170) Non Uccidere – La Serie

Non uccidere

Ci sono due scuole di pensiero su come scrivere una recensione: a botta calda o a bocce ferme magari dopo averci fatto una bella dormita sopra.
Generalmente da “spettatore pagante” che ama raccontare le proprie emozioni tendo applicare il secondo metodo prendendomi i miei tempi per riflettere su quello che ho visto, letto , ascoltato.
Eppure ci sono dei casi in cui riflettere non serve e la mente brama di scrivere sul computer per mettere in fila le parole sulla pagina word.
Stasera sono in questo stato dopo aver la prima puntata di “Non Uccidere” su Rai Tre .
Sì, lo so, molti di voi scuoteranno la testa pensando alla solita fiction all’italiana sulla rete generalista con protagonista Miriam Leone nel’improbabile ruolo di un ispettore di polizia.
Se poi dovessi aggiungere che si tratta di un serie poliziesca ambientata nella città di Torino, quasi sicuramente smettereste di leggere questo post con stizza.
Ma se riuscite a resistere all’istinto e vi fidate almeno un po’ del sottoscritto allora continuate la lettura e scoprirete come la Rai stasera ha avuto un colpo d’orgoglio creando un piccolo gioiellino produttivo che sebbene abbia alcune pecche narrative e di ritmo ha regalato due ore intense, vibranti allo spettatore.
Una fiction che si presenta subito bene con una accattivante sigla che strizza l’occhio , senza sfigurare, a quella “cult” di “True Detective” e con apertura narrativa davvero intrigante, tesa e sorprendentemente cupa per i canoni della televisione italiana.
“Non Uccidere” sorprende e stupisce il pubblico non tanto per l’intreccio narrativo bensì per come è stato confezionata. Scorrono le sequenze, si alternano i diversi ambienti e personaggi e non puoi non pensare a una fiction di taglio americano.
La colonna sonora è incisiva, magnetica e avvolgente dettando i tempi e gli snodi cruciali del racconto insieme alla magistrale la fotografia ben mescolati da accurata e vivace regia capace di costruire con un efficace montaggio un prodotto diverso dai soliti schemi della Tv generalista riuscendo a tenere incollato lo spettatore fino ala fine.
Forse perché tragicamente abituati all’orrore del quotidiano che leggiamo sui giornali o ascoltiamo nei tg ci appare quasi naturale vedere come la famiglia non sia più un luogo sicuro e caldo, ma dove bensì si possono annidare i primi mostri che possono insidiare i nostri figli o comunque bambini innocenti.
Se dovessi paragonare “Non uccidere” a qualche fiction americana di successo scuramente non posso non citare “Closer” avendo come protagonista una donna poliziotto capace di risolvere i casi più difficili con furbizia, intuito e spirito di osservazione.
Miriam Leone è Valeria Ferro,una bella donna,ma conta poco in questo contesto. Valeria non sorride mai anzi ha sempre lo sguardo torvo, truce come se fosse arrabbiata con il mondo intero quasi come se fosse una sorta di “Dottor House” al femminile.
Una donna dedita al suo lavoro, maniacale nel condurre gli indagini, inflessibile e brillante nell’interrogare.
Miriam Leone alla sua prova recitativa, forse più difficile, non stecca, rimane in piedi e mostra di avere in mano le giuste carte per dimostrare che possa diventare una vera attrice.
Era facile cadere nel ridicolo interpretando il ruolo di Valeria e Miriam Leone vince la sfida contro i pregiudizi e se stessa invogliando lo spettatore a scoprire di più del presente e soprattutto del passato di questa donna.
Gian Marco Tognazzi nel ruolo di “guest star” di puntata regala davvero una performance intensa, forte e struggente nel ruolo del padre distrutto dalla perdita della figlia e in alcuni momenti anche sospettato dell’orrendo crimine
La puntata ha un ritmo e pathos narrativo fulminate all’inizio per poi rallentare nella parte centrale e infine riprendersi nel finale,ma sebbene ci siano queste oscillazioni nel racconto rimane invece intatto e costante l’atmosfera volutamente cupa degna di un bel noir in cui fino alla fine non si ha chiaro chi sia il buono chi il cattivo.
Andrea Vianello si conferma un direttore coraggioso e innovativo nelle scelte autoriali regalando a Rai Tre e alla tv pubblica in generale una fiction che ai fan di True Detective non fa storcere il naso consigliandogli di non prendere altri impegni per il prossimo venerdì.

Vittorio De Agrò presenta “Amiamoci, nonostante tutto”

http://www.ibs.it/ebook/de-agr-vittorio/amiamoci-nonostante-tutto/9788891176837.html

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

There are two schools of thought on how to write a review: to blow hot or dust has settled even after making a good sleep over.
Generally by “paying spectator” who loves to tell their emotions tend to apply the second method taking me my time to reflect on what I have seen, read, heard.
Yet there are cases in which you do not need and reflect the mind yearns to write on the computer to line up the words on the page word.
Tonight they are in this state after the first episode of “Do Not Kill” on Rai Tre.
Yes, I know, many of you will shake your head thinking about the usual fiction Italian network generalist starring Miriam Leone nel’improbabile role of a police inspector.
If we were to add that it is a detective series set in the city of Turin, almost certainly smettereste read this post angrily.
But if you can resist the instinct and trust at least a little ‘of myself then read on and discover how the Rai tonight had a shot of pride by creating a small jewel that although production has some flaws narrative and rhythm gave two hours intense, vibrant to the viewer.
A fiction that comes off well with a catchy theme song that gives a nod, would not look at the “cult” of “True Detective” and opening narrative really intriguing, tense and surprisingly gloomy for the canons of Italian television.
“Do Not Kill” dazzles the audience not because of the storyline but for how it was packaged. They flow sequences, alternate the different environments and characters and you can not think of a fiction of American style.
The soundtrack is incisive, enveloping magnetic dictating the time and crucial points of the story together with the masterful photography mixed well by accurate and lively direction capable of building an effective mounting a product different from the usual patterns of generalist TV managing to keep you coming back the viewer until a final order.
Perhaps because tragically accustomed to the horror of daily life that we read in the newspapers or listen to the news seems almost natural to see how the family is no longer a safe and warm, but rather where they can nest the first monsters that can undermine our children or however innocent children.
If I were to compare “Thou shalt not kill” a few American fiction of success darkly I can not mention “Closer” having as its protagonist a policewoman able to solve the most difficult cases with guile, intuition and sense of observation.
Miriam Leone is Valeria Ferro, a beautiful woman, but it matters little in this context. Valeria he never smiles indeed always look grim, grim as if he were angry with the entire world, almost like a kind of “Dr. House” for women.
A woman devoted to her work, manic in conducting investigations, inflexible and brilliant in asking.
Miriam Leone in its trial of acting, perhaps more difficult, does not stick, it remains standing and shows you are holding the right cards to prove that it can become a real actress.
It was easy to fall into the ridiculous playing the role of Valeria and Miriam Leone wins the challenge against prejudice and herself enticing the viewer to discover more of this, and especially the past of this woman.
Gian Marco Tognazzi in the role of “guest star” of the episode gives a really intense performance, strong and poignant as the father destroyed by the loss of her daughter and at times even suspected horrendous crime
The episode has a rhythm and narrative pathos fulminate at first and then slow down in the middle and finally recover in the final, but although there are these oscillations in the story, however, remains intact and constant atmosphere deliberately gloomy worthy of a nice noir in which up at the end it is not clear who the good people bad.
Andrea Vianello remains a director courageous and innovative choices authorial giving to Rai Tre and to public television in general a fiction that fans of True Detective does not turn up their noses advising him not to take other commitments for next Friday

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