208) Legend

legend

Ultimo giorno della Decima Festa del cinema Roma e, nonostante siamo quasi ai titoli di coda, il direttore Monda è riuscito ancora a far uscire dal suo cilindro un buon film come “Legend”, scritto e diretto da Brian Helgeland e con uno straordinario Tom Hardy.
“Legend” è la risposta inglese a “Black Mass” di Johnny Deep. Un’altra storia criminale portata sul grande schermo e ancora una volta la conferma che, in questo momento storico, il fascino del male attira il pubblico e incuriosisce scoprire il lato più “umano” e intimo di efferati assassini.
Ma se “Black Mass” ci aveva lasciati abbastanza tiepidi, pur essendo da apprezzare la discreta perfomance di Deep, “Legend” è tutta altra musica. Si sente fin dall’inizio un’energia diversa e più ritmo, brillano talento e carisma di Tom Hardy. Catapultato negli anni cinquanta, a Londra, lo spettatore fa conoscenza con i due fratelli gemelli Kray: Ronald e Reginald. Il primo è schizofrenico, gay e violento, il secondo è la mente, più “freddo” ed equilibrato. Hardy porta in scena entrambi i fratelli riuscendo a “sdoppiarsi” e a dare ai personaggi credibilità, forza e carattere. Un vero camaleonte della scena e una prova di poliedricità e fisicità che, a nostro avviso, l’anno prossimo non potrà non valergli una nomination agli Oscar. Un film costruito come un “one man show” che lascia solo le briciole al resto del cast, seppure di buon livello, ma di fatto rendendo l’intreccio narrativo troppo esile e povero di contenuti. La telecamera è più attenta ad esaltare le differenze di personalità tra i gemelli ed evidenziare le loro azioni e reazioni, tralasciando di costruire una struttura narrativa di spessore.
Hardy ha la forza di caricarsi sulle spalle il film e di dargli un’anima e la capacità di tenere incollato allo schermo lo spettatore quasi per tutto il tempo. Ma, da solo, non può bastare a giustificare l’eccessiva lunghezza e calo del ritmo narrativo nella seconda parte. Nel complesso rimane costante il pathos narrativo, soprattutto caratterizzato nel definire l’aspetto psicologico dei due protagonisti.
La regia è di buon livello, pulita, essenziale e capace di creare un ideale palcoscenico alla notevole performance di Hardy. Probabilmente, Helgeland avrebbe dovuto mettere maggiore impegno nel costruire una cornice più forte intorno all’attore per rendere il film interessante e avvincente fino in fondo. continua su

http://www.mygenerationweb.it/201510242724/articoli/palcoscenico/cinema/2724-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-legend-con-tom-hardy-e-considerazioni-finali

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Last day of the Tenth Festival of Cinema and Rome, although we are almost to the end credits, the director Monda still managed to get out of its cylinder a good movie like “Legend”, written and directed by Brian Helgeland and with an outstanding Tom Hardy .
“Legend” is the English response to “Black Mass” Johnny Deep. Another criminal history brought to the big screen and once again confirms that, at this historic moment, the fascination of evil attracts the audience and curious to find out the side more “human” and intimate heinous murderers.
But if “Black Mass” had left us quite warm, although to appreciate the decent performance of the Deep, “Legend” is all other music. She feels a different energy from the beginning and more rhythm, shine talent and charisma of Tom Hardy. Catapulted in the fifties, in London, the viewer gets to know the two brothers Kray twins Ronald and Reginald. The first is schizophrenic, gay and violent, the second is the mind, the most “cold” and balanced. Hardy brings to the stage both brothers managed to “doubling” and give the characters credibility, strength and character. A true chameleon of the scene and a test of versatility and physicality that, in our opinion, next year will not extending to him an Oscar nomination. A movie built as a “one man show” that leaves only crumbs to the rest of the cast, although of good quality, but in fact making the storyline too thin and lacking in content. The camera is more attentive to enhance the personality differences between the twins and highlight their actions and reactions, failing to build a narrative structure thickness.
Hardy has the strength to shoulder the film and give it a soul and the ability to keep the audience glued to the screen almost all the time. But, by itself, is not sufficient to justify the excessive length and decrease of narrative rhythm in the second half. Overall it remains constant pathos narrative, mainly characterized in defining the psychological aspect of the two protagonists.
The direction is good, clean, basic and capable of creating an ideal stage to the remarkable performance of Hardy. Probably, Helgeland would have to put more effort in building a stronger frame around the actor to make the film interesting and compelling to the end. continues on

http://www.mygenerationweb.it/201510242724/articoli/palcoscenico/cinema/2724-anteprima-festa-del-cinema-di-roma-legend-con-tom-hardy-e-considerazioni-finali

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

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