160) Il primo giorno della mia vita (Paolo Genovese)


“Il primo giorno della mia vita” è un romanzo scritto da Paolo Genovese, pubblicato nel maggio 2018 da Einaudi Editore.

Sinossi:
Emily, ex ginnasta olimpica, Aretha, poliziotta dal carattere forte, e Daniel, piccolo divo della pubblicità, hanno ognuno un motivo preciso per essere disperati. Napoleon, un professionista di successo, no; eppure, fra tutti, è il più determinato a farla finita. Un attimo prima che compiano il gesto irreparabile uno sconosciuto li persuade a stringere un patto: mostrerà loro cosa accadrà quando non ci saranno più, cosa lasciano, cosa si perdono, quale sarà la reazione di amici e parenti. Per una settimana i quattro avranno il privilegio di osservare sé stessi dal di fuori e l’occasione di riscoprire ciò che di più prezioso hanno dentro; affronteranno avventure ai confini della realtà, diventeranno un gruppo unito e vedranno realizzati desideri cui ormai avevano rinunciato, dopodiché saranno riportati indietro. A quel punto dovranno prendere una decisione. E per qualcuno l’ultimo giorno della vita potrebbe trasformarsi nel primo di una vita nuova.
Recensione:
“Tutti mentono “ci ha insegnato il geniale quanto corrosivo Dr. House.
Chi vi dice di non aver pensato, almeno una volta nella vita, alla proprio morte ed in un momento di sconforto personale anche al suicidio: mente due volte, senza alcun dubbio.
La morte è un argomento delicato, terribile quanto affascinante e complesso.
Chi possiede il dono della fede vede nella morte il necessario passaggio per poter ambire alla vita eterna.
Chi invece per scelta, moda, indolenza, cinismo non crede a niente e nessuno, si limita a vivere una vita evitando d’affrontare il minor numero di rotture di coglioni di decimo livello, si  rivela  discepolo oltre che fan del vice questore Rocco Schiavone.
Esiste, purtroppo, anche una terza categoria fortemente legata alla tematica, tragicamente e quotidianamente in crescita: tutte quelle persone colpite dal demone più feroce e subdolo esistente: il mal di vivere alias depressione capace d’infettare qualsiasi anima.
La depressione non dà alcun preavviso, avvinghia la propria preda e raramente l’abbandona fino a quando non ha portato termine il compito: distruggerla fisicamente e spiritualmente.
Vincere la guerra contro il mal di vivere è veramente un atto eroico più di qualsiasi impresa vista ed applaudita al cinema con i film targati Marvel.
Chi decide di suicidarsi, non è un vigliacco come molti dicono e scrivono con estrema facilità, ma bensì un soldato stanco di una guerra lunga, sfibrante e soprattutto combattuta in solitaria.
La depressione e il suicidio sono diventati spesso fonte di ispirazione narrativa ed artistica per scrittori, registi uniti nel folle ed ambizioso tentativo d’indagare l’animo umano e capirne i lati più intimi e profondi.
Paolo Genovese oltre ad essere entrambi è anche un uomo curioso, sensibile ed attento agli usi e costumi della nostra società. Ergo non poteva non esimersi dall’affrontare questa sfida , al momento, in campo  letterario.
“Il primo giorno della mia vita”, magari, non è il romanzo più originale, innovativo, dirompente esistente in letteratura su questa tematica,  nonostante  ciò contiene spunti e passaggi narrativi sicuramente intensi, profondi e non scontati per il lettore.
“Il primo giorno della vita” è un romanzo “cinematografico”, nel senso più positivo del termine, poiché lo stile semplice, diretto quanto avvolgente di Genovese permette al lettore d’ immaginare ,fin dalla prima pagina, i luoghi, personaggi e situazioni inseriti nell’intreccio.
Il lettore entra subito in empatia con i protagonisti della storia condividendone i dolori, dubbi e contrastanti emozioni.
“Il primo giorno della mia vita” rivela come “il mal di vivere” possa colpire chiunque, non risparmiando neanche un indifeso e dolce bambino, non ascoltato ed “amato “in modo egoistico dai propri genitori.
Genovese si chiede e ci chiede quale sarebbe la nostra reazione di fronte alla possibilità d’ assistere al proprio funerale e osservare ed ascoltare le reazioni dei nostri cari ed amici.
Da tale esperienza potremmo ricavare qualche insegnamento ? Saremmo disposti a cambiare qualcosa nella nostra esistenza?

Chi ha compiuto il gesto estremo, potendo usufruire di tale dono per 7 giorni, tornerebbe poi sui propri passi ?
“Il primo giorno della mia vita” evita, fortunatamente, una deriva narrativa ed emozionale totalmente prevedibile e melensa riguardo la scelta finale compiuta dai cinque protagonisti, lasciando al lettore l’ inevitabile quanto necessaria dose di cinismo e delusione.
La vita è un dono d’apprezzare e godere, nonostante le avversità, ogni giorno come fosse il primo.
Allo stesso tempo chi decide altrimenti , non va il nostro stolto biasimo , quanto semmai la sincera preghiera   affinchè  la sua  anima sia finalmente libera e serena.

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