120) L’Università del crimine (Petros Markaris)

“L’Università del crimine” è un romanzo scritto da Petros Markaris e pubblicato da “La Nave di Teseo” nell’Aprile 2018.

Sinossi:
Una notizia improvvisa scuote il commissariato di Kostas Charitos: il direttore Ghikas va in pensione e lascia proprio a Charitos il comando temporaneo della Centrale di polizia di Atene. Ma il commissario più famoso di Grecia non ha tempo di festeggiare la promozione. Viene infatti ucciso il ministro per le Riforme: nella rivendicazione si legge che il politico, già stimato professore universitario, è stato ucciso perché ha tradito la sua missione di docente per fare carriera politica, venendo così meno ai suoi doveri verso gli studenti. L’aria in città è tesa, ma Charitos e l’amata moglie Adriana assaporano una nuova felicità perché la figlia Caterina li renderà presto nonni, così si rilassano frequentando tre nuove amiche dalla simpatia irresistibile, conosciute durante una vacanza in Epiro. Qualche giorno dopo viene ucciso con un’iniezione letale un altro ministro, ex docente anch’egli. Quando spunta il cadavere di un terzo professore, la situazione sembra andare fuori controllo: il governo chiede un’immediata svolta alle indagini che, tuttavia, continuano a brancolare nel buio. Kostas Charitos deve abituarsi in fretta alle responsabilità del suo nuovo ruolo per venire a capo di un intrigo tra politica e università che lo vede coinvolto in prima persona, un gioco pericoloso in cui nulla è come appare.
Recensione:
Il sapere, la conoscenza, lo studio sono gli strumenti a disposizione dell’uomo per diventare una persona migliore.
Una società istruita, colta e consapevole sarà certamente una società meno conflittuale, egoistica ed avida di potere.
Sono concetti e principi, sulla carta, assolutamente condivisibili, ma non pronunciateli, a voce alta e soprattutto alla presenza dello scrittore Petros Markaris. Quest’ultimo potrebbe avere una reazione molto brusca e poco intellettuale.
La nuova indagine del commissario Kostas Charistos infatti non è altro che un saggio critico e spietato del sistema universitario greco, sotto le mentite spoglie, di un anomalo thriller.
Charistos si ritrova a dover indagare sugli omicidi di tre illustri professori universitari “rei”, secondo i misteriosi quanto colti assassini, d’aver tradito la nobile causa universitaria in favore della corrotta politica.
Tre Professori accusati d’ “Alto Tradimento” culturale, giustiziati utilizzando le loro debolezze umane ed intime.
Gli assassini agiscono nella “folle” convinzione di dare un messaggio chiaro e forte: L’Università non è un porto di mare né un albergo in cui andare e tornare, a seconda degli interessi e convenienze.
Petros Markaris punta il dito contro il malcostume dei professori greci di farsi sedurre dalla politica abbandonando i propri studenti e soprattutto l’Università, sempre più povera e decadente, sotto ogni punto di vista
Il lettore italiano leggendo questo romanzo non potrà non sorridere amaro, assistendo alle convulse ore per la controversa nascita di governo guidato prof Conte e sui presunti diktat sul nome del professore Savona come possibile ministro dell’Economia.
“L’Università del Crimine” è un saggio divenuto thriller nel voler conferire maggiore forza, pathos e teatralità all’impianto accusatorio costruito da Markaris nei confronti dell’élite universitaria.
Markaris non perdona il tradimento culturale ed etico compiuto da numerosi studiosi e professori, attratti fatalmente dalla Politica nelle vesti di una novella Circe.
Un passaggio del colloquio tra il commissario Charistos e Seferoglou, vecchio professore universitario greco in pensione, rivela ed evidenzia più d’altri la vera e profonda essenza drammaturgica e sociologica del romanzo ideato e poi messo in scena in modo acuto e magistrale da Markaris.
“…Forse lei mi può spiegare quel che sto cercando di capire e che nessuno, fino a questo momento, è riuscito spiegarmi. Com’è possibile che un uomo che ha passato tutta la vita all’università, tra lezioni e lavoro intellettuale, abbandoni studenti e colleghi, cancelli tutto per l’ambizione di diventare ministro?…
.. Ai giorni nostri non esistono più gli studiosi. Ci sono rimasti gli intellettuali”
“E che differenza c’è?”
Gli studiosi sono uomini e donne che vivono nelle biblioteche, studiano e producono lavoro scientifico. Gli intellettuali sono specialisti in generalizzazioni e, soprattutto sono convinti di possedere un sapere esteso a tutto lo scibile umano.
Gli studiosi hanno conoscenze; gli intellettuali hanno opinioni che amano esprimere in ogni occasione…Non ci sono più studiosi, così come non ci sono più professori d’università…
…Esistono universitari, come esistono commercialisti, bancari, poliziotti come lei…I professori d’università sono stati assimilati agli universitari in generale, come gli studiosi agli intellettuali. Il cerchio si è chiuso”

Le amare e lucide parole dell’immaginario professore rappresentano la delusione e soprattutto il pessimismo dell’autore sul futuro Grecia e soprattutto dell’inadeguatezza di chi aspira a diventarne classe dirigente.
Una rabbiosa rassegnazione diffusa e comune, purtroppo. anche tra gli altri cittadini europei.

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