269) Il Ponte delle Spie

il ponte delle spie

Il biglietto d’acquistare per “Il Ponte delle Spie” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

“ Il Ponte delle Spie” è un film del 2015 diretto da Steven Spielberg, scritto da Matt Charman, Joel ed Ethan Coen, con: Tom Hanks, Mark Rylance, Austin Stowell.

Alzi la mano chi non sostiene che l’avvocato sia uno dei mestieri più infami del mondo.
L’uomo della strada forse può perdonare un assassino, ma un avvocato mai!
Nonostante il talento letterario di John Grisham nel nostro immaginario l’avvocato è un essere infimo e avido da cui stare lontano il più possibile.
Eppure Steven Spielberg sull’argomento ha un’idea diversa, e come ogni genio ha deciso di andare controcorrente e di fare un film, tratto da una storia vera, ambientato in piena Guerra Fredda dove non mancano spie, controspionaggio e delicati equilibri geopolitici affidando il ruolo di eroe a un avvocato. Sì, avete capito bene un avvocato assicurativo di nome James Donovan di Brooklyn (Tom Hanks) che si trova tra le mani il caso di una spia russa, Rudolf Abel (Rylance), beccata in flagrante di reato dalla Cia e sottoposta a un processo sommario.
Donovan però oltre essere una brava persona è un uomo di legge. Per questo accettando di difendere Abel decide di farlo al meglio delle proprie possibilità e soprattutto di garantirgli un equo processo e che siano garantiti i suoi diritti.
Un’impresa impossibile essendo nel 1957 in piena Guerra Fredda dove i sovietici sono visti solo dall’opinione pubblica americana come nemici da mandare sulla sedia elettrica.
Donovan si rivela un osso duro non solo nelle aule di tribunale, ma soprattutto nei palazzi del potere riuscendo a far commutare la sentenza di morte di Abel in pena carceraria convinto che alla fine il prigioniero possa essere utile agli Stati Uniti.
Una convinzione che si rivela esatta quando poco tempo dopo un aereo spia Usa è abbattuto in Urss e il pilota fatto, a sua volta, prigioniero.
Donovan è così incaricato”informalmente” dalla Cia di diventare il mediatore tra le due super potenze per lo scambio dei prigionieri in Germania Est.
L’abilità, furbizia e integrità dell’avvocato saranno decisive nella difficile e complessa partita a scacchi della diplomazia portando risultati insperati.
Può dunque un film basato sulla parola, sull’arte della diplomazia essere avvincente e coinvolgente?La risposta è sì, se come in questo caso il tutto è sorretto da una sceneggiatura solida, lineare, pulita e soprattutto ben scritta. Il film è suddiviso in due chiare fasi: la prima processuale in America e la seconda, se vogliamo più “action”, in Germania mantenendo però ben chiaro il filo rosso narrativo in cui lo spettatore segue e condivide la battaglia umana e ideale del protagonista affinché il dialogo prevalga sempre e comunque sulla violenza.
Paradossalmente il limite del film risiede nella regia “normale” di Steven Spielberg. Lo spettatore abituato nel corso degli anni ad ammirare e applaudire la creatività e la forza visionaria e artistica del regista americano, stavolta rimane spiazzato nel constare uno stile registico classico, quasi minimalista, essenziale tendente a nascondersi. Non si vede il quid del regista, il film scorre sui binari sicuri senza però avere un cambio di ritmo e di velocità che alla lunga rende la visione seppure interessante una pò lenta e statica.
Tom Hanks conferma la sua solidità recitativa e il suo talento nel rendere naturale e semplice anche i passaggi più tesi e impegnativi. Una faccia pulita e rassicurante che nonostante il tempo conserva la sua forza, e uno sguardo magnetico e nello stesso tempo accogliente.
Non posso non concordare con i giurati dei Golden Globes per la nomination come migliore attore non protagonista a Mark Rylance. Rylance piace per la sua recitazione asciutta e nello stesso tempo dirompente attraverso gli sguardi malinconici e disincantati e soprattutto per un’ironia raffinata e incisiva. Con Tom Hanks formano davvero una coppia di” uomini tutto di pezzo”.

La guerra fredda rappresenta per i nostri padri e nonni un periodo assai cupo e angosciante in cui sarebbe stato poco per passare a una guerra vera e se ciò non è successo, vanno ringraziati uomini come James Donovan e al suo senso di giustizia ed equilibrio.

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “Bridge of Spies” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always.

“The Bridge of Spies” is a 2015 film directed by Steven Spielberg, written by Matt Charman, Joel and Ethan Coen, with Tom Hanks, Mark Rylance, Austin Stowell.

Hands up who does not claim that the lawyer is one of the most infamous trades in the world.
The man in the street can perhaps forgive a murderess, but a lawyer ever!
Despite the literary talent of John Grisham in our imagination the lawyer is a being greedy lowest and hence stay away as much as possible.
Yet Steven Spielberg on the subject has a different idea, and like every genius has decided to go against the tide and make a film based on a true story, set in the Cold War where there are spies, counter-intelligence and delicate geopolitical balance entrusting role of hero to a lawyer. Yes, you got it an insurance lawyer named James Donovan Brooklyn (Tom Hanks) who is in his hands the case of a Russian spy Rudolf Abel (Rylance), caught in the act of crime by the CIA and subjected to a summary trial .
Donovan, however, besides being a good person is a lawyer. Therefore he is agreeing to defend Abel decides to do it to the best of their ability and especially to guarantee him a fair trial and that they are guaranteed their rights.
An impossible being in 1957 during the Cold War where the Soviets are only seen by the American public as enemies to be sent to the electric chair.
Donovan proves a tough not only in court, but also in the corridors of power which manages to commute the death sentence of Abel in prison sentence convinced that eventually the prisoner can be useful to the United States.
A belief that proves correct when shortly after a US spy plane was shot down in the USSR and the pilot did, in turn, prisoner.
Donovan is so instructed “informally” by the CIA to become the mediator between the two super powers for the exchange of prisoners in East Germany.
The skill, smarts and integrity of the lawyer will be decisive in the difficult and complex chess game of diplomacy bringing unexpected results.
So can a film based on the word, on the art of diplomacy be compelling and engaging? The answer is yes, if as in this case the whole is supported by a solid script, linear, clean and especially well-written. The film is divided into two clear phases: the first trial in America and the second, if we want more “action”, in Germany while keeping clear the thread narrative in which the viewer follows the battle and shares human and ideal of the hero to dialogue always prevail over violence.
Paradoxically, the limit of the film lies in the direction “normal” by Steven Spielberg. The viewer accustomed over the years to admire and applaud the creativity and visionary power and artistic director of the American, this time remains in displaced consist method of directing classic, almost minimalist, essential tending to hide. You do not see the quid of the director, the film runs on the tracks safer but avoids a change of pace and speed in the long run makes watching interesting albeit a little slow and static.
Tom Hanks confirms the solidity of acting and his talent in making natural and simple steps even more tense and challenging. A clean face and assured that despite the time retains its strength, and magnetic eyes and at the same time welcoming.
I can not agree with the jury of the Golden Globes nomination for best supporting actor Mark Rylance. Rylance like for her acting and dry at the same time bursting through the eyes melancholy and disenchanted irony and especially refined and incisive. With Tom Hanks really form a pair of “all men of piece.”

The cold war is for our fathers and grandfathers a very dark and distressing period in which it would be just to go to a real war and if this is not successful, to be congratulated men like James Donovan and his sense of justice and balance.

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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