32 ) Le Assaggiatrici ( Rosella Postorino)

“Le assaggiatrici” è un romanzo scritto da Rosella Postorino e pubblicato da Feltrinelli nel Gennaio 2018.

Sinossi:
La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura”, dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.
Recensione:
C’è sempre una prima volta.
Nessuno può definirsi immune da questo tipo d’ emozione, sensazione, accadimento.
Personalmente ho “vissuto” tante e diverse prime volte.
Eppure fino a pochi giorni ho esitato, come lettore, a cimentarmi per la prima volta nella lettura del romanzo vincitore del prestigioso” Premio Campiello”.
Pur essendo un “diversamente ignorante” ho sempre avuto un atteggiamento “snobistico” nei confronti dei premi letterari, considerandoli lontani dai miei gusti e soprattutto eventi volti a premiare più il blasone ed influenza della casa editrice piuttosto che il reale valore dell’opera e/o talento dell’autore.
Ma leggendo la sinossi de “Le Assaggiatrici” e soprattutto i molteplici e positivi commenti dei blog o semplici lettori sullo stile e creatività di Rosella Postorino, ho deciso di superare finalmente questi pregiudizi letterari.
Mi tolgo subito il dente, esprimendo complessivamente un giudizio positivo sul lavoro firmato da Rosella Postorino.
“Le Assaggiatrici” è indubbiamente un romanzo originale, toccante, emozionante oltre a possedere un’accurata, solida ed approfondita valenza storica.
“Le Assaggiatrici” permette infatti al lettore di conoscere e rivivere un aspetto poco noto della seconda guerra mondiale tramite le vite di queste giovani donne “prescelte” dalle SS come “assaggiatrici” ufficiali del cibo di Hitler o sarebbe meglio definirle come “vittime sacrificali” contro eventuali avvelenamenti da parte dei nemici del Terzo Reich.
Come scrive la stessa Rosella Pastorino all’inizio dei consueti ringraziamenti di fine romanzo
“A settembre del 2014 lessi su un giornale italiano un trafiletto a proposito di Margot Wolk, l’ultima assaggiatrice di Hitler ancora in vita. Frau Wolk aveva sempre taciuto riguardo alla sua esperienza ma all’età di novantasei anni aveva deciso di renderla pubblica. Il desiderio di fare ricerche su di lei e la vicenda fu immediato…. Frau Wolk è morta prima che potessi incontrala di persona…Potevo però provare a scoprire perché mi avesse colpito tanto. Così ho scritto questo romanzo..”
“Le assaggiatrici” presenta un impianto drammaturgico capace di mescolare con intelligenza ed armonia fatti storici e finzione e di saper alternare momenti drammatici ad altri più leggeri ed addirittura romantici dei vari personaggi mantenendo sempre costante il pathos ed il ritmo narrativo
“Le assaggiatrici” non è una lettura facile né leggera non solo per le tematiche affrontate, quanto perché il lettore si immedesima nelle paure, esitazioni, dolori e sofferenze della protagonista Rosa e delle sue colleghe assaggiatrici costrette a sfidare la morte ogni giorno, avendo però paradossalmente la possibilità di mangiare mentre il popolo tedesco stremato dalla guerra perisce di fame.
Un coinvolgimento emotivo ed esistenziale frutto della bravura, sensibilità dell’autrice capace di costruire un forte legame tra il lettore ed i suoi personaggi, descrivendo quest’ultime in modo credibile, sincero e profondo.
Nonostante ciò, la parte di finzione risulta narrativamente meno convincente e più debole rispetto a quella storica dove emergono le maggiori potenzialità e qualità sul piano stilistico e strutturale.
Leggere “Le assaggiatrici” è sicuramente utile quanto indispensabile sia sul piano letterario quanto umano perché conoscendo la vita e le scelte di Rosa, il lettore si ritroverà sazio d’emozioni uniche e ricco di una nuova e terribile prospettiva sull’orrore che fu il nazismo.

71) L’ultimo Viaggio

Il biglietto d’acquistare per “L’ultimo Viaggio” è : Sempre

“L’Ultimo Viaggio” è un film del 2018 scritto e diretto da Nick Baker-Monteys, con : Jürgen Prochnow, Petra Schmidt-Schaller, Suzanne Von Borsody, Tambet Tuisk, Artjom Gilz, Mariya Kochur, Yevgeni Sitokhin, Natalia Bobyleva.

Sinossi:
Eduard ha la barba bianca, il passo incerto e la schiena un po’ ricurva. Porta il peso dei suoi 92 anni, ma anche quello di un passato denso di ricordi ed emozioni che il suo volto segnato lasciano trasparire ma il suo atteggiamento scorbutico e distaccato non lasciano penetrare. Un passato che riemerge prepotente alla morte della moglie e di cui nè la figlia Uli, – una donna un po’ nevrotica che già pensa di metterlo in una casa di riposo-, nè tantomeno la nipote Adele, – una ragazza che vive alla giornata totalmente disinteressata alle storie del passato-, sembrano essere a conoscenza. Eduard, invece, a dispetto di tutti è una forza della natura: ora può finalmente ricomporre il puzzle del suo passato e mettere in ordine i ricordi che lo hanno accompagnato e tormentato per una vita intera. Con un cappello da cosacco estratto da un vecchio baule e una valigia con poche cose dentro, non esita a salire su un treno diretto a Kiev, in Ucraina, lasciando alla figlia Uli giusto un biglietto con un rapido saluto. Uli ha solo il tempo di allertare Adele, che lavora in un bar nei pressi della stazione, per farla correre alla ricerca del nonno e convincerlo a scendere dal treno. Ma il vecchio Eduard non ha alcuna intenzione di essere dissuaso dai suoi piani e Adele, si ritrova, suo malgrado, in partenza per un lungo viaggio nei ricordi personali del nonno, ma anche nella Storia. Un viaggio inaspettato e pieno di sorprese che, sullo sfondo della guerra civile Ucraina del 2014, porterà Eduard a riconciliarsi con il suo passato e Adele a capire quanto sia importante, per la propria identità, conoscere e accettare le proprie radici.
Recensione:
“Ci ho provato a chiudere a chiave i ricordi, il dolore, gli orrori della guerra dentro un baule, ho tentato di guardare avanti. ma non ci sono mai riuscito. Ma ho continuato a pensarci,..ogni singolo giorno della mia vita”
Sono queste le ultime toccanti, sofferte e commoventi parole pronunciate da un piangente e sfinito Eduard Leander (Prochnow) sorretto dalla nipote Adele ( Schaller), giunti ormai al termine del loro ultimo intenso, inaspettato e catartico viaggio.
Un monologo finale che racchiude pienamente l’essenza emotiva , narrativa, e storica di questa struggente e meravigliosa pellicola .
Ci auguriamo che “L’ultimo Viaggio” di Nick Baker Monteys , non solo possa essere visto ed apprezzato dal pubblico italiano, ma che venga considerato come uno dei miglior film dell’anno .
Come scrive lo stesso Monteys nelle sue note di regia “ L’Ultimo Viaggio non è la storia del viaggio di un eroe quanto piuttosto quello di un anti eroe. Del reso come potrebbe essere altrimenti quando il protagonista è un ex ufficiale della Wehrmacht?
Eduard Leander è uno degli ultimi della sua specie, è parte di una generazione che si sta estinguendo. Insieme alla nipote Adele inizia il viaggio, alla ricerca del suo grande amore. Ma la storia di Eduard, durante il viaggio attraverso l’Ucraina, si trasforma diventando la storia del futuro di Adele..”

L’espediente drammaturgico e registico del road movie non deve ingannare lo spettatore , pensando d’assistere a un tradizionale intreccio narrativo teso a un prevedibile chiarimento familiare nella fattispecie tra un nonno burbero ed anaffettivo e una nipote scapestrata.
Infatti Monteyes rielabora con talento e creatività la teoria vichiana “dei corsi e ricorsi della storia”, ambientando questo viaggio in Ucraina, durante il conflitto civile del 2014 che devastò il Paese.
Una guerra che divise e spacco molte famiglie: da una parte i separatisti ucraini e dall’altra i filo russi, i primi accusati d’essere dei fascisti, i secondi in traditori.

Un Paese diviso e dilaniato dall’odio, come lo fu durante la seconda guerra mondiale quando i sovietici fecero scattare la controffensiva imponendo la ritirata ai nazisti , trucidandone molti ed imprigionandone molti altri nei terribili gulag.
Ciò che molti non sanno però al fianco dei nazisti si schierò il popolo dei cosacchi, stanchi di subire il dominio sovietico, e certi che con i tedeschi avrebbero ottenuto l’agognata libertà. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-50/

10) Un Sacchetto di Biglie

Il biglietto d’acquistare per “Un sacchetto di biglie” è: Di Pomeriggio

“ Un sacchetto di biglie” è un film del 2017 di Christian Duguay, tratto dall’opera “Un Sac De Billes” de Joseph Joffo Editions Jean-Claude Lattès, 1973, sceneggiatura originale : Alexandra Geismar, Sceneggiatura, adattamento e Dialoghi: Benoit Guichard, Christian Duguay con la collaborazione di Laurent Zeitoun, con : Dorian Le Clech, Batyste Fleurial, Patrick Bruel, Elsa Zylberstein, Bernard Campan, Christian Clavier, César Domboy, Ilian Bergala, Emile Berling, Jocelyne Desverchere.

Sinossi:
La vera storia di due giovani fratelli ebrei Joseph e Maurice che nella Francia occupata dai tedeschi, con una dose sorprendente di astuzia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste ed a ricongiungersi alla famiglia.

Recensione:
A volte per comprendere appieno la Storia e soprattutto disporre degli opportuni strumenti per distinguere la verità dalle famigerate e moderne “fake news”, è necessario venire a conoscenza di “piccole” ma grandi storie di un determinato e travagliato passaggio storico.
La seconda guerra mondale, le leggi razziali, la folle persecuzione nazista contro gli ebrei, l’orrore dell’Olocausto sono e saranno giustamente trattate nelle pagine dei libri di storia, nei saggi dei storici e soprattutto rievocate nelle memorie dei sopravvissuti e dagli eredi
Un orrore infinito raccontato e mostrato alle nuove generazioni da indimenticabili pellicole e serie tv, affinché non accada più nulla del genere.
Ciò nonostante ancora nel 2018 si percepisce una diffusa ignoranza tra giovani ed improvvida amnesia tra gli adulti, nell’evidenziare ed assegnare le colpe e responsabilità delle brutalità e ferocia del secondo conflitto mondiale.
Il 25 giugno del 1940 la Francia fu costretta alla resa dalla terribile macchina da guerra nazista, lasciando solamente l’Inghilterra di Winston Churchill come baluardo di democrazia e libertà contro la tirannia nazista.
Molti sanno come l’eroica resistenza inglese fu determinante nel dimostrare come l’esercito tedesco non fosse davvero invincibile ed insuperabile.
Però invece pochi sanno o fingono di non sapere come la Francia conquistata, accettò di collaborare con il nazismo, sposandone gli ideali ed applicando le legge razziali verso gli ebrei presenti nel proprio territorio.
Oggi i francesi rinnegano il Maresciallo Petain e la Repubblica di Vichy, ma la storia invece non dimentica mai e soprattutto non dimenticano le persone costrette ad affrontare indicibili sofferenze e momenti tragici.
“Un Sacchetto di biglie” è non altro che il sincero quanto avvolgente racconto di due fratelli ebrei: Joseph (Le Cech) il più piccolo e Maurice (Palmieri) il più grande, costretti dall’amato padre Roman (Bruel) a lasciare Parigi e la loro famiglia, nella speranza di salvargli dalla persecuzione razziale iniziata dagli uomini di Vichy. continua su

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207) Land of Mine

land of mine

Il biglietto d’acquistare per “Land of Mine” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Land of Mine” è un film del 2015 scritto e diretto da Martin Zandvliest, con: Roland Moller e Mikkel Boe Folsgaard.

La storia letta sui libri ci dice che i nazisti erano i cattivi, uomini tramutati in demoni, autori di atrocità e folli persecutori del popolo ebraico e che, se oggi viviamo in un mondo quasi libero e giusto ,lo dobbiamo alla sconfitta del nazifascismo nella seconda guerra mondiale.
Sappiamo però anche che la storia viene scritta dai vincitori e spesso questi ultimi hanno le mani macchiate di sangue. Quello che gli storici sono restii a raccontarci è cosa successe nell’immediato dopoguerra in un’Europa devastata dalla macerie e dall’orrore.
A volte il cinema si fa carico di colmare delle lacune e di divulgare delle verità sepolte.
“Land of Mine”, presentato martedì sera alla Festa del Cinema di Roma ne è un bellissimo esempio.
La Danimarca liberata nel 1945, dopo cinque anni di occupazione tedesca, aveva la necessità di “pulire” le sue coste dalle mine nascoste dai nazisti convinti che lo sbarco degli americani sarebbe avvenuto lì.
Un lavoro rischioso che nessun soldato danese voleva compiere. Così, i vertici militari, con il sostegno inglese, decisero di “arruolare” i prigionieri tedeschi per questo compito.
Furono divisi in diversi gruppi i 2 600 prigionieri, per la stragrande maggioranza ragazzi dai 15 ai 18 anni, e chiamati a togliere in sei mesi oltre 1.402.00 mine,
In sfregio alla Convenzione di Ginevra e a qualsiasi diritto, i prigionieri tedeschi vennero usati come cavie senza che avessero alcuna preparazione o abilità specifica nel campo.
Il film catapulta lo spettatore in una storia che, minuto dopo minuto, non può che lasciare stupiti e sgomenti. Si osservano i quattordici ragazzi tedeschi chiamati ad entrare nella squadra del sergente Rasmussen(Moller) e ad obbedire. Un sergente duro, avaro di parole, determinato a sminare le coste danesi e, in apparenza, amorevole solo il suo cane.
I ragazzi, sebbene consapevoli della rischiosa missione, accettano di compierla sperando che alla fine possano tornare in Germania.
Un film giocato sull’emozione e sull’angoscia vissuta da giovani protagonisti e sul rapporto che si instaura con il rude sergente. Lo spettatore entra fin da subito in empatia con i tedeschi e non può che tifare per loro e soffrire quando molti “cadono in missione”. Un film cupo, angosciante, straziante che però si svolge in pieno giorno, su bellissime spiagge davanti ad un mare che risplende. Bellezza e Orrore si scontrano e si alternano sulla scena, creando una convincente miscela di adrenalina, pathos e commozione.
Una sceneggiature asciutta, snella, diretta che ha il merito di aver dato visibilità a un aspetto oscuro e tragico del periodo post bellico. I rari dialoghi sono ben costruiti in tempi e ritmi tesi ad amplificare la tensione narrativa senza però eccedere o scadere nella retorica.
La regia è essenziale, lineare e, nello stesso tempo, esperta e capace di costruire un prodotto bellico davvero diverso dal solito e tenere inchiodato lo spettatore allo schermo fino alle fine. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510232721/articoli/palcoscenico/cinema/2721-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-land-of-mine-capolavoro-di-un-passato-post-bellico-che-fa-riflettere

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

The ticket purchase for “Land of Mine” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) afternoon 4) Reduced 5) Always

“Land of Mine” is a 2015 film written and directed by Martin Zandvliest, with: Roland Moller and Mikkel Følsgaard.

Read history books tells us that the Nazis were the bad guys, men turned into demons, perpetrators of atrocities and insane persecution of the Jewish people and that, if we live in a world almost free and fair, we owe it to the defeat of fascism in the second world War.
But we know also that history is written by the victors, and the latter often have their hands stained with blood. What historians are reluctant to tell you what happened after the war in a Europe devastated by rubble and horror.
Sometimes the film takes care to fill in gaps and to disclose the truth buried.
“Land of Mine”, presented Tuesday night at the Film Festival of Rome is a beautiful example.
Denmark freed in 1945, after five years of German occupation, had the need to “clean up” its shores by mines hidden by the Nazis convinced that the landing of the Americans would take place there.
A risky job that no Danish soldier wanted to perform. Thus, military leaders, with the support English, decided to “recruit” German prisoners for this task.
They were divided into several groups the 2,600 prisoners, the vast majority children aged 15 to 18 years, and asked to take over in six months 1.402.00 mines,
Scarring in the Geneva Convention and to any law, German prisoners were used as guinea pigs without any preparation or have specific skills in the field.
The film catapults the viewer into a story that, minute by minute, can only leave amazed and dismayed. They look at the fourteen German boys called to join the team of Sergeant Rasmussen (Moller) and to obey. A sergeant hard, stingy with words, determined to de-mine the Danish coast and, apparently, just loving his dog.
The boys, although aware of the risky mission, agree to carry it out, hoping that eventually could return to Germany.
A movie played on emotion and on anxiety experienced by the young protagonists and the relationship established with the rude sergeant. The viewer enters immediately empathize with the Germans and can only cheer them and suffer when many “fall on a mission.” A dark film, agonizing, excruciating but takes place in broad daylight, on the beautiful beaches in front of a sea that shines. Beauty and Horror collide and alternate on the scene, creating a convincing mixture of adrenaline, emotion and pathos.
A screenplays dry, lean, direct and has the merit of giving visibility to a dark and tragic aspect of the postwar period. The rare dialogues are well built in tempo and rhythm thesis to amplify the narrative tension without exceeding or falling into rhetoric.
The direction is essential, linear and, at the same time, experienced and capable of building a product war really different than usual and keep viewers riveted to the screen until the end. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201510232721/articoli/palcoscenico/cinema/2721-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-land-of-mine-capolavoro-di-un-passato-post-bellico-che-fa-riflettere

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html