7) I Bastardi di PizzoFalcone

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Sembra che la Rai ci abbia preso gusto. Dopo Salvo Montalbano e Rocco Schiavone è il turno di un altro personaggio romanzesco di prendere la strada del piccolo schermo. Si tratta di Giuseppe Lojacono, protagonista dei romanzi di Maurizio De Giovanni.

Vi state chiedendo se, dopo aver amato Montalbano e applaudito il politicamente scorretto Schiavone, potrete appassionarvi alle vicende dell’ispettore e della sua squadra? Per come la vedo io, assolutamente sì.

Dopo la Sicilia e la Valle D’Aosta è il momento per lo spettatore di trasferirsi a Napoli. Attenzione, però, non si tratta della Napoli nera di “Gomorra – La serie”, ma di una città più solare e vivace, e allo stesso tempo piena di problemi. Esiste un’altra Napoli, sembrano volerci dire sin dalle prime scene de “I Bastardi di Pizzofalcone” gli sceneggiatori.

Protagonisti di questa storia non sono criminali, eroi o vittime, ma poliziotti, che a voler essere pignoli non rappresentano proprio il fiore all’occhiello dell’Arma.

Giuseppe Lojacono (Gassman), romano d’origine, siciliano di adozione, da Agrigento viene trasferito a Napoli dopo essere stato accusato da un pentito di aver passato informazioni alla mafia.

Lojacono ha deciso di non difendersi perché non ha fiducia nella giustizia. Lasciato da moglie e figli, l’ispettore vive dentro una bolla di vetro, insofferente verso la vita caotica e rumorosa di Napoli.

I suoi superiori lo spediscono al commissariato di Pizzofalcone, soprannominato “I Bastardi” perché vi sono parcheggiati agenti messi all’indice per cattiva condotta, accusati di scarsa professionalità o prossimi alla pensione. Tutti sembrano attendere solo, rassegnati, la chiusura dell’ufficio a causa della spending review imposta dall’alto.

Conosciamo uno dopo l’altro i componenti del commissariato: il vicequestore Luigi Palma (Massimiliano Gallo), divorziato, senza figli, che ha accettato di guidare Pizzofalcone verso la sua liquidazione in attesa di sfide migliori; Ottavia Calabrese (Tosca D’Aquino), vice sovrintendente, esperta informatica e chioccia del gruppo; Marco Aragona (Antonio Folletto), agente scelto, 25 anni, membro di una ricca famiglia cittadina, inviso ai colleghi per una supposta raccomandazione, politicamente scorretto, esuberante, ma tenace e intuitivo sul lavoro.

E ancora Alessandra Di Nardo (Simona Tabasco), detta Alex, agente assistente, lineamenti dolci e schiva sulla sua complessa vita privata, ma esperta di armi; Francesco Romano (Gennaro Silvestro), assistente capo, 40 anni, poliziotto caparbio e onesto, con un grave problema nella gestione della rabbia; Giorgio Pisanelli (Gianfelice Imparato), 61 anni, vedovo, il più anziano del distretto, ossessionato da una serie di suicidi che, a suo parere, potrebbero essere in realtà opera di un serial killer.

L’opportunità per questa banda di “reietti” di dimostrare il proprio valore e riscattarsi arriva quando la moglie di un facoltoso notaio (Francesco Paolontoni) viene trovata assassinata.

Lojacono, arrivato prima di tutti sul luogo del misfatto, intuisce che non si tratta di una rapina finita male come ipotizzato dai colleghi. Con le sue argomentazioni riesce a convincere Laura Piras (Crescentini), pm, 35 anni, affascinante quanto dura e determinata, che affida a lui e agli agenti di Pizzofalcone il caso.

Se sul versante investigativo la serie risulta semplice, lineare, poco innovativa, sono due elementi che contribuiscono a distinguerla da altri prodotti televisivi simili – come i sopracitati “Montalbano” o “Rocco Schiavone”. continua su

http://paroleacolori.com/fiction-rai1-i-bastardi-di-pizzofalcone/

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