112) Il Cuoco dell’Alcyon (Andrea Camilleri)

“Il cuoco dell’Alcyon” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato da Sellerio Editore nel Giugno 2019

Sinossi:

“Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto. «L’Alcyon (…) aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo ‘ndispensabili e po’ scompariri». Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel «contami» si sente risuonare un antico ed epico «cantami»: «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei (…)». Il cuoco dell’Alcyon è «una Iliade di guai».” (Salvatore Silvano Nigro)

Recensione:
Con la morte nel cuore scrivo le mie brevi riflessioni sulla nuova indagine del commissario Montalbano a poche settimane dalla tragica quanto dolorosa scomparsa del Maestro Camilleri.
Ed ancora più mi pesa dover sottolineare come “Il cuoco dell’Alycon” si sia stata come una delle indagini meno convincenti, entusiasmanti ed avvolgenti della popolare saga.
Lo stesso Camilleri, magari anticipando possibili rilievi da parte della critica, scrive nella sua abituale nota di fine romanzo “Questo romanzo è nato una decina di anni fa non come romanzi ma come soggetto per un film italo-americano. Quando è venuta a mancare la coproduzione, ho usato quella stessa sceneggiatura, con alcune varianti, per un nuovo libro di Montalbano che, inevitabilmente, risente, forse nel bene, forse nel male, della sua origine non letteraria”.
Nonostante il talento ed esperienza del Maestro, “Il Cuoco dell’Alcyon” risente fortemente della sopracitata riscrittura evidenziando passaggi narrativi poco funzionali se non forzosi rispetto all’abituale intreccio drammaturgico di Montalbano.
Il lettore avverte fin dalle prime pagine come quest’indagine si sviluppi in modo anomalo e teso in modo sistematico ai continui colpi di scena snaturando le caratteristiche peculiari dei protagonisti sul piano umano e caratteriale.
“Il Cuoco dell’Alycon” tramutatasi in una spy story ambientata in quel di Vigata si rivela una storia solo a tratti avvincente e credibile, dando al lettore la sensazione di leggere una sorta di caricatura del genere utilizzando gli amati personaggi ideati dal Maestro.
La lettura del romanzo procede a strappi trasmettendo un inusuale smarrimento narrativo e soprattutto un discontinuo coinvolgimento emotivo al lettore.
Il Maestro nel tentativo di dare un’anima siciliana ad un progetto americano, si è sfortunatamente confrontato con maggiori difficoltà creative e stilistiche rispetto al solito
Il commissario Montalbano non è James Bond e vederlo all’opera in questa seconda veste inevitabilmente ci ha fatto storcere la bocca.
“Il cuoco dell’Alycon” se sul piano squisitamente letterario rappresenta un passo indietro rispetto ai precedenti romanzi, rimarrà nell’immaginario collettivo dei lettori l’ultimo romanzo del Maestro pubblicato prima della sua scomparsa.
Anche solo per questo motivo, nonostante tutto, non potrà non avere un posto importante nel nostro cuore.

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111) Eccentrico : Autismo e Asperger in un saggio autobiografico (Fabrizio Acanfora)

“Eccentrico – Autismo e Asperger in un saggio autobiografico” è un saggio scritto da Fabrizio Acanfora pubblicato il 22 novembre 2018 da Effequ
Sinossi:
Gli ultimi anni hanno visto crescere il dibattito sull’autismo, eppure non di rado ci si trova di fronte a teorie pseudoscientifiche e terapie che cercano di costringere l’autistico a rinunciare alla propria identità in nome di un’integrazione non necessariamente utile, che soprattutto non tiene in considerazione i bisogni e l’essenza stessa di una persona con autismo. Quali sono i vissuti di chi si trova in una tale condizione? Questo saggio autobiografico racconta l’autismo a partire dall’esperienza quotidiana di una persona con sindrome di Asperger. Emergono le difficoltà vissute in prima persona, le crisi che ciclicamente intervengono nel mondo di un autistico, le loro cause e conseguenze, l’incapacità di comprendere un mondo strutturato e regolato da e per persone ‘normali’. Un libro per contribuire alla conoscenza dell’autismo come modo di vedere il mondo, che può portare alla comprensione di una realtà ancora troppo spesso rappresentata attraverso stereotipi cinematografici. Un libro per chi è autistico, perché comprenda che nella sua unicità non è solo né ‘guasto’: non c’è nulla da riparare bensì, probabilmente, solo abilità da affinare, strategie da sviluppare. Per far emergere ciò che è buono, e non per compiacere gli altri.
Recensione:
In questi anni leggendo, ascoltando la parola “coming out” ci viene ormai quasi spontaneo associarla alla sfera sessuale, intima di una persona.
È caduto ogni forma di tabù, riservatezza, ogni aspetto della nostra vita deve essere condiviso, fotografato, diffuso tramite gli amati/odiati social network.
Tutto è lecito, tranne rivelarsi debole o peggio ancora ammettere un disagio mentale o difficoltà psicologica,
Il “pazzo”, lo strano, il diverso continua ad essere visto come una persona da evitare, deridere temendo un calo dei consensi o chissà quali pericolose conseguenze.
In un mondo folle quanto contradittorio non si può non esprimere simpatia prima ancora dell’apprezzamento letterario e creativo per il coraggioso “coming out” di Fabrizio Acanfora sulla propria “patologia” psichiatra.
Fabrizio Acanfora firma un saggio originale, sincero, interessante sotto forma di diario raccontando come abbia “scoperto” la causa delle proprie “stranezze” all’età di 39 anni.
Fabrizio Acanfora condivide con il lettore il sorprendente senso di liberazione nell’accogliere la propria diagnosi psichiatra: sindrome di Asperger.
Acanfora dopo aver vissuto 39 di vita costretto a sopprimere sé stesso, a dover “fingere” d’essere altro, soffrendo a causa delle sue stranezze e fragilità, con la giusta diagnosi si sente finalmente libero di gran parte dei propri complessi ed infelicità.
Fabrizio può essere finalmente sé stesso fino in fondo.
“Eccentrico” come dice lo stesso titolo è un via di mezzo tra un saggio ed una confessione laica in cui l’autore con coraggio ed intelligenza scoperchia il proprio vaso di Pandora conquistando prima l’interesse e poi il cuore del lettore.
“Eccentrico” è una lettura sincera, vivida, emozionante in cui si alternano ricordi spesso dolorosi, pensieri e riflessioni dell’autore a passaggi di natura scientifica e psichiatra, con quest’ultimi affrontati e spiegati con uno stile semplice, lineare e soprattutto comprensibile per un lettore medio.
“Eccentrico” è un invito a non avere paura, imbarazzo della propria identità, anima, fragilità oltre ad affidarci, qualora fosse necessario, a dei bravi specialisti nel percorso di scoperta ed accettazione di sé insegnandoci gli idonei strumenti per relazionarci con il mondo esterno.
Fabrizio Acanfora oggi è un uomo felice, realizzato in campo personale e professionale e le sue stranezze si sono trasformati in punti di forza e quasi d’orgoglio aggiungiamo noi.

110) The Quake

“The Quake” è un film di John Andreas Andersen. Con Kristoffer Joner, Ane Dahl Torp, Kathrine Thorborg Johansen, Jonas Hoff Oftebro, Edith Haagenrud-Sande. Azione, 106′. Norvegia 2018

Sinossi:

Il geologo Kristian Elkjord è un uomo la cui vita privata è appesa a un filo: l’ossessione verso il suo lavoro lo ha portato a separarsi dalla moglie Idun e a trascurare i due figli: lo studente universitario Sondre e la piccola Julia. La sua grande esperienza e il suo intuito di geologo lo portano a scoprire che Oslo è minacciata da un catastrofico terremoto, abbastanza potente da distruggere l’intera città. Convincere di questo le persone che gli stanno intorno sarà un’impresa difficile, ma non abbastanza da scoraggiarlo a tentare…

Recensione:

Non c’è niente di più devastante, cieco e tragicamente maestoso della forza della Natura. Ogni disastro naturale – si tratti di un terremoto, di uno tsunami, di un’alluvione – ha la capacità di restare scolpito per sempre nella memoria collettiva, anche se lo vediamo mediato dalla tv o dal pc.

Guardando la cosa dal punto di vista puramente creativo, possiamo dire che ogni disastro ha un altissimo potenziale narrativo… E Hollywood ha visto bene di sfruttarlo, puntando parecchio negli ultimi anni sui cosiddetti disaster movie.

Personalmente trovo il genere alquanto noioso e ripetitivo, col suo riproporre praticamente sempre lo stesso schema cambiando solo il cataclisma in questione – e inserendo qua e là qualche spunto familiare/personale. La trama, in questi film, viene considerata un optional: quello che conta sono gli effetti speciali e la spettacolarità

Alla luce di quanto scritto, vale la pena vedere “The quake – Il terremoto del secolo” di John Andreas Andersen? Sì, ed essenzialmente per due motivi. Il primo è che si tratta di una produzione europea, norvegese per la precisione, che non sfigura nel confronto con i ben più potenti cugini americani, per quanto riguarda realizzazione e recitazione. continua su

“The quake – Il terremoto del secolo”: quando il disaster movie è europeo

109) Nevermind

“Nevermind” è un film di Eros Puglielli. Con Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio, Paolo Romano. Commedia, 110′. Italia 2018

Sinossi:

Uno psicologo investito una, due e tre volte da un carro attrezzi, un avvocato ossessionato dall’intimo, una babysitter senza bambino, un imprenditore senza capitale, un aspirante cuoco paranoico si incrociano per le strade di Roma. Vittime della follia del prossimo e dell’assurdità umana, a turno proveranno a fare fronte alle contingenze, fuggendole o sopportandole fino a soccombere.

Recensione :

Arriva nelle sale “Nevermind” di Eros Puglielli, uno dei film rivelazione della Festa del cinema di Roma 2018, intrigante, curioso, particolare, psichedelico, “quasi impossibile da definire”, stando alle parole dello stesso regista.

Film a episodi – tre -, formula per tradizione poco fortunata al box office di casa nostra ma che qui funziona alla perfezione, “Nevermind” spiazza a partire dalla sceneggiatura, potente, stralunata, bizzarra, cinica, feroce, dalla sua totale assenza di buonismo, dal desiderio di essere realistico piuttosto che politicamente corretto.

Al centro del racconto multiplo ci sono i meandri più nascosti e oscuri della mente umana, un’amara quanto sconvolgente indagine psicologica con sfumature tragicomiche sulla nostra società, personaggi surreali e grotteschi (magistralmente interpretati da un cast esperto e talentuoso). continua su

“Nevermind”: quando la commedia è sopra le righe, insensata, inattesa

108) Dolcissime

Il biglietto da acquistare per “Dolcissime” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Dolcissime” è un film di Francesco Ghiaccio. Con Giulia Barbuto, Alice Manfredi, Margherita De Francisco, Giulia Fiorellino, Licia Navarrini. Commedia, 85′. Italia 2019

Sinossi:

Chiara, Letizia e Mariagrazia sono compagne di scuola e grandi amiche. Le tre sono anche accomunate da un altro dettaglio: la taglia oversize, che le rende oggetto di insulti da parte dei “normotaglia”. La madre di Mariagrazia, ex campionessa e ora allenatrice di nuoto sincronizzato, iscrive la figlia a un corso di aquagym, e Mary trascina le amiche del cuore nell’impresa. Nella stessa piscina si allena però la squadra di nuoto sincronizzato capitanata da Alice, la “vincente” della scuola nonché cocca della mamma di Mary…

Recensione:

Ci siamo talmente abituati a leggere sui giornali e a sentire raccontate in tv storie di bullismo, che si verificano soprattutto in ambito scolastico e sui social, da arrivare a considerarle quasi una sorta di passaggio di crescita obbligato per i giovani di oggi. Falso, falsissimo.

Il problema è che noi “adulti” difficilmente riusciamo a capire fino in fondo la portata distruttiva di un commento o di una foto postate online, e di quella violenza psicologica e verbale a cui sono esposti alcuni giovani, amplificata dalla diffusione social.

Francesco Ghiaccio, con il suo secondo film, “Dolcissime”, prova a colmare il gap generazionale e ad affrontare la questione con garbo e la giusta dose di ironia, attraverso una storia attuale e intensa con protagoniste tre ragazze “bullizzate”, Mariagrazia, Chiara e Letizia, e la bella ma stronza di turno, Alice.

L’intreccio narrativo è semplice, lineare, magari prevedibile e scontato in alcuni passaggi e poca approfondito e sviluppato in altri ma sicuramente capace di catturare lo spettatore, che segue con passione le vicende di queste tre outsider.

Giulia Barbuto, Margherita De Francisco e Giulia Fiorellino sono credibili, autentiche e talentuose nell’interpretare le tre protagoniste, dando loro la giusta profondità, umanità e forza ma mettendone anche in evidenza fragilità e contraddizioni. Alice Manfredi è la meno sicura davanti alla telecamera, ma ha dalla sua il fatto di essere un’esperta atleta di nuoto sincronizzato. continua su

“Dolcissime”: ironia e garbo per parlare di bullismo a scuola

107) The Boys

“The Boys”è una serie ideata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen. Con Karl Urban, Elisabeth Shue, Erin Moriarty, Antony Starr, Dominique McElligott, Jessie Usher, Chace Crawford, Nathan Mitchell, Laz Alonso. Fantascienza. USA. 2019-in produzione

Sinossi:

Un anti-superhero drama, basato sull’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson, prodotto da Amazon Prime Video. Non è credibile che i supereroi siano tutti buoni e di nobili intenzioni. Cosa succederebbe, dunque, se usassero i propri poteri e il proprio status per corrompere le autorità, scendere a patti con aziende di poco rispetto o perpetrare abusi di ogni tipo? Servirebbe qualcuno per tenerli a bada. Ed è qui che entrano in gioco i Boys, un gruppo di guardiani riunitisi per contrastare i Seven, i sette supereroi pagati dall’agenzia multimiliardaria Vought International.

Recensione:

È possibile, oggi, immaginare una serie tv con protagonisti supereroi che non siano targati Marvel o DC? E in caso a qualche creativo visionario venisse l’idea vincente, ci sarebbe una casa di produzione pronta a rischiare e investire nel progetto? La risposta immediata sarebbe un sonoro: no! Ma oggigiorno mai fare i conti senza Amazon…

“The Boys”, la nuova serie di Prime Video in otto episodi, incarna alla perfezione i principi cardine della sua azienda produttrice – fiducia nella “follia creativa” e lungimiranza imprenditoriale -, e lo fa portando avanti una satira beffarda verso l’universo “classico” dei supereroi.

L’idea di partenza è presto detta: possibile che tutti gli individui dotati di poteri straordinari siano buoni, dediti alla giustizia, incorruttibili, come ci hanno insegnato a pensare i cinecomic Marvel e DC? No, caro lettore, non è possibile. Ecco allora che nella serie vediamo “salvatori del pianeta” come non ne avevamo mai visti: avidi, vanesi, creudeli, vendicativi, viziosi. continua su

“The boys”: una serie scifi che aggiorna l’immagine dei supereroi

106) Falso in Bilancia (Selvaggia Lucarelli)

“Falso in Bilancia” è un romanzo scritto da Selvaggia Lucarelli e pubblicato nel Luglio 2019 da Rizzoli Editore.

Sinossi:
Questa cosa di nascere affamati è una maledizione mica da poco. Io mi immagino il Sommo Creatore del Metabolismo che con sadico, casuale cinismo distribuisce culo e dannazioni metaboliche a tutti noi prima di nascere. “Tu mangerai quel che vuoi senza ingrassare”, “Tu nascerai già chiatto di costituzione e resterai chiatto con tutte le diete del mondo” e infine: “Tu invece nascerai magro ma avrai una fame eterna e se vorrai rimanere magro dovrai resistere giorno dopo giorno, quindi tanti saluti e buona vita! Cosa succede se in gravidanza ingrassi di venti chili e il tuo ginecologo (insieme a una stramaledetta bilancia professionale) si trasforma nel nemico numero uno? E se hai una mamma che ti nutre a verdura e poco più perché a lei il cibo non interessa e che a un certo punto decide di fare lo sciopero della fame per solidarietà con Pannella? Cosa accade se la tua migliore amica ti dà della grassona per errore (suo) o se, a quarant’anni, ti fidanzi con un cuoco che vuole viziarti in ogni momento con succulenti manicaretti? Ecco, succede quello che Selvaggia ci racconta in questo spassosissimo libro, dove si confessa e ci mostra la realtà che (quasi) tutti noi viviamo costantemente: il conflitto con il nostro peso e con l’immagine che rappresenta in questa società che tenta incessantemente di condizionarci. Contando sul fatto che siamo tutti accomunati dallo stesso miraggio: quello che un giorno potremo scegliere un super potere che non sarà l’invisibilità, o passare attraverso i muri o volare. Sceglieremo di mangiare senza ingrassare. Convinti che il nostro sogno prima o poi si avvererà.
Recensione:
“… Felicità
è un bicchiere di vino con un panino
la felicità”
Parafrasando una strofa della popolare canzone cantata dalla coppia Albano e Romina, possiamo senza dubbio affermare che Selvaggia Lucarelli con il suo divertente, ironico e sincero nuovo romanzo “Falso in Bilancia” firma il manifesto letterario/esistenziale del movimento silenzioso quanto numeroso” Affamati del mondo, Uniamoci!”.
“Falso in Bilancia” è la schietta quanto profonda auto analisi alimentare in cui l’autrice confessa la propria insofferenza nei confronti di qualsiasi tipo di dieta rivendicando il diritto alle sane “abbuffate”
Selvaggia Lucarelli dà voce a tante donne costrette a nascondere e sopprimere i propri desideri culinari per non sentirsi escluse da una società stupidamente costruita sull’apparenza e sull’idea che la magrezza sia sinonimo di bellezza e fascino.
“Falso in bilancia” affronta temi delicati, spinosi e controversi con uno stile semplice, diretto apparentemente “frivolo” ma in vero portatore di verità scomode e critiche dure e spietate su un sistema contradittorio e fuorviante.
Selvaggia Lucarelli apre le porte del proprio frigorifero oltre che dell’anima al lettore alternando sorrisi e riflessioni rendendolo partecipe di aneddoti privati e sentimentali in cui conosciamo ed apprezziamo la donna Selvaggia piuttosto che il personaggio “Selvaggia Lucarelli”.

“Falso in bilancia” è un invito ad essere noi stessi, a non doversi mai vergognare dei propri istinti e desideri financo fossero alimentari.
In una società “normale” avere qualche chilo non dovrebbe significare per una donna “la damnatio o derisione sociale”, ma semmai dovrebbe certificare la stupidità eterna di chiunque veicola questi insani modelli di bellezza ed accettazione.
Sfortunatamente tutto siamo tranne che una società giusta e moderna ed allora ben vengano gli scritti di Selvaggia Lucarelli a ricordarci quanto la vera felicità risieda nel trovare un partner giovane, bello e di professione cuoco con cui poter condividere, senza problemi, l’amore per il buon cibo.

105) Midsommar – Il Villaggio dei dannati

Il biglietto da acquistare per “Midsommar – Il villaggio dei dannati” è:
Neanche regalato (con riserva). Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Midssomae- il Villaggio dei Dannati” è Un film di Ari Aster. Con Florence Pugh, Jack Reynor, William Jackson Harper, Will Poulter, Vilhelm Blomgren. Drammatico, horror, 140′. USA 2019

Sinossi:

Dani e Christian, giovane coppia americana in crisi, partono insieme ad alcuni amici per un viaggio per una remoto regione svedese, Hälsingland, per festeggiare Midsommar, il tradizionale solstizio d’estate. Ma la festa assumerà presto dei contorni disturbanti e inquietanti, legati al culto pagano praticato in quelle zone.

Recensione:

Non ce ne vogliano il promettente regista Aris Aster e il suo maggiore fan e sponsor, il premio Oscar Jordan Peele, ma terminata la lunga (quasi due ore e mezza) ed estenuante visione di “Midsommar – Il villaggio dei dannati” il primo impulso era quello di emulare i protagonisti nel finale, nonostante la minaccia di “dannazione morale” e le possibili conseguenze legali del gesto.

Il mio giudizio potrebbe risultare impopolare – capita, qualche volta – ma personalmente ho percepito questo film come una vera e propria “bufala” cinematografica, un caso montato a tavolino, senza basi, dalla stampa americana e internazionale.

Il pubblico entra in sala convinto, dalla critica, di trovarsi davanti un capolavoro del genere horror, una riscrittura moderna del genere, dove per una volta tutto si svolge alla luce del sole, e invece…

La sceneggiatura è confusa, approssimativa, dispersiva, incapace di realizzare questo progetto, sulla carta, innovativo e originale. Anche l’ambizione drammaturgica di Aster si rivela eccessiva, ridondante e autoreferenziale, alla fine esasperante e monocorde persino nella messa in scena.continua su

“Midsommar – Il villaggio dei dannati”: un horror su cui non tramonta mai il sole

104) La Logica della Lampara ( Cristina Cassar Scalia)

“La Logica della Lampara” è un romanzo scritto da Cristina Cassar Scalia e pubblicato da Einaudi nell’Aprile 2019.

Sinossi:
Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all’uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un’indagine assai più delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all’ultimo, riserva delle sorprese.

Recensione:
Esiste una scadenza temporale per vendicarsi?
Il tempo guarisce tutte le ferite, attenua il dolore dicono gli antichi. Ma tale saggezza popolare è applicabile quando sei stato privato con violenza e prepotenza dell’amore della tua vita?
Ed ancora una persona potente, ambiziosa può sempre farla franca?
“La Logica della lampara” è la seconda indagine del vice questore Vannina Guarrasi, personaggio ideato dalla brillante e talentuosa penna della Dott.ssa Cristina Cassar Scalisi, che porterà il lettore dentro una storia di vendetta, amore e riscatto dimostrando come il tempo non soltanto non cancella la rabbia, l’odio covato dalla persona privata dell’anima gemella, ma semmai rinnovandolo dolorosamente giorno dopo giorno
Cristina Cassar Scalisi si conferma un’autrice dal grande potenziale narrativo e stilistico costruendo un ‘intreccio narrativo avvolgente, emozionante e ricco di colpi di scena incollando il lettore fino all’ultima pagina del romanzo.
Un duplice desiderio di vendetta che scopriremo unire le due indagini apparentemente lontane nel tempo oltre che nei personaggi, avendo però come fine ultimo la caduta sociale oltre che professionale Elvio Ussaro dell’avvocato , una sorta di Don Rodrigo 3.0 in salsa catanese.
“La Logica della lampara” è un thriller incalzante, crudo, amaro, ma allo stesso tempo è un racconto intriso di malinconia , nostalgia, umanità, ed intimistico ben rappresentati e sviluppati dall’efficace armonia tra passato e presente in cui il vice questore, il simpatico Biagio Patanè ed il resto della squadra si muoveranno nel tentativo di sbrogliare la complessa e delicata indagine.
Vannina Guarrasi è anch’essa costretta ad un continuo “Sliding doors” sentimentale /esistenziale, combattuta se riabbracciare il vecchio e sofferto amore incarnato da Paolo pubblico ministero antimafia palermitano o dare una chance al mite e dolce dott Manfredi che sembra essere il classico uomo da sposare.
“La Logica della Lampara” è una raffinata, sofisticata, meticolosa vendetta ordita da una giovane avvocatessa stanca di subire ricatti ed umiliazioni e caparbiamente decisa a far pagare un definitivo e tragico conto al proprio carnefice alias Ussaro.
“La Logica della Lampara” è una forma esagerata quanto giustificata di rivalsa femminile che rievoca in campo cinematografico la magnifica Uma Thurman come feroce vendicatrice di “Kill Bill Vol. 1 e 2” di Quentin Tarantino.
Esistono diversi e differenti modi per vendicarsi e dopo aver letto “La Teoria della Lampara” siamo sicuri che i “cultori” di tale sentimento avranno trovato una rinnovata e terribile fonte d’ispirazione.

103) Edison – L’uomo che illuminò il mondo

Il biglietto da acquistare per “Edison – L’uomo che illuminò il mondo” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Edison -l’uomo che illuminò iil mondo ” è un film di Alfonso Gomez-Rejon. Con Benedict Cumberbatch, Michael Shannon, Nicholas Hoult, Katherine Waterston, Tom Holland. Biopic, 105′. USA 2017

Sinossi:

1880. Thomas Edison, rivoluzionario inventore della lampadina, è sul punto di illuminare Manhattan e di sconvolgere per sempre le abitudini di vita degli americani. L’imprenditore George Westinghouse, a sua volta studioso e inventore, vorrebbe incontrarlo e proporgli di entrare in società. Ma Edison non ha tempo per nessuno, né per i suoi figli né per Westinghouse né per quell’immigrato serbo, di nome Nikola Tesla, che continua a blaterare che la corrente alternata sarebbe una scelta di gran lunga più efficace ed economica. L’incontro tra il giovane Tesla e l’appassionato Westinghouse riscriverà i piani di Edison e la storia della distribuzione dell’elettricità nel mondo.

Recensione:

Quali sono le caratteristiche essenziali per poter definire una persona geniale? Un genio è solo chi immagina l’impossibile oppure anche chi sa prendere le idee, brillanti, di altri e renderle realtà? Ed è possibile collaborare, quando si parla di “folli visioni”?

Sono queste alcune delle domande che lo spettatore inevitabilmente si porrà al termine di “Edison – L’uomo che illuminò il mondo” di Alfonso Gomez-Rejon, che porta sul grande schermo l’epico ed elettrico scontro tra Thomas Edison (Cumberbatch) e George Westinghouse (Shannon), due uomini intelligenti e visionari ma opposti per mentalità e stile di vita.

Il film, oltre a essere una sorta di Bignami sul rivoluzionario passaggio dall’illuminazione con le candele alla corrente elettrica, comprendente tutti gli eventi più importanti, mostra soprattutto la contrapposizione umana prima ancora che scientifica che divise fin dall’inizio i due personaggi.

Il lungimirante imprenditore Westinghouse avrebbe voluto collaborare con Edison, unendo gli sforzi per realizzare il sogno comune. Ma lo scienziato si dimostrò invece testardamente indisponibile anche solo ad ascoltarlo, sicuro com’era del proprio genio e arroccato sulle proprie posizioni. Come molte menti geniali prima di lui, Edison aveva enormi difficoltà ad ammettere i propri errori o anche solo a mostrarsi umile… continua su

“Edison – L’uomo che illuminò il mondo”: un biopic elettrizzante