212) Eva non dorme -Mustang

Eva non dorme

Una nazione si riconosce nei santi, negli eroi e nei simboli. Un popolo ha bisogno di un Leader che possa trascinarlo con coraggio e ottimismo verso il futuro. In Sud America accade spesso che gli uomini politici fondino parte del loro potere sul culto della personalità e sul carisma. Raramente avviene per una donna ma, se questa donna è Evita Peròn, la prospettiva cambia del tutto. Per gli Argentini Evita Peròn è una santa, un’icona, una protettrice, la donna che incarnò i desideri e i sogni della povera gente, diventandone il megafono. Evita fu solo la “First Lady” del Presidente Peròn ma, nei fatti, era lei a comandare e influenzare l’azione di governo. Quando morì a soli trentatre anni per un cancro, un intero Paese si fermò per rendere omaggio alla sua “eroina”. Anche adesso Evita esercita fascino e influenza sulla popolazione e, quando i vertici militari decisero di rovesciare il governo peronista nel 1955, compresero che anche il solo corpo della donna potesse provocare disordini e così decisero di occultarlo. “Eva non dorme”, del regista Pablo Aguero con Gaèl Garcia Bernal, è un mal riuscito ibrido di generi tra lo spionistico e lo storico.
Costruito, da una parte, con uno stile cupo e angosciante, per rendere chiaro ed esplicito allo spettatore il grave e tragico momento storico dell’epoca e, dall’altra, esasperati i toni e le reazioni dei personaggi con il desiderio di raccontare la venerazione di un popolo, il film si impantana fin da subito in una palude narrativa difficile da superare per il pubblico.
La scelta di suddividere la storia in tre piccoli atti, come se fosse una tragedia, invece di aumentare il pathos e il ritmo, la rende assai lenta e macchinosa. Non convince la cornice in cui si muovono i personaggi, anch’essi messi in scena in una chiave tra l’onirico e il surreale poco aderente alla realtà.
È possibile fare cinema con gli strumenti del teatro, ma non con questi modesti risultati.
L’idea di raccontare come il corpo di Evita Peròn sia stato trafugato e nascosto in Vaticano per decenni è assolutamente interessante e intrigante, ma poi la messa in scena di una regia opaca e statica porta lo spettatore lentamente alla noia, non avendo più chiaro il vero filo rosso della storia.
Dispiace scriverlo, ma anche alla Festa del cinema di Roma ho visto un film non meritevole di essere guardato.

mustang
Da una donna forte argentina come Evita Peròn, nel pomeriggio mi sono spostato in Turchia per conoscere e apprezzare cinque piccole donne, sorelle che, a modo loro, combattano per rivendicare libertà e indipendenza. Sto parlando dell’interessante film “Mustang” della regista franco-turca Deniz Gamze Erguven che già a Cannes ha riscosso consensi di critica e pubblico, vincendo un premio e che la Francia ha candidato agli Oscar come miglior film francese, meritevole, a mio parere, di un biglietto “Ridotto”.
La Turchia è stata colpita, pochi giorni fa, da un tragico attentato oltre ad essere da tempo criticata dai media stranieri per il mancato rispetto dei diritti civili e politici. Ed è soprattutto la condizione della donna in Turchia ad essere molto critica, vittima di un tentativo di ridurla ad oggetto dell’uomo.
“Mustang” è un magnifico e amaro affresco della società turca che racconta quale sia il pensiero dominante.
Lo spettatore conosce fin dalla prima scena le belle e spensierate Lale, Nur, Ece, Selma e Sonay, ragazze semplici che studiano e amano trascorrere ore in compagnia degli amici, fare una passeggiata al mare e tanto altro, ma ciò che ai nostri occhi appare “normale”, in Turchia e, in particolare a Inèbolu, paesino a 600 km da Istanbul, può diventare motivo di censura.
Le cinque sorelle, orfane di entrambi i genitori, vengono di fatto recluse in casa dalla nonna e dallo zio, preoccupati che la condotta “indecorosa” delle nipoti possa portare vergogna alla famiglia.
Le ragazze vengono “istruite” per diventare delle vere donne turche e quindi adatte al matrimonio.
Non importa che siano appena adolescenti o che magari abbiano sogni o amori propri, è la famiglia a stabilire chi sposare e quando.
In rapida successione, Lale e Nur vengono date in moglie, non prima di aver verificato, con una visita ginecologica, che siano ancora vergini. Lo spettatore osserva queste scene e non può non provare empatia e compassione per le ragazze, costrette a subire questa violenza psicologica e morale. Una violenza che Ece, la terza sorella destinata al matrimonio, rifiuta preferendo compiere un atto estremo.
In un clima di terrore e imposizione, è la piccola Sonay a rappresentare la ribellione e la voglia di emanciparsi e rifiutare il futuro scritto da altri. “Mustang” è un pugno nello stomaco e, nello stesso tempo, fa sentire lo spettatore partecipe e arrabbiato di fronte a certi scenari. Il testo è ben scritto, diretto, duro, tanto da rieuscire a trasmettere emozioni e sensazioni chiare e precise. Forse sarebbe stato più opportuno asciugare maggiormente il testo. Dopo una buona partenza vivace, le autrici, per rendere chiaro il messaggio, allungano troppo il brodo, facendo perdere incisività e pathos alla storia. “Mustang” ha il pregio di un impianto narrativo semplice e funzionale con delle scene costruite in maniera teatrale ma, se da una parte coinvolge lo spettatore, dall’altra incorre nel rischio della staticità narrativa e di far perdere quota al lato emotivo. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510272729/articoli/palcoscenico/cinema/2729-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-mustang-ed-eva-non-dorme

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

A nation we recognize in the saints, in the heroes and symbols. A nation needs a leader who can drag it with courage and optimism towards the future. In South America it is common for politicians gray background: some of their power on the cult of personality and charisma. Rarely it happens to a woman, but if this woman is Evita Peron, the perspective changes completely. For Argentine Evita Peron is a saint, an icon, a patron, the woman who embodied the hopes and dreams of the poor, becoming the megaphone. Evita was only the “first lady” of President Peron but, in fact, she was in control and influence government action. When he died just thirty-three years for a cancer, a whole country stopped to pay tribute to his “heroine”. Even now Evita exerts fascination and influence on the population and, when military leaders decided to overthrow the Peronist government in 1955, they realized that the only woman’s body could cause unrest and so they decided to hide it. “Eva does not sleep”, director Pablo Aguero with Gael Garcia Bernal, is an unsuccessful hybrid of genres between the spy and the historian.
Built on the one hand, with a style dark and frightening, to make clear and explicit to the viewer the serious and tragic moment in history of the time and, on the other, exasperated tones and reactions of the characters with the desire to tell the veneration of a people, the film bogs down right away in a swamp narrative difficult to overcome for the public.
The decision to divide the story into three small acts, like it was a tragedy, instead of increasing pathos and pace, making it very slow and cumbersome. Does not convince the frame in which the characters move, also staged in a key between dream and surreal little relation to reality.
You can make movies with the tools of the theater, but not with these modest results.
The idea of ​​telling how the body of Evita Peron was stolen and hidden in the Vatican for decades is very interesting and intriguing, but then the staging of a directed dull and static takes the viewer slowly to boredom, not having clear real thread of history.
Sorry to write, but also to the Film Festival in Rome I saw a film worthy of being watched.
A strong woman as Argentine Evita Peron, in the afternoon I moved to Turkey to learn about and appreciate five small women, sisters, in their own way, fight for freedom and independence claim. I’m talking about the interesting film “Mustang” by French-Turkish Deniz Gamze Ergüven already in Cannes has received acclaim from critics and audiences, winning a prize and that France has nominated for an Oscar for best French film, worthy, in my opinion , a ticket “Reduced”.
Turkey has been hit, a few days ago, a tragic attack in addition to being long criticized foreign media for not respecting the civil and political rights. And it is especially the status of women in Turkey to be very critical, the victim of an attempt to reduce it to an object of man.
“Mustang” is a magnificent and bitter fresco of Turkish society that tells what the dominant thought.
The viewer knows from the very first scene of the beautiful and carefree Lale, Nur, Ece, Selma and Sonay, simple girls who study and love to spend hours in the company of friends, take a walk to the beach and much more, but what appears to our eyes “normal”, in Turkey, in particular in Inebolu, a village 600 km from Istanbul, may become a source of censorship.
The five sisters, orphans of both parents, are in fact recluse at home by his grandmother and uncle, concerned that the conduct “unbecoming” of grandchildren can bring shame to the family.
The girls are “educated” to become a real Turkish women and so good at marriage.
No matter that they are just teenagers or who may have dreams or their love, is the family to decide whom to marry and when.
In quick succession, Lale and Nur are given in marriage, not before checking with a gynecological examination, that they are still virgins. The viewer observes these scenes and can not but feel empathy and compassion for girls, forced to undergo psychological and moral violence. This violence Ece, the third sister destined for marriage, preferring to fulfill he rejects an extreme act.
In a climate of terror and imposition, it is the small Sonay to represent the rebellion and the desire to emancipate themselves and reject the future written by others. “Mustang” is a slap in the face and at the same time, makes the viewer feel participatory and angry when faced with certain scenarios. The text is well written, direct, hard, much to rieuscire to convey emotions and feelings clear and precise. Perhaps it would be better to dry more text. After a good start lively, the authors, to make clear the message, too lengthen the stock, losing sharpness and pathos to the story. “Mustang” has the advantage of a narrative simple and functional with scenes built in a theatrical manner but, on the one hand engages the viewer, the other incurs the risk of static and narrative to lose share to the emotional side.

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