77) Bunuel nel labirinto delle tartarughe

Il biglietto d’acquistare per “Bunuel nel labirinto delle tartarughe” è: Ridotto (Con riserva)

“Bunuel nel labirinto delle tartarughe” è un film d’animazione diretto da Salvador Simo, scritto da Eligio Montero e Salvador Simo basato sulla novel graphic “Bunuel nel Labirinto delle Tartarughe”.
Sinossi:
Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe, film diretto da Salvador Simó, racconta in forma animata un capitolo della storia del il cineasta spagnolo Luis Buñuel e di come abbia realizzato il suo terzo film, Terra senza pane. L’uscita nel 1930 del suo primo lungometraggio di stampo surrealista, L’âge d’or, realizzato sulla sceneggiatura dell’amico e pittore Salvador Dalì, ha causato molto scalpore tanto da gridare allo scandalo. Il film viene censurato subito dopo la sua uscita e Buñuel si vede costretto a far ritorno nella sua patria, in Spagna, dove decide di girare la sua terza opera.
L’ispirazione gliela regala una delle zone più povere del paese, nota come Las Hurdes, sita nell’Estremadura. Qui la popolazione vive in condizioni disagiate, non ci sono strade né elettricità e la miseria lascia spazio alla diffusione di diverse malattie. L’intento di Buñuel è documentare la situazione con un film che denunci le condizioni precarie di Las Hurdes. Grazie ai finanziamenti del suo amico, lo scultore Ramón Acín, il regista si avventura nella regione spagnola per raccontare l’estrema la miseria e consegnare alla storia un’altra pietra miliare della sua cinematografia.
Recensione:
C’è sempre un momento, un passaggio, un episodio nella vita di un grande artista che ne segna lo spartiacque esistenziale oltre che artistico.
Per il grande Luis Bunuel fu quello di poter contare sulla generosità del fraterno amico Ramon Acin, poeta e pittore anarchico, che vinta inaspettatamente la lotteria accettò di produrre il documentario “Las Hurdes” del giovane cineasta.
Luis Bunuel dopo la rottura artistica e personale con Salvador Dalì e le roventi polemiche suscitate con l’uscita del suo film “L’age d’or” aveva trovato un “muro di gomma” da parte di produttori e finanziatori per poter sviluppare nuovi progetti.
Siamo nella Spagna degli anni 30, sei anni prima dello scoppio della guerra civile ed il cinema di Bunuel è considerato oltraggioso, blasfemo e fuori dall’ortodossia cinematografica dell’epoca.
Il giovane Bunuel desideroso di dimostrare il valore e soprattutto determinato a staccarsi dalla fastidiosa ombra di Dalì decise con l’amico Acin insieme con due fidati operatori francesi di realizzare nel 1932 l’inedito documentario sulla parte più povera e disagiata della Spagna: Las Hurdes.
“Bunuel nel labirinto delle tartarughe” è una sorta di “backstage” del documentario, ma raccontato, mostrato sotto forma di film d’animazione.
Salvador Simo in modo sapiente unisce l’animazione ad alcune immagini di repertorio ottenendo il risultato di trascinare spettatore dentro una storia d’amicizia e di rinascita creativa.
Salvador Simo e Eligio Montero firmano uno script delicato, profondo, toccante capace di scavare dentro l’anima tormenta di Luis Bunuel portandolo alla luce i nodi irrisolti dell’artista con la figura paterna ed i sentimenti di rabbia e risentimento provati dopo “il tradimento” per mano dall’ex amico Dali.
“Bunuel nel labirinto delle tartarughe” va letto drammaturgicamente come una doppia sfida vissuta dall’artista che durante quella difficile quanto faticosa produzione riuscì nella tormentata catarsi umana e professionale gettando cosi le basi per essere acclamato e riconosciuto come grande regista.
“Bunuel nel labirinto delle tartarughe” ha vinto il premio Miglior Animazione Europea 2019 agli EFA – European Film Awards trovando la giusta chiave di racconto e soprattutto nell’abilità di toccare le giuste corde emotive dello spettatore. Quest’ultimo si immedesima nel travaglio interiore del giovane regista e lo sostiene in questo viaggio decisivo.
“Bunuel nel labirinto delle tartarughe” pur presentando dei passaggi narrativi prolissi ed alcuni momenti ridondanti a livello registico e lenti sul piano del ritmo rimane complessivamente una visione piacevole, intensa quanto stimolante.
Lo spettatore soprattutto più giovane sarà da una parte invogliato nell’approfondire la vita e soprattutto la cinematografia di Luis Bunuel e dall’altra rimarrà sinceramente colpito e commosso dalla grande amicizia tra il regista e Ramon Acin. Se la Settima Arte annovera giustamente Bunuel nel proprio Pantheon, una parte di questo spazio spetta al coraggioso e lungimirante Acin.

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