249) Hunger Games -Il Canto della Rivolta- Parte Seconda

hunger games

Il biglietto d’acquistare per “Hunger Games, il Canto della Rivolta- Parte Seconda” è : 1) neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) ridotto 5) Sempre

“Hunger Games, il Canto della Rivolta, Parte Seconda” è un film del 2015  diretto da Francis Lawrence, scritto da Danny Strong, Peter Craig, con : Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Willow Shields, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Paula Malcomson, Natalie Dormer, Evan Ross.

Recensione a cura di Lorenzo Dagnino

Voglio essere assolutamente sincero con chiunque leggerà questo pezzo.
Scrivere una recensione sul capitolo conclusivo della saga di Hunger Games, per me, è un compito assai arduo.
Proprio mentre scrivo queste righe per la prima volta, infatti, (davanti al PC e con una tazza di the bollente in mano) sono preda di un estenuante conflitto interiore che potrebbe portarmi alla stesura di due recensioni profondamente diverse.
Da una parte, infatti, vorrei scrivere la recensione di un fan accanito della saga che, entusiasta ed emozionato, ha visto concludersi una delle produzioni cinematografiche tratte da libri più emozionanti dopo Harry Potter e politicamente impegnate dopo 1984, capolavoro di George Orwell.
D’altra parte, invece, vorrei scrivere una recensione più distaccata e obiettiva, che vedrebbe il film in questione come un, comunque, discreto lavoro di un regista affermato come Francis Lawrence ma, sicuramente, non all’altezza ne di alcuni lavori precedenti dello stesso regista ne, tanto meno, delle aspettative di appassionati della serie e non.
Per il beneficio di coloro che in questi giorni, al cinema, hanno avuto il loro primissimo incontro con “The Hunger Games” completamente ignari dell’esistenza di altri 3 film e altrettanti libri, vorrei prima di tutto ricapitolare brevemente l’intera trama della serie.
The Hunger Games, serie di libri scritta da Suzanne Collins, è ambientata in un imprecisato futuro post apocalittico di chiaro stampo orwelliano, dove guerre e radicali cambiamenti climatici hanno irreversibilmente mutato il pianeta terra e la stessa civiltà umana.
Sulle rovine di quello che un giorno fu il grande Nord America sorge “Panem” (probabilmente da panem et circenses), un’enorme nazione divisa in 13 regioni (qui chiamate distretti) dove una potente élite che risiede a Capitol City, la maestosa e iper tecnologica città capitale, la fa da padrona.
A Panem la vita non è semplice. Mentre Capitol City è una città ricca e raffinata, dove il cibo abbonda e le persone possono concedersi ogni sorta possibile di lusso e stravaganza, tutti i distretti sono costretti a vivere nella povertà più totale, schiavi di un sistema oligarchico totalitario (che vede la sua apoteosi nella figura del crudele presidente Coriolanus Snow) che li fa lavorare per ciò che serve a Capitol e che li controlla tramite un sistema di sorveglianza totale e un brutale e spietato corpo di polizia (i “Pacificatori”), non molto dissimile dalle SS della Germania nazista.
E’ proprio in questo contesto che si svolgono gli “Hunger Games”, mortali giochi annuali di sopravvivenza e combattimento in cui ogni distretto è costretto a inviare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni (i cosiddetti “tributi”) che dovranno sfidarsi fino alla morte, fino a quando un unico “vincitore” verrà ricoperto per sempre di gloria, fama e ricchezza.
Un tempo ideati come punizione ai distretti per una ribellione passata, dopo 74 anni dalla prima edizione gli Hunger Games sono molto più di un semplice pegno da pagare: sono un vero e proprio evento mediatico e culturale, vengono trasmessi in tutta la nazione a mo’ di reality show odierno dove i tributi sono degli idoli, dei VIP per cui fare il tifo e su cui scommettere, un po’ come potrebbero essere gli sportivi e i cantanti oggi, e non dei ragazzi che marciano verso un destino tanto disumano da essere quasi inconcepibile.
Paura e speranza, terrore e divertimento. Questo è il tremendo binomio grazie al quale Capitol City tiene sotto scacco tutti i distretti e consolida il proprio potere assoluto.
Poco prima dell’inizio dei 74esimi Hunger Games, però, una ragazza di nome Katniss Everdeen, offrendosi volontaria alla partecipazione ai giochi al posto della sorella minore, darà il via suo malgrado all’attuazione di un complotto ordito da anni che porterà al rovesciamento totale del sistema e alla liberazione della sua patria dalla tirannia e disumanità dell’élite di Capitol, al termine di un’estenuante guerra civile.
In “Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2” assistiamo alle fasi finali di questa storia. Il sistema è già stato spezzato e l’élite di Panem sta disperatamente lottando per mantenere il controllo e cercare di sconfiggere i ribelli.
Nonostante sia stata psicologicamente devastata da ben 2 partecipazioni agli Hunger Games, una Katniss Everdeen ormai guidata da un fortissimo senso di libertà e giustizia, vuole combattere in prima linea nella guerra che lei stessa ha contribuito a causare.
La ragazza, una sorta di leader simbolico della rivoluzione che serpeggia tra le genti di Panem, non vuole farsi sfuggire un’occasione che da tempo immemore l’intera nazione aspetta: uccidere il tirannico presidente Snow e porre così fine al terribile regime di Capitol.
Il film verte molto sulla parte “bellica” della trama, con grande piacere degli spettatori più “maturi”, perdendo però notevolmente la componente estremamente emotiva e commovente che era stata il leitmotiv dell’intera serie. Esempio: le morti dei personaggi non sono più enfatizzate e spettacolarizzate ma vengono quasi “inglobate” dallo scorrere degli eventi. Questo, se da una parte aiuta notevolmente a rendere l’idea della guerra, dell’impossibilità di fermarsi a contemplare la perdita di un amico, pena, la propria morte, dall’altra va chiaramente a intaccare l’intera connotazione epica che fin dall’inizio aveva costituito parte fondamentale della saga.
Nota interamente positiva: la colonna sonora. Con buona pace di chi, anni addietro, confondeva la colonna sonora del film con la musica originale scritta per il film, James Newton Howard si conferma ancora abile e sapiente giocoliere delle emozioni degli spettatori. Con temi che abbiamo già imparato ad amare negli scorsi capitoli e altri nuovi o rimaneggiati, il compositore americano non fallisce mai un colpo.
In generale, il film si presenta diverso dai precedenti: più votato ad un’atmosfera vicina alla realtà odierna che non ad un’ambientazione futuristica, più votato all’enfatizzazione della guerra che non alla realtà emotivo-psicologica dei personaggi.
Un film, insomma, più adulto ma, a tratti, non capace di emozionare come i suoi predecessori.
Resta, comunque, un ottimo lavoro di Francis Lawrence e di tutto il cast, capitolo conclusivo di una delle migliori saghe degli ultimi vent’anni e, chissà, magari un giorno grande classico da studiare a scuola.

The ticket to buy for “Hunger Games, the Song of tedding Part Two” is: 1) even gave 2) Tribute 3) afternoon 4) reduced 5) Always
“Hunger Games, the Song of Revolt, Part Two” is a film of 2015 directed by Francis Lawrence, written by Danny Strong, Peter Craig, with Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Willow Shields, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin, Jena Malone, Mahershala Ali, Paula Malcomson, Natalie Dormer, Evan Ross.
Review by Lorenzo Dagnino
I want to be absolutely honest with anyone who will read this piece.
Write a review on the final chapter in the saga of The Hunger Games, for me, it is a very difficult task.
Even as I write these lines for the first time, in fact, (in front of the PC and with a cup of hot tea in hand) are caught in a grueling conflict that could bring me to the writing of two very different reviews.
On the one hand, in fact, I would like to write a review of an avid fan of the saga, enthusiastic and excited, she saw the conclusion of one of the film productions from books more exciting after Harry Potter and politically engaged after 1984 masterpiece by George Orwell.
On the other hand, however, I would write a review and more detached and objective, which would see the film in question as one, however, a decent job of director Francis Lawrence as stated but, certainly, it does not live up to some of the previous work the director will, much less, the expectations of fans of the series and not.
For the benefit of those who in these days, to the movies, had their first encounter with “The Hunger Games” completely unaware of the existence of other 3 movies and many books, first I would like to briefly summarize the whole plot of the series .
The Hunger Games, a series of books written by Suzanne Collins, is set in an unspecified future post apocalyptic clear Orwellian, where wars and radical climate change have irreversibly altered the planet earth and human civilization itself.
On the ruins of what one day was the great North America is “Panem” (probably by bread and circuses), a huge nation divided into 13 regions (here called districts) where a powerful elite that lives in Capitol City, the majestic and hyper technological capital city, is the host.
A Panem life is not simple. While Capitol City is a city rich and refined, where food is abundant and people can enjoy all sorts of possible luxury and extravagance, all districts are forced to live in utter poverty, slaves of a totalitarian oligarchic system (which sees its apotheosis in the figure of the cruel President Coriolanus Snow) that makes them work for you need to Capitol and who controls them through a system of total surveillance and a brutal and ruthless police force (the “Peacekeepers”), not very different from the SS Nazi Germany.
E ‘in this context that take place the “Hunger Games”, annual deadly games of survival and combat in which each district is forced to send one boy and one girl between 12 and 18 years (the so-called “taxes”) that will challenge to the death, until one “winner” will be forever covered with glory, fame and wealth.
Once conceived as a punishment to the districts for a past rebellion, after 74 years since the first edition of the Hunger Games are much more than just a pledge to pay: is a real media event and cultural, are broadcast across the nation by way ‘ reality shows today where the taxes are the idols, the VIP for which to cheer and bet on, a little ‘how could they be sportsmen and singers today, and not the guys who are working toward a destiny so inhuman as to be almost inconceivable .
Fear and hope, fear and fun. This is the terrible combination whereby Capitol City holds in check all districts and consolidated its absolute power.
Shortly before the start of 74esimi Hunger Games, however, a girl named Katniss Everdeen, offering the voluntary participation in the Games in place of her younger sister, he will start against his implementation of a plot for years that lead to the toppling total system and the liberation of his country from tyranny and inhumanity elite Capitol, at the end of an exhausting civil war.
In “The Hunger Games: The song of the uprising – Part 2” are witnessing the final stages of this story. The system has already been broken and the elite of Panem is desperately struggling to maintain control and try to defeat the rebels.
Despite being psychologically devastated by two well-sharing Hunger Games, Katniss Everdeen one now led by a strong sense of freedom and justice, want to fight on the front line in the war that she herself helped to cause.
The girl, a kind of symbolic leader of the revolution that winds among the people of Panem, does not want to miss an opportunity that from time immemorial the entire nation waits: kill the tyrannical President Snow and put an end to the terrible regime Capitol.
The film focuses much on the “war” of the plot, to the great delight of the spectators more “mature”, but lost considerably component extremely emotional and moving that was the leitmotiv of the entire series. Example: the deaths of the characters are no longer emphasized and a spectacle but are almost “incorporated” by the flow of events. This, on one hand helps greatly to make the idea of ​​war, the inability to stop and contemplate the loss of a friend, punishment, his own death, the other is clearly to undermine the entire epic connotation from the outset ‘start had constituted a fundamental part of the saga.
Note entirely positive: the soundtrack. With respect to those who, years ago, confused the soundtrack of the film with original music written for the film, James Newton Howard is confirmed yet skillful and clever juggling of the emotions of the audience. With themes that we have come to love in previous chapters and other new or reworked, the American composer never fails a shot.
In general, the film looks different from previous ones: the most votes in an atmosphere closer to reality today than to a futuristic setting, most voted for emphasizing the war than to the emotional and psychological reality of the characters.
A film, in short, more adult but, at times, not able to move like its predecessors.
It remains, however, a great job by Francis Lawrence and the cast, the final chapter of one of the best sagas of the last twenty years and, who knows, maybe one day classic from studying at school.

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