italia 2020

Vigata, seconda metà del XIX secolo. Pippo Genuardi, classe 1856, è un commerciante di legnami con il pallino per le nuove tecnologie e un talento naturale per cacciarsi nei guai. Desideroso di ottenere la concessione per una linea telefonica privata, inizia a scrivere lettere alle autorità competenti, senza sapere di avere avviato una rocambolesca catena di eventi che lo portano a essere considerato un pericolo per lo Stato e a essere guardato con crescente ostilità da un malavitoso locale.

Ma quale uomo sano di mente può chiedere informazioni per ottenere una linea telefonica casalinga?

Probabilmente questa bizzarra domanda posta dal grottesco prefetto campano Marascianno al ligio questore Monterchi racconta più di tante parole perché “La concessione del telefono” sia stato uno dei romanzi storici più riusciti e divertenti usciti dal genio creativo quanto ironico di Andrea Camilleri.

C’era molto attesa per il terzo adattamento televisivo della serie “C’era una volta Vigata”, realizzato dalla Palomar. E se già in “tempo di pace” questi film danno la possibilità di riflettere sui limiti e le contraddizioni della nostra società, oggi, in piena “guerra al Coronavirus”, colpiscono ancora di più, evidenziando come certi atteggiamenti di chi ci governa tendano a peggiorare col passare degli anni ..continua su

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39) La Rete di Protezione – Film TV – Il Commissario Montalbano

Ha ancora senso scrivere la recensione di un film, di una serie tv, di uno spettacolo teatrale (visto in streaming, naturalmente) ai tempi del Coronavirus? Ci sarà qualcuno interessato a leggerla, tra flash-mob sul balcone e paura?

Probabilmente no, ma nonostante la situazione precaria ho deciso comunque di accettare l’invito della direttora Turillazzi e parlarvi del nuovo episodio del Commissario Montalbano, “La rete di protezione”, andato in onda su Ra1. Fosse solo per regalare a me stesso qualche minuto di normalità.

Il sottoscritto ha poche certezze nella vita, una di queste è il valore letterario di Andrea Camilleri. Nessun racconto o romanzo scritto dal Maestro mi ha mai veramente deluso. Al loro interno ho sempre trovato un messaggio, uno spunto di riflessione, un’opportunità per sorridere.

Ma quando, tre anni fa, ho letto “La rete di protezione”, non ne ho avuto purtroppo un’impressione molto positiva:

Mi permetto di dire che probabilmente è l’indagine meno riuscita del commissario Montalbano. Solo sul finale, infatti, per quanto costruito in modo magistrale, si ritrovano gli elementi che hanno reso celebre la serie.

Rileggendo oggi queste mie parole mi rendo conto di quanto possano adattarsi anche all’adattamento televisivo. La puntata denota infatti criticità narrative e debolezze strutturali, e si fatica più del dovuto a entrare dentro la storia e a empatizzare con i personaggi continua su

“La rete di protezione”: recensione del nuovo episodio di Montalbano

32) Salvo amato, Livia mia – Il Commissario Montalbano

“Salvo amato, Livia Mia” è un film di Alberto Sironi, Luca Zingaretti. Con Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Rosario Lisma, Angelo Russo. Drammatico, 110′. Italia 2020

Sinossi:

Agata, una giovane archivista, viene trovata morta a Vigata, uccisa da innumerevoli colpi alla testa con un oggetto contundente. Agata è figlia della parrucchiera di Livia, e l’eterna compagna del commissario Montalbano ne era diventata amica quando la giovane archivista si era trasferita a Genova per lavoro. Dunque Livia torna a Vigata per abbracciare i genitori della defunta, e Salvo avvia un’indagine che si rivelerà molto complessa e svelerà i segreti più nascosti di alcuni abitanti del paese.

Recensione:

Dal 9 marzo torna su Rai 1 il commissario Montalbano, con due nuovi episodi della serie, “Salvo amato, Livia mia” e “La rete di protezione”.

Prima che in tv è stato possibile godere al cinema del primo dei due, in un evento di tre giorni inteso anche come un omaggio allo scrittore Andrea Camilleri e al regista Alberto Sironi, scomparsi rispettivamente a luglio e ad agosto 2019.

“È inutile girarci intorno – ha dichiarato un commosso Luca Zingaretti in conferenza stampa -, il successo di Montalbano si basava e si basa su tre pilastri: la scrittura di Andrea, il talento di Alberto nel curare gli adattamenti tv dei romanzi e l’alchimia che negli anni si è creata tra i membri del cast. Nel giro di pochi mesi sono venuti a mancare due su tre di questi pilastri”.

A Zingaretti è toccato il compito arduo di raccogliere l’eredità registica di Sironi, supportato dalla Palomar, dai colleghi e dai tecnici, e mettersi dietro la macchina da presa e non solo davanti. Due episodi da intendere come un tributo, un saluto, prima del possibile gran finale.

Perché l’estate scorsa è stato girato un terzo episodio, “Il metodo Catalanotti”, che presenta un finale aperto quanto clamoroso per la vita sentimentale del nostro commissario. Ma questo lo vedremo solamente nel 2021, una scelta produttiva molto probabilmente concordata con Sellerio. continua su

“Salvo amato, Livia mia”: dal 9 marzo torna il commissario Montalbano

153 ) Autodifesa di Caino (Andrea Camilleri)

“Autodifesa di Caino”” è un monologo teatrale scritto da Andrea Camilleri e pubblicato il 21 Novembre 2019 da Sellerio Editore

Sinossi:
«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro. Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato». Andrea Camilleri offre una versione di Caino lontana da quella consueta. È forse un Caino inventore della scelta, che va oltre il pentimento prendendo consapevolezza che «senza il male il bene non esisterebbe». Come il precedente “Conversazione su Tiresia” anche questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Camilleri a teatro. L’appuntamento era per il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla. Ma il grande scrittore è uscito di scena troppo presto.
Recensione
Il Destino ci ha privato dell’opportunità di vedere, ascoltare un bellissimo , brillante quanto toccante monologo teatrale.
Il Maestro Andrea Camilleri ci avrebbe regalato un’altra gemma di sapienza, talento ed umanità dopo Tiresia.
“Autodifesa” di Caino è un monologo semplice, lineare quanto incisivo nell’indurre il lettore /spettatore alla riflessione sull’origine del “male” giocando in modo ironico e creativo sui testi sacri.
Solamente il Maestro poteva permettersi questo azzardo drammaturgico trovando splendidamente da una parte il giusto equilibrio tra sacro e profano e dall’altra rendendo empatica ed universale la figura di Caino.
“Autodifesa di Caino” pur partendo da dogmi religiosi , controversie spirituali e filosofiche non diventa mai una lettura pesante , colta od elitaria , ma bensì si rivela sempre fruibile e comprensibile anche nei passaggi più complessi.
Andrea Camilleri ci conduce per mano in una gustosa quanto arguta rilettura del Vecchio Testamento affermando con grande convinzione la parità dei sessi se non addirittura sottolineando la superiorità della donna anche nel Paradiso Terreste.
Leggendo “Autodifesa di Caino” è quasi spontaneo immaginare il Maestro , sentire la sua inconfondibile voce incantarci e sferzarci con stile, ironia e saggezza.

135) La Famosa invasione degli orsi in Sicilia

Il biglietto da acquistare per “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“La Famosa Invasione degli Orsi In Sicilia” è un film di Lorenzo Mattotti. Con Toni Servillo, Antonio Albanese, Linda Caridi, Maurizio Lombardi, Corrado Invernizzi. Animazione, 82′. Francia, Italia 2019

Sinossi:

Tonio, figlio del re degli orsi, viene rapito dai cacciatori nelle montagne della Sicilia. In seguito a un rigoroso inverno che minaccia una grande carestia, il re decide di invadere la piana dove vivono gli uomini. Con l’aiuto del suo esercito e di un mago, riesce a vincere e a ritrovare Tonio. Ben presto, però, si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

Recensione:

Ed arrivò finalmente il giorno del primo italiano in concorso a Cannes. È stato presentato nella sezione “Un certain regard” il film d’animazione “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” di Lorenzo Mattotti, talentuoso disegnatore e scrittore stavolta impegnato nelle vesti di regista.

La pellicola – che adatta per il grande schermo un racconto scritto e illustrato, nel 1945, da Dino Buzzati – da una parte racchiude in sé la linearità narrativa e la bellezza stilistica dei film d’animazione d’antan, dall’altra veicola con grande efficacia e incisività tematiche importanti quanto universali.

Nessuna forma di governo o società può funzionare se non vengono rispettate le leggi naturali. Ogni specie deve poter vivere nel proprio habitat, senza imporre agli altri la propria visione del mondo. E ogni padre, anche se di professione re, dovrebbe concedere al figlio di crescere seguendo le proprie attitudini e i propri interessi.

“La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, chicche ideologiche a parte, non brilla particolarmente per estetica ed effetti visivi. La regia di Lorenzo Mattotti è comunque pulita, precisa, essenziale ma intensa. continua su

“La famosa invasione degli orsi in Sicilia”: un film che rispetta Buzzati

112) Il Cuoco dell’Alcyon (Andrea Camilleri)

“Il cuoco dell’Alcyon” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato da Sellerio Editore nel Giugno 2019

Sinossi:

“Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto. «L’Alcyon (…) aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo ‘ndispensabili e po’ scompariri». Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel «contami» si sente risuonare un antico ed epico «cantami»: «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei (…)». Il cuoco dell’Alcyon è «una Iliade di guai».” (Salvatore Silvano Nigro)

Recensione:
Con la morte nel cuore scrivo le mie brevi riflessioni sulla nuova indagine del commissario Montalbano a poche settimane dalla tragica quanto dolorosa scomparsa del Maestro Camilleri.
Ed ancora più mi pesa dover sottolineare come “Il cuoco dell’Alycon” si sia stata come una delle indagini meno convincenti, entusiasmanti ed avvolgenti della popolare saga.
Lo stesso Camilleri, magari anticipando possibili rilievi da parte della critica, scrive nella sua abituale nota di fine romanzo “Questo romanzo è nato una decina di anni fa non come romanzi ma come soggetto per un film italo-americano. Quando è venuta a mancare la coproduzione, ho usato quella stessa sceneggiatura, con alcune varianti, per un nuovo libro di Montalbano che, inevitabilmente, risente, forse nel bene, forse nel male, della sua origine non letteraria”.
Nonostante il talento ed esperienza del Maestro, “Il Cuoco dell’Alcyon” risente fortemente della sopracitata riscrittura evidenziando passaggi narrativi poco funzionali se non forzosi rispetto all’abituale intreccio drammaturgico di Montalbano.
Il lettore avverte fin dalle prime pagine come quest’indagine si sviluppi in modo anomalo e teso in modo sistematico ai continui colpi di scena snaturando le caratteristiche peculiari dei protagonisti sul piano umano e caratteriale.
“Il Cuoco dell’Alycon” tramutatasi in una spy story ambientata in quel di Vigata si rivela una storia solo a tratti avvincente e credibile, dando al lettore la sensazione di leggere una sorta di caricatura del genere utilizzando gli amati personaggi ideati dal Maestro.
La lettura del romanzo procede a strappi trasmettendo un inusuale smarrimento narrativo e soprattutto un discontinuo coinvolgimento emotivo al lettore.
Il Maestro nel tentativo di dare un’anima siciliana ad un progetto americano, si è sfortunatamente confrontato con maggiori difficoltà creative e stilistiche rispetto al solito
Il commissario Montalbano non è James Bond e vederlo all’opera in questa seconda veste inevitabilmente ci ha fatto storcere la bocca.
“Il cuoco dell’Alycon” se sul piano squisitamente letterario rappresenta un passo indietro rispetto ai precedenti romanzi, rimarrà nell’immaginario collettivo dei lettori l’ultimo romanzo del Maestro pubblicato prima della sua scomparsa.
Anche solo per questo motivo, nonostante tutto, non potrà non avere un posto importante nel nostro cuore.