191) I Love Shopping a Las Vegas (Sophie Kinsella)

kinsella

“I love shopping a Las Vegas” è un romanzo scritto da Sophie Kinsella e pubblicato in Italia nel febbraio 2016 da Mondadori Editore.

Probabilmente sono uno dei pochi uomini a leggere con curiosità e divertimento fin dall’inizio la saga de “I Love shopping” riconosciuta da più come una lettura al femminile. Ciò nonostante ho sempre seguito con interesse e passione le avventure della simpatica e pasticciona Becky e della sua band grazie al brillante e leggero stile della Kinsella.
Riconosco, come le altre fan, che gli ultimi libri della saga siano meno riusciti e briosi rispetto ai primi, mostrando i segni di una stanchezza narrativa e forse il segno di un esaurimento della vena creativa dell’autrice sull’argomento.
Le critiche in rete sono piuttosto fredde nei confronti di questo romanzo, considerato sbiadito e a tratti noioso come sequel del deludente “I love shopping ad Hollywood”.
Personalmente ritengo questo romanzo più interessante e più godibile rispetto alle precedenti puntate riscontrando una maggiore maturità narrativa dell’autrice e una bravura nel costruire una struttura narrativa adatta a tracciare maggiormente gli aspetti personali dei personaggi cogliendone le diverse sfumature psicologiche.
Becky non è più una ragazza frivola, capricciosa e maniaca dello shopping. E’ diventata ormai una donna quasi matura, una moglie innamorata e mamma premurosa. Ha cambiato le proprie priorità nella vita e decidendo di iniziare un viaggio on the road alla ricerca del padre scomparso per una misteriosa avventura, compie un passaggio epocale nella sua stessa vita.
Probabilmente l’intreccio narrativo a cavallo tra il thriller e la commedia presentano alcuni limiti e problemi nello sviluppo, restando comunque un apprezzabile segno della svolta artistica della Kinsella.
Il suo stile è sempre diretto, fluido, leggero e armonioso nel disegnare i personaggi rendendoli vivi e reali per il lettore.
Non possiamo non sorridere per i problemi coniugali di Suze e Tarquin e delle paturnie ed eccentricità della mamma di Becky e della sua amica Janice.
E’ una lettura comunque briosa e ideale per l’estate sotto l’ombrellone facendoci ricordare che lo shopping più bello da fare è ritrovarsi accanto amici veri e famiglia soprattutto nei momenti più difficili.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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190) Mille Uomini e Pochi Fucili (Giuseppe Gruttadauria)

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“Mille uomini e pochi fucili” è un romanzo scritto da Giuseppe Gruttadauria e pubblicato nel 2016 da Cavinato Editore.

La storia è una materia soggetta a diverse interpretazioni e letture a seconda che sia scritta da vincitori o dai vinti.
I libri di storia spesso riportano errori e omissioni seguendo la moda e la linea politica del momento.
L’Italia è uno Stato relativamente giovane e ancora oggi molti dei suoi problemi risalgono al modo come si ottenne l’unificazione. E se in vero il Regno delle Due Sicilie di dominio borbonico fu liberato da Garibaldi o se sia solamente passato sotto il giogo del Regno Sabaudo.
La spedizione dei mille di Garibaldi fu un’eroica e coraggiosa azione militare o piuttosto una mossa studiata a tavolino tra Cavour e il governo inglese per liberarsi dei Borboni?
Per il lettore più sprovveduto tale affermazione potrebbe apparire come una provocazione o una boutade, ma leggendo l’ultimo interessante romanzo storico del prof Giuseppe Gruttadauria potrà invece trovare una nuova e inedita prospettiva sul famoso e decisivo sbarco dei mille nella storia italica.
Gruttadauria utilizzando l’escamotage letterario di un giornalista italo americano George Parrinello in visita dal vecchio zio Jano a Partinico per scrivere un articolo per una rivista americana sullo sbarco inizia una vera e approfondita indagine storica sugli accadimenti del 1860. Il lettore non può non rimanere incuriosito dall’analisi precisa e puntale condotta dall’autore che attraverso il suo personaggio George analizza e valuta in maniera critica e distaccata i diversi aspetti di un’operazione che fu più politica che militare. Di fatto Garibaldi fu solo lo strumento glorioso di un accordo raggiunto tra Cavour e gli inglesi, entrambi per motivi diversi interessati a far cadere il regno borbonico. Infatti, dal punto di vista numerico è difficile credere che l’esiguo esercito garibaldino abbia potuto sconfiggere un numeroso esercito regolare sebbene mal comandato.
Lo sbarco dei mille, ebbe, infatti, successo grazie al tradimento di generali borbonici e al sostegno mal riposto della popolazione locale illusa di poter ottenere da Garibaldi e ai piemontesi l’agognata ed equa distribuzione dei terreni agricoli fino allora in mano a pochi e avidi nobili.
Lo stile di Gruttadauria è semplice, essenziale e chiaro nel descrivere le trame nascoste di una delle pagine più importanti della nostra storia recente riuscendo a catturare l’attenzione del lettore fino alla fine mantenendo costante e vivace ritmo e pathos narrativo.
Il romanzo di Gruttadauria è sicuramente una lieta opportunità di poter conoscere meglio e in maniera approfondita il dietro le quinte di un evento che ha cambiato la storia e le sorti del nostro Paese.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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189) Felicemente Stressati (Iacopo Casadei – Terenzio Traisci)

libro

“Felicemente stressati” è un manuale di psicologia-benessere scritto da Iacopo Casadei e Terenzio Traisci scritto nel 2012 e pubblicato per la 1 volta nel 2013 da edizioni la meridiana.
Sono una persona nevrotica, inquieta, ansiogena e irascibile. Credo poco alla meditazione, detesto yoga e affini e vivo felicemente nel mio caos silenzioso.
Diffido dei guru che millantano di conoscere i segreti per una vita serena e felice scrivendo manuali di benessere e di sostegno psicologico.
Quando mi sono ritrovato tra le mani per caso questo manuale acquistato con scetticismo allo Spoleto Family Festival, non sapevo che cosa aspettarmi.
Ho visto solo distrattamente e per pochi minuti l’esibizione di Terenzio Traisci, un perfetto carneade per il sottoscritto.
Ebbene dopo aver terminato la lettura del saggio, posso solamente dire che il pregiudizio intellettuale è sempre un atto di snobismo da evitare.
Il duo Traisci-Casadei usando linguaggio semplice, diretto e soprattutto comprensibile riesce a spiegare al lettore le origini, cause e soprattutto i rimedi per combattere lo stress.
Viviamo in un mondo di pazzi stressati e se la normalità è sopravalutata, non possiamo negare che la qualità delle nostre vite siano spesso scadenti e al limite di un cortocircuito nervoso.
I due autori non promettono la luna, né chissà quali esercizi miracolosi per raggiungere l’improbabile zen, semmai invitano a riflettere il lettore su come approcciarsi con più leggerezza e consapevolezza di sé al quotidiano e di come affrontare le piccole e grandi paturnie del quotidiano siano essere di natura personale o lavorativa.
E’ un manuale ben scritto, scorrevole e mai noioso che incuriosisce il lettore alternando passaggi scientifici puri a riflessioni e consigli pratici per riuscire a migliorare le proprie capacità d’interazione con il prossimo e soprattutto con se stesso.
Non mancano all’interno del manuale curiosità e approfondimenti di carattere psicologico che permettono al lettore di possedere maggiori strumenti di conoscenza dello stress come patologia e delle sue numerose sfumature.
Conoscere lo stress è importante per saperlo dominarlo e vincerlo e con questo manuale si ha l’opportunità di essere davvero “felicemente stressati”.

Roberto Sapienza presenta “Ninni,mio padre”

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188) Independence day – Rigenerazione

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Il biglietto da acquistare per “Independece Day – Rigenerazione” è: 1)Neanche regalato (con riserva); 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Roland Emmerich. Con Bill Pullman, Jeff Goldblum, Liam Hemsworth, Jessie Usher, Charlotte Gainsbourg. Fantascienza, 129′. 2016

La speranza, dopo aver visto il film di Roland Emmerich? Che nessuna forma di vita, dall’universo profondo, ci butti un occhio, perché altrimenti, più che un’invasione, rischiamo una querela stellare per diffamazione.

Emmerich, cedendo alle lusinghe economiche dei produttori, realizza un sequel di “Independence Day” che riesce nella duplice impresa di oscurare i pregi del primo film e far diventare l’odiatissima “Corazzata Potëmkin” del ragionier Fantozzi una pellicola appetibile da vedere.

“Independence Day – Rigenerazione” non è solamente un brutto film – o se volete usare un’espressione meno politically correct, “una cagata pazzesca” – dal punto di vista della scrittura e della recitazione, ma è anche una storia senza senso, dove il messaggio o morale che dir si voglia latita.

La narrazione riprende vent’anni dopo il fallito tentativo d’invasione aliena del primo film, con il mondo unito e pacificato pronto a festeggiare l’anniversario in pompa magna. Alcuni eroi di quell’avventura non ci sono più (come Will Smith), altri sono invecchiati e malati (Bill Pulman) eppure sono proprio loro a lanciare l’allarme: gli alieni stanno tornando e non faranno prigionieri.

La struttura narrativa e il conseguente intreccio sono confusi, pasticciati, privi di mordente, infarciti di una scadente e prevedibile retorica americana. Se il primo film aveva scatenato l’orgoglio yankee, il secondo rischia di ucciderlo di noia. continua su

Anteprima al cinema: Independence Day – Rigenerazione

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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187) Il Drago Invisibile

il drago invisibile

Il biglietto d’acquistare per “Il Drago Invisibile” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre(Con Riserva).

Il Drago Invisibile” è un film Disney –live action del 2016 diretto da David Lowery, scritto da David Lowery e Toby Halbrooks, basato sulla sceneggiatura di Malcom Marmostein, con Oakes Fegley Bryce Dallas Howard, Wes  Bentley, Karl Urban, Robert Redford.

Fino a quale età possiamo permetterci di credere alle favole? Fino a quando possiamo credere a draghi, cavalieri e magia? Fino a quando possiamo illuderci di vivere una vita avventurosa e spericolata?
Non c’è un’età giusta, semmai smettiamo di credere all’impossibile quando cessiamo di sognare, diventando degli adulti incapaci di vedere oltre il proprio naso.
La Disney, in questa calda estate 2016, riporta sullo schermo un suo vecchio cavallo di battaglia, Il Drago Invisibile (1977), stavolta, però, utilizzando la forma del live action, tanto popolare negli ultimi anni.
Seppure nella sua versione nuova, moderna e piena di effetti speciali, la storia conserva la sua semplicità, delicatezza e forza emotiva capace di commuovere e coinvolgere il pubblico.
Una storia che ha inizio con un tragico e fatale incidente automobilistico in cui il piccolo Pete (FegleyFegley) perde entrambi i genitori. Pete si ritrova solo e sperduto nella misteriosa foresta del Pacific Northwest, preda di feroci animali. A salvarlo, improvvisamente, appare un enorme Drago che lo prende sotto la sua ala protettiva. Anni dopo lo spettatore osserva Pete, ormai cresciuto, giocare e vivere serenamente dentro la foresta in compagnia del Drago Elliott, formando un’atipica ma felice famiglia. Elliott non parla, ciononostante comunica con Pete attraverso gli occhi e lo sguardo, dimostrandogli tutto suo affetto.
La serenità della coppia è turbata quando, all’interno della foresta, hanno inizio dei lavori di disboscamento da parte di una società dei fratelli Jack (Bentely) e Gavin (Urban). I lavori sono osteggiati dalla guardia forestale Grace (Howard) e fidanzata di Jack. Pete è incuriosito da queste persone, non avendo avuto contatti con esseri umani da tempo e così, quando conosce Natalie, la figlia undicenne di Jack, è condotto in città dalle autorità incredule che un bambino possa vivere per anni da solo in una foresta.
Pete, seppure spaventato da questa rumorosa civiltà, racconta alla dolce e comprensiva Grace dell’esistenza del suo amico Elliott. Quest’ultimo, preoccupato per la sua scomparsa, decide di “volare” in città per cercarlo.
La presenza del Drago sconvolge tutta la cittadina tranne il vecchio falegname Maescham (Redford) che anni prima aveva già visto Elliott, ma a cui mai nessuno ha dato credito, neanche la figlia Grace. Lo straordinario e l’incomprensibile, si sa, mettono paura all’uomo e, nello stesso tempo, gli fanno credere di poter lucrare su ciò. Il Drago invisibile evoca nella memoria dello spettatore film come Il Libro della Giungla o La storia Infinita per com’è stato ideato e strutturato e, nella sua semplice e delicata sceneggiatura, contiene temi attuali e moderni sul concetto di famiglia, amore e diversità.

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https://www.mygenerationweb.it/201608103273/articoli/palcoscenico/cinema/3273-l-amore-di-un-drago-invisibile

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186) Io prima di te (Jo Jo Moyes)

libro

“Io prima di te” è un romanzo scritto nel 2012 da Jo Jo Moyes e pubblicato nel 2013 da Mondadori in Italia.
La vita è un dono di Dio e chi pensa di suicidarsi compie un peccato.
Lo stesso Dio ha concesso all’uomo un dono altrettanto forte e potente: il libero arbitrio, il dono di poter anche sbagliare.
Per chi invece è agnostico ma romantico si tende a credere che l’amore sia più forte di tutto anche della morte.
Qual è dunque la più giusta e corretta posizione? E’ difficile dare una risposta senza scatenare un diluvio di polemiche.
Però la letteratura e la creatività di una scrittrice possono compiere anche dei piccoli miracoli mettendo insieme amore, laicismo e l’annoso dibattito sulla fine vita.
E’ questo il caso del romanzo “Io prima di te” della scrittrice inglese Jo Jo Moyes che personalmente non conoscevo fino a qualche settimana fa e che è balzata al mio interesse guardando i primi trailer della trasposizione cinematografica del suo romanzo in uscita nelle nostre sale il prossimo primo settembre.
Per una volta ho voluto invertire il mio schema e ho letto il romanzo prima di vedere il film avendo letto l’interessante e spinosa sinossi.
Infatti, la Moyes unisce una semplice, lineare e in qualche modo già vista storia d’amore tra una ragazza Luisa e un ragazzo Will di due livelli sociali, economici e culturali profondamente diversi facendoli causalmente incontrare e inevitabilmente farli innamorare.
La diversità consiste che galeotto è il motivo dell’incontro: Luisa è, infatti, assunta da Camilla, rigida madre di Will, per fare da badante al figlio paraplegico dopo un tragico incidente subito.
Luisa è una ragazza esuberante, spontanea, si veste in maniera colorata, non ha particolari ambizioni nella vita mentre Will prima dell’incidente era un brillante manager, un latin lover, un amante dei piaceri della vita.
L’incidente ha distrutto l’esistenza di Will negandoli ogni speranza di guarigione. Per il giovane uomo, l’unica alternativa a una vita non vissuta come lui desidera, è l’eutanasia.
E’ una scelta discutibile, terribile e controversa che i genitori di Will cerchino di combattere dissuadendo il figlio fino all’ultimo.
L’unica concessione fatta però dal figlio è di rinviare la sua morte per sei mesi. Un tempo breve cu Luisa si aggrappa con tutte le forze entusiasmo prima e poi con amore.
Il lettore legge e osserva l’evoluzione del rapporto tra Will e Luisa che dall’iniziale versione maschile del Bisbetico domato per poi vedere Will nella figura di Pigmalione nei confronti della ragazza fino a diventare un rapporto di reciproca crescita e trasformazione emotiva.
Luisa e Will diventano l’un per l’altro maestro e allievo di vita e soprattutto modelli nel modificare i loro rispettivi approcci alla vita. Luisa cresce come donna accanto a Will e quest’ultimo con lei riassapora i sapori e i piaceri della vita.
E’ una storia d’amore platonica e casta quanto intensa e coinvolgente che non può appassionare e commuovere il lettore.
Lo stile della Moyes è leggero, delicato, divertente e soprattutto sensibile nell’introdurre il tema della morte senza essere pesante e oppressivo.
Il lettore si dividerà inevitabilmente tra la scelta di Will e la battaglia di cuore intrapresa da Luisa senza però riuscire a biasimare nessuno dei due.
Innamorarsi meraviglioso e può cambiare una persona come capita a Luisa e nello stesso, non è sufficiente per rendere una vita degna di essere vissuta se quest’amore non si può vivere come si vorrebbe.
Il finale tragico e nello stesso tempo romantico e struggente ci insegna che prima di ogni cosa bisogna amare se stessi e vivere la propria vita al massimo e solo dopo, forse, saremo capaci di amare chi ci sta accanto.

Roberto Sapienza presenta “Ninni, mio padre”

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185) Equals

equals

Il biglietto da acquistare per “Equals” è: 1)Neanche regalato (con riserva); 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Drake Doremus. Con Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Guy Pearce, Jacki Weaver, Kate Lyn Sheil. Fantascienza, 101′. 2015.

Come sarebbe la vita sulla Terra se l’uomo fosse privo di sentimenti, e soprattutto della facoltà d’amare? Questo scenario renderebbe il nostro pianeta un luogo grigio, opaco, triste, prevedibile, sempre uguale, utopico, per come lo ha immaginato il regista Drake Doremus nel suo film “Equals”, presentato alla 72° edizione della Mostra di Venezia.

In questo nuovo mondo gli uomini lavorano, mangiano e dormono senza emozionarsi mai, in pratica sono simili a zombie. In questo mondo, provare un sentimento significa essere gravemente malati – affetti da “Sos”, sindrome dell’eccitamento -, bisognosi di cure anche estreme come la quarantena.

La società, il Collettivo, prevede inseminazioni programmate per procreare, ma proibisce qualsiasi forma di contatto spontaneo. Nonostante questo la freccia di Cupido colpisce i giovani Silas (Hoilt) e Nia (Stewart), spingendoli uno tra le braccia dell’altra e portandoli a sfidare il sistema.

Al Festival di Venezia dello scorso anno, la critica ha letteralmente fatto a pezzi “Equals”, giudicandolo noioso, scontato dal punto di vista narrativo e interpretato in maniera desolante.

Non amo sparare sulla Croce Rossa, per cui non mi accodo al plotone d’esecuzione – anche perché a mio avviso il film di Doremus funziona, con il suo ritmo mortifero e irritante, almeno nella prima parte, quando deve trasmettere al pubblico l’apatia e lentezza di questa immaginaria società.

La struttura narrativa, che racconta un mondo immobile e sempre uguale a se stesso, è buona; la scelta dello sceneggiatore di limitare al massimo dialoghi, preferendo la fisicità, i silenzi e gli sguardi dei protagonisti è vincente. continua su

Al cinema: Equals

Roberto Sapienza presenta “Ninni,mio padre”

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184) Suicide Squad

suicide squad

Il biglietto da acquistare per “Suicide Squad” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.

Un film di David Ayer. Con Jared Leto, Will Smith, Margot Robbie, Joel Kinnaman, Jai Courtney, Cara Delevingne, Viola Davis. Azione, 130’. 2016

Avvertenza ai lettori/spettatori: per comprendere al meglio lo spirito e soprattutto l’incipit narrativo dell’atteso “Suicide Squad” la visione di “Batman vs Superman” (leggi la recensione), per quanto il film in questione non sia un capolavoro, è caldamente consigliata. La nuova pellicola di David Ayer parte infatti nel suo racconto dalla fine di quella, molto discussa, di Zack Snyder.

Non vogliamo esagerare con gli spoiler, ma non possiamo non dire che, dopo quello che è successo tra l’uomo venuto da Crypton e l’uomo pipistrello, il mondo non è più lo stesso. Lo scontro ha lasciato domande senza risposta: i supereroi sono davvero i buoni, al servizio dell’umanità, oppure sono dei criminali, che si considerano al di sopra della legge? E le autorità politiche e militari delle nostre nazioni sono in grado di tenere a bada l’offensiva di forze sovrumane?

Amanda Waller (Davis), cinica ufficiale della Cia, è consapevole di quanto la Terra sarebbe inerme davanti a un nuovo attacco. Per questo convince il Presidente a formare una squadra speciale che si opponga ai nemici provenienti da altri mondi. La squadra è composta, però, non da supereroi canonici, ma da super-criminali.

L’idea di base di “Suicide Squad” è pessimista e drammatica: lo Stato di diritto abdica di fronte al nuovo tipo di nemici, si dichiara incapace di reagire, e per garantire la sicurezza dei cittadini è pronto a qualunque mezzo, anche ad arruolare con minacce e costrizione i più folli e pericolosi criminali rinchiusi in prigione.

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Al cinema: Suicide Squad

Roberto Sapienza presenta “Ninni,mio padre”

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183) Uomini Nudi ( Alicia Gimenèz-Bartlett)

uomini nudi

Uomini nudi è un romanzo scritto nel 2015 da Alicia Gimènez- Bartlett e pubblicata in Italia nel 2016 da Sellerio Editore.
La solitudine è un vestito che indossiamo a volte per scelta, in altri momenti per necessità e altre volte ancora perché costretti.
La solitudine può essere positiva, allegra, terapeutica, riflessiva e nello stesso tempo feroce perché ti fa comprendere davvero chi sei.
Ci sono vari modi per reagire alla solitudine: chi si deprime, chi cambia vita, chi diventa aggressivo, chi trascende negli eccessi.
La solitudine è anche un segnale di sofferenza della nostra anima e come tale non va sottovalutata perché può portare a ferite più profonde.
La scrittrice spagnola Gimènez Bartlett con il suo nuovo romanzo “Uomini Nudi” ci racconta quattro storie di solitudine passando in maniera efficace ed elegante dai toni malinconici a quelli, struggenti, ironici e infine tragicomici.
Il lettore conosce attraverso una scrittura in prima persona in rapida successione la gelida e conformista Irene, quarantenne donna manager dell’azienda del defunto padre, appena traumatizzata dalla scelta del marito di lasciarla per una ragazza più giovane. Poi c’è Javier, semplice e tranquillo professore di letteratura e fidanzato serenamente con la fidanzata storica Sabrina.Il mondo perfetto di Javier va però in frantumi quando è licenziato dalla scuola e si ritrova disoccupato e incapace di trovare un nuovo impiego.
Lo sfondo del romanzo è la crisi economica che attanaglia anche la Spagna rendendo l’atmosfera immobile e soffocante.
Irene e Javier sono due entità che mai si sfiorerebbero se non fosse che sulla scena entrano altri due personaggi variopinti ed eccentrici: Da una parte a consolare e scuotere Irene dalla sua depressione per la separazione e per le difficoltà aziendali si presenta la vulcanica e volubile Genoveva, cinquantenne separata ma amante di emozioni forti e dall’altra parte per Javier si palesa Ivan, giovanotto rozzo e deciso che gli propone di diventare prima uno spogliarellista e poi un accompagnatore di lusso.
Genoveva e Ivan diventano degli inediti Virgili, impegnati a smuovere Irene e Javier dalle loro rigide e borghesi idee e condizioni.
Se per Javier l’incontro con Irene rappresenta la possibilità di un cambiamento e di tornare a vivere una vita normale, per la seconda conoscere e soprattutto vivere questa realtà degli appuntamenti a pagamento rappresenta invece un modo per bisbocciare a vita nuova. Spogliandosi degli ingombranti strati di una vita precedente non vissuta e decisa dall’opprimente padre.
Il lettore s’illude di poter assistere a una sorta di “Pretty Woman” alla rovescia. Invece più si va avanti nella lettura più emergono il cinismo, la freddezza e la cattiveria dell’animo umano
Non è neanche una storia d’amicizia tra i quattro personaggi, bensì un lucido e reciproco sfruttamento di compagnia e di desiderio economico.
“Uomini nudi” è un libro capace di spiazzarti e sorprenditi perché come cambia pelle e genere nel corso delle pagine riuscendo comunque a trattenere alta l’interesse e curiosità del lettore. Probabilmente il romanzo in sé è troppo lungo e magari sarebbe stato opportuno ridurlo in alcuni punti in cui il ritmo e pathos narrativo sono meno brillanti e incisivi.
Il finale inaspettato e tragico è ben costruito nei toni e nel climax lasciando nel lettore l’amara e devastante conferma che l’egoismo dell’uomo è la causa prima della solitudine in questa società.

Roberto Sapienza presenta “Ninni,mio padre”

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