60) Oro Verde

Il biglietto da acquistare per “Oro verde – C’era una volta in Colombia” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

“Oro Verde ” è un film di Cristina Gallego, Ciro Guerra. Con Natalia Reyes. Drammatico, 125’. Colombia, Danimarca 2018

Sinossi:

Da semplici pastori a esperti uomini d’affari: le origini del narcotraffico in Colombia attraverso la storia epica di una famiglia inidgena wayùu. La matrona Ursula, l’audace Raphayet e la bella Zaida scopriranno la ricchezza, ma anche i suoi risvolti tragici. Avidità e sete di potere metteranno a repentaglio le loro vite, la loro cultura, i loro riti ancestrali.

Recensione:

Da oggi anche la Colombia ha una versione tutta sua del “Padrino”. Si tratta di “Oro verde – C’era una volta in Colombia” di Cristina Gallego e Ciro Guerra, film d’apertura della 50° edizione della Quinzaine, una piacevole, inaspettata e originale sorpresa.

Sappiamo bene quanto la droga e il narcotraffico abbiano trasformato la Colombia in un Paese paradossalmente ricco e povero al contempo. Per decenni si è combattuta una feroce guerra tra lo Stato e Pablo Escobar, guerra immortalata anche dal cinema in diverse pellicole (l’ultima in ordine di tempo “Escobar – Il fascino del male” con Javier Bardem e Penelope Cruz).

“Oro verde”, invece, cambia radicalmente prospettiva. Nella sceneggiatura ambiziosa, composita e accurata la droga viene inserita come elemento scatenante di un profondo sconvolgimento esistenziale, etico e storico. Una famiglia contadina si trasforma in un’organizzazione criminale, un dramma in 5 atti ispirato a una storia vera. continua su

http://paroleacolori.com/oro-verde-c-era-una-volta-in-colombia/

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59) Butterfly

Il biglietto da acquistare per “Butterfly” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Butterfly” è un film di Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman. Con Irma Testa, Lucio Zurlo, Emanuele Renzini, Ugo Testa, Simona Ascione. Drammatico, 80′. Italia 2018

Sinossi:

Irma Testa a soli diciotto anni diventa la prima pugile italiana a prendere parte all’Olimpiade. Per arrivare a salire sul ring di Rio 2016 la ragazza ha dovuto rinunciare alla spensieratezza adolescenziale, alla quotidianità a casa dalla sua famiglia, alle amicizie a Torre Annunziata, paese in cui è nata. Questi sacrifici le cominciano a sembrare tutti vani quando viene eliminata ai quarti di finale del torneo e si ritrova a ripensare alle scelte che l’hanno portata a far coincidere la boxe con il senso della sua esistenza. La pressione che le è stata messa addosso sembra opprimerla ma la riconquista della tranquillità le farà vedere le cose più chiaramente.

Recensione:

Nel 2019 ha ancora senso usare espressioni come “gentilo sesso” o “sesso debole”, riferendosi alle donne? Ovviamente no, risponderebbero sdegnate le rappresentati dello storico movimento femminista e del più recente #MeToo.

Ma nonostante questo, il mondo dello sport – e in particolare quello di alcune discipline, come ad esempio il pugilato – fatica ad adattarsi alla nuova situazione, considerando le donne “secondarie” rispetto ai colleghi maschi.

Il cinema ha cercato di cambiare la situazione nel 2004 con Clint Eastwood e il pluripremiato “Million dollar baby”. Ma una cosa sono le storie di finzione, un’altra ben diversa la realtà, sostengono i puristi.

A loro e a tutti coloro che ancora pensano che la boxe non sia adatta alle donne è altamente consigliata la visione di “Butterfly” di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, una sorta di versione italiana – anzi, campana! – del primo, indimenticabile “Rocky”.

“Butterfly” è una storia vera, che permette di conoscere Irma Testa, tosta e talentuoso boxer di Torre Annunziata. Una ragazza prodigio, la prima pugile italiana a partecipare, a soli 18 anni, alle Olimpiadi.

Ma non si tratta del classico documentario, piuttosto di un coinvolgente coming age sportivo ed esistenziale, che per certi versi ha stupito gli stessi registi, che in origine lo avevano pensato in modo differente. Non è un film perfetto, forse alcune scene sono di troppo, ma alla fine la scommessa è vinta. continua su:

http://paroleacolori.com/butterfly-il-racconto-intimo-e-maturo-di-una-campionessa-irma-testa/

59) Il Viaggio di Yao

Il biglietto da acquistare per “Il viaggio di Yao” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Il Viaggio di Yao” è un film di Philippe Godeau. Con Omar Sy, Lionel Louis Basse, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Alibeta. Commedia, 103′. Francia 2018

Sinossi:

Seydou Tall, nato in Francia da famiglia senegalese, è una star del cinema. Separato da una moglie ostile e padre di un bambino di pochi anni, decide di andare in Senegal sull’onda di un’autobiografia di successo. Ad accoglierlo con entusiamo nel paese d’origine c’è soprattutto Yao, un ragazzino di tredici anni venuto da lontano a reclamare il suo autografo. I quattrocento chilometri coperti da Yao per raggiungerlo colpiscono l’attore che abbandona il tour promozionale per riaccompagnarlo a casa. Il loro viaggio deraglierà progressivamente, stravolgendo qualsiasi storia scritta prima.

Recensione:

Tornare a casa – fisicamente ma anche emotivamente – non è sempre facile. Non è un caso che in molti evitino, fin quando è possibile, il confronto con il proprio passato. E il discorso vale anche per le cosiddette star, che troppo spesso consideriamo immuni dai problemi della gente comune…

“Il viaggio di Yao” di Philippe Godeau, con protagonista la stella del cinema francese Omar Sy, è una piccola, grande storia di mutuo soccorso emotivo ed esistenziale e di amicizia, quella nata, inaspettatamente tra l’attore Seydou Tall e il giovane Yao.

La struttura narrativa è quella del classico road movie, con ben poche innovazioni. Ma questa pellicola lineare, semplice, magari persino prevedibile ha il pregio di non risultare mai banale o retorica, di emozionare e di essere diretta con sensibilità da Godeau. continua su:

http://paroleacolori.com/il-viaggio-di-yao-un-road-movie-incredibilmente-sincero-con-omar-sy/

58) La Famiglia prima di Tutto ( Sophie Kinsella)

“La Famiglia prima di Tutto” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato da Mondadori Editore nel Febbraio 2019.

Sinossi:
Fixie Farr è sempre stata fedele al motto di suo padre: “La famiglia prima di tutto”. E, da quando lui è morto, lasciando nelle mani della moglie e dei tre figli il delizioso negozio di articoli per la casa che ha fondato a West London, Fixie non fa che rimediare ai pasticci che i suoi sfaticati fratelli combinano invece di prendersi cura di sé. D’altra parte, se non se ne occupa lei, chi altro lo farà? Non è certo nella sua natura tirarsi indietro e, soprattutto, non sa trattenersi dal mettere ogni cosa a posto, anche se non la riguarda.
Così quando un giorno in un bar un affascinante sconosciuto le chiede di tenere d’occhio il suo portatile lei non solo accetta ma, a rischio della sua incolumità, salva il prezioso computer da un danno irreparabile.
Sebastian, questo il nome dell’uomo, è un importante manager finanziario e, volendo a tutti i costi sdebitarsi con lei, le scrive su un pezzo di carta: “Ti devo un favore”.
Sul momento Fixie non lo prende sul serio, abituata com’è a trascurare i suoi bisogni, ma si sbaglia di grosso. Riuscirà a trovare il coraggio di cambiare e smettere per una volta di pensare solo agli altri?
La famiglia prima di tutto! è una commedia romantica piena di humour, ma anche un romanzo di formazione che racconta la rinascita della sua adorabile protagonista finalmente pronta per il futuro che si merita. Con l’empatia e il tocco delicato e sempre arguto che la contraddistinguono, Sophie Kinsella affronta le dinamiche dei legami familiari, regalandoci ancora una volta un personaggio a cui sarà difficile non affezionarsi.
Recensione:
Non sono ancora scemate le numerose, fastidiose e spesso violente polemiche sul congresso internazionale della Famiglia svoltosi una settimana fa a Verona.
Tutti o quasi hanno sentito l’urgenza, la necessità d’esprimere la propria opinione sullo stato dell’istituzione familiare e soprattutto che cosa questa “parola” rappresenti oggi nella società.
Non era mia intenzione né interesse entrare in questa scivolosa quanto noiosa (mio modesto parere) disputa, ma è stato il Destino letterario, come sempre saggio quanto ironico, a trascinarmi per i capelli (ormai pochi) facendomi leggere il nuovo divertente romanzo dell’amata Sophie Kinsella.
“La Famiglia prima di Tutto”, già dal titolo italiano, potrebbe essere letto ed interpretato in modo opposto dalle due fazioni di Verona, dimenticando entrambe colpevolmente, la validità di un vecchio proverbio: i panni sporchi si lavano in famiglia.
Ovvero non importa la natura e/o composizione del nucleo familiare, quanto semmai i componenti ne condividano valori e principi comuni: rispetto, solidarietà, amore.
Esiste la famiglia perfetta in questo mondo? Personalmente ne dubito. Forse si può trovare in qualche realtà parallela/ utopica.
“La Famiglia prima di tutto” è la storia di un ‘implosione e rinascita di una famiglia e non soltanto della protagonista Pixie, rimasta “bloccata” dentro una  bolla emotiva ed esistenziale dopo la morte dell’amato padre.
Tutto cambia, evolve, niente e nessuno può rimanere esente dal Tempo e dalla Natura.
Anche le regole e principi familiari possono e devono adeguate e mutate specialmente se i secondi determinano interessi economici o la gestione dell’azienda di famiglia.
Sophie Kinsella firma un romanzo sincero, brillante, leggero quanto denso di contenuti e spunti di riflessione sulla complessità familiare e soprattutto sul comprendere che cosa significhi oggi “fa parte di una famiglia”.
Personalmente ritengo la parte più romance r narrativamente più debole e meno convincente dell’intreccio,  sebbene sia funzionale lala risoluzione della tematica principale.
“La Famiglia prima di tutto” racconta, evidenzia, affronta con ironia, delicatezza ed eleganza i conflitti generazionali, quelli fraterni e le scelte dolorose ma necessarie che ogni componente di una famiglia deve compiere affinché come una vera famiglia unita si possa davvero voltare pagina.
“La Famiglia prima di tutto” è la lettura super consigliata per chi sta vivendo attualmente una crisi o tensione familiare meditando rotture drammatiche, scoprirà in questo libro come anche delle sane e dure litigate possono rivelarsi propedeutici ad una ritrovata armonia e desiderio di condivisione.

57) US / Noi

 

 

 

 

 

“US/ Noi” è Un film di Jordan Peele. Con Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Tim Heidecker, Yahya Abdul-Mateen II. Horror, thriller, 116′. USA 2019

Sinossi:

In Tv uno spot pubblicizza l’iniziativa di beneficenza “Hands Across America”. Siamo nel 1986, quando sei milioni e mezzo di americani si tennero per mano e fecero donazioni per combattere fame e miseria. Un’immagine che colpisce la piccola Adelaide e che colpirà anche il suo doppio, incontrato una notte in una casa degli specchi in un Luna Park. Ai giorni nostri Adelaide è cresciuta, ha più o meno superato il trauma, e ha una famiglia, ma di nuovo una vacanza alla spiaggia scatena minacciosi doppi e questa volta non solo suoi, bensì di tutta la sua famiglia.

Recensione:

Dice Dante a Virgilio nel XXIX canto dell’Inferno: “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”, riferendosi ai seminatori di discordia, che popolano le Malebolge. E la saggezza popolare gli fa eco con il detto: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Non avremo mai la certezza che il buon Jordan Peele abbia letto il Sommo Poeta o sentito il proverbio sopracitato, ma ci piace pensare che il regista americano nello scrivere la sceneggiatura del suo secondo, atteso film “Noi”, dopo il clamoroso successo riscosso da “Scappa – Get out”, sia stato in qualche modo ispirato da queste parole.

Questa storia, così come la precedente, è destinata a far parlare di sé non solo per quanto riguarda l’ambito artistico, ma per le implicazioni politiche e sociali. “Noi”, infatti, non è un “semplice” horror, ma una vera e propria pellicola d’autore.

Con la sua ricca sceneggiatura, e le molteplici chiavi di lettura, la pellicola rappresenta una critica progressista alla – discutibile – politica americana degli ultimi trent’anni. A differenza di tanti colleghi, infatti, Peele amplia lo spettro di osservazione, non limitandosi alla tanto criticata america di Trump ma tornando indietro nel tempo fino al 1986.

“Noi” è un film politico travestito da film di genere, che mantiene sempre viva la sua anima e la sua identità. Ma lasciando a ognuno il compito di fare le proprie riflessioni politiche e sociali, voglio limitarmi a parlare del film in quanto tale. continua su

http://paroleacolori.com/noi-un-horror-politico-intelligente-e-teso-ironico-e-stratificato/

56) L’educazione di Rey

Il biglietto da acquistare per “L’educazione di Rey” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

“L’educazione di Rey ” è un film di Santiago Esteves. Con Germán de Silva, Matías Encinas, Walter Jakob, Esteban Lamothe, Martín Arroyo.

Drammatico, 96′. Argentina 2017

Sinossi:

Il giovane Reynaldo, alias “el Rey”, viene introdotto dal fratello nella Mala di Mendoza. Qualcosa va storto però la notte in cui El Rey è chiamato a far un colpo in un ufficio notarile e scatta l’allarme. I suoi due complici vengono catturati da una volante, lui con la refurtiva riesce a scappare. Nella fuga cade in un giardino distruggendo una serra. Il padrone di casa, Vargas, una guardia giurata in pensione, lo ammanetta ma poi gli offre riparo. Il mattino seguente, gli propone un accordo: non lo denuncerà alle autorità a patto che lui ripari ciò che ha rotto in giardino.

Recensione:

Si dice comunemente che il futuro appartiene ai giovani. Certo, per rendere queste belle parole una realtà servirebbero azioni concrete da parte dei governi. Perché oggi, purtroppo, privati del sostegno di famiglie e istituzioni, con poche speranze di poter “avere in dote” un mondo migliore, i giovani sono soprattutto costretti a crescere troppo presto.

E qualcuno si perde, finendo per ingrossare le fila della microcriminalità. Come succede a Reynaldo detto “el Rey”, protagonista del film “L’educazione di Rey” del regista esordiente Santiago Esteves.

Un film amaro e crudo quanto sincero nel raccontare lo stato di degrado e povertà in cui vivono i giovani argentini oggi, lo spudorato e violento avanzare della criminalità, il coinvolgimento delle forze dell’ordine.

Esteves è coraggioso e talentuoso nello scrivere una storia di finzione caratterizzato da uno stile narrativo e registico di stampo neo-realista. La sceneggiatura – ricca di colpi di scena – trasmette con incisività allo spettatore quel senso di fatalismo che attanaglia il giovane protagonista, incapace di fuggire dal proprio drammatico destino. continua su

http://paroleacolori.com/l-educazione-di-rey-recensione/

55) Lo Spietato

“Lo Spietato” è un film del 2019 diretto da Renato De Maria, scritto da Renato De Maria, Valentina Strada, Federico Gnesini , liberamente ispirato al romanzo “Manager Calibro 9 di Pietro Colaprico e Luca Fazzo ( Garzanti Editore), con : Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Marie-Ange Casta, Alessandro Tedeschi.

Sinossi:
Lo Spietato, il film diretto da Renato De Maria, è ambientato nel periodo del boom, in una metropoli – Milano – destinata a una crescita economica e criminale vertiginosa. Santo Russo (Riccardo Scamarcio), calabrese cresciuto nell’hinterland, dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile, decide di seguire le sue aspirazioni e di intraprendere definitivamente la vita del criminale. Nel giro di pochi anni diventa la mente e il braccio armato di una potente e temuta gang, lanciandosi in affari sempre più sporchi e redditizi: rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, e non ultimi i miracoli, esecuzioni a sangue freddo. Nella sua corsa sfrenata verso la ricchezza e la soddisfazione sociale, Santo Russo è diviso tra due donne: la moglie, remissiva e devota, e l’amante, una donna bellissima, elegante e irraggiungibile. Due scelte di vita agli antipodi e due opposte facce di sé. Il percorso criminale di Santo è fatto di scelte inevitabili e traiettorie dolorose: chi vive o chi muore, l’amore passionale o la famiglia, il sogno borghese o una vita da Spietato.
Lo Spietato sarà visibile al cinema dal 8 al 10 aprile grazie a Nexo Digital ed invece sarà disponibile dal 19 aprile su Netflix.

Recensione:
Perché mai lo spettatore dovrebbe vedere “Lo Spietato” al cinema o successivamente su Netflix, essendo ormai saturo e magari stanco di vedere prodotti crime sul piccolo e grande schermo?
Perché dare fiducia al film di Renato De Maria, dopo aver visto nel giro di pochi anni film o miniserie similari come ad esempio “Vallanzasca – Gli Angeli del Male” di Michele Placido con protagonista Kim Rossi Stuart, “Faccia d’Angelo” di Andrea Porporati con Elio Germano?
Perché mai dovrebbe risultare interessante e credibile Riccardo Scamarcio nel ruolo del calabrese Santo Russo divenuto uno spietato boss con l’accento milanese negli anni 80?
Potrei andare avanti, ma probabilmente è più opportuno che mi sforzi di fornivi qualche riposta esaustiva e convincente.
“Lo Spietato” pur essendo una storia di volenza, criminalità e tradimento ha la peculiarità drammaturgica e creativa decida di svilupparsi e mostrarsi allo spettatore come se fosse piuttosto una commedia dark o se preferite” “una gangster comedy” così definita dallo stesso regista De Maria in conferenza stampa.
“Lo Spietato” “gioca” brillantemente ed efficacemente con il genere crime, riscrivendone i toni, lo stile fino al punto di dissacrare e rendere “leggeri” anche i momenti più violenti e drammatici della “liturgia” criminale.
Renato De Maria e gli altri due sceneggiatori partendo dal romanzo “Manager Calibro 9 “di natura più cronachistica, hanno voluto riversare nello script tutta la loro conoscenza ed amore cinematografico sul film di genere ponendo le basi per un convincente e gustoso “ibrido” narrativo.
“Lo Spietato” racconta l’ascesa e caduta di un “terrone calabrese” determinato a riscattare le proprie umili origini con l’ambizione d’ essere accettato e rispettato nella Milano che conta.
“Lo Spietato” è una sorta di “ballata criminale” in cui le azioni criminose, gli omicidi, lo spaccio di droga rappresentano solamente la cornice narrativa di una storia paradossalmente più intimistica e profonda sorretta da un’adeguata colonna sonora.
Riccardo Scamarcio incarna magistralmente il personaggio di Russo, un ragazzo “cresciuto” in carcere e divenendo così inevitabilmente un criminale, ma ben lontano da vecchi e scontati cliché
Sante Russo si ritrova a vivere una doppia vita: Una tradizionale e rispettosa dei “canonici” calabresi segnata dal matrimonio con l’innamorata ed ubbidiente moglie Mariangela (Serraiocco) e l’altra invece vissuta nei salotti radical chic e incarnata dalla bella e sofisticata artista francese Annabelle (Casta) oltre che amante.
Le due figure femminile rappresentano perfettamente i due mondi inconciliabili di Santo, e la scelta drammaturgica d’alternare le due attrici sulla scena non soltanto rendono più chiari i passaggi storici, ma soprattutto sono funzionali e decisive nel comprendere l’evoluzione psicologica ed emotiva del protagonista. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-77/?fbclid=IwAR2HSnfoSCL79yNFFQfNGyZtRbt5Z5ZgE2WXL1m_1JvXJnNfjec0SPf7AG

54) Shazam! – Il Film

Il biglietto da acquistare per “Shazam!” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Shazam !” è un film di David F. Sandberg. Con Zachary Levi, Asher Angel, Mark Strong, Jack Dylan Grazer, Faithe Herman. Azione, 132′. USA 2019.

Sinossi:

Thaddeus è un bambino trattato con freddezza dal fratello maggiore e dal padre, finché non si ritrova improvvisamente in una caverna di fronte all’antico mago Shazam, che lo mette alla prova. Si fa però tentare da sinistre presenze e fallisce il suo test, così continuerà a vivere ossessionato dall’occasione che ha perduto. Dagli anni ’80 si arriva ai giorni nostri, quando Thaddeus finalmente riesce a ottenere terribili poteri, ma il mago a sua volta trova un giovane a cui donare straordinarie capacità. Quando questi dice Shazam acquisisce infatti la saggezza di Salomone, la forza di Hercules, la resistenza di Atlante, il potere di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio.

Recensione:

Tutti i bambini sognano di essere supereroi, figure eroiche, campioni di altruismo e coraggio. Oppure no? “Shazam!” di David F. Sandberg stravolge tutto quello che fino a oggi pensavamo di sapere sulla genesi di un supereroe, regalandone una versione comica, a tratti parodistica, ma che mantiene comunque il messaggio di fondo: chiunque ha le potenzialità per salvare il mondo e cambiare in meglio.

Non essendo io, come forse sapete, un fan né tanto meno un esperto di fumetti DC e Marvel eviterò di lanciarmi in improbabili analisi sul come, e se, l’adattamento cinematografico abbia reso giustizia all’originale. Mi limiterò a riportarvi le mie impressioni, da profano.

Con le dovute differenze, “Shazam!” può essere visto come la convincente risposta DC a “Deadpool”. Così come il primo film Marvel, anche questo prende nettamente le distanze da tutto quello che lo ha preceduto, pellicole angoscianti, cupe, con storie da tragedia greca.

Nonostante il prologo drammatico quanto magico, si percepisce sin dalle prime battute come il film abbia un taglio da commedia adolescenziale o se preferite da coming age in chiave fumettistica. Al centro del racconto c’è la ricerca affannosa di affetto da parte del giovane Billy Batson (Angel), incapace di rassegnarsi all’idea d’essere stato abbandonato dalla vera madre. continua su

http://paroleacolori.com/shazam-un-supereroe-per-famiglie-ironico-ingenuo-e-magico/

53) KM 123 (Andrea Camilleri)

“Km 123” è un romanzo scritto da Andrea Camilleri e pubblicato da Mondadori il 26 marzo 2019.

Sinossi:
Tutto inizia con un cellulare spento. A telefonare è Ester, a non rispondere è Giulio, finito in ospedale a causa di un brutto tamponamento sulla via Aurelia. A riaccendere il telefonino, invece, è Giuditta, la moglie di Giulio, che ovviamente di Ester non sa nulla. Potrebbe essere l’inizio di una commedia rosa, ma il colore di questa storia è decisamente un altro: un testimone, infatti, sostiene che quello di Giulio non sia stato un incidente, ma un tentato omicidio, e la pratica passa dagli uffici dell’assicurazione a quelli del commissariato.
Recensione:
Per scrivere un buon giallo sono indispensabili 2 elementi: un valido movente e la capacità dell’autore di “nascondere” al lettore l’identità dell’assassino fino all’ultima pagina.
Altresì l’autore dovrebbe evitare di costruire un intreccio narrativo complesso, arzigogolato e spesso confusionario nell’erronea convinzione di dare così maggiore pathos, verve alla storia oltre che sperando di conquistare il consenso di pubblico e critica.
Lo so, caro lettore, queste mie parole possono sembrarti banali, superflue ed inutili.
Eppure quanti di voi hanno espresso queste medesime considerazioni dopo aver terminato di leggere un giallo deludente?
Ancora una volta il Maestro Andrea Camilleri con “Km 123” mi ha personalmente dimostrato come la semplicità drammaturgica mescolate al talento e creativa, siano più che sufficienti per firmare un libro divertente, gustoso, appassionante anche se di genere “giallo”.
“Km 123” è una storia di tradimento, gelosia vendetta coniugale che, pur non avendo narrativamente nulla d’originale , riesce abilmente ad attrarre ed incuriosire il lettore fino all’ ultima pagina.
Il lettore non potrà non provare un inevitabile simpatia ed empatia con i personaggi della storia, che se ad una prima e frettolosa impressione possano apparire eccessivi, quasi caricaturali, osservandogli e “studiandogli” meglio sono, nostro malgrado, un’efficace quanto ironica rappresentazione dei nostri limiti, contraddizioni ed istinti peggiori.
“Km 123” può essere letto come una riuscita e convincente via di mezzo, sul piano strutturale e narrativo, tra il film “Il Dramma della Gelosia” di Ettore Scola e la tragedia shakespeariana de “Otello”.
Il Maestro Camilleri affronta questo universale quanto tragico sentimento utilizzando la sua proverbiale saggezza, sensibilità ed acuta ironia firmando una storia agrodolce in cui anche i passaggi più intesi e drammatici sono vissuti “con leggerezza “dal lettore.
“Km 123” ,pur raccontando ed esplorando la parte più oscura e feroce dell’animo umano, ha il dono di lasciare il lettore comunque sorridente al termine, avendo la consapevolezza che nessun potrà avere mai la pretesa dell’’ultima parola in campo amoroso financo in chiave criminosa.

52) Likemeback

Il biglietto da acquistare per “Likemeback” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Likemeback” è un film di Leonardo Guerra Seragnoli. Con Angela Fontana, Denise Tantucci, Blu Yoshimi, Goran Markovic, Carolina Pavone. Drammatico, 80′. Italia, Croazia 2018

Sinossi:

Tre ragazze visitano la Croazia in barca, accompagnate da uno skipper. Il principale oggetto della loro vacanza sono però i loro telefoni cellulari, attraverso i quali amplificano gioie e dolori. Carla perde il suo telefono in mare e l’inquietudine comincia a serpeggiare nel gruppo.

Recensione:

I diciotto anni sono ancora l’età più bella, spensierata e indimenticabile da vivere? La fine del liceo è un momento da festeggiare, magari con un viaggio con gli amici? E nell’epoca dei social network e dell’effimera quanto spasmodica ricerca di follower al fine che valora ha un’amicizia sincera?

Con “Likemeback”, Leonardo Guerra Seragnoli, al suo secondo lungometraggio, cerca di dare una risposta a queste domande, realizzando un progetto originale, innovativo, intrigante quanto, alla lunga, disturbante.

La sceneggiatura, seppure formalmente firmata dal regista, deve molto al contributo delle tre protagoniste, Angela Fontana, Denise Tantucci e Blu Yoshimi. Una collaborazione artistica voluta fortemente da Guerra Seragnoli, iniziata con la gestione comune di un profilo Instagram e poi proseguita sul set. L’obiettivo: mostrare l’amicizia, femminile, ai tempi dei social e come un like possa condizionare le dinamiche all’interno di un gruppo.

“Likemeback” è un progetto molto ambizioso e stimolante sul piano sociologico, sfortunatamente meno avvincente a livello puramente cinematografico. Non era facile rappresentare un mini-cosmo generazionale utilizzando come escamotage narrativo la vacanza di fine liceo, eppure Seragnoli è riuscito nella sfida affidandosi al talento delle tre giovani interpreti. continua su

http://paroleacolori.com/likemeback-un-progetto-originale-e-ambizioso-che-parla-dei-giovani/