103) #IoSonoQui

Il biglietto d’acquistate per “Io Sono qui” è : Di pomeriggio

Regia : Eric Lartigau

Sceneggiatura : Eric Lartigau e Thomas Bidegain

Stepahane: Alain Chabat

Soo:Doona Bae

Sinossi:

Stephane vive una vita tranquilla come chef  ma quando decide di conoscere Soo, una misteriosa donna coreana di cui si è innamorato su instagram, intraprenderà un avventuroso viaggio pieno di scoperte.

Recensione:

Avviso al lettore /spettatore: La recensione di #IoSonoQui  è inevitabilmente condizionata dal coinvolgimento emotivo e personale dello scrivente, che ha vissuto  un ‘ analoga  quanto irripetibile esperienza come il protagonista del film.

Di conseguenza a prescindere da qualsiasi  giudizio, riflessione che leggerete qui o su altri blasonati siti o quotidiani   #IoSonoQui è un film meritevole d’essere visto.

#IoSonoQui rappresenta in modo magistrale quanto agrodolce  come i social media possano essere belli, utili financo preziosi ed  allo stesso ingannevoli e capziosi.

Viviamo in una società iperconnessa, caratterizzata dai social network  in cui  l’apparenza e la forma prevalgono  sulla sostanza.

Pensiamo di conoscere una persona tramite i social . Ci illudiamo che “essere seguiti” da migliaia, milioni di follower  voglia dire avere altrettanto amici ed affetto.

I social media hanno “sdoganato” l’effimero, dando importanza e serietà ad un mondo inesistente.

In un contesto del genere è piuttosto facile equivocare un sentimento, un atteggiamento finendo per costruire il “classico castello in aria” o se volete parafrasando il celebre film di Troisi “ Pensavo fosse un amore..invece era un calesse”.

#IoSonoqui ci  racconta come l’ingenuo e romantico Stephane si illuda  d’aver trovato su Instagram l’anima gemella o comunque una donna con cui vivere una nuova  stagione dell’amore.

Stephane è un uomo di mezz’età, un bravo chef, divorziato con  due figli grandi.

 L’uomo  gestisce con passione la trattoria  fondata dal padre.

Ma la  vita di Stephane è scandita fondamentalmente  da una  noiosa routine, così quando inizia a scambiarsi messaggi con Soo, misteriosa quanto affascinate donna coreana, ne rimane colpito ed incuriosito.

Stephane si convince ingenuamente d’aver iniziato una relazione con Soo, scambiandosi opinioni e momenti delle loro rispettive vite.

Agli occhi di Stephane la Corea del Sud non è più un Paese lontano migliaia di chilometri, ma bensì lo vede e soprattutto sente come  un luogo vicino e denso di significato.

Una sensazione,  una percezione d’affetto nei riguardi di Soo  che spinge il mite Stephane ad un “colpo di testa” ovvero  prendere il primo volo per Seoul annunciandolo alla donna quando si trova già sull’aereo.

Il nostro goffo eroe romantico è sicuro di trovare Soo ad aspettarlo al gate dell’aeroporto, con cui  iniziare una vera frequentazione.

Ma sfortunatamente l’attesa si rivelerà vana  quanto amara per il nostro protagonista

#IoSonoqui si sviluppa nell’intreccio narrativo avendo come punti di riferimento da una parte l’opera teatrale beckettiana “Aspettando Godot” e dall’altra il film “The Terminal” di Steven Spielberg con protagonista Tom Hanks.

Stephane decide testardamente  di aspettare convinto che prima o poi la donna si paleserà in aeroporto.  Il nostro eroe diventa così inevitabilmente un personaggio social trascorrendo le proprie giornate da un negozio all’altro,  parlando con i passeggeri in transito e dormendo dove possibile.

Alain Chabat è davvero bravo nel calarsi nei panni di Stephane, incarnandone in corpo ed animo  l’indole mite, dolce ed ottimistica.

 La sua ingenuità disarma , spiazza chiunque incontri,   rifiutandosi d’accettare che la “sua” Soo  l’abbia tradito.

Quando il caso del “french lover” che aspetta,  diventa anche un caso mediatico arrivando anche sui giornali francesi.

 Stephane rimane travolto, stordito da questa inaspettata e non desiderata popolarità, non capendone il senso.

Quando però dopo 10 giorni d’attesa, la stessa polizia coreana gli “intima” di tornare in patria, l’uomo sebbene deluso, decide di passare all’attacco ovvero lasciando l’aeroporto e mettendosi alla ricerca di  Soo  per tutta Seoul, al fine d’  avere un chiarimento definitivo.

La seconda parte del film così  cambia registro, velocità e se vogliamo genere, passando  così da commedia romantica “auto referenziale” quanto “tout court”,  ad una commedia più esistenziale, agrodolce e se vogliamo evolvendo  in  un scontro culturale quando finalmente i due “amanti” si ritroveranno di fronte.

Lo spettatore assiste a questo atteso quanto crudo confronto, si  evidenzia non solo due opposte  prospettive sulla natura del rapporto nato in Rete, ma soprattutto emergono    due inconciliabili  visioni sulla vita ed utilizzo dei social

I cinici  potrebbero  definire questo passaggio  come una secchiata d’acqua fredda ricevuta da Stephane oltre che a rappresentare un severo monito, ma non vogliamo fare ulteriore spoiler, lasciandovi questo complesso momento della storia.

Chi  pensa  che  un film debba avere un lieto fine per far sorridere e commuovere lo spettatore, commette l’ errore iniziale di Stephane con Soo.

Infatti  il finale #IoSonoQui ci insegna  come “il colpo di testa”  Stephane sia stato, nonostante tutto, comunque formativo e prezioso.

La prudenza sui social media è auspicabile a qualsiasi età, ma seguire il proprio istinto ed aprirsi alle novità  ed al mondo non potrà mai essere fonte di rimorso e/o pentimento , confermato dal volto sorridente Stephane sul volo di ritorno verso casa.

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