242) February – Suffragette

febraury

Spesso i figli ambiscono a diventare più bravi, famosi e apprezzati dei propri genitori.
Questi ultimi, pur lasciandoli liberi di scegliere la propria strada, purché siano felici spesso li spingono a succedere loro nell’attività e a compiere gli stessi studi. Per questa ragione esistono tanti figli d’arte, ma raramente “il talento” è stato trasferito attraverso un passaggio genetico.
Fino a due settimane fa non sapevo chi fosse Osgood Perkins e, quando il direttore del Torino Film Festival, Emanuela Martini, nella conferenza stampa di presentazione della kermesse ha invitato ad assistere all’esordio alla regia di questo figlio d’arte, ho deciso di fidarmi. Sì, perché il caro Osgood non è altro che il figlio del celebre Anthony Perkins. Osgood, già sceneggiatore e attore, ha deciso di esordire alla regia con un film horror, probabilmente anche per rendere omaggio al padre.
Il problema è che, pur essendo un omaggio fatto di cuore, per il povero spettatore è stato un colpo quasi mortale. “February” è davvero un film brutto e insulso per cui si fa anche fatica a inserirlo in un preciso genere. Definirlo un horror sarebbe un’offesa ai veri Maestri del genere. Non si capisce cosa Perkins voglia raccontarci con questa storia in cui sono mescolati in maniera caotica diversi cliché dell’horror: due studentesse costrette a rimanere da sole in un college deserto, una misteriosa presenza maligna e l’esorcista.
Una struttura narrativa composta di due diversi livelli temporali (presente e passato) che convince poco, mostrando limiti e difetti sia a livello di trama che di regia. Una regia che cerca di strizzare l’occhio a David Lynch e al suo talento naturale e soprattutto alla capacità di costruire dei film immersi in un’atmosfera surreale e onirica accattivante e seducente. Sfortunatamente, il tentativo si rivela maldestro e goffo, al punto da far deragliare fin da subito il film facendolo diventare un prodotto assai difficile da digerire artisticamente. Lo spettatore in platea non prova paura, ansia, né viene coinvolto dal pathos o dall’atmosfera cupa e angosciante, bensì deve lottare per non addormentarsi profondamente, anche a causa di lentezza esasperante e di un ritmo pressoché assente.
Dispiace per il giovane Perkins ma, se il buongiorno si vede dal mattino, forse è il caso di concentrarsi esclusivamente sulla carriera di attore lasciando ad altri il compito di regia. “February” rientra nella categoria biglietto “neanche regalato”, senza se e senza ma, con la speranza che da lassù il buon Anthony non se la prenda troppo e non torni giù a farmi visita mentre sono sotto la doccia.

sufragette

Dopo l’orrore soporifero di Perkins, il vostro cronista si è spostato al Lingotto per assistere alla cerimonia d’inaugurazione del Festival e, subito dopo, alla “Premiere” nazionale del film inglese “Suffragette” di Sarah Gavron, inserito nella sezione “Festa Mobile.”
Torino si conferma una città sobria, riservata e non amante dell’eccesso e della volgarità e il suo festival del cinema rispecchia la sua anima ed essenza. La Cerimonia è iniziata con l’omaggio dell’orchestra sinfonica torinese alle vittime di Parigi, intonando la marsigliese. Successivamente, è salito sul palco il sindaco di Torino, Piero Fassino, per aprire ufficialmente il Festival in nome della città, affermando la vicinanza e solidarietà ai cugini francesi e sostenendo la necessità, dopo lunghe e sofferte riflessioni, di continuare con la kermesse perché la paura non deve né fermare la vita né condizionarla.
Dopo la musica e la politica, con l’arrivo sul palco della madrina, Chiara Francini, è stato il momento della bellezza. Anche se un po’ impacciata e poco naturale, l’attrice toscana ha presentato il programma del festival e, sforzandosi di essere una buona padrona di casa, invitando a farle compagnia il direttore del Festival Emanuela Martini. Non poteva mancare ovviamente il tributo al regista Orson Welles cui è dedicato il festival, a cento anni dalla sua nascita e a trenta dalla sua morte.
L’attore Giuseppe Battiston ha letto alcuni brevi passi di film di e con Orson welles per celebrare l’artista e raccontare l’uomo.
Dopo tante parole le luci si sono finalmente abbassate e lo spettatore ha fatto un passo indietro nella storia tornando al 1912, un secolo, come sappiamo bene, fatto di violenza, sangue e soprattutto di diritti negati. Ciò che i libri di storia raccontano poco e nulla come e quanto le donne abbiano dovuto lottare per aver riconosciuto i propri riconoscimenti civili, come ad esempio il diritto al voto.
Se vi dicessi che in un certo paese le donne non avevano diritto di voto, erano sottopagate e sfruttate al lavoro e non potevano esercitare alcuna forma di patria podestà sui figli, probabilmente pensereste con orrore a qualche nazione del terzo mondo.
Ebbene, cadreste in errore perché l’incivile paese di cui si parla è l’Inghilterra. Difficile da accettare, ma le donne inglesi furono costrette a una vera e propria resistenza civile per vedere riconosciuti i propri diritti. Il movimento delle “Suffragette” ha sostenuto una battaglia lunga e difficile nelle piazze e nei luoghi istituzionali.
Chi erano le Suffragette? Erano donne comuni, madri di famiglia, lavoratrici e soprattutto di diversa estrazione sociale, unite in questa missione di libertà.
Le Suffragette furono viste dalla polizia e dall’opinione pubblica per molto tempo come delle sovversive e quindi destinatarie di dure e violente rappresaglie da parte della polizia.
Arresti indiscriminati, interrogatori e detenzioni illegali, torture furono il prezzo che migliaia di donne inglesi pagarono per aver scelto di abbracciare il movimento civile.
Fu un movimento di massa e di opinione senza alcuna reclusione e impedimento sociale.
Un esempio in tal senso è rappresentato dalla protagonista della nostra storia Maud Watts (Carey Mulligan), umile donna, madre, moglie e sfruttata operaia in una lavanderia.
Maud non ha grilli per la testa. Si rompe la schiena in lavanderia fin da piccola, obbedendo alle regole, al padrone e al suo amato marito. Eppure un giorno Maud si ritrova ad assistere involontariamente a un’azione di protesta delle Suffragette ed è condotta in caserma.
Per la donna è ovviamente uno shock ma anche una presa d’atto di una condizione sociale e civile impossibile. Maud decide di sposare la causa delle Suffragette, anche a costo di perdere tutto: lavoro e famiglia. Maud non è un’eroina, bensì una donna qualsiasi che pretende di avere pari diritti dell’uomo. Il film è nel complesso ben girato, anche se ha un taglio per lo più televisivo. La sceneggiatura puntuale e storicamente curata ha il merito di raccontare in maniera semplice e diretta la condizione della donna dell’epoca e di come l’uomo la vedeva e considerava. Le due visioni della società si toccano e si scontrano attraverso le belle e toccanti scene tra la protagonista Maud e il commissario di polizia Steed (Brendan Glesson), mettendo in risalto come tra le leggi dei tribunali e i diritti naturali dell’uomo ci fosse un’enorme differenza. Il film può vantare una grande cura per le scene, una perfetta costruzione degli ambienti e accurati costumi. La struttura narrativa è però nel complesso poco agile e fruibile, rendendo il film lento e poco brillante sul piano del ritmo, pregiudicandone incisività e forza.
Carey Mulligan sfoggia un’interpretazione di livello, appassionata e intensa, ma non carismatica fino in fondo. Non possiede ancora quel quid per rendere il personaggio Maud memorabile. Sono evidenti le potenzialità com’è costante la crescita artistica dell’attrice.
Il resto del cast è di altrettanto valore e di solidità e forza artistica. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201511212782/articoli/palcoscenico/cinema/2782-anteprime-da-torino-film-festival-suffragette-e-february

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

Often the children aspire to become better, famous and appreciated their parents.
The latter, while leaving them free to choose their own way, as long as they are happy often push them to happen to them in the activity and to do the same studies. For this reason there are so many sons of art, but rarely “talent” was transferred through a passage genetic.
Until two weeks ago I did not know who he was and Osgood Perkins, when the director of the Turin Film Festival, Emanuela Martini, in the press conference to present the festival invited to attend directorial debut of this family tradition, I decided to trust. Yes, because the dear Osgood is none other than the son of the famous Anthony Perkins. Osgood, former screenwriter and actor, has decided to debut as a director with a horror movie, probably also to pay tribute to his father.
The problem is that, despite being a tribute made of heart, for the poor spectator was a near-fatal blow. “February” is really a bad film and silly so you also find it hard to put it in a specific genre. Call it a horror film would be an insult to the true masters of the genre. It is not clear what Perkins wants to tell this story in which they are mixed in a chaotic manner different horror cliché: two students forced to stay alone in a desert college, a mysterious evil presence and the exorcist.
A narrative structure composed of two different time levels (past and present) that convinces little, showing the limits and flaws both in terms of plot that director. A director who tries to wink to David Lynch and his natural talent and especially the ability to build the film immersed in a surreal and dreamlike captivating and seductive. Unfortunately, the attempt proves to be clumsy and awkward enough to derail the film right away making it a product very difficult to digest artistically. The spectator in the audience does not feel fear, anxiety, or gets caught by the pathos or the atmosphere gloomy and distressing, but has to struggle not to fall asleep deeply, partly because of an agonizingly slow pace and almost absent.
Sorry for the young Perkins but if the morning starts in the morning, maybe it’s time to focus solely on the acting career, leaving to others the task of directing. “February” falls into the category ticket “even given” without ifs and buts, with the hope that from there the good Anthony do not take it too much and do not come down to visit me while I’m in the shower.

After the horror of soporific Perkins, your reporter has moved to the Lingotto to attend the opening ceremony of the Festival, and soon after, the “Premiere” National English film “Suffragette” by Sarah Gavron, entered in the “Festival Mobile.”
Turin confirms a city sober, reserved and not a lover of excess and vulgarity and its film festival reflects its soul and essence. The ceremony began with a tribute to the victims of the symphony orchestra in Turin in Paris, singing the Marseillaise. Later, he took the stage, the mayor of Turin, Piero Fassino, to officially open the Festival in the name of the city, saying the closeness and solidarity to the French cousins ​​and supporting the need, after long and painful reflections, to continue with the festival because the Fear should not stop neither life nor to condition.
After the music and politics, with the arrival on stage of the godmother, Chiara Francini, was the moment of beauty. Although a little ‘awkward and unnatural, the actress Tuscan presented the program of the festival and, striving to be a good hostess, inviting her company Festival director Emanuela Martini. Obviously could not miss the tribute to director Orson Welles which is dedicated to the festival, a hundred years after his birth and thirty of his death.
The actor Giuseppe Battiston read some brief passages of movies and Orson welles to celebrate the artist and tell the man.
After so many words the lights finally dimmed and the audience has taken a step back in history going back to 1912, a century, as we know, the fact of violence, blood and especially of denied rights. What the history books tell little and nothing like and what women have had to fight to have recognized their civil awards, such as the right to vote.
If I told you that in a certain country women had no right to vote, were underpaid and exploited at work and could not engage in any form of parental authority over children, you’d probably think with horror in some third world nation.
Well, you would fall into error because the uncivilized country we are talking about is England. Hard to accept, but British women were forced to a real civil resistance to see their rights recognized. The movement of “Suffragettes” claimed a long and hard battle in the streets and institutional sites.
Who were the suffragettes? They were ordinary women, mothers of families, workers, and above all from different social backgrounds, united in this mission of freedom.
The suffragettes were seen by the police and the public for a long time as the subversive and then target of harsh and violent reprisals by the police.
Indiscriminate arrests, interrogations and detentions, torture was the price that they paid thousands of British women for choosing to embrace the civil movement.
It was a mass movement and opinion without any imprisonment and social impediment.
An example of this is the hero of our story Maud Watts (Carey Mulligan), a humble woman, mother, wife and exploited working in a laundry.
Maud has no shackles on my mind. It breaks his back in the laundry since childhood, obeying the rules, to master and to her beloved husband. Yet one day Maud finds himself inadvertently assist in a protest action of the Suffragette and be conducted in the barracks.
For the woman is obviously a shock but also an acknowledgment of a social and civil impossible. Maud decided to espouse the cause of the suffragettes, even at the cost of losing everything: work and family. Maud is not a hero, but an ordinary woman who claims to have equal rights. The film overall is well shot, although it has a cutting mostly television. The screenplay timely and historically accurate is the merit to tell in a simple and direct the status of women and the age of the man as he saw it and considered. The two visions of society meet and clash through the beautiful and touching scenes between the protagonist and Maud Police Commissioner Steed (Brendan Glesson), highlighting how between the laws of the courts and the natural rights of man there was a ‘ huge difference. The film boasts a great care for scenes, a perfect building environments and accurate costumes. The narrative structure, however, is generally not very agile and usable by making the film slow and lackluster in terms of rhythm, jeopardizing incisiveness and strength.
Carey Mulligan boasts an interpretation of level, passionate and intense, but not charismatic way down. It does not yet have that something to make the character memorable Maud. There are obvious potential as a constant artistic growth of the actress.
The rest of the cast is equally of value and solidity and artistic force. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201511212782/articoli/palcoscenico/cinema/2782-anteprime-da-torino-film-festival-suffragette-e-february

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...