129) Gli Affamati e I Sazi (Timur Vermes)

“Gli Affamati e i Sazi” è un romanzo scritto da Timur Vermes e pubblicato il 4 settembre 2019 da Bompiani Editore.

Sinossi:
In un futuro non troppo lontano la Germania ha introdotto un tetto massimo per i richiedenti asilo, l’intera Europa è chiusa ben oltre l’Africa del Nord e al di là del Sahara nascono enormi lager in cui milioni di migranti aspettano. Aspettano così a lungo che se non significasse morte certa attraverserebbero il deserto a piedi pur di andarsene. Quando la famosa presentatrice tedesca Nadeche Hackenbusch visita il più grande di questi lager, il giovane Lionel intravede un’occasione unica per andarsene: insieme a 150mila migranti sfrutta l’attenzione del pubblico televisivo e si mette in marcia verso l’Europa. La bella presentatrice e i migranti diventano campioni di ascolti. E mentre l’emittente televisiva gioisce per la cronaca dal vivo, i record di telespettatori e le entrate milionarie della pubblicità, la politica tedesca volge lo sguardo altrove e aspetta. Ma più il corteo di migranti si avvicina, più il ministro dell’interno Leubl si trova davanti a una scelta: accoglierli o respingerli?
Recensione:
“…Tutto potrebbe accadere in un modo completamente diverso.
Tuttavia è improbabile”

Quello che avete appena letto è la conclusione della nota firmata dallo stesso Timur Vermes
Parole che assumeranno una differente prospettiva ai vostri occhi, emozione al cuore e soprattutto stimoleranno una sollecita ed inquietante riflessione al vostro intelletto alla fine del romanzo.
Timur Vermes è Tornato… a colpire, scuotere le coscienze dei lettori tedeschi ed internazionali immaginando una storia assurda, bizzarra, surreale quanto paradossalmente possibile, concreta e verosimile sulla controversa tematica dell’immigrazione.
Ci illudiamo che il “problema” dei migranti sia qualcosa di lontano, fastidioso e riconducibile esclusivamente alle strazianti e tragiche immagini di uomini, donne e bambini salvati in mezzo al mare dall’Ong di turno.
Pensiamo che schierarci nella folle quanto sterile diatriba tra accoglienza e fermezza sia sufficiente a far scomparire il problema e soprattutto far tacere le nostre coscienze.
Il vaso di Pandora è ormai rotto eppure ci ostiamo a vederlo integro o comunque riparabile.
Sbaglia chi sostiene che il flusso migratorio verso l’Europa possa tramutarsi in un’invasione etnica studiata e preparata da chissà quale forza oscura e minacciosa.
L’Africa è stata saccheggiata, impoverita, sfruttata dalle vecchie e nuove superpotenze, pronte ora ad erigere muri e fili spinati nel vano tentativo di fermare la marcia di milioni di disperati.
Timur Vermes ipotizza un futuro in cui la Germania ed il Resto dell’Europa non esiteranno a creare dei “lager legalizzati” dove rinchiudere tutti i migrati e consentendone un limato e controllato ingresso annuale
Una politica migratoria accettata e consolidata, che se realmente applicata, cozzerebbe oggi con qualsiasi principio di umanità ed accoglienza tanto reclamizzati.
Ma che cosa accadrebbe se questa massa di “prigionieri” decidesse di mettersi in marcia verso l’Europa potendo contare sull’aiuto di un’ambiziosa star della TV tedesca?
Sarebbe possibile marciare fino al cuore dell’Europa trasformando un’emergenza umanitaria in una sorta di Grande Fratello mondiale?
E se e come potrebbero reagire le cancelliere del Vecchio Continente?
“Gli affamati e I sazi” è il tragicomico affresco di come la nostra società potrebbe divenire perseverando nell’errore di non comprendere la “grandezza e gravità” del fenomeno migratorio, e continuando a dare credito alle scellerate politiche dei nostri governanti privi di una chiara e lungimirante visione politica.
Consideriamo “i migranti” come una massa informe, non pensante, gestibile allo strenuo di carne da macello, non ritenendoli capaci di potersi organizzare e strutturare.
Vermes “gioca” con l’arroganza e stupidità dei politici tedeschi mettendo in scena un melodramma inizialmente dai toni brillanti, ironici seppure conditi da una forte dose cinismo facendo credere al lettore che questa “favola” si possa concludere con lieto fine.
Uno stratagemma narrativo e creativo abilmente costruito che disvela tutta la propria efficacia e riuscita nell’inaspettato e tragico finale, in cui l’autore inchioda il lettore ad immaginare che cosa significhi chiudere le frontiere e respingere chi è in difficoltà.
Vermes non risparmia critiche e sarcasmo nei confronti dei media co- responsabili dell’attuale clima d’odio ed intolleranza diffusosi in tutta Europa –

“Gli affamati e i Sazi” è un romanzo apparentemente leggero, semplice, quasi frivolo, ma in vero nasconde diverse chiave di letture e notevoli spunti di riflessione.
Vermes veste nuovamente i panni dell’irriverente oracolo o se preferite creativo visionario, sperando che il suo appello letterario, umanitario non cada nel vuoto al punto di costringerlo a smentire sé stesso scrivendo come l’improbabile sia divenuto reale e concreto.

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