21) Bangla -la Serie

“Bangla” è una serie di Emanuele Scaringi, Phaim Bhuiyan. Con Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli,
Pietro Sermonti, Simone Liberati, Nilima Mittal, Rishad Noorani, Raja Sethi, Martina Gatti.
Commedia. Italia. 2022-in produzione

Recensione:

Trarre da un film di successo una serie è diventata ormai prassi consolidata, anche in Italia – vedi, solo per citare un paio di casi recenti, “Le fate ignoranti” o “Guida astrologica per cuori infranti”.

C’è chi decide di riprendere la stessa storia, ampliando la cornice narrativa e approfondendo le vite dei personaggi, chi di raccontare gli antecedenti di quello che abbiamo visto al cinema, chi quello che è successo dopo.

Nel 2019 “Bangla” si è imposto come film rivelazione, conquistando pubblico e critica. Phaim Bhuiyan, autore, regista, sceneggiatore e protagonista, è stato premiato con il Globo d’Oro per la miglior opera prima, con il Nastro d’Argento per la migliore commedia e anche con il David per il miglior regista esordiente.

Il merito del film era soprattutto quello di affrontare con grande ironia e leggerezza il complesso tema dell’integrazione, attraverso la storia d’amore tra una ragazza di Roma nord e un italiano di seconda generazione del quartiere multietnico di Tor Pignattara.

Tre anni dopo, eccoci tornare nella periferia romana con “Bangla – La serie”, disponibile in streaming su RaiPlay e da oggi, 27 aprile, in onda anche su Rai3, ancora una volta diretta, sceneggiata e interpretata da Phaim Bhuiyan.

Gli otto episodi vogliono raccontare l’evoluzione del rapporto tra Phaim e Asia (Antonelli), la loro volontà di stare insieme ma anche i problemi che si trovano davanti, problemi legati soprattutto alla religione – ricordiamo che lui è un musulmano praticante. Asia vorrebbe capire meglio il background del compagno, ma per lui è tutto alquanto imbarazzante e stressante…continua su

115) Una Sirena a Parigi

Il biglietto da acquistare per “Una sirena a Parigi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Una Sirena a Parigi” è un film di Mathias Malzieu. Con Tchéky Karyo, Rossy De Palma, Marilyn Lima, Romane Bohringer, Nicolas Duvauchelle. Commedia, 102′. Francia 2020

Sinossi:

Gaspard Snow è un cantante rock sentimentale che si esibisce nel favoloso cabaret-café parigino Flowerburger, residuo di un mondo fantasioso ed eccentrico, romantico e sognatore, che fuori da quelle quattro mura non esiste più. Per giunta gli affari vanno male e la madre di Gaspard, anima e ispiratrice del locale, è morta, lasciando il marito e il figlio dentro un lutto che non sanno superare. Una sera, però, uscendo da lì, Gaspard trova sulla riva della Senna una sirena ferita e decide di portarla a casa e sistemarla nella propria vasca da bagno per curarla. Lula però lo avverte: il suo canto ammalia e uccide chi l’ascolta. E infatti alcuni uomini cominciano a cadere, stecchiti.

Recensione:

Miti e leggende avvolgono da secoli la figura misteriosa quanto affascinante della sirena. Dall’Odissea di Omero alla fiaba omonima di Hans Christian Andersen, centinaia di pagine, poesie e poemi sono stati scritti sulla bellezza magnetica di questa “creatura acquatica”. E non da meno è stato il mondo del cinema, nello sfruttare il personaggio e le suggestioni a questo legate…

Si dice che il canto della sirena possa incantare, rendere schiavi e persino uccidere chi sia così incauto da ascoltarlo. Una tentazione pericolosa a cui resistere. Ma cosa accadrebbe se a entrarci in contatto fosse un uomo dal cuore spezzato? Se risultasse immune dal suo sinistro potere, i due potrebbero innamorarsi? continua ..

“Una sirena a Parigi”: una commedia agrodolce in una Parigi inusuale

96) Matthias & Maxime

Il biglietto d’acquistare per “Matthias et Maxime” è: Di pomeriggio

“Matthias et Maxime” è un film del 2019 scritto e diretto Xavier Dolan , con : Gabriel D’Almeida – Freitas, Xavier Dolan, Pier -Luc Funk, Samuel Gauthier, Antoine Pilon, Adib AlKhalidey, Micheline Bernard, Anne Dorval, Marilyn Castonguay, Catherine Brunet.

Sinossi:

Matthias & Maxime, film diretto da Xavier Dolan, racconta la storia di due amici di infanzia che stanno girando un cortometraggio amatoriale. Il film richiede che i due si bacino, ma dopo questo atto così innocuo le cose cambiano improvvisamente. Nelle menti dei due ragazzi, infatti, si insinua il dubbio sulle loro preferenze sessuali, che sconvolgerà la loro cerchia sociale e le loro esistenze.

Recensione :

È possibile che tra due amici di lunga data possa improvvisamente scoppiare la passione o addirittura un sincero e profondo sentimento amoroso?
Sulla carta la risposta dovrebbe essere secca e decisa: ovviamente no.
Poi nella realtà di tutti i giorni quello che dovrebbe essere un confine insuperabile si rivela una zona “grigia” o se preferite “fluida” dove tutto è possibile.
La TV e soprattutto il cinema intuendone la potenzialità drammaturgica e commerciale hanno realizzato negli anni numerosi progetti, alcuni dei quali diventati dei cult come nel caso de “Harry ti presento Sally”.
Tutti, almeno una volta, hanno vissuto questa fase, ma gestendola in modo diverso e personale.
La causalità spesso “gioca” un ruolo fondamentale quanto dispettoso nell’instaurare un dubbio, la tentazione in coppia storica d’amici.
A volte è sufficiente un solo bacio dato per gioco per destabilizzare certe ed orientamenti apparentemente solide.
Xavier Dolan firma con “Matthias et Maxine” una personale e sincera rivisitazione, della tematica scommettendo anche sui propri talenti attoriali.
Quest’ultima forse la meno riuscita pagando la bulimia egocentrica dell’uomo prima ancora dell’artista.
“Matthias et Maxime” è un film generazionale quanto universale affrontando con delicatezza e sensibilità il precario e variegato mondo dei rapporti umani.
“Matthias et Maxime” è una storia che inevitabilmente fin dall’ idea narrativa di partenza e poi nella successiva messa in scena dividerà nettamente il pubblico.
C’è chi lo amerà profondamente e chi invece (come il sottoscritto) pur apprezzandone l’eleganza dello stile, la creatività di Xavier Dolan nel raccontare e mostrare le sfumature più intime dell’animo, difficilmente si sentirà partecipe di questo travaglio sentimentale ed esistenziale dei due protagonisti.
Xavier Dolan è cresciuto, maturato umanamente oltre che artisticamente ed in qualche modo tramite “Mathias et Maxine” ha voluto condividere questo passaggio con il pubblico di Cannes.

71 ) Mancarsi – La Donna Di Scorta (Diego De Silva)

“Mancarsi” è un romanzo scritto da Diego De Silva e pubblicato nel gennaio 2013 da Einaudi

Sinossi:
Diego De Silva fa un passo a lato, si allontana dalle irresistibili vicende di Vincenzo Malinconico e ci regala una semplice storia d’amore. Semplice per modo di dire, perché la scommessa è tutta qui: nel nascondere la profondità in superficie, nel tratteggiare desideri e dolori, speranze e rovine, con poche parole essenziali, dritte e soprattutto vere. Perché, come diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto, solo i racconti scarni e le canzoni dicono la verità sull’amore: quanto fa male, quanto fa bene. Solo lì si cela l’assoluto. Cosi De Silva prende i suoi due personaggi e li osserva con pazienza, li pedina, chiedendoci di seguirlo – e di seguirli – senza fare domande. Irene vuole essere felice, e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morte di una donna che aveva smesso di amare da tempo. Anche lui, come Irene, è mosso da un’assoluta urgenza di felicità. Anche lui vuole un amore e sa esattamente come vuole che sia fatto. Sarebbero destinati a una grande storia, se solo s’incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi. Ma il caso vuole che ogni volta che Nicola arriva, Irene sia appena andata via. Se le vite di Nicola e Irene non s’incontrano fino alla fine, le loro teste invece s’incontrano nelle pagine di questo libro: i pensieri, le derive, il sentire si richiamano di continuo, sono ponti gettati verso il nulla o verso l’altro. Forse, verso l’attimo imprevisto in cui la felicità finalmente abbocca.

“La Donna di Scorta” è un romanzo scritto da Diego De Silva e pubblicato nel aprile 2014 da Einaudi.

Sinossi:
Un uomo sposato e una giovane single s’incrociano su un marciapiede in una mattina di pioggia. Subito s’innamorano. Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare una normale relazione fra amanti, s’invertono fin dall’inizio. Livio, antiquario radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere: Dorina non vuole prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente di più di quello che Livio è disposto a darle, sconvolgendo in questo modo l’assetto ordinato della vita di lui. Il romanzo mette a nudo un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende, non ha bisogno di sacrifici, riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell’altro trova la sua ragion d’essere.

Recensione Unica:
Ero curioso di leggere questi due romanzi di Diego De Silva, avendo percepito dalla lettura delle due  sole sinossi che in qualche modo fossero legati da un filo rosso narrativo.
Una sensazione confermata dopo averli letti entrambi.
Anche se scritti in momenti diversi De Silva ha realizzato una sorta di manifesto sull’infedeltà coniugale o se preferite una chiave di lettura “tollerabile per accettare il triangolo amoroso e/o vedere la perdita di un coniuge mal sopportato come il primo segno per rinnamorarsi una seconda volta.
“Mancarsi” e “La Donna di Scorta” vanno assolutamente letti uno dietro l’altro per cogliere il senso più profondo del messaggio amoroso messo in campo da Silva.
L’amore non può essere considerata una proprietà privata né una persona può reclamarne l’esclusività.
L’innamoramento secondo De Silva sfugge a qualsiasi regola, codice, imposizione travolgendo tutto e tutti.
Un uomo può amare contemporaneamente la propria moglie e la giovane amante, non trovando il coraggio né la forza di scegliere.
Un’indecisione deprecabile in linea generale, ma nella storia tra Livio e Dorina, vede quest’ultima stranamente non interessata a reclamare maggiore spazio, visibilità e tempo rispetto alla famiglia di Livio.
Livio ama Dorina, ma allo stesso tempo è irritato dalla natura pacifica e tranquilla dell’amante.
Livio vorrebbe vedere, sentire una Dorina nelle vesti dell’amante appassionata, arrabbiata, esigente.
Ma Dorina non gli concederà mai questo sazio.
La loro storia travolgente, intensa finirà con la modalità straordinariamente normale voluta da Dorina.
Invece Nicola è rimasto improvvisamente vedovo. Costretto a piangere una moglie che purtroppo non amava più.
Un lutto che se da una parte si è rivelato paradossalmente liberatorio, dall’altra ha obbligato il protagonista a guardarsi dentro e comprendere se sia ancora capace d’amare.
Irene invece ha detto basta ad un matrimonio che la rendeva ogni giorno più triste e vuota emotivamente.
Nicola e Irene sono soli per motivi diversi, ma entrambi cercano, vogliono una seconda chance d’amare ed essere amati.
Il Destino in versione romantica gli darà una mano, facendoli causalmente incontrare in un luogo caro ad entrambi.
“Mancarsi” rievoca nella struttura narrativa e soprattutto nel continuo sfiorarsi dei due protagonisti, il celebre quanto romantico film americano “Insonnia d’amore” di Nora Ephron con protagonisti i bravissimi Tom Hanks e Meg Ryan.
“Mancarsi” ci spinge a credere, sperare che la fine di un amore, di un matrimonio non debba per forza significare la fine di tutto, anzi.
Diego De Silva regala vivide e sincere emozioni al lettore tramite questi due scritti , facendoci riflettere sulla nostra intima e personale idea sull’amore di coppia.

104) La Logica della Lampara ( Cristina Cassar Scalia)

“La Logica della Lampara” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi nell’Aprile 2019.

Sinossi:
Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all’uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un’indagine assai più delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all’ultimo, riserva delle sorprese.

Recensione:
Esiste una scadenza temporale per vendicarsi?
Il tempo guarisce tutte le ferite, attenua il dolore dicono gli antichi. Ma tale saggezza popolare è applicabile quando sei stato privato con violenza e prepotenza dell’amore della tua vita?
Ed ancora una persona potente, ambiziosa può sempre farla franca?
“La Logica della lampara” è la seconda indagine del vice questore Vannina Guarrasi, personaggio ideato dalla brillante e talentuosa penna della Dott.ssa Cristina Cassar Scalisi, che porterà il lettore dentro una storia di vendetta, amore e riscatto dimostrando come il tempo non soltanto non cancella la rabbia, l’odio covato dalla persona privata dell’anima gemella, ma semmai rinnovandolo dolorosamente giorno dopo giorno
Cristina Cassar Scalisi si conferma un’autrice dal grande potenziale narrativo e stilistico costruendo un ‘intreccio narrativo avvolgente, emozionante e ricco di colpi di scena incollando il lettore fino all’ultima pagina del romanzo.
Un duplice desiderio di vendetta che scopriremo unire le due indagini apparentemente lontane nel tempo oltre che nei personaggi, avendo però come fine ultimo la caduta sociale oltre che professionale Elvio Ussaro dell’avvocato , una sorta di Don Rodrigo 3.0 in salsa catanese.
“La Logica della lampara” è un thriller incalzante, crudo, amaro, ma allo stesso tempo è un racconto intriso di malinconia , nostalgia, umanità, ed intimistico ben rappresentati e sviluppati dall’efficace armonia tra passato e presente in cui il vice questore, il simpatico Biagio Patanè ed il resto della squadra si muoveranno nel tentativo di sbrogliare la complessa e delicata indagine.
Vannina Guarrasi è anch’essa costretta ad un continuo “Sliding doors” sentimentale /esistenziale, combattuta se riabbracciare il vecchio e sofferto amore incarnato da Paolo pubblico ministero antimafia palermitano o dare una chance al mite e dolce dott Manfredi che sembra essere il classico uomo da sposare.
“La Logica della Lampara” è una raffinata, sofisticata, meticolosa vendetta ordita da una giovane avvocatessa stanca di subire ricatti ed umiliazioni e caparbiamente decisa a far pagare un definitivo e tragico conto al proprio carnefice alias Ussaro.
“La Logica della Lampara” è una forma esagerata quanto giustificata di rivalsa femminile che rievoca in campo cinematografico la magnifica Uma Thurman come feroce vendicatrice di “Kill Bill Vol. 1 e 2” di Quentin Tarantino.
Esistono diversi e differenti modi per vendicarsi e dopo aver letto “La Teoria della Lampara” siamo sicuri che i “cultori” di tale sentimento avranno trovato una rinnovata e terribile fonte d’ispirazione.

62) L’uomo fedele

Il biglietto da acquistare per “L’uomo fedele” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“L’uomo fedele” è un film di Louis Garrel. Con Laetitia Casta, Lily-Rose Depp, Joseph Engel, Louis Garrel. Drammatico, 75′. Francia 2018

Sinossi:

Marianne e Abel si amano e vivono insieme, almeno fino a quando Marianne non lascia Abel perché aspetta un figlio da Paul, il miglior amico di Abel. Marianne lo sposerà presto e lui deve andarsene, in fretta. Abel non oppone resistenza e se ne va come fosse niente ma non è niente. Nove anni dopo, il cuore di Paul si ferma. Abel e Marianne si rivedono al funerale. Gli ex amanti si riavvicinano ma Eve, sorella di Paul, uscita dall’adolescenza e innamorata da sempre dell’amico del fratello, vuole Abel e dichiara guerra a Marianne. A complicare tutto poi c’è Joseph, figlio di Marianne e Paul, appassionato di enigmi polizieschi e convinto che la madre abbia avvelenato il padre.

Recensione:

A dettare le regole del gioco sentimentale, a decidere se un uomo possa avere o meno qualche chance, dovrebbe essere sempre e solo la donna. Un dogma, purtroppo, spesso dimenticato e calpestato negli ultimi anni dal genere maschile, che millanta una vacua superiorità.

Fortunatamente ci pensa il mondo del cinema a mettere le cose nella giusta prospettiva. “L’uomo fedele” di Louis Garrel, alla seconda prova come regista, non è altro che una divertente, brillante e intelligente riaffermazione della superiorità femminile travestita da commedia romantica.

La storia è semplice, lineare, ma allo stesso tempo capace di stupire e coinvolgere il pubblico senza mai risultare banale o prevedibile. Anche solo la scena iniziale – dove assistiamo alla bizzarra quanto surreale fine del rapporto tra Abel e Marienne, fine voluta dalla donna – vale il prezzo del biglietto. continua su

“L’uomo fedele”: un thriller sentimentale pieno di sorprese

151) Casi Umani ( Selvaggia Lucarelli)

“Casi Umani” è un romanzo scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato da Rizzoli nel luglio 2018.

Sinossi:
“L’inizio di tutto è il disgraziato giorno in cui il mio fidanzato dell’epoca mi lasciò. Non ero preparata, non ritenevo contemplabile il fatto di poter essere mollata, l’ipotesi non mi era stata annunciata in alcun modo e, soprattutto, era profondamente ingiusto. Non si lascia una donna perché è gelosa anche della tua segretaria lesbica sessantaduenne, o perché ogni volta che devi partire per lavoro ti mette su il muso come se avesse scoperto un tuo passato di militanza in Casa Pound.” Cosa succede quando finisce un amore? La delusione, la tristezza, il dolore, certo. Ma poi, dopo i primi giorni, anche l’inesorabile scivolare verso una serie di incontri surreali e di relazioni-lampo con personaggi a cui, a distanza di anni, non si concederebbe neppure il tempo di un caffè ma che, per irripetibili congiunzioni astrali, si sono trovati a rivestire il ruolo di traghettatori. Con effetti tragicomici. Personaggi che “potrebbero sembrare frutto di fantasia, di un mojito di troppo o di una sfiga siderale e che invece, ahimè, sono comuni e realmente esistiti”. Da Mister Foglio Excel, di una taccagneria mitologica, a Mister Ho una cosa per te, cleptomane compulsivo, fino al vincitore assoluto, Mister Il piacere è soggettivo, voyeurista seriale. Una galleria di uomini che, prima ancora di poter essere definiti ex, sono evidenti, cristallini Casi Umani. E che Selvaggia Lucarelli racconta con maestria unica, con spietata (auto)ironia, con il sollievo e la benevolenza della sopravvissuta.
Recensione:
Esistono diversi, svariati ed a volte discutibili modi per elaborare un lutto sentimentale:
1)Ispirandosi alla saggezza popolare: 1) “Chiodo schiaccia Chiodo”, 2) Bere per dimenticare, 3) mangiare fino a scoppiare 4) Chiusa una porta si apre un portone, 5) Meglio soli che male accompagnati.

2) Sceglierti un bravo psichiatra nella scelta dei più efficaci ed utili psicofarmaci per stordirti
3) Iscriverti in palestra, iniziare un corso di yoga
4) Chiuderti in casa ed abbuffarti di serie TV su Netflix.
Da oggi, caro lettore, esiste una quinta opzione, a mio modesto avviso, più divertente, brillante ed istruttiva: leggere “Casi Umani”, il nuovo romanzo di Selvaggia Lucarelli.
Devo dare atto alla Signora Lucarelli, che al quarto tentativo letterario, è riuscita davvero a convincermi nei contenuti oltre che nello stile.
Ieri sera ho “divorato” il romanzo della Lucarelli in meno di due ore, tanto l’ho trovato brillante, acuto, ironico quanto delicato e profondo.
Mi piace riportare le parole della stessa autrice alla fine dell’introduzione
“Ah, tra i casi umani ci sono anche io, naturalmente. Perché in quegli anni, nel tentativo disperato di dimenticare, sono riuscita a dimenticare una sola cosa con certo talento: la mia dignità”
“Casi umani” è il racconto di una solitudine affettiva ed esistenziale che qualsiasi persona può sentire e scontare dentro il proprio cuore, non sapendo quando tale tormento dell’anima avrà fine.
Selvaggia Lucarelli racconta la sua personale traversata del deserto utilizzando l’ironia e soprattutto l’autoironia per raccontare come anche alla donna più “cazzuta” ed intelligente possa capitare di vivere la “fase dell’orrido”.
Per “fase dell’orrido” personalmente intendo quella fase più o meno lunga in cui una persona, dopo una traumatica ed inaspettata rottura con il proprio partner, è talmente “talentuosa” nell’ inanellare una serie di frequentazioni, flirt ed incontri occasionali con personaggi dall’imbarazzante all’impresentabile, al grottesco e ridicolo, senza avere alcuna remora o sussulto di dignità.
La fase dell’orrido inibisce la razionalità, buon gusto e senso estetico della persona colpita. La fase dell’orrido è davvero “comunista” colpendo ferocemente e cinicamente tutti (belli, ricchi, brutti, poveri, intelligenti, stupidi)
“Casi umani” è un meraviglioso ed arguto affresco di come la maggior parte dei maschi italiani abbia tristemente smarrito qualsiasi forma di galanteria, educazione, romanticismo, virilità ed amor proprio finendo per svilire sé stesso e soprattutto danneggiando quella sparuta minoranza che si ostina ancora a credere ed agire in base a questi principi e valori.
Selvaggia Lucarelli irride, provoca e giustamente umilia i suoi casi umani, non dimenticando mai d’essere stata lei stessa ad” evocarli” per “disperazione.
“Casi Umani” fa emerge il lato romantico e sincero di Selvaggia Lucarelli ed una volta terminata la lettura, si comprende pienamente anche il senso dell’ultima dedica “A Lorenzo, il mio risarcimento”.
Come non dare ragione alla cara e combattiva Selvaggia. L’Amore sia con Lei …fino ai prossimi “Casi umani” da raccontarci…

33) Il Commissario Montalbano – Amore

“AMORE? AMORE? AMORE UNA MINCHIA!”

È iniziata con questa colorita ma efficace frase pronunciata da un commissario Montalbano stralunato quanto sconcertato, la seconda delle due puntate della serie, “Amore”, trasmessa ieri sera su Rai 1 uno, e ancora una volta premiata da un generale consenso di pubblico e critica.

Carlo Degli Esposti e la Palomar hanno voluto celebrare, con qualche giorno di ritardo, San Valentino, regalando al pubblico – dopo “La giostra degli scambi” (qui la recensione su Parole a Colori) – un’altra storia d’amore malinconiche quando tragica.

Questa è tratta da due racconti di Camilleri – “Un mese con Montalbano” e “Gli arancini di Montalbano” – brevi ma capaci di raccontare in modo vivo, diretto e coinvolgente le diverse sfumature del sentimento amoroso e quanto questo, in teoria nobile, possa portare anche a compiere azioni abbiette.

La curiosità mediatica intorno ad “Amore” era soprattutto dettata dalla possibilità che vi si celebrasse il matrimonio tra Montalbano e l’eterna fidanzata Livia (Sonia Bergamasco) – idea abilmente promossa da chi di dovere, con l’inserimento nei trailer di una singola scena, che faceva presagire chissà quali colpi di scena.

Paradossalmente, invece, il punto più debole del film, sul piano narrativo e registico, è proprio la scena matrimoniale, buttata là frettolosamente all’inizio e presentata come una sorta di incubo/prologo. La sopracitata battuta fulminante del Commissario, davanti all’inaspettato intervento di Mimì (Bocci) nel suo rapporto di coppia, comunque, ha conquistato il pubblico, specialmente chi è allergico agli impegni a lunga scadenza.

Non era facile realizzare un film armonico collegando due racconti molto diversi, sebbene accomunati dal tema. Gli sceneggiatori hanno sicuramente svolto un degnissimo lavoro di “cucitura” creativa, riuscendo a scrivere una storia complessivamente unitaria, fluida e avvincente. Ciò nonostante allo spettatore più attento – magari anche lettore di Camilleri – non saranno sfuggite le scene di collegamento tra le due piccole, grandi storie, che per quanto ben scritte danno comunque l’impressione di non essere del tutto riuscite.

“Amore” regala una girandola d’emozioni e colpi di scena, ma soprattutto spinge chi guarda a un’amare riflessione sulla condizione femminile, nel 2018. Ieri come oggi, il pregiudizio e la calunnia – peggio se rivolti contro una donna – possono ancora distruggere una vita, mettendo davanti a scelte obbligate e negando la felicità.

La vita di Michela Prestia (Serena Iansiti) è stata segnata dalla violenza subita in giovane età a opera di un delinquente. Ma la sua decisione di non prestarsi a un matrimonio riparatore con lo stupratore, ma anzi di denunciarlo, invece di venire appoggiata dalla famiglia, l’hanno portata a restare sola, ripudiata da tutti.

Più lo spettatore conosce la storia di Michela più mentalmente la avvicina, per quanto sia diversa, a quella, vera, di Franca Viola (magistralmente raccontata da Marta Savina nel suo cortometraggio, presentato al Tribeca Film Festival). Chissà se Andrea Camilleri ha preso spunto da questa formidabile donna per scrivere della sua Michela.

Solamente la dolce e amorevole sorella Cinzia (Stella Egitto) è rimasta vicina a Michela negli anni. Cinzia ha dovuto assistere impotente alla via crucis della sorella e solo dopo la sua improvvisa scomparsa troverà finalmente il coraggio per vendicarsi degli uomini che le hanno rovinato la vita. continua su

http://paroleacolori.com/il-commissario-montalbano-un-format-che-non-conosce-crisi/

3) Ogni Storia è una storia d’amore (Alessandro D’Avenia)

“Ogni storia è una storia d’amore” è un romanzo scritto da Alessandro D’Avenia e pubblicato nell’ottobre 2017 da Mondadori Editore.

Sinossi:
L’amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

Recensione:

“Ogni storia è una storia d’amore” è un testo, a mio modesto parere, difficile da collocare in un preciso e definito genere letterario.
“Ogni storia è una storia d’amore” non è infatti un romanzo, né un saggio, né tantomeno una raccolta di racconti sull’annosa e complessa tematica dell’amore.

Alessandro D’Avenia sorprende ancora una volta il proprio pubblico, dopo l’intimo e non facile omaggio alla poetica di Giacomo Leopardi, con un’opera affascinante e coraggiosa quanto ardua da comprendere e leggere fino alla fine.
Esistono due tipi di reazioni nell’approcciarsi alla lettura di questo libro
Il lettore colto, sofisticato nonché amante della storia dell’arte e della letteratura proverà un vero e sincero “orgasmo” letterario immergendosi in una lettura dove ogni pagina è una citazione, un omaggio, un rimando ad altri libri, studi ed opere d’arte che difficilmente sono riscontrabili in un libro di un giovane quanto promettente autore italiano.
Invece il lettore diversamente ignorante che confidava e sperava d’emozionarsi con una nuova storia magari romantica firmata dal Prof D’Avenia, probabilmente, dopo aver resisto alla fine del primo capitolo avrà chiuso il libro, lamentandosi per “il pacco” ricevuto.

Quale delle due reazioni è più giusta, comprensibile?
Personalmente considero entrambe legittime e sincere, pur sentendomi più vicino alla seconda categoria di lettori.
Ciò nonostante mi sento sinceramente di condividere e promuovere la sfida letteraria compiuta da Alessandro D’Avenia.
Tutti o quasi gli scrittori almeno una volta si cimentano con l’Amore, scrivendo romance, in molti casi più erotici che sentimentali, sognando di conquistare il cuore e soprattutto il portafoglio dei lettori.
La tematica amorosa, i sentimenti, le sofferenze, il travaglio sono considerati e valutati solamente e meramente a livello commerciale dalla letteratura moderna e dal Arte in genere.
Non contano i contenuti, non ha importanza lo stile quanto piuttosto se un libro abbia il “quid” per scalare la classifica di Amazon.
Alessandro D’Avenia invita il lettore a riscoprire l’essenza più vera e sincera di nobile sentimento regalando un memorabile ed appassionata lectio magistralis.
L’Amore salva? Chissà. Sicuramente ci cambia nel profondo.
Ognuno di noi, almeno una volta, ha vissuto e sperimentato la bellezza e crudeltà dell’Amore vero e totalizzante.
Ognuno di noi potrebbe scrivere la propria storia d’amore.
Il lettore compiendo un notevole sforzo intellettivo oltre che spirituale nel leggere fino alla fine il libro  di  D’Avenia,  avrà quanto meno la conferma che nessun uomo o donna può pregiarsi oggi del titolo d'” Artista”, se non ha vissuto ,almeno una volta, la s/fortuna d’amare e soprattutto d’essere amato nell’arco della propria esistenza.

186) Io prima di te (Jo Jo Moyes)

libro

“Io prima di te” è un romanzo scritto nel 2012 da Jo Jo Moyes e pubblicato nel 2013 da Mondadori in Italia.
La vita è un dono di Dio e chi pensa di suicidarsi compie un peccato.
Lo stesso Dio ha concesso all’uomo un dono altrettanto forte e potente: il libero arbitrio, il dono di poter anche sbagliare.
Per chi invece è agnostico ma romantico si tende a credere che l’amore sia più forte di tutto anche della morte.
Qual è dunque la più giusta e corretta posizione? E’ difficile dare una risposta senza scatenare un diluvio di polemiche.
Però la letteratura e la creatività di una scrittrice possono compiere anche dei piccoli miracoli mettendo insieme amore, laicismo e l’annoso dibattito sulla fine vita.
E’ questo il caso del romanzo “Io prima di te” della scrittrice inglese Jo Jo Moyes che personalmente non conoscevo fino a qualche settimana fa e che è balzata al mio interesse guardando i primi trailer della trasposizione cinematografica del suo romanzo in uscita nelle nostre sale il prossimo primo settembre.
Per una volta ho voluto invertire il mio schema e ho letto il romanzo prima di vedere il film avendo letto l’interessante e spinosa sinossi.
Infatti, la Moyes unisce una semplice, lineare e in qualche modo già vista storia d’amore tra una ragazza Luisa e un ragazzo Will di due livelli sociali, economici e culturali profondamente diversi facendoli causalmente incontrare e inevitabilmente farli innamorare.
La diversità consiste che galeotto è il motivo dell’incontro: Luisa è, infatti, assunta da Camilla, rigida madre di Will, per fare da badante al figlio paraplegico dopo un tragico incidente subito.
Luisa è una ragazza esuberante, spontanea, si veste in maniera colorata, non ha particolari ambizioni nella vita mentre Will prima dell’incidente era un brillante manager, un latin lover, un amante dei piaceri della vita.
L’incidente ha distrutto l’esistenza di Will negandoli ogni speranza di guarigione. Per il giovane uomo, l’unica alternativa a una vita non vissuta come lui desidera, è l’eutanasia.
E’ una scelta discutibile, terribile e controversa che i genitori di Will cerchino di combattere dissuadendo il figlio fino all’ultimo.
L’unica concessione fatta però dal figlio è di rinviare la sua morte per sei mesi. Un tempo breve cu Luisa si aggrappa con tutte le forze entusiasmo prima e poi con amore.
Il lettore legge e osserva l’evoluzione del rapporto tra Will e Luisa che dall’iniziale versione maschile del Bisbetico domato per poi vedere Will nella figura di Pigmalione nei confronti della ragazza fino a diventare un rapporto di reciproca crescita e trasformazione emotiva.
Luisa e Will diventano l’un per l’altro maestro e allievo di vita e soprattutto modelli nel modificare i loro rispettivi approcci alla vita. Luisa cresce come donna accanto a Will e quest’ultimo con lei riassapora i sapori e i piaceri della vita.
E’ una storia d’amore platonica e casta quanto intensa e coinvolgente che non può appassionare e commuovere il lettore.
Lo stile della Moyes è leggero, delicato, divertente e soprattutto sensibile nell’introdurre il tema della morte senza essere pesante e oppressivo.
Il lettore si dividerà inevitabilmente tra la scelta di Will e la battaglia di cuore intrapresa da Luisa senza però riuscire a biasimare nessuno dei due.
Innamorarsi meraviglioso e può cambiare una persona come capita a Luisa e nello stesso, non è sufficiente per rendere una vita degna di essere vissuta se quest’amore non si può vivere come si vorrebbe.
Il finale tragico e nello stesso tempo romantico e struggente ci insegna che prima di ogni cosa bisogna amare se stessi e vivere la propria vita al massimo e solo dopo, forse, saremo capaci di amare chi ci sta accanto.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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