95) Hotell – Underdog

La Svezia è il Paese ideale in cui vivere e crescere dei figli. E’ un’isola felice dove i diritti civili sono garantiti e la povertà è sotto controllo.
Molti avranno sentito almeno una volta queste frasi da chi ha come sport preferito denigrare il nostro caro Paese.
Ebbene, la Svezia in vero non è tanto diversa dall’Italia. Anche a Stoccolma ci si può ammalare di depressione, entrare in crisi sentendo l’urgenza di scappare dall’opprimente quotidiano.

Hotell

Per avere la conferma di quanto sostegno, è il caso di dare uno sguardo, quanto prima, il bel film “Hotell” di Lisa Langseth proiettato ieri pomeriggio alla Casa del cinema di Roma per il Nordic Film Fest.
La protagonista della nostra storia è Erika (Alicia Vikander), giovane e bell’architetto d’interni, che si appresta a partorire e coronare, con il suo amato compagno, il sogno di formare una famiglia.
Il Destino, pensandola diversamente, costringe Erika a recarsi, d’urgenza notte, in ospedale per improvvise e dolorose contrazioni e di conseguenza al parto prematuro.
Purtroppo tale scelta comporterà gravi e permanenti danni celebrali al neonato, gettando nella più cupa disperazione i due genitori. Soprattutto per Erika il cupo è durissimo, spingendola all’isolamento e a chiudersi in uno stato quasi catatonico. Stimolata dal preoccupato compagno, accetta di entrare a far parte di un gruppo di terapia in cui gli elementi sono accumunati ad aver subito dolorosi traumi.
Erika che non riesce neanche a tenere in braccio proprio figlio e a esternare il proprio dolore trova nel gruppo un modo per relazionarsi con il mondo esterno.
Erka è bloccata dal dolore, sopraffatta dalla terribile disgrazia capitata al figlio come se fosse morto.
Nonostante l’affetto del compagno, la donna sente il bisogno di fuggire dalla sua casa e dal suo mondo per tornare a respirare. Così d’accordo con gli altri pazienti, decide di trascorrere alcuni giorni in diversi alberghi della città.
L’albergo che di per sé è considerato un luogo asettico e privo di calore e soprattutto di passaggio. Invece per Erika e i suoi amici, diventa il modo per vincere le rispettive fobie e paure.
La protagonista trova nell’impersonale stanza di un albergo e in compagnia di quasi estranei il calore e soprattutto la forza necessaria per rompere la bolla di vetro in cui era prigioniera.
E’ un film del 2013, ma già si nota il talento di Alicia Vikander e quanto questa giovane attrice possedesse già una personalità e carisma non comuni. La sua Erika cresce nel corso del film conquistando il centro della scena con incisività e toccante umanità.
Anche il resto del cast è meritevole di menzione per il loro talento e intensità interpretativa.
La regia di Langesth è semplice, pulita, di taglio televisivo, ma riuscendo a modulare un crescente ritmo e pathos narrativo per giungere a un toccante ed emozionate finale.
Un film che merita sicuramente un biglietto “Ridotto” per la capacità di raccontare le emozioni il superamento del dolore di fronte alla straordinarietà dell’amore materno.

underdog

Anche la disoccupazione è un male comune per la Svezia, spingendo molti giovani a emigrare nella più ricca Norvegia nella speranza di trovare un’opportunità di lavoro.
I giovani svedesi sono definiti dai norvegesi “Come maledetti svedesi” o come dice il titolo del film”Underdog”, “sfortunati.
Lo spettatore segue le vicende quotidiane della giovane Dina, fuggita dalla Svezia e dal padre violento, volendo trovare a Oslo un po’ di serenità.
Dina stessa è un ex alcolista, ma è determinata a rimanere sobria e trovare un lavoro che gli permetta un’esistenza dignitosa.
Vive in un appartamento con altri ragazzi svedesi come se fosse una caotica Comune.
Conosce per caso il proprietario di un ristorante ed ex campione di tennis, che le offre la possibilità di diventare la babysitter delle sue figlie.
Per Dina è l’opportunità di assaggiare, almeno per un po’, la tranquillità familiare, che ha tanto sognato e sperato d’avere.
Sembra di assistere alla versione svedese del classico film americano, in cui la babysitter seduce il padrone di casa. Ma in questo caso più che l’aspetto sessuale prevale la ricerca della protagonista di un po’ di calore e sicurezza e di come il sedotto sia lui stesso un uomo in crisi perché abbandonato dall’infedele moglie.
Il tradimento è osservato attraverso gli occhi della figlia più grande, anche lei attratta dal fascino di Dina.
Dina è anche una talentuosa disegnatrice e questo dono sarà alla fine il suo biglietto per ottenere, forse, la sospirata felicità e soprattutto un luogo dove vivere.
“Underdog” è nel complesso un film godibile e interessante anche se è in larga parte prevedibile e didascalica sia nella scrittura sia nella regia. Non ha un gran ritmo e nella seconda parte lascia nello spettatore una sensazione di lunghezza eccessiva.
Ha però come punta di forza l’intensa e coinvolgente perfomance della protagonista Bianca Krnolof. La sua è una recitazione sfumata, di basso profilo, di sottrazione eppure di grande impatto interprativo e forza emotiva.
La sua Dina cattura l’attenzione del pubblico con una prova d’attore solida e asciutta e soprattutto dirompente nel comunicare le difficoltà di una ragazza in un paese straniero.
E’ un film comunque meritevole di essere visto magari con biglietto “pomeridiano”.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

Sweden is a great country in which to live and raise children. And ‘happy island where civil rights are guaranteed and poverty is under control.
Many will have heard at least once these sentences to those whose favorite sport to denigrate our dear country.
Well, the real Sweden is not so different from Italy. Even in Stockholm you can get sick from depression, enter into crisis feeling the urgency to escape from the oppressive everyday.

To confirm how much support, it is appropriate to take a look, as soon as possible, the beautiful film “Hotell” Lisa Langseth screened yesterday afternoon at the Casa del Cinema in Rome for the Nordic Film Fest.
The hero of our story is Erika (Alicia Vikander), young bell’architetto Interior, who is about to give birth and crown, with her beloved companion, the dream of forming a family.
Destiny, by thinking differently, forcing Erika to go, on the night emergency, to the hospital for sudden and painful contractions and consequently to premature delivery.
Unfortunately this choice will result in severe and permanent brain damage to the baby, throwing into the deepest despair the two parents. Erika especially for the dark is very hard, pushing it to isolation and to be locked in an almost catatonic state. Stimulated by the concerned partner, he agrees to join a therapy group in which the elements are toghether to have suffered painful injuries.
Erika who can not even keep his son’s arm and to show their sorrow is in the group a way to relate to the outside world.
Erka is blocked by grief, overwhelmed by the terrible misfortune happened to her son as if he were dead.
Despite the affection of his companion, the woman feels the need to escape from his house and from his world to breathe again. So along with the other patients, he decided to spend a few days in different hotels of the city.
The hotel which in itself is considered an aseptic place and free of heat and especially of passage. Instead for Erika and her friends, she becomes the way to win their phobias and fears.
The main character is in the impersonal room of a hotel and in the company of strangers almost the heat and especially the force needed to break the glass bubble in which she was a prisoner.
It ‘sa film of 2013, but already we see the talent of Alicia Vikander and how this young actress already possessed a personality and uncommon charisma. His Erika grows throughout the film taking center stage with incisiveness and touching humanity.
The rest of the cast also deserves special mention for their talent and interpretive intensity.
Directed by Langesth it is simple, clean, television cut, but managing to modulate an increasing pace and narrative pathos to reach a final poignant and deeply moving.
A film that is definitely worth a “Reduced” ticket for the ability to tell the emotions overcoming the pain in front of the extraordinary nature of maternal love.

Although unemployment is a common evil for Sweden, prompting many young people to emigrate in the richest Norway in the hope of finding a job opportunity.
Young Swedes are defined by the Norwegians “How damned Swedes” or as the title of the film “Underdog”, “unfortunate.
The viewer follows the daily life of the young Dinah fled from Sweden and violent father, wanting to find in Oslo a bit ‘of serenity.
Dina herself is a former alcoholic, but is determined to stay sober and find a job that will allow him a dignified existence.
He lives in an apartment with other Swedish guys like a chaotic Municipality.
To know if the owner of a restaurant and former tennis champion, who offers her the chance to become the nanny of his daughters.
Dina is the opportunity to sample, at least for a while ‘, family tranquility, that has so much dreamed and hoped to have.
It seems to see the Swedish version of the classic American film, where the babysitter seduces the landlord. But in this case more than the sexual aspect prevails the search for the star of a little ‘and the warmth and security of how the seduced is himself a man in crisis because dall’infedele abandoned wife.
Betrayal is observed through the eyes of the eldest daughter, she also attracted by the charm of Dina.
Dina is also a talented designer and this gift will eventually be his ticket to get, perhaps, the longed for happiness and above all a place to live.
“Underdog” is overall an enjoyable and interesting film although it is in large part predictable and didactic both in writing and in directing. He has a great pace, and in the second part leaves the viewer a feeling of excessive length.
However as a bit of strength the intense and engaging performance of the protagonist White Krnolof. His is a nuanced acting, low-profile, subtraction yet high-impact interprativo and emotional strength.
His Dina captures the audience’s attention with a solid actor proof, dry and especially disruptive in communicating the difficulties of a girl in a foreign country.
It ‘still a worthy film to be seen even with “Afternoon” ticket.

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