19) Il Peso Dell’Oro (Barbara Bellomo)

“Il peso dell’oro” è un romanzo scritto da Barbara Bellomo e pubblicato nel settembre 2018 da Salani Editore.
Sinossi:
Per la giovane archeologa siciliana Isabella De Clio il lavoro è sempre stato tutto. Ma adesso sta cominciando a non bastarle più. La solitudine può diventare pesante, soprattutto se non si riesce a scordare chi un giorno ti ha rubato il cuore. Per fortuna un nuovo mistero è pronto a farle dimenticare la sua situazione sentimentale: una recente scoperta di papiri attribuibili ad Archimede, rinvenuti durante degli scavi, la spinge ad avvicinarsi all’importante codex rescriptus di età medievale, ritenuto per molto tempo solo un libro di preghiere che nasconde però molte sorprese… Isabella si troverà così a dover districare un intreccio che interseca passato e presente: da un lato il famoso scienziato impegnato alla difesa di Siracusa sotto l’assedio dei Romani, guidati dal console Claudio Marcello, dall’altro un tesoro dal valore inestimabile, morti misteriose e intrighi molto più grandi di lei. Sarà proprio grazie a questa nuova, azzardata, indagine, però, che Isabella scoprirà di non essere poi sola come credeva.
Recensione:
Come si quantifica la ricchezza di una persona?
La prosperità del conto corrente? Il potere? La possibilità d’incidere sulla vita altrui?
O diversamente una persona è veramente ricca se possiede talento, intelligenza, l’amore o potendo contare su veri amici?
“Il peso dell’oro” di Barbara Bellomo conduce il lettore in una nuova ed emozionante indagine della brava e bella archeologa Isabella De Clio, caratterizzata ormai da una consolidata struttura narrativa basata sull’alternanza temporale e narrativo tra passato e presente.
Un passato rappresentato in questo caso dalle gesta e pensieri dal geniale Archimede Pitagorico e come grazie alle proprie invenzioni permise alla città di Siracusa di resistere per ben due anni all’assedio da parte dell’esercito romano.
Una struttura narrativa originale quanto complessa da maneggiare che indubbiamente va considerato come il vero “marchio di fabbrica” autoriale oltre che creativo della Dott.ssa Barbara Bellomo.
Il lettore anche in questo terzo romanzo è colpito, affascinato dalla grande conoscenza e padronanza della Storia della Bellomo e con quale naturalezza riesca ad unire, mescolare fatti storici realmente accaduti, spunti archeologici in un thriller moderno con sfumature romance, senza mai svilire il valore e l’importanza del contributo storico.
Al tempo stesso “Il peso dell’oro” racconta una prima quanta decisiva chiusura del cerchio nella vita professionale e soprattutto privata della protagonista De Clio.
Un ‘indagine che sconvolgerà totalmente l’esistenza di Isabella costringendola a riconsiderare vecchie amicizie, ripensare solidi principi ed ammettere le proprie fragilità e desideri d’affetto comuni ad ogni single.
“Il peso dell’oro” è complessivamente una lettura interessante, stimolante, vibrante capace di regalare pathos, emozioni e numerosi colpi di scena al lettore obbligandolo alla lettura fino all’ultimo pagina per conoscere tutte le verità di una storia davvero intensa e ben scritta.
Il finale romantico quanto aperto del romanzo induce il sorridere lettore ad attendere con ansia una nuova avventura della nostra Isabella finalmente “ricca” d’’amore e di fidati amici.

18) Il Professore cambia Scuola

 

“il professore cambia scuola”Un film di Olivier Ayache-Vidal. Con Denis Podalydès, Abdoulaye Diallo, Tabono Tandia, Pauline Huruguen, Alexis Moncorge. Commedia, 106′. Francia 2017

Sinossi:

François Foucault è professore di lettere al prestigioso liceo Henri IV di Parigi. Durante una serata, l’uomo si lamenta con una funzionaria dell’Educazione nazionale dei problemi delle scuole di periferia dove bisognerebbe inviare dei professori più competenti. Il messaggio viene recepito e François si ritrova a dover accettare, per la durata di un anno, il trasferimento in un liceo di periferia da cui si aspetta il peggio. Il professor Foucault dovrà allora confrontarsi con i limiti del sistema educativo e mettere in discussione i suoi principi e i suoi pregiudizi.

Recensione:

Esiste un manuale per essere un insegnante perfetto oggi? In che modo un professore dovrebbe approcciarsi con gli studenti, dimostrandosi impostato e formale oppure smart e amichevole? Ed è giusto che i migliori insegnanti vengano assegnati alle scuole prestigiose relegando in quelle di periferia le nuove leve oppure i meno capaci?

Basta dare un’occhiata alle notizie di cronaca per accorgersi di come la scuola rappresenti lo specchio del degrado e del decadimento del nostro Paese, con insegnanti mortificati, degradati, presi di mira da studenti e genitori. Ma siamo sicuri che negli altri Paesi europei vada tanto meglio?

Olivier Ayache-Vidal, da sempre interessato al settore scolastico, ha deciso di compiere una full immersion lunga due anni nella scuola francese, intervistando per il suo “Il professore cambia scuola” docenti, studenti, associazioni.

La conclusione, riprendendo le sue parole, è stata che: “i problemi per gli studenti nascono soprattutto alle scuole superiori, cerniera tra l’infanzia e l’età adulta. È durante questi anni che avviene una mutazione, si forma il carattere e prende il via un orientamento personale e professionale”.

Ma anziché realizzare un documentario col suo materiale il regista ha optato per una pellicola di finzione, capace comunque di risultare credibile e realistica. “Il professore cambia scuola” è un film d’inchiesta sullo stato della scuola nelle periferie parigine, le discusse e controverse banlieue, che usa come spunto narrativo il trasferimento del professor François Foucault (Podalydes) in questa realtà difficile. continua su

http://paroleacolori.com/il-professore-cambia-scuola-storia-francese-di-studenti-e-prof/

17) Le Nostre Battaglie

“Le nostre battaglie ” è un film di Guillaume Senez. Con Romain Duris, Laure Calamy, Laetitia Dosch, Lucie Debay, Basile Grunberger. Drammatico, 98′. Belgio, Francia 2018.

Sinossi:

Olivier lavora in fabbrica e sta considerando la possibilità di entrare nel sindacato. Ma il lavoro assorbe la maggior parte del suo tempo, e sulle spalle della moglie Laura ricade la responsabilità della vita familiare: portare a scuola i bambini, preparargli la cena, aiutarli con i compiti, metterli a dormire. Anche questo è un lavoro faticoso. Troppo faticoso forse per Laura, che lotta in segreto contro l’inizio di una depressione. La soluzione, per la donna, è una sola: scappare. Costretto a fare i conti con un quotidiano complicato dall’assenza di Laura, Olivier deve ristabilire priorità e necessità, lottando contro la rabbia nei confronti della madre dei suoi figli.

Recensione:

Quanto è difficile tenere insieme una famiglia? Quanto può essere logorante, emotivamente e fisicamente, per una donna accudire due figli piccoli e al contempo lavorare, sentendosi inadeguata e stanca di questa “routine materna”?

Nell’immaginario collettivo è la donna, nel duplice ruolo di moglie e madre, a dover essere il collante ultimo di una famiglia, capace di ricomporre crisi e risolvere problemi. E generalmente, nei film, è sempre la donna a dover assumere il ruolo di capofamiglia quando il marito/padre si da alla fuga di fronte alle responsabilità.

Ma tutto cambia, la società – e il cinema – evolvono e paradossalmente la crisi esistenziale colpisce democraticamente entrambi i genitori. Anche una donna può voler ricominciare, lasciarsi tutto alle spalle e “costringere” il partner a rivestire l’insolito ruolo di mammo.

“Le nostre battaglie” di Guillaume Senez affronta questo drammatico quanto sempre più frequente ribaltamento dei ruoli, attraverso la storia di Oliver (Duris) e Laura (Debay), genitori lavoratori, e dei loro due figli. La normalità viene turbata dall’improvvisa scomparsa della donna…

Questa scomparsa è solo lo spunto narrativo per mostrare come neanche il matrimonio e le responsabilità nei confronti dei figli bastino più, oggi, come deterrenti. Il genitore si sente soprattutto una persona, e sul dovere prevale molto spesso l’egoismo, o la sofferenza personale. continua su

http://paroleacolori.com/le-nostre-battaglie-quanto-e-difficile-oggi-essere-una-famiglia-unita/

16) Il Corriere

“Il Corriere” è un film del 2018 diretto da Clint Eastwood, scritto da Nick Schenk , con : Clint Eastwood, Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Peña, Dianne Wiest, Andy Garcia, Alison Eastwood, Taissa Farmiga, Ignacio Serricchio, Lobo Sebastian, Clifton Collins Jr., Manny Montana, Jill Flint, Robert Lasardo, Loren Dean

Sinossi:
Il Corriere – The Mule, il film diretto da Clint Eastwood, vede protagonista l’ottantenne Earl Stone (Eastwood).
Costretto a chiudere la sua attività imprenditoriale, Stone si ritrova solo e senza soldi. La sua unica possibilità di salvezza sembra legata a un lavoro che gli viene offerto, un lavoro per il quale è richiesta unicamente l’abilità di guidare una macchina.
Il compito sembra dei più semplice, ma, a sua insaputa, Earl è appena diventato il corriere della droga di un cartello messicano.
Earl è molto bravo nel suo nuovo lavoro, talmente bravo che il volume di carico che trasporta aumenta sempre più, tanto che alla fine gli viene dato un assistente (Ignacio Serricchio), che ha il compito di aiutarlo ma anche di controllarlo.
Questi non è però l’unico a tenere d’occhio Earl: anche l’efficiente agente anti-droga della DEA Colin Bates (Bradley Cooper) tiene al centro del suo radar questo misterioso e anziano nuovo “mulo” della droga.
E anche se i problemi economici di Earl appartengono ormai al passato, gli errori commessi affiorano, portandolo a chiedersi se riuscirà a porvi rimedio prima che venga acciuffato dalla legge o, peggio ancora, da qualcuno del cartello stesso.

Nel film Laurence Fishburne e Michael Peña interpretano altri due agenti della DEA, mentre Dianne Wiest, Alison Eastwood e Taissa Farmiga sono rispettivamente l’ex moglie di Earl, sua figlia e sua nipote.
Recensione:
“Il Lavoro nobilita l’uomo”
Un uomo che osa sprecare un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita.

(Charles Darwin)
Abbiamo voluto iniziare questa breve e ci auguriamo utile riflessione sul nuovo film del leggendario Clint Eastwood citando due saggi e celebri frase attribuite al naturalista inglese Charles Darwin , padre della teoria evoluzionistica delle specie, ritendendole sorprendentemente efficaci quanto illuminanti nel condensare l’essenza più profonda dell’ultima fatica diretta ed interpretata dal vecchio cineasta americano.
“Il Corriere” , ispirato ad una storia vera, va infatti inteso come una sorta di testamento /monito che il caro Clint ha deciso di lasciare alle nuove generazioni , decidendo di mettersi coraggiosamente in gioco come attore, dando così ancora maggiore forza, potenza e pathos emotivo al proprio messaggio.
Ogni uomo dovrebbe avere una scala di valori e priorità a cui rimanere fedele e coerente in ogni momento della propria vita.
Al primo posto di questa scala dovrebbe esserci sempre e comunque la famiglia e dopo il lavoro e mai il suo contrario.
Un errore imperdonabile commesso da Earl Stone, un bravissimo ed apprezzato vivaista quanto pessimo marito e padre, avendo dato sempre la priorità al lavoro ed agli eventi sociali piuttosto che alle ricorrenze ed appuntamenti familiari (financo mancare al matrimonio della figlia).
Così alla fine l’uomo è rimasto solo e senza un soldo dopo che la sua azienda è andata in bancarotta per “colpa” della diffusione d’internet.
Earl Stone abbandonato e rinnegato dall’ex moglie e figlia , può contare ancora sull’affetto dell’adorata nipote che ancora conserva un po’ di testarda fiducia nei confronti del vulcanico quanto impertinente nonno.
Per amore della nipote ed illudendosi di poter riscattare i propri fallimenti privati Earl accetta di diventare il corriere della droga del pericoloso cartello messicano, viaggiando in lungo e largo per gli Stati Uniti.
Earl Stone alias Tata si rivelerà ben presto il più fidato e redditizio corriere del cartello , ma attirandosi le inevitabili “attenzioni “ della polizia. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-74/?fbclid=IwAR0SBxAIqHrcL-YJsCj_sUZJn9hOA9ikeB9aIBPtJJgX8_2SwSbkn_x68mM

15) La misura dell’Uomo (Marco Malvadi)

“La Misura dell’uomo” è un romanzo scritto da Marco Malvadi e pubblicato nel novembre 2018 da Giunti Editore.

Sinossi:
Ottobre 1493. Firenze è ancora in lutto per la morte di Lorenzo il Magnifico. Le caravelle di Colombo hanno dischiuso gli orizzonti del Nuovo Mondo. Il sistema finanziario contemporaneo si sta consolidando grazie alla diffusione delle lettere di credito. E Milano è nel pieno del suo rinascimento sotto la guida di Ludovico il Moro. A chi si avventura nei cortili del Castello o lungo i Navigli capita di incontrare un uomo sulla quarantina, dalle lunghe vesti rosa, l’aria mite di chi è immerso nei propri pensieri. Vive nei locali attigui alla sua bottega con la madre e un giovinetto amatissimo ma dispettoso, non mangia carne, scrive al contrario e fatica a essere pagato da coloro cui offre i suoi servigi. È Leonardo da Vinci: la sua fama già supera le Alpi giungendo fino alla Francia di re Carlo VIII, che ha inviato a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto nella guerra contro gli Aragonesi ma affidando loro anche una missione segreta che riguarda proprio lui. Tutti, infatti, sanno che Leonardo ha un taccuino su cui scrive i suoi progetti più arditi – forse addirittura quello di un invincibile automa guerriero – e che conserva sotto la tunica, vicino al cuore. Ma anche il Moro, spazientito per il ritardo con cui procede il grandioso progetto di statua equestre che gli ha commissionato, ha bisogno di Leonardo: un uomo è stato trovato senza vita in una corte del Castello, sul corpo non appaiono segni di violenza, eppure la sua morte desta gravi sospetti… Bisogna allontanare le ombre della peste e della superstizione, in fretta: e Leonardo non è nelle condizioni di negare aiuto al suo Signore. A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, Marco Malvaldi gioca con la lingua, la scienza, la storia, il crimine e gli ridà vita tra le pagine immaginando la sua multiforme intelligenza alle prese con le fragilità e la grandezza dei destini umani. Un romanzo ricco di felicità inventiva, di sapere e perfino di ironia, un’indagine sull’uomo che più di ogni altro ha investigato ogni campo della creatività, un viaggio alla scoperta di qual è – oggi come allora – la misura di ognuno di noi.

Recensione:
Se oggi l’opinione pubblica dovesse stilare una sorta di classifica sui veri responsabili delle drammatiche crisi economiche e turbolenze finanziare che ciclicamente si abbattono sul nostro Paese, depauperando i nostri risparmi e compromettendo il futuro dei giovani, è quasi certo il sistema bancario con i fraudolenti ed avidi banchieri sarebbero in lizza per il primo posto.
Da sempre la solidità del sistema creditizio si fonda sulla fiducia dei risparmiatori / clienti nell’ affidare i propri soldi agli istituti bancari, avendo i secondi la certezza che gli saranno garantiti in qualsiasi momento e magari aumentati tramite oculati investimenti da parte dei primi.
Ma se questa fiducia viene meno? Se i clienti /investitori dovessero ritenere insolvente la banca? Se le richieste di credito fossero negate o drasticamente ridimensionate?
Sarebbe ovviamente il caos finanziario, scatenando una psicosi collettiva e trascinando l’intero sistema bancario e poi l’intero Paese alla rovina.
La storia ci dimostra chiaramente come situazioni del genere si siano ripetute diverse volte, aprendo la strada a tragici cambiamenti politici e sociali.
Ed ancora più evidente come queste crisi finanziarie siano state spesso “preparate e decise” a tavolino da uno o più spregiudicati gruppi finanziari capaci di condizionare l’economia di un Paese e dettarne l’agenda politica.
Marco Malvadi si cimenta in questa scottante e complessa tematica firmando un originale e complessivamente riuscito thriller storico con sfumature da spy story avendo come protagonista il geniale Leonardo da Vinci.
“La misura dell’uomo” è un ironico e pungente affresco della Milano di fine 400 in cui emergono da una parte la carismatica e scaltra figura di Ludovico il Moro, rivelandosi persona dotata di un gran fiuto politico, necessario pragmatismo e subdolo cinismo nel manipolare le persone ed influenzare ogni situazione a proprio vantaggio.
Dall’altra il lettore osserva coinvolto e divertito le dinamiche ed intrighi di corte dove non mancano tradimenti, complotti, cene ed infine un efferato quanto misterioso omicidio.
In questo quadro cosi variopinto quanto oscuro spicca l’intelligenza, l’umiltà e coerenza umana ed artistica di Leonardo da Vinci.
Quest’ultimo costretto da Ludovico il Moro a divenire anche investigatore per risolvere il caso d’omicidio di un suo ex allievo e soprattutto evitare il caos creditizio a Milano a causa di false lettere di credito.
“La misura dell’uomo” si rivela inoltre un garbato quanto graffiante atto d’accusa nei riguardi di una parte degli uomini di Chiesa più impegnati nel difendere ed aumentare ai propri interessi piuttosto che “accrescere” l’amore di Dio nei fedeli.
“La misura dell’uomo” può considerarsi da parte di Malvadi una scommessa pienamente sul piano narrativo e creativo confermando nuovamente il proprio talento oltre che a dare prova di fine studioso del nostro passato.

14) Tramonto

“Tramonto ” è un film di László Nemes. Con Vlad Ivanov, Susanne Wuest, Björn Freiberg, Levente Molnár, Urs Rechn. Drammatico, 142’. Ungheria, Francia 2018

Sinossi:

Budapest, 1913. L’Europa austroungarica è all’apice del progresso e dello sviluppo tecnologico. La giovane Irisz Leiter, tornata nella capitale ungherese dopo gli anni spesi a Trieste a studiare come modista, vorrebbe lavorare nella leggendaria cappelleria dei suoi defunti genitori. Ha il nome e le abilità per farlo, ma il nuovo proprietario, il signor Brill, la respinge. Sono attesi ospiti reali e non vuole problemi. Irisz, però, non se ne va, specie dopo aver scoperto l’esistenza di un fratello, Kálmán, che vive nascosto per essere stato protagonista di un oscuro delitto. La ricerca di Kálmán la conduce nel cuore di tenebra di una civiltà sull’orlo della propria rovina.

Recensione

Chi è stato davvero a ideare, sceneggiare e dirigere il film “Tramonto”, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2018? Non può trattarsi dello stesso László Nemes che due anni fa, con “Il figlio di Saul”, ha conquistato e commosso il pubblico e la critica!

“Tramonto” è un estenuante, noioso e ripetitivo cane che si morde la coda. Lo spettatore, dopo aver resistito alla tentazione di scappare dalla sala dopo la prima, inutile presentazione della protagonista e degli altri personaggi, rimane intrappolato in un loop intimistico ed essenziale da cui non c’è verso di uscire.

L’idea, lo si capisce tra le righe, e leggendo la sinossi, sarebbe stata quella di condividere i sentimenti che si alternano nel cuore della giovane Irisz Leiter – angoscia, malinconia, amore, sofferenza –, tornata nella Budapest di inizio Novecento dopo aver studiato come modista a Trieste.

In effetto un’emozione lo spettatore la prova anche, lo stordimento. Per poi concludere che Nemes deve avere un gemello cattivo e artisticamente sadico, che ha deciso di punire il pubblico di Venezia e danneggiare la carriera del fratello. continua su

http://paroleacolori.com/tramonto-un-mistery-elegante-ma-con-diverse-ambiguita-irrisolte/