45) Il Fronte Interno

“Il Fronte Interno” è un film scritto e diretto da Guido Acampa, liberamente ispirato al romanzo ‘Santa Mira, fatti e curiosità dal fronte interno’ di Gabriele Frasca, con : Luigi Iacuzio, Betti Pedrazzi, Autilia Ranieri, Nello Mascia e Antonello Cossia.
Sinossi:
Il film racconta i fragili equilibri di una famiglia che vive in una remota località da dove decollano jet italiani diretti in Iraq, durante la cosiddetta ‘guerra al terrorismo’. Da Gaudì, introverso conduttore di cani a Dalia, ossessionata dalla guerra e preoccupata per le condizioni di un padre anziano. Da Damiano, che ha dedicato la vita alla passione politica e a tante battaglie puntualmente perse, a ‘Santa Mira’, che vive con distanza la partecipazione a una guerra che genera dubbi e paure, ‘Il fronte interno’ oscilla tra l’evoluzione di contrasti familiari mai risolti e un conflitto internazionale che vibra sulle loro teste.

Recensione:
Non è stato semplice per il sottoscritto “inquadrare” questa pellicola
Ed è altrettanto inutile girarci intorno non confessare che “Il Fronte Interno” di Guido Acampa si presta a diverse letture sul piano narrativo, simbolico oltre che stilistico.
Una scelta cinematografica che raramente coincide con i primi posti del Box Office
Il titolo stesso racchiude la volontà autoriale di raccontare le dinamiche, difficoltà e soprattutto fratture presenti all’interno di una famiglia che ha smesso di parlarsi.
La guerra al terrorismo , il rumore dei caccia americani sono utilizzati come pretesto drammaturgico per indagare, mostrare l’inquietudine e fragilità di una piccola comunità sospesa nel tempo e nello spazio.
Lo spettatore fatica nel comprendere se ciò che avviene sullo schermo sia reale o parte di un immaginario di un personaggio e/o collettivo, ciò nonostante rimane colpito da una particolare quanto affascinante modo di fare cinema del regista che si distacca meritoriamente dalla pigra creatività di molti suoi colleghi.
Guido Acampa rischia coraggiosamente nel realizzare un film che poteva cadere nell’ autoreferenzialità o bollata come “una supercazzola” in stile “Amici miei”-.
“Il Fronte Interno” si prende i suoi tempi, silenzi, simboli dimostrando d’avere come punti di riferimento registi di fama come Terence Malick e David Linch.
Lo spettatore non cerchi il senso di quella scena o il rigore della ragione, ma piuttosto si avvicini all’opera di Acampa avendo un’apertura mentale all’indecifrabile quanto sconfinato mondo interiore dell’uomo.
La psiche umana può rivelarsi un campo di battaglia, una guerra lunga da sostenere e vincere. Una famiglia rischia di perdersi dentro un fronte interno, se cessa di amarsi e sostenersi.
In conclusione “il fronte interno” è una visione magari non per tutti, forse piuttosto complessa e con un’ impostazione più teatrale che cinematografica, ma è un ‘opera prima che non ti lascia indifferente alla fine.

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