18) Il Figlio di Saul

il figlio di saul

Il biglietto d’acquistare per “Il figlio di Saul: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre

“Il figlio di Saul” è un film  del 2016 di Laszlo Nemes, scritto da Laszlo Nemes e Clara Royer, con Geza Rohrig.

Diciamocelo francamente: ne abbiamo piene le scatole di film incentrati sull’Olocausto e sui campi di concentramento. Ovviamente non siamo annoiati dall’argomento, bensì da come una pagina orribile e nefasta dell’umanità sia diventata per il cinema un filone da sfruttare fino all’inverosimile.

Anche il solo pensare di cancellare la razza ebraica è qualcosa di diabolico oltre che di inumano.

L’Olocausto è una piaga che va costantemente ricordato alle nuove generazioni, perché mai una cosa del genere possa ripetersi.

“Il figlio di Saul” di Nemes, probabile vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, va visto solo per motivi pedagogici?

No, la pellicola ungherese, che già fin dallo scorso maggio al festival di Cannes ha ottenuto i consensi della critica, ha il merito storico di offrire allo spettatore una prospettiva diversa della vita dentro un campo di concentramento in Germania.

Non è né quella dei prigionieri, né di un nazista, bensì quella di Saul (Rohring), un Sonderkommando: un prigioniero ebreo obbligato a svolgere il ruolo ingrato e terribile di accompagnare gli altri prigionieri ebrei alle camere a gas e poi di bruciarne i corpi e spargerne le ceneri nelle acque..

I Sonderkommando vivevano separati dal resto dei reclusi.

Se vogliamo, avevano una “vita privilegiata” e nello stesso tempo angosciante e alienante dovendo accompagnare alla morte, amici e parenti, senza poter fare nulla per salvarli.

Gli stessi Sonderkommando erano sostituiti ogni quattro mesi da nuovi e quindi consapevoli anche di una morte imminente, perché scomodi testimoni.

Eppure costretti a svolgere un incarico infame e tragico su ordine degli aguzzini tedeschi.

Solo negli anni Ottanta il loro ruolo è emerso e,soprattutto, riabilitato agli occhi della storia e da gli stessi sopravvissuti dei lager.

Lo spettatore sa poco o nulla della vita precedente di Saul, un uomo che vive come un automa questo suo compito, forse, per non ascoltare le grida della propria coscienza.

Eppure qualcosa cambia nell’anima del protagonista, quando un giorno assiste alla barbara soppressione di un bambino sopravvissuto alla camera a gas da parte di un medico tedesco. Saul riconosce o,forse, pensa di rivedere suo figlio decidendo che lo sfortunato ragazzo meriti una sepoltura.

Così Saul inizia a cercare, tra i prigionieri, un rabbino affinché possa celebrare la sepoltura.

Lo spettatore segue con animo angosciato e cupo la determinata e disperata ricerca di Saul in mezzo all’orrore e alla follia tedesca, di cui il regista non risparmia crude e intense scene di fucilazione di massa e di dolore.

Nemes sceglie di raccontare una storia in cui convivono amore e morte, odio e speranza scandito da un ritmo assai compassato e lento che, se da una parte rende difficoltosa l’attenzione dello spettatore e un incisivo pathos narrativo, dall’altra trasmette con il bravo e credibile protagonista Gezà Rohrig le sensazioni di angoscia, alienazione e la perdita di umanità e compassione da parte di tutti nell’inferno voluto dall’uomo.

Una storia che non può scuotere la sensibilità del pubblico. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-il-figlio-di-saul/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano”Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “The son of Saul: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The son of Saul” is an animated film of 2016 by Laszlo Nemes, written by Laszlo Nemes and Clara Royer, with Geza Rohrig.

Let’s face it: we have boxes full of films focusing on the Holocaust and the concentration camps. Obviously we are not bored with the subject, but from a page as horrible and nefarious humanity has become a trend for the cinema to be exploited up to capacity.

Even consider deleting the Jewish race is something diabolical as well as inhuman.

The Holocaust is a scourge that must be constantly reminded the younger generation, why would such a thing happen again.

“The son of Saul” Nemes, likely winner of the Oscar for best foreign film, is seen only for educational reasons?

No, the Hungarian film, which already since last May at the Cannes Film Festival has received critical acclaim, has the merit of offering the viewer a different perspective of life in a concentration camp in Germany.

It is neither the prisoners nor a Nazi, but that of Saul (Röhring), a Sonderkommando: a prisoner jew forced to play the thankless role and terrible to accompany the other Jewish prisoners to the gas chambers and then to burn the bodies and stir the ashes in the waters ..

The Sonderkommando lived separated from the rest of the inmates.

If they had a “privileged life” and at the same time frightening and alienating having to accompany death, friends and family, without being able to do anything to save them.

The same Sonderkommando were replaced every four months by new and therefore also aware of imminent death, because they are inconvenient witnesses.

Yet forced to complete them infamous and tragic on the orders of the German captors.

Only in the eighties their role has emerged and, above all, rehabilitated in the eyes of history and from the same survivors of the concentration camps.

The viewer knows little or nothing about the previous life of Saul, a man who lives like a robot carrying out this duty, perhaps, not to hear the cries of his conscience.

But something changed in the soul of the hero, when one day witness the barbaric suppression of a child survived the gas chamber by a German doctor. Saul recognizes or, perhaps, think you see her son and decided that the unfortunate boy deserves a burial.

Saul begins to look among the prisoners, a rabbi so that he can celebrate the burial.

We follow with the mind distressed and gloomy determined and desperate for Saul amid the horror and madness of Germany, of which the director does not spare raw and intense scenes of mass shooting and pain.

Nemes choose to tell a story as it combines love and death, hatred and hope marked by a rather staid and slow pace that, if on the one hand makes it hard for the viewer’s attention and an incisive narrative pathos, the other sends with the good and credible protagonist Geza Rohrig feelings of anguish, alienation and loss of humanity and compassion by all hell wanted man.

A story that can not shake the feeling of the public. continues on

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-il-figlio-di-saul/

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