140) Quello che so di Lei

Il biglietto d’acquistare per “Quello che so di lei” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

Un film di Martin Provost. Con Catherine Deneuve, Catherine Frot, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot, Pauline Etienne, Marie Gili-Pierre. Drammatico, 117′. Francia, 2017

Si dice che non possa esistere un vero e sincero rapporto d’amicizia tra due donne, che qualche motivo di rivalità le dividerà sempre.

Claire (Frot) è un’ostetrica molto dotata, con un vero talento naturale nell’aiutare i bambini a venire al mondo. La sua è una missione, più che un lavoro.

I suoi modi delicati, il suo senso etico e di responsabilità risultano però poco compatibili con i cambiamenti a cui sta andando incontro la sua professione, tanto che la donna è tentata di rifiutare un’allettante offerta di lavoro in una struttura ospedaliera all’avanguardia

Un giorno riceve una strana telefonata, e una voce riemerge dal passato. Si tratta di Béatrice (Deneuve), la stravagante e frivola amante del suo compianto padre, che ha notizie importanti da darle e vuole rivederla, trent’anni dopo essere scomparsa nel nulla all’improvviso.

Le due sono agli antipodi: Claire è coscienziosa e salutista, Béatrice è uno spirito libero, che ama godersi la vita. E ciò nonostante, superata l’iniziale diffidenza, impareranno ad accettarsi e costruiranno un legame amicale sincero e profondo.

Martin Provost ha scritto una sceneggiatura semplice, lineare, magari persino un po’ povera sul piano drammaturgico, ma che risulta comunque intensa e coinvolgente.

È la storia di un’amicizia sbocciata tardi tra due persone dal carattere e dallo stile di vita opposti, unite solo dal ricordo e dall’amore per un uomo. Ma come spesso accade, l’affetto e la simpatia non hanno bisogno di tempo per attecchire tra due individui. continua su

http://paroleacolori.com/quello-che-so-di-lei-una-storia-amicizia-al-femminile/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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139) La mia vita non proprio perfetta (Sophie Kinsella)

“La mia vita non proprio perfetta” è un romanzo di Sophie Kinsella, pubblicato in Italia a febbraio 2017 da Mondadori Editore.

“Essere o non essere?” è questo il dilemma si chiedeva angosciato e preoccupato il principe Amleto, dovendo scegliere quale destino abbracciare.
Chissà che cosa direbbe oggi il principe di Danimarca, se avesse un account Instagram, magari “Postare o non Postare?” Apparire o non Apparire”.
Eh già, siamo diventati tutti amletici con la nascita dei social network, c’è chi ne ha fatto una professione lucrosa far diventare il proprio profilo, una vetrina di pubblicità, di comunicazione oltre che di conclamata e discutibile forma di narcisismo live.
Conta più mettere una foto su Instagram per mostrare la propria partecipazione più o meno mondano, che il tuo vero e reale valore.
È ormai Instagram a stabilire il parametro se la tua vita sia perfetta e soprattutto in quale misura.
Sophie Kinsella ha deciso con il suo nuovo romanzo, pur usando il suo tradizionale, piacevole e garbato stile di narrazione, di raccontare quanto possa essere effimero e vuota un’esistenza di una persona, se è valutata dal numero di commenti e follower che ottenga sui propri profili social.
Conosciamo così Katie Brenner, protagonista della nostra storia, una simpatica e solare ragazza di campagna di ventisei anni, il cui sogno è diventare una londinese con la L maiuscola. Adora la vita della grande metropoli scintillante, ma il punto è che non se la può permettere. Come tante persone della sua età fa fatica ad arrivare alla fine del mese, anzi della settimana, tra stage mal pagati e lavori a termine è sempre a corto di soldi, vive in uno spazio minuscolo in coabitazione con altri ragazzi con cui non va esattamente d’accordo, si veste solo con abiti presi al mercato, mangia come un uccellino, ma nonostante tutto ciò resiste. Katie fa credere a tutti di avere una vita fantastica postando su Instagram foto patinate e modaiole, ma la verità è tristemente un’altra. Al punto che in ufficio si fa chiamare Cat, perché fa più londinese chic.
Cat vorrebbe essere come Demeter, la sua responsabile nella famosa agenzia di marketing in cui ora lavora, una quarantenne realizzata nella professione e nella vita, piena di glamour, sicura di sé e molto egocentrica.
Cat sogna d’avere l’opportunità di dimostrare il proprio valore al suo capo, ma i suoi sogni lavorativi sono infranti, quando è brutalmente licenziata dalla stessa Demeter. Costringendola, per motivi economici, a ritornare dal padre e dalla sua compagna nel Somerset, anche con il cuore a pezzi, dopo essersi illusa di poter iniziare una storia romantica con il fascinoso e creativo Alex Astalis, nonché figlio di Aaron, proprietario dell’agenzia in cui ha lavorato fino a poco fa.
Cat è costretta a tornare ad essere Katie, e non volendo far preoccupare suo padre, gli racconta d’essere in un “periodo sabbatico” piuttosto che disoccupata e disperata.
Katie così accetta d’ “aiutare” il padre nella trasformazione della fattoria di famiglia, in un elegante e ricercato agriturismo, diventato in breve tempo, popolare e richiesto dai clienti più facoltosi, tra cui pure da Demeter in vacanza con la propria famiglia, in apparenza, bella e perfetta.
Per Katie si rivela il modo per vendicarsi dell’ingiusto licenziamento, sottoponendo Demeter a una serie d’umilianti prove spacciandole per raffinate e uniche attrazioni dell’agriturismo.
Ma si sa la vendetta per quanto bella e desiderata, non rende davvero felice.
Katie osservando e conoscendo meglio Demeter, si rende conto quanto dietro l’immagine della manager egocentrica e vanesia, si nasconda una donna fragile, una madre imperfetta e una moglie con un matrimonio a un passo dalla crisi. Trovando con il suo ex capo molte affinità emotive e personali, al punto da far nascere un’amicizia inaspettata e solidale quando Demeter, a causa di un complotto misterioso, è a rischio licenziamento.
“La mia vita non propria perfetta” è un romanzo che avrebbe avuto le potenzialità per essere un testo più incisivo e graffiante di quanto si sia poi rivelato nella lettura.
Sophie Kinsella, forse per timore di deludere il proprio zoccolo duro di lettrici, non affonda i colpi, come ci saremmo augurati, finendo per costruire una commedia a metà strada tra il romance e critica sul mondo dell’apparenza, senza essere però coinvolgente e convincente in nessuno dei due aspetti.
La parte romance caratterizzata dalla storia d’amore tra Katie ed Alex risulta forzata, prevedibile, scialba e senza alcun pathos emotivo.
Siamo amareggiati, in quanto fan da sempre della scrittrice inglese, dover scrivere che questa ultima fatica letteraria rappresenta uno dei suoi lavori meno riusciti e convincenti sotto ogni punta di vista.
Cara Sophie, tu rimani per noi un’autrice da leggere ed ammirare, ma stavolta non sei neanche lontana da una misera sufficienza. Rinviata a settembre.

138) Baywatch

Il biglietto da acquistare per “Baywatch” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Seth Gordon. Con Dwayne Johnson, Zac Efron, Alexandra Daddario, Priyanka Chopra, Hannibal Buress. Commedia, 116. USA, 2017

Avviso ai teledipendenti che non hanno perso una puntata del telefilm “Baywatch”, sognando magari di essere salvati da Pamela Anderson e compagni bagnini: evitate questa versione cinematografica, se quello che cercate è un revival del passato. Rischiate solo di affogare nella delusione.

Sì perché il film di Seth Gordon avrà anche l’ardire di riproporne il titolo, ma con l’acclamata serie non ha davvero nulla a cui spartire. Semmai è la sua triste e a tratti imbarazzante parodia.

La pellicola, dove David Hasselhoff e Pamela Anderson appaiono in due brevi ma applauditissimi cammei, ripropone corse al ralenti sulla spiaggia, salvagenti rossi e salvataggi a cavallo di moto d’acqua.

Il caposquadra Mitch Buchannon (Johnson) addestra le giovani reclute, tra cui il nuotatore olimpionico, caduto in disgrazia e vanesio, Matt Brody (Efron) e la razionale Summer Quinn (Daddario).

Buchannon trascina gli aspiranti bagnini in una lunga serie di folli indagini, che alla fine portano a Victoria Leeds (Chopra), proprietaria dell’esclusivo Huntley Club, sospettata di usare la sua attività come copertura per traffici di droga e omicidi. Tra gag e omaggi alla serie originale, i Baywatch si preparano al salvataggio più impegnativo della loro carriera.

Sebbene la sinossi e soprattutto i demenziali trailer rilasciati nel mese di maggio facessero presagire a che cosa saremmo andati incontro, la visione dell’intera pellicola supera ogni più terrea previsione.

Dispiace davvero che i produttori abbiano voluto infangare il ricordo e l’immagine di un programma televisivo che, sebbene non avesse mai avuto grandi pretese autoriali, aveva comunque costruito negli anni una sua identità e dignità. continua su

http://paroleacolori.com/baywatch-un-film-avvilente-a-malapena-parodia-della-serie-originale/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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137) Non Uccidere -2 Stagione

“Non Uccidere” è una serie ideata da Claudio Corbucci. Con Miriam Leone, Matteo Martari, Thomas Trabacchi,. Crime, drammatico. 2015-in produzione. 2° stagione

L’estate è alle porte, ma quest’anno Mamma Rai, seguendo un trend già adottato dai grandi network internazionali, ha deciso di non abbandonare i teledipendenti, lasciandoli in febbrile attesa di settembre e delle nuove serie.

Dal 12 giugno andrà in onda la prima parte – la seconda, quella sì, la vedremo in autunno – di “Non uccidere” con Miriam Leone nel ruolo dell’ispettore Valeria Ferro.

Dodici storie, tutte ispirate a fatti di cronaca nera realmente accaduti, per sei serate su Rai 2. Per chi invece non volesse aspettare, dal 1 giugno tutti gli episodi sono disponibili su RaiPlay, in anticipo rispetto alla messa in onda.

È la prima volta nella storia del servizio pubblico italiano che una serie viene resa disponibile in modalità non lineare, a testimonianza dell’impegno che la Rai sta profondendo per raggiungere un pubblico sempre più ampio e trasversale.

Lo ha sottolineato anche Tinni Andreatta, direttrice di Rai Fiction, in conferenza stampa. “È una vera sfida, che abbiamo deciso di raccogliere per confrontarci con gli altri network europei. Il pubblico ha sviluppato modalità di consumo diverse da quelle dell’appuntamento fisso in TV, e noi vogliamo dargli modi e forme diverse per godersi la fiction”.

Una produzione di oltre sette mesi, a Torino, per la realizzazione di 24 episodi. Un cast di livello guidato da Miriam Leone e guest star italiane e internazionali, come Stella Egitto, Luis Gnecco (Neruda), Angela Molina.

Sul versante narrativo e contenutistico, che cosa dobbiamo aspettarci dalla seconda stagione di “Non uccidere”?

Dopo aver visto la prima puntata, il vostro cronista ha potuto constatare – nonostante la smentita sia dell’ideatore Claudio Corbucci che di Miriam Leone – che l’atmosfera cupa, malinconica e angosciante che aveva contribuito a distinguere la serie dalle altre appare smorzata. Probabilmente questo è dovuto al fatto che parte dei demoni che affollavano l’anima di Valeria Ferro (Leone) sono stati sconfitti. continua su

http://paroleacolori.com/non-uccidere-miriam-leone-e-ancora-lispettore-valeria-ferro-anche-streaming/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano : Essere Melvin

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136) Una Vita

Il biglietto d’acquistare per “Una vita” è: Neanche Regalato (Con Riserva)
“Una vita” è un film del 2016 diretto da Stéphane Brizé, scritto da Stéphane Brizé, Florence Vignon, con : Judith Chemla, Jean-Pierre Darroussin, Swann Arlaud, Yolande Moreau, Olivier Perrier, Clotilde Hesme, Alain Beigel, Finnegan Oldfield.
“Une vie” di Stephane Brizè è stato presentato nella sezione ufficiale all’ultima edizione della Mostra cinematografica di Venezia, ma dal sottoscritto completamente ignorato durante la mia permanenza al Festival.
E dopo averlo recuperato oggi nell’anteprima stampa, comprendo il perché di questa dimenticanza festivaliera.
Mi ero già imbattuto nella filmografia di Brizè, quando un anno fa da spettatore pagante ho dovuto subire la visione della sua “La Legge del Mercato” con protagonista Vincent London, vincitore della Palma d’Oro come migliore attore a Cannes 2015.
Una proiezione che ben presto si tramutò per il pubblico esasperato e annoiato in una fuga disperata dalla sala
Spero ovviamente di sbagliarmi, non volendo fare il “gufo” nei confronti della distribuzione italiana Academy Two, ma ho il timore che “Une Vie” possa scatenare la medesima reazione in quei spettatori che decideranno di dare nuovamente fiducia a Stephane Brizè, magari rassicurati dal fatto che il film abbia ottenuto il prestigioso premio “Fipresci” dalla stampa internazionale a Venezia.
Tratto dal primo romanzo di Guy de Maupassant, Una vita, Une Vie segue le vicende di una giovane aristocratica di nome Jeanne, nell’intero arco della sua esistenza. Appena uscita da un collegio religioso della Normandia nel 1819, Jeanne (Judith Chemla) riempie le sue giornate di sogni adolescenziali e innocue fantasie sul futuro, alimentando un’indole di per sé infantile e una visione del mondo pura e innocente. Più tardi, anche quello sbocciato come fragile amore platonico per l’affascinante Julien de Lamare (Swann Arlaud), visconte locale e abbiente proprietario terriero, si trasforma in una concreta promessa di matrimonio. Ma l’infedeltà incallita dell’uomo, e i modi gretti e meschini che rivolge alla moglie, condannano Jeanne a una realtà di miseria e infelicità, lontana dalle aspettative maturate durante la giovinezza normanna e con l’unica consolazione della compagnia del cagionevole figlio Paul a lenire la sofferenza delle giornate. Il rampollo di casa Lamare cresce circondato dalle attenzioni della madre finché, conosciuta l’indipendenza del collegio, si lascia corrompere anche lui come il padre dalle tentazioni di una vita dissoluta, segnata da debiti di gioco e amori occasionali. Più interessato al denaro che ai rapporti affettivi, è l’ennesima delusione in una vita funestata dal dolore. Eppure, il temperamento spensierato di un tempo sembra essere ancora sepolto sotto la fredda disillusione degli anni, pronto a venir fuori al minimo accenno di gioia.
Lo spettatore assiste all’infelice esistenza di Jeanne, scandita da continue delusioni e tradimenti, nonostante la donna prima al marito e poi al figlio, doni tutta sé stessa, dal punto di visto emotivo, affettivo e infine economico fino a ridursi in estrema povertà. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-una-vita/