22) The Eichmann Show – Il Processo Del Secolo

The Eichman

Il biglietto da acquistare per “The Eichman show – Il processo del secolo” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Paul Andrew Williams, scritto da Simon Block. Con Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman. Drammatico, 95′. 2016

Al cinema il 25-26-27 gennaio

La televisione è tutt’altro che istruttiva. La televisione manda in onda programmi diseducativi e volgari. La televisione è il nuovo oppio dei popoli. Da convinto teledipendente quale sono, mi è capitato molte volte di ascoltare – con fastidio, lo ammetto – frasi come queste, pronunciate da chi si sente culturalmente diverso. Superiore, per certi versi.

Eppure chi sostiene che la televisione sia una cattiva maestra sempre e comunque probabilmente non conosce la storia del processo al gerarca nazista Adolf Eichman, svoltosi in Israele nell’aprile del 1961.

Alla fine della seconda guerra mondiale molti ex aguzzini tedeschi riuscirono a scappare e a rifugiarsi, sotto falsa identità, in Sud America. Lo stato di Israele, nato di recente, non dimenticò però gli orrori commessi sugli ebrei e avvalendosi del Mossad, i servizi segreti, iniziarono una spietata caccia ai criminali nazisti.

Un blitz del 1960 portò alla cattura di Adolf Eichman, esecutore della “Soluzione Finale”. L’uomo fu poi condotto in Israele per essere processato come criminale di guerra. Il Primo Ministro israeliano Ben-Gurion decise di predisporre un processo pubblico, che avesse un’ampia risonanza mediatica.

Per realizzare un vero e proprio show convocò il produttore americano Milton Fruchtman (Freeman), subito convinto delle straordinarie potenzialità comunicative dell’evento, che avrebbe permesso a Israele e ai sopravvissuti dei campi di sterminio di raccontare al mondo le atrocità subite e la lucida follia del nazismo.

Come regista dello show fu scelto il talentuoso e carismatico Leo Hurwitz (LaPaglia), che stava vivendo un momento di declino professionale dopo essere stato inserito nella lista McCarthy con l’accusa di agire contro gli interessi dell’America.

A molti potrà sembrare paradossale che il film di Paul Andrew Williams scelga di mettere in risalto il dietro le quinte della produzione televisiva piuttosto che il processo in sé, ma ciò che interessa è far capire come fu possibile realizzare uno show all’interno di un procedimento penale.

Lo spettatore segue la preparazione della coppia Fruchtman-Hurwitz, chiamata a fronteggiare problemi tecnici e ritrosie da parte dei giudici, molto restii ad ammettere in aula le telecamere. Il processo doveva sì essere mediato, ma anche dimostrare la capacitò dello stato ebraico di far funzionare la giustizia, garantendo un trattamento equo a Eichman.

La scommessa professionale e personale in cui si lanciò Fruchtman era enorme: da un lato si impegnò a catturare l’attenzione del mondo, scuotendo la coscienza di persone ancora quasi ignare della tragedia dell’Olocausto; dall’altro dovette subire pressioni e minacce alla sua famiglia da parte di fanatici nazisti.

Per Hurwitz, invece, il processo rappresentava l’opportunità di un riscatto professionale ma anche l’occasione di comprendere e mostrare attraverso le riprese se in Adolf Eichman fosse presente un minimo di umanità. continua su

Al cinema: The Eichmann Show – Il processo del secolo

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket to buy for “The Eichman show – The trial of the century” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by Paul Andrew Williams, written by Simon Block. Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Zora Bishop, Andy Nyman. Drama, 95 ‘. 2016

To theaters on January 25-26-27

Television is anything but instructive. Television broadcasts programs morally harmful and vulgar. Television is the new opiate of the people. From couch potato convinced that I am, I happened to hear many times – with annoyance, I admit – phrases like these, uttered by those who feel culturally different. Higher, in some ways.

Yet those who argue that television is a bad teacher always probably does not know the story of the trial of Nazi Adolf Eichmann, held in Israel in April 1961.

At the end of the Second World War many former torturers Germans managed to escape and take refuge under a false identity, in South America. The state of Israel was born recently, but did not forget the horrors committed on Jews and making use of the Mossad secret service, they began a ruthless hunt for Nazi criminals.

A blitz of 1960 led to the capture of Adolf Eichmann, executor of the “Final Solution.” The man was then taken to Israel to be tried as a war criminal. Israeli Prime Minister Ben-Gurion decided to prepare a public process, which had wide media coverage.

To make a real show called the American manufacturer Milton Fruchtman (Freeman), once convinced of the extraordinary communicative potential of the event, which would allow Israel and the survivors of the concentration camps to tell the world the atrocities suffered and lucid madness Nazism.

As director of the show was chosen the talented and charismatic Leo Hurwitz (LaPaglia), which was experiencing a time of declining professional after being listed as McCarthy on charges of acting against the interests of America.

To many it may seem paradoxical that the film Paul Andrew Williams chooses to highlight the behind the scenes of television production rather than the process itself, but what is interesting is to understand how it was possible to create a show within a process criminal.

The viewer follows the preparation of the couple Fruchtman-Hurwitz, called to deal with technical problems and reluctance by the courts, very reluctant to admit the cameras in the courtroom. The process had to be mediated yes, but also demonstrate fail to see the Jewish state to operate the justice, ensuring a fair treatment to Eichman.

The professional and personal bet in which he launched Fruchtman was enormous: first undertook to capture the attention of the world, shaking the conscience of people still almost unaware of the tragedy of the Holocaust; the other was subjected to pressure and threats to his family by fanatical Nazis.

For Hurwitz, however, the process represented an opportunity to ransom professional but also an opportunity to understand and show through filming if Adolf Eichman was present a minimum of humanity. continues on

Al cinema: The Eichmann Show – Il processo del secolo

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

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