178) Inside out

inside out

Il biglietto da acquistare per “Inside out” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Pete Docter e Ronnie Del Carmen. Con Mindy Kaling, Bill Hader, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black. Animazione, ’94. 2015

L’uomo è una miscela meravigliosa di materia e spirito, e quello che lo differenzia dagli altri suoi simili sono le emozioni. Sì, avete capito bene.

Le emozioni nascono con noi e ci accompagnano lunga tutta la nostra esistenza, scandendo i diversi momenti che viviamo e allo stesso tempo proteggendoci e condizionandoci. Ma come sono fatte, di preciso, queste emozioni? Come interagiscono tra di loro? E in che maniera ci guidano?

Non volendo scomodare Freud e annoiarvi con nozioni e teorie psicoterapiche, provate ad aprire la mente e a immaginare che Gioia, Rabbia, Tristezza, Disgusto siano fatte esattamente come noi e trascorrano le loro giornate nel quartier generale della nostra mente, passandosi il comando a seconda degli avvenimenti esterni.

Questo almeno è quella che ha pensato la Pixar nel suo ultimo film d’animazione, Inside Out, chiacchierato per tutta l’estate e finalmente arrivato al cinema.

Lo spettatore viene trasportato, sin dal giorno della nascita, nella mente di Riley, dove si avvicendano le emozioni. Gioia – ottimista, vivace e positiva – è la prima a comparire, non appena la neonata apre gli occhi e vede i genitori. La felicità di Riley è la sua priorità e per questo, nel corso degli anni, mano a mano che la bambina cresce, Gioia cerca di tenere a bada i “colleghi”: Rabbia, Disgusto, Paura e soprattutto Tristezza.

Quest’ultima, sebbene docile e silenziosa, è temuta a causa della sua stessa essenza. Gioia desidera per Riley soltanto giorni sereni e bei ricordi, ma quando Tristezza, per sbaglio, tocca un ricordo-base di Riley, nel quartier generale delle emozioni scoppia il caos. Gioia vorrebbe guarire il ricordo, così inizia un incredibile viaggio nella testa di Riley insieme alla sua nemesi blu.

Un viaggio fiabesco attraverso la memoria, i ricordi, la fantasia e tutte quelle emozioni che rendono ogni esistenza unica e originale. Una sorta di ascesa dantesca verso il Paradiso, attraverso la quale scopriamo sentimenti, paure e sogni come se fossero dei piccolo mondi o dei parco giochi colorati, rumorosi e soprattutto abitati da buffi personaggi dediti a far funzionare il cervello.

Un film d’animazione divertente, ben scritto, a suo modo visionario ed emozionante che nasconde, come spesso accade nei film “per bambini”, anche messaggi importanti. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-inside-out/

Vittorio De  Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket to buy for “Inside Out” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by Pete Docter and Ronnie Del Carmen. Mindy Kaling, Bill Hader, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black. Animation, ’94. 2015

The man is a wonderful mixture of matter and spirit, and what differentiates it from others like them are the emotions. Yes, you read right.

Excitement is born with us and accompany us throughout our long existence, articulating the different moments that we live and at the same time protecting us and condizionandoci. But how they are made, exactly, these emotions? How they interact with each other? And in that way they drive?

Not wanting to disturb Freud and bore you with concepts and theories of psychotherapy, try to open your mind and imagine that Joy, Anger, Sadness, Disgust are made exactly like us and spend their days at the headquarters of our mind, running the command according to the external events.

That at least is what he thought in his latest Pixar animated film, Inside Out, chatted all summer and finally arrived at the cinema.

The viewer is transported, since the day of birth, in the mind of Riley, where alternate emotions. Joy – optimistic, lively and positive – is the first to appear, as soon as the newborn opens his eyes and sees parents. Happiness Riley is his priority and why, over the years, As the child grows, Joy tries to hold off the “colleagues”: Anger, Disgust, Fear, and especially Sadness.

The latter, although docile and silent, is feared because of its very essence. Joy Riley only want to clear days and great memories, but when Sadness, accidentally, touches a memory-based Riley, in the headquarters of the emotions chaos erupts. Joy wants to heal the memory, so begins an incredible journey into the head of Riley with his nemesis blue.

A fabulous trip through memory, memories, imagination and all those emotions that make each unique and original existence. A sort of Dante’s ascent to Heaven, through which we discover feelings, fears and dreams as if they were small worlds or playground colorful, noisy and mostly inhabited by funny characters addicted to operate the brain.

An animated film entertaining, well-written, exciting and visionary in his own way that hides, as often happens in the film “Children”, also important messages. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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177) The Danish Girl

the danish

Il biglietto d’acquistare per “The Danish Girl” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4)Ridotto 5) Sempre

“The Danish Girl” è un film del 2015 diretto da Tom Hooper, scritto da Lucinda Coxon , tratto dal romanzo “The Danish” di David Ebershoff , con Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Amber Herard

Quando nasciamo in base all’organo riproduttivo veniamo assegnati a un genere, ma è davvero quello che siamo?.
Madre Natura oltre essere maestosa, potente e forte ama scherzare e confondere le idee.
Sempre più spesso oggi ci sono uomini e donne che attraversano vere e proprie crisi esistenziali riguardo la propria sessualità. C’è chi sperimenta,chi è solo curioso, chi ama in differenti modi e poi ci sono quelle persone nate magari in un corpo maschile che sono di fatto delle donne.

Non confondiamo ovviamente l’omosessualità con chi si sente prigioniero in un corpo sbagliato. Oggi leggiamo tante storie di “trasformazioni” da uomo a donna e viceversa in cui è difficile stabilire dove incomincino le criticità chimiche e dove i problemi dell’Io.

Se oggi nel 2015 questo tipo di dilemma rimane difficile da comprendere e in parte da accettare per la nostra società era impensabile tutto ciò agli inizi del secolo.

Le scelte e categorie sessuali erano assai rigidi ed inderogabili e chi si poneva fuori da detti schemi era dichiarato pazzo, deviato ed emarginato.

Ma si può vivere una vita non sentendoti a tuo agio nel tuo corpo?

Immaginate di essere un uomo,un bel uomo, di essere talentuoso nel proprio lavoro e di avere accanto bella e innamorata eppure di sentire dentro di voi una strisciante inquietudine.

Dite che non è possibile? Vi sbagliate, questa è la vera storia di Einar Wegner (Redmayne) giovane e brillante pittore danese vissuto nel 1926 e felicemente sposato con  Greta (Wikander),  sua  bella collega pittrice

I due giovani si amano, condividono le stesse passioni e progettano di avere un figlio facendo pensare alla spettatore un quadro ideale da “Mulino Bianco”

Quando, per gioco, un giorno Greta propone a Einar di travestirsi da donna diventando la sua modella, scatta nell’uomo un imprevedibile scintilla e desiderio di esplorare una parte di sè nascosta e intima.

Einar non si sente attratto dagli uomini, ma bensì ogni di giorno di più si rende conto quanto sia forte e sviluppata la sua parte femminile e come quella maschile gli sia ormai lontana e inadeguata.

Così lo spettatore assiste da una parte alla lenta e inesorabile trasformazione da Einar a Lili prima nel vestiario e trucco e poi soprattutto nella personalità e atteggiamento e dall’altra al dignitoso e coraggioso “dramma” della moglie Greta impotente di fronte al cambiamento, eppure determinata a stare vicino all’uomo che ama e sostenerlo fino in fondo nelle rischiose scelte mediche.

Assistiamo contemporaneamente a una toccante e intensa storia d’amore e un viaggio tra due spiriti liberi, e al viaggio esistenziale di uomo alla ricerca di sè stesso e della sua vera identità

Una testo articolato, delicato, moderno e coraggioso nel raccontare una storia vera e particolare puntando l’indice contro la società e la soprattutto la medicina dell’epoca fosse di stampo “medievale” e di quanto fosse difficile per chi si sentisse diverso poter uscire dall’ombra.

Eppure, nonostante lo sforzo creativo e narrativo,il testo non convince fino in fondo per la sensazione di vedere una versione edulcorata e patinata della storia perdendo così in profondità, incisività narrativa a scapito della veridicità e freschezza della storia.

La regia di Hooper è essenziale, pulita e di taglio televisivo, anche se di talento e capace di costruire un prodotto di buona qualità e di regalare una buona dose di emozioni e riflessioni al pubblico con un buon ritmo anche se più compassato nella parte centrale.

Non si possono non menzionare la ricchezza e la grandiosità dei costumi e della scenografia in generale e la puntuale e attenta fotografia che danno un contribuito notevole alla riuscita del film.

Un film che si regge sulle intense, delicate e magistrali interpretazioni della coppia di attori protagonisti formata da :Eddie Redmayne e Alicia Vikander:

Se il primo, dopo il meritato Oscar per “La Teoria del Tutto” conferma quanto di buono i critici hanno scritto di lui nell’ultimo anno come attore poliedrico e versatile capace di “giocare” con il proprio corpo e soprattutto di recitare con maestria e duttilità con esso come solo un Attore di formazione teatrale sa fare.

Una perfomance fisica che riesce a trasmettere il turbamento e travaglio del protagonista senza essere mai eccessivo o caricaturale ,magari forse risulta in alcuni momenti troppo di maniera.

Stupisce e incanta invece, Alicia Vikander, pur avendola apprezzata quest’estate nel film “Ex Machina”, qui mostra una maturità scenica di primo livello e una naturalezza nel interpretare il difficile e complesso ruolo di moglie e donna senza mai cadere nel ridicolo e riuscendo a creare con il pubblico empatia e condivisione.

Per entrambi gli attori non appare azzardato l’anno prossimo una loro nomination ai prossimi Oscar nelle rispettive categorie.

Il finale nella sua tragicità appare la parte meno riuscita e funzionale della storia e troppo lenta nello sviluppo comunque trasmettendo alla spettatore il messaggio di “libera scelta” e desiderio di essere finalmente se stessa che la nostra Lili ci invita a compiere in ogni passaggio della nostra esistenza.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “The Danish Girl” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“The Danish Girl” is a film of 2015 directed by Tom Hooper, written by Lucinda Coxon, based on the novel “The Danish” David Ebershoff, Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Amber Herard

When we are born we are depending on the organ reproductive assigned to a genre, but it’s really what we are ?.
Mother Nature as well be majestic, powerful and strong likes to joke and confusing.
Increasingly today there are men and women going through real existential crisis about their sexuality. Some people experience, those who are just curious, who love in different ways, and then there are those people born perhaps in a male body that are in fact women.

Obviously we do not confuse homosexuality with those who feel imprisoned in the wrong body. Today we read many stories of “change” from male to female and vice versa when it is difficult to determine where start shifting the critical chemical and where the problems of the ego.

If today in 2015 this type of dilemma is difficult to understand, and in part to accept for our society everything was unthinkable at the beginning of the century.

The choices and sexual categories were very rigid and binding and those who put out by these schemes was declared insane, diverted and marginalized.

But you can live a life not feeling you’re comfortable in your body?

Imagine you are a man, a nice man, to be talented in their work and to have beside beautiful and yet love to hear within you a creeping uneasiness.

You say you can not? You are wrong, this is the true story of Einar Wegner (Redmayne) brilliant young Danish painter lived in 1926 and happily married to his fellow painter beautiful Greta (Wikander).

The two young people love each other, share the same passions and plan to have a child by thinking about the spectator an ideal framework to “Mulino Bianco”

But when, for fun, one day Greta proposes to Einar to dress up as women becoming his model, it takes an unexpected spark in man and desire to explore a part of himself hidden and intimate.

Einar does not feel attracted to men, but rather every day the more you realize how strong and developed his feminine side and like that the male is now distant and inadequate.

So the viewer witness on one hand the slow and inexorable transformation from Einar Lili first in clothing and makeup and then onto their personality and attitude and the other to the dignified and courageous “drama” of his wife Greta powerless in the face of change, yet determined to be near the man she loves and support him all the way in risky medical choices.

Witnessing at the same time a poignant and intense love story and a journey between two free spirits, and the existential journey of a man in search of himself and of his true identity

A text articulated, delicate, modern and courageous in telling a true story and pointing the finger at particular society and especially medicine era was mold “medieval” and how difficult it was for those who feel differently to get out from ‘shadow.

Yet, despite the creative and narrative, the text does not convince all the way to the feeling of seeing a sweetened version of history and coated losing so deep, incisive narrative at the expense of the accuracy and freshness of the story.

Directed by Hooper is basic, clean and cutting television, although talented and able to build a good quality product, and to afford a good deal of emotions and reflections to the public with a good pace although more staid in the middle.

One can not fail to mention the richness and grandeur of the costumes and set design in general and the timely and careful photography that give a significant contribution to the success of the film.

A film that is based on the intense, delicate and masterful interpretations of the pair of actors formed by: Eddie Redmayne and Alicia Vikander:

If the first, after a well-deserved Oscar for “The Theory of Everything” confirms the good critics have written about him in the last year as a multifaceted and versatile actor capable of “playing” with your body and especially to play with skill and ductility with it as only an actor theatrical training can do.

A physical performance that manages to convey the anxiety and anguish of the protagonist without being excessive or caricatured, maybe perhaps it is at times too mannered.

Amazes and enchants instead, Alicia Vikander, despite having appreciated this summer in the movie “Ex Machina”, here shows a maturity stage of the first level and a naturalness in interpreting the difficult and complex role of wife and no woman ever ridicule and succeeding to create empathy and sharing with the public.

For both actors appears risky to next year nominated for the upcoming Oscars in their respective categories.

The final in its tragedy appears the least successful and functional history and too slow in developing still transmitting the viewer the message of “free choice” and desire to finally be herself that our Lili invites us to do in every step of our existence.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro Cavinato and publisher have “Being Melvin”

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176) Dove eravamo rimasti

Dove eravamo rimasti

Il biglietto d’acquistare per “Dove eravamo rimasti” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Dove eravamo rimasti” è un film del 2015 diretto da Jonathan Demme, scritto da Diablo Cody, con : Meryl Streep, Kevin Kline, Mamie Gummer,Rick Springfield, Sebastian Stan, Audra McDonald.

Tutti sognano di essere una rock star pensando che possa essere la vita migliore che ci sia: feste, donne, soldi e popolarità.
E se la rock star fosse una donna? Già perché nel nostro immaginario solo l’uomo può sognare di vivere suonando la chitarra e atteggiarsi a “maledetto”.
Una donna può inseguire i suoi sogni musicali ed essere allo stesso tempo una buona madre?
Si fonda su questa semplice domanda il nuovo film del Premi Oscar Jonathan Demme decidendo di portare una scena una storia molto americana in cui la protagonista è Ricky Randazzo , una donna di mezz’età che ha il volto di Meryl Streep.
Lo spettatore fin dalla prima scena si rende conto che assisterà a un film ibrido tra il musical e la classica commedia a dimensione familiare.
Lo scorso anno ebbe un buon successo un’operazione simile con il film“Tutto può cambiare” ambientato a New York con Mark Ruffalo e Keira Knightley.
In questo caso però cambia la prospettiva mostrandoci come possa essere dura e difficile inseguire un sogno per una vita e magari costringendoti ad esibirti la notte in modesti bar e poi il giorno fare la cassiera al supermercato.
Ricky ha scelto questa strada e sembra non essere pentita finchè non scopriamo che ha lasciato in Indianapolis una bella famiglia ed è costretta a fare ritorno a casa richiamata dall’ex ricco e borghese marito Pete Brummel(Kline) affinchè lo aiuti con la figlia aspirante suicida dopo essere stata mollata dal suo uomo.
Così Ricky deve fare i conti con il suo passato quando era Linda e tentare di rimettere insieme i cocci dei rapporti con i tre figli e subirsi le prediche della matrigna la rassicurante Maureen (McDonald).
Merlyl Streep se c’è ne fosse ancora bisogna si conferma probabilmente la migliore attrice su piazza caricandosi sulle spalle tutto il peso del film e riuscendo con il suo talento ha rendere un storia assai banale in qualcosa di godibile e fruibile.
La Streep alterna con grazia ed bravura il ruolo della donna, seppure attempata, ancora grintosa, determinata e con notevoli qualità canore alla madre goffa e incapace di relazionarsi con efficacia con i suoi figli.
Il testo gioca su questo delicato e precario equilibrio di ruoli faticando però a mantenere un filo rosso narrativo davvero avvincente. Se la parte musicale nel complesso piace e convince spingendo a cantare e ballare il pubblico in sala, la parte commedia appare stantia,prevedibile e solo in poche scene assistiamo a cambi di ritmo e d’intensità emotiva degni di nota.
Demme lascia tutto in mano al talento e al carisma della Streep, limitandosi a una regia di maniera, pulita, ma priva di scossoni artistici che ci aspetteremo dal Premio Oscar de “Il silenzio degli innocenti”
Infine una menzione per Audra McDonald che regge con personalità e bravura il confronto con la Streep in una delle scene più riuscite del film nel divertente e realistico scontro madre-matrigna.
Il finale in parte emula”Whiplash” non avendo però la forza dirompente , ma volendo lasciare nello spettatore il messaggio che per una donna è possibile coniugare famiglia e carriera specialmente se quest’ultima è fatta con il cuore e anima.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “Where were we” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Where were we” is a film of 2015 directed by Jonathan Demme, written by Diablo Cody, with Meryl Streep, Kevin Kline, Mamie Gummer, Rick Springfield, Sebastian Stan, Audra McDonald.

Everyone dreams of being a rock star, thinking that might be the best there is life: parties, women, money and popularity.
And if the rock star was a woman? Yes, because in our imagination only man can dream of living playing the guitar and pose as “cursed”.
A woman can pursue his musical dreams and at the same time be a good mother?
It is based on this simple question the new film from Academy Award winners Jonathan Demme decided to bring the scene a very American story in which the protagonist is Ricky Randazzo, a middle-aged woman who has the face of Meryl Streep.
The viewer from the first scene you realize that assist in a film hybrid of the classic musicals and comedy to family size.
Last year, a similar operation was a success with the film “Everything can change” set in New York with Mark Ruffalo and Keira Knightley.
In this case, however, it changes the perspective by showing how it can be hard and difficult to follow a dream for a living and perhaps forcing you to perform in the night in modest bar and then on to the cashier at the supermarket.
Ricky has chosen this path and it seems not to be repented until we discover who left in Indianapolis a beautiful family and is forced to return home and called the former rich bourgeois husband Pete Brummel (Kline) for you to help with the suicidal daughter after being dumped by her man.
So Ricky has to deal with her past when she and Linda groped to pick up the pieces of the relationship with the three children and subirsi the sermons of the reassuring stepmother Maureen (McDonald).
Merlyl Streep if there was still any need to confirm probably the best actress of the square charging on his shoulders the weight of the film and succeeding with his talent has to make a rather banal story into something enjoyable and accessible.
Streep alternates with grace and skill the role of women, though elderly, still gritty, determined and with remarkable quality singing to the mother clumsy and unable to relate effectively with their children.
The text plays on this delicate and precarious balance of roles, however, struggling to maintain a narrative thread really exciting. If the musical overall like and convinces pushing to sing and dance to the audience, part comedy seems stale, predictable and only in a few scenes we see changes of pace and intensity of emotional noteworthy.
Demme leaves everything in the hands of the talent and charisma of Streep, merely a directed manner, clean, but without jolts art that we would expect from the Oscar-winning “Silence of the Lambs”
Finally a mention for Audra McDonald holding with personality and skill comparison with Streep in one of the most successful scenes of the film in the fun and realistic fight mother-stepmother.
The final part emulates “Whiplash” action but has the explosive force, but wanting to leave the viewer the message that it is possible for a woman to combine career and family especially if it is made with heart and soul.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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175) Texas Rising

texas

A volte l’istinto vede ciò che il raziocinio non riuscirà mai a vedere.
Ecco il mio istinto stasera mi diceva di stare alla larga da “Texas Rising” e Sky Atlantic, ma poi la curiosità da teledipendente e l’essere ormai un compulsivo della recensione hanno preso il sopravvento.
Presentato dagli spot come miniserie  di grande impatto storico e  soprattutto con un cast  stellare per strizzare  l’occhio allo spettatore invitandolo a sedersi stasera in poltrona e di tornare bambino e di immaginarsi nuovamente cowboy e di sparare a chiunque fosse sotto tiro.
Ciò che però i cari amici di Sky Atlantic non hanno calcolato che noi italiani essendo cresciuti con i film del “maestro” Sergio Leone sul genere western siamo di bocca buona , anche se il sottoscritto,vi confesso, ne ha visti ben pochi.
Gli americani si sa, amano raccontarsi e spiegare al mondo come sono diventati una nazione forte, libera e simbolo della democrazia.
Per ogni nazione c’è un #8settembre e per gli americani è stata la caduta di Alamo nel 1836 ad opera del terribile esercito messicano.
Un caduta che provocò morte, distruzione ed efferati crimini che però non piegarono l’orgoglio dei Texani, ma bensì li spinsero a reagire e compattarsi.
“Texas Rising” parte storicamente quindi dal “day after” di  Alamo mostrandoci la ferocia dell’esercito messicano nei confronti dei prigionieri al punto di fucilarli senza alcun processo.
Un esercito guidato dal sadico e crudele generale Santa Anna ben interpretato da Olivier Martinez che riesce a trasmettere con bravura e inaspettata naturalezza la cattiveria e il cinismo del militare senza scrupoli scuotendo non poco lo spettatore che assiste alle sue intense e crude scene.
Un “villain” ben fatto che però nelle prime due puntate risente dell’assenza di un vero e convincente competitor dall’altra parte dove il generale della Resistenza Texana Sam Houston(Bill Paxton) non sfonda lo schermo, rimanendo soffocato da una recitazione di maniera e molto autoreferenziale probabilmente anche a causa di un testo teso più a stupire e decantare l’eroismo americano piuttosto che a raccontare e costruire un intreccio narrativo davvero incisivo.
Più interessante è sicuramente la figura di Capo Smith interpretato da Jeffrey Dean Morgan che ci mostra l’origine dei gloriosi Texas Ranger capaci di atti di eroismo e coraggio in battaglia senza alcuna esitazione.
La scenografia e i costumi sono senza dubbio imponenti e studiati, ma ciò non basta a saziare e soprattutto scuotere lo spettatore distratto per via di un ritmo non particolarmente brillante.
E’ apparso solo in poche scene, ma sono bastate a Ray Liotta per conquistare sul campo il ruolo di personaggio più misterioso e interessante della serie  e soprattutto sembra di vedere all’opera il papà di Hannibal Lecter.
Gli americani sono bravi in tante cose, ma per il western e dintorni Sergio Leone resta un maestro e noi italiani non possiamo non gonfiare il petto davanti al fuoco e sorridenti. accenderci un sigaro.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Sometimes the instinct sees what the raziocino will never see.
Here’s my instinct told me tonight to stay away from “Texas Rising” and Sky Atlantic, but then curiosity by now be a couch potato and compulsive review have taken the upper hand.
Presented by sports such as historical miniseries of great impact and with stellar star winking to the audience and invited to sit in the chair tonight and child again and again to imagine cowboys and shoot anyone who was under fire.
But what the dear friends of Sky Atlantic have calculated that the Italians having grown up with the movies of the “master” on Sergio Leone westerns are not fussy, but myself, I confess, neither has seen very little.
Americans know, love to tell and explain to the world how they have become a strong nation, symbol of freedom and democracy.
For each country there is a # 8settembre and for the Americans was the fall of the Alamo in 1836 by the Mexican army terrible.
A fall which caused death, destruction and heinous crimes but did not put the pride of the Texans, but rather pushed them to react and compact.
“Texas Rising” historically part then the “day after” Alamo showing the ferocity of the Mexican army against prisoners at the point of shooting them without trial.
An army led by General Santa Anna sadistic and cruel well played by Olivier Martinez who is able to convey with skill and unexpected natural meanness and cynicism of military unscrupulous shook not just the audience who participate in its intense and gruesome scenes.
A “villain” well done but in the first two episodes reflects the absence of a real and convincing competitor on the other side where General Sam Houston Texan Resistance (Bill Paxton) does not penetrate the screen, being suffocated by a recitation of way and very self-probably because of a text aimed more to impress and decant the American heroism rather than to tell and construct a storyline really incisive.
More interesting is the figure of Chief Smith starring Jeffrey Dean Morgan, who shows us the origin of the glorious Texas Ranger capable of acts of heroism and courage in battle without any hesitation.
The sets and costumes are undoubtedly impressive and studied, but this is not enough to satiate and especially shake the viewer distracted by a pace not particularly brilliant.
It ‘appeared only in a few scenes, but were enough to Ray Liotta to win on the field the role of most mysterious and interesting, and above all seem to see the work the father of Hannibal Lecter.
Americans are good at many things, but for the western area Sergio Leone remains a master and we Italians we can not inflate the chest before the fire and smiling. accenderci cigar.

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174) Città di Carta( John Green)

Città di carta

“Città di carta” è un libro scritto da John Green scritto nel 2008 e pubblicata per la prima volta in Italia nel 2009 dalla Rizzoli.
E’ difficile essere adolescenti , è lo ancora di più se ti senti “fuori posto” nella tua famiglia e tra i tuoi coetanei. Il passaggio da ragazzo a un uomo per alcuni arriva in modo tranquillo, per altri in maniera turbolenta, per altri ancora tenendosi per mano con la persona che ami.
Avevo grandi aspettative su questo romanzo dopo aver letto l’acclamato “Colpa delle Stelle” avendomi colpito l’abilità dell’autore di raccontare due temi cosi complessi come l’amore e la morte dal punto di vista dei giovani.
Qualche settimana fa ho visto la trasposizione cinematografica di “Città di Carta” e la visione non mi era dispiaciuta nel complesso, ma lasciandomi il dubbio che il testo originale nascondesse qualcosa di più.
Ebbene confesso che dopo aver letto l’ultima pagina mi sono accesso il sigaro cercando il vero filo rosso di questa storia.
Nella mia recensione al film scrissi che non era una storia d’amore tra due ragazzi e lo confermo.
Quentin e Margo sono giovani studenti dell’ultimo anno ,ma non sono il simbolo dell’amore romantico, almeno non nella maniera tradizionale.
Quentin è il classico ragazzo della porta accanto, lo studente e figlio modello che ha ben chiaro cosa vuole fare dopo la scuola e sogna una famiglia.
Margo è un’anima inquieta, curiosa, eccentrica se vogliamo e desiderosa di fuggire dagli schemi e dalla normalita.
In qualche modo Margò è la nemesi di Quentin, eppure nella loro diversità si sono sfiorati durante una pazza e vendicata notte e per il ragazzo nulla sarà più lo stesso.
Margo ha accesso il mondo di Quentin e l’ho spinto a guardarsi dentro e a comprendere chi fosse realmente.
Quentin comincia a cercare Margo , improvvisamente scomparsa,con i suoi amici storici Radar e Ben iniziando una caccia al Tesoro, dove il Tesoro non è Margo, ma bensì la coscienza di sé.
Si nota come “Città di Carta” sia antecedente a “Colpa delle Stelle”dal punto di vista artistico, stilistico e di come l’autore abbia maturato con il tempo una sua personale visione del modo e di come esso venga visto e sentito dagli adolescenti.
Non so se John Green è il”Guru” della generazione 3.0 ,ma sicuramente riesce a toccarne con bravura, naturalezza e intensità i giusti tasti. continua su  http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/citta-carta-john-green/

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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“Paper Towns” is a book written by John Green wrote in 2008 and published for the first time in Italy in 2009 by Rizzoli.
It ‘hard to be teenagers, is it even more if you feel “out of place” in your family and among your peers. The transition from boy to man for some get so quiet, for more turbulently, for others holding hands with the person you love.
I had high expectations of this novel after reading the acclaimed “Blame the Stars” as He has hit the ability of the author to tell two issues so complex as love and death from the perspective of young people.
A few weeks ago I saw the film version of “City Charter” and the vision I was disappointed overall, but leaving no doubt that the original text was hiding something more.
Well I confess that after reading the last page I access the cigar looking the real thread of this story.
In my review I wrote that the film was not a love story between two guys and I can confirm this.
Quentin and Margo are young students last year, but they are the symbol of romantic love, at least not in the traditional way.
Quentin is the classic boy-next-door, the student and son model that has very clear what he wants to do after school and dreams of a family.
Margo is a restless soul, curious, eccentric, and if we are keen to escape the box and from normality.
Somehow Margo is the nemesis Quentin, but in their diversity have touched during a crazy night and avenged and the boy nothing will ever be the same.
Margo has access to the world of Quentin and I pushed him to look within and understand who he really was.
Quentin starts looking Margo, suddenly disappeared, with his old friends and Ben Radar starting a treasure hunt, where the Treasury is not Margo, but rather self-consciousness.
Is known as “City Paper” is earlier “Blame the Stars” from the point of view of art, style and how the author has developed over time a personal vision of the way and how it is seen and heard by teenagers .
I do not know if John Green is the “guru” of the 3.0 generation, but definitely can touch with talent, naturalness and intensity of the right buttons. continues on http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/citta-carta-john-green/

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

173) Incontinenze

Caterina
“Incontinenze” è uno spettacolo teatrale di Roberta Calandra, diretto da Laura De Marchi, con : Nadia Perciabosco, Valeria De Luca, Angela De Prisco, Barbara Mazzoni, Caterina Gramaglia

In replica stasera alle ore 21 e 22 presso l’ “Image Designer Laura” Piazza S. Maria Liberatrice 7 all’interno del Festival “ Testaccio Comic Off”

Troppe volte per necessità, educazione e opportunità siamo costretti a non poter dire cosa pensiamo realmente e spesso a far buon viso a cattivo gioco.
Il risultato? Il nostro fegato ne risente, diventiamo frustrati e rendiamo ricchi gli psicoterapeuti.
Non sarebbe bello una volta ogni tanto poter dire o meglio urlare tutto dentro quello che proviamo e sentiamo togliendoci finalmente i sassolini dalle scarpe?

Immaginate di essere dal vostro parrucchiere di fiducia, luogo simbolo della chiacchiera e dello pettegolezzo, e di assistere a una catartico e liberatorio spettacolo teatrale sulle nostre incontinenze più intime. Impossibile direte sorridendo, ebbene vi sbagliereste , ogni luogo è quello giusto per fare teatro e mettere a nudo la propria anima.
Ieri sera grazie all’amica Caterina Gramaglia ho avuto modo di conoscere il neonato Festival “Testaccio Comic Off” che ha l’ambizione con pochi mezzi di portare nel quartiere Testaccio alcuni dei più vivaci e divertenti spettacoli Off dello scorso anno.
Così piacevolmente stupito, ho preso posto all’interno dell’”Image Designer Laura” assistendo al piacevole e brillante spettacolo di Roberta Calandra.
Un testo divertente, semplice diretto che porta in scena le pulsioni e i sentimenti che ognuno di noi almeno prova nella vita. Quello che vorremmo dire da sempre e non osiamo dire al marito, alla fidanzata, capo ufficio e che magari scriviamo sul nostro personale diario.
Ed ecco allora spuntare al centro della scena le nostre cinque “Desperate House Actresses” che fin dalla prima “incontinenza” creano con lo spettatore un contatto fisico,un ponte emotivo regalando uno show piacevole, intenso, rumoroso e graffiante.
Le nostre “attrici casalinghe” urlano, si agitano, ballano, giocano con il pubblico, dando vita e anima ai nostri pensieri più intimi e personali trasformando lo show in una sorta di terapia di gruppo basata sul sorriso.
Le cinque attrici sono delle vere forze della natura capaci di tenere la scena con personalità e carisma fornendo una prova collettiva di livello e nello stesso tempo rivelando i propri talenti.
Mi permetto di sottolineare la performance di Caterina Gramaglia come conferma ulteriore della sua verve artistica e poliedricità che dovrebbe essere vista con regolarità da un pubblico nazionale, essendo non lontana dallo stile recitativo di Loretta Goggi dei bei tempi.
La regia di Laura De Marchi è essenziale,pulita e soprattutto brava a dare libero sfogo ai talenti delle cinque ragazze e riuscendo a dare un ritmo costante allo spettacolo.

Sfogarsi ogni tanto fa bene e allunga la vita e lo spettatore alla fine dello spettacolo non potrà non essere più leggero , sorridente e se vorrete anche con i capelli in ordine.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

“Incontinence” is a play of Robert Calandra, directed by Laura De Marchi, with Nadia Perciabosco, Valeria De Luca, Angela De Prisco, Barbara Mazzoni, Catherine Gramaglia

In reply tonight at 21:22 at the ” Image Designer Laura “Piazza S. Maria Liberator 7 at the Festival” Testaccio Comic Off ”

Too often out of necessity, education and opportunities we have to not be able to say what we really think and often make the best of a bad situation.
The result? Our liver is affected, we become frustrated and we make rich psychotherapists.
Would not it be nice once in a while to say or rather scream all in what we feel and we feel finally taking away the pebbles from shoes?

Imagine being on your trusted hairdresser, a symbol of the chatter and gossip, and watch a cathartic and liberating theatrical performance on our most intimate incontinence. Can not say with a smile, well you’d be wrong, every place is the right one for theater and lay bare his soul.
Last night with her friend Catherine Gramaglia I got to know the baby Festival “Testaccio Comic Off” whose ambition with few resources to bring in the Testaccio some of the most lively and entertaining shows off last year.
So pleasantly surprised, I took place inside the ” Image Designer Laura “witnessing the spectacle of beautiful sparkling Roberta Calandra.
A funny text, simple direct that brings to the stage the passions and feelings that each of us at least try in life. What we would like to always say and do not dare tell her husband, girlfriend, head office and maybe write in our personal diary.
Here, then check to center stage of our five “Desperate House Actresses” that since the first “incontinence” create a physical contact with the audience, an emotional bridge giving a show pleasant, intense, noisy and scratchy.
Our “actresses housewives” scream, shake, dance, play with the audience, giving life and soul to our innermost thoughts and personal turning the show into a kind of group therapy based on the smile.
The five plaintiffs are real forces of nature capable of holding the stage with charisma and personality providing a collaborative trial level and at the same time revealing their talents.
I might point out the performance of Catherine Gramaglia as additional confirmation of his artistic verve and versatility that should be seen regularly by a national audience, being not far from the recitative style of Loretta Goggi of the good times.
Directed by Laura De Marchi is basic, clean and especially good at giving free rein to the talents of five girls and failing to give a steady pace to the show.

Let off steam every now and then it is good and extends the life and the viewer at the end of the show will not be lighter, smiling and if you want with your hair in order.

Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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172) Self /Less

Self Less

Il biglietto d’acquistare per “Self/Less” è:1) Neanche Regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

“Self/Less” è un film del 2015 diretto da Tarsem Singh scritto da : David Pastor, Àlex Pastor, con: Ryan Reynolds, Ben Kingsley, Matthew Goode, Michelle Dockery, Natalie Martinez,

C’è chi come Leopardi non riesce ad apprezzare la bellezza e unicità della giovinezza e chi invece non si rassegna a perderla sottoponendosi a qualsiasi “tortura” chirurgica pur di togliere qualche ruga.

La morte spaventa, ma è la vecchiaia ad inquietare l’uomo e soprattutto dover ammettere a sé stesso che il tempo è un giudice incorruttibile ed esigente

Tutti sognano di poter immergersi nella leggendaria Fonte della Giovinezza e poter sconfiggere la morte e le malattie.

Il magnate edile Damian (Kingsley) ha fondato un impero costruendo di fatto gran parte di New York, eppure è impotente di fronte al cancro che lo sta divorando e ha un cattivo rapporto con la figlia.

Una mente giovane in un corpo malato può essere condanna fatale, se non fosse che Damian decide di stipulare un patto con il Diavolo come un moderno Faust, solo che in questo caso il Diavolo ha le sembianza di un gelido e misterioso Dottor Albright(Goode) che gli garantisce dietro un milionario compenso di sottoporlo a uno straordinario esperimento medico in modo da dargli un corpo giovane e forte apparentemente creato in laboratorio.

Il nuovo Damian(Reynolds) inizia cosi una vita scandita da feste, donne e sport estremi lasciandosi alle spalle la sua precedente esistenza, ma si sa mai fidarsi del Diavolo, e ben presto il nostro protagonista scopre cosa c’è dietro l’organizzazione di Albright e soprattutto quale origine abbia il suo nuovo corpo.

Damian vecchio per mantenere la sua anima è costretto a prendere delle pillole e una volta conosciuto la moglie e la figlia dello uomo a cui ha preso il corpo sarà chiamato a compiere delle scelte morali e vitali non facili.

La forza del film è decisamente nell’idea di come l’uomo si possa illudere di sostituirsi a Dio e di poter sconfiggere la morte. Un tema non nuovo e spesso affrontato nell’arte, ma in questo caso in chiave fantasy con l’aggiunta dell’elemento spy story.

Segreti, inseguimenti, sparatorie diventano centrali nel film facendolo diventare alquanto banale e monotono perdendo l’alone di mistero e misticismo che si respirava nella prima parte.

La parte spirituale, etica evapora troppo presto a scapito delle scene di azione destinate a colmare i vuoti narrativi finendo alla lunga per annoiare.

La regia seppure è non banale e per alcuni aspetti visionaria perde però in incisività e profondità nel corso delle scene preferendo puntare sulla parte concreta della storia mettendo quasi in un angolo la parte filosofica esistenziale facendolo perdere interesse e pathos anche se il ritmo nel complesso rimane buono e costante. continua su

http://www.nuoveedizionibohemien.it/index.php/appuntamento-al-cinema-selfless/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato editore presentano “Essere Melvin”

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The ticket purchase for “Self / Less” is: 1) Not Gifted 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

“Self / Less” is a film of 2015 directed by Tarsem Singh Written by: David Pastor, Àlex Pastor, with Ryan Reynolds, Ben Kingsley, Matthew Goode, Michelle Dockery, Natalie Martinez,

Some people like Leopardi fails to appreciate the beauty and uniqueness of the youth and those who are not resigned to losing undergoing any “torture” surgery just to remove some wrinkles.

Death scares, but it is to disturb the old man, and especially having to admit to himself that the time is a judge incorruptible and demanding

Everyone dreams of being able to immerse themselves in the legendary Fountain of Youth and you can defeat death and disease.

The construction magnate Damian (Kingsley), he founded an empire building in fact much of New York City, yet is powerless in front of the cancer that is eating and has a bad relationship with her daughter.

A young mind in a sick body can be fatal condemnation, except that Damian decides to enter into a pact with the Devil as a modern Faust, except that in this case the devil has the semblance of an icy and mysterious Dr. Albright (Goode) that guarantees behind a millionaire compensation to subject him to an extraordinary medical experiment to give him a strong young body apparently created in the laboratory.

The new Damian (Reynolds) begins so a life marked by festivals, women and extreme sports, leaving behind his previous life, but you never know trust the Devil, and soon our hero finds out what’s behind the organization of Albright and above which origin has her new body.

Damian old to keep his soul is forced to take pills and once met the wife and daughter of the man who took the body will be called upon to make choices and moral life is not easy.

The strength of the film is much idea of how man can deceive the place of God and to be able to defeat death. A new theme is not often addressed in the art, but in this case in fantasy key with the addition of the spy story.

Secrets, chases, shootings become central in the film making it somewhat bland and predictable losing the aura of mystery and mysticism that was breathed in the first part.

The spiritual, ethical evaporates too quickly at the expense of the scenes of action to fill the gaps in the narrative ending long to get bored.

Directed although it is not trivial, and in some ways visionary but lost the sharpness and depth during the scenes, preferring to focus on the concrete part of the story almost in a corner by putting the philosophical part existential making him lose interest and pathos, even if the overall pace remains good and constant. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro Cavinato and publisher have “Being Melvin”

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171) I Fantastici Quattro

fantastici

Il biglietto d’acquistare per “Fantastic 4 – I fantastici quattro” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Josh Trank. Con Kate Mara, Miles Teller, Michael B. Jordan, Jamie Bell, Toby Kebbell. Azione, 100′. 2015

Sbagliare è umano, preservare è diabolico – un proverbio che ci accompagna spesso nella vita di tutti i giorni, e che tendiamo a ripeterci soprattutto per ricordare a noi stessi di non cadere mille volte negli stessi errori. Eppure sembra proprio che, in campo cinematografico, il concetto non sia ancora stato interiorizzato a dovere, soprattutto sull’altra sponda dell’Atlantico.

Gli americani non sanno proprio resistere alla tentazione di tornare ancora e ancora sulle stesse storie, modernizzandole, rinfrescandole, modificandole a seconda dei tempi, come si trattasse di una vecchia casa.

In alcuni casi il restyling funziona alla grande – pensate solo alla trilogia del Cavaliere Oscuro firmata da Christopher Nolan, che ha dato alla figura di Batman nuova vita e nuovo spessore -, in altri non convince del tutto, come con Spiderman. Poi ci sono i fiaschi completi, come Fantastic 4.

Visti i molti successi, forse la Marvel non riesce a rassegnarsi all’idea che qualcuno dei suoi super-eroi non sia un campione di incassi al botteghino e quindi si incaponisce, quasi peggio del sottoscritto.

Personalmente mi sono sempre piaciuti i Fantastici Quattro, soprattutto per quello che hanno rappresentato nei decenni, ovvero la diversità tra gli essere umani. Quell’esigenza di vivere una vita normale nonostante i poteri mi ha sempre affascinato.

Nonostante la forza del messaggio e il dispiegamento di mezzi ed effetti speciali, le precedenti versione cinematografiche della storia (le ultime, in ordine di tempo, datate 2005 e 2007) hanno deluso le aspettative dei fan, tanto che in molti credevano che sui personaggi fosse calato il sipario.

E invece, come un’araba fenice che risorge sempre dalle sue ceneri, la Marvel ha deciso di sparigliare le carte in tavola, proponendo un nuovo inizio per i Fantastici Quattro, con un cast giovane e di talento capace di attirare in sala nuove generazioni di spettatori.

Avete capito bene: la storia, nota ai più, non cambia. Di diverso, nella nuova pellicola, c’è solo l’età dei protagonisti.

Reed Richards (Teller), genio in campo scientifico, ci viene mostrato sin da bambino con notevoli potenzialità e con l’idea “visionaria” di costruire il teletrasporto, spalleggiato nel progetto dall’amico Ben (Bell). I due finiscono per farsi notare, durante una fiera scolastica, dal professor Franklin e dalla figlia adottiva Sue (Mara), impegnati anche loro nella realizzazione del viaggio intergalattico.

In seguito a questo episodio, Reed entra a far parte di un gruppo formato da menti giovani e brillanti che ha il compito di rendere possibile l’impossibile. Ne fanno parte, tra gli altri, l’oscuro e ambizioso Victor (Kebbell) e Johnny, il figlio naturale di Franklin.

Una volta realizzato il teletrasporto, i giovani scienziati, per non essere scavalcati dalla Nasa e dai militari come primi esploratori del nuovo mondo, decidono di bruciare le tappe e di organizzare una spedizione segreta, andando però incontro a un tragico incidente spaziale.

Incidente che trasformerà i ragazzi, poi rientrati sulla Terra, in uomini dotati di poteri straordinari e di conseguenza di grande interesse per le forze armate. Reed, spaventato, tenta la fuga, ma dopo un anno di latitanza viene preso e costretto, suo malgrado, a guidare gli amici in una missione disperata per salvare la Terra da un pericoloso quanto inaspettato nemico. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-fantastic-4-i-fantastici-quattro/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Fantastic 4 – The Fantastic Four” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

Directed by Josh Trank. Kate Mara, Miles Teller, Michael B. Jordan, Jamie Bell, Toby Kebbell. Action, 100 ‘. 2015

To err is human, to preserve is diabolical – a proverb that often accompanies us in everyday life, and that we tend to repeat especially to remind ourselves not to fall a thousand times the same mistakes. Yet it seems that, in the film, the concept has not yet been properly internalized, especially across the Atlantic.

Americans do not know their own to resist the temptation to return again and again on the same stories, modernizzandole, rinfrescandole, modifying them according to the times, as it was an old house.

In some cases the restyling works great – just think of the trilogy Dark Knight signed by Christopher Nolan, who gave the figure of Batman new life and depth – in other not entirely convincing, as with Spiderman. Then there are the complete fiascos, such as Fantastic 4.

Given the many successes, perhaps Marvel can not resign ourselves to the idea that some of his super-heroes is not a blockbuster at the box office and then peg away, almost worse than myself.

Personally I’ve always liked the Fantastic Four, especially for what they represented in decades, ie the difference between human beings. That need to live a normal life despite the powers has always fascinated me.

Despite the strength of the message and the input of resources and special effects, the previous film version of the story (the latest, in time order, dated 2005 and 2007) have disappointed the expectations of fans, so much so that many thought that the characters were the curtain fell.

But, like a phoenix that rises again from its ashes, Marvel decided to sparigliare cards on the table, proposing a new beginning for the Fantastic Four, with a cast of young talent able to draw in new generations of room spectators.

You got it: history, known to most people, it does not change. Different, in the new film, there is only the age of the protagonists.

Reed Richards (Teller), a genius in science, there is shown as a child with great potential and with the idea “visionary” to build the transporter, backed the project by his friend Ben (Bell). The two end up getting noticed, during a trade school, Professor Franklin and adopted daughter Sue (Mara), they also engaged in the creation of intergalactic travel.

Following this episode, Reed joins a group of bright young people who have the task of making the impossible possible. These include, among others, the dark and ambitious Victor (Kebbell) and Johnny, the natural son of Franklin.

Once achieved teleportation, young scientists, not to be overtaken by NASA and by the military as early explorers of the new world, they decided to forge ahead and to organize a secret expedition, however, going to meet a tragic accident space.

Incident that will transform the boys, then returned to Earth, in men endowed with extraordinary powers and therefore of great interest to the armed forces. Reed, frightened, tried to escape, but after a year of inaction is taken and forced, reluctantly, to lead friends in a desperate mission to save the Earth from a dangerous and unexpected enemy. continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

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170) Non Uccidere – La Serie

Non uccidere

Ci sono due scuole di pensiero su come scrivere una recensione: a botta calda o a bocce ferme magari dopo averci fatto una bella dormita sopra.
Generalmente da “spettatore pagante” che ama raccontare le proprie emozioni tendo applicare il secondo metodo prendendomi i miei tempi per riflettere su quello che ho visto, letto , ascoltato.
Eppure ci sono dei casi in cui riflettere non serve e la mente brama di scrivere sul computer per mettere in fila le parole sulla pagina word.
Stasera sono in questo stato dopo aver la prima puntata di “Non Uccidere” su Rai Tre .
Sì, lo so, molti di voi scuoteranno la testa pensando alla solita fiction all’italiana sulla rete generalista con protagonista Miriam Leone nel’improbabile ruolo di un ispettore di polizia.
Se poi dovessi aggiungere che si tratta di un serie poliziesca ambientata nella città di Torino, quasi sicuramente smettereste di leggere questo post con stizza.
Ma se riuscite a resistere all’istinto e vi fidate almeno un po’ del sottoscritto allora continuate la lettura e scoprirete come la Rai stasera ha avuto un colpo d’orgoglio creando un piccolo gioiellino produttivo che sebbene abbia alcune pecche narrative e di ritmo ha regalato due ore intense, vibranti allo spettatore.
Una fiction che si presenta subito bene con una accattivante sigla che strizza l’occhio , senza sfigurare, a quella “cult” di “True Detective” e con apertura narrativa davvero intrigante, tesa e sorprendentemente cupa per i canoni della televisione italiana.
“Non Uccidere” sorprende e stupisce il pubblico non tanto per l’intreccio narrativo bensì per come è stato confezionata. Scorrono le sequenze, si alternano i diversi ambienti e personaggi e non puoi non pensare a una fiction di taglio americano.
La colonna sonora è incisiva, magnetica e avvolgente dettando i tempi e gli snodi cruciali del racconto insieme alla magistrale la fotografia ben mescolati da accurata e vivace regia capace di costruire con un efficace montaggio un prodotto diverso dai soliti schemi della Tv generalista riuscendo a tenere incollato lo spettatore fino ala fine.
Forse perché tragicamente abituati all’orrore del quotidiano che leggiamo sui giornali o ascoltiamo nei tg ci appare quasi naturale vedere come la famiglia non sia più un luogo sicuro e caldo, ma dove bensì si possono annidare i primi mostri che possono insidiare i nostri figli o comunque bambini innocenti.
Se dovessi paragonare “Non uccidere” a qualche fiction americana di successo scuramente non posso non citare “Closer” avendo come protagonista una donna poliziotto capace di risolvere i casi più difficili con furbizia, intuito e spirito di osservazione.
Miriam Leone è Valeria Ferro,una bella donna,ma conta poco in questo contesto. Valeria non sorride mai anzi ha sempre lo sguardo torvo, truce come se fosse arrabbiata con il mondo intero quasi come se fosse una sorta di “Dottor House” al femminile.
Una donna dedita al suo lavoro, maniacale nel condurre gli indagini, inflessibile e brillante nell’interrogare.
Miriam Leone alla sua prova recitativa, forse più difficile, non stecca, rimane in piedi e mostra di avere in mano le giuste carte per dimostrare che possa diventare una vera attrice.
Era facile cadere nel ridicolo interpretando il ruolo di Valeria e Miriam Leone vince la sfida contro i pregiudizi e se stessa invogliando lo spettatore a scoprire di più del presente e soprattutto del passato di questa donna.
Gian Marco Tognazzi nel ruolo di “guest star” di puntata regala davvero una performance intensa, forte e struggente nel ruolo del padre distrutto dalla perdita della figlia e in alcuni momenti anche sospettato dell’orrendo crimine
La puntata ha un ritmo e pathos narrativo fulminate all’inizio per poi rallentare nella parte centrale e infine riprendersi nel finale,ma sebbene ci siano queste oscillazioni nel racconto rimane invece intatto e costante l’atmosfera volutamente cupa degna di un bel noir in cui fino alla fine non si ha chiaro chi sia il buono chi il cattivo.
Andrea Vianello si conferma un direttore coraggioso e innovativo nelle scelte autoriali regalando a Rai Tre e alla tv pubblica in generale una fiction che ai fan di True Detective non fa storcere il naso consigliandogli di non prendere altri impegni per il prossimo venerdì.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

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Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

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There are two schools of thought on how to write a review: to blow hot or dust has settled even after making a good sleep over.
Generally by “paying spectator” who loves to tell their emotions tend to apply the second method taking me my time to reflect on what I have seen, read, heard.
Yet there are cases in which you do not need and reflect the mind yearns to write on the computer to line up the words on the page word.
Tonight they are in this state after the first episode of “Do Not Kill” on Rai Tre.
Yes, I know, many of you will shake your head thinking about the usual fiction Italian network generalist starring Miriam Leone nel’improbabile role of a police inspector.
If we were to add that it is a detective series set in the city of Turin, almost certainly smettereste read this post angrily.
But if you can resist the instinct and trust at least a little ‘of myself then read on and discover how the Rai tonight had a shot of pride by creating a small jewel that although production has some flaws narrative and rhythm gave two hours intense, vibrant to the viewer.
A fiction that comes off well with a catchy theme song that gives a nod, would not look at the “cult” of “True Detective” and opening narrative really intriguing, tense and surprisingly gloomy for the canons of Italian television.
“Do Not Kill” dazzles the audience not because of the storyline but for how it was packaged. They flow sequences, alternate the different environments and characters and you can not think of a fiction of American style.
The soundtrack is incisive, enveloping magnetic dictating the time and crucial points of the story together with the masterful photography mixed well by accurate and lively direction capable of building an effective mounting a product different from the usual patterns of generalist TV managing to keep you coming back the viewer until a final order.
Perhaps because tragically accustomed to the horror of daily life that we read in the newspapers or listen to the news seems almost natural to see how the family is no longer a safe and warm, but rather where they can nest the first monsters that can undermine our children or however innocent children.
If I were to compare “Thou shalt not kill” a few American fiction of success darkly I can not mention “Closer” having as its protagonist a policewoman able to solve the most difficult cases with guile, intuition and sense of observation.
Miriam Leone is Valeria Ferro, a beautiful woman, but it matters little in this context. Valeria he never smiles indeed always look grim, grim as if he were angry with the entire world, almost like a kind of “Dr. House” for women.
A woman devoted to her work, manic in conducting investigations, inflexible and brilliant in asking.
Miriam Leone in its trial of acting, perhaps more difficult, does not stick, it remains standing and shows you are holding the right cards to prove that it can become a real actress.
It was easy to fall into the ridiculous playing the role of Valeria and Miriam Leone wins the challenge against prejudice and herself enticing the viewer to discover more of this, and especially the past of this woman.
Gian Marco Tognazzi in the role of “guest star” of the episode gives a really intense performance, strong and poignant as the father destroyed by the loss of her daughter and at times even suspected horrendous crime
The episode has a rhythm and narrative pathos fulminate at first and then slow down in the middle and finally recover in the final, but although there are these oscillations in the story, however, remains intact and constant atmosphere deliberately gloomy worthy of a nice noir in which up at the end it is not clear who the good people bad.
Andrea Vianello remains a director courageous and innovative choices authorial giving to Rai Tre and to public television in general a fiction that fans of True Detective does not turn up their noses advising him not to take other commitments for next Friday

169) Non essere Cattivo

non essere cattivo

Il biglietto d’acquistare per “Non essere cattivo” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto; 5)Sempre.

Un film di Claudio Caligari. Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia d’Amico, Roberta Mattei. Drammatico, 100′. 2015

Generalmente diffido dei film che vengono pubblicizzati ed esaltati troppo dalla critica durante i festival. Temo in modo particolare i “pacchi” alla veneziana, recapitati direttamente dalla kermesse di casa nostra, dove spesso si tende a scambiare il metallo grezzo per oro.

Quando due giorni fa ho ascoltato i servizi dei corrispondenti dalla Laguna, tutti entusiastici, e ho letto esaltate recensioni di critici, finora molto misurati, su “Non essere cattivo”, però, ho deciso di dare una chance postuma a Claudio Caligari.

Di questo regista, prima, non avevo visto alcun lavoro, anche se avevo letto sul web della sua filosofia narrativa tutta protesa a raccontare il mondo degli emarginati, della periferia e della microcriminalità.

Con questo film, Caligari porta lo spettatore indietro nel tempo, direttamente nei favolosi e contraddittori anni ’90, già protagonisti di una serie di successo lo scorso autunno. Questa volta, però, non ci troviamo nella grande metropoli, ma ad Ostia ed è qui che cercano di sopravvivere, con qualsiasi mezzo, una serie di personaggi che sembrano usciti direttamente dalla penna di Pier Paolo Pasolini.

In particolar modo la telecamera segue le giornate, fatte di piccoli furti, spaccio e notti passate con gli amici e spesso finite in risse e pestaggi, di due amici fraterni, Vittorio (Borghi) e Cesare (Marinelli). I due non hanno un lavoro né sono interessati a trovarlo, preferendo vivere alla giornata tra eccessi e dissolutezza, e senza porsi interrogativi sul futuro.

Lo spettatore vede scorrere sullo schermo immagini di desolazione, solitudine e tristezza umana e non può non fare collegamenti, nella sua mente, tra “Non essere cattivo” e altre famose pellicole come “Trainspotting” e “I Vitelloni”, pervase da emozioni per certi versi analoghe. L’atmosfera che si respira è quella di una periferia che non è cambiata dal passato al presente, che presenta sempre gli stessi peccati e gli stessi vizi strutturali.

Quella di Vittorio e Cesare, quindi, è una storia per sua natura maledetta, negativa, senza via d’uscita? Gli autori decidono di fare un passo in più, inserendo in questo contesto così cupo e viziato la miccia della speranza e un tentativo di cambiamento rappresentato dall’amore.

Così quando Vittorio conosce la ragazza-madre Linda (Mattei) decide di cambiare vita, di non drogarsi più e di iniziare a lavorare onestamente come manovale. Vittorio vorrebbe trascinare nel cambiamento anche l’amico Cesare, innamoratosi a sua volta di Viviana (D’Amico), ma le strade dei due sono destinate a dividersi.

Se dovessimo paragonare il film a una tragedia greca, non potremmo non notare che in questo caso manca del tutto l’intervento divino (deus ex machina), l’unico che avrebbe potuto evitare che l’amaro Destino dei protagonisti si compia…continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-non-essere-cattivo/

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci,nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

The ticket purchase for “Do not be evil” is: 1) Not even a present; 2) Tribute; 3) In the afternoon; 4) Low; 5) Always.

A film by Claudio Caligari. Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia d’Amico, Roberta Mattei. Drama, 100 ‘. 2015

Generally wary of the movies that are advertised and too exalted by critics during the festival. I fear especially the “packs” venetian, delivered directly from the celebration of our home, where they often tend to share the raw metal to gold.

When two days ago I heard the services of correspondents from the lagoon, all enthusiastic, and I read reviews of enhanced critical, very measured so far, of “Do not be evil”, however, I decided to give a chance posthumously to Claudio Caligari.

Of this film before, I had not seen any work, even though I had read on the web of his philosophy narrative adjusted well to tell the world of the marginalized, the suburbs and petty crime.

With this film, Caligari takes the viewer back in time, directly in the fabulous and contradictory 90s, already involved in a successful series last fall. This time, however, we are not in the big city, but at Ostia and it is here that are trying to survive by any means, a series of characters that seem to come directly from the pen of Pier Paolo Pasolini.

In particular, the camera follows the days, made of petty theft, drug dealing and nights spent with friends and often ended in brawls and beatings, two close friends, Vittorio (villages) and Caesar (Marinelli). The two did not have a job or are interested to find it, preferring to live for the day between excess and debauchery, and without asking questions about the future.

The viewer sees scroll through images of desolation, loneliness and sadness human and can not make connections, in his mind, including “Do not be evil” and other popular films such as “Trainspotting” and “I Vitelloni”, pervaded by emotions in some similar verses. The atmosphere is that of a suburb that has not changed from the past to the present, which always presents the same sins and the same structural defects.

That of Victor and Cesare, then, is a story for his cursed nature, no, no way out? The authors decided to take a step further, by placing in this context so gloomy and spoiled the fuse of hope and an attempt to change represented by love.

So when Victor knows the girl-mother Linda (Mattei) decides to change his life, not to take drugs again and start working honestly as a laborer. Vittorio would drag in the change also his friend Caesar, in love, in turn, Viviana (D’Amico), but the streets of the two are meant to divide.

If we were to compare the film to a Greek tragedy, we could not fail to notice that in this case is completely lacking divine intervention (deus ex machina), the only one who could have avoided the bitter fate of the protagonists to take place … continues on

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Vittorio De Agro presents “Let us love, despite everything”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html