88) La vendetta di un uomo tranquillo

Il biglietto d’acquistare per “La vendetta di uomo tranquillo” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“La vendetta di un uomo tranquillo” è un film del 2017 diretto da Raúl Arévalo, scritto da Raúl Arévalo e David Pulido, con: Antonio de la Torre(Josè), Luis Callejo(Curro), Ruth Díaz(Ana)
La parola di Dio ci insegna a porgere l’altra guancia, a perdonare, ed amare anche i tuoi nemici.
Tutto bello per chi ha fede e desidera vivere una vita pacifica e serena con il mondo,
Se poi il mondo sotto forma di criminali, assassini, stupratori irrompono nella tua vita togliendoti una moglie, un amico, un parente, allora ci chiediamo se sia moralmente sbagliato covare vendetta al posto della giustizia spesso deludente e iniqua dei tribunali?
Giustizia o feroce vendetta? È un dilemma antico e controverso che nasce insieme con l’uomo, sempre combattuto tra questi opposti sentimenti.
La vendetta è un piatto da servire freddo dice un vecchio proverbio, quanto mai calzante nel caso di José, protagonista della nostra storia e autore di una vendetta feroce, voluta, cercata, ma eseguita senza mai alzare voce o tramite gesti eclatanti.
José è un giustiziere assai diverso da quelli che abbiamo visto e magari apprezzato in altri film, perché lo spettatore sebbene ne sia in parte preparato avendo chiaro il tema fin dall’eloquente titolo, rimane comunque spiazzato dall’evoluzione psicologica e drammaturgica dei personaggi.
La scena iniziale porta lo spettatore dentro una rapina, finita male, in una gioielleria, almeno per Curro, autista della banda, l’unico a scontare una pena lungo otto anni di reclusione.
Nel frattempo la sua fidanzata storica Ana cresce il loro figlio e lavora duramente nel suo piccolo bar insieme al fratello per vivere dignitosamente.
Tutti vivono nell’attesa del giorno del ritorno di Curro, per rompere la bolla d’aria i cui i protagonisti sembrano essere prigionieri.
Lo stesso Josè sembra aspettare la liberazione di Curro, motivato, in apparenza avendo iniziato una relazione segreta con Ana, la quale si illude di poter vivere con l’uomo una nuova e più felice pagina della sua esistenza.
Come in una pièce teatrale, ben costruita, arriva il colpo di scena drammaturgico che cambia gli equilibri psicologici ed emotivi dei personaggi fino allora sviluppati.
Il violento Curro, l’infelice Ana diventano infatti pedine nello scacchiere pensato e studiato da tempo da Josè, per ottenere l’agognata vendetta.
La vita di José è infatti terminata otto anni fa a causa di quella rapina in cui ha perso la persona amata. È uomo che ha probabilmente verso tutte le lacrime che aveva in corpo, ha urlato, eppure ora lo spettatore osserva e trattiene il respiro vedendolo agire in modo glaciale e senza pietà nei confronti dei colpevoli come uno spietato vendicatore.
Eppure per Josè ciò che compie rappresenta un atto d’amore, l’ultimo nei confronti della sua donna e non ammette deroghe al suo piano.
La sceneggiatura è semplice, lineare, diretto quanto profonda e incisiva nelle cose non dette trasmettendo pathos, emozione e pieno coinvolgimento nello spettatore.
Lo spettatore accompagna Curro e Josè in questa caccia all’uomo sotto le sembianze di un road movie in cui i silenzi e gli sguardi racchiudono magnificamente più di tante parole gli stati d’animo dei due uomini.
Raul Arevalo, vincitore del Premio Goya come migliore regista esordiente, è secca, precisa, puntuale e abile nel creare le condizioni per un film psicologico e allo stesso tempo violento senza mai eccedere in luoghi comuni veicolando alla perfezione il messaggio di fondo della storia: la vendetta di uomo come scopo di vita e non come sete di giustizia.
L’intero cast merita un convinto e sincero plauso le rispettive performance, assai credibili, convincenti e di talento e rivelando ogni attore in stato di grazia sul piano della personalità e presenza scenica.
Il finale tragicamente sorprendente e brutale è la degna conclusione di un film magistralmente scritto, diretto ed interpretato che merita di essere visto assolutamente, mettendo da parte, qualsiasi etica ed immaginando semplicemente che cosa ognuno di noi avrebbe fatto al posto di José, allo stesso tempo vittima e carnefice.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...