276) Manhattan -American Horror Story Hotel

bomba

 

L’anno sta per concludersi e solitamente siamo soliti fare bilanci della nostra vita e ci sforziamo di pensare positivo sperando che l’anno nuovo sia carico di novità e belle novità.
Il vostro nevrotico spettatore pagante ama però differenziarsi dalla massa.
Così stasera desideroso di trascorrere una serata tranquilla ha accesso l’amata TV certo che avrei trovato qualcosa di interessante da vedere.
Sappiamo bene quanto Sky ci abbia cambiato la vita e di come le nostre abitudini da teledipendente siano state travolte dall’arrivo della televisione satellitare.
Da qualche settimana anche in Italia è arrivata Netflix pieno di doni e sorprese eppure provo a resistere al suo fascino, rimanendo fedele ai primi amori ovvero Sky Atlantic e il mondo Fox.
La prima mi ha permesso di scoprire la serie “Manthann” e come ogni gradita e inaspettata sorpresa ha attiratola mia attenzione e curiosità.
Cosa sappiamo esattamente di come gli americani riuscirono a vincere la sfida mortale sui tedeschi sull’atomica. Chi furono gli uomini e le donne che scelsero di mettere i loro talenti al servizio delle forze armate per creare l’arma più terribile del mondo?
Conosciamo Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna, ma poi?
Ebbene seguendo la prima puntata di questa serie lo spettatore è catapultato indietro nel tempo, esattamente nel 1943 nel nuovo Messico.
Un deserto dove sorse Los Alamos National Laboratory ovvero il centro dove fu studiato l’atomo e trasformando gli studi di Fermi in un arma di distruzione di massa.
La prima immagine che lo spettatore annota nella sua mente è un numero:763.
Sono i giorni che separano l’umanità da Hiroshima.
Una corsa contro il tempo nel pieno del conflitto mondiale per trovare la “soluzione finale” al pericolo nazista.
La scelta degli autori è pero di raccontare la vita della piccola comunità della cittadina militare piuttosto che ricostruire gli esperimenti e studi compiuti dall’equipè di scienziati.
Lo spettatore viene introdotto nella quotidianità di questi uomini e delle loro famiglie respirando un clima plumbeo e angosciante in cui vige l’esigenza dell’assoluta segretezza su quale sia davvero la posta in gioco.
Il tempo scorre lento nel campo in antitesi alla frenetica e nevrotica vita del Laboratorio. Un’alternanza di ritmo che avvince e conquista lo spettatore.
Si può vivere una vita normale in tale atmosfera? Può una famiglia adattarsi? Si posso crescere dei figli?
Sono le domande che i produttori di questa serie pongono allo spettatore angustiato e stordito dallo scenario in cui è immerso.
La pace è un bene prezioso, ma per ottenerla, il più delle volte sono necessari enormi sacrifici. “Manhattan” è un drammatico e riuscito esempio di questa ricerca. Una serie da seguire con interesse per ricordare come il mondo attuale debba tanto a quegli uomini e donne che scelsero un isolato deserto per offrire a tutti gli altri il profumo della libertà.

hotel

Se “Manhattan” ha acceso mia curiosità invece la nuova stagione di “American Horror Story-Hotel” trasmessa su Fox mi ha davvero annoiato e spinto a un passo dal sonno. La scelta di privarsi di Jessica Lange è stata rischiosa e dopo la prima puntata posso dire assai rischiosa. Avevo letto sul web nei mesi precedenti diverse recensioni e opinioni sulla serie,in vero assai discordanti sulla qualità del prodotto.
Ero curioso di vedere al’opera le new entry: la cantante Lady Gaga e il fascinoso attore Pat Bomer.
Ebbene la delusione è forte e netta. Le loro perfomance sono davvero ben poca cosa. Tanto rumore per nulla direbbe il buon Shakespeare
Però la vera criticità di questa stagione è la sceneggiatura. E’ un notevole passo all’indietro rispetto alla scorsa stagione dove i dialoghi erano davvero brillanti, intensi e incisivi. L’intreccio narrativo è confuso, caotico e dispersivo.
Lo spettatore fatica a trovare il filo rosso della storia nel corso della storia dove appaiono in scena diversi personaggi privi di fascino e interesse.
Dal disastro artistico si salva solo Sarah Paulson ancora una volta all’altezza della situazione per talento e personalità.
La stessa regia non incanta più di tanto più attenta a costruire sì un’ambientazione ricca e lussuosa di un hotel maledetto, ma povera nel creare come nelle precedenti stagioni un ponte emotivo e di suspense con il pubblico.
La TV non conosce pause né feste e anche ancora a costo di saltare una ricorrenza e di dimenticarsi i bilanci di fine anno, bisogna seguirla perché la vera festa è soloin sua compagnia.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “essere melvin”

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