12) The Lodge

Il biglietto da acquistare per “The lodge” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“The Lodge” è un film di Severin Fiala, Veronika Franz. Con Riley Keough, Jaeden Martell, Lia McHugh, Alicia Silverstone, Richard Armitage. Drammatico, 100′. Gran Bretagna, USA 2019

Sinossi:

Mia e Aiden sono fratello e sorella, lei poco più di una bambina, lui un adolescente, e da poco hanno perso la madre. Da sei mesi vivono con il padre Richard, il quale vorrebbe che i figli conoscessero meglio la nuova fidanzata Grace, di diversi anni più giovane e con alle spalle un passato traumatico. Per Natale Richard organizza una vacanza in una casa isolata nei boschi, ma viene richiamato in città da un impegno. Rimasti soli, Mia, Aiden e Grace sono costretti a passare il tempo insieme, circondati dalla neve e dentro una casa carica di misteri e tensione.

Recensione:

Per un figlio, partecipare al funerale della madre morta suicida e venire poi costretto dal padre a passare le vacanze di Natale con la futura matrigna si avvicina al massimo orrore emotivo. Pensare poi se la matrigna in questione è giovane, bella ma mentalmente instabile…

“The lodge” di Severin Fiala e Veronika Franz, presentato al Torino Film Festival dopo i fortunati passaggi al Sundance, al BFI e a Torino  prende spunto da questa complicata situazione di partenza, per una storia purtroppo non del tutto convincente.

Come spesso accade, la distribuzione per portare in sala il pubblico bluffa abbastanza sulla vera natura della pellicola. Più che un horror, questo è un thriller psicologico-esistenziale, dove gli unici passaggi spaventosi sono quelli legati ai ricordi e al tragico passato di Grace (Keouh).

Quella che vorrebbe poi essere un’ambiziosa riscrittura tra horror e sovrannaturale di “Delitto e castigo” finisce per essere un film confuso, autoriale, ritmicamente dispersivo. Lo spettatore fatica a trovare una chiave di lettura in una sceneggiatura che ondeggia tra rivalità familiare e desiderio di provocare paura e pathos.

“The lodge” – con la sua ambientazione chiusa e claustrofobica – vive di silenzi, rimandi e citazioni cinematografici che anziché arricchirne il lato emotivo lo destabilizzano. Nella seconda parte i ruoli si ribaltano, in maniera non troppo convincente. continua su

“The lodge”: un thriller-horror che indaga sul confine tra follia e morte

132) Miserere

Il biglietto da acquistare per “Miserere” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre (con riserva).

“Miserere” è un film di Babis Makridis. Con Makis Papadimitriou, Yannis Drakopoulos, Evi Saoulidou, Nota Tserniafski, Georgina Chryskioti. Titolo originale: Pity. Drammatico, 97′. Gracia, Polonia 2018

Sinossi:

Un uomo singhiozza disperatamente (soddisfatto) ai piedi di un letto. Da quando la moglie è in coma, sperimenta la pietà del mondo: la torta della vicina ogni mattina, la solidarietà dell’impiegato della tintoria a ogni capo smacchiato, gli abbracci della segretaria a ogni congedo, l’affetto di un amico dopo ogni partita a racchettoni, gli incoraggiamenti del padre a ogni visita. Quel sentimento di commossa e intensa partecipazione umana lo appaga pienamente ma poi la consorte si risveglia e la vita torna a sorridergli gettandolo nello sconforto più totale. Infelice all’idea di essere felice per sempre, cova l’impulso malato di ricadere in ambasce. Per riavere di nuovo un briciolo di misericordia è disposto a tutto.

Recensione:

Provare compassione, solidarietà, empatia nei confronti di chi sta attraversando un momento difficile o piange la scomparsa di un proprio caro viene visto da un lato come un atto di umanità, dall’altro come una sorta di dovere vuoto, l’adempimento di una norma del vivere civile.

Ma cosa prova davvero chi è oggetto di queste amorevoli attenzioni? Se non fossero un peso, ma un piacere? Se trasmettessero una felicità mai provata prima cosa succederebbe nel momento in cui dovessero finire?

Babis Makridis affronta questa delicata quanto paradossale tematica firmando quella che può essere definita “Un giorno di straordinaria follia” in salsa greca. “Miserere”, presentato al TFF 2018, è una storia grottesca, surreale, comica e alla fine persino tragica, un affresco cinico quanto feroce del degrado morale ed esistenziale della nostra società.

La sceneggiatura è potente, pungente, ironica quanto spietata nel raccontare il lato più oscuro ed egoista dell’uomo.

Il funzionale e calibrato impianto drammaturgico consente allo spettatore, pur avvertendo il progressivo cambiamento emotivo e psichico del protagonista, di rimanergli sempre vicino, senza mai averne timore, anche all’approssimarsi di gesti fatali preceduti da pensieri tragicomici quanto rivelatori. continua su

“Miserere”: un viaggio irresistibile prima nella solitudine, poi nell’orrore

123) Il Regno

Il biglietto da acquistare per “Il regno” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Regno”è un film di Rodrigo Sorogoyen. Con Antonio de la Torre, Mónica López, Josep Maria Pou, Nacho Fresneda, Ana Wagener. Drammatico, 122′. Spagna 2018

Sinossi:

Manuel López-Vidal è un vicesegretario regionale prossimo al salto verso la politica nazionale. Con i compagni di partito gestisce un consolidato sistema di potere che mescola corruzione, favoritismi e benefit di lusso. Quando il giro di corruzione viene a galla e cominciano gli interrogatori, Manuel è lasciato solo sia dai capi di Madrid sia dagli ex amici. Espulso dal “regno”, braccato dalla stampa e indicato come principale responsabile dello scandalo, non esita a tentare ogni strada pur di salvare la reputazione e la sua stessa vita.

Recensione:

Mal comune mezzo gaudio, recita un vecchio detto. Ma vale anche quando si parla di politica? Sì perché dopo aver visto “Il regno” di Rodrigo Sorogoyen, mattatore ai premi Goya 2019, lo spettatore italiano potrebbe essere quasi tentato di giustificare l’incompetenza della nostra classe politica, paragonandola a quella spagnola.

Ispirato a fatti realmente accaduti ma talmente incredibili che difficilmente una sceneggiatura di fantasia avrebbe potuto far di meglio, il film è un giallo politico che si snoda tra corruzione, dissolutezza e potere, e offre un perfetto ritratto della decadenza della classe politica occidentale.

“Il regno” si divide in due parti: la prima, forse un po’ troppo lunga e verbosa, è resa digeribile da un montaggio serrato e da una colonna sonora incalzante. Ma è nella seconda, che il film cambia marcia, virando decisamente verso il crime e l’action e trasformandosi nel racconto di una fuga per la sopravvivenza da parte dell’ex politico intoccabile.

La pellicola di Sorogoyen nel complesso è godibile, per certi versi avvolgente, impreziosita dalla presenza di Antonio de la Torre, già apprezzato in “La vendetta di uomo tranquillo”, bravissimo nel dar vita a Manuel, tanto sprezzante e odioso all’inizio della storia quanto grottesco e ridicolo nella sua caduta. continua su

“Il regno”: un thriller tesissimo, sulla deriva di un ex politico rampante

180) Revenge

Il biglietto da acquistare per “Revenge” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“Revenge” è un film di Coralie Fargeat. Con Matilda Anna Ingrid Lutz, Kevin Janssens, Avant Strangel, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède. Azione, 108′. USA 2017

Sinossi:

Jen è la giovane amante di Richard, un uomo di successo che la porta con sé per un weekend di sesso e relax in una sontuosa villa in mezzo al deserto. Le cose prendono una piega inattesa quando due amici di Richard, Stan e Dimitri, si presentano con un paio di giorni d’anticipo per la battuta di caccia che avevano organizzato. Il gruppo trascorre la sera insieme e Stan è profondamente eccitato da Jen, che del resto lo provoca. Il giorno dopo, in assenza di Richard, Stan violenta Jen mentre Dimitri non fa niente per impedirlo. Al ritorno di Richard lei vuole giustizia ma lui le offre solo un lavoro a Vancouver e quando Jen minaccia di raccontare della loro tresca alla moglie di Richard, lui non ci vede più…

Recensione:

Un film duro, pulp, truculento, brutale: questo in estrema sintesi “Revenge” di Coralie Fargeat con protagonista Matilda Anna Ingrid Lutz, che affronta il tema della violenza sulle donne in modo esplicito, anche dal punto di vista visivo.

La regista e sceneggiatrice francese, al suo esordio nel lungometraggio, sceglie con coraggio di portare sul grande schermo una storia di violenza e vendetta in chiave femminile, dove la bella protagonista si trasforma in corso d’opera in un vendicatore inarrestabile – e incredibile, per molti versi.

Il modo con cui la storia è stata ideata e dopo messa in scena colpisce, anche se l’escalation di violenza e brutalità produce talvolta un effetto da parodia, alcuni passaggi risultano acerbi e molto superficiale la costruzione dei personaggi maschili, troppo macchiettistici. continua su

http://paroleacolori.com/revenge-una-storia-pulp-e-brutale-di-violenza-sulle-donne/

145) Favola

Il biglietto da acquistare per “Favola” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Favola” è un film di Sebastiano Mauri. Con Filippo Timi, Lucia Mascino. Commedia, 87’. Italia, 2017

Sinossi:

Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald: due amiche che si confidano segreti, ricette e insoddisfazioni all’interno di una casa modello americana anni ’50. Vetrate e tramonti alla Douglas Sirk (e Todd Haynes), abiti, acconciature e ambiguità alla Grace Kelly nella versione cinematografica della commedia del 2011 di Filippo Timi, anche qui interprete (in abiti femminili), insieme a Lucia Mascino.

Recensione:

Recita Wikipedia che per favola si intende un genere letterario caratterizzato da brevi composizioni, in prosa o in versi, che hanno per protagonisti animali– più raramente piante o oggetti inanimati – e che sono fornite di una morale.

La parola deriva dal latino “fabula”, che indicava in origine una narrazione di fatti inventati, spesso di natura leggendaria e/o mitica. Fino alla fine del XVIII secolo con questa parola si qualificarono anche i miti, mentre solo in seguito assunse il significato attuale.

Nel 2017 ha ancora senso leggere, ascoltare oppure vedere opere di questo genere? Assolutamente sì, vista la cecità dominante nella nostra società e la progressiva perdita di fantasia e immaginazione. All’arte il difficile compito di colmare questo vuoto.

“Favola” di Sebastiano Mauri è l’adattamento cinematografico dell’omonimo spettacolo teatrale di Filippo Timi del 2011, che ha riscosso un grande successo, con oltre 200 repliche in giro per l’Italia. Uno spettacolo folle, colorato, grottesco, divertente, malinconico, ironico, cinico, che al cinema mantiene le sue caratteristiche.

Merito di uno straordinario Timi nel ruolo di Mrs. Fairytale, un personaggio capace di conquistare lo spettatore con i suoi monologhi in apparenza bizzarri e gli scambi di battute con Mrs. Emerald (Mascino), altrettanto eccentrica. continua su

http://paroleacolori.com/favola-unamicizia-surreale-e-lhumor-che-si-tinge-di-dramma/

136) Blue Kids

Il biglietto da acquistare per “Blue kids”:
Nemmeno regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Andrea Tagliaferri. Con Fabrizio Falco, Matilde Gioli, Agnese Claisse, Giustiniano Alpi, Lorenzo Gioielli. Drammatico, 75′. Italia 2017

Sinossi:

Fratello e sorella spendono la vita in un eterno presente. Insensibili alla morte della madre e ostili al padre, ricco imprenditore separato e risposato, vorrebbero andare via dalla provincia e dalla bruma del fiume ma i soldi che hanno bastano solo fino alla Svizzera. La loro unica speranza è l’eredità materna. Davanti al notaio scoprono però con grande disappunto che la madre ha lasciato tutto all’ex marito. Impugnare il testamento richiederebbe troppo tempo e troppa fatica, decidono allora per il peggio, eliminando chiunque ostacoli il loro insano desiderio.

Recensione:

È arrivato anche al 35° Torino Film Festival il film destinato a far discutere, e a suscitare polemiche e critiche prima tra gli addetti ai lavori e poi in sala. Si tratta di “Blue kids”, dell’esordiente Andrea Tagliaferri.

Poteva il vostro inviato non prendere le difese del buon Tagliaferri, visti i giudizi senza appello espressi da tanti colleghi? Ovviamente no. Eccomi, quindi, nel mio amato ruolo di Don Chisciotte per dirvi che questo film non è l’orrore che altri cercheranno di farvi credere.

“Blue kids” è un film coraggioso e innovativo nel panorama cinematografico italiano, che racconta senza mezzi termini quanto la bella gioventù di oggi possa essere priva di scrupoli e di morale, feroce e inumana.

Non sappiamo se gli sceneggiatori abbiano preso spunto da qualche fatto di cronaca specifico per scrivere la sceneggiatura – a me è subito venuto in mente il delitto di Novi Ligure -, ma questa storia cupa e tragica, con protagonisti due fratelli uniti da un legame morboso, non fa altro che mostrare l’anima nera del nostro Paese.,,continua su

http://paroleacolori.com/blue-kids-quando-la-crudelta-ha-limiti-solo-nellimmaginazione/

126) Tito e gli Alieni

Il biglietto da acquistare per “Tito e gli alieni” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Tito e gli Alieni” è un film di Paola Randi. Con Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito, Chiara Stella Riccio, Miguel Herrera. Commedia, 92’. Italia, 2017

Sinossi:

Il Professore (Mastandrea) da quando ha perso la moglie, vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all’Area 51. Dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni. Un giorno gli arriva un messaggio da Napoli: suo fratello sta morendo e gli affida i suoi figli, che andranno a vivere in America con lui. Anita 16 anni e Tito 7 arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio squinternato, in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano gli alieni…

Recensione:

Chi sono gli alieni? Devono necessariamente essere verdi, con le antenne, estremamente diversi da noi umani? E non potrebbe essere che l’universo infinito sia in realtà un portale per il mondo dei morti?

I puristi del genere fantasy, leggendo queste mie parole, staranno già gridando all’eresia cinematografica, ma proprio a loro chiedo di superare gli steccati mentali e usare l’immaginazione per giudicare il film di Paola Randi, “Tito e gli alieni”.

Quando perdiamo una persona cara vorremmo che fosse possibile mantenere un contatto con lei, un dialogo. Ma se invece di improbabili medium e sedute spiritiche esistesse un decoder, per sentire la voce dei defunti?

Paola Randi, con sensibilità, talento e creatività, partendo da una vicenda personale, ha deciso di affrontare il tema delicatissimo dell’elaborazione del lutto usando il linguaggio del fantasy, a lei caro sin da bambina.

Il risultato è un film semplice, lineare, capace di far ridere e piangere allo stesso tempo, senza mai scadere nel banale o nel melenso. Una sorta di risposta nostrana a pellicole come “Contact”, “Interstellar”, “Arrival”, che punta su autenticità e freschezza per veicolare il suo messaggio. continua su

http://paroleacolori.com/tito-e-gli-alieni-elaborazione-del-lutto-chiave-fantasy/

50) Ricomincio da Noi

Il biglietto da acquistare per “Ricomincio da noi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Ricomincio da noi ” è un film di Richard Loncraine. Con Joanna Lumley, Timothy Spall, Imelda Staunton, Celia Imrie, John Sessions, David Hayman. Titolo originale: Finding your feet. Commedia, 111’. Gran Bretagna, 2017

Sinossi:

Scoprire, il giorno dell’anniversario di matrimonio, che tuo marito ha un’amante da molti anni potrebbe rivelarsi una cosa molto positiva, soprattutto se la conseguenza è quella di reinventare la tua vita e mettere su una compagnia di ballo. Questo è quello che succede nel divertentissimo film di Richard Loncraine, un’esilarante commedia sentimentale sul “non è mai troppo tardi” che vede come protagonisti Timothy Spall e Imelda Staunton destinata a travolgere il pubblico in un mare di risate.

Recensione:

La madre di tutti gli incubi per una moglie è probabilmente scoprire che il marito la tradisce da anni con la sua migliore amica, e dover quindi mettere fine a un matrimonio decennale e ritrovarsi senza punti fermi. Ma come dice il detto, non tutto il male viene per nuocere, e dal fondo si può trovare il modo di risalire, in maniera creativa.

“Ricomincio da noi” (Finding your feet) di Richard Loncraine ha aperto la 35° edizione del Torino Film Festival, regalando allo spettatore una storia divertente, tenera e ironica dove non mancano però i giusti tocchi di malinconia e dramma.

L’idea di per sé non è particolarmente innovativa – quante commedia in passato hanno già affrontato il tema di un uomo o di una donna non più giovanissimi costretti a ripartire da zero in seguito a una crisi sentimentale o a una qualche tragedia? -, ma lo sviluppo risulta godibile, brillante e intenso.

La trama del film è lineare, diretta, semplice ma capace di conquistare, emozionare e far sorridere il pubblico, grazie soprattutto a un cast di altissimo livello.

Imelda Staunton mette in campo talento e poliedricità per dare vita a un personaggio sfaccettato e complesso. La sua Sandra, una donna che per amore del marito si è sempre annullata, è deliziosa. Nel momento del bisogno troverà il sostegno della sorella Bif, una strepitosa ed esilarante Celia Imrie. continua su

http://paroleacolori.com/ricomincio-da-noi-l-eta-migliore-e-quella-che-hai-adesso/

26) Final Portrait -L’arte di essere amici

“Final Portait -L’arte di essere amici” è un film di Stanley Tucci. Con Geoffrey Rush, Armie Hammer, Clémence Poésy, Tony Shalhoub, James Faulkner. Biografico, 90’. Gran Bretagna, 2017

Sinossi:

Parigi, 1964. L’artista svizzero Alberto Giacometti gode di successo indiscusso, ma questo non lo distoglie da una vita disordinata, sempre ai limiti della decenza e dell’igiene. Giunto nella capitale francese, lo scrittore americano James Lord gli commissiona un proprio ritratto. L’uomo pensa sia questione di pochi giorni ma – data la natura mercuriale di Giacometti – l’opera diventerà un’impresa nel tempo e nella pazienza del giovane. Dopo una ventina di giorni Lord ripartirà con il quadro, rimasto inevitabilmente incompiuto.

Recensione:

Non è veramente un Festival del cinema, se non si rinnova la sfida del caporedattore Turillazzi di ridurre almeno un po’ l’ignoranza culturale del vostro inviato, obbligandolo a vedere uno o più film incentrati sulla vita o sulle opere di scrittori, pittori o artisti.

A Torino 35 il supplizio si è materializzato nella forma di “Final portrait” di Stanley Tucci, ispirato all’autobiografia dello scrittore americano James Lord e del poeta svizzero Alberto Giacometti.

Mi sembra alquanto pleonastico sottolineare come, prima di prendere tra le mani il press book del TFF, io non avessi idea di chi fossero né l’uno – interpretato nel film da Armie Hammer – né l’altro – interpretato dal Premio Oscar Geoffrey Rush.

Il buon Stanely Tucci sentiva l’urgenza di condividere con il pubblico la genesi, le dinamiche e le condizioni emotive e psicologiche che legarono i due protagonisti per diciotto interminabili giorni, quanti ne servirono a Lord per spazientirsi e ripartire per gli Stati Uniti con un suo ritratto incompiuto a opera di Giacometti.

L’impianto del film – statico, rigido, freddo – risulta poco adatto al cinema. Forse una produzione per il teatro sarebbe stata più adatta. continua su

http://paroleacolori.com/final-portrait-un-film-biografico-e-artistico-con-geoffrey-rush/

21) Grace Jones: Bloodlight and Bami

“Grace Jones : Bloodlight and Bami” è un film di Sophie Fiennes. Con Grace Jones, Jean-Paul Goude, Sly & Robbie. Documentario, 116′. Gran Bretagna, Irlanda, 2017

Al cinema il 30 e 31 gennaio 2018

Sinossi:

Né un biopic né un film concerto, nonostante ospiti una dozzina di hit interpretate da Grace Jones sui palchi di tutto il mondo, da “Slave to the Rhythm” a “Pull Up to the Bumper”, fino alle più recenti, personali “Hurricane” e “William’s Blood”. Piuttosto, un diario, un pedinamento autorizzato, la cui produzione ha abbracciato un arco temporale di circa dieci anni, riuscendo ad avere accesso agli aspetti più privati della storia familiare della performer.

Recensione:

Chi è Grace Jones? Perché mai dovrei andare al cinema a vedere un film su questa donna? Sono alcune delle domande che, da ignorante completo in campo musicale, mi sono fatto quando ho ricevuto l’invito per assistere all’anteprima stampa di “Grace Jones: Bloodlight and Bami” di Sophie Fiennes.

Come qualsiasi capra su questa Terra, ho chiesto aiuto all’amico Google per colmare i vuoti. Appurato che Grace Jones è stata prima una top-model, poi una icona del pop e infine anche un’attrice, che ha segnato in modo profondo gli ultimi trent’anni, ho sperato che il film della Fiennes potesse aiutarmi a rendere meno imbarazzante il mio status di nerd senza speranza.

Purtroppo – per me e per la comunità nerd – “Grace Jones: Bloodlight and Bami” fallisce in questa missione pedagogica e culturale, con il suo non essere né un documentario classico né un omaggio all’artista. La regista compie l’errore di pensare che nessuno, oggi, possa ignorare chi sia Grace Jones, dando molto per scontato. continua su

http://paroleacolori.com/grace-jones-bloodlight-bami-un-ritratto-anticonvenzionale-della-performer/