265) Rocco Schiavone

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Perché, caro teledipendente, mercoledì 9 novembre dovresti accendere la TV, sintonizzarti su Rai2 e appassionarti alle indagini e alla vita del vicequestore Rocco Schiavone (Giallini)? Perché tradire l’amato commissario Montalbano per seguire un personaggio più scorretto e cinico? Perché spostarsi dalla bella e soleggiata Sicilia alla fredda e silenziosa Valle D’Aosta?

Sono tutte domande lecite per chi non ha mai letto una pagina dei romanzi di Antonio Manzini, da cui è tratta la serie, che negli ultimi anni hanno appassionato milioni di lettori, diventando un vero caso editoriale.

Mamma Rai, fiutando una nuova gallina dalle uova d’oro, ha deciso di portare sul piccolo schermo le storie di Schiavone che, diciamolo subito, è in qualche modo il fratello minore del personaggio creato da Camilleri.

Entrambi innamorati della loro casa – uno di Vigata, l’altro di Roma -, li distingue il fatto che mentre Salvo è sempre riuscito a evitare promozioni e trasferimenti, Rocco, a causa del suo carattere scorbutico e di una sensibilità che ricorda quella di Dottor House, è stato spostato d’autorità in Valle D’Aosta. Romano e romanista, abituato ai colori, al caos e soprattutto al calore della capitale, il poliziotto vive l’esilio montanaro come una punizione quasi divina.

Rocco Schiavone è un tutore dell’ordine sui generis, come ha precisato Manzini in conferenza stampa, un uomo che segue il proprio codice d’onore e di comportamento, che talvolta si muove fuori dalla legalità – ama fumare erba, ad esempio. Schiavone valuta poi le situazioni secondo una personale classifica, dove il decimo livello delle rotture di coglioni è rappresentato da un omicidio da risolvere.

Proprio questo scenario si trova davanti il protagonista in “La pista nera”, primo dei sei episodi in programma su Rai2.

Lo spettatore prende contatto con il ruvido Rocco, svegliato, mentre è in compagnia della bella Nora (Cavallin), da una telefonata notturna che segnala il ritrovamento di un cadavere su una pista nera. Come suo costume, il vice-questore affronta l’indagine in maniera diretta, utilizzando intuito e modi spicci.

Ha la fortuna di essere affiancato da Italo (D’Argenio) e Caterina (Vismara), due agenti svegli e intraprendenti, contrapposti nell’economia del commissariato a Deruta e D’Intino (Caparra e Ginepro), novelli Stanlio e Olio.

Schiavone è chiamato a risolvere un caso che ben presto rivela celare una storia di passione e infedeltà coniugale, che si fatica ad ambientare nella fredda Aosta per i toni e lo svolgimento molto caldi.

Premettiamo che adattare per il piccolo o il grande schermo un romanzo di successo senza tradire le aspettative dello spettatore/lettore è sempre un’impresa difficile. In questo caso, farà ben sperare l’appassionato il fatto di avere tra gli sceneggiatori della serie anche l’autore dei libri, Antonio Manzini. In effetti la drammaturgia televisiva segue senza grandi stravolgimenti quella del romanzo, creando, soprattutto nella seconda parte della puntata, un certo coinvolgimento.

Il problema è semmai nello sviluppo degli altri personaggi, quelli a cui ruota intorno il protagonista. Anche se siamo solo al primo episodio e sicuramente ci sarà modo per ogni carattere di crescere sul piano narrativo e per ogni attore di dimostrare il proprio valore, si avverte un netto stacco qualitativo rispetto ad esempio, per restare in tema, ai comprimari della serie di Montalbano, unici e validissimi, amati dal pubblico quanto se non più dello stesso commissario. continua su

Fiction | Rai 2 | Rocco Schiavone |

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