231. Lo Hobbit, la Battaglia delle Cinque Armate

lo hobbit

Il biglietto d’acquistare per “Lo Hobbit- la battaglia delle cinque armate”: 1)Neanche regalato 2)Omaggio 3)Di pomeriggio 4)Ridotto 5)Sempre
“Lo Hobbit – la battaglia delle cinque armate” è un film del 2014 diretto da Peter Jackson, scritto Peter Jackson, Fran Walsh,Guillermo del Toro, Philippa Boyens, con: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Benedict Cumberbatch, Lee Pace, Orlando Bloom, Luke Evans, Christopher Lee, Cate Blanchett.
Fino al maggio del 2000 conoscevo solo di fama J. R. R. Tolkien, scrittore amato dalla Destra italiana e autore di romanzi fantasy. La mia grave lacuna, così la definì la mia amica Carla, doveva essere sanata e mi diede in prestito da leggere per l’estate il suo”Hobbit”. Mentre ero in Grecia sdraiato sulle belle e dorate spiagge e i miei amici cercavano di conquistare le formose ragazze straniere io scoprivo un mondo straordinario,personaggi unici e soprattutto venivo conquistato dallo stile e linguaggio di Tolkien. Ero talmente colpito e coinvolto dalle suggestive parole e dai tanti significati che lo Hobbit portava con sé da spingermi poi a leggere la Trilogia del Signore degli Anelli anche se la spinta decisiva fu nel sapere che l’amata Liv Tyler era stata scelta nel cast della trasposizione cinematografica.
Non so se posso definirmi un accanito fan, ma ho visto in maniera scrupolosa e attenta i sei film creati dal genio di Peter Jackson. Un regista che già apprezzavo e conoscevo per film “minori”, ma che con la creazione della Terra di Mezzo ha dato una scossa al genere fantasy e mitologico nel cinema.
Se la Trilogia del Signore degli Anelli ha avuto un senso portando sul grande schermo con cura, passione e fedeltà il testo, facendo vivere i personaggi e soprattutto raccontando gli ideali, i significati più profondi dei romanzi e descrivendo l’atmosfera dei luoghi e cogliendone lo spirito, sono stato fin dall’inizio perplesso sulla trilogia del Hobbit.
Jackson e gli altri autori si sono presi più liberta creativa e artistica e si sono in parte distaccati dal testo originale e allungando il brodo con tre film ne hanno in parte annacquato la forza e magia narrativa
Questo terzo e ultimo film parte con la furia del drago Smaug(Cumberbatch) che risvegliatosi dal letargo è determinato a distruggere il villaggio di Pontelagolungo generando la fuga e la morte tra gli uomini. Ma grazie all’abilità e al coraggio di Bard l’Arciere (Evans) il drago viene ucciso e così permettendo a Thorin Scudodiquercia (Armitage) e alla sua compagnia di nani di rivendicare il dominio della Montagna e soprattutto delle sue ricchezze.
Il buon Bilbo Baggins(Freeman) spaventato e deluso dall’avidità e dal voltafaccia di Thorin sulle promesse fatte agli uomini e agli Elfi si rifiuta di consegnarli l’archingemma, simbolo del potere anche per evitare una guerra tra le parti.
In vero una minaccia ben più grave incombe, l’Oscurità è ritornata, Sauron vuole impadronirsi dell’Est , così Saruman(Lee) e soprattutto l’eterea Galadriel(Blanchett) unendo le forze riescono a sconfiggerlo e facendolo rifugiare al Nord.
Nel frattempo il malconcio Gandalf(McKellen), egolas(Bloom) e Tauriel(Lilly) avvisano i diversi eserciti di tenersi pronti a una drammatica e sanguinosa battaglia contro lo spaventoso e numeroso esercito guidato da Azog il Profanotore.
Il film è una bella, accurata, e continua scena di battaglia. Si susseguono gli scontri in campo aperto. I diversi eserciti si affrontano a colpi di spada, ascia e frecce. Lo spettatore non può non essere colpito dall’impotente e ricca ricostruzione dei luoghi, dei diversi campi di battaglia, dai costumi e dai grandiosi effetti speciali. Eppure il limite del film risiede in una sceneggiatura che paradossalmente è povera di contenuti. Se le battaglie degli eserciti evocano gli assalti alla baionetta del primo conflitto mondiale e piacciono invece sono meno avvolgenti e intensi i singoli duelli.
Gli autori riempiono di immagini gli occhi dello spettatore, ma l’intreccio narrativo appare debole, non incanta come se le parole per volere degli stessi autori dovessero avere un valore minore . Gli stessi dialoghi sono scarni, pochi e privi di forza emotiva.
In questo terzo Hobbit viene a mancare la filosofia e lo spirito del testo di Tolkien. Solo in alcune scene le parole hanno la meglio sulle immagini come durante l’intenso e forte momento di solitudine di Thorin nella sala del trono.
La regia di Jackson è sempre di livello, creativa e salda capace di regalare suggestioni visive e di stupire il pubblico portandolo in un mondo sconosciuto, ma nello stesso tempo familiare.
Lo Hobbit è un film corale, dove l’intero cast si mostra all’altezza del compito e dando ad ogni personaggio un buon taglio personale. Se Sir Ian Mc Kellen è una conferma su cui si può puntare ad ogni chiusi. Ero curioso di vedere all’opera Evangeline Lilly, colpo di fulmine fu fin dalla prima puntata di Lost. La sua Tauriel, invenzione degli autori, nel complesso mi è piaciuta, etera, libera e nello stesso abile combattente. Forse delude un pò nel finale tragico, la sua storia d’amore con il nano non decolla fino in fondo.
Cosa ci resta del “Lo Hobbit” e più in generale della saga di Tolkien dopo sei film dopo quasi vent’anni?
La risposta forse più giusta l’abbiamo con la battuta detta da Thorin nel drammatico finale“se l’uomo pensasse più alla sua casa e meno all’oro sarebbe sicuramente più felice”. Jackson ci ha condotto in un lungo viaggio e una volta tornati a casa siamo sicuramente e più ricchi in cuore e spirito e soprattutto ci godremo la pace del focolare con occhi diversi, come fa il nostro caro Bilbo alla fine del suo viaggio inaspettato.
Vittorio De Agrò e Cavinato Editore International presentano “Essere Melvin”
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The ticket purchase for “The Hobbit- the battle of the five armies”: 1) Not even gave 2) Tribute 3) In the afternoon 4) Reduced 5) Always
“The Hobbit – the battle of the five armies” is a film of 2014 directed by Peter Jackson, wrote Peter Jackson, Fran Walsh, Guillermo del Toro, Philippa Boyens, with: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Benedict Cumberbatch , Lee Pace, Orlando Bloom, Luke Evans, Christopher Lee, Cate Blanchett.
Until May of 2000 knew only by reputation JRR Tolkien, writer beloved by the Right Italian and author of fantasy novels. My major gap, so he called my friend Carla, had to be remedied and gave me a loan to be read for the summer his “Hobbit”. While I was lying in Greece on the beautiful golden beaches and my friends were trying to conquer the curvy foreign girls I discovered an extraordinary world, unique characters, and above all I was conquered by the style and language of Tolkien. I was so impressed and engaged by the evocative words and the many meanings that the Hobbit was carrying to push me then to read the trilogy of Lord of the Rings, although the final push was in knowing that the beloved Liv Tyler was chosen in the cast of the transposition film.
I do not know if I can call myself an avid fan, but I’ve seen in a scrupulous and careful the six films created by the genius of Peter Jackson. A director who already knew and appreciated for the film “minor”, but with the creation of Middle Earth has given a jolt to the fantasy genre and mythological film.
If the trilogy of Lord of the Rings had a sense of bringing to the big screen with care, passion and loyalty text, making the characters live and especially telling the ideals, the deeper meanings of the novels and describing the atmosphere of the places and taking in the spirit, I was perplexed by the very beginning of the Hobbit trilogy.
Jackson and the other authors have taken the most creative and artistic freedom and you are partly detached from the original text and stretching the broth with three films have in part watered down the power and magic fiction
This third and final part of the film with the fury of the dragon Smaug (Cumberbatch) who awakened from hibernation is determined to destroy the village of Lake-town generating the escape and death among men. But thanks to the skill and courage of Bard the Bowman (Evans), the dragon is killed, and so allowing Thorin Oakenshield (Armitage) and his company of dwarves to reclaim the domain of the Mountain, and especially of its riches.
The good Bilbo Baggins (Freeman) scared and disappointed by greed and betrayal of Thorin on promises made to the men and the Elves refuses to deliver the archingemma, symbol of power also to prevent a war between the parties.
In truth a far greater threat looms, the Darkness has returned, Sauron wants to take over Europe, so Saruman (Lee) and especially the ethereal Galadriel (Cate) joining forces manage to defeat him and making him flee to the North.
Meanwhile, the battered Gandalf (McKellen), egolas (Bloom) and Tauriel (Lilly) warn the different armies to be prepared for a dramatic and bloody battle against the terrifying and numerous army led by the Azog Profanotore.
The film is a beautiful, accurate, and continuous battle scene. This was followed by clashes in the open field. The different armies clash by sword, ax and arrows. The viewer can not help but be struck dall’impotente and full reconstruction of places, different battlefields, from the costumes and great special effects. Yet the limit of the film lies in a script that paradoxically is poor in content. If the battles of armies evoke the assaults to the bayonet of the First World War and like instead are less intense and enveloping the individual duels.
The authors of images fill the viewer’s eyes, but the storyline is weak, no enchants as if the words at the behest of the same authors should have a smaller value. The same dialogues are skinny, short and free of emotional strength.
In this third Hobbit fails the philosophy and spirit of Tolkien’s text. In some scenes the words have the better of the images as during the intense and strong moment of solitude Thorin in the throne room.
Directed by Jackson is always level, creative and capable of giving strong visual suggestions and amaze the audience bringing in an unknown world, but at the same time familiar.
The Hobbit is an ensemble film, where the entire cast shows up to the task and giving each character a good cut staff. If Sir Ian Mc Kellen is a confirmation on which you can point to any closed. I was curious to see the work of Evangeline Lilly, it was love at first sight since the first episode of Lost. Its Tauriel, invention of the authors, overall I liked, ethereal, free and at the same skilled fighter. Maybe a little disappointed in the tragic ending, its love affair with the nano does not take off until the end.
What remains of “The Hobbit” and more generally of the Tolkien saga after six films after almost twenty years?
The answer perhaps fairer we with the joke told by Thorin in the dramatic final “if the man was thinking more of his house and less gold would surely be happier.” Jackson led us on a long trip and once back at home, and we are definitely richer in heart and spirit and above all we will enjoy the peace of the hearth with different eyes, as does our dear Bilbo at the end of his unexpected trip.
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