77) I Provinciali (Jonathan Dee)

‘I provinciali’ è un romanzo scritto da Jonathan Dee e pubblicato da Fazi Editore nell’aprile 2019.
Sinossi:
Howland, Massachusetts. Mark Firth è un imprenditore edile con grandi ambizioni ma scarsa competenza negli affari, tanto da aver affidato tutti i suoi risparmi a un truffatore; lo sa bene sua moglie Karen, molto preoccupata per l’istruzione della figlia: sarebbe davvero oltraggioso se dovesse ritrovarsi nei pericolosi bassifondi della scuola pubblica. Il fratello di Mark, Jerry, è un agente immobiliare che ha mollato la precedente fidanzata sull’altare e ha una relazione con la telefonista della sua agenzia. C’è poi Candace, la sorella, che è insegnante alla scuola pubblica locale e coltiva una relazione clandestina con il padre di una delle sue allieve. La famiglia Firth è il nucleo centrale di una estesa nebulosa di personaggi, tutti abitanti di Howland. L’intera cittadina attraversa una crisi economica che influenza le vite di tutti, accentuata dai sentimenti ambivalenti che la gente del posto nutre nei confronti dei weekender newyorkesi. Sarà proprio uno di questi a far precipitare il fragile equilibrio della comunità. Dopo l’11 settembre infatti il broker newyorkese Philip Hadi, sapendo grazie a “fonti riservate” che New York non è più un posto sicuro, decide di traslocare a Howland insieme a moglie e figlia…
Recensione:

Un tempo lontano abbiamo vissuto la cruenta e tragica lotta di classe tra padroni ed operai.
Poi ci fu il 68 e dalla lotta di classe si passò a quella ideologica: conservatori contro rivoluzionari o presunti tali.
Oggi invece con toni e linguaggi più comici che tragici assistiamo alla lotta tra chi ancora conosce ed utilizza l’uso del congiuntivo e chi invece non ha mai sfogliato un libro o un giornale in vita propria.
Cambiano i Tempi, i nomi ma restano forti le contrapposizioni e le divisioni nella nostra società.
Resiste immutabile nella nostra società , nonostante tutto , una predisposizione antropologica ancora prima che sociale e culturale . Ovvero la sottile quanto profonda diffidenza dell’uomo di provincia o campagnolo nei confronti di quello di città.
Anche negli Stati uniti è molto radicato e diffuso questo sentimento che ciclicamente tocca l’ apice. Come fu, ad esempio, dopo l’undici settembre 2001.
Gli Stati Uniti si scoprirono fragili , vulnerabili ed impauriti.
Vivere a New York era diventato un pericolo piuttosto che un ‘opportunità.
Cosi parecchi eccentrici milionari decisero di trasferirsi nell’ amena quanta sicura provincia.
Ma come si vive nella provincia americana?
Chi sono i “provinciali?
Come hanno reagito all’undici settembre?
Non avevo mai letto nulla di Jonathan Dee , ma sollecitato dalla mia libraria di fiducia ho voluto dargli fiducia.
“I provinciali” potrebbe suscitare inizialmente una sensazione di noia n leggendo le banali e semplici vite dei vari personaggi di questa storia.
Infatti il lettore catapultato nel quotidiano grigiore della piccola cittadina di Howland nel Massaechustes, é “costretto” ad ascoltare i dialoghi e criticità esistenziali ed economici di ogni personaggio e soprattutto nel dover prendere nota in che modi la comunità di Howlanda reagisca e quanto cambi all’arrivo dell’ sig Hadi, eccentrico broker newyorkese e della sua famiglia.
Il silenzioso Hadi stravolge lo status quo cittadino fino a farsi eleggere al ruolo di primo consigliere donando, a proprie spese, prosperità e sviluppo alla città.
Il ciclone Hadi non soltanto cambierà il sistema politico di Howland , ma influenzerà il modo di pensare ed agire dei cittadini.
“I provinciali” è un feroce , ironico quanto incisivo affresco sull’ipocrisia e contraddizione imperante in America sulle tematiche di Stato, senso civile e libero mercato.
Da una parte gli americani continuano a sognare in grande e dall’altra si rivelano insofferenti a qualsiasi tipo di controllo statale ed obbligo fiscale.
L’undici settembre fu un’ immane tragedia nazionale , ma che ben presto assunse agli occhi dei famelici speculatori come l’irripetibile opportunità di creare una pericolosa bolla immobiliare e finanziaria esplosa drammaticamente nel 2007.
“I provinciali” è un tragicomico alternarsi di sogni e frustrazioni magistralmente disegnato con i caratteri e personalità dei personaggi.
Quest’ultimi che lentamente ed inesorabilmente sentiamo emotivamente vicini al punto di rispecchiarci nei loro vizi e debolezze.
Dee punta il dito contro un ‘America incapace di cambiare cogliendo la tragica lezione dell’undici settembre rimanendo prigioniera di un perverso sistema economico fondato sull’egoismo ed avidità ai danni del ben comune e delle nuove generazioni.
Probabilmente la lettura sarebbe risultata più agevole e vivace se alcuni passaggi fossero stato asciugato ed eliminato permettendo di giungere al finale con maggior pathos e coinvolgimento.
Il lettore dovrà infatti compiere uno sforzo supplementare per comprendere tra le righe il vero significato di un finale apparentemente fuorviante.
Jonathan Dee si augura che i nostri figli per quanto spaesati, annoiati e social dipendenti, possano mantenere la capacità di ragionare, approfondire al punto di poter dire no e porsi le giuste domande sull’effettiva salute della democrazia negli Stati Uniti.

165) Io, Dio e Bin Laden

“Io, Dio e Bin Laden” è un film di Larry Charles. Con Nicolas Cage, Russell Brand, Wendi McLendon-Covey, Amer Chadha-Patel, Denis O’Hare. Avventura, 92′. USA 2016

Sinossi:

Gary Faulkner è disoccupato, ha alle spalle qualche condanna per reati minori e davanti a sé forse qualche birra di troppo, quando riceve la “chiamata” divina per una missione a cui non può sottrarsi: partire per il Pakistan e catturare Osama Bin Laden. Armato di una spada da samurai comprata tramite una televendita e della convinzione, risalente all’infanzia, di dover fare qualcosa di grande, Faulkner, malato di reni ma psichiatricamente dichiarato sano, lascia la donna che lo ama e lo sopporta per inseguire il suo destino.

Recensione:

Nella storia recente poche date hanno assunto l’importanza dell’11 settembre 2001. Quel giorno gli americani vennero colpiti al cuore, in casa loro, come non era mai successo prima. Quel giorno scoprirono di non essere invincibili.

Il nemico venne identificato in Osama Bin Laden, leader di Al Qaeda. La caccia all’uomo condotta dalla CIA e dagli altri servizi segreti occidentali è andata avanti per dieci anni, tra fallimenti e depistaggi, tanto da diventare una sorta di mito – Bin Laden stesso sembrava un fantasma, un’ombra.

Almeno fino alla sera del 2 maggio 2011 quando il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò in diretta tv che Bin Laden era stato ucciso nel corso della cosiddetta Operation Neptune Spear.

Ma perché è stato necessario tanto tempo per portare a termine l’operazione? Dove si nascondeva Bin Laden? Certo un intervento divino avrebbe semplificato le cose… In effetti proprio un’apparizione spinse Gary Faulkner, eccentrico disoccupato americano, a partire per il Pakistan e mettersi sulle tracce del ricercato numero uno al mondo.

Non è uno scherzo, la storia è vera, per quanto stravagante, e raccontata in un articolo del 2010 a firma di Chris Heath che ha dato il là al film di Larry Charles “Io, Dio e Bin Laden” con protagonista Nicolas Cage.

Potremmo considerare la pellicola come una sorta di rilettura ironica, grottesca e surreale del “Don Chisciotte” di Miguel Cervantes, con una differenza: Faulkner non è stato dichiarato pazzo da nessuna perizia psichiatra a cui è stato sottoposto.

Lo spettatore è trascinato dentro una storia costantemente in bilico tra realtà e follia, una follia divertente, però, che non mette a disagio, ma piuttosto genera pathos. Merito del protagonista, un uomo buono, gentile, altruista, per quanto pieno di sé.

Nicolas Cage sfodera senza dubbio la miglior performance degli ultimi dieci anni. Il suo Gary è autentico, istrionico, sensibile, soprattutto mai caricaturale. Non sembra azzardato il paragone con il personaggio di James Franco nella commedia de “The disaster artist” (qui la recensione) che valse all’attore un meritato Golden Globe. continua su

http://paroleacolori.com/io-dio-e-bin-laden-don-chisciotte-moderno/