2) Picciridda (Catena Fiorello)

“Picciridda” è un romanzo scritto da Catena Fiorello e pubblicato per la seconda volta nel 2017 da Giunti Editore.

Sinossi:

Cosa può mai accadere a una bambina, una picciridda per dirla nel dialetto locale, che nei primi anni Sessanta vive in un minuscolo villaggio di pescatori, Leto, lungo la costa tra Messina e Catania? Può accadere, ad esempio, che i genitori si trovino costretti a emigrare in Germania in cerca di fortuna e che decidano di portare con sé solo il più piccolo dei due figli, affidando “la grande”, pur sempre picciridda, alla nonna paterna. È la storia di Lucia, l’indimenticabile protagonista di questo romanzo, a cui l’idea di essere figlia di emigrati non va per nulla a genio. Come tutti i bambini che non hanno fortuna, lei è «figlia della gallina nera» e questo significa una vita di sacrifici e rinunce. Lo sa bene. Lo dicono tutti. Lo ripete la nonna, così burbera e austera da essersi guadagnata il nomignolo di Generala. Ma col passare dei mesi, l’esistenza di Lucia si popola di persone e di affetti: le zitelle Emilia e Nora, l’amica del cuore Rita, la Massara Donna Peppina… Ci sono anche gli uomini, misteriosi e taciturni, un mondo da cui stare alla larga (come dice sempre la nonna) o tutto da scoprire (come sente Lucia). E proprio uno di quegli uomini nasconde un terribile segreto a cui Lucia si avvicina sempre più, ignara di ciò a cui va incontro…

Attraverso la voce incredibilmente autentica di una bambina, Catena Fiorello ci regala un romanzo profondo e toccante, che ci parla con intelligenza e passione della sua terra e della sua gente.

Recensione:

Il siciliano non è un semplice dialetto, bensì è una lingua “assestante” avendo avuto molte contaminazioni linguistiche nel corso dei secoli.

Ogni parola può infatti assumere diversi significati e sfumature a seconda dell’intonazione e del contesto in cui è inserita.

“Piccirida” letteralmente ed in “senso stretto” significa bambina, piccola.

Ma può assumere sia una valenza positiva quanto affettuosa assume verso una  persona innocente, da proteggere, creatura fragile ed inesperta.

Come definire una persona in senso negativo viene usata  anche adulta non in grado d’assumersi le proprie responsabilità, incapace di maturare.

Ho voluto farvi questo breve “excursus” etimologico per farvi comprendere, almeno spero, il significato più autentico del romanzo di Catena Fiorello.

“Piccirida” va visto come una sorta di coming age “ante litteram” di una ragazza   di undici anni negli anni sessanta in Sicilia.

È difficile per una ragazza d’oggi poter anche solamente immaginare come potesse essere la vita di una propria coetanea in uno sperduto paesino della Sicilia.

Catena Fiorello consente di “colmare” questa lacuna esistenziale oltre sociale firmando una storia intensa, ingenua quanto toccante sotto forma di diario dando voce ai pensieri ed emozioni della giovane Lucia alias “picciridda”.

Lucia è stata affidata alle cure della burbera nonna dopo che i genitori e il fratello più piccolo sono stati “costretti” ad immigrare in Germania per lavoro.

Lucia si sente inizialmente abbandonata, tradita, sola non comprendendo la dolorosa scelta dei suoi genitori.

“Picciridda” inizia così un anno difficile, sofferto in cui da una parte dovrà affrontare e superare la nostalgia, assenza della propria famiglia e dall’altra sarà costretta a dover maturare più velocemente quanto traumaticamente scoprendo il volto adulto e duro della vita fatto di morte, violenza, follia e delusioni amorose.

“Piccirridda” è una bambina di 11 anni, ma si dimostrerà di possedere una testa e cuore di una giovane donna.

Il lettore legge con curiosità, affetto e partecipazione l’anno di vita di Lucia scandito da sorprese, delusioni e terribili soprusi.

È un racconto lineare, diretto quanto incalzante e realistico che proietta il lettore in un’epoca e società, sulla carta, ormai lontani nel tempo e nello spazio.

Tanti siciliani sono stati costretti a lasciare la propria terra ed affetti per sopravvivere.

Un’isola povera, economicamente arretrata, ingrata che ha spinto tanti suoi figli all’immigrazione in Germania, Svizzera, sottoponendoli ad innumerevoli sacrifici, umiliazioni e sacrifici.

“Picciridda” è una lettura consigliata, preziosa oltre che utile per conoscere chi siamo stati e soprattutto come il controverso tema della “migrazione” nello scorso secolo ha investito anche milioni di nostri concittadini.

“Picciridda” è una storia universale, trasversale che trasuda umanità, povertà, orgoglio capace di toccare le corde più profonde del lettore lasciando in dono uno speranzoso sorriso e malinconico ricordo.

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