116) Il Tempo dell’Ipocrisia (Petros Markaris)

“Il Tempo dell’Ipocrisia” è un romanzo scritto da Petros Markaris pubblicato da La Nave di Teseo nel Giugno 2019

Sinossi:
Il commissario Charitos è appena diventato nonno del piccolo Lambros, quando un imprenditore filantropo, proprietario di una catena di alberghi, viene ucciso con un’autobomba nei dintorni di Atene. L’attentato viene rivendicato da un gruppo che si firma Esercito degli Idioti Nazionali, ma i motivi dell’omicidio restano oscuri. I sospetti su terrorismo e criminalità organizzata svaniscono a mano a mano che la polizia ricostruisce i segreti della vittima, ben nascosti sotto la vita di specchiata onestà che ha sempre esibito. Un messaggio ricevuto dagli investigatori conferma che sono sulla strada giusta: la vittima è colpevole di ipocrisia. La scia di sangue non si ferma, alcune tra le più alte sfere della Grecia e dell’Europa vengono assassinate con la stessa accusa, che sembra l’unico elemento in comune tra loro. Charitos, diviso tra il desiderio di guadagnarsi l’agognata promozione e quello di godersi il nipotino, conduce l’inchiesta come un direttore d’orchestra, che tutti ascolta e da ciascuno coglie un elemento che può rivelarsi decisivo, fino a scoprire chi si cela dietro l’Esercito degli Idioti Nazionali e perché ha deciso di vendicare l’ipocrisia e l’ingiustizia del nostro mondo. Kostas Charitos indaga su un nemico dai mille volti, che costringerà il suo implacabile desiderio di giustizia a fare i conti con la propria coscienza, e con le ragioni imprevedibili del cuore.
Recensione:
Parafrasando le sacre scritture “Scagli la prima pietra chi non è mai stato accusato od indicato qualcuno d’essere  stato ipocrita!”
La verità appare nella nostra società come qualcosa d’inopportuno, scomodo, fastidioso ed addirittura pericoloso.
Chi mente, omette, tradisce è altresì destinato ad avere un futuro radioso e ricco di soddisfazioni.
Ma chi paga le conseguenze di questa condotta amorale e falsificata se a “praticarla” sono soprattutto i nostri politici e le istituzioni formalmente impegnate a verificare la correttezza dei primi?
Ovviamente siamo noi i cittadini a pagare il conto di quest “insano” Mondo dei Balocchi 3.0.
Già per quanto appaia assurdo e grottesco viviamo in un’epoca in cui i redivivi “Gatto e la volpe” di collodiana memoria abbiano preso il potere riuscendo a far credere che la loro visione di vita sia quella più giusta ed equa.
“Il Tempo dell’Ipocrisia” di Petros Markais mi ha personalmente trasmesso l’amara quanta tragica sensazione di leggere una versione cupa di “Pinocchio” di Collodi, in cui le bugie e le malefatte sono diventate le basi fondanti dell’Istituzioni e che la popolazione abbia ormai passivamente accettato questo stato di cose.
Petros Markais firma, a mio modesto avviso, il romanzo più devastante, cinico quanto lucido e sincero della saga del commissario Kostas Charistos, esplicitando con l’abituale lungimiranza e realismo il declino morale prima ancora che economico della Grecia e più in generale dell’Europa.
L’invocata quanto ipocrita austerity imposta al popolo greco ha affamato milioni di persone, distrutto la “classe media” e soprattutto creando i presupposti per una ribellione sociale quanto mai imminente e giustificata.
“Il tempo dell’Ipocrisia” seppure costruito come un classico “thriller” si dimostra ben presto come un puntuale saggio critico sulle malefatte e mancanze del governo greco e come gli annunci trionfalistici della fine dell’austerity imposta dalla “Troika” e l’inizio della ripresa economica non corrispondano per nulla alla realtà sociale del Paese in cui la generazione dei cinquantenni si è ritrovata improvvisamente senza un lavoro e pochi fortunati sopravvivendo con una pensione da poche centinaia di euro.
“Il Tempo dell’Ipocrisia” è una storia di finzione ma che tristemente odora di quotidiano, trasuda rabbia e frustrazione e soprattutto lancia un chiaro monito alle forze politiche nazionali ed internazionali: continuando con questa “cura” non soltanto si uccide i pazienti, ma trasforma i “moribondi” in pericolosi quanto risoluti vendicatori della povertà.

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