37) L’ultima parola -la vera storia di Dalton Trumbo

trumbo

Il biglietto da acquistare per “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” è: 1)Nemmeno regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Jay Roach. Con Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren, John Goodman, Elle Fanning, Michael Stulbarg, Louis C.K. Biografico, 124′. 2015

L’arte e la politica dovrebbero rimanere mondi separati e distinti. Sfortunatamente i politici amano le luci della ribalta e s’illudono di poter sfruttare la visibilità connessa a certi ambienti a proprio vantaggio. I due mondi separati entrano così in contatto, e il più delle volte si genera un vero e proprio cortocircuito.

Un drammatico esempio di ciò che questo comporto avvenne negli Stati Uniti, patria dello show business, alla fine degli anni Quaranta, dopo lo scoppio della guerra fredda tra Usa e Urss. Le sue super-potenze si contrapponevano sia sul versante politico e militare, sia su quello ideologico. In quegli anni comunista, in America, era sinonimo di antipatriota e traditore. Anche battersi in difesa delle fasce più deboli della popolazione e chiedere un’equa contribuzione salariale era considerato dalla maggior parte dell’opinione pubblica un atto sovversivo da comunisti.

Questo stato di cose non fermò però l’azione politica e sociale di Dalton Trumbo (Cranston), brillante sceneggiatore considerato tra i migliori dell’epoca, che con coraggio si batteva per i diritti degli operai e dei tecnici cinematografici contro gli avidi Studios. Una battaglia di principi che portò Dalton e altri nove colleghi a deporre davanti al Congresso, interrogati anche sulla loro ideologia politica. Dalton si rifiutò di rispondere e fu condannato per oltraggio alla corte a una pena detentiva come un qualsiasi criminale.

Sembra paradossale, in un paese come gli Stati Uniti dove libertà d’espressione e democrazia sono elementi fondamentali, eppure la caccia alle streghe (in questo caso ai comunisti) iniziata dal governo e in particolare dalla commissione guidata dal senatore McCarthy fu spietata. Le vite private di milioni di americani furono passate al setaccio e persino il sospetto di avere “simpatie” comuniste si traduceva nella morte civile della persona.

Dalton Trumbo, pur di restare fedele ai suoi ideali, scontò con dignità la sua pena, subendo l’ostracismo degli Studios. Nonostante ci fossero contratti attivi, infatti, il suo nome fu messo al bando in quanto sospettato di essere filo-sovietico. Contro Trumbo si batté soprattutto Hedda Hopper (Mirren), una giornalista di gossip. La donna guidava con fermezza la sua crociata contro i comunisti, screditando la persona dal punto di vista sociale e umana.

Una volta uscito di prigione Dalton iniziò quindi a scrivere sotto falso nome, lavorando per tredici anni insieme a Frank King (Goodman), un produttore di film a basso costo. Per l’uomo e la famiglia furono anni difficili, di sacrifici e isolamento. Il talento e la creatività di Dalton, però, si rivelarono più forti di qualunque lista nera e lo sceneggiatore conquistò, sotto falso nome, due Oscar, per “Vacanze Romane” e “Il buio dell’anima”, ridicolizzando, di fatto, gli inquisitori.

Quella di Dalton Trumbo è una tipica storia americana, da cui emergono il coraggio e l’onesta di un uomo che mai piegò la testa di fronte all’ottusità del governo e di chi pretendeva di far passare il pensiero unico. Dalton Trumbo fu sì un comunista, ma soprattutto una persona attenta ai diritti dei lavoratori.

La sceneggiatura del film di Jay Roach è ben scritta, curata, ma probabilmente più adatta a toccare le corde intime del pubblico americano che di quello italiano. Sicuramente la pellicola mette in luce una delle più grandi contraddizioni della società a stelle e strisce, che se da una parte si eleva a paladina globale di libertà praticamente dall’inizio del Novecento, dall’altra non è estranea a deprivazioni sui diritti dei suoi stessi cittadini. continua su

Al cinema: L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket to buy for “The Last Word – The true story of Dalton Trumbo” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Reduced; 5) Always.

A Jay Roach film. Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren, John Goodman, Elle Fanning, Michael Stulbarg, Louis C.k. Biographical, 124 ‘. 2015

The art and politics should remain separate and distinct worlds. Unfortunately politicians love the limelight and delude themselves to exploit the visibility related to certain environments to their advantage. The two separate worlds thus enter into contact, and most of the time it generates a real short circuit.

A dramatic example of what this behave happened in the United States, home of show business, at the end of the forties, after the outbreak of the Cold War between the US and USSR. Her super-powers were opposed both the political and the military side, and on that ideology. In those communist years, in America, it was synonymous with antipatriota and traitor. Also fighting in defense of the weakest sectors of the population and ask fair wages contribution was considered by most of the public a subversive act by communists.

This state of affairs did not stop, however, the political and social action of Dalton Trumbo (Cranston), brilliant writer considered among the best of the time, who courageously fought for the rights of the workers and film technicians against greedy Studios. A battle of principles that led Dalton and nine other colleagues to testify before Congress, also asked about their political ideology. Dalton refused to answer and was sentenced for contempt of court to a prison term as any criminal.

It seems paradoxical, in a country like the United States where freedom of expression and democracy are fundamental elements, but the witch hunt (in this case the communists) started by the government and in particular by the commission headed by Senator McCarthy was ruthless. The private lives of millions of Americans were sifted and even the suspicion of having “sympathy” communist resulted in the person’s civil death.

Dalton Trumbo, in order to remain faithful to his ideals, he served his sentence with dignity, suffering ostracism of Studios. Although there were active contracts, in fact, his name was banned on suspicion of being pro-Soviet. Trumbo fought mainly against Hedda Hopper (Mirren), a gossip reporter. The woman drove firmly his crusade against the Communists, by discrediting the person from the social point of view and human.

Once out of prison Dalton then he began writing under a false name, working for thirteen years with Frank King (Goodman), a producer of low-budget films. For man and the family were difficult years of sacrifice and isolation. The talent and creativity of Dalton, however, proved stronger than any blacklisted screenwriter and conquered, under a false name, two Academy Awards, for “Roman Holiday” and “The Brave One”, ridiculing, in fact, the inquisitors.

That of Dalton Trumbo’s a typical American story, from which emerge the courage and honesty of a man who never bent his head in front of obtuseness of the government and of those who claimed to pass the single thought. Dalton Trumbo was indeed a communist, but also a careful person to workers’ rights.

The screenplay by Jay Roach film is well written, edited, but probably more suited to touch the inner feelings of the American public that the Italian one. Certainly the film highlights one of the great contradictions of the Stars and Stripes company, which on one hand is raised at a global champion of freedom almost from the beginning of the twentieth century, is no stranger to the other deprivations on the rights of its own citizens. continues on

Al cinema: L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher feature “Being melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

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