20) Diavoli 2 – Seconda Stagione

“Diavoli” è Una serie di Nick Hurran, Jan Maria Michelini. Con Alessandro Borghi, Patrick Dempsey,
Lars Mikkelsen, Malachi Kirby, Pia Mechler, Paul Chowdhry.
Drammatico, thriller. Italia, Francia, Regno Unito. 2020-in produzione

Recensione:

I complottisti duri e puri sostengono con convinzione che le coincidenze, a questo mondo, non esistono. Qualsiasi evento politico, sociale, economico e persino sanitario (vedi la pandemia) può essere spiegato in modo razionale, perché è stato deciso “a tavolino” dai cosiddetti poteri forti.

Chi sono nello specifico costoro non è facile stabilirlo con certezza, ma di sicuro l’alta finanza si è ritagliata, nel corso degli anni, un ruolo di spicco in questo quadro fosco.

Nel 2014, Guido Maria Brera nel suo romanzo ha lanciato l’idea suggestiva che fosse un’élite finanziario-bancaria a influenzare la politica e le scelte economiche dei governi. Visto il successo editoriale, la scelta di realizzare una serie era quasi inevitabile.

Nel 2020 “Diavoli” ha fatto il suo debutto, un thriller internazionale con tradimenti, assassini e cospirazioni decisi nelle sale riunioni di banche e holding. Come forse ricorderete, la prima stagione era costruita sul duello senza esclusione di colpi tra allievo e maestro, Massimo Ruggero (Borghi) e Dominic Morgan (Dempsey).

I nuovi episodi riprendono il racconto cinque anni dopo quegli avvenimenti, a pochi giorni dal referendum sulla Brexit. Dopo aver sventato il piano di Dominic contro l’euro, Massimo, rimasto CEO dell’NYL, ha deciso di intraprendere una politica di acquisizioni filocinesi. Ma proprio il suo ex avversario si ripresenta per metterlo in guardia: i nuovi partner sono pronto a tradirlo, in una silenziosa guerra fra Cina e USA per il controllo tecnologico dei dati personali di milioni di persone.

La seconda stagione di “Diavoli” copre un lasso temporale che va dal giugno 2016 al marzo 2020. Gli sceneggiatori hanno immaginato uno scenario ardito, scioccante ma allo stesso tempo plausibile in cui l’odierna situazione sia stata decisa o quanto meno indirizzata fin dalla Brexit. Non una serie complottista, ma piuttosto una prospettiva diversa e originale sugli eventi che hanno scosso e segnato il mondo in questi anni. continua su

12) Supereroi (Paolo Genovese)

“Supereroi” è un romanzo scritto da Paolo Genovese e pubblicato da Einaudi nel Novembre 2020.

Sinossi:
Quante possibilità ci sono che le esistenze di due persone, sfioratesi appena in un giorno di pioggia, si incrocino per caso una seconda volta? Così poche da essere statisticamente irrilevanti, direbbe la scienza. Eppure ad Anna e Marco questo accade e riaccade. Ed entrambi si chiedono se a riavvicinarli di continuo sia un algoritmo, il destino o invece un sentimento tanto forte da resistere alle fughe improvvise, agli scontri, alla routine, alle incomprensioni e al dolore.
Spostandosi avanti e indietro sulla linea delle loro esistenze, Paolo Genovese racconta gli istanti perfetti e i drammi di una storia d’amore bellissima, che sfida il tempo, fa riflettere e infine commuove. Una storia d’amore che solo due supereroi possono vivere.

  • Ventitré secondi.
  • Cosa?
  • Siamo stati in silenzio ventitré secondi.
    Marco ride e beve ancora.
  • Di solito questi calcoli li faccio io.
  • Dopo quanti secondi è crisi? – chiede Anna, diretta.
  • Dipende.
  • Da cosa?
  • Dipende dal tipo di silenzio. C’è il silenzio della routine, quello della calma, quello della noia, quello complice.
  • Il nostro qual è? – domanda lei a bruciapelo.
  • A te quale spaventa?
    Recensione:
    Amarsi rimanendo reciprocamente fedeli nel tempo appare oggi una sfida quasi impossibile.
    Una sfida che, forse, solo una coppia di supereroi sarebbe in grado d’assolvere
    È facile, semplice innamorarsi, godersi le prime settimane, mesi di passione e sesso con il nuovo partner, il difficile viene dopo.
    Ovvero tenere alta e costante la fiamma dell’amore negli anni resistendo all’istinto di mollare tutto all’aria.
    Se il colpo di fulmine è un passaggio narrativo, visivo, emozionale bramato da tutti e che qualsiasi regista e/o scrittore cerca d’inserire nella sua storia, raramente leggiamo o vediamo il declinare dell’amore di coppia nel tempo e nello spazio.
    “Supereroi” è il secondo romanzo di Paolo Genovese che ho avuto il piacere di leggere, lasciandomi però opposte sensazioni.
    Da una parte ho apprezzato la sensibilità umana del regista nel raccontare dapprima la genesi di un amore e poi il talento nel descrivere con grazia, empatia e soprattutto credibilità l’evoluzione del rapporto nel corso del tempo.
    Osserviamo come l’amore tra Marco e Anna sia “elastico” segnato da alti e bassi come capita in qualsiasi coppia, alternando nel racconto il punto di vista dei due protagonisti “disegnati” da Anna come supereroi dell’amore.
    Dall’altra però il lettore avverte come anche questo romanzo sia stato pensato e scritto originalmente come una sceneggiatura cinematografica.
    “Supereroi” è si una lettura agevole, piacevole, a tratti avvolgente ed incalzante, ma vive d’immagini, sensazioni e momenti funzionali ad una messa in scena piuttosto che ad un plot letterario.
    “Supereroi” ricorda per molti aspetti strutturali e stilistici il romanzo bestseller “Un giorno” di David Nicholls.
    Hanno la medesima struttura drammaturgica caratterizzata da flash back temporali in cui si muove la coppia, ripercorrendo le fasi del loro amore , evidenziando i passaggi più romantici e quelli più drammatici.
    “Supereroi” racconta in modo efficace, naturale la complessità e difficoltà dell’amore quotidiano in una coppia.
    Un amore da coltivare e proteggere resistendo ai rispettivi cambiamenti, egoismi ed istinti di fuga.
    “Supereroi” regala sincere e forti emozioni, commuove ed allo stesso tempo può essere visto come un utile manuale di “sopravvivenza” utile alla neo e magari ingenua coppia innamorata.

33 ) La Fine del Tempo (Guido Maria Brera)

“La fine del tempo” è un romanzo scritto da Guido Maria Brera, pubblicato il 20 febbraio 2020 dalla Nave di Teseo.

Sinossi:
Philip Wade è uno stimato professore di Storia contemporanea al Birkbeck College di Londra, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di analista, chiamato a prevedere le tendenze economiche, politiche e sociali su cui indirizzare gli investimenti. Colpito da una forma di amnesia, Philip oggi non riesce più a trattenere alcun ricordo recente: nei buchi della sua memoria scompare anche il saggio che stava scrivendo e di cui non c’è più traccia. Con il ritmo di un giallo, “La fine del tempo” narra l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un libro rivoluzionario e perduto. Scoperta dopo scoperta, mentre l’Europa si infiamma sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricompone il mosaico del suo libro, che potrebbe mettere in discussione il dominio delle grandi corporation che governano l’economia mondiale. E che hanno fondato la loro ascesa inarrestabile sull’eliminazione della principale variabile del gioco finanziario – il tempo – condannando così il nostro pianeta a vivere un eterno presente, quando tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle app.
Recensione:
Sei anni fa decisi di leggere “I Diavoli “i, romanzo d’esordio di Guido Maria Brera spinto dalla curiosità e soprattutto dalla convincente campagna promozionale messa in campo.
Una scelta letteraria che si rivelò complessivamente felice avendo riscontrato un efficace mix tra finzione e finanza nella struttura narrativa di “I Diavoli” .
Guido Maria Brera si era dimostrato bravo quanto furbo nel “nascondere” un saggio economico dentro un romanzo trovando così una modalità di racconto capace di conquistare l’attenzione ed interesse del lettore.
“I Diavoli” è diventato meritoriamente un best seller internazionale al punto che Sky ne ha acquistato i diritti televisivi con lo scopo di realizzarne una serie con protagonisti i bravi e belli Patrick Dempsey ed Alessandro Borghi.

“Squadra che vince non si cambia” recita un saggio proverbio sportivo e Brera traslandolo in chiave letteraria ripropone la stessa struttura, lo stesso “inganno” narrativo nel firmare “La fine del tempo”.
“La fine del tempo” è infatti un dotto, interessante saggio economico /finanziario incentrato sulla controversa tematica del QE (quantitative easing, strumento finanziario introdotto da Mario Draghi durante la crisi economica del 2011) e come la finanza mondiale ne abbia stravolto il valore “terapeutico” destinato allele Borse e soprattutto rivolto alla crescita economica, facendolo diventare un pericoloso quanto silente “cavallo di Troia” di distruzione per l’economia reale.
“La fine del tempo” è un testo avvincente, profondo quanto inquietante nell’evidenziare come il sistema economico e finanziario internazionale si muova dentro una pericolosa bolla “drogata” dal costante flusso di denaro iniettato dalle Banche centrali.
Una bomba ad orologeria che secondo Brera inevitabilmente esploderà provocando, se possibile, maggiori disastri rispetto alla crisi iniziata nel 2008 in America.
“La Fine del tempo” fallisce od almeno convince poco nella parte di “finzione” risultando debole, risicata rispetto al contesto principale.
“La fine del tempo” deve essere considerato drammaturgicamente come una sorta di spin off di “I Diavoli” in cui dove il protagonista, il professore Philip Wade si relazionerà con i carismatici personaggi del primo romanzo.
“La fine del tempo” avendo un’anima, una visione più tecnica, scientifica, a tratti filosofica, perde slancio e coerenza quando la storia vira sull’aspetto intimistico e personale del protagonista.
L’escamotage drammaturgico di Brera di voler equiparare la sofferenza fisica ed esistenziale del professore Wade nell’affrontare la perdita della memoria alla colpevole amnesia collettiva di non vedere come il sistema sia truccato , lascia piuttosto tiepido il lettore.
Nel lettore non scatta l’empatia con Wade, con la sua storia, e soprattutto con tormenti interiori “ risultando poco coinvolgente rispetto al vero cuore narrativo del libro.
“La fine del tempo” nonostante i limiti strutturali e narrativi evidenziati rimane comunque una lettura consigliata per chi ha amato “I Diavoli” e soprattutto desidera capire i misteri ed i pericoli dell’alta finanza.

13) Il Primo Re

“Il Primo Re” è un film del 2019 diretto da Matteo Rovere, scritto da Matteo Rovere, Filippo Gravino, Francesca Manieri, con : Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Tania Garribba, Massimiliano Rossi, Michael Schermi, Vincenzo Crea, Max Malatesta, Vincenzo Pirrotta, Lorenzo Gleijeses, Antonio Orlando, Florenzo Mattu, Martinus Tocchi.
Sinossi:
Il Primo Re, il film di Matteo Rovere, vede protagonisti Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore.
Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri – dai crudeli guerrieri di Alba Longa.
Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce.
Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici. E dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

Recensione:
Matteo Rovere è indubbiamente una persona “coraggiosa” nell’intraprendere costantemente nuovo sfide produttive ed artistiche scontrandosi contro le logiche commerciali dominanti.
Se poi al coraggio dell’uomo uniamo la creatività autoriale e lungimiranza produttiva allora è “quasi” scontato sottolineare come Matteo Rovere abbia vinto pienamente la sua scommessa realizzando “Il Primo Re”.
Ma qualè metro di giudizio e paragone dobbiamo utilizzare per questa pellicola? .
E’ indispensabile fare questa premessa, a nostro parere, donde evitare equivoci intellettuali e soprattutto “alimentando” vane e fuorvianti attese nello spettatore.
Se dovessimo valutare “Il Primo Re” nell’esclusivo quanto limitante panorama cinematografico italiano , il nostro giudizio sarebbe davvero semplice quanto immediato :
“ Il Primo Re è uno straordinario colpo di vitalità del cinema italiano nel dimostrare come sia ancora possibile realizzare un film di “genere” .
Oltre a stupire e sconvolgere positivamente lo spettatore con numerose scene di combattimento davvero credibili quanto efferate.
Gli sceneggiatori del “Il Primo Re” sono stati abili quanto bravi nell’ unire, mescolare tematiche così difficili quanto opposte : il mito, azione e religione . Firmando una sceneggiatura potente, solida, suggestiva e permettendo allo spettatore diverse quanto corrette letture ed interpretazioni su quanto visto, sentito e percepito.
La stessa “ardita” scelta d’utilizzare” il “protolatino” come strumento di comunicazione e dialogo tra gli attori imponendo un duplice e gravoso sforzo recitativo e professionale agli interpreti e soprattutto lo sforzo allo spettatore di dover leggere sottotitoli per oltre due ore, è complessivamente “vinta” oltre a garantire un salto di qualità e profondità narrativa al progetto stesso.
“Il Primo Re” non soltanto conferma il talento e poliedricità recitativa di Alessandro Borgi nel ruolo del rude, potente e carismatico Remo, ma accende meritamente i riflettori sugli altri due interpreti principali: Alessio Lapice (Romolo) e Tania Garibba (la mistica quanto fascinosa vestale Satnei), altrettanto credibili, valorosi , talentuosi e dotati di una significativa presenza scenica.
Matteo Rovere riadatta con il proprio stile ed idea di cinema tre film “cult” del calibro di “Apocalypto” di Mel Gibson, “Revenant” di Inarritu ed infine “Silence” di Martin Scorsese, mettendo in scena un film che complessivamente non “sfigura” con questi tre “mostri sacri” del cinema internazionale.
Ma se volessimo “superare” il perimetro italico e valutare “Il Primo Re” , come giustamente merita, inserendolo in una cornice internazionale?
Allora, caro lettore, qualche problema e criticità sono opportune oltre che doverose evidenziarle.
“Il Primo Re” è un film visivamente bello (davvero magistrale la fotografia del Maestro Daniele Ciprì) quanto però freddo e solamente a tratti davvero coinvolgente ed avvolgente.
“Il Primo Re” appare drammaturgicamente come una “fusione fredda” di più generi avendo voluto soddisfare esigenze autoriale ed interessi commerciali, alla lunga difficilmente compatibili.
L’impianto narrativo risulta così diviso in due netti e chiari tronconi:

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-73/?fbclid=IwAR2sVh55655kraGM-3o5jNOH6sZguZooESxYx-K0P2X6fantZXu_j5pAKt4

181) Sulla mia Pelle

Il biglietto da acquistare per “Sulla mia pelle” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Sulla Mia Pelle ” è un film di Alessio Cremonini. Con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano. Drammatico, 100′. Italia 2018

Sinossi:

L’ultima settimana nella vita di Stefano Cucchi è un’odissea fra caserme dei carabinieri e ospedali, un incubo in cui un giovane uomo di 31 anni entra sulle sue gambe ed esce come uno straccio sporco abbandonato su un tavolo di marmo. Alessio Cremonini ha scelto di raccontare una delle vicende più discusse dell’Italia contemporanea come una discesa agli inferi cui lo stesso Cucchi ha partecipato con quieta rassegnazione, sapendo bene che alzare la voce e raccontare la verità, all’interno di istituzioni talvolta più concentrate sulla propria autodifesa che sulla tutela dei diritti dei cittadini, sarebbe stato inutile e forse anche pericoloso.

Recensione:

Chi era Stefano Cucchi? Perché lo spettatore medio dovrebbe interessarsi alle cause della morte di un giovane detenuto, avvenuta il 22 ottobre 2009 nel reparto di medicina separata dell’Ospedale Pertini di Roma? E perché tanto clamore e attenzione mediatica hanno circondato le aule di tribunale dove si sono svolti i processi inerenti alla vicenda?

Perché, fino a prova contraria, l’Italia è uno Stato democratico oltre che di diritto e in quanto tale è sconcertante che un cittadino muoia “inspiegabilmente”, mentre si trova sotto tutela legale e giudiziaria.

Nel 2009 Stefano Cucchi è un 31enne con un diploma di geometra e una vita già segnata dalla tossicodipendenza. Probabilmente non l’immagine del bravo ragazzo da presentare ai parenti il giorno di Natale, eppure sta cercando di riprendere in mano la propria vita e lasciarsi alle spalle la droga.

La sera del 15 ottobre, viene fermato da una pattuglia dei carabinieri per sospetto spaccio di droga. Morirà in ospedale il 22 ottobre, vittima del sistema giudiziario ma anche delle sue reticenze, della mancata denuncia di quanto avvenuto sotto custodia.

“Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, che ha aperto la sezione Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia 2018, non è un film di denuncia fine a se stessa o di manichea distinzione tra buoni e cattivi, come temevo, piuttosto un disperato e accorato appello morale, sociale e creativo del regista affinché emerga in modo chiaro quanto successo a Cucchi quel giorno.

Il film traspone oltre 10.000 pagine di verbali, studiati, assimilati e vissuti emotivamente prima ancora che drammaturgicamente da Cremonini e Lisa Nur Sultan. La loro sceneggiatura è essenziale, semplice, diretta, ogni parola, gesto, movimento del corpo di ogni attore sulla scena è stato preparato prima a livello umano ed emotivo e solamente poi sul piano recitativo. continua su

http://paroleacolori.com/sulla-mia-pelle-la-storia-di-stefano-cucchi-una-discesa-agli-inferi/