233. Gone Girl

gone girl

Il biglietto d’acquistare per “Gone Girl” è : 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

Un film di David Fincher. Con Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Carrie Coon, Kim Dickens, Tyler Perry. Drammatico, 145′. 2014

Perché ci si sposa? Perché due estranei decidono di trascorrere una vita insieme, mettendo da parte ogni forma di egoismo e diventando esperti nell’arte del compromesso? La risposta degli illusi e degli ingenui potrebbe essere: Per amore. Per via della capacità che ha questo sentimento di cambiare l’individuo e di renderlo migliore.

Il matrimonio si rivela in molti casi essere una trappola, una condanna, la tomba del desiderio, chi l’ha provato e per chi lo vive ogni giorno. Eppure continuiamo a innamorarci e a credere in questa istituzione secolare. È anche vero che ogni matrimonio è una storia a sé – possono esserci matrimoni belli, brutti, tristi, noiosi, violenti, anche tragici.

Gone Girl è la storia del matrimonio di Nick (Affleck) e Amy (Pike), giovane e bella coppia che nel 2005 si incontra a una festa a New York e si innamora. Sembra l’inizio di una favola..continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-gone-girl/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International : “Essere Melvin”

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http://www.ibs.it/code/9788899121372/de-agrograve/essere-melvin-tra.html

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The ticket purchase for “Gone Girl” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

A film by David Fincher. With Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris, Carrie Coon, Kim Dickens, Tyler Perry. Drama, 145 ‘. 2014

Why did you get married? Why two strangers decide to spend a lifetime together, putting aside all forms of selfishness and becoming experts in the art of compromise? The answer deluded and naive would be: To love. Because of the capacity that has this feeling of changing the individual and make it better.

The marriage is revealed in many cases be a trap, a conviction, the tomb of desire, those who have tried and for those who experience it every day. Yet we continue to fall in love and believe in this secular institution. It is also true that every marriage is a story in itself – there may be weddings beautiful, ugly, sad, boring, violent, even tragic.

Gone Girl is the story of the marriage of Nick (Affleck) and Amy (Pike), the beautiful young couple who met in 2005 at a party in New York and falls in love. Sounds like the beginning of a favola..continua on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International: “Being Melvin”

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232. Semo O Nun Semo

piovani

Semo o Nun Semo” è uno spettacolo musicale in due atti di Nicola Piovani, scritto da Pietro Piovani, con: Sara Fois, Pino Ingrosso, Donatella Pandimiglio, Carlotta Proietti, Massimo Wetmuller.
In questo momento storico vivere a Roma ed essere romano non è proprio il massimo.
Il mondo indica la capitale d’Italia con epiteti poco consoni alla Sua secolare tradizione.
La parola Mafia-Capitale ha riempito i social network e i bar non si parla altro della corruzione e della criminalità che imperversa a Roma.
Un quadro davvero squallido e deprimente che dovrebbe spingere i vertici politici a un passo indietro e far arrossire molti salotti buoni.
In un clima del genere ci può essere voglia e desiderio di cantare e rivendicare l’orgoglio romano e soprattutto esaltarne la cultura musicale?
Il Premio Oscar Nicola Piovani ha pensato di si e cosiìieri sera al teatro Ambra Jovinelli ha presentato una piacevole serata di canzoni romani interpretate da quattro talentuosi cantanti e intervallate dalla voce calda e ironica di Massimo Wertmuller.
La canzone romana ha poco da invidiare a quella napoletana per suoni, testi e liricità.
Per due ore il pubblico è rapito dalla melodia e allegria delle parole e dall’avvolgente e simpatica empatia che si crea tra palco e platea.
Le canzoni si susseguono con piacevole ritmo interpretate con passione e intensità dagli artisti.
Ascoltiamo canzoni d’amore, nostalgiche, ironiche, canzonatorie, tutte orecchiabili e ripetibili anche chi come me è agli antipodi della musica.
Alla fine dell’ottocento a Roma nacque il Festival di San Giovani o come veniva definito “la notte delle streghe” e qui si confrontavano le migliori voci della città. Una spiccava sulle altre: Romolo Balzani, uomo di umili origini, ma dotato di gran talento musicale.
Molte delle canzoni più belle della tradizione romana sono le sue insieme a quelle scritta dall’attore Ettore Petrolini come per esempio “Tanto pe canta”.
Balzani scrisse “Semo o Nun Semo “ per ruga (per discuter) che in qualche modo canta l’essenza della romanità e della capacita di questo popolo in qualunque epoca storica e in qualsiasi condizioni anche sfavorevole è capace di darsi da fare e di farsi rispettare.
Lo spettatore alla fine dello spettacolo anche se non romano e chissà magari di Bergamo Alta non potrà non fischiettare allegramente e dire “Semu Romani damose da fa”.
Al Teatro Ambra Jovinelli di Roma fino al 6 Gennaio 2015
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”
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“Semo Semo or Nun” is a musical in two acts by Nicola Piovani, written by Pietro Piovani, with: Sara Fois, Pino Ingrosso, Donatella Pandimiglio, Carlotta Proietti, Massimo Wetmuller.
In this historic moment live in Rome and be Roman is not exactly the best.
The world shows the capital of Italy with epithets ill suited to your age-old tradition.
The word Mafia-Capital has filled the social network and the bars do not talk about other of corruption and crime that is rampant in Rome.
A really bleak and depressing that should push political leaders to step back and make you blush many salons.
In such a climate there may be will and desire to sing and claim the Roman pride and especially enhance the musical culture?
Oscar winner Nicola Piovani has thought of you and cosiìieri evening at the theater Ambra Jovinelli presented an evening of songs Romans interpreted by four talented singers and punctuated by warm voice and ironic Massimo Wertmuller.
The Roman song has little to envy to the Neapolitan sounds, texts and lyricism.
For two hours the audience is enraptured by the melody and words of cheer and dall’avvolgente and sympathetic empathy created between stage and audience.
The songs follow each other with pleasant rhythm interpreted with passion and intensity by the artists.
We listen to love songs, nostalgic, ironic, mocking, all catchy and repeatable even people like me who is the polar opposite of the music.
At the end of the nineteenth century in Rome was born the Festival of St. John, or as it was called “the night of witches” and here is comparing the best voices of the city. One stood out over the others: Romolo Balzani, a man of humble origins, but with great musical talent.
Many of the best songs of the Roman tradition are her along with those written by the actor Ettore Petrolini such as “Tanto pe sings”.
Barzani wrote “Semo Semo or Nun” to wrinkle (to reason) that somehow sings the essence of the Roman and the ability of these people in any historical period and in any unfavorable conditions also is able to get busy and get respect .
The audience at the end of the show though not Roman and who knows maybe Bergamo Alta will not whistling cheerfully and say “Semu Romans damose to do.”
Al Teatro Ambra Jovinelli in Rome until January 6, 2015
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”
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231. Lo Hobbit, la Battaglia delle Cinque Armate

lo hobbit

Il biglietto d’acquistare per “Lo Hobbit- la battaglia delle cinque armate”: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Lo Hobbit – la battaglia delle cinque armate” è un film del 2014 diretto da Peter Jackson, scritto Peter Jackson, Fran Walsh,Guillermo del Toro, Philippa Boyens, con: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Benedict Cumberbatch, Lee Pace, Orlando Bloom, Luke Evans, Christopher Lee, Cate Blanchett.
Fino al maggio del 2000 conoscevo solo di fama J. R. R. Tolkien, scrittore amato dalla Destra italiana e autore di romanzi fantasy. La mia grave lacuna, così la definì la mia amica Carla, doveva essere sanata e mi diede in prestito da leggere per l’estate il suo”Hobbit”. Mentre ero in Grecia sdraiato sulle belle e dorate spiagge e i miei amici cercavano di conquistare le formose ragazze straniere io scoprivo un mondo straordinario,personaggi unici e soprattutto venivo conquistato dallo stile e linguaggio di Tolkien. Ero talmente colpito e coinvolto dalle suggestive parole e dai tanti significati che lo Hobbit portava con sé da spingermi poi a leggere la Trilogia del Signore degli Anelli anche se la spinta decisiva fu nel sapere che l’amata Liv Tyler era stata scelta nel cast della trasposizione cinematografica.
Non so se posso definirmi un accanito fan, ma ho visto in maniera scrupolosa e attenta i sei film creati dal genio di Peter Jackson. Un regista che già apprezzavo e conoscevo per film “minori”, ma che con la creazione della Terra di Mezzo ha dato una scossa al genere fantasy e mitologico nel cinema.
Se la Trilogia del Signore degli Anelli ha avuto un senso portando sul grande schermo con cura, passione e fedeltà il testo, facendo vivere i personaggi e soprattutto raccontando gli ideali, i significati più profondi dei romanzi e descrivendo l’atmosfera dei luoghi e cogliendone lo spirito, sono stato fin dall’inizio perplesso sulla trilogia del Hobbit.
Jackson e gli altri autori si sono presi più liberta creativa e artistica e si sono in parte distaccati dal testo originale e allungando il brodo con tre film ne hanno in parte annacquato la forza e magia narrativa
Questo terzo e ultimo film parte con la furia del drago Smaug(Cumberbatch) che risvegliatosi dal letargo è determinato a distruggere il villaggio di Pontelagolungo generando la fuga e la morte tra gli uomini. Ma grazie all’abilità e al coraggio di Bard l’Arciere (Evans) il drago viene ucciso e così permettendo a Thorin Scudodiquercia (Armitage) e alla sua compagnia di nani di rivendicare il dominio della Montagna e soprattutto delle sue ricchezze.
Il buon Bilbo Baggins(Freeman) spaventato e deluso dall’avidità e dal voltafaccia di Thorin sulle promesse fatte agli uomini e agli Elfi si rifiuta di consegnarli l’archingemma, simbolo del potere anche per evitare una guerra tra le parti.
In vero una minaccia ben più grave incombe, l’Oscurità è ritornata, Sauron vuole impadronirsi dell’Est , così Saruman(Lee) e soprattutto l’eterea Galadriel(Blanchett) unendo le forze riescono a sconfiggerlo e facendolo rifugiare al Nord.
Nel frattempo il malconcio Gandalf(McKellen), egolas(Bloom) e Tauriel(Lilly) avvisano i diversi eserciti di tenersi pronti a una drammatica e sanguinosa battaglia contro lo spaventoso e numeroso esercito guidato da Azog il Profanotore.
Il film è una bella, accurata, e continua scena di battaglia. Si susseguono gli scontri in campo aperto. I diversi eserciti si affrontano a colpi di spada, ascia e frecce. Lo spettatore non può non essere colpito dall’impotente e ricca ricostruzione dei luoghi, dei diversi campi di battaglia, dai costumi e dai grandiosi effetti speciali. Eppure il limite del film risiede in una sceneggiatura che paradossalmente è povera di contenuti. Se le battaglie degli eserciti evocano gli assalti alla baionetta del primo conflitto mondiale e piacciono invece sono meno avvolgenti e intensi i singoli duelli.
Gli autori riempiono di immagini gli occhi dello spettatore, ma l’intreccio narrativo appare debole, non incanta come se le parole per volere degli stessi autori dovessero avere un valore minore . Gli stessi dialoghi sono scarni, pochi e privi di forza emotiva.
In questo terzo Hobbit viene a mancare la filosofia e lo spirito del testo di Tolkien. Solo in alcune scene le parole hanno la meglio sulle immagini come durante l’intenso e forte momento di solitudine di Thorin nella sala del trono.
La regia di Jackson è sempre di livello, creativa e salda capace di regalare suggestioni visive e di stupire il pubblico portandolo in un mondo sconosciuto, ma nello stesso tempo familiare.
Lo Hobbit è un film corale, dove l’intero cast si mostra all’altezza del compito e dando ad ogni personaggio un buon taglio personale. Se Sir Ian Mc Kellen è una conferma su cui si può puntare ad ogni chiusi. Ero curioso di vedere all’opera Evangeline Lilly, colpo di fulmine fu fin dalla prima puntata di Lost. La sua Tauriel, invenzione degli autori, nel complesso mi è piaciuta, etera, libera e nello stesso abile combattente. Forse delude un pò nel finale tragico, la sua storia d’amore con il nano non decolla fino in fondo.
Cosa ci resta del “Lo Hobbit” e più in generale della saga di Tolkien dopo sei film dopo quasi vent’anni?
La risposta forse più giusta l’abbiamo con la battuta detta da Thorin nel drammatico finale“se l’uomo pensasse più alla sua casa e meno all’oro sarebbe sicuramente più felice”. Jackson ci ha condotto in un lungo viaggio e una volta tornati a casa siamo sicuramente e più ricchi in cuore e spirito e soprattutto ci godremo la pace del focolare con occhi diversi, come fa il nostro caro Bilbo alla fine del suo viaggio inaspettato.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”
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The ticket purchase for “The Hobbit- the battle of the five armies”: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“The Hobbit – the battle of the five armies” is a film of 2014 directed by Peter Jackson, wrote Peter Jackson, Fran Walsh, Guillermo del Toro, Philippa Boyens, with: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Benedict Cumberbatch , Lee Pace, Orlando Bloom, Luke Evans, Christopher Lee, Cate Blanchett.
Until May of 2000 knew only by reputation JRR Tolkien, writer beloved by the Right Italian and author of fantasy novels. My major gap, so he called my friend Carla, had to be remedied and gave me a loan to be read for the summer his “Hobbit”. While I was lying in Greece on the beautiful golden beaches and my friends were trying to conquer the curvy foreign girls I discovered an extraordinary world, unique characters, and above all I was conquered by the style and language of Tolkien. I was so impressed and engaged by the evocative words and the many meanings that the Hobbit was carrying to push me then to read the trilogy of Lord of the Rings, although the final push was in knowing that the beloved Liv Tyler was chosen in the cast of the transposition film.
I do not know if I can call myself an avid fan, but I’ve seen in a scrupulous and careful the six films created by the genius of Peter Jackson. A director who already knew and appreciated for the film “minor”, but with the creation of Middle Earth has given a jolt to the fantasy genre and mythological film.
If the trilogy of Lord of the Rings had a sense of bringing to the big screen with care, passion and loyalty text, making the characters live and especially telling the ideals, the deeper meanings of the novels and describing the atmosphere of the places and taking in the spirit, I was perplexed by the very beginning of the Hobbit trilogy.
Jackson and the other authors have taken the most creative and artistic freedom and you are partly detached from the original text and stretching the broth with three films have in part watered down the power and magic fiction
This third and final part of the film with the fury of the dragon Smaug (Cumberbatch) who awakened from hibernation is determined to destroy the village of Lake-town generating the escape and death among men. But thanks to the skill and courage of Bard the Bowman (Evans), the dragon is killed, and so allowing Thorin Oakenshield (Armitage) and his company of dwarves to reclaim the domain of the Mountain, and especially of its riches.
The good Bilbo Baggins (Freeman) scared and disappointed by greed and betrayal of Thorin on promises made to the men and the Elves refuses to deliver the archingemma, symbol of power also to prevent a war between the parties.
In truth a far greater threat looms, the Darkness has returned, Sauron wants to take over Europe, so Saruman (Lee) and especially the ethereal Galadriel (Cate) joining forces manage to defeat him and making him flee to the North.
Meanwhile, the battered Gandalf (McKellen), egolas (Bloom) and Tauriel (Lilly) warn the different armies to be prepared for a dramatic and bloody battle against the terrifying and numerous army led by the Azog Profanotore.
The film is a beautiful, accurate, and continuous battle scene. This was followed by clashes in the open field. The different armies clash by sword, ax and arrows. The viewer can not help but be struck dall’impotente and full reconstruction of places, different battlefields, from the costumes and great special effects. Yet the limit of the film lies in a script that paradoxically is poor in content. If the battles of armies evoke the assaults to the bayonet of the First World War and like instead are less intense and enveloping the individual duels.
The authors of images fill the viewer’s eyes, but the storyline is weak, no enchants as if the words at the behest of the same authors should have a smaller value. The same dialogues are skinny, short and free of emotional strength.
In this third Hobbit fails the philosophy and spirit of Tolkien’s text. In some scenes the words have the better of the images as during the intense and strong moment of solitude Thorin in the throne room.
Directed by Jackson is always level, creative and capable of giving strong visual suggestions and amaze the audience bringing in an unknown world, but at the same time familiar.
The Hobbit is an ensemble film, where the entire cast shows up to the task and giving each character a good cut staff. If Sir Ian Mc Kellen is a confirmation on which you can point to any closed. I was curious to see the work of Evangeline Lilly, it was love at first sight since the first episode of Lost. Its Tauriel, invention of the authors, overall I liked, ethereal, free and at the same skilled fighter. Maybe a little disappointed in the tragic ending, its love affair with the nano does not take off until the end.
What remains of “The Hobbit” and more generally of the Tolkien saga after six films after almost twenty years?
The answer perhaps fairer we with the joke told by Thorin in the dramatic final “if the man was thinking more of his house and less gold would surely be happier.” Jackson led us on a long trip and once back at home, and we are definitely richer in heart and spirit and above all we will enjoy the peace of the hearth with different eyes, as does our dear Bilbo at the end of his unexpected trip.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”
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230. I 10 Comandamenti

benigni

Sono stato chierichetto da giovane. Mi piaceva servire messa e sgomitavo con i miei coetanei per indossare le vesti talari. Ho fatto la prima comunione e personalmente i canti di chiesa hanno un loro fascino. Crescendo sono diventato un cristiano distratto e critico nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche. Confesso di ricordare poco e nulla delle preghiere e le rare volte che vado alla santa messa mi guardo intorno stupito vedendo i volti beati e concentrati degli altri fedeli.
Onoro a mala pena le feste comandate e guardo con diffidenza i film e i programmi di sfondo religioso. Così ieri sera mentre Benigni iniziava il suo show su Rai Uno sui 10 Comandamenti ero felicemente collegato su Fox Life a godermi una nuova puntata di Grey Anatomy che ancora una volta mi confermava l’urgenza di chiudere l’agonia di quello che fu un bel serial.
Speravo che “mamma” Mediaset avesse predisposto un’alternativa adeguata a Benigni ,ma un rapido zapping ha gelato le mie speranze. Così essendo un teledipendente diversamente ignorante e non un uomo di cultura ho ceduto alla curiosità e mi sono sintonizzato sul primo canale.
Ascoltavo Benigni parlare delle sofferenze subite dagli ebrei ridotti in schiavitù e delle 7 piaghe di Egitto e mi domandavo dove fosse finito l’uomo che diceva di amare Berlinguer e che toccava con gioia le parti intime di Pippo Baudo o i seni di Raffaella Carrà. Il piccolo Diavolo si stava trasformando nel nuovo sacerdote laico del tubo catodico. Vedevo lo show senza essere particolarmente colpito e così scrivevo sul Twitter le mie perplessità artistiche iniziando così un vivace scambio di tweet con la mia brillante collega di un corso inglese.
Lei sosteneva che Benigni stesse regalando emozioni e invece per il sottoscritto era “artisticamente impacciato”. Entrambi siamo rimasti sulle rispettive opinioni. Nei giorni precedenti c’è stata molto polemica sull’elevato compenso dato dalla Rai all’attore toscano per le due serate evento. Personalmente ritengo che il talento e la professionalità vadano pagate se si vuole una televisione di qualità anche nel campo generalista.
Quindi non contesto il cachet di Benigni ma, la sua perfomance. A scanso di equivoci l’Auditel ha premiato il Premio Oscar con il 34 % di share e 9 milioni di telespettatori, ma a volte i numeri non significano successo di critica. Se La Bibbia è il “libro” più venduto al mondo e almeno una volta ognuno di noi l’ha sfogliato, mi sono chiesto quale fosse la mission di Benigni. Invogliare la gente a riprendere in mano il sacro testo? Riportare i cristiani distratti in chiesa? Regalare divertimento anche se si parla di religione? Mi piace l’artista Benigni, ho seguito con interesse e attenzione le varie fasi della sua carriera e gli improvvisi cambiamenti nei contenuti e nei modi di porsi E’stato guastatore, giullare, satiro, cantastorie. In ogni fase erano chiari e definiti i confini in cu si muoveva l’attore toscano non perdendo mai la sua creatività e freschezza artistica. Il meritato Premio Oscar con “La vita è bella” lo ha consacrato a livello internazionale, ma adesso non riesco a collocare Benigni. Mi chiedo e vi chiedo cosa è oggi? Ieri sera ha avuto un paio di zampate degne del suo genio e sensibilità umana, ma ho avuto la sensazione di una stanca ripetizione degli ultimi show. Ieri lo spettacolo è stato condotto da Benigni in maniera sicura e tranquilla senza mai però abbagliare lo spettatore con effetti speciali. Da un premio Oscar e soprattutto dal cantastorie toscano mi aspetto sempre qualcosa di unico e spiazzante. Magari stasera con gli altri sette comandamenti verrò smentito, ma onestamente ieri sera spegnendo la TV non ero incuriosito di vedere il resto. I 10 Comandamenti sono stati la prima forma d’amore di Dio nei nostri dei suoi figli Sono le prime leggi che ogni buon cristiano dovrebbe seguire e se oggi su social network non si parla d’altro forse Benigni ha vinto la scommessa, ma mi chiedo se da uomo libero quale è, riuscirà a rompere le catene dell’apatia e involuzione in cu sembra caduto, perché più che di un sacerdote laico l’Italia ha bisogno delle sue invenzioni per tornare a sorridere.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”

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I was an altar boy as a young man. I liked to serve Mass and sgomitavo with my peers to wear cassocks. I made my first communion and personally the songs of the church have their own charm. Growing up I became a Christian distracted and critical of the church hierarchy. I confess that I remember little or nothing of the prayers and the rare times that I go to Mass I look around amazed seeing the faces of the other faithful blessed and concentrated.
I honor barely religious holidays and I look askance movies and programs of religious background. So last night while Benigni began his show on Rai Uno on the 10 Commandments I was happily connected on Fox Life to enjoy a new episode of Grey’s Anatomy that I once again confirmed the urgent need to close the agony of what was once a beautiful serial .
I was hoping that “mom” Mediaset had prepared a suitable alternative to Benigni, but a quick zap froze my hopes. So being a couch potato otherwise ignorant and not a man of culture I succumbed to curiosity and I tuned on the first channel.
Benigni listened to mention the suffering endured by the Jews enslaved and seven plagues of Egypt, and I wondered what had become of the man who claimed to love Berlinguer and he touched her private parts with joy Pippo Baudo or breasts of Raffaella Carra. The little devil was turning into the new secular priest of the cathode ray tube. I saw the show without being particularly affected, and so I wrote on Twitter my concern artistic thus beginning a lively exchange of tweets with my brilliant colleague of course English.
She argued that Benigni same thrilling experience for myself and instead was “artistically self-conscious.” We were both on their opinions. In the days before there was much controversy on the high compensation given by Rai Tuscan actor for the two evening events. I personally believe that the talent and professionalism should be paid if you want a quality television in the field general.
So I do not dispute the cachet of Benigni, but her performance. For avoidance of doubt the Auditel has awarded the Academy Award with 34% share and 9 million viewers, but sometimes the numbers do not mean critical acclaim. If the Bible is the “book” world’s best selling and at least once each of us has peeled, I wondered what was the mission of Benigni. Entice people to take up the sacred text? Bring Christians distracted in church? Giving fun even if we talk about religion? I like the artist Benigni, I have followed with interest and attention the various stages of his career and the sudden changes in the content and ways of behaving It has been spoiler, jester, satyr, storytellers. At each stage were clearly defined boundaries in cu moved the Tuscan actor never losing his creativity and artistic freshness. The well-deserved Oscar for “Life is Beautiful” consecrated him internationally, but now I can not place Benigni. I wonder and ask what it is today? Last night he had a couple of paws worthy of his genius and human sensibility, but I had the feeling of a tired repetition of the last show. Yesterday, the show was hosted by Benigni in a safe and quiet but never dazzle the viewer with special effects. From an Oscar and especially the Tuscan storytellers I always expect something unique and unsettling. Maybe tonight with the other seven commandments will I denied, but honestly last night by turning off the TV I was intrigued to see the rest. The 10 Commandments were the first form of love of God in our of his children are the first laws that every good Christian should follow and if today on social networks do not talk about anything else perhaps Benigni won the bet, but I wonder if a free man that he is, will be able to break the chains of apathy and involution in cu seems fallen, because the more that of a secular priest Italy needs of his inventions to smile again.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International show “Being Melvin”

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229. Pride

pride

Il biglietto d’acquistare per “Pride” è: 1)Neanche regalato 2) Omaggio 3)Di Pomeriggio 4) Ridotto 5)Sempre
“Pride” è un film del 2014 diretto da Matthew Warchus, scritto da Stephen Beresford, presentato al Festival di Cannes 2014, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, ed è stato premiato con la Queer Palm, con: Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Andrew Scott, George MacKay, Ben Schnetzer.
Cosa siamo senza Orgoglio e Dignità?Probabilmente poco o nulla. Ci guadagniamo il rispetto e il consenso della gente con le nostre azioni e soprattutto con i nostri ideali.
L’Orgoglio di poter mostrare ciò chi siamo, di vivere senza maschere e ipocrisia è spesso un lusso e una conquista ottenibile solo dopo dure e faticose battaglie.
Il mondo negli anni Ottanta cominciava a “scoprire” ,tra diffidenza e pregiudizio, il mondo gay fatto di uomini e donne che rivendicavano a gran voce i propri diritti.
L’economia mondiale a quel tempo credeva nel liberalismo e nei facili guadagni in borsa. Ronald Reagan in America e Margaret Thatcher in Europa sono stati gli alfieri di questa politica neo conservatrice e aggressiva. C’è chi come me li mette nel suo personale Pantheon e chi, specie a sinistra, li detesta considerandoli i padri dei mali dell’attuale società in crisi economica e morale.
Margaret Thatcher, la “Lady di Ferro” impose all’Inghilterra una cura di cavallo per modernizzarla e portala con successo nel nuovo millennio. Particolarmente duro e drammatico fu il braccio di ferro con il sindacato dei minatori che per protestare contro le privatizzazioni e chiusure delle miniere scioperò per un anno e bloccando di fatto il Paese diviso tra le due fazioni.
Nessuno poteva immaginare che al fianco dei miniatori si potessero schierare i gay e le lesbiche di Londra anche loro oggetto di continue discriminazioni. Due mondi così diversi per non dire opposti si trovarono uniti a marciare.
Il film prende così spunto dalla Storia per raccontare come sia stato possibile costruire una bellissima e tenace operazione di solidarietà rappresentata dal giovane attivista gay Mark Ashotn(Ben Schnetzer) che nel giugno del 1984 durante il Gay Pride coglie l’importanza di sostenere i minatori nelle loro battaglie contro il governo e convincendo così i suoi scettici amici a fondare l’LGSM(Lesbiche e Gay a favore dei minatori) e a raccogliere fondi per strada. Determinati a dare un concreto aiuto andranno fino a Delais, piccolo paese del Galles per supportare i miniatori, creando tra gli abitanti imbarazzo e sconcerto. La comunità si dividerà presto tra favorevoli e contrari al sostegno del LGSM, rivelando come la società inglese fosse piena di pregiudizi e soprattutto ignorante sul mondo gay accusati da una campagna mediatica di essere dei “pervertiti” e soprattutto untori della “nuova peste” che si stava diffondendo:AIDS.
Presentato come la migliore commedia britannica dell’anno, Pride è nello stesso commedia, dramma, documentario. Il film ha la forza grazie a una sceneggiatura ben scritta, puntuale, brillante nei toni e ben sviluppata nei contenuti di portare per mano lo spettatore soprattutto più giovane in un epoca non tanto lontana da noi e di comprendere quanto la società e la mentalità fossero chiuse e bigotte e di quanti progressi sono stati fatti con sacrifici e passione. L’autore ci racconta quanto fosse difficile fare”outing” all’epoca regalandoci i convincenti personaggi del timido ventenne Joe (George MacKay) costretto a nascondere la sua natura all’interno di una famiglia bigotta e conservatrice e del vecchio minatore Cliff(Bill Nighy).
La regia di Warchus convince nel complesso riuscendo ad alternare momenti comici e drammatici tenendo sempre alta e viva l’attenzione dello spettatore e soprattutto coinvolgendo ed emozionandolo con i diversi e riusciti personaggi. Forse il ritmo non è sempre costante e si ha soprattutto nel finale un senso di lentezza, ma non diminuendo e intaccando il pathos narrativo.
Pride è un bell’esempio di film corale dove ogni attore svolge il compito con abilità e talento contribuendo alla riuscita del progetto. Ogni personaggio è ben delineato e costruito e soprattutto regala emozione e divertimento allo stesso tempo.
Il finale sebbene prevedibile, piace dal punto di vista evocativo ed emozionale. Chi vi scrive stava meditando di assegnare un biglietto “Ridotto” al film, ma quando ha ascolto i convinti applausi del pubblico durante i titoli di coda , ha sorriso e cambiato idea,perché fortunatamente essere se stessi e difendere le proprie Idee, a volte è più importante di qualsiasi successo economico.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore presentano “Essere Melvin”
http://www.amazon.it/Essere-Melvin-tra-finzione-realt%C3%A0/dp/8899121370/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1418638791&sr=8-1&keywords=essere+melvin

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he ticket purchase for “Pride” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) Afternoon 4) Reduced 5) Always
“Pride” is a 2014 film directed by Matthew Warchus, written by Stephen Beresford, presented at the 2014 Cannes Film Festival, in the Directors’ Fortnight, and was awarded the Queer Palm, with: Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West Andrew Scott, George MacKay, Ben Schnetzer.
What we are no Pride and Dignity? Probably little or nothing. We earn the respect and the consent of the people with our actions and especially with our ideals.
The Pride of being able to show what about us, to live without masks and hypocrisy is often a luxury and an achievement reached only after hard and strenuous battles.
The world in the eighties began to “discover”, between mistrust and prejudice, the gay world made up of men and women who claimed loudly their rights.
The world economy at that time believed in liberalism and easy money on the stock exchange. Ronald Reagan and Margaret Thatcher in America in Europe were the standard bearers of this policy neo conservative and aggressive. There’s people like me who puts them in his personal Pantheon and who, especially on the left, hates them considering the fathers of the ills of the society in economic and moral crisis.
Margaret Thatcher, the “Iron Lady” imposed by England a horse to modernize it and take it with success in the new millennium. Particularly harsh and dramatic was the confrontation with the miners’ union that to protest against privatization and closure of the mines strike for a year and freeze the country divided between the two factions.
Nobody could imagine that alongside miniaturists you could deploy gays and lesbians in London also their subject of continuing discrimination. Two worlds so different to say the opposite were brought together to march.
The film takes as its cue from history to tell how it was possible to build a beautiful and tenacious action of solidarity represented by young gay activist Mark Ashotn (Ben Schnetzer) that in June 1984 during the Gay Pride grasps the importance of supporting the miners in their battles against the government and so convincing his skeptical friends to found the LGSM (Lesbian and Gay in favor of miners) and to raise funds for the road. Determined to give concrete help will go up to delais, a small town in Wales to support the miniaturists, creating among the inhabitants embarrassment and dismay. The community will be divided between those for and against the early support of LGSM, revealing how British society was full of prejudices and especially ignorant about the world gay accused by a media campaign to be the “perverts” and above the spreaders “new plague” that was spreading: AIDS.
Billed as the best British comedy of the year, Pride is the same comedy, drama, documentary. The film has the strength thanks to a well-written script, punctual, brilliant in tone and well-developed content to bring to hand the spectator especially younger in a time not so far away from us and understand what society and mentality were closed and bigoted and how much progress has been made with sacrifices and passion. The author tells us how difficult it was to “outing” at the time of giving the characters convincing shy twenties Joe (George MacKay) forced to hide his nature within a family bigoted, conservative and old miner’s Cliff (Bill Nighy ).
Directed by Warchus convinces overall managing to alternate comic moments and dramatic high and keeping the attention of the viewer and especially by involving and amazed by the different characters and succeeded. Maybe the pace is not always constant, and especially the ending has a sense of slowness, but not diminishing and eroding the pathos narrative.
Pride is a fine example of ensemble film where every actor performs the task with skill and talent contributing to the success of the project. Each character is well defined and built, and above all offers excitement and fun at the same time.
The final although predictable, like from the perspective of evocative and emotional. This writer was planning to assign a ticket “Reduced” to the film, but when I listen to the applause of the audience convinced during the end credits, he smiled and changed his mind, because fortunately be themselves and defend their ideas, sometimes it is more important than any economic success.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher present “Being Melvin”
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228.Il Ricco,il Povero e il Maggiordomo

aldo giovanni e giacomo

Il biglietto d’acquistare per “Il Ricco,il Povero e il Maggiordomo” è: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre

Un film di di Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti. Con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Giuliana Lojodice, Francesca Neri, Sara D’Amario, Massimo Popolizio, Rosalia Porcaro, Guadalupe Lancho. Comico, ‘102. 2014

I produttori cinematografici e televisivi italiani hanno un problema serio con la scrittura: non investono nei nuovi talenti e sono timorosi nel proporre temi diversi, particolari. Prediligono ormai l’usato usurato e vanno con il pilota automatico, e gli sceneggiatori si adeguano alla tendenza, tenendo chiusa nel cassetto ogni idea innovativa e magari brillante. Se poi gli attori che recitano nella pellicola sono contemporaneamente registi e autori il rischio è la mortificazione totale della creatività e dalla nobile arte della scrittura.

Esemplare sintesi di questo cortocircuito è il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Un trio che, premetto, nel corso degli anni prima in tv, poi in teatro e infine al cinema mi ha sempre regalato sorrisi, divertimento e una buona dose di malinconica ironia. Ma purtroppo bisogna riconoscere a malincuore che il declino artistico è iniziato.

Ieri pomeriggio ho voluto dare fiducia al trio, nonostante il trailer del film non mi avesse particolarmente incantato, e leggendo di sfuggito alcune recensioni il verbo più diffuso era bolliti, l’aggettivo prevedibili. continua su

http://paroleacolori.com/al-cinema-il-ricco-il-povero-e-il-maggiordomo/

Vittorio De Agrò e Cavinato Editore Intenational presentano:”Essere Melvin”

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The ticket purchase for “The Rich, the Poor and the Butler” is: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always

A film of Aldo, Giovanni Storti, Giacomo Poretti. With Aldo, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Giuliana Lojodice, Francesca Blacks, Sara D’Amario, Massimo Popolizio, Rosalia Porcaro, Guadalupe Lancho. Comedy, ‘102. 2014

The Italian film and television producers have a serious problem with writing: do not invest in new talent and are fearful in proposing different themes, details. They prefer a used worn now and go on autopilot, and the writers adapt to the trend, keeping closed the drawer every innovative idea and maybe brilliant. If then the actors playing in the film are both directors and writers, the risk is the total mortification of creativity and the noble art of writing.

Exemplary synthesis of this short is the new film by Aldo, Giovanni and Giacomo. A trio that, I state, over the years before on TV, in the theater and then finally to the movies has always given me smiles, fun and a good dose of melancholy irony. But unfortunately we must recognize reluctantly that the artistic decline began.

Yesterday afternoon I wanted to give confidence to the trio, despite the movie trailer I had particularly enchanted, and reading some reviews of escaped the verb most common was boiled, the adjective predictable. continues on

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Vittorio De Agro and Cavinato Publisher Intenational show: “Being Melvin”

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227. Storie Pazzesche

storie pazzesche

Il biglietto d’acquistare per “Storie Pazzesche” è :1)Neanche Regalato 2)Omaggio 3) Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Storie Pazzesche” è un film del 2014 scritto e diretto da Damián Szifron, prodotto da Pedrò Almodovar, con: Ricardo Darín, Leonardo Sbaraglia, Darío Grandinetti, Erica Rivas, Julieta Zylberberg, Nancy Dupláa, Oscar Martinez, María Onetto, Rita Cortese,Osmar Nuñez.
L’uomo ricorda raramente di avere la ragione come strumento per differenziarsi dal resto degli altri esseri viventi.
L’uomo è un animale egoista disposto a passare sul corpo ancora caldo di un altro uomo pur di ottenere un vantaggio personale ed economico.
Leggiamo sui giornali e vediamo in Tv di cosa è capace di fare l’uomo nei confronti dei suoi simili: stupri, omicidi, violenze, tradimento, furti, inganni, vendetta
Sembrano racconti dell’orrore scritti da qualche folle e sadico scrittore eppure è la cruda e amara verità.
Damian Szifron con questo film non fa altro che portare sul grande schermo sei storie che potrebbero essere benissimo far parte del nostro quotidiano, evidenziando con feroce candore quanto l’animo umano possa diventare brutale e cinico in certe occasioni Sei storie ambientate in Argentina dove lo spettatore osserva divertito come l’uomo nonostante sia cristiano e cattolico covi e mediti vendetta in maniera plateale nei confronti di chi l’ha deriso e umiliato. Si commuove con la giovane cameriera che improvvisamente si trova davanti lo strozzino che ha portato al suicidio il padre, si identifica nella lite tra automobilisti che spesso degenerano. Si esaspera come l’ingegnere quando stanco di subire multe ingiuste gestite da una società corrotta decide di fargliela pagare. Comprende l’amore paterno di uomo ricco , che pur di salvare il figlio dalla galera colpevole di aver ucciso con la macchina una donna incita, corrompe i funzionari di polizia e infine trova l’agrodolce conferma nel vedere che il matrimonio fin dalla festa può diventare un campo di battaglia.
Pedrò Almdovar ha avuto naso e bravura nel dare fiducia al giovane Szifron perché ha dimostrato qualità artistiche e creative sia come autore che come regista. Un testo semplice, lineare, ben scritto e costruito che ti avvolge e ti conquista fin dalla prima scena regalandoti risate ed emozioni. L’ironia è il mezzo per denunciare il mal costume e gli eccessi dell’uomo che molto spesso superano il limite mettendo da parte ogni razionalità. I dialoghi sono scarni, ma incalzanti e incisivi.
La regia è brillante, efficace e soprattutto capace di unire le serie storie senza mai perdere il filo rosso della storia e senza cadere nei toni e dando un ritmo costante e avvolgente.
Il cast è assolutamente all’altezza e meritevole di un plauso per l’intensità ed efficacia interprativa. Difficile fare una graduatoria di merito, forse l’episodio degli automobilisti litigiosi è tragicamente la più realistica.
Il finale è ben fatto e in linea con l’idea che l’uomo spesso non riesce tenere a bada i propri istinti, ma che in fondo l’amore è il sentimento più forte di tutti da sempre.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano: “Essere Melvin”
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The ticket purchase for “crazy stories” is: 1) Not even Gifted 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“Crazy stories” is a 2014 film written and directed by Damián Szifrón, produced by Pedro Almodovar, with: Ricardo Darín, Leonardo Sbaraglia, Darío Grandinetti, Erica Rivas, Julieta Zylberberg, Nancy Dupláa, Oscar Martinez, María Onetto, Rita Cortese, Osmar Nuñez.
The man remembers rarely have reason as a tool to differentiate themselves from the rest of other living beings.
The man is an animal selfish willing to spend on the still warm body of another man in order to obtain a personal benefit and cost.
We read in the newspapers and see on TV what he is capable of doing the man against his fellow: rapes, murders, violence, betrayal, theft, deceit, revenge
Seem horror stories written by some crazy and sadistic writer yet it is the harsh and bitter truth.
Damián Szifrón with this film does is bring to the big screen six stories that could be very well be part of our daily lives, highlighting with fierce candor what the human spirit can become brutal and cynical on occasions you stories set in Argentina where the viewer looks amused as the man despite being Christian and Catholic hideouts and meditate revenge very publicly against those who mocked and humiliated. It moves with the young waitress who suddenly is faced the usurer who brought his father to suicide, is identified in the quarrel between motorists often degenerate. It exasperates as the engineer when tired of suffering unjust fines run by a corrupt society decides to make him pay. Includes the fatherly love of rich man, who in order to save his son from jail guilty of murdering a woman with the machine makes, corrupt police officers, and finally located the bittersweet confirmation to see that the marriage since the party can become a battlefield.
Pedro Almdovar had nose and skill in giving confidence to young Szifron because it has proven quality artistic and creative both as an author and as a director. A simple text, linear, well written and constructed that surrounds you and will win from the first scene giving you laughter and emotions. The irony is the means to denounce the bad habit and the excesses of man which often exceed the limit by putting aside all rationality. The dialogues are skinny, but pressing and incisive.
The direction is brilliant, effective and above all capable of uniting the series stories without ever losing the thread of the story and without falling in tone and giving a steady pace and enveloping.
The cast is absolutely up to and worthy of praise for the intensity and effectiveness interprativa. Difficult to make a merit, perhaps the episode of motorists quarrelsome is tragically the most realistic.
The finish is well done and in line with the idea that man is often unable to hold off his instincts, but that in the end love is the strongest feeling all along.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International present: “Being Melvin”
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226. Una famiglia..quasi perfetta!

buccirosso

“Una famiglia… quasi perfetta!” è uno spettacolo teatrale in due atti scritto e diretto da Carlo Buccirosso, con: Carlo Buccirosso,Rosalia Porcaro,Gino Monteleone,Davide Marotta, Tilde De Spirito,Peppe Miale,Fiorella Zullo, Giordano Bassetti.
Non avevo mai visto uno spettacolo all’Ambra Jovinelli, storico teatro romano e così quando ho visto in cartellone Carlo Buccirosso, attore che stimo non ho esitato a prendere il biglietto.
Confesso che conoscendo e apprezzando l’ironia pacata e malinconica diversamente napoletana di Buccirosso mi aspettavo una commedia satirica sulla famiglia e invece la sinossi stessa in qualche modo ti porta fuori strada.
Buccirosso firma un opera che in vero è un ibrido tra commedia e dramma, ma che lascia nel complesso un senso di incompiutezza.
Un dramma perché lo spettatore viene accompagnato nel delicato e complesso ginepraio giuridico dell’adozione di minori da una parte e dall’altra sul desiderio di un padre naturale di rivedere il figlio.
Cosa conta di più il diritto o il legame di sangue? Dopo ventidue anni chi può fregiarsi del titolo di vero genitore per un figlio?
Salvatore Troianelo(Bucciroso) è un ex galeotto che ha scontato ventiquattro anni di carcere per aver ucciso la moglie infedele. E’ un uomo ricco, ma sostanzialmente solo e vuole riavere con sé suo figlio Pinuccio(Marotta) dopo averlo abbandonato a sei anni. Così assume il discutibile avvocato Percuoco(Monteleone) per ottenere l’adozione di Pinuccio.
Pinuccio che da ventidue anni è stato adottato da Vittorio(Miale) e Silvana(Porcaro) Terracciano formando una famiglia “normale”.
Il dramma tocca il suo apice quando Salvatore piomba a casa Terracciano e tenta anche con le cattive intenzioni: minacciando con il coltello da macellaio del padre, di voler vedere il figlio.
Il dramma diventa commedia nel secondo atto, di fatto spiazzando il perplesso spettatore, quando Salvatore scopre che suo figlio Pinuccio è affetto da una rara forma di nanismo, costretto a invecchiare in un corpo di bambino.
Salvatore è scosso dalla notizia e inizialmente rifiuta Pinuccio, ritenendolo quasi uno scherzo della natura e accusa la famiglia adottiva di avergli rovinato il figlio, provocando ovviamente la sentita e orgogliosa reazione di mamma Silvana.
Il punto debole dello spettacolo è proprio nel testo che seppure ben scritto si rivela poco lineare e fluido nello svolgimento e nella struttura narrativa. Non è chiaro il filo rosso che l’autore voglia dare allo spettacolo. Non ha un identità precisa, rimanendo a metà strada tra due generi senza avere però risultare brillante come commedia né incisiva come un dramma.
I dialoghi sono ficcanti e divertenti e ben costruiti, ma non bastano a dare smalto allo show.
Carlo Buccirosso si conferma un attore di talento ed esperienza, ma convince meno come autore e regista lasciando nello spettatore interrogativi e perplessità su una storia che presenta un ritmo discontinuo e forse una sensazione di lentezza nel complesso
Rosala Porcaro piace nel ruolo di Silvana,riuscendo a delineare con bravura e talento il ruolo di moglie e madre alternando con efficacia ironia e nevrosi creando empatia con il pubblico.
Non conoscevo Davide Marotta ma si è rivelato “un gigante” sulla scena, mostrando in egual misura doti comiche e drammatiche Il suo Pinuccio è sicuramente il personaggio più riuscito e divertente grazie a una convincente interpretazione che fornisce anima e spessore
Menzione anche per Gino Monteleone che è davvero esilarante nel ruolo dell’avvocato.
Forse non sappiamo quale sia oggi la formula più corretta per una famiglia quasi perfetta, ma sicuramente per essere tale servono tanti ingredienti e l’amore paterno non può mancare nonostante il tempo e la distanza.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore Intenational presentano:Essere Melvin
www. cavinatoeditore.com
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“A family … almost perfect!” Is a play in two acts written and directed by Carlo Buccirosso, with: Carlo Buccirosso, Rosalia Porcaro, Gino Monteleone, Davide Marotta, Tilde De Spirito, Peppe Miale, Fiorella Zullo, Jordan Bassetti.
I had never seen a show Ambra Jovinelli historic Roman theater and so when I saw the bill Carlo Buccirosso, actor whom I respect I did not hesitate to take the ticket.
I confess that knowing and appreciating the irony and melancholy calm otherwise Neapolitan Buccirosso I expected a satirical comedy about family and instead the synopsis itself somehow takes you off the road.
Buccirosso signing a work that is a true hybrid of comedy and drama, but that leaves the whole a sense of incompleteness.
A drama because the viewer is accompanied in the delicate and complex quagmire legal adoption of children from both sides on the desire of a natural father to see her son.
What matters most right or the blood relationship? After twenty-two years, an can claim the title of true parent for a child?
Salvatore Troianelo (Bucciroso) is an ex-con who served twenty-four years in prison for killing his unfaithful wife. It ‘a rich man, but basically just wants to get back with him and his son Pinuccio (Marotta) after abandoning him to six years. So assume the controversial lawyer Percuoco (Monteleone) to obtain the adoption of Pinuccio.
Pinuccio that for twenty-two years was adopted by Vittorio (Miale) and Silvana (Porcaro) Terracciano forming a “normal” family.
The drama reaches its climax when Salvatore swoops home Terracciano and try even with bad intentions: threatening with the butcher knife of his father, he wanted to see his son.
The tragedy becomes comedy in the second act, effectively displacing the viewer puzzled when Salvatore discovers that his son Pinuccio is suffering from a rare form of dwarfism, forced to grow old in the body of a child.
Salvatore is shocked by the news and initially refuses Pinuccio, considering it almost a freak of nature and the adoptive family accuses of having ruined her son, causing obviously felt proud and reaction mother Silvana.
The weak point of the show is right in the text that although well written proves little linear and fluid in the organization and narrative structure. It is not clear the thread that the author wants to give the show. Does not have a precise identity, remaining halfway between two genres without, however, be as bright as incisive as comedy or a drama.
The dialogues are insightful and funny and well made, but not enough to give polish to the show.
Carlo Buccirosso confirms an actor’s talent and experience, but less convincing as a writer and director, leaving the viewer questions and doubts about a story that has a broken rhythm and perhaps a feeling of sluggishness in the complex
Kosala Porcaro like in the role of Silvana, successfully forging with skill and talent the role of wife and mother alternating effectively irony and neurosis creating empathy with the audience.
I did not know David Marotta but it turned out “a giant” on the scene, showing equally dramatic and comedic skills Pinuccio His character is definitely the most successful and fun thanks to a convincing interpretation that provides blood and thickness
Mention also for Gino Monteleone which is really hilarious in the role of the lawyer.
Maybe we do not know what is today the most correct formula for a family almost perfect, but definitely to be such need many ingredients and fatherly love can not fail despite the time and distance.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher Intenational present: Being Melvin
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225. Piccolo e Squallido Carillon metropolitano

sabelli

“Piccolo e Squallido Carillon metropolitano” è uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Davide Sacco, scene di Luigi Sacco, costumi: Silvia Tagliaferri ,luci: Francesco Barbera, Con:Orazio Cerino, Eva Sabelli e Giovanni Merano.
La famiglia per noi italiani è tutto, pur essendo nello stesso tempo croce e delizia. I drammi familiari spesso e sovente sovrastano le gioie e almeno una volta abbiamo giurato a noi stessi di tagliare il cordone ombelicale e di scappare lontano.
Cosa è oggi la famiglia? Molti direbbero un involucro vuoto o al massimo un concentrato di ipocrita retorica, ma i legami di sangue e di affetto per quanto deboli non si rompono mai.
Davide Sacco con questo spettacolo ci porta nella drammatica e malinconica realtà di oggi in cui il singolo individuo vive la propria esistenza consumata dalla solitudine e dall’assenza di amore.
Una solitudine e una carenza d’affetto che diventano soffocanti e distruttivi in famiglia dove ogni componente alza una barriera emotiva impenetrabile.
Quando i riflettori si accendono sul palcoscenico del delizioso del Nuovo Teatro San Carluccio lo spettatore entra nella vita di tre fratelli Mimì(Sabelli), Mimma (Cerino) e Ettore(Merano) che sono chiamati a stare sotto lo stesso tetto dopo tanto tempo a causa della morte della madre per una brutta malattia. Tre fratelli, tre anime diverse, tre personalità in contrasto tra loro.
Mimì è la giovane donna rimasta bambina, forse ritardata, che gioca con Fefè il pesce rosso morto per non pensare alla mamma che non c’è più
Mimma è una “donna” intrappolata nel corpo di uomo che combatte da sempre per poter essere veramente sè stessa in mezzo agli altri , ma nello stesso tempo è l’uomo che si occupa della sorella e che ha assistito la madre moribonda.
Ettore è invece il fratello che scappa dal suo passato perché non si sente all’altezza della memoria del padre e scappa dalla diversità degli altri fratelli perché non ne coglie la ricchezza.
Il testo è ben scritto, vibra emozione e commozione e trasmette al pubblico un pathos costante per tutto lo spettacolo. Non ci sono falle nella struttura narrativa e fin da subito lo spettatore è coinvolto nella storia in ogni signolo aspetto senza cali di attenzione anche grazie ai dialoghi ben calibrati, delicati e ben interpretati.
Avevo visto lo scorso settembre a Roma “Condannato a morte” di Sacco e il suo stile di regia seppure innovativa non mi aveva completamente convinto,invece stasera ha mostrato talento e maturità artistica nella capacità di raccontare questa storia senza sbagliare mai i tempi e i modi giostrando e alternando sulla scena i tre attori in maniera efficace e funzionale alle diverse e intense scene.
Orazio Cerino anche stasera conferma il suo talento e la capacità di stare sul palco senza timori riuscendo a creare una perfetta simbiosi emotiva con il pubblico anche grazie ai suoi intensi ed evocativi monologhi.
Ma se per Cerino è una conferma, confesso il colpo di fulmine artistico per Eva Sabelli, sconosciuta fino a stasera. L’attrice romana di origini napoletana regala al pubblico una Mimì toccante e delicata emozionando e facendo anche sorridere e soprattutto riflettere nella seconda parte.
Eva Sabelli: segnatevi anche voi questo nome sull’agenda, ne sentiremo parlare in futuro.
Ultimo ma non da meno degno di menzione è l’interpretazione di Giovanni Merano, che regala al pubblico la figura di un uomo apparentemente forte, ma nella realtà fragile, contradditorio, figlio dell’ignoranza e del pregiudizio. I dialoghi con Cerino sono davvero riusciti non solo verbalmente, ma anche grazie a dei sincronizzati movimenti fisici e facciali.
Il trio Cerino-Sabelli-Merano funziona, piace e convince ,creando empatia con il pubblico. La dimostrazione ulteriore che esistono in Italia attori di talento, basta cercarli con pazienza.
Non scegliamo in quale famiglia nascere né quali fratelli avere e spesso il Destino ci regala cocenti delusioni e amarezze. Ma evitiamo di chiuderci a riccio e di mettere su una riga che ci divida dal resto del mondo, in fondo basta far suonare un carillon per farci ricordare che anche in famiglia siamo stati felici con poco.

Fino a al 10  Dicembre “al Nuovo Teatro SanCarluccio di Napoli all’interno della rassegna creata da Gianmarco Cesario, “Anche le formiche nel loro piccolo…crescono
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano:Essere Melvin
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sacco

Small and Dingy Carillon metropolitan” is a play written and directed by David Sacco, Luigi Sacco scenes, costumes: Silvia Tagliaferri, lights: Francesco Barbera, By: Horace Cerino, Eva and John Sabelli Merano.
The family is Italian for us all, while being at the same time mixed blessing. The family dramas often and often overlook the joys and at least we have sworn ourselves to cut the umbilical cord and run away.
What is today the family? Many would say an empty shell or at most a concentration of hypocritical rhetoric, but the ties of blood and affection as weak never break.
David Sacco with this show takes us into the dramatic and sad reality of today where the individual lives his life consumed by loneliness and lack of love.
A loneliness and lack of love that become stifling and destructive family where each member gets an emotional barrier impenetrable.
When you turn on the spotlight on the stage of the New Theatre delightful San Carluccio the viewer enters the lives of three brothers Mimi (Sabelli), Mimma (Cerino) and Hector (Merano) they are supposed to be under the same roof in a long time because mother’s death to a bad disease. Three brothers, three different souls, three personalities in opposition to one another.
Mimi is the young woman left child, maybe delayed, playing with Fefè the goldfish died not think of the mother who is no longer there
Mimma is a “woman” trapped in the body of man who always fights to be truly herself among the others, but at the same time is the man who takes care of his sister and who witnessed his mother dying.
Hector is instead the brother who runs away from his past because you do not feel up to the memory of his father and escapes from the diversity of the other brothers because they do not grasp the wealth.
The text is well written, vibrates emotion and emotion and conveys to the public a pathos constant throughout the show. There are flaws in the narrative structure and immediately the audience is involved in the story in every aspect compentence without loss of attention thanks to the dialogues well calibrated, delicate and well interpreted.
I had seen last September in Rome “Sentenced to death” of Sacco and his style of directing innovative albeit not completely convinced me, however tonight he showed talent and artistic maturity in the ability to tell this story without ever wrong when and how jousting alternating on the scene and the three actors in an effective and practical for various and intense scenes.
Horace Cerino tonight confirms his talent and ability to stand on stage without fear succeeding in creating a perfect symbiosis with the audience emotional thanks to his intense and evocative monologues.
But if for Cerino is a confirmation, confess the thunderbolt artistic Eva Sabelli, unknown until tonight. The actress Roman origins Neapolitan gives the audience a touching and delicate Mimi thrilling and doing even smile and above all reflect in the second part.
Eva Sabelli: Write down the name you also on the agenda, we hear in the future.
Last but not least worthy of mention is the interpretation of John Merano, which gives the audience the figure of a man seemingly strong, but in reality fragile, contradictory, son of ignorance and prejudice. The dialogues with Cerino have really succeeded not only verbally, but also thanks to the synchronized physical movements and facial.
The trio Cerino-Sabelli-Merano works, like and convincing, creating empathy with the audience. The further demonstration that exist in Italy talented actors, just look for them patiently.
We do not choose which family to be born in or what have brothers and often Destiny gives us bitter disappointment and bitterness. But let us not close ourselves to curl and put on a line that divides us from the rest of the world, basically just to sound a chime to remind us that even in the family we were happy with little.

Up to the December 10 “at the New Theatre Sancarluccio of Naples in the exhibition created by Gianmarco Cesario,” Even the ants in their small … grow
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International present: Being Melvin
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224. Cenerentola

cenerentola
“Cenerentola” è una commedia musicale-teatrale di Charles Perrault: con l’adattamento e regia di Angelo Tosto, musiche di Eugenio Cardillo e Giuseppe Vasapolli, scene e costumi;Giuseppe Andolfo, movimenti coreografici: Silvana Lo Giudice. Con:Valentina Ferrante, Massimo Giustolisi, Olivia Spigarelli, Margherita Mingemi, Barbara Gallo, Evelyn Famà, Giuseppe Bisicchia, Giampaolo Romania, Riccardo Tarci, Amelia Martelli, Iridiana Petrone, Cindy Cardillo, Giorgia Torrisi.
C’era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, così iniziano le favole che i nostri genitori e nonni ci hanno letto quando eravamo piccoli e che ci ha permesso di sognare e di conoscere personaggi straordinari e luoghi magici e meravigliosi.
Le favole sono il primo contatto con il mondo della letteratura e della fantasia e una infanzia non si può ritenere felice senza la loro compagnia.
Cenerentola probabilmente è la favola più letta e conosciuta in cui quasi tutte le donne, un tempo bambine, si sono identificate e hanno sospirato pensando al principe azzurro.
Già il principe azzurro, la scarpa di vetro e il trionfo dell’Amore e del bene nei confronti dei cattivi e del’ingiustizia.
In fondo anche chi è cinico e duro non può non sorridere pensando a Cenerentola e così quando ieri ho assistito al musical ispirato alla famosa fiaba,nonostante le mie rinomate ritrosie sull’amore e romanticismo per due ore sono entrato in un altro mondo.
Un mondo fatto di musica, ballo e canzoni in cui i numerosi interpreti portano sulla scena i variopinti personaggi mostrando allo spettatore quanto questa storia possa essere ancora moderna e divertente.
Una Cenerentola (Ferrante) potremmo definirla in versione 2.0: sognatrice e desiderosa di amare, costretta a subire le angherie e i dispetti delle due sorellastre Citronilla(Spigarelli) e Frolla Mingemi) e l’ostentata freddezza della matrigna Madame Ricott(Gallo).
Una Principe azzurro(Giustolisi) ingenuo e poco pratico della gestione di un regno e quindi facilmente manipolabile dagli avidi ministri Lapparel(Bisicchia) e De Faillance(Romania) intenti ad aprire delle gelaterie.
Per fortuna di Cenerentola arriva in suo aiuto direttamente dal futuro la “pop” Maga Rica (Famà) che insieme alle simpatiche aiutanti Manichino(Martelli),Poltrocina(Petrone) e Carbonella(Cardillo) spingeranno la ragazza al gran ballo di corte e a far innamorare il Principe per la sua bellezza.
Lo spettacolo, diviso in due atti, è scritto in maniera fluida, divertente, semplice che riesce a tenere sempre alta l’attenzione e concentrazione del pubblico.
L’alternarsi di musica, recitazione e danza è studiata e calibrata in maniera efficace e convincente.
La scenografia e i costumi sono adeguati e meritevoli di menzione perché contribuiscono a dare colore e vivacità alla storia.
L’intero cast è sicuramente meritevole d’encomio per il talento e passione mostrati, ma non si puònon sottolineare la frizzante e riuscita interpretazione di Evelyn Famà capace di rendere la sua Maga esuberante e traboccante senza essere mai eccessiva e fuori tono, tenendo la scena con stile e personalità
Sono meritevoli di applausi anche Olivia Spigarelli e Margherita Ningemi brave nel rendere le due sorellastre così istrioniche e grottesche tali che lo spettatore le vorrebbe veramente come parte della propria famiglia.
Infine è degno d’encomio anche Riccardo Maria Tarci è davvero esilarante nel ruolo di Ricetto regalando vere e pure perle di comicità nel modo e tempo giusto.
I bambini devono leggere le favole perché hanno diritto a sognare e sorridere, ma anche per gli adulti non sarebbe male ricordarsi cosa significa essere spensierati e con questa Cenerentola e i suoi amici è possibile farlo.
Fino al 14 Dicembre al Teatro Brancati di Catania.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano:Essere Melvin su
www. cavinatoeditore.com

Cinderella” is a musical comedy-drama by Charles Perrault: with adaptation and directed by Angelo Tosto, music by Eugenio and Giuseppe Cardillo Vasapolli, sets and costumes; Giuseppe Andolfo, choreographic movements: Silvana Lo Giudice. With: Valentina Ferrante, Massimo Giustolisi, Olivia Spigarelli, Margherita Mingemi, Barbara Gallo, Evelyn Famà, Giuseppe Bisicchia, Giampaolo Romania, Riccardo Tarci, Amelia Martelli, Iridiana Petrone, Cindy Cardillo, Giorgia Torrisi.
Once upon a time, long ago, in a land far away, so start the tales that our parents and grandparents we read when we were little and that allowed us to dream and to learn about extraordinary characters and places the weird and wonderful.
The tales are the first contact with the world of literature and a childhood fantasy and you can not feel happy without their company.
Cinderella is probably the most widely read and well-known fairy tale in which almost all women, once girls, were identified and have sighed thinking of Prince Charming.
Already the prince, the shoe of glass and the triumph of love and the good against the bad guys and del’ingiustizia.
In the end even those who are cynical and hard can not help but smile thinking of Cinderella and so yesterday when I attended the musical inspired by the famous fairy tale, despite my well-known reluctance on love and romance for two hours I entered another world.
A world of music, dance and songs in which the many interpreters bring the colorful characters on the scene showing the viewer how this story can still be modern and fun.
A Cinderella (Ferrante) we could call in version 2.0: dreamer and eager to love, forced to endure the harassment and teasing of the two stepsisters Citronilla (Spigarelli) and Shortbread Mingemi) and the ostentatious coldness stepmother Madame ricott (Gallo).
A Prince Charming (Giustolisi) naive and impractical for managing a kingdom and then easily manipulated by greedy ministers Lapparel (Bisicchia) and De Faillance (Romania) intent to open the ice cream parlors.
Fortunately Cinderella comes to his aid from the future the “pop” Maga Rica (Fama) which together with nice helpers Mannequin (Martelli), Poltrocina (Petrone) and charcoal (Cardillo) will push the girl at the big ball court and win the love Prince for its beauty.
The show is divided into two acts, is written in a fluid, fun, simple that manages to keep high the attention and concentration of the audience.
The alternation of music, drama and dance is designed and calibrated in an effective and convincing.
The set design and costumes are appropriate and worthy of mention because they help give color and liveliness to the story.
The entire cast is certainly deserving of praise for the talent and passion shown, but not puònon emphasize the sparkling and successful interpretation of Evelyn Famà able to make his Maga exuberant and overflowing without being excessive and out of tune, taking the scene with style and personality
They are deserving of applause and Margaret Olivia Spigarelli Ningemi brave in making the two stepsisters so histrionic and grotesques such that the viewer would really like the part of his family.
Finally, it is worthy of commendation also Riccardo Maria Tarci is really hilarious in the role of Shelter giving true and pure pearls of comedy in the way and the right time.
Children should read fairy tales because they have the right to dream and smile, but also for adults does not hurt to remember what it means to be carefree and with this Cinderella and her friends you can do it.
Until December 14 at the Teatro Brancati of Catania.
Vittorio De Agro and Cavinato Publisher International present: Being on Melvin
www. cavinatoeditore.com