150) Parigi può attendere

Il biglietto d’acquistare per “Parigi può attendere” è: Di pomeriggio (Con riserva)

“Parigi può attendere” è un film del 2016 scritto e diretto e prodotto da Eleanor Coppola, con: Diane Lane, Alec Baldwin, Arnaud Viard.

Le avventure più belle, memorabili e sensazionali capaci di trasmetterti emozioni e sensazioni uniche nella vita, molto spesso si verificano in modo causale ed imprevisto.
Dopo vent’anni di matrimonio anche la donna più innamorata e fedele al proprio marito, può correre “il rischio” di essere tentata da un tradimento non fisico, ma dell’anima e della mente, se il tentatore ha le sembianze di un uomo fascinoso e galante.
Eleanor Coppola, al suo esordio come sceneggiatrice regista di una pellicola di finzione, attinge in parte alla sua vicenda personale nel realizzare la sua garbata, elegante e leggera commedia romantica “Parigi può attendere”.
Infatti la protagonista della nostra storia è Anne Lockwood (Diane Lane), moglie da più di vent’anni di Michael (Baldwin), importante produttore cinematografico, dedito più al lavoro piuttosto che dare la giusta attenzione ed affetto alla moglie.
La coppia si trova a Cannes durante il festival, e mentre Anne è speranzosa di poter trascorrere qualche giorno di vacanza con il marito, il secondo è impegnato animo e corpo nelle difficoltà e problematiche di una produzione, decidendo per entrambi di partire improvvisamente in aereo per Budapest.
Sfortunatamente Anne lamenta un fastidioso dolore alle orecchie che le impedisce di prendere l’aereo, a quel punto Jacquet Clement(Viard), istrionico socio in affari di Michael, le offre un passaggio sulla sua auto sportiva per arrivare a Parigi.
Quello che avrebbe dovuto essere un viaggio semplice e diretto verso la capitale francese, si tramuta ben presto in un road movie caratterizzato da soste più o meno subite da Anne, in meravigliosi ristoranti francesi e in paesini della Francia, avendo come Jacquet nel duplice ruolo di anfitrione e mentore della cucina francese e di seduttore cortese e buon ascoltatore dei problemi matrimoniali e ricordi dolorosi appartenenti al passato della protagonista.
“Parigi può attendere” è infatti da una parte l’omaggio di Eleanor Coppola alla bontà e prelibatezza culinaria della cucina francese e alla bellezza dei suoi paesaggi attraverso gli occhi di una donna americana di mezz’età, bella, colta e dall’altra parte è anche il simbolico viaggio di una donna che sentendosi trascurata dal proprio marito , si ritrova, senza alcuna complicazione sessuale, ad essere piacevolmente coccolata e forse corteggiata da un uomo, che vede in lei ancora una donna piacente piuttosto che una moglie o una madre di una figlia diciottenne appena partita per il college. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

149) Emma in Love (Lidia Ottelli)

“Emma in Love” è un romanzo scritto da Lidia Ottelli, pubblicato nel marzo 2017 da Newton Compton Editori.

“Emma in love” è il terzo romanzo di Lidia Ottelli ed è stato, per il sottoscritto, la terza possibilità d’apprezzare lo stile frizzante, ironico e coinvolgente dell’autrice, blogger nonché amica bresciana.
Lidia Ottelli, nel giro di pochi anni, ha saputo conquistarsi con merito, determinazione e talento un suo spazio di successo tra le scrittrici italiane.
Probabilmente la mia recensione non aggiungerà molto alle già numerose, curate ed entusiaste critiche dei blogger e siti letterari (al momento in cui sto scrivendo questo post su Amazon, “Emma in love” conta ben 42 recensioni!), ma forse un parere maschile potrà spingere qualche altro lettore pigro a dare una chance e fiducia al talento e creatività di Lidia.

“Emma in love” inutile girarci intorno è un romanzo ideato, pensato e scritto per lo più per il pubblico femminile.
Fin dalle prime pagine, un lettore maschio, ha la sensazione d’essere entrato dentro una storia in cui emergono, in modo forte e chiaro, la sensibilità, anima, e soprattutto l’elemento autobiografico di Lidia, come lei stessa scrive nei ringraziamenti.
Emma è una giovane donna di 27 anni alla disperata ricerca di un lavoro, di qualche certezza per il proprio futuro e soprattutto sogna un uomo che le faccia battere il cuore e allo stesso tempo sia bravo a letto.
Già Lidia, come nei suoi precedenti romanzi, non ha timore di essere “politicamente scorretta” ma assolutamente sincera e diretta nel descrivere donne forti, coraggiose, buffe, ma che amano il sesso e non disdegnano anche solo una notte di passione.
Emma Grimaldi non è una donna ingenua, fragile, verginale come Anastacia Steel, anzi è la sua nemesi: mangia schifezze, si ubriaca quando va per locali con le sue pazze e simpatiche amiche e non cerca il principe azzurro, ma un uomo che sappia soddisfarla sessualmente.
Attenzione, “Emma in love” racconta tutto questo senza mai cadere in toni e linguaggi volgari ed eccessivi.
Lidia infatti costruisce una commedia garbata, divertente e godibile, catturando l’attenzione del lettore, curioso di conoscere come Emma sarà capace di districarsi tra l’attrazione per il fascinoso capo Romeo, di cui è diventata segretaria in prova per un mese, e i sentimenti impetuosi e inattesi che lo stanno legando al passionale Andrea, dopo una notte di passione, di cui la protagonista, post sbornia, non ricorda più nulla.
Peccato per Emma, che Andrea si riveli essere il figlio di Romeo, dando vita a una serie di equivoci prima, per poi virare, a sorpresa, in un quasi dramma della gelosia degna delle migliori storie d’amore.

Lidia attinge molto al suo bagaglio di fan di serie televisive per designare i personaggi e l’intreccio della storia.
Non possiamo non notare ad esempio come l’incontro tra Emma ed Andrea somigli molto al primo focoso e decisivo incontro tra Meredith e Derek al bar durante il 1 episodio dell’acclamata serie Grey Anatomy.
Le uscite notturne di Emma e delle sue amiche rievocano parecchio lo spirito delle ragazze dell’altra serie cult Sex and the City.
Sono tante e numerose le citazioni che il lettore troverà nelle pagine del romanzo, sapientemente e abilmente rimodulate da Lidia in un ambiente italiano.
“Emma in love” è il perfetto romanzo estivo da leggere sotto l’ombrellone in poche ore, mettendoti di buon umore.
Il lettore maschio leggendo “Emma in Love” avrà modo di capire qualcosa in più della donna d’oggi e forse scoprire qualche mossa in più conquistarla sul piano fisico oltre che emotivo.

148) Sognare è vivere

Il biglietto da acquistare per “Sognare è vivere” è:
Neanche regalato. Omaggio (con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Sognare è vivere ” è un film di Natalie Portman. Con Natalie Portman, Gilad Kahana, Amir Tessler, Ohad Knoller, Makram Khoury, Shira Haas, Tomer Kapon. Biografico, 95′. USA 2015
Basato sul romanzo di Amos Oz “Una storia di amore e di tenebra”

Natalie Portman si ama e non si discute.

Faccio mio il dogma dei tifosi romanisti per anticiparvi come, questa recensione, sia influenzata dal mio amore per l’attrice americana, amore che mi ha portato anche in passato a trovare nelle sue interpretazioni sempre qualcosa da salvare.

“Sognare è vivere” è stato presentato come evento speciale al Festival di Cannes 2015 e solamente adesso, a distanza di due anni, è uscito nelle sale italiane, fatto che non può non far suonare qualche campanello d’allarme

La seconda premessa che voglio fare, e che probabilmente non vi sorprenderà, è che per quanto conosca Amos Oz e abbia apprezzato in passato lo stile e la sensibilità di alcuni suoi lavori, il libro da cui è tratto questo film – “Una storia di amore e di tenebra” ndr – non ho avuto modo di leggerlo.

Ho cercato di colmare la lacuna, chiedendo lumi ai colleghi giornalisti presenti alla proiezione stampa. Tutti hanno mostrato entusiasmo per il romanzo e speranza che la trasposizione potesse essere all’altezza… Purtroppo, all’uscita, le facce erano tutt’altro che felici. continua su

http://paroleacolori.com/sognare-e-vivere-natalie-portman-si-fa-in-tre-regista-sceneggiatrice-e-attrice/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

147) Roma Gospel Voices per “Adotta un Anziano”

Ci sono modi diversi ed altrettanto piacevoli per vivere intensamente un sabato di giugno nella caldissima Roma
Uno di questi è  assistere e partecipare a un  concerto del Roma Gospel Voices di Nico Bucci, come ha fatto il sottoscritto ieri sera.

Nico Bucci e i suoi scatenati e bravi ragazzi si sono infatti ieri sera esibiti presso la Chiesa Battista Centocelle , sposando l’iniziativa “Adotta un Anziano” promossa dell’Istituto G. B Taylor(http://www.istitutotaylor.it/) , che dal 1950 si adopera per accogliere e prendersi cura nella sua confortevole struttura degli anziani del quartiere.
È stata una serata all’insegna della solidarietà e della bella ed intesa musica, che ha coinvolto ed allietato il numeroso e partecipato pubblico presente all’evento.

Ancora una volta Nico e i suoi ragazzi sono stati capaci di costruire un ponte emotivo con il pubblico, regalando vibranti e sincere emozioni, attraverso la magia unica del Gospel.
Stavolta invece d’annoiarvi con le nostre inutili parole, abbiamo scelto di dare spazio alle immagini e soprattutto alla musica, per farvi comprendere che cosa vi siete persi.
Cliccate qui per poter vedere le varie dirette facebook eseguite da Vittorio De Agrò  durante l’evento di ieri sera.

Nico Bucci e il Roma Gospel Voices si prendono ora una meritata vacanza, da settembre torneranno più carichi e battaglieri che mai.
Chi volesse decidere di far parte di questa allegra e” pazza” famiglia, può tranquillamente partecipare alle “Audizioni” di Settembre( per maggiori info consultate la loro pagina facebook https://www.facebook.com/romagospelvoices/).
Magari sarete tra i protagonisti dei diversi concerti che Nico e il Roma Gospel Voices terranno a dicembre.
Noi ci saremo comunque, voi?

146) Maria per Roma

Il biglietto da acquistare per “Maria per Roma” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

“Maria per Roma” è un film di Karen Di Porto. Con Karen Di Porto, Andrea Planamente, Bruno Pavoncello, Mia Benedetta, Daniela Virgilio. Drammatico, 93’. Italia, 2016

Quanto sei bella Roma, quanto sei bella Roma a prima sera” cantava Lando Fiorini. “Roma ladrona”, urlava Umberto Bossi ai comizi di fine anni ‘80, quando la Lega Nord emergeva come il nuovo che avanza. “Roma, Mafia Capitale” si legge da mesi sui quotidiani. “Roma città eterna” ci insegna la storia.

Su Roma si è detto – e scritto – nel corso del tempo tutto e il contrario di tutto, e ciò nonostante è una città che entra nel cuore, che conquista. Sottoscritto, da sempre insofferente all’aria romana, a parte, la maggioranza delle persone prova per Roma sentimenti contrastanti, amore e odio.

Paolo Sorrentino si è aggiudicato un Oscar mostrando “La grande bellezza” fatta di luci e ombre della città eterna, al punto che quello di Jep Gambardella è ormai diventato uno stile da imitare.

Il direttore artistico della Festa del cinema di Roma Antonio Monda, sperando di bissare il successo dello scorso anno di “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, ha affidato ai suoi collaboratori la mission impossible di trovare una nuova pellicola rivelazione.

Il team della Festa credeva forse di aver completato con successo il compito, inserendo nella selezione ufficiale “Maria per Roma” di Karen Di Porto. Purtroppo la scelta si è invece rivelata poco felice, e la regista esordiente ha dovuto fare i conti con un carico di aspettative difficile da gestire anche per personaggi più scafati.

In scena la giornata tipo di Maria (Di Porto), donna confusa ma al contempo dinamica, che sogna di fare l’attrice e intanto lavora come keyholder per un’agenzia immobiliare. Come ha dichiarata la stessa regista in conferenza stampa, il film è in parte autobiografico. continua su

http://paroleacolori.com/maria-per-roma-road-movie-con-potenziale-ma-fiacco/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

145) Quando un padre

Il biglietto da acquistare per “Quando un padre” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre

“Quando un padre” è un film di Mark Williams. Con Gerard Butler, Willem Dafoe, Gretchen Mol, Alison Brie, Alfred Molina. Drammatico, 108’. Canada, USA, 2016

Se chiedete a un uomo quali sono i suoi obiettivi nella vita, molto probabilmente vi risponderà avere una carriera soddisfacente, che gli permetta di provvedere alla propria famiglia.

Purtroppo, molto spesso, presi dal desiderio di successo, questi individui tendono a dimenticare che mogli e figli necessitano non solo di bene materiali ma anche e soprattutto di affetto, attenzioni e presenza.

Il protagonista di “Quando un padre” di Mark Williams, il cacciatore di teste Dane Jensen (Butler), ritiene che il modo migliore per prendersi cura della sua famiglia sia guadagnare più denaro possibile. Per questo si lancia anima e corpo nel lavoro, rinunciando alla sua etica in nome del guadagno economico e al tempo di qualità con la moglie Elise (Mol) e figli in nome di una carriera in ascesa.

A poco a poco Dane, che non è un cattivo padre né un cattivo marito, si allontana dai suoi cari e si dimostra incapace di instaurare una connessione emotiva con loro, fino a quando il figlio maggiore Ryan, di dieci anni, non si ammala gravemente. Il ribaltamento dei valori che ne consegue getterà Dane in una crisi profonda.

Il film è ideato e costruito sulla fisicità e presenza scenica di Gerard Butler, che si dimostra all’altezza del ruolo. continua su

http://paroleacolori.com/quando-un-padre-esordio-alla-regia-per-mark-williams/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano: Essere Melvin

 

144) Un appuntamento per la sposa

Il biglietto da acquistare per “Un appuntamento per la sposa” è:Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Rama Burshtein. Con Noa Koler, Amos Tamam, Oz Zehavi, Oded Leopold, Jonathan Rozen. Commedia, 110’. Israele 2016.

Decidere di legarsi per la vita a una persona, sposandola davanti a Dio, sarà anche diventato un vero e proprio atto di fede, ma quale donna, una volta deciso di fare il grande passo, sarebbe in grado di reagire positivamente, se il promesso sposo le rivelasse di non amarla più?

Nessuna, forse, eccezione fatta per Michal (Koler), la protagonista di “Un appuntamento per la sposa” di Rama Burshtein, una favola moderna folle, tenera e romantica.

La donna, un’ebrea ortodossa sulla trentina, lasciata dal fidanzato a tre settimane dalla cerimonia, invece di annullare tutto decide di trovare un uomo da sposare in 22 giorni. “Ho la sala, l’abito, la data e 200 invitati – afferma – non sarà difficile trovare marito”.

Inizia così la ricerca del partner ideale, attraverso una serie di incontri fortuiti e appuntamenti combinati. Perché Michal non vuole più accontentarsi, vuole amare ed essere amata. È stanca di sentirsi diversa, desidera essere moglie, madre, completa.

Attenzione a considerarla un’antitesi del femminismo: la protagonista ha un lavoro e una casa, ma nella sua scala dei valori ha deciso di mettere la famiglia al primo posto.

Nella sua ricerca, Michal incontra una serie di ipotetici uomini da sposare: la rock star Yos (Zehavi), il professor Assaf, e Shimi (Tamam), proprietario della location del matrimonio.

Lo spettatore assiste con divertimento a questo originale casting matrimoniale, facendo naturalmente il tifo per un lieto fine. Ma la protagonista imparerà che la fede in Dio non sempre è sufficiente, per realizzare i proprio sogni. continua su

http://paroleacolori.com/un-appuntamento-per-la-sposa-tutto-pronto-manca-solo-il-marito/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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143) La Mummia

Il biglietto da acquistare per “La Mummia” è: Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

Un film di Alex Kurtzman. Con Sofia Boutella, Tom Cruise, Annabelle Wallis, Russell Crowe, Jake Johnson. Azione, 107’. USA 2017

Eccomi a scrivere la recensione dell’atteso reboot “La Mummia” di Alex Kurtzman, che segna un nuovo tentativo della Universal – dopo il fiasco di “Dracula Untold” – di lanciare il suo Dark Universe e sfidare il predominio Marvel e DC in fatto di super-eroi e affini.

La principessa egizia Ahmanet (Boutella) è una ragazza con le idee chiare. Pur di diventare il primo faraone donna della storia non esita a stringere un patto con il Dio Set, impegnandosi a riportarlo sulla Terra, e a uccidere nel sonno il padre, la matrigna e il fratellastro. Fermata prima di riuscire a compiere il rituale, viene punita con la mummificazione e la dannazione eterna.

Nel presente, la grotta in Mesopotamia dove si trova il sarcofago della principessa viene riportato alla luce da Nick Morton (Cruise), un mercenario che collabora con l’esercito, dall’amico Chris e dall’archeologa Jenny Halsey (Wallis). I tre riescono a portare il prezioso reperto sul loro aereo, ma i poteri di Ahmanet, ridestata dal suo sonno millenario, li fanno precipitare su una chiesa in Inghilterra.

Nick dovrebbe essere morto, ma si risveglia invece senza un graffio e con forti allucinazioni che lo attraggono irresistibilmente verso il sarcofago.

Il film, in questa nuova versione rivista al femminile, non mi è dispiaciuto, si lascia guardare piuttosto bene. Certo qualche taglio sarebbe stato auspicabile, e in alcuni momenti sembra di avere davanti più una puntata di “The walking dead” – con zombie e crociati tornati in vita, pronti a invadere le strade e la metropolitana di Londra.

Russell Crowe sfoggia con eleganza e stile pancia e doppio mento, e la sua recitazione, basata sulla fisicità e sulla presenza scenica, è d’impatto. Nel duplice ruolo di Dr. Jekyll/ Mr. hyde l’attore risulta divertente e al contempo sadico.

Che dire di Tom Cruise e della sua interpretazione, probabilmente il punto che più vi interessa di questo mio articolo. Ebbene anche a distanza di ore dalla fine della proiezione stampa, sono preda di una forte attacco di disistima. Per me stesso.

Cruise è uguale a se stesso, immutabile nonostante il tempo che passa: bello, magro, tonico, sorridente, atletico. Ha ancora quel sorriso ipnotico capace di sedurre qualsiasi donna, da trent’anni a questa parte. continua su

http://paroleacolori.com/la-mummia-tom-cruise-nel-remake-in-chiave-gotica-del-celebre-film/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

142) Sieranevada

Gentile Thierry Frémaux, direttore artistico del Festival di Cannes, e spettabile Commissione selezionatrice dei film in concorso,

ho deciso di scriverVi questa lettera aperta spinto da un forte sentimento d’amore per il cinema e dal rispetto che nutro per le vostre persone.

Siete stati molti cortesi ad accogliermi in questo importante Festival, dandomi la possibilità di confrontarmi con i colleghi giornalisti di tutto il mondo. Essere a Cannes è un’esperienza davvero straordinaria, unica, che porterò sempre nel cuore e, perché no, mi auguro di ripetere anche i prossimi anni.

So bene che siete dei fini conoscitori del mondo cinematografico e sicuramente non avrete bisogno di consigli in materia. E ciò nonostante mi permetto di scrivervi, per esprimere un punto di vista.

Sicuramente conoscerete la saga del ragionier Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio. Senza tirarla troppo per le lunghe, in un episodio della serie Fantozzi diventa critico cinematografico e per giudicare il celebre film “La corazza Potëmikn” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn usa una frase che noi italiani abbiamo poi fatto nostra, eleggendola a modo di dire: “È una cagata pazzesca”.

Ebbene, gentili Signori, questa frase mi sta risuonando nella mente dopo aver visto, in rapida successione, “Sieranevada” di Cristi Puiu, “The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn e “The Last Face” di Sean Penn. Sono tre film da voi ritenuti validi, meritevoli di partecipare al concorso. E questa scelta mi spinge a farvi delle domande.

La prima domanda: ma i film in questione li avete visti, dall’inizio alla fine, prima di selezionarli, oppure vi siete addormentati anche prima di metà? Siate onesti, perché se anche la risposta fosse la seconda non ci sarebbe niente di male – dal momento che sono stati tanti i colleghi, in sala, a cadere in un sonno profondo.

Secondo quesito: perché avete ritenuto che osservare la vita di una famiglia rumena per un’intera giornata, all’interno di un appartamento, potesse essere interessante? Quando ritmo e pathos narrativo sono pari a zero è difficile che qualcos’altro possa salvare un film. “Sieranevada” è stato sì applaudita dalla critica, ma ritenete che lo spettatore medio avrà la pazienza di sorbirsi quasi tre ore di quotidianità, se ha deciso di pagare per evadere per un po’ dalla sua? continua su

http://paroleacolori.com/festival-del-cinema-di-cannes-quando-i-film-in-concorso-sono-una-delusione/

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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141) Viaggiare in giallo ( Gimenez -Bartlett, Malvadi, Manzini, Recami, Robecchi, Savattieri)

“Viaggiare in giallo” è una raccolta di racconti scritta da Gimenez-Barlett, Malvaldi, Manzini, Recami, Robecchi, Savatteri, pubblicata da Sellerio nel maggio 2017.
Viaggiare è, probabilmente, uno dei modi più belli ed incisivi per poter allargare i propri orizzonti culturali, emotivi e d’accumulare esperienza e ricordi.
C’è chi invece , come il sottoscritto, pigro ed indolente senza sé e ma, che ritiene il viaggiare una noia oltre che una pratica anche ad alto rischio, visti i tempi tragici che stiamo vivendo.
Sono due modi diametralmente opposti e differenti di pensare e d’affrontare la vita.
La cara Sellerio, sempre pronta e sensibile alla pace, quanto meno letteraria, tra i suoi lettori, decide con questa nuova raccolta di racconti di mostrare come un viaggio possa essere lo spunto drammaturgico ideale per alcuni dei suoi talentuosi autori nello scrivere dei racconti capaci di divertire, emozionare e coinvolgere il lettore, pur rimanendo seduto comodamente sul divano di casa.
Sorridiamo amaramente con Rocco Schiavone, nel racconto “Senza fermate Intermedie” di Manzini, dove il nostro amato e scorbutico vicequestore pur di fuggire da un noiooa impegno ufficiale ad Aosta, preferisce prendere un treno per partecipare a una riunione di condominio a Roma.
Peccato che durante il viaggio, una donna muoia d’infarto, dopo aver scoperto il furto di un prezioso gioiello.
Manzini riscrive, con ironia e creatività, la propria versione del romanzo cult” Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie, in cui Schiavone si rivela essere un Poirot in salsa romana altrettanto esilarante ed efficace.
Ci commoviamo leggendo “Il Testimone” di Francesco Recami, il quale trova con abilità e sensibilità la capacità di unire l’ingenuità e candore di Carlo, bambino alla scoperta dei treni ad alta velocità e dei traghetti alla tragicomica condizione del buon Consonni di dover fingere morto per nascondersi al mondo, perché prezioso testimone oculare della polizia in un processo sulla criminalità organizzata.
Con i racconti di Marco Malvadi (in crociera con il cinghiale) e di Gaetano Savattieri (La Segreta Alchimia), si ha la divertente ed originale conferma, che anche in vacanza il crimine è pronto a colpire, rovinando qualsiasi sogno di relax e svago.
Infine Alessandro Robecchi(Killer) e Alicia Gimenez Barlet (un vero e proprio viaggio) con i loro due racconti ci mostrano come il sentimento amoroso sia esso passionale o quello di genitore per un figlio possono avere dei risvolti negativi ed avere delle conseguenze imbarazzanti o addirittura tragiche.
“Viaggiare in giallo” è una raccolta di racconti che si conferma una lettura piacevole, fresca e stimolante nella tradizione di genere della Sellerio.
I sei racconti sono ben scritti, lineari, garbati ed ironici che si lasciano leggere in poche ore, riuscendo a trasmettere anche al lettore più risolutamente pantofolaio, almeno in parte la voglia di viaggiare con almeno uno dei protagonisti di queste spassose storie.