34) Festival di Sanremo

sanremo 2015

Nelle ultime settimane si è discusso molto su chi sia “l’italiano medio”, su come questo personaggio pensi e agisca, per merito o demerito del film omonimo di Maccio Capatonda. Personalmente non ho visto la pellicola in questione, anche perché so bene chi è l’italiano medio: sono io, ovviamente.

L’Italiano medio guarda e soprattutto tifa la nazionale di calcio solo agli europei e ai mondiali, per poi disprezzarla e snobbarla il resto del tempo a favore del club cittadino. L’Italiano medio guarda ogni anno il Festival di Sanremo, anche se ufficialmente ne dice pesta e corna. Perché Sanremo è Sanremo, come recita un famoso ritornello, ma soprattutto perché Sanremo è la nostra copertina di Linus di cui, per quanto logora, vecchia e desueta, non possiamo proprio fare a meno. Tutto cambia, tutto si evolve, e sebbene siano nati innumerevoli talent show musicali più glamour e popolari, il Festival resta un punto fermo.

Partendo dal presupposto che io e la musica apparteniamo a due mondi separati e distinti, per me Sanremo è il momento in cui posso atteggiarmi a critico musicale e dire la mia al bar con gli amici sullo stato della canzone italiana.

Con questo spirito, ieri ho accesso la tv per seguire la prima puntata, come da tradizione. L’anteprima non era un’idea malvagia: un buon modo per dare ai cantati la possibilità di raccontarsi al pubblico tra aneddoti e battute. Se non fosse che questo “attacco” è durato quasi quanto una puntata media di un fiction americana (40 minuti) e che si è trasformato in una questua degli artisti, al grido di “Teniamo famiglia, per favore votateci”.

L’anziano che in me ha rischiato di addormentarsi già durante questa fase introduttiva, ma quando finalmente ho visto apparire il sempre pallido Carlo Conti, conduttore e direttore artistico di quest’anno per il rituale “Urbi et Orbi” sanremese, ho preso il sesto caffè della giornata e mi sono preparato alla maratona. Ero curioso di vedere con quale stile Conti avrebbe condotto il Festival e devo dire che, nel complesso, non mi è dispiaciuto. Ha scelto un profilo minimal, classico, pulito, mettendosi al servizio delle canzoni, dimostrando maturità e furbizia televisiva, e lasciando anche il giusto spazio ai “suoi gioielli”, Emma, Arisa e Rocio Munoz Morales…. continua su

http://paroleacolori.com/al-via-il-festival-di-sanremo-comicita-infelice-e-musica-passabile/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”

http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

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In recent weeks there has been much discussion about who is “the Italian average”, how this character think and act, for merit or demerit of the eponymous film Maccio Capatonda. Personally I have not seen the film in question, because I know who the Italian average: I am, of course.

The Italian average looks and especially cattail the national football only to Europeans and to the world, then despise and snub the rest of the time in favor of the club citizen. The Italian average looks every year the Festival of Sanremo, although officially it says mache and horns. Why Sanremo Sanremo, as goes the famous refrain, but mainly because Sanremo is our security blanket which, as worn, old and obsolete, we can not do without. Everything changes, everything evolves, and though they were born countless talent show music’s most glamorous and popular, the Festival remains a staple.

Assuming that I and the music belong to two worlds separate and distinct, for me Sanremo is the time when I can pose as a music critic and tell my friends at the bar on the state of the Italian song.

In this spirit, yesterday I access the TV to follow the first episode, as usual. The preview was not a bad idea: a good way to give sung the opportunity to tell their stories to the public between anecdotes and jokes. Except that this “attack” lasted almost as much as an average episode of American fiction (40 minutes) and that has turned into a begging of the artists, shouting “We hold the family, please vote for us.”

Elder mine that was in danger of falling asleep already during this introductory phase, but when I finally saw the always appear pale Carlo Conti, conductor and artistic director of this year for the ritual “Urbi et Orbi” Sanremo, I took the sixth coffee of the day and got ready in the marathon. I was curious to see what style with Conti would lead the Festival and I must say that overall, I am not sorry. He chose a minimal profile, classic, clean, at the service of the songs, showing maturity and cleverness television, and also leaving the right space to “her jewelry,” Emma, Arisa and Rocio Munoz Morales continues on ….

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