53) 7 Vite di una Gatta Morta – Capinera

Quando arriva, il week end scatta, in chi se lo può ancora permettere, la domanda amletica”Che cosa facciamo?”

Cena? Cinema? Passeggiata al mare? Due giorni di sesso sfrenato? Ebbene, cari amici, per una volta, mi permetto di suggerVi di fare gli alternativi e di uscire da casa per andare a teatro essendoci due spettacoli meritevoli del vostro tempo, denaro e ascolto. Dove sono in scena? A Roma, ergo potete unire con la scusa l’opportunità di una mini vacanza.

Le mie proposte per un week end diverso sono:

7 Vite di una gatta morta

“7 vite di una Gatta Morta” scritto e diretto da Paolo Andreotti con Silvia Catalano, in scena fino al 6 Marzo al teatro “Duse” di Roma

Un titolo che potrebbe far credere allo spettatore di vedere uno spettacolo imperniato sulle paturnie e nevrosi della donna d’oggi creando probabilmente qualche perplessità e ritrosia nel pubblico maschile. Ebbene, cari colleghi uomini, state tranquilli, è invece tutto il contrario. La brillante e poliedrica Silvia Catalano con il suo divertente monologo ci mostra come le donne ci considerano e valutano le nostre azioni e pensieri.

Non esiste più il corteggiamento classico fatto di lettere, rose, e inviti a cena. L’uomo non telefona più, i rapporti si costruiscono in chat, con gli sms, e con le emoticon.

La donna trascorre lunga parte della sua giornata a leggere e criptare i messaggi dell’uomo, chiedendo consiglio alle amiche.

Chi è la donna di oggi? E’ Eleonora Gatta, protagonista della nostra storia, una bella e grintosa donna di quarant’anni, che si trova a un bivio della propria vita: Cedere alle viscide lusinghe dl suo capo d’ufficio per salvare il proprio posto di lavoro o mantenere la propria integrità morale?

Eleonora è sì una donna vivace, allegra, amante della vita e ha tanti spasimanti che non le danno tregua al telefono, ciò nonostante ha una sua etica, una sua visone della vita e dell’amore.

Vorrebbe avere affianco un vero uomo da amare e con cui condividere la quotidianità. Il suo cuore batte per un bel Top Gun italiano, che però fatica ad atterrare nella sua casa e invece facoltosi notai, musicisti squattrinati ed eterni Peter Pan che pur di infilarsi di nuovo nel suo letto sono pronti a promettere qualunque cosa.

Ha sperato che il bel primario potesse trasformarsi nel principe azzurro,ma per poi scappare preferendo arruolarsi in Medici senza Frontiere

Lo spettatore osserva divertito come la donna conduce le danze d’amore con i suoi uomini e nello stesso tempo rifletta sulla sua condizione chiedendosi quale sia davvero la cosa giusta da fare.

Il testo è ben scritto, fluido e divertente e sebbene sia scritto da uomo riesce con bravura a raccontare sia l’universo maschile sia quello femminile.

Uno spettacolo gradevole, garbato e ironico che punta tutto sulla personalità e carisma di Silvia che dimostra talento e la giusta dose di esperienza per reggere la sfida difficile di un monologo.

Probabilmente lo spettacolo non ha un ritmo narrativo costante e la seconda parte è più brillante e dinamica rispetto alla prima ma resta comunque una visione godibile e consigliabile.

La donna può essere anche una gatta morta, ma alla fine sa bene cosa scegliere e quali siano le vere priorità nella vita come ci insegna nel romantico e riuscito finale la nostra spumeggiante Eleonora.

Capinera

CAPINERA

“Capinera” di e con Rosy Bonfiglio, tratto dal romanzo epistolare di Giovanni Verga, in scena fino al 6 Marzo al Teatro Studio Uno di Roma.

Le donne sono libere di poter scegliere il proprio destino?

Può apparire una domanda retorica nel 2016, eppure leggendo le cronache dal mondo e dalla stessa Italia, non sarei così sicuro di una risposta affermativa.

Giovanni Verga nel 1869 scrisse il romanzo epistolare “Storia di una Capinera” raccontando, di fatto, la difficile condizione sociale della donna all’epoca, di vivere una vita fatta di rinunce, obblighi e negazione di ogni diritto.

Questa è la storia della giovane Maria costretta a prendere i voti e a farsi suora non per fede,ma per necessità economica. Quante storie del genere sono state vissute e mai raccontate?

Rosy Bonfiglio con il suo monologo mette in scena il travaglio interiore e umano della protagonista trascinando lo spettatore in un tornado di emozioni, angoscia e commozione.

Rosy si trasforma completamente in Maria raccontando i suoi dolori, pensieri e sentimenti, indossando come costumi di scena fogli di carta dove sono raccolti i pensieri e parole della giovane protagonista.

E’una scelta registica particolare e intensa di creare con lo spettatore una forte e avvolgente empatia.

Maria è sola, non sa a chi confidare le proprie paure e incertezze se non scrivendo accorate lettere all’amata amica Marianna.

L’arrivo del colera ha permesso a Maria di uscire dal convento e di tornare ad assaggiare i frutti prelibati della vita come la libertà, la gioia di un ballo e soprattutto l’amore.

Maria è travolta da questo sentimento così forte e straordinario e non avendo gli strumenti e l’esperienza per contenerlo, è così trascinata sull’orlo di una tragica follia.

Sì, perché l’amore fa perdere il senno e una volta conosciuto non ne puoi fare a meno.

Rosy Bonfiglio regala una perfomance incisiva e totale sia interpretativo che fisico scuotendo e commuovendo il pubblico. Lo spettacolo è ricco di pathos e di forza, magari con un ritmo non sempre costante e con una seconda parte forse troppo allungata, ma riuscendo comunque a mantenere vivo l’interesse del pubblico fino alla fine.

Quando la protagonista rendendosi conto di come la vita possa essere colorata e gioiosa, non vuole e non può dimenticare ciò che ha provato.

La dolorosa e obbligata rinuncia e la presa dei voti segna tragicamente l’esistenza della giovane donna e come rappresentato nel poetico e toccante finale non ci può essere vita senza liberta’ e amore.

When it arrives, the weekend is activated, those who can still afford it, the Hamlet-like question “What do we do?”

Dinner? Cinema? seaside promenade? Two days of unbridled sex? Well, dear friends, for once, I beg to suggerVi to make alternative and leave the house to go to the theater there being two performances worthy of your time, money and listening. Where they are staged? In Rome, ergo you can combine with the excuse the opportunity for a mini vacation.

 

My proposals for a different weekend are:

 

“7 lives of a Dead Cat” written and directed by Paul Andreotti with Silvia Catalan, on stage until March 6 at “Duse” Theatre in Rome

 

A title that might suggest the viewer to see a show centered on Paturnie and neuroses of women today probably creating some confusion and reluctance in the male audience. Well, dear fellow men, do not worry, it is rather the opposite. The brilliant and multifaceted Silvia Catalan with his funny monologue shows us how women consider us and judge our actions and thoughts.

There is no longer the classic courtship letters, roses, and invitations to dinner. The man does not call more, relations are built in chat, with sms, and with emoticons.

She spends long part of his day to read and encrypt messages man, asking advice to her friends.

Who is the woman of today? And ‘Eleonora Gatta, the protagonist of our story, a beautiful and spirited woman of forty, which is located at a crossroads in his life: Give in to the slimy flattery dl its head office to save their jobs or maintain their moral integrity?

Eleonora is yes a vivacious woman, cheerful, loving life and has many suitors who do not give respite to the phone, nevertheless has its own ethics, his mink of life and love.

He would like to have beside a real man to love and to share everyday life. His heart beats for a nice Italian Top Gun, but hard to land in his home and noticed rather wealthy, penniless musicians and eternal Peter Pan who in order to slip back into his bed is ready to promise anything.

He hoped that the primary good could turn into Prince Charming, but then run away preferring to enlist in Doctors Without Borders

The viewer looks amused as she leads the love dances with his men and at the same time reflects on his condition wondering what really the right thing to do.

The text is well written, fluid and fun and although both men wrote manages with skill to tell both the male universe is the female.

A pleasing spectacle, gentle and ironic that relies entirely on the personality and charisma of Silvia demonstrating talent and the right amount of experience to handle the difficult challenge of a monologue.

Probably the show does not have a consistent narrative rhythm and the second part is more successful and dynamic than the first but it is still an enjoyable read and recommended.

The woman can also be a dead cat, but ultimately knows what to choose and what are the real priorities in life as we learn in the final romantic and managed our bubbly Eleonora.

 

BLACKCAP

“Blackcap” by and with Rosy Bonfiglio, based on the epistolary novel by Giovanni Verga, on stage until March 6 at the Teatro Studio Uno di Roma.

 

Women are free to choose their own destiny?

It may seem a rhetorical question in 2016, but reading the news from the world and from the same Italian, I would not be so sure of a positive answer.

Giovanni Verga in 1869 wrote the epistolary novel “Story of a Blackcap” telling, in fact, the difficult social status of women at the time, to live a life of making sacrifices, denial of all rights and obligations.

This is the story of the young Maria forced to take vows to become a nun, and not by faith, but out of economic necessity. How many such stories have been experienced and never told?

Rosy Bonfiglio with his monologue depicts the inner struggle and the human protagonist dragging the viewer into a tornado of emotions, anxiety and emotion.

Rosy is completely transformed into Mary telling her sorrows, thoughts and feelings, such as wearing paper costumes where they collected the thoughts and words of the young protagonist.

It is a particular choice directing and intense to create with the viewer a strong and fascinating empathy.

Mary is one, does not know to whom to confide their fears and uncertainties if not writing heartfelt letters to his beloved friend Marianna.

The arrival of cholera has allowed Mary to leave the monastery and return to taste the delicious fruits of life and freedom, the joy of a dance and most of all love.

Mary is overwhelmed by this feeling so strong and extraordinary and not having the tools and experience to contain it, it is so driven to the brink of a tragic folly.

Yes, because love destroys the understanding and once you can not do less known.

Rosy Bonfiglio gives an incisive and total performance is interpretive and physically shaking and commuovendo the public. The show is full of pathos and strength, even with a rate not always constant, with a second part may be too stretched, but still managing to keep alive the interest of the public to the end.

When the main character realizing how life can be colorful and joyful, will not and can not forget what he has tried.

The painful and forced renunciation and the taking of votes tragically marks the existence of the young woman and as shown in the final poetic and touching there can be no life without freedom ‘and love.

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